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RITORNO A DEEP SPACE NINE
Il piccolo Benjamin strinse con forza la sua mano, sgranando gli occhi per l'emozione. Le labbra si schiusero leggermente donando al suo volto scuro un'espressione di pura e sincera meraviglia. Trattenne istintivamente il respiro per tutto il tempo in cui l'oblò della grande nave passeggeri mostrò ai suoi piccoli occhi la possente destinazione del viaggio.
Jake percepì l'allentarsi della presa del figlio che lasciò la sua mano per poggiare entrambi i palmi alla fredda superficie di alluminio trasparente che stava davanti a lui avvicinandosi fino a schiacciare il naso al vetro che si appannò.
"E' magnifica vero?"
Il piccolo Ben si limitò ad annuire senza staccare gli occhi dalla grande struttura che lentamente sfilava il fianco sinistro della nave.
"E' un po' cambiata dall'ultima volta. Vedi quel livello di colore più chiaro? E' stato costruito successivamente, mentre quel pilone di attracco, quello a cui è ormeggiata una classe Nebula, è stato completamente ricostruito dopo un incidente"
Jake annotò mentalmente almeno un'altra mezza dozzina di modifiche rispetto a quel che ricordava ma le tenne per sé rimanendo in silenzio per permettere a suo figlio di godersi lo spettacolo.
La grande nave passeggeri virò strettamente per allinearsi al pilone di attracco superiore. Lo stesso da cui Jake era sbarcato per la prima volta più di vent'anni prima ancora bambino. Una curiosa coincidenza pensò.
Improvvisamente la visuale dell'oblò venne ostruita dal sopraggiungere di un altro vascello, un mercantile alieno che stava percorrendo una rotta parallela seppur in senso inverso.
Il piccolo Ben si scostò finalmente dal vetro, lasciando su di esso un'impronta fatta di condensa.
"Siamo arrivati papà?" domandò con innocenza
"Si. Andiamo a prendere la mamma?"
Benjamin allungò le braccia verso l'aria chiedendo di essere preso in braccio. Jake fece una smorfia di finto disappunto e subito lo strinse a sé.
"Sei grande adesso. Non dovresti più stare in braccio" lo rimproverò Jake mentre il piccolo chiudeva le piccole braccia attorno al suo collo, schiacciando il volto al petto.
Jake comprese che era visibilmente emozionato, forse anche un poco spaventato dalla visione della grande stazione, destinazione del loro lungo viaggio. Percepì nitidamente il battito accelerato di Ben.
Anche Jake era emozionato. Rivedere la sua vecchia casa dopo tanto tempo aveva risvegliato antichi sapori, lontani ricordi. Volti quasi dimenticati era tornati vividi nella memoria. E poi il ricordo mai sbiadito di suo padre.
"Informiamo i signori passeggeri che sono aperti gli accessi di sbarco sul ponte sette. La Federation Passenger Travel Line ringrazia per la preferenza accordataci, augurandosi che abbiate fatto buon viaggio vi da il benvenuto su Deep Space Nine"
"Rieccomi a casa papà" mormorò fra sé Jake incamminandosi verso l'alloggio dove la moglie ed i bagagli attendevano di sbarcare.

Due ore dopo il piccolo Ben dormiva profondamente esausto. Da quando erano sbarcati non aveva fatto altro che guardarsi intorno a bocca aperta facendo mille domande, indicando qualunque cosa o persona gli passasse davanti. Non aveva mai visto tanti alieni in un luogo solo, e nelle poche decine di metri percorse della Passeggiata ne erano presenti più di quanti avesse potuto immaginare. Nella mente del piccolo Ben l'universo così come glielo avevano raccontato all'asilo sembrò incredibilmente piccolo. L'esperienza lo eccitò fino a sfinirlo. Quando Jake e sua moglie Kate giunsero nell'alloggio assegnatogli il suo capo era reclino sulla spalla del padre, addormentato.
Jake gli rimboccò le coperte e spense le luci.
"E' crollato subito"
"E' stata una giornata piena di novità per lui. Hai visto come si guardava intorno?"
"Ho notato. Dovevo avere la stessa espressione anch'io quando arrivai qui." aggiunse Jake andando ad accomodarsi sul largo divano dell'alloggio, rimanendo ad osservare la giovane moglie che disfaceva i bagagli .
"Non riesco ad immaginare il piccolo Jake che scorrazza per la stazione spaziale" sorrise fra sé Kate senza voltarsi verso il marito.
"Al tempo c'era ben poco da scorrazzare. La stazione era stata da poco abbandonata dai Cardassiani e per rappresaglia avevano asportato o distrutto ogni apparecchiatura funzionante. All'inizio fu dura qui. Ero praticamente l'unico bambino e le prime settimane non ho potuto lasciare l'alloggio, fino a quando la situazione non è stata ritenuta sicura"
Kate accarezzò delicatamente il capo di Jake, coccolandolo dolcemente, consapevole di quanto l'esperienza su Deep Space Nine avesse segnato la vita di suo marito.
Jake sospirò stringendo con forza la mano della moglie, lanciando una rapida occhiata verso l'oblò, verso lo spazio profondo, là dove sapeva nascondersi quella meraviglia conosciuta come tunnel spaziale. La dimora di suo padre da ormai venti anni. Anche se per la Flotta Stellare, ufficialmente, era divenuta la sua tomba.
Erano passati molti anni dalla fine della guerra contro il Dominio ed i Cardassiani. Improvvisamente la memoria gli ripropose un ricordo lontano: il giorno in cui ritirò il premio alla memoria in nome di suo padre Ben. La guerra era terminata da circa un anno e la Flotta Stellare aveva organizzato una commemorazione per i caduti a San Francisco sulla Terra che si sarebbe svolta in uno spiazzo appositamente preparato fra i ruderi della vecchia sede, distrutta dal Dominio durante il conflitto. Davanti ad una folla di alti ufficiali e famigliari di caduti, dall'alto di un piccolo palco ligneo ritirò dalle mani dell'ammiraglio Nechayev la medaglia al valor militare della Flotta assegnata a suo padre, il capitano Benjamin Sisko, scomparso tragicamente mentre attraversava il tunnel spaziale Bajoriano, annunciò lo speaker.
Strinse fra le dita il liscio cofanetto contenente la medaglia e senza chiedere alcun permesso si avvicinò all'interfono appositamente allestito chiedendo spazio all'addetto agli annunci
"Mio padre.." balbettò "…non è morto… E' ancora nel tunnel spaziale bajoriano. E' con i Profeti…"
La piccola folla rimase in silenzio senza probabilmente capire e Jake ricordò anche di essersene reso conto
"E conto un giorno di potergliela consegnare" concluse sollevando il cofanetto.
Quando fece per scendere dal palco incrociò per un istante lo sguardo dell'Ammiraglio Nechayev e gli sembrò di intravedere un accenno di sorriso.
Il trillo del sistema di comunicazioni interruppe il suo viaggio nella memoria.
"Chi può essere'" domandò Kate
Jake scrollò le spalle facendo intendere di non avere una risposta. Nessuno di coloro che aveva conosciuto in passato lavorava più a bordo della stazione da molto tempo ormai. Si alzò ed andò alla consolle principale dell'alloggio.
Il volto di una donna di mezz'età dall'aspetto familiare comparve a riempire lo schermo.
"Nerys!"
"E' un piacere rivederti Jake. Sono passati così tanti anni dall'ultima volta"
Kira Nerys. Invecchiata, con profonde rughe che le solcavano la fronte. I capelli corti come in passato ma ora impreziositi da striature biancastre a partire dalle tempie. Però la forza penetrante del suo sguardo di fiera guerriera che aveva combattuto contro l'Occupazione Cardassiana era immutato, e naturalmente non poteva mancare il suo inseparabile orecchino bajoriano.
"Sono felice di rivederti anch'io. Come hai saputo che ero qui?"
"Domani è il ventesimo anniversario della fine della Flotta Stellare ha deciso di tenere la cerimonia su Deep Space Nine. Immaginavo che non saresti mancato." rispose Kira aggiungendo "così come non sei mai mancato a quelle precedenti da quel che mi è stato riferito"
"E' diventata una tradizione di famiglia. Ogni anno raggiungiamo un posto diverso della Galassia per seguire la cerimonia" spiegò Jake
"Una splendida maniera per non dimenticare tutti coloro che hanno perso le loro vite ormai vent'anni fa. Come tuo padre Benjamin. Ancora oggi sento terribilmente la sua mancanza…"
"Mio padre non è morto Kira, dovresti saperlo. E' con i Profeti, nel tunnel spaziale" la corresse Jake facendosi serio.
Kira rimase un istante in silenzio, divisa fra imbarazzo e compassione.
"Si Jake. Probabilmente è così."
"Tu non lo credi vero?" domandò a bruciapelo Jake
"Jake… sono vent'anni che migliaia di navi attraversano il tunnel spaziale e dalla fine della guerra i Profeti non hanno più fatto sentire la loro presenza. I Cristalli hanno cessato improvvisamente di brillare e di fornire consigli ai monaci. Qui su Bajor si è diffusa l'opinione che essi abbiano abbandonato il tunnel disturbati della profanazione continua da parte di ogni razza dei due quadranti. E io non so dargli torto. Se tuo padre è andato con i Profeti oggi non è più in questa zona dello spazio."
"Lo so. So anche che Bajor vorrebbe che il tunnel spaziale venisse interdetto al traffico commerciale e della disputa in atto con le autorità della Federazione e del Nuovo Dominio." Jake fece una pausa ed istintivamente portò lo sguardo verso lo spazio profondo "Allora sono rimasto solo io a credere che sia ancora vivo" concluse con una punta di amarezza
"Anch'io credo che non sia morto, che il suo spirito sia da qualche parte con i Profeti. Dico solo che oggi non lo troverai qui dove lo hai lasciato." Cercò di rincuorarlo Kira
"E non dimenticarti di me" si aggiunse Kate che aveva raggiunto Jake alle spalle
Jake sorrise forzatamente per sdrammatizzare il momento e cambiò rapidamente discorso presentando la moglie a Kira.
"E di là nel letto, già fra le braccia di Morfeo c'è Ben, nostro figlio.
"Non vedo l'ora di vederlo" commentò Kira che aggiunse un invito "domani, dopo la cerimonia, vorrei che foste mie ospiti qui su Bajor. Vorrei mostrarvi come abbiamo ricostruito il nostro pianeta dopo gli anni dell'occupazione. Abbiamo fatto un lavoro splendido"
"Non saremo di disturbo?" domandò Jake
"Avrei in agenda un pranzo con una delegazione Tariana… niente che un Primo Ministro in carica non possa rimandare" sorrise Kira
Jake ricambiò e la comunicazione s'interruppe sostituita dal logo della Federazione.
"Ospiti del Primo Ministro Bajoriano. Jake Sisko, lasciami dire che l'ho sempre saputo che avevi amicizie influenti" scherzò divertita Kate
"E' per quello che mi hai sposato vero?"
"No…" rispose Kate baciandolo con passione
Jake assaporò il calore prodotto dall'incontro delle loro labbra ma senza riuscire a lasciarsi andare completamente. Una parte di lui, che non riusciva a placare, continuava a pensare a suo padre.

"Andiamo Ben è ora! Forza! O faremo tardi"
Il piccolo, tre anni compiuti da una settimana, stava giocando sul pavimento dell'appartamento con dei cubi di legno colorato, riportanti su ogni faccia le diverse lettere dell'alfabeto standard, appartenuti a Jake ricevuti dal padre in regalo durante l'infanzia. Erano molto rovinati e scoloriti ma erano ancora perfettamente funzionali per lo scopo per cui erano stati costruiti e Ben pareva gradirli molto.
"Ancora un momento" rispose il piccolo intento a posizionare l'ennesimo cubo.
"Continuerai dopo. Adesso dobbiamo andare" insistette Jake
"No!"
"Non è il momento di fare i capricci Ben!" lo rimproverò Jake afferrandolo per un braccio con l'intenzione di obbligarlo a mettersi in piedi.
Ben scalciò vigorosamente e riuscì a liberarsi dalla presa con insolito vigore. Non era da lui disobbedire in quel modo. Appena fu libero il piccolo Ben afferrò un altro cubo e caparbiamente lo posizionò con cura.
"Ben! Non farmi arrabbiare! La cerimonia inizia fra cinque minuti"
In quel momento Kate entrò nell'alloggio trafelata
"Ragazzi è tardi! Sono tornata per vedere che fine aveste fatto!"
"E' colpa di tuo figlio" si giustificò Jake "oggi è in vena di capricci"
Kate si avvicinò a Ben e con dolcezza gli prese le mani.
"Ben è ora di andare. Continuerai a giocare più tardi. Te lo prometto"
"No! Devo finire!" scarognò il piccolo
"Ben non è da voi far arrabbiare la mamma?"
Il piccolo ignorò le parole della madre e continuò imperterrito con il suo gioco
"Lascia perdere Kate. Oggi non è giornata per la diplomazia. Ci vogliono le maniere forti"
Jake afferrò il figlio con forza cingendolo alla vita e lo sollevò di peso da terra prendendolo in braccio.
Come previsto Ben scalciò furiosamente e scagliò il cubo che teneva fra le mani che andò a colpire una parte e ricadde a terra, rotolando accanto agli altri.
"Dallo a me" intervenne Kate che lo prese in braccio ed iniziò a coccolarlo per calmare il pianto dirotto.
"Adesso andiamo, si calmerà per strada"
Jake annuì e si diresse verso l'uscita ma inciampò in uno dei cubi colorati e quasi cadde a terra. Per fortuna riuscì a mantenersi in equilibrio. Con un gesto di rabbia diede un calcio al giocattolo che andò a finire sotto uno dei divani. In quell'istante gli scappò una rapida occhiata al mucchio dei cubi su cui stava lavorando con tanta passione il piccolo Ben e non credette ai propri occhi.
Le variopinte quanto sbiadite lettere dei cubi, accatastati apparentemente in maniera casuale, formavano chiaramente la frase: "Sono accanto a te".
"Jake! Che stai facendo!? Andiamo!"
Jake scosse il capo e decise di approfondire la questione dopo la cerimonia. Non ricordava che il programma scolastico di suo figlio fosse già così avanti e che fosse in grado di scrivere.
"Da quando Ben ha imparato a scrivere?" domandò alla moglie uscendo dall'alloggio
"Cosa? Ben non sa ancora scrivere Jake. Ma che domande mi fai?"
"Niente. Lascia perdere. Andiamo" troncò la questione Jake facendo strada al primo turbo ascensore.

La cerimonia era stata allestita in uno ampio spazio sulla Passeggiata principale, di fronte a quello che in passato era stato il locale del ferengi Quark. Oggi ospitava un frequentato ristorante di cucina cardassiana. Solo fino a pochi anni prima sarebbe stato impensabile. Poi gli equilibri nel quadrante erano drasticamente mutati. Cardassia, da impero militarista si era lentamente evoluto in una forma di democrazia pacifista a partire dalla fine della Guerra con il Dominio ma ci vollero quindici anni prima che il governo cardassiano offrisse scuse ufficiali ai Bajoriani per i crimini commessi durante l'occupazione avvenuta quasi quarant'anni prima. I Bajoriani accettarono le scuse ed iniziò un proficuo scambio culturale. Gli ambasciatori della Federazione parlarono di grande momento di riconciliazione, i più cinici si limitarono a sottolineare che Cardassia era pur sempre il primo partner commerciale dei Bajoriani e che disdegnare le scuse ufficiali avrebbe nuociuto all'economia del pianeta.
Un piccolo palco era stato costruito di fronte alla targa commemorativa posata molti anni prima sulle pareti della Passeggiata.
Una cinquantina di posti a sedere erano stati allineati su tre file di fronte al palco ed erano occupati da delegati e veterani di varie razze della Federazione, da rappresentanti Cardassiani e del Nuovo Dominio. Alle loro spalle si era accalcata una piccola folla, limitata dalle dimensioni esigue dello spiazzo. Fra i delegati Jake riuscì ad intravedere la figura di Kira vestita con un sobrio abito di colore grigio scuro seduta accanto al delegato vulcaniano della Federazione Sokal, fautore del fresco negoziato di pace con i Romulani.
"Ecco, lo sapevo. I posti migliori sono occupati" lamentò Kate ancora con il piccolo Ben fra le braccia.
"Non importa. Quello che conta è essere qui, anche se siamo lontani dal palco e dobbiamo restare in piedi"
"Hai ragione Jake. Scusami"
"Non scusarti Kate. Sono io che dovrei farlo. Ogni anno ti trascino in posti lontani per assistere ad una manciata di minuti di cerimonia. Tutto perché non so liberarmi dei fantasmi del passato."
"Jake…" balbettò la moglie
"Passami Ben. Starai più comoda. Il piccolo comincia a pesare"
Kate sorrise e con delicatezza passò il piccolo Ben al marito "deve aver preso da te" lo punzecchiò alludendo alla pancetta di Jake
"Spiritosa" rispose divertito
Il piccolo Ben aveva smesso di frignare e la sua attenzione era stata attirata dall'imponente figura di un anziano delegato klingon che stava salendo sul palco per prendere la parola e dare inizio alla cerimonia commemorativa.
Jake riconobbe il volto segnato da mille battaglie del generale Martok mentre prendeva la parola poggiando entrambe le mani al piccolo leggio che troneggiava sul palco.
"Che brutto!" esclamò il piccolo Ben attirando l'attenzione degli spettatori loro vicini
"Ben!" lo rimproverò Jake intimandogli di fare silenzio
"I bambini dicono sempre quello che pensano. Una qualità che invece fa difetto a noi adulti"
A parlare era stato un monaco bajoriano che era comparso, come all'improvviso accanto a Jake.
"Vero, ma questo non è il momento più adatto per giudizi estetici. Soprattutto quando si tratta di klingon" scherzò Jake osservando con più attenzione il monaco, molto basso di statura, tanto che gli arrivava a malapena alle spalle, per cui non riusciva a scorgere i tratti del viso.
"Ogni momento è buono per la Verità. Ci vorrebbe l'innocenza di un bambino per dire ciò che nessuno ha il coraggio di gridare"
"Che intende?" domandò Jake mentre la voce di Martok, intento nel suo discorso d'apertura, veniva diffusa dagli amplificatori per tutta la Passeggiata.
"Oggi non si dovrebbe celebrare una vittoria ma una tragedia per il popolo bajoriano. Con l'arrivo di tutte questi stranieri Bajor ha perso ciò che possedeva di più prezioso"
Jake intuì che il monaco sotto di lui si stava riferendo ai Profeti.
"Ma a ritrovato la pace e la prosperità" obiettò Jake trovando ingiuste le affermazioni del sacerdote.
"Bajor ha venduto la sua anima in cambio dell'agiatezza e della libertà. Non siamo che pedine sacrificabili di un gioco manovrato da altri."
Jake si sentì imbarazzato. Da un lato avrebbe preferito non continuare la conversazione ed evitare di rimanere coinvolto in una discussione che tutto sommato non lo riguardava da vicino. Ma una parte di lui si sentiva chiamato in causa. Quella parte che non aveva mai lasciato DS9.
Intanto il generale Martok aveva terminato il suo discorso lasciando sguarnito il palco. Il suo posto venne preso dal primo ministro bajoriano.
Kira, indossando il tradizionale abito cerimoniale bajoriano, salì lentamente sul piccolo palco e prese parola.
Martok aveva appena pronunciato parole enfatiche ricordando il valore dei guerrieri caduto in battaglia, esaltando lo spirito di sacrificio di entrambe le fazioni, rendendo onore sia ai vincitori che ai vinti. Nelle sue parole si era potuta cogliere l'emozione di chi aveva combattuto in prima linea guadagnandosi grande onore e rispetto. In fondo, pensò Jake, parole abbastanza prevedibili da parte di un klingon.
Kira invece sottolineò gli enormi progressi compiuti dal popolo bajoriano dalla fine del conflitto ricordando alla platea quanto fosse dura la vita sotto l'Occupazione Cardassiana e gli enormi sacrifici compiuti per riemergere dall'oscurità in cui il conflitto con il Dominio aveva gettato l'intero quadrante.
Sembrò che avesse terminato e stesse per ridiscendere dal palco quando ebbe come un ripensamento e si riaccostò al leggio. Gli sguardi degli organizzatori tradirono incertezza. Non era quindi previsto che Kira proseguisse oltre. Kira scambiò un'occhiata d'intesa con il cerimoniere che fece rapidamente un passo indietro annuendo impercettibilmente con il capo.
"Vorrei anche ricordare un uomo, giunto su questa stazione ormai trent'anni fa a cui tutto il popolo bajoriano deve la sua prosperità. Ho avuto allora il grande onore di lavorare al suo fianco per lungo tempo, di affrontare numerosi pericoli, momenti duri a volte disperati. All'inizio ho provato diffidenza ma con il tempo ha saputo conquistarmi, con la sua onestà e fierezza. Nonostante non fosse uno di noi è certamente uno degli esseri che più ha avuto a cuore il benessere di Bajor. Tanto da essere disposto a sacrificare la sua vita per esso. Mi riferisco naturalmente a Benjamin Sisko, che ancora oggi è ritenuto essere stata l'incarnazione del profetico Emissario che secondo le nostre credenze avrebbe dovuto riportare la pace e la felicità al popolo bajoriano. E così è stato.
Purtroppo per tutti noi ci ha lasciati tragicamente scomparendo all'interno del tunnel spaziale. Molti di noi credono fermamente che egli abbia raggiunto i Profeti nella loro dimora ed io mi annovero fra essi. Anche se, da allora, i Profeti hanno cessato di far sentire la loro presenza."
Kira fece una pausa, visibilmente emozionata mentre dalla piccola folla fece capolino un brusio lamentoso.
Il monaco a fianco di Jake pronunciò alcune frasi sconnesse ma poté percepire l'astio del tono.
Anche Kira notò la cosa ma proseguì con l'orazione.
"Alcuni ritengono che i Profeti abbiano abbandonato Bajor a causa della profanazione del tunnel spaziale, io invece continuo a ripetere che i Profeti vegliano ancora su di noi ma hanno scelto di lasciarci camminare da soli incontro al nostro futuro, affinché impariamo a contare solo su noi stessi senza restare nuovamente per secoli in attesa di un cambiamento giunto dall'esterno." affermò alzando il tono della voce.
"Benjamin Sisko mi ha insegnato, lo ha insegnato a tutti noi, che le difficoltà si possono superare solo con il duro lavoro ed il coraggio di rischiare, di tentare, e anche di fallire. Era parte della sua missione di Emissario insegnarci tutto questo. E noi ora dobbiamo rispettare il volere dei Profeti, accettando il nostro destino, imparando a cavarcela da soli…"
Kira venne interrotta dal crescente brusio della folla. Qualcuno, dal fondo iniziò a contestare vivacemente le parole del Primo Ministro. La contestazione rapidamente contagiò i restanti e Jake e sua moglie si trovarono circondati da bajoriani che invocavano la cacciata degli stranieri e la chiusura del tunnel spaziale.
La situazione mise in allarme le guardie della sicurezza che fecero rapidamente evacuare i delegati scortandoli verso il primo turboascensore.
Kira rifiutò di abbandonare il palco e rimase per tentare di placare gli animi, mentre due ufficiali le facevano da scudo.
"I Profeti non ci hanno abbandonato! Isolandoci dal resto della galassia non risolveremo i nostri problemi!" gridò Kira per farsi udire sopra la contestazione ma nessuno sembrò darle ascolto. Alcuni oggetti cominciarono a piovere sopra la sua testa, scagliati con forza da sotto il palco. A quel punto, convinta dalle guardie Kira accettò di ritirarsi.
Jake e Kate rimasero immobili, stretti nella folla urlante, scambiandosi rapide occhiate comunicandosi il medesimo desiderio. Il piccolo Ben osservava spaventato in braccio al padre a cui si strinse con forza.
"Jake andiamo via di qui" concretizzò i loro pensieri Kate
"Si è meglio. Prima che decidano di sfogare la loro rabbia con dei non bajoriani" concordò afferrando la moglie per un braccio e trascinandola per raggiungere il limite esterno dell'assembramento.
"Andate! Fuggite! E' solo colpa vostra! Colpa della Federazione"
Jake si voltò e intravide il piccolo monaco che li additava attirando l'attenzione di parte dei contestatori.
"Andiamo! Presto!" disse alla moglie tentando di farsi largo più rapidamente possibile.
"Guardate come scappano! Dobbiamo far udire la nostra voce ai Profeti. Dobbiamo mostrare loro che Bajor sta tornando sulla via tracciata da loro millenni fa. Dimostriamo loro che le cose stanno cambiando!"
Le parole del piccolo sacerdote raccolsero numerosi consensi ed un folto gruppo smise la contestazione e si mise all'inseguimento di Jake e della sua famiglia.
"Quel tizio sembra avercela con noi" urlò Kate per farsi udire da Jake
"Non voltarti e corri!" urlò a sua volta Jake che vedeva il limitare della folla davanti a lui. Ma proprio quando ne fu fuori venne risucchiato violentemente tanto che quasi cadde a terra. Sua moglie era stata bloccata dai contestatori che la trattenevano con la forza. Jake temette il peggio e istintivamente abbracciò Kate a cui affidò il piccolo Ben
"State indietro!" intimò alla folla che li aveva accerchiati.
"Siete voi la causa di tutto! Voi terrestri e la vostra Federazione! A voi è sempre e solo interessato lo sfruttamento del tunnel spaziale per i vostri commerci. Nonostante per noi sia un luogo sacro non vi siete mai fatti molti scrupoli."
Il monaco si portò di fronte a Jake. Era paonazzo in volto, evidentemente carico d'ira. Piuttosto insolito per un religioso bajoriano concedersi tanto platealmente alla rabbia.
"Signori, io comprendo i vostri problemi ma non sarà prendendovela con noi che li risolverete. Io e la mia famiglia non centriamo nulla. Siamo venuti solo per assistere alla cerimonia"
Jake cercò di apparire calmo, sperando così di riuscire ad abbassare i toni, domandandosi anche dove fossero finiti gli uomini della sicurezza interna.
"Non vi è bastato usurpare il Tempio Celeste! La Federazione ci ha sottratto con l'inganno l'Emissario per poterci controllare meglio facendoci credere che fosse scomparso nel tempio. Ma è una menzogna! Se l'Emissario fosse ancora fra noi egli ci guiderebbe, ci darebbe la forza di cacciare gli stranieri da Bajor! Ma la Federazione lo tiene imprigionato per impedirgli di essere al nostro fianco!"
"No questo non è vero!" protestò Jake che si sentì tirato in causa personalmente
"Jake lascialo perdere, andiamo via" lo pregò Kate visibilmente spaventata.
"Invece è la realtà! La Federazione controlla il nostro pianeta tramite il Primo Ministro a cui ha ordinato di reprimere ogni protesta, ogni contestazione. Siamo schiavi diligenti, imbottiti dalla loro tecnologia che ci sta allontanando dalla nostra tradizione, che ha fatto si che i Profeti volgessero il loro sguardo altrove.
Se l'Emissario fosse ora qui fra noi…"
"Ti assesterebbe un bel pugno sul muso! Mio padre ha sempre disprezzato i fanatici come te! E se fosse qui ora te lo dimostrerebbe!"
Le parole di Jake spensero improvvisamente la contestazione. I bajoriani che li circondavano lo osservavano ammutoliti. Il piccolo monaco era rimasto con la bocca semiaperta ed il labbro tremante. Le parole gli erano morte sul nascere.
"E' il figlio dell'Emissario…" mormorano alcuni
"E' Jake Sisko…" aggiunsero altri
"Tu sei Jake Sisko?" domandò tremante il religioso
"Si sono io"
"E' un segno" balbettò "l'Emissario sta tornando fra noi! E' il segno che stavamo attendendo. L'Emissario è vicino! L'Ultima Lacrima dei Profeti sta arrivando!" gridò infine. La folla si strinse attorno al monaco e si inginocchiò per pregare. Rapidamente tutti i contestatori si misero in preghiera mentre il sacerdote recitava antiche litanie bajoriane. Apparentemente la folla sembrava aver perso interesse per lui e Jake ne approfittò per allontanarsi rapidamente scavalcando con agilità alcuni devoti.
"Mio Dio cosa volevano farci?" esclamò Kate mentre a passo sostenuto percorrevano il tratto di strada che li separava dal turboascensore
"Niente che ci sarebbe piaciuto particolarmente. Non è stata una buona idea venire qui. Avrei dovuto informarmi meglio su che aria tirava da queste parti." Si rimproverò Jake.
"Perché quel tizio ha detto che tuo padre sta tornando? Che cos'è L'Ultima Lacrima dei Profeti?"
"Non lo so, e non m'interessa. Ce ne andremo con il primo trasporto disponibile da questo posto"
Quando furono davanti alle porte del turboascensore si udì rimbombare sotto gli archi metallici della Passeggiata un boato, un grido composto da centinaia di voci unite fra loro. Qualcosa di simile Jake lo aveva udito da ragazzo durante le partite di baseball simulato che suo padre amava tanto ogni volta che un giocatore realizzava un buon punto.
"Che succede ora?" domandò Kate esausta.
"Guarda papà… il cielo piange…" esclamò il piccolo Ben indicando con la piccola mano uno dei grandi oblò panoramici.
Nello spazio si poteva ora scorgere una linea di luce, realmente simile per forma ad una lacrima, che Jake avrebbe giurato non ci fosse stata fino a pochi istanti prima. Rapidamente tutta la Passeggiata si affacciò agli oblò panoramici indicando, commentando, alcuni piangendo, altri inginocchiati a pregare.
"Di che si tratta Jake?"
"E' una cometa, una semplice cometa… Deve essere entrata nel campo visivo solo ora…" rispose Jake senza credere troppo nemmeno lui alla giustificazione
"Che bella! Che bella papà!" sussultò felice Ben che si dimenò per essere messo a terra.
"Sta arrivando! Sta arrivando!" esclamò contento.


 

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