Ad un
osservatore esterno, la carovana dei profughi disperati, guidata dall'Enterprise,
sarebbe potuta apparire come una immensa nube, che a velocità
elevata stava attraversando il cosmo. Simili visioni richiamavano
alla memoria arcaiche figure di un passato remoto, ormai dimenticato.
Come insetti impazziti, i vascelli del convoglio, stavano stretti
fra loro, alcuni trascinando i più lenti. Incroci di raggi
traenti, sovrapposizioni di campi energetici generati da scudi generati
al loro volta, da decine di diverse forme di creazione di energia.
Tutto formava un unico calderone, non vi era il tempo per armonizzare,
ordinare, razionalizzare. Gli incidenti, le collisioni, le rotture
meccaniche erano all'ordine del giorno. Chi era costretto a fermarsi
poteva dirsi perduto, nessuno si sarebbe minimamente preoccupato di
soccorrere le navi in difficoltà. Ogni giorno molti vascelli,
soprattutto quelli più malridotti, si sganciavano dalla nube,
destinati a restare soli nello spazio, ma questo nei casi migliori.
Solitamente si limitavano ad esplodere, spesso coinvolgendo anche
le navi vicine, quando i loro motori, sottoposti ad uno sforzo che
non erano in gradi di reggere, senza avvertire cedevano di schianto.
Furiose carambole di vascelli erano all'ordine del giorno. Chi non
aveva scudi più che efficienti era spacciato. Teletrasporti
di emergenza erano fuori discussione. Ogni nave era carica di profughi
fino all'orlo. Non vi era più spazio per nessuno.
Picard aveva paragonato tale spettacolo ai biblici sciami di locuste,
che invasero l'antico Egitto, mandate dalla furia divina. Solo che
nell'attuale frangente, le locuste, stavano fuggendo da predatori
ben più voraci. Forse i Borg erano una punizione mandata da
dio? Adesso che sapeva che dietro il loro massiccio attacco si celava
la mano di esseri onnipotenti, definibili come veri dei, poteva rispondere
affermativamente. Anche se, con tutta la sua cultura laica a sostenerlo,
il pensiero che, semmai fosse esistito un dio, questi non fosse altro
che un Q, lo disgustava tremendamente. L'idea che Picard aveva di
dio, era lontana anni luce dal Q-Continuum. Il dio di Picard non era
necessariamente dotato di poteri simili a quelli di un Q, ma di un
cuore immenso, capace di amare qualunque forma di vita dell'Universo.
Per quel che ne sapeva poteva nascondersi in uno qualsiasi dei membri
del suo equipaggio o in un sasso, scansato senza badarci durante una
delle tante esplorazioni effettuate negli anni passati. L'opinione
che Picard aveva del Q-Continuum e dei suoi membri, invece, rasentava
il disprezzo.
"E' davvero possibile che i Q siano la massima evoluzione di
una specie senziente?" mormorò Picard, senza accorgersi
di avere pronunciato tali parole. Il pensiero gli era uscito dalla
bocca, come se avesse voluto a tutti i costi non restare relegato
nella mente del capitano.
"Come signore?" domandò Deanna, che seduta alla sua
sinistra, nella plancia dell'Enterprise, aveva a malapena udito le
parole del Capitano, ma aveva percepito chiaramente il suo pensiero.
Picard, comprendendo di essere stato udito, decise di fare partecipe
il consigliere dei suoi interrogativi.
"Anche noi umani, diventeremo come i membri del Q-Continuum?
E' questo il destino evolutivo di ogni specie senziente?"
Deanna sorrise amabilmente, concentrandosi sula risposta più
adatta per rinfrancare il capitano
"Forse, signore, i Q non sono il gradino ultimo, forse sono il
primo."
Picard, rimase qualche secondo immobile, con lo sguardo perso nel
vuoto, come se le parole del consigliere avessero aperto in lui nuovi
orizzonti mai esplorati. Sorridendo tornò a volgersi verso
Deanna: "secondo lei, consigliere, potrebbe essere che anche
noi, millenni fa fossimo come i Q?" Picard non trattenne una
risatina poi tornò a farsi serio e continuò "E
se ciò fosse vero, perché avremmo rinunciato a tutti
i nostri poteri, per questa vita da mortali, secondo lei?"
Deanna ci rifletté qualche istante prima di dare una risposta,
a quella che era solo una sua supposizione, anche ridicola volendo,
non suffragata da nessuna prova scientifica, ma frutto di una ardita
e originale rivisitazione della realtà dei fatti o forse solo
della loro apparenza.
"In fondo, se ci si pensa bene, la vita da Q, deve essere piuttosto
noiosa, signore. La ricerca di qualcosa di più stimolante,
ecco a cosa porta l'evoluzione."
Picard sorrise. Trovava l'analisi di Troi ironica e geniale allo stesso
tempo. Il consigliere fu felice di constatare che le sue parole parevano
avere, seppur in piccola parte, sollevato l'umore del capitano. Lei
era il consigliere di bordo e in quel momento di grave crisi, ogni
sorriso regalato le infondeva gioia e speranza e le dava la forza
di continuare. Deanna, oltre al terrore portato dai Borg, già
tre anni prima aveva dovuto subire l'umiliazione di vedere il proprio
pianeta natale, Betazed, invaso e violentato dalle forze del Dominio.
Fu svegliata nel pieno del turno di notte dal capitano Picard, il
quale la convocò nella sala riunioni. Assonnata ma al contempo
stesso ansiosa di conoscere il motivo di tanta urgenza, si era messa
l'uniforme in tutta fretta, senza però acconciarsi a dovere.
Nella sala riunioni, oltre al capitano e a Will, vi erano anche tutti
i betazoidi che erano in quel momento in servizio sull'Enterprise.
Poté percepire la loro preoccupazione per la convocazione e
percepì anche una profonda amarezza provenire da William quando
i loro sguardi si incrociarono fugacemente.
Dopo che Picard ebbe rivelato quanto era accaduto a Betazed, la mente
empatica di Deanna fu letteralmente invasa dal dolore degli altri
betazoidi presenti nella sala che, come un urlo assordante e disumano
crebbe nella sua mente fino a farle quasi perdere i sensi. Nella sala
riunioni, in realtà, nessuno emise neppure il più flebile
sussurro. Era il modo betazoide di esprimere il dolore, condividendolo
con gli altri, affinché ognuno ne fosse partecipe e potesse
contribuire a lenirlo. Ma Deanna, solo per metà empatica, aveva
maggiori difficoltà a gestire quel tipo di emozioni, così
intense e coinvolgenti. La prima cosa che fece fu cercare di accertarsi
delle condizioni delle persone che conosceva ed amava sul pianeta.
Dopo affannose ricerche pianse dalla gioia, quando un messaggio subspaziale,
la informò che sua madre, Lwaxana Troi, era sana e salva. Il
puro caso, aveva voluto che Lwaxana non fosse su Betazed in quei giorni.
Almeno sua madre stava bene ed era al sicuro, anche se non poté
mettersi subito in contatto con lei. Per gli altri, purtroppo, le
forze del Dominio, i temibili guerrieri creati geneticamente, i Jem'Hadar,
avevano posto un blocco interplanetario alle comunicazioni.
"Consigliere, c'è qualcosa che non va?" le domandò
Picard, che aveva notato che era scomparso d'improvviso il sorriso
dalla bocca del consigliere. Deanna, rendendosi conto che stava sognando
ad occhi aperti, scacciò dalla mente i brutti ricordi e il
sorriso, luminoso come i primi raggi del sole all'alba, tornò
a far capolino sul suo viso.
Q stava
camminando nervosamente, ripetendo lo stesso percorso, con le mani
dietro la schiena, strette l'una nell'altra. A capo chino, borbottava
sommessamente. Pareva uscito da una classica vignetta umoristica
sui padri che attendono l'arrivo del primo figlio, in un sala d'aspetto
di una unità medica di ostetricia.
"Ma quanto ci mettono!" imprecò
"Io ho tutta l'eternità a disposizione, ma loro no!
Se fanno come l'ultima volta, avranno il tempo di estinguersi un
paio di volte!"
"Calmati Q! Non temere! Hanno ben presente che gli umani hanno
un ciclo temporale molto breve."
"Davvero? Come sei ingenuo Q!" Q rivolse queste parole
con un tono duro all'altro membro del Q-Continuum che assieme a
lui stava attendendo l'esito della consultazione del Consiglio dei
Q.
"Si vede che hai quattro miliardi di anni meno di me! Non li
conosci davvero quei vecchi rincitrulliti! L'ultima volta che ho
avuto bisogno del loro giudizio, tu non eri nemmeno ancora nato,
si trattava della razza dei Glosh, dispute da poco conto! Per farla
breve, quando finalmente avevano preso una decisione era passato
così tanto tempo, che il sole dei Glosh era diventato una
supernova già da un pezzo!"
Q ricordava quello spiacevole episodio. I Glosh avevano avuto la
sfortuna di fare la conoscenza di Q, durante uno dei loro primi
viaggi a curvatura. Il Q di allora, più giovane e più
dispettoso che mai, si era divertito a stuzzicarli un poco. Si presentò
come Jaart, il loro sommo dio. Per duemila anni, si divertì
a vestire i panni del dio arrogante e oppressivo, umiliando il popolo
Glosh in ogni modo conosciuto, interrompendo la loro naturale evoluzione.
Fino al giorno in cui essi si ribellarono, e decisero di rinunciare
alla sua adorazione, sfidando il potere di un dio. Q, di fronte
a quello che riteneva un atteggiamento sfrontato ed inammissibile
da parte di una specie primitiva, che semmai doveva a lui solo riconoscenza,
per punizione, gettò il pianeta in un era glaciale senza
precedenti. Solo che accade tutto in un giorno. Per la precisione
in un istante. Il Q-Continuum, a quel punto, solo a quel punto purtroppo,
intervenne per punire l'operato di Q. Ma Q, furbescamente, si appellò
al Consiglio dei Q, affinché fossero essi a prendere una
decisione, ben sapendo che sarebbero passati secoli prima di arrivare
ad emettere una sentenza. Infatti, quando finalmente la meritata
punizione arrivò, per i Glosh era ormai troppo tardi. Il
loro pianeta non orbitava più attorno al suo sole, ma ne
era stato inglobato quando questo era diventato una supernova, con
tutti i Glosh, ancora congelati. La punizione per tale atrocità
fu incredibilmente lieve. Solo mille anni di isolamento nel nucleo
di una galassia in formazione. Nonostante tutto, ancora adesso,
Q provava un certo risentimento per i Glosh.
"Stupidi bipedi
"
"Cosa?"
"Niente! Mi riferivo a
Ma quanto ci stanno mettendo!"
imprecò ancora Q.
"Pensi che accetteranno la nostra proposta?" domando il
Q più giovane, rinunciando a sapere cosa avesse detto il
suo tutore anziano.
"Lo spero bene! E' ciò che di più sensato la
mia vulcanica mente abbia mai partorito!"
Q sapeva bene che il consiglio non avrebbe potuto rifiutargli la
richiesta. L'aveva pensata, progettata, costruita, proprio seguendo
i loro gusti ed inclinazioni. Era fatta su misura per le menti dei
membri del consiglio. Q disprezzava il Consiglio, lo riteneva un
circolo ristretto di Q talmente vecchi, che probabilmente erano
già presenti ancora prima che nascesse l'universo intero.
Si mormorava che essi fossero gli ultimi Q che avevano avuto l'opportunità
di sperimentare la vita materiale, prima che la loro specie compisse
l'ultimo salto evolutivo verso una forma di vita di pura energia
e puro pensiero e che essi custodissero gelosamente il segreto sull'ubicazione
di quello che era stato il pianeta natale dei Q.
Erano rigidi ed inflessibili, poco inclini al gioco e incapaci di
provare stimoli verso qualunque tipo di impresa. La condanna dell'onniscienza,
conoscere il risultato di una azione ancora prima di averla pensata.
Q invece aveva sempre cercato dei diversivi viaggiando per l'universo.
Il suo più grande spasso, che gli serviva ad alleviare la
noia di un'esistenza piatta e lineare, era confrontarsi con le specie
primitive, sottoponendole a delle specie di test al fine di guidarne
la loro evoluzione verso orizzonti a loro sconosciuti, anche se
gli altri membri del Q-Continuum definivano tali azioni come vere
e proprie persecuzioni.
Q aveva sempre ignorato tali critiche e nonostante fosse stato punito
varie volte, per avere in effetti, un poco esagerato in alcune occasioni,
non aveva mai rinunciato a tale pratica. Ora era il turno degli
umani, la specie più affascinante e complessa che avesse
incontrato da almeno dieci milioni di anni. Curiosi, caparbi e dotati
di un intelletto non disprezzabile, da soli trecento anni solcavano
la galassia in quei fragili gusci di noce di cui loro andavano tanto
fieri. Nonostante la brevità delle loro esistenze avevano
stabilito una posizione dominante sulle altre razze, imparando a
coesistere con esse. Erano ancora fondamentalmente dei barbari incivili,
ma promettevano bene. Avevano già superato con successo alcuni
dei suoi test e una volta erano stati proprio loro a cavarlo dai
guai, dopo l'ennesima diatriba con il Q-Continuum. Li ammirava e
li invidiava, per la insaziabile curiosità che spingeva le
loro esistenze. Lui non aveva mai conosciuto il significato vero
di tale parola.
Ma ora tutto questo avrebbe potuto finire, sempre se non fosse riuscito
a portare a termine il suo piano. L'universo si sarebbe popolato
di droni Borg e la noia l'avrebbe fatta da padrona fino a quando
anche l'ultima stella non avesse esaurito la sua risorsa di elio
ed idrogeno.
Il giovane Q stava ancora osservando il Q più anziano agitarsi
e borbottare. Non capiva il perché di tanta apprensione.
Lui non provava come Q, il bisogno di qualcosa di più, oltre
alla sua sola esistenza. Ma da un po' di tempo cose strane agitavano
il Q-Continuum, soprattutto fra i Q più maturi. Una vento
portatore di nuove idee aveva forse irrimediabilmente sconvolto
la pacifica esistenza dei Q. Era ancora fresco l'increscioso episodio
di un Q che aveva desiderato morire, fino a riuscirci. La morte,
per un Q, è un concetto del tutto estraneo, eppure uno di
loro aveva voluto sperimentarla, quale soluzione al tormento che
provava. Tormento causato dalla stessa esistenza quale Q, per lui
divenuta insopportabile. Dopo di allora, anche altri Q, avevano
trovato il coraggio di ammettere di provare una eguale noia e di
desiderare qualcosa di diverso da ciò che erano sempre stati.
Anche il Q che aveva di fronte, pareva ardere dello stesso fuoco.
Lui era ancora troppo giovane per provare noia e non comprendeva
i sentimenti di ribellione che provavano i Q più anziani.
Nelle specie primitive, il vento di ribellione era sempre portato
dalle generazioni più giovani, decise a sottrarre il potere
a quelle che le avevano precedute. Nel Q-Continuum era esattamente
l'opposto. Più milioni di anni si accumulavano sulle spalle
di un Q, più questi sentiva crescere in lui il bisogno di
qualcosa di più. Ma nessun Q, era ancora riuscito a trovare
una risposta alla domanda che li tormentava : cosa si può
volere di più?
Il Q più maturo, che ancora non voleva accennare a smettere
di agitarsi tanto, aveva forse trovato una possibile risposta? Si
domandò. Ma era ormai stanco di stare a fissare il suo tutore
e decise di andare a vedere che tempo facesse in un pianetino interessante
nella galassia di Andromeda. E svanì in un lampo di luce.
Q notò la partenza del suo allievo.
"I giovani- Alla sua età non mi sarei mai permesso di
andarmene senza salutare!"
"Alla sua età facevi anche di peggio!"
Q riconobbe la voce del suo avversario e si voltò rapidamente
verso di lui, ma con un certo stile. Non voleva fargli capire che
lo aveva colto di sorpresa.
"Ecco qua il tutore dell'ordine, della pianificazione
della
noia!" rispose Q in tono canzonatorio.
"Le tue parole non mi toccano, caro Q. Sono qui per godermi
la mia vittoria"
"Ma santo iddio! Ma come ti sei conciato? Ti sei talmente compromesso
nel perorare la loro causa che ora sei addobbato come uno di loro?"
Q storse il naso di fronte agli impianti Borg del suo avversario.
Certo, anche lui ogni tanto si divertiva ad imitare gli umani, ma
sicuramente le loro uniformi erano più comode ed eleganti.
"Non ti piacciono Q? Beh, sarà il caso che cominci a
farci l'abitudine. Tra poco saranno molto di moda, in tutta la galassia"
Il Q-Borg si arrestò ad un palmo dal volto di Q e con la
voce resa roca dagli impianti lo minacciò:
"Arrenditi! Per te e le tue scimmie senza pelo non c'è
scampo. E' finita l'era del caos indiscriminato"
"Questo è tutto da vedere, caro mio. Il consiglio sta
discutendo una mia mozione" rispose per nulla intimorito Q.
"Lo so, lo so, ma sappi che questo è il tuo ultimo trucchetto.
Non funzionerà vedrai" sentenziò il Q-Borg.
L'attenzione dei due contendenti fu attirata dal cigolio del portone
in marmo bianco oltre il quale il Consiglio del Q-Continuum era
riunito.
Erano infine giunti ad una decisione.
"Staremo a vedere!" esclamò Q, certo che la sua
proposta fosse stata accettata e che Picard non lo avrebbe deluso.
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