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THE LAST ENTERPRISE
CAPITOLO 7
"Q!"
"Guarda chi si fa vedere! Il mio allievo preferito".
Il giovane Q affiancò il suo mentore e adeguò il proprio passo a quello del suo simile più anziano.
"Ho una domanda da farti"
"Parla ragazzo, ma sbrigati. Come saprai fra poco dovrò parlare al Consiglio dei Q"
"E' proprio a proposito di questa tua ultima impresa, volevo domandarti cosa ti spingesse a perorare la causa di questi primitivi. Sai, sto approfondendo le mie conoscenze sulle razze umanoidi ed in particolare su quella terrestre."
"Si, ricordo il tuo ridicolo tentativo nel mare di Kantara!" lo punzecchiò Q.
L'allievo fece finta di non avere sentito, ma era stato alquanto infastidito dal fatto di essere stato salvato dall'affogare. Si era sentito parecchio stupido. Era giovane ma era pure sempre un Q!
"...e appunto dicevo, che hai suscitato in me una tale curiosità per questi primitivi che ho deciso di dedicarmi alla loro osservazione. Sono stato sul loro pianeta quando era ancora un ammasso di rocce e metalli fusi, ma non ho trovato nulla di interessante, allora ho fatto un passo di due miliardi di anni, ma la situazione non era cambiata granché, solo un poco più di acqua e nemmeno tanto pulita. Gli oceani erano infestati da miliardi di batteri, non mi ci è voluto molto per capire che non era ciò che stavo cercando."
"Gli umani sono una specie molto recente caro mio, sei andato troppo nel passato della Terra" osservò Q, girando la testa per vedere a che punto fosse il gruppetto degli ufficiali della Flotta che lo stavano seguendo lungo quel ripido sentiero. Picard, da buon comandante stava in testa alla fila e camminava a testa bassa ansimando per lo sforzo e muovendo lo sguardo alla ricerca di un punto sicuro in cui poggiare la pianta dello stivale.
"Si appunto, ci stavo arrivando!" riprese l'allievo "Sono rimasto davvero basito quando ho capito che questi umani esistono, come specie distinta, da poco più di un milione di anni e che praticamente solo negli ultimi diecimila hanno sviluppato qualcosa che si potrebbe a fatica definire civiltà!"
"Si, sono molto giovani ed estremamente immaturi, eppure sono così orgogliosi ed ostinati!" commentò il maestro.
"Esatto! Non ho potuto fare a meno di chiedermi il perché uno dei Q più famigerati del Q-Continuum stesse mettendo a rischio la propria reputazione per aiutare una razza tanto recente tutto sommato insignificante nella storia dell'Universo!" Il giovane Q era pervaso da un insolito entusiasmo che lo stava portando a gesticolare scompostamente e Q finì col notare l'insolito atteggiamento del ragazzo ingenerando in lui il sospetto che gli stesse nascondendo qualcosa o che comunque non gli stesse raccontando la verità fino in fondo. Q si arrestò senza preavviso afferrando per un braccio l'altro Q e fulminandolo con uno sguardo carico di minacce e promesse di probabili punizioni se avesse scoperto che gli aveva disubbidito:
"Ti sei limitato ad osservare vero? Sai che non hai ancora il permesso di interagire con l'evoluzione delle specie!"
L'allievo si ritrasse bruscamente e con una mossa repentina costrinse Q a mollare la presa sul suo avambraccio e decise che non sarebbe restato li a farsi trattare come un bamboccio. Aveva ormai ben quattrocento e trecentoventisettemila anni, abbastanza da pretendere rispetto!
"Certo che no!" esclamò con tanto vigore il giovane Q che Picard poté udirlo, anche se si trovava ad alcune decine di metri dai due esseri onnipotenti ed arrestò la marcia cercando di comprendere quale fosse il motivo del contendere.
"Non c'è bisogno che sbraiti! Un Q non si scompone!" lo rimproverò Q per nulla convinto dalla reazione decisa dell'allievo.
Il giovane Q, il cui viso era diventato paonazzo per lo sforzo di mantenere un'espressione la più accigliata possibile abbassò un poco lo sguardo, incapace di sostenere quello del Q più anziano, ma per nulla disposto a cedere.
"Scusa, hai ragione. Il punto è che tu pensi sempre che io non perda occasione per disubbidirti. Invece io vorrei un poco più di…"
"Devo forse ricordarti gli Xiloniani? Non sono stato certo io ad andare sul loro pianeta un miliardo prima della nascita della vita e a trasformare il loro brodo primordiale in un oceano di idrogeno liquido! E non sono nemmeno stato io a farmi passare per un crudele divinità su Zantar III e a causare una fatale deviazione sulla via dell'evoluzione degli Zantariani, che li ha portati all'estinzione in poche migliaia di anni! E dimentichi la stella Kreth? Quella con cui ti sei divertito per millenni a farla prima implodere e poi esplodere. Peccato ti fossi scordato delle conseguenze che la tua stoltezza avrebbe avuto sul secondo pianeta del sistema, dove un'innocente, quanto rozza, civiltà umanoide è stata abbrustolita dai tuoi esperimenti!"
Q non staccò lo sguardo dal viso del suo allievo. Questa volta non avrebbe lasciato correre. Degli Xiloniani, degli Zantariani non gli era importato un fico secco, ma gli umani no! Quelli non poteva toccarli nessuno. Tranne lui.
"Sono stati incidenti," si giustificò il giovane Q, con un filo di voce, tanto che anche Q fece fatica ad udirlo, ma immediatamente ebbe uno scatto di vero orgoglio Q e alzò nuovamente la testa e si assicurò che le sue pupille e quelle del suo tutore fossero sulla stessa linea e facendo appello alla sfrontatezza tipica dei giovani esclamò:
"E poi parli proprio tu! Te li ricordi i Glosh?"
Fra i due calò il silenzio e restarono a lungo a fissarsi, entrambi decisi a non essere il primo a cedere.
Q stava ribollendo di rabbia per l'insolenza del giovane, se non fosse che era al momento impegnato in questioni ben più importanti, che richiedevano tutta la sua attenzione, avrebbe volentieri dato una lezione a quel giovane sbruffone, che non aveva un centesimo dei suoi anni, magari rinchiudendolo in una cometa per un paio di milioni di anni. Ma non c'era tempo, il Consiglio attendeva impaziente e il sentiero era ancora lungo, perciò decise che avrebbe lasciato cadere la questione, ma non l'avrebbe scordata. A tempo debito il giovane Q avrebbe meritatamente imparato a sue spese che nessuno può permettersi di fare l'insolente con un Q. E che Q.
"Quella è una faccenda che non ti riguarda! Mi auguro solo che tu non abbia combinato guai! Sappi che comunque verrò a saperlo quindi sei fortunato che io ora non abbia tempo da dedicarti. Sei ancora a tempo per sistemare qualunque pasticcio tu abbia causato."
Il giovane Q cantò intimamente vittoria. Il suo tutore arretrava con la cavalleria e si sentì per la prima volta realmente onnipotente, tanto che si fece largo in lui un briciolo di comprensione per quel vecchio Q che cercava di instradarlo sulla retta via del Q-Continuum.
"Fidati di me, vecchio mio! Mi sono limitato ad osservarli. Anche se da molto, molto vicino!"
Un'energica pacca raggiunse come un fulmine a ciel sereno la spalla sinistra di Q obbligandolo a mettere una gamba avanti per non perdere l'equilibrio.
- Vecchio mio? - aveva udito bene? - Vecchio mio? - Quel piccolo escremento più insignificante del pulviscolo spaziale aveva osato dargli del vecchio? E cos'era quel gesto confidenziale tipicamente terrestre, solitamente a significare comprensione e commiserazione? Q afferrò con una velocità inaspettata il suo giovane allievo per le spalle e stringendolo così forte da fargli del male lo costrinse a guardarlo negli occhi. Era pronto a riversare su di lui la sua immensa ira.
"Piccolo microbo, prova ancora una sola volta a ripetere ciò che hai fatto e non dimenticherai mai più come va trattato un Q che è di eoni più vecch…" Q ebbe un'esitazione quando si rese conto che si stava imbrogliando da solo. Camuffò l'imbarazzo e riprese la sua predica "più maturo di te! E non so dove tu abbia imparato quel ridicolo quanto irrispettoso gesto, ma ti sconsiglio di ripeterlo in futuro! E ora vattene, ho faccende urgenti da sbrigare e mi hai già fatto perdere tempo a sufficienza!" Q lasciò lentamente la presa e il giovane Q, divertito nel vedere il suo maestro lasciarsi andare ad una reazione tanto scomposta scomparve in un lampo. Non gli sembrava il caso di infierire ulteriormente, per quel giorno si era preso già la sua bella soddisfazione.

"Capitano, che sta succedendo?" chiese Geordi, che si era arrestato alle spalle di Picard
"Non lo so, sembra che stiano discutendo, ma non riesco ad udire bene le parole"
"Ma chi è il secondo individuo? Sembra un ragazzino all'incirca di non più di quindici anni" domandò Beverly
"Non so nemmeno quello. E' apparso all'improvviso, forse è uscito dalla boscaglia, ma non l'ho mai visto prima. Credo si tratti di un membro del Q-Continuum" ipotizzò il capitano intento ad osservare Q ed il nuovo arrivato proseguire affiancati il cammino.
"Signore, suggerisco cautela. Un Q è pericoloso. Due lo sono il doppio" avvertì Worf, il cui spirito guerriero si era subitamente infiammato all'arrivo di un potenziale pericolo.
Data, che chiudeva la fila, giunse per ultimo. Distratto dalle letture del suo trycorder non aveva ancora notato l'arrivo di un secondo Q.
"Capitano, Q non è più solo" fece notare l'androide.
"Abbiamo visto Data" lo aggiornò prontamente Picard.
"E' altamente probabile che si tratti di un membro del Q-Contin…"
"Si lo immaginavamo" lo interruppe Geordi
"Dall'aspetto pare essere più giovane del Q che conosciamo. Se fosse umano avrebbe un'età approssimativa di quindici virgola du…"
"Abbiamo notato Data" lo interruppe Beverly stavolta.
Data rimase un istante a bocca aperta, come se i suoi circuiti positronici stessero cercando di recuperare il filo perduto. Superata l'incertezza, la sua programmazione era passata all'informazione successiva.
"Naturalmente, visto che non sappiamo con chi abbiamo a che fare, consiglio cautel…"
I compagni di Data si voltarono verso di lui all'unisono fissandolo congiuntamente.
"Si Data lo sappiamo!" risposero in coro facendo chiaramente intendere all'androide che le sue osservazioni erano giunte decisamente fuori tempo massimo. Ma nei loro occhi si poteva comunque leggere tutto l'affetto che provavano per quella meravigliosa macchina senziente a cui tutti, almeno una volta, avevano dovuto la loro vita.
Data rimase immobile, con un'espressione sorpresa e allo stesso tempo confusa.
"Immagino che allora sappiate già che il trycorder non rileva nulla di insolito."
Picard e anche i suoi ufficiali si lasciarono scappare un sorrisetto ironico.
"Data, credo che qui il trycorder sia inutile. Metta pure via quell'arnese."
"Come vuole capitano" Data richiuse lo strumento diagnostico e lo agganciò alla cintola.
"Riprendiamo il cammino ora e speriamo che non ci sia ancora molto. Comincio ad essere stanco di questa rappresentazione del Q-Continuum. Prima un torrido deserto, ora una montagna che pare non avere una cima."
Picard riprese a marciare, facendo sempre attenzione a dove metteva i piedi. Il sentiero era limitato da un lato dal fianco della montagna, ma dall'altro cadeva a strapiombo. Sarebbe bastata una piccola distrazione per precipitare.
Aveva cercato di comprendere il motivo che stava alla base di una simile rappresentazione del Q-Continuum. Prima un deserto e ora questo sentiero. Che fosse una specie di percorso necessario al raggiungimento di un qualche particolare stato spirituale? O di una maggiore consapevolezza necessaria a dialogare sullo stesso piano di un Q? O che altro? Perché Q non si era limitato a portarli con uno schiocco di dita davanti al Consiglio?
Domande senza risposte. L'unico accrescimento di cui Picard era al momento certo, era quello dell'acido lattico nei suoi muscoli e il sudore che a piccole goccioline gli perlava la fronte. Ed era certo che il Consiglio del Q-Continuum non sarebbe stato benevolmente impressionato da un umanoide maleodorante.
Alzando gli occhi, Picard notò che Q e il nuovo arrivato si erano arrestati e pareva che il loro conversare fosse mutato in un alterco. Alzando la mano destra alla fronte per pararsi dai raggi del sole scrutò quello che stava accadendo fra i due. Spezzoni di parole, giunsero a fatica al suo orecchio, abbastanza da capire che non si trattava di una discussione amichevole. Picard accelerò il passo per cercare di accorciare la distanza che lo separava da Q, ma non quanto avrebbe voluto, il rischio di scivolare era ben presente nella mente del capitano. I suoi ufficiali, altrettanto incuriositi, seguirono l'esempio del loro capitano, restandogli saldamente alla calcagna.
Quando furono ad una dozzina di metri dal loro obiettivo, videro dapprima il ragazzo dare una pacca sulla spalla di Q, così energica che quasi lo fece cadere a terra, e successivamente la veemente reazione di Q, che afferrava il ragazzino per le spalle e gridò cosi forte che poterono udire chiaramente ogni parola. Una risatina divertita non poté essere soffocata. Solo Data e Worf rimasero assolutamente impassibili.
Il ragazzino scomparve nel consueto lampo di luce e Q rimase solo, intento a massaggiarsi le tempie, come se fosse afflitto da un'emicrania.
"Coraggio Q, la prossima volta starà più attento con la palla!"
"Jean-Luc! Ti è dato di volta il cervello?" domandò Q, voltandosi verso Picard. Non si era reso conto che gli umani lo avevano raggiunto e subito il suo viso riprese a mostrare il suo solito ghigno strafottente.
"Non era tuo figlio quello? Di che lo rimproveravi? Ha usato un pianeta come palla da gioco ed ha rotto il vetro della finestra del tuo vicino di Q-Continuum?" continuò sarcastico Picard, felice di avere un'occasione per essere lui a prendersi gioco di Q per un volta.
"Figlio? Ti sbagli Jean-Luc! Non è mio figlio, per fortuna è solo un ragazzino presuntuoso e sfrontato cui ho avuto la sfortuna di fare da tutore" precisò Q.
"Presuntuoso e sfrontato…" Picard si sfregò il mento con la mano destra, recitando la parte di colui che è immerso in una profonda riflessione "sei proprio sicuro non sia tuo figlio?"
"Jean-Luc! Il tuo sarcasmo, in questo momento è davvero fuori luogo! Vorrei ricordarti che siamo qui perché io ho deciso di aiutarvi a non farvi spazzare via dai Borg!"
La risposta di Q era piena di risentimento. Forse un po' eccessivo per un'innocente battuta. In fondo, sia lui sia Picard giocavano a scambiarsi reciproci sfottò da parecchi anni. Il capitano comprese che quel ragazzino rappresentava per Q un problema piuttosto serio. Sotterrò l'ascia di guerra e cambiò tono quando riprese a parlare: "d'accordo, non è il momento per il sarcasmo, però noi siamo stanchi di camminare. Quanto manca ancora per arrivare al Consiglio del Q-Continuum?" domandò Picard.
Q era ancora immerso nei suoi pensieri e dovette fare uno sforzo per prestare attenzione alle parole di Picard.
"Si! Certo!"
Q schioccò le dita e la montagna, il sentiero scomparvero per lasciare posto ad una specie di sala consiliare in marmo bianco che ricordava certe rappresentazioni del senato della Roma imperiale.
Picard e sui ufficiali erano seduti al margine esterno sinistro del semicerchio a gradoni, mentre dalla parte opposta un gruppo di droni borg sedeva sulla loro stessa fila.
"Dove siamo?" domandò Deanna
"Davanti al Consiglio del Q-Continuum, ovviamente!" rispose Q
"Ma, la montagna, il sentiero, perché non ci hai portato qui subito?"
"Ho avuto i miei motivi e comunque ora siete qui! Smettetela di farmi domande! Siete sempre così noiosamente curiosi!"
"Oh! Si, ricordiamo, dovevi mettere in ordine!" lo punzecchiò Picard facendo riferimento alla scusa banale che Q aveva addotto loro durante la lunga attesa nel deserto, di fronte alla grande porta di metallo.
"Jean-Luc, se fossi in te non farei tanto lo spiritoso. Tra poco arriveranno i membri del consiglio e ti suggerisco di risparmiare il tuo sarcasmo per loro. Non ti sarà facile dimostrare che la tua razza e migliaia di altre siete degni di abitare la galassia. Non so se li hai notati, ma laggiù ci sono i tuoi avversari e loro non si perdono in facezie come te!" disse Q, indicando il gruppo di droni Borg che sedevano immobili, per fortuna parecchio lontani, alla loro destra.
Le parole di Q centrarono il bersaglio e Picard, ferito a morte arretrò. Il tratti del suo volto si fecero duri e tesi. Non aveva idea di cosa lo aspettasse, sapeva solo che non poteva fallire o la galassia sarebbe divenuta un immenso alveare Borg.


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