Veridiano3.com
VAI AL CAPITOLO: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15][16] [17] [18] [19]
[20] [21] [22] [23] [24] [25] [26] [27] [28] [29] [30]
THE LAST ENTERPRISE
CAPITOLO 2
"Comandante Riker, vorrei la sua opinione."
Picard aveva riunito i suoi ufficiali superiori nella sala d'osservazione dell'Enterprise, per illustrare loro il suo incontro con Q, di poche ore prima. Aveva bisogno anche del loro parere e in particolare di quella del suo primo ufficiale.
"Signore, in tutta franchezza…" Will fece una pausa, come se avesse avuto il timore di pronunciare qualcosa di sgradito al suo capitano.
"Continui Numero Uno" insistette Picard
"credo che…" Will era in evidente imbarazzo e continuava a massaggiarsi con la mano sinistra, quello che restava del suo braccio destro, mutilato poche settimane prima durante la battaglia di Kaatana in un corpo a corpo con un drone Borg. La dottoressa Crusher si era subito offerta di rimpiazzarlo con uno nuovo, replicato dal suo DNA, ma Riker aveva rifiutato quando aveva visto l'infermeria stracolma di feriti in condizioni ben peggiori delle sue. Per un braccio nuovo ci sarebbe sempre stato tempo, aveva risposto alla Crusher che insisteva per operare immediatamente, fintanto che la ferita era ancora fresca, anche se sapeva benissimo, che più avrebbe rimandato nel tempo l'intervento, più avrebbe rischiato un rigetto.
"Will, la prego" Picard era arrivato al punto di supplicare.
Riker inspirò profondamente e lasciò da parte ogni indugio. Fissando intensamente Picard, disse tutto quello che aveva dentro "In tutta franchezza, signore, vista la situazione disperata, credo che l'opportunità che ci vuole offrire Q non sia da disprezzare. Comprendo il suo timore, di alterare il corso della Storia, di dovere, in seguito, essere debitori verso di lui, ma qui si parla di salvare un intero quadrante della galassia dalla distruzione totale."
Picard rivolse uno sguardo anche agli altri ufficiali. I loro volti, che mostravano i segni dello stress enorme degli ultimi tempi, esprimevano solidarietà per le parole del comandante Riker. Nei loro occhi si poteva leggere la rassegnazione per quello che pareva un destino ingiusto ma inevitabile. Solo il comandante Data era sempre uguale a se stesso. Ma Picard era sicuro, che come androide, stesse soffrendo anche lui, a modo suo.
"Ma Will, la Prima Direttiva ci impedisce di interferire con…"
"Al diavolo la Prima Direttiva!" lo interruppe Riker, alzando il tono della voce "Capitano, la Flotta, la Federazione, non esistono più. Tutto è perduto. Qui si tratta di sopravvivenza, della nostra sopravvivenza, come specie e di quella di altre centinaia di razze" Riker si interruppe, comprendendo di essersi lasciato prendere dal dolore e dalla rabbia che aveva in corpo "mi scusi capitano."
"Non occorre Numero Uno, siamo stati tutti messi sotto pressione ultimamente" lo giustificò Picard.
"Quello che volevo dire signore, è che dovremmo dare una possibilità a Q. Ascoltare quello che ha da proporci e valutare se il rischio vale la candela."
Picard chiuse per un attimo gli occhi, cercando la maggiore concentrazione possibile. Le parole di Riker erano arrivate dritte dove il suo primo ufficiale aveva voluto ficcargliele. Ormai si conoscevano troppo bene e non avevano più segreti l'uno per l'altro. A differenza di Riker, Picard era restio ad accettare che tutto quello per cui aveva lavorato, tutto quello in cui credeva stessero per essere spazzati via. Fino all'ultimo aveva creduto che una soluzione sarebbe, forse magicamente, emersa, che i Borg sarebbero stati ancora sconfitti. Riker aveva ragione. E lui era solo un vecchio stupido, incapace di accettare la realtà per quella che era. Schiavi dei Borg o schiavi di Q? Questo era il dilemma. Anche se Picard non aveva ancora idea di cosa in effetti, Q volesse proporgli.
Riaprì gli occhi. I suoi ufficiali erano ancora li ed attendevano una sua decisione.
"Anche voi la pensate come il comandante Riker?" chiese loro.
La Crusher, Troi, La Forge, il nuovo capo della sicurezza, il signor Yan, annuirono.
"Signore, se permette, credo di parlare a nome di tutti," la voce di Data interruppe il silenzio seguito alla domanda di Picard "vista la situazione, credo che ogni possibile via d'uscita vada presa in considerazione, indipendentemente dal prezzo da pagare. Siamo ben consci di violare principi in cui noi tutti fermamente crediamo, ma i cinque cubi a soli quattro giorni da noi sono un motivo che ci giustifica ampiamente."
"Ben detto!"
La voce di Q rimbombò nella sala d'osservazione
"Q! Ci stavi ascoltando?" domandò Picard
Q apparve dal nulla, sempre indossando l'uniforme da ammiraglio, seduto la dove un istante prima stava Riker, il quale ora, con sua sorpresa e fastidio si ritrovava in fondo al lungo tavolo della saletta.
"Vedo che i tuoi ufficiali dimostrano di avere un po' più sale in zucca di te, Jean-Luc" continuò Q.
"Ti prego!" lo interruppe subito Picard "risparmiami il tuo sarcasmo, e vieni subito al sodo. Siamo disposti a darti una opportunità."
Q strabuzzò gli occhi, prima di scoppiare in una risata davvero sgangherata.
Picard e i suoi ufficiali si guardarono interrogandosi sulle vere intenzioni di Q.
"Jean-Luc! Erano eoni che non mi divertivo così! Tu dare una opportunità a me? Questo si che è divertente!"
Q continuò a ridere, seppur in maniera più contenuta. Picard, sentendosi deriso, cominciò a perdere la pazienza. A dire il vero, con Q, non ne aveva mai avuta molta.
"Per favore" lo supplicò Picard
Q tentò di ricomporsi e riassumere un atteggiamento più formale. "Ah! Si certo, Jean-Luc, scusami sono stato poco educato"
- E quando lo sei mai stato? - commentò dentro di sé Picard
"Dovresti fare il comico, Jean-Luc, avresti grande successo sai? Tu dare una possibilità a me!"
"Ok! Ok! Forse le cose non stanno proprio così, comunque, per favore, vieni al dunque. Prima mi hai accennato che potresti salvarci dai Borg".
Q scosse la testa "ti sbagli. Io non ti ho detto che vi salverò dai Borg. Io ho detto che il Q-Continuum ha deciso di offrirvi una chance."
"E in che cosa consiste questa chance?" domandò Riker dal fondo del tavolo.
Q si voltò verso Riker "Will, sbaglio o ti manca qualcosa? Lo ho notato solo ora."
Riker sostenne lo sguardo, con aria di sfida.
"Q! Rispondi! Che hai architettato questa volta?" intervenne Picard in difesa del suo primo ufficiale.
"Io? Vorresti forse insinuare che io vi abbia mai creato qualche genere di grattacapo?" domandò fintamente stupito Q
"Almeno una mezza dozzina di volte!" rispose Picard, deciso ad impedire a Q di farsi beffe di lui
"Per la precisione, sono state…"
"Non ora signor Data!" Picard interruppe bruscamente l'androide
"Mi scusi signore" terminò il resosconto Data.
"D'accordo, lo ammetto! Qualche volta mi sono divertito a punzecchiarvi. Oddio, non che voi siate degni della mia ben che minima considerazione, diciamo che però avete un certo fascino come specie. Primitivi, ma…" Q non poté terminare, Picard, esasperato, non glielo permise.
"Basta! Questo discorso lo hai già fatto altre volte. Vieni al sodo"
"D'accordo Picard, non indugerò oltre" Q si alzò in piedi e mani dietro la schiena cominciò a camminare nervosamente
"Dall'alto dello nostra posizione, di specie evoluta, il Q-Continuum non sta gradendo lo sviluppo che quei noiosi Borg stanno avendo, ma non volendosi occupare direttamente di una faccenda così infima, preferisce relegare a voi umanoidi, così combattivi e caparbi, il compito di ricacciarli indietro"
"Grazie per la fiducia!" fu caustico Picard.
"Jean-Luc! Non mi interrompere!" Q fece una pausa, come se avesse perso il filo del discorso.
"Allora, dicevo, ecco! Come Q-Continuum ci è normalmente fatto divieto di interferire così drasticamente sullo sviluppo delle specie inferiori, ma abbiamo deciso di comune accordo di fare uno strappo alla regola"
Picard non riuscì a trattenersi e interruppe nuovamente il discorso di Q.
"Davvero? E farete sparire i Borg con uno schiocco di dita?"
"Jean-Luc!"
"Ora basta Q! Il tuo discorso non sta in piedi. Da quando il Q-Continuum ha bisogno degli umani? Vi danno fastidio i Borg? Bene, voi siete a conoscenza del passato e del futuro, potevate fermarli subito! Potevate impedire che si sviluppasse la loro civiltà! Potreste andare nel passato e schiacciare il primo drone e nessuno di noi saprebbe mai dell'esistenza dei Borg! Q, raccontacene un'altra! Qual è la verità?"
Le parole di Picard colsero Q impreparato, il quale parve vacillare e per alcuni istanti perse la sua solita aurea di superiorità.
Tutti gli sguardi degli ufficiali erano puntati su Q, in attesa di una risposta alle domande del loro capitano.
Q, ripresosi, si ricompose e con un tono di voce sommesso continuò:
"Il Q-Continuum non può intervenire. Normalmente lo potrebbe fare! Oh! Si certo! Normalmente potremmo ridurre i Borg all'impotenza in una manciata di microsecondi. Se questa fosse una situazione normale"
"Cosa c'è di anormale?" Domandò Geordi, spalancando i suoi nuovi occhi bio-meccanici.
Q parve imbarazzato a fornire una risposta e tentennò.
"Q? Vuoi spiegarci che sta succedendo?" domandò Picard usando un tono rassicurante.
"Diciamo che all'interno del Q-Continuum, ultimamente, ci sono state delle divergenze. Alcuni membri sostenevano che lo sviluppo attuale della galassia fosse troppo, come dire, caotico. Alcuni sostenevano la necessità di eleggere una razza, che fosse meritevole, quale dominatrice incontrastata, capace di portare ordine e stabilità."
"I Borg?" domandò Data
"Si esattamente. Naturalmente la maggioranza del Q-Continuum, tra cui il sottoscritto, era contraria ad una simile ingerenza nelle faccende delle specie primitive, ma la diatriba si è inasprita, fino a sfuggirci di mano."
"Ci stai dicendo,che dietro agli attacchi dei Borg, ci sono dei Q rinnegati?" domandò Riker inorridito all'idea di dover lottare, non solo contro droni senza anima, ma anche contro entità onnipotenti altrettanto crudeli.
"In termini molto ridotti, si è così" confermò Q
Questa rivelazione cambiava completamente la visione che Picard si era fatto sugli avvenimenti recenti. Tutto quanto stava accadendo non era frutto della selezione naturale, che porta il più forte a schiacciare il più debole. Quello che era sembrato ineluttabile destino, in realtà era manovrato da forze esterne, che avevano deciso arbitrariamente delle vite di miliardi di persone. Probabilmente non era la prima volta nell'intera storia della galassia, che il Q-Continuum interveniva a favore di quella specie piuttosto che di quell'altra, checché dicesse Q a proposito dei loro principi etici di non interferenza. Q stesso aveva violato tali principi più di una volta con gli umani. Ora, se non altro, Picard si sentiva autorizzato ad utilizzare qualunque mezzo per porre rimedio allo stato di disparità delle forze in campo, compreso accettare l'aiuto di Q.
Il brusio causato dai commenti degli occupanti la saletta d'osservazione riempì l'atmosfera. Solo Picard e Q tacevano.
Infine, proprio Picard richiamò l'attenzione dei suoi ufficiali superiori e si mise in piedi.
"A questo punto, Q, ci devi ancora dire perché il Q-Continuum ha bisogno di noi, per sbrigare una faccenda, che, anche se sta letteralmente sconvolgendo le nostre esistenze, tutto sommato..." Picard esitò "si, insomma, cosa possiamo fare noi?"
Gli occhi di Q si illuminarono quasi attendesse con ansia la domanda
"Vuol dire che accetti, Jean-Luc?" domandò.
"Non so ancora cosa tu voglia propormi, ma venuto a conoscenza dei fatti, non posso tirarmi indietro, qualunque sia la sfida" rispose sicuro Picard, convinto di parlare a nome di tutto il suo equipaggio. Forse a nome di un intero quadrante galattico.
"Ottimo!" esclamò Q.
Nelle sue mani si materializzò una bottiglia di champagne d'annata e sul tavolo della saletta apparve un vassoio contenete una serie di calici di cristallo "dobbiamo brindare!"
Felice come un bambino, Q iniziò a versare lo spumante nei calici.
Il capitano e i suoi ufficiali si scambiarono occhiate perplesse.
Q distribuì rapidamente un calice ad ognuno dei presenti, lasciando gli ultimi due per sé e Picard.
Il capitano, preso in contropiede accettò con imbarazzo il flute e rimase impalato senza sapere che fare. Non stava ancora capendo. Semmai ci fosse stato qualcosa da capire, quando c'era di mezzo Q.
"Su forza! Brindiamo!" incitò Q alzando il calice al cielo
"Ma, a cosa brindiamo?" domandò Data, mentre analizzava il contenuto del calice, usando i suoi sensori olfattivi.
"Ma alla Sfida!" esclamò Q "Prosit!" ed ingollò tutto d'un fiato lo spumante.
Ma nessuno lo imitò. Solo Data fece per assaggiare il fresco e frizzante vino francese, ma appena si rese conto di essere l'unico, con fare imbarazzato, staccò il calice dalle labbra e lo ripose sul tavolo.
"Di che sfida parli Q?" domandò Picard
"Ma di quella che dovrete sostenere! Se sarete voi a vincere, la galassia tornerà ad essere dominata dal caos Se vinceranno i Borg la galassia non sarà più divertente come prima!"
"E in che consisterà la sfida?" domandò il nuovo capo della sicurezza Yan, anticipando Picard
"Oh! Lo vedrete presto! Ma ora devo lasciarvi! Devo avvertire il Q-Continuum che avete accettato! Ne saranno entusiasti! Dobbiamo disporre tutti i preparativi! Vi chiamerò quando sarà il momento!"
Q svanì nel suo caratteristico lampo di luce.
Picard rimase in piedi, con ancora il calice in mano. A quel punto ne sorseggiò giusto una punta. Non ne riconobbe l'annata ma lo trovò davvero eccellente. Poggiando il bicchiere sul tavolo, si sentì stanco e privo di energie, svuotato dalla tensione accumulata nelle ultime settimane. Ora, poi, anche quest'ultima incognita, così carica di speranza e di mistero. Beverly si accorse dello stato del capitano e gli si avvicinò.
"Jean-Luc, ti senti bene?"
Picard fissò negli occhi la Crusher, incapace di darle una risposta precisa.

VAI AL CAPITOLO: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15][16] [17] [18] [19]
[20] [21] [22] [23] [24] [25] [26] [27] [28] [29] [30]
 

Home -