"Q!"
"Guarda chi si fa vedere! Il mio allievo preferito".
Il giovane Q affiancò il suo mentore e adeguò il proprio
passo a quello del suo simile più anziano.
"Ho una domanda da farti"
"Parla ragazzo, ma sbrigati. Come saprai fra poco dovrò
parlare al Consiglio dei Q"
"E' proprio a proposito di questa tua ultima impresa, volevo
domandarti cosa ti spingesse a perorare la causa di questi primitivi.
Sai, sto approfondendo le mie conoscenze sulle razze umanoidi ed in
particolare su quella terrestre."
"Si, ricordo il tuo ridicolo tentativo nel mare di Kantara!"
lo punzecchiò Q.
L'allievo fece finta di non avere sentito, ma era stato alquanto infastidito
dal fatto di essere stato salvato dall'affogare. Si era sentito parecchio
stupido. Era giovane ma era pure sempre un Q!
"...e appunto dicevo, che hai suscitato in me una tale curiosità
per questi primitivi che ho deciso di dedicarmi alla loro osservazione.
Sono stato sul loro pianeta quando era ancora un ammasso di rocce
e metalli fusi, ma non ho trovato nulla di interessante, allora ho
fatto un passo di due miliardi di anni, ma la situazione non era cambiata
granché, solo un poco più di acqua e nemmeno tanto pulita.
Gli oceani erano infestati da miliardi di batteri, non mi ci è
voluto molto per capire che non era ciò che stavo cercando."
"Gli umani sono una specie molto recente caro mio, sei andato
troppo nel passato della Terra" osservò Q, girando la
testa per vedere a che punto fosse il gruppetto degli ufficiali della
Flotta che lo stavano seguendo lungo quel ripido sentiero. Picard,
da buon comandante stava in testa alla fila e camminava a testa bassa
ansimando per lo sforzo e muovendo lo sguardo alla ricerca di un punto
sicuro in cui poggiare la pianta dello stivale.
"Si appunto, ci stavo arrivando!" riprese l'allievo "Sono
rimasto davvero basito quando ho capito che questi umani esistono,
come specie distinta, da poco più di un milione di anni e che
praticamente solo negli ultimi diecimila hanno sviluppato qualcosa
che si potrebbe a fatica definire civiltà!"
"Si, sono molto giovani ed estremamente immaturi, eppure sono
così orgogliosi ed ostinati!" commentò il maestro.
"Esatto! Non ho potuto fare a meno di chiedermi il perché
uno dei Q più famigerati del Q-Continuum stesse mettendo a
rischio la propria reputazione per aiutare una razza tanto recente
tutto sommato insignificante nella storia dell'Universo!" Il
giovane Q era pervaso da un insolito entusiasmo che lo stava portando
a gesticolare scompostamente e Q finì col notare l'insolito
atteggiamento del ragazzo ingenerando in lui il sospetto che gli stesse
nascondendo qualcosa o che comunque non gli stesse raccontando la
verità fino in fondo. Q si arrestò senza preavviso afferrando
per un braccio l'altro Q e fulminandolo con uno sguardo carico di
minacce e promesse di probabili punizioni se avesse scoperto che gli
aveva disubbidito:
"Ti sei limitato ad osservare vero? Sai che non hai ancora il
permesso di interagire con l'evoluzione delle specie!"
L'allievo si ritrasse bruscamente e con una mossa repentina costrinse
Q a mollare la presa sul suo avambraccio e decise che non sarebbe
restato li a farsi trattare come un bamboccio. Aveva ormai ben quattrocento
e trecentoventisettemila anni, abbastanza da pretendere rispetto!
"Certo che no!" esclamò con tanto vigore il giovane
Q che Picard poté udirlo, anche se si trovava ad alcune decine
di metri dai due esseri onnipotenti ed arrestò la marcia cercando
di comprendere quale fosse il motivo del contendere.
"Non c'è bisogno che sbraiti! Un Q non si scompone!"
lo rimproverò Q per nulla convinto dalla reazione decisa dell'allievo.
Il giovane Q, il cui viso era diventato paonazzo per lo sforzo di
mantenere un'espressione la più accigliata possibile abbassò
un poco lo sguardo, incapace di sostenere quello del Q più
anziano, ma per nulla disposto a cedere.
"Scusa, hai ragione. Il punto è che tu pensi sempre che
io non perda occasione per disubbidirti. Invece io vorrei un poco
più di
"
"Devo forse ricordarti gli Xiloniani? Non sono stato certo io
ad andare sul loro pianeta un miliardo prima della nascita della vita
e a trasformare il loro brodo primordiale in un oceano di idrogeno
liquido! E non sono nemmeno stato io a farmi passare per un crudele
divinità su Zantar III e a causare una fatale deviazione sulla
via dell'evoluzione degli Zantariani, che li ha portati all'estinzione
in poche migliaia di anni! E dimentichi la stella Kreth? Quella con
cui ti sei divertito per millenni a farla prima implodere e poi esplodere.
Peccato ti fossi scordato delle conseguenze che la tua stoltezza avrebbe
avuto sul secondo pianeta del sistema, dove un'innocente, quanto rozza,
civiltà umanoide è stata abbrustolita dai tuoi esperimenti!"
Q non staccò lo sguardo dal viso del suo allievo. Questa volta
non avrebbe lasciato correre. Degli Xiloniani, degli Zantariani non
gli era importato un fico secco, ma gli umani no! Quelli non poteva
toccarli nessuno. Tranne lui.
"Sono stati incidenti," si giustificò il giovane
Q, con un filo di voce, tanto che anche Q fece fatica ad udirlo, ma
immediatamente ebbe uno scatto di vero orgoglio Q e alzò nuovamente
la testa e si assicurò che le sue pupille e quelle del suo
tutore fossero sulla stessa linea e facendo appello alla sfrontatezza
tipica dei giovani esclamò:
"E poi parli proprio tu! Te li ricordi i Glosh?"
Fra i due calò il silenzio e restarono a lungo a fissarsi,
entrambi decisi a non essere il primo a cedere.
Q stava ribollendo di rabbia per l'insolenza del giovane, se non fosse
che era al momento impegnato in questioni ben più importanti,
che richiedevano tutta la sua attenzione, avrebbe volentieri dato
una lezione a quel giovane sbruffone, che non aveva un centesimo dei
suoi anni, magari rinchiudendolo in una cometa per un paio di milioni
di anni. Ma non c'era tempo, il Consiglio attendeva impaziente e il
sentiero era ancora lungo, perciò decise che avrebbe lasciato
cadere la questione, ma non l'avrebbe scordata. A tempo debito il
giovane Q avrebbe meritatamente imparato a sue spese che nessuno può
permettersi di fare l'insolente con un Q. E che Q.
"Quella è una faccenda che non ti riguarda! Mi auguro
solo che tu non abbia combinato guai! Sappi che comunque verrò
a saperlo quindi sei fortunato che io ora non abbia tempo da dedicarti.
Sei ancora a tempo per sistemare qualunque pasticcio tu abbia causato."
Il giovane Q cantò intimamente vittoria. Il suo tutore arretrava
con la cavalleria e si sentì per la prima volta realmente onnipotente,
tanto che si fece largo in lui un briciolo di comprensione per quel
vecchio Q che cercava di instradarlo sulla retta via del Q-Continuum.
"Fidati di me, vecchio mio! Mi sono limitato ad osservarli. Anche
se da molto, molto vicino!"
Un'energica pacca raggiunse come un fulmine a ciel sereno la spalla
sinistra di Q obbligandolo a mettere una gamba avanti per non perdere
l'equilibrio.
- Vecchio mio? - aveva udito bene? - Vecchio mio? - Quel piccolo escremento
più insignificante del pulviscolo spaziale aveva osato dargli
del vecchio? E cos'era quel gesto confidenziale tipicamente terrestre,
solitamente a significare comprensione e commiserazione? Q afferrò
con una velocità inaspettata il suo giovane allievo per le
spalle e stringendolo così forte da fargli del male lo costrinse
a guardarlo negli occhi. Era pronto a riversare su di lui la sua immensa
ira.
"Piccolo microbo, prova ancora una sola volta a ripetere ciò
che hai fatto e non dimenticherai mai più come va trattato
un Q che è di eoni più vecch
" Q ebbe un'esitazione
quando si rese conto che si stava imbrogliando da solo. Camuffò
l'imbarazzo e riprese la sua predica "più maturo di te!
E non so dove tu abbia imparato quel ridicolo quanto irrispettoso
gesto, ma ti sconsiglio di ripeterlo in futuro! E ora vattene, ho
faccende urgenti da sbrigare e mi hai già fatto perdere tempo
a sufficienza!" Q lasciò lentamente la presa e il giovane
Q, divertito nel vedere il suo maestro lasciarsi andare ad una reazione
tanto scomposta scomparve in un lampo. Non gli sembrava il caso di
infierire ulteriormente, per quel giorno si era preso già la
sua bella soddisfazione.
"Capitano,
che sta succedendo?" chiese Geordi, che si era arrestato alle
spalle di Picard
"Non lo so, sembra che stiano discutendo, ma non riesco ad
udire bene le parole"
"Ma chi è il secondo individuo? Sembra un ragazzino
all'incirca di non più di quindici anni" domandò
Beverly
"Non so nemmeno quello. E' apparso all'improvviso, forse è
uscito dalla boscaglia, ma non l'ho mai visto prima. Credo si tratti
di un membro del Q-Continuum" ipotizzò il capitano intento
ad osservare Q ed il nuovo arrivato proseguire affiancati il cammino.
"Signore, suggerisco cautela. Un Q è pericoloso. Due
lo sono il doppio" avvertì Worf, il cui spirito guerriero
si era subitamente infiammato all'arrivo di un potenziale pericolo.
Data, che chiudeva la fila, giunse per ultimo. Distratto dalle letture
del suo trycorder non aveva ancora notato l'arrivo di un secondo
Q.
"Capitano, Q non è più solo" fece notare
l'androide.
"Abbiamo visto Data" lo aggiornò prontamente Picard.
"E' altamente probabile che si tratti di un membro del Q-Contin
"
"Si lo immaginavamo" lo interruppe Geordi
"Dall'aspetto pare essere più giovane del Q che conosciamo.
Se fosse umano avrebbe un'età approssimativa di quindici
virgola du
"
"Abbiamo notato Data" lo interruppe Beverly stavolta.
Data rimase un istante a bocca aperta, come se i suoi circuiti positronici
stessero cercando di recuperare il filo perduto. Superata l'incertezza,
la sua programmazione era passata all'informazione successiva.
"Naturalmente, visto che non sappiamo con chi abbiamo a che
fare, consiglio cautel
"
I compagni di Data si voltarono verso di lui all'unisono fissandolo
congiuntamente.
"Si Data lo sappiamo!" risposero in coro facendo chiaramente
intendere all'androide che le sue osservazioni erano giunte decisamente
fuori tempo massimo. Ma nei loro occhi si poteva comunque leggere
tutto l'affetto che provavano per quella meravigliosa macchina senziente
a cui tutti, almeno una volta, avevano dovuto la loro vita.
Data rimase immobile, con un'espressione sorpresa e allo stesso
tempo confusa.
"Immagino che allora sappiate già che il trycorder non
rileva nulla di insolito."
Picard e anche i suoi ufficiali si lasciarono scappare un sorrisetto
ironico.
"Data, credo che qui il trycorder sia inutile. Metta pure via
quell'arnese."
"Come vuole capitano" Data richiuse lo strumento diagnostico
e lo agganciò alla cintola.
"Riprendiamo il cammino ora e speriamo che non ci sia ancora
molto. Comincio ad essere stanco di questa rappresentazione del
Q-Continuum. Prima un torrido deserto, ora una montagna che pare
non avere una cima."
Picard riprese a marciare, facendo sempre attenzione a dove metteva
i piedi. Il sentiero era limitato da un lato dal fianco della montagna,
ma dall'altro cadeva a strapiombo. Sarebbe bastata una piccola distrazione
per precipitare.
Aveva cercato di comprendere il motivo che stava alla base di una
simile rappresentazione del Q-Continuum. Prima un deserto e ora
questo sentiero. Che fosse una specie di percorso necessario al
raggiungimento di un qualche particolare stato spirituale? O di
una maggiore consapevolezza necessaria a dialogare sullo stesso
piano di un Q? O che altro? Perché Q non si era limitato
a portarli con uno schiocco di dita davanti al Consiglio?
Domande senza risposte. L'unico accrescimento di cui Picard era
al momento certo, era quello dell'acido lattico nei suoi muscoli
e il sudore che a piccole goccioline gli perlava la fronte. Ed era
certo che il Consiglio del Q-Continuum non sarebbe stato benevolmente
impressionato da un umanoide maleodorante.
Alzando gli occhi, Picard notò che Q e il nuovo arrivato
si erano arrestati e pareva che il loro conversare fosse mutato
in un alterco. Alzando la mano destra alla fronte per pararsi dai
raggi del sole scrutò quello che stava accadendo fra i due.
Spezzoni di parole, giunsero a fatica al suo orecchio, abbastanza
da capire che non si trattava di una discussione amichevole. Picard
accelerò il passo per cercare di accorciare la distanza che
lo separava da Q, ma non quanto avrebbe voluto, il rischio di scivolare
era ben presente nella mente del capitano. I suoi ufficiali, altrettanto
incuriositi, seguirono l'esempio del loro capitano, restandogli
saldamente alla calcagna.
Quando furono ad una dozzina di metri dal loro obiettivo, videro
dapprima il ragazzo dare una pacca sulla spalla di Q, così
energica che quasi lo fece cadere a terra, e successivamente la
veemente reazione di Q, che afferrava il ragazzino per le spalle
e gridò cosi forte che poterono udire chiaramente ogni parola.
Una risatina divertita non poté essere soffocata. Solo Data
e Worf rimasero assolutamente impassibili.
Il ragazzino scomparve nel consueto lampo di luce e Q rimase solo,
intento a massaggiarsi le tempie, come se fosse afflitto da un'emicrania.
"Coraggio Q, la prossima volta starà più attento
con la palla!"
"Jean-Luc! Ti è dato di volta il cervello?" domandò
Q, voltandosi verso Picard. Non si era reso conto che gli umani
lo avevano raggiunto e subito il suo viso riprese a mostrare il
suo solito ghigno strafottente.
"Non era tuo figlio quello? Di che lo rimproveravi? Ha usato
un pianeta come palla da gioco ed ha rotto il vetro della finestra
del tuo vicino di Q-Continuum?" continuò sarcastico
Picard, felice di avere un'occasione per essere lui a prendersi
gioco di Q per un volta.
"Figlio? Ti sbagli Jean-Luc! Non è mio figlio, per fortuna
è solo un ragazzino presuntuoso e sfrontato cui ho avuto
la sfortuna di fare da tutore" precisò Q.
"Presuntuoso e sfrontato
" Picard si sfregò
il mento con la mano destra, recitando la parte di colui che è
immerso in una profonda riflessione "sei proprio sicuro non
sia tuo figlio?"
"Jean-Luc! Il tuo sarcasmo, in questo momento è davvero
fuori luogo! Vorrei ricordarti che siamo qui perché io ho
deciso di aiutarvi a non farvi spazzare via dai Borg!"
La risposta di Q era piena di risentimento. Forse un po' eccessivo
per un'innocente battuta. In fondo, sia lui sia Picard giocavano
a scambiarsi reciproci sfottò da parecchi anni. Il capitano
comprese che quel ragazzino rappresentava per Q un problema piuttosto
serio. Sotterrò l'ascia di guerra e cambiò tono quando
riprese a parlare: "d'accordo, non è il momento per
il sarcasmo, però noi siamo stanchi di camminare. Quanto
manca ancora per arrivare al Consiglio del Q-Continuum?" domandò
Picard.
Q era ancora immerso nei suoi pensieri e dovette fare uno sforzo
per prestare attenzione alle parole di Picard.
"Si! Certo!"
Q schioccò le dita e la montagna, il sentiero scomparvero
per lasciare posto ad una specie di sala consiliare in marmo bianco
che ricordava certe rappresentazioni del senato della Roma imperiale.
Picard e sui ufficiali erano seduti al margine esterno sinistro
del semicerchio a gradoni, mentre dalla parte opposta un gruppo
di droni borg sedeva sulla loro stessa fila.
"Dove siamo?" domandò Deanna
"Davanti al Consiglio del Q-Continuum, ovviamente!" rispose
Q
"Ma, la montagna, il sentiero, perché non ci hai portato
qui subito?"
"Ho avuto i miei motivi e comunque ora siete qui! Smettetela
di farmi domande! Siete sempre così noiosamente curiosi!"
"Oh! Si, ricordiamo, dovevi mettere in ordine!" lo punzecchiò
Picard facendo riferimento alla scusa banale che Q aveva addotto
loro durante la lunga attesa nel deserto, di fronte alla grande
porta di metallo.
"Jean-Luc, se fossi in te non farei tanto lo spiritoso. Tra
poco arriveranno i membri del consiglio e ti suggerisco di risparmiare
il tuo sarcasmo per loro. Non ti sarà facile dimostrare che
la tua razza e migliaia di altre siete degni di abitare la galassia.
Non so se li hai notati, ma laggiù ci sono i tuoi avversari
e loro non si perdono in facezie come te!" disse Q, indicando
il gruppo di droni Borg che sedevano immobili, per fortuna parecchio
lontani, alla loro destra.
Le parole di Q centrarono il bersaglio e Picard, ferito a morte
arretrò. Il tratti del suo volto si fecero duri e tesi. Non
aveva idea di cosa lo aspettasse, sapeva solo che non poteva fallire
o la galassia sarebbe divenuta un immenso alveare Borg.
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