Da quanto
tempo era li? Fu la prima cosa che Riker si domandò non appena
si rese conto di essere sveglio. Era ancora seduto al posto di comando
della USS Pioneer e poteva udire solo i sommessi ronzii degli strumenti
intenti a monitorare le funzioni del vascello. William era crollato
di sonno dopo il tremendo stress subito nel tentativo riuscito di
ingannare i Borg, distogliendo la loro attenzione dal convoglio principale.
Riker si immaginò l'Enterprise, in testa al gruppo, ormai a
poche ore dal tunnel spaziale bajoriano e il pensiero gli risollevò
un poco il morale. Massaggiandosi ripetutamente quello che restava
del suo braccio destro si guardò intorno valutando rapidamente
la situazione. Tutto pareva normale, se il termine normale avesse
avuto un qualsiasi significato in quel momento. Lo schermo principale
inquadrava i restanti quattro vascelli Borg lanciati all'inseguimento
della Pioneer e dello sparuto gruppo di coraggiosi che si erano offerti
di sacrificare le proprie vite nel tentativo di dare speranza ai profughi.
- Capitani coraggiosi - pensò Riker, avendo però l'impressione
di avere già avuto a che fare con quell'epiteto, da ragazzo,
forse una canzone o un oloromanzo. Non vi dedicò altra attenzione
e si alzò in piedi con uno scatto repentino.
Il comandante Vovelek, stava esattamente dove Riker l'aveva lasciato,
alla postazione tattica e nonostante fossero parecchie le ore che
lo avevano visto impegnato, dava l'impressione di non essere benché
minimamente provato. Will, al contrario, era a pezzi.
"Rapporto, signor Vovelek"
Il vulcaniano alzò lentamente la testa dalla consolle, fissando
l'umano, come se stesse meditando una risposta così complessa
da richiedere qualche secondo supplementare.
"I vascelli Borg si stanno avvicinando ad una velocità
di dodicimila chilometri l'ora, mantenendo l'attuale velocità
saremo a portata di tiro delle loro armi fra tredici ore e trentaquattro
minuti."
Riker si grattò il mento con la mano superstite assumendo un
atteggiamento preoccupato. La sua barba era terribilmente in disordine.
Vovelek continuò: "comunque, la Pioneer e la maggior parte
degli altri vascelli non potranno mantenere questa velocità
ancora per molto. Fra sei ore e dodici minuti dovremo passare ad impulso
o il nostro nucleo di curvatura andrà in sovraccarico."
"Volenti o nolenti i Borg ci saranno comunque addosso" commentò
Riker.
Vovelek non rispose limitandosi a fissare l'umano. Riker ricambiò
lo sguardo, in cuor suo certo che il vulcaniano stesse in qualche
modo godendo di quella situazione. In altre occasioni avrebbe tirato
fuori uno dei suoi numeri, qualche idea spettacolare, una strategia
impensabile, ma lui ormai non era più il William Riker di una
volta ed era sinceramente stanco di lottare, tanto più che
quella suonava come una battaglia persa in partenza.
"Comunichi agli altri vascelli di continuare su questa rotta
fino a che i loro motori reggeranno e poi ognun per sé."
Will fece una pausa, meditando le parole migliori per un commiato
"e comunichi anche tutti i miei ringraziamenti per la riuscita
della missione. E che Dio, qualunque Dio, ce la mandi buona."
Il vulcaniano eseguì rapidamente
"Messaggio inviato signore"
Riker tornò a sedersi sulla poltrona di comando, lasciandosi
cadere a peso morto, in preda ad un crescente sconforto che, nonostante
i suoi sforzi, proprio non gli riusciva di mascherare. Lo intuì
scrutando i volti spauriti degli ufficiali di plancia che si limitavano
a fissarlo. Leggeva terrore, dolore, rabbia e consapevolezza, della
fine vicina. I Borg avevano vinto, la Federazione si era arresa, la
Flotta Stellare si era arresa, William Riker si era arreso.
Il comandante Vovelek, invece, non si era ancora dato per vinto.
"Signore, mentre lei schiacciava un pisolino ho preparato un
piano che ci permetterà di mettere in salvo la nave e l'equipaggio
se mi permette di esporlo"
"Comandante Vovelek" disse Will con un fil di voce
"Si signore?"
"A rapporto"
"Come signore?"
"Ha sentito benissimo!" gridò improvvisamente Will,
stupendosi di averne ancora la forza "o il suo super udito vulcaniano
è andato a farsi sfottere?"
Vovelek alzò un sopracciglio, sconcertato dalla reazione del
neo capitano.
"Signor Palmer a lei il comando!"
"Palmas, signore"
Riker ebbe un momento di imbarazzo ma cercò di mascherarlo
indurendo ancor più il tono della voce.
"Comunque diavolo si chiami si sieda su quella poltrona e qualunque
cosa succeda mi avverta!"
Il signor Palmas annuì andando a prendere il posto di Riker,
mentre Vovelek seguì Riker nella saletta tattica.
Non sapeva nemmeno lui perché si stesse apprestando a fare
una bella ramanzina al signor Vovelek. Restavano si e no sei ore da
vivere e lui si stava preoccupando della disciplina, su una nave di
una flotta che non esisteva più, di un confederazione di pianeti
che non esisteva più. Era tutto così surreale. Avrebbe
potuto fregarsene altamente dello stizzoso commentino del vulcaniano
sul fatto che si fosse addormentato in plancia, ma qualcosa dentro
di lui lo spinse a compiere fino in fondo il proprio dovere.
"Comandante Vovelek, questa è l'ultima volta che le permetto
di rivolgermi con quel tono. Sia chiaro che se insiste con questa
condotta la solleverò dal suo incarico!" disse mettendosi
il più composto e formale possibile.
"Comprendo signore. Comunque se avesse un attimo vorrei sottoporle
il mio piano per mettere in salvo la Pioneer
"
"Comandante Vovelek! Mi ha sentito?"
"Naturalmente signore. Non ricorda il super udito vulcaniano?"
Vovelek era apparentemente impassibile, ma Riker poteva leggere un
astio crescente nei suoi occhi. E Riker si scoprì a ricambiarlo
totalmente.
"Cos'è questo? Umorismo vulcaniano?"
"No signore. Altrimenti non avrebbe capito la battuta" continuò
Vovelek con il suo atteggiamento indisponente.
Riker era sul punto di scoppiare. E si fece strada in lui la malsana
idea di uno scontro corpo a corpo con il vulcaniano, che sicuramente
l'avrebbe visto soccombere, vuoi perché notoriamente i vulcaniani
sono notevolmente più forti dei terrestri, ma soprattutto perché
senza il suo braccio destro non avrebbe potuto fare gran ché.
Decise allora di spostare lo scontro su un altro piano, forse quello
in cui Riker riusciva meglio e sfoderando il suo famoso sorriso: "dica
la verità, lei mi odia, lei è geloso di me vero? Lei
desiderava il comando di questa nave"
Vovelek esitò, non aspettandosi un attacco così diretto.
"A parte il fatto che come vulcaniano io non mento mai, le ricordo
che sentimenti come l'astio e la gelosia non fanno parte del mio curriculum
vitae signore"
"Signor Vovelek, lei è da molto tempo nella Flotta Stellare
vero?" domandò Riker
"Da ottantacinque anni signore"
"L'immaginavo, a forza di frequentare gli umani ha imparato a
mentire."
Riker sapeva di avere colto nel segno e si godette la piccola vittoria,
probabilmente l'ultima prima della fine dei suoi giorni.
Vovelek non rispose e si limitò a fissare il suo capitano e
lo avrebbe fatto all'infinito se un improvviso scossone quasi non
l'avesse gettato a terra.
"Che diavolo succede?" gridò Riker tenendosi alla
scrivania mentre l'allarme anticollisione si era messo ad urlare disperatamente.
Dimenticando ogni attrito personale, Vovelek e Riker si aiutarono
a rialzarsi e si lanciarono in plancia.
"Signor Palmas che sta succedendo!"
L'uomo si alzò immediatamente dalla poltrona di comando che
fu occupata da Riker
"Qualcosa ci ha colpiti signore! Stiamo perdendo velocità!"
Vovelek era tornato anche lui alla sua postazione e rapidamente riprese
il controllo della situazione.
"Signor Vovelek!" gridò Riker mentre le sirene dell'allarme
anticollisione risuonavano nella plancia.
"Un vascello, la H'Toch, una nave Klingon. Il loro motore di
curvatura ha ceduto e noi ci abbiamo sbattuto contro!"
- Fantastico! - esclamò dentro di sé William - Ci mancava
solo un tamponamento spaziale a complicare le cose! -
"I nostri scudi sono scesi del settantacinque percento! Danni
allo scafo primario sui ponti ventuno, ventidue e ventitré!
E soprattutto stiamo progressivamente perdendo velocità!"
esclamò il vulcaniano
"Plancia a Sala Macchine! Che succede là sotto?"
"Qui Sala Macchine," l'uomo tossì "abbiamo avuto
una perdita di refrigerante! Lo scontro ha danneggiato i giunti di
contenimento dell'antimateria! Devo disattivare il nucleo o salteremo
in aria in meno di tre minuti signore!" la voce del tenente Romaine,
rotta dall'emozione, rimbombò dagli intercom della plancia.
Riker guardò il suo secondo e senza pensarci troppo:
"Signor Vovelek, quel suo piano è ancora valido?"
"Si signore! Apporterò le dovute modifiche, ma mi deve
concedere almeno due minuti!"
Riker non aveva nemmeno idea di che avesse in mente il vulcaniano
ma sapeva di potersi fidare di lui. I vulcaniani sono terribilmente
noiosi ma altrettanto affidabili.
"Gliene concedo uno e mezzo! Plancia a Sala Macchine, pronti
a disattivare il nucleo fra tre minuti!"
Il vulcaniano ebbe un incertezza e poi riprese a lavorare sulla sua
consolle.
I secondi passarono lentamente, poi Vovelek alzò la testa:
"Signor Brett, inverta la rotta e inserisca le coordinate che
ho inviato alla sua consolle"
Brett si agitò alla sua postazione per bloccarsi sconcertato:
"Ma ci poterà dritti verso i Borg!"
A quella affermazione, Riker sobbalzò sulla sua poltrona, come
anche il resto dei membri della plancia. Che aveva in mente il vulcaniano?
"E' impazzito?" domandò stupefatto Riker
"Signor Brett! Esegua! Dobbiamo sfruttare la residua velocità
di curvatura!"
Il timoniere rimase interdetto, non avendo la certezza di essere autorizzato
ad effettuare l'inversione. Riker se ne rese conto e fece un cenno
di assenso a Brett che rapidamente impostò la nuova rotta e
lanciò la Pioneer nelle fauci dei leoni.
"Signor Vovelek, d'accordo che ho deciso di fidarmi di lei, ma
per favore mi spieghi che diamine ha in mente!"
"Il mio piano, che avremmo dovuto applicare solo fra cinque ore
e cinquantotto minuti, consiste nell'attraversare, per una seconda
volta, la formazione di navi Borg a velocità curvatura."
Riker comprese quello che aveva escogitato il suo secondo e azzardò
un'ipotesi concludendo la spiegazione.
"Cosi da allontanarci in direzione opposta alla flotta, nella
convinzione che anche questa volta ignoreranno il pesce piccolo per
quello più grosso?"
Vovelek alzò gli occhi al cielo, a comunicare di aver esaurito
la pazienza.
"Non avrei usato una metafora così rozza, ma sostanzialmente
il concetto è quello. Ho calcolato che dovremo distanziarli
di almeno tre virgola sei anni luce per garantirci un settantasette
percento di possibilità di successo."
"Complimenti signor Vovelek, quanto manca all'incontro con i
Borg?"
"Dieci secondi signore!"
"Mi chiami Will" aggiunse Riker, elettrizzato dall'essere
ancora in gioco, in battaglia, dal sentirsi meravigliosamente vivo.
Ancora un round in quell'incredibile match che si chiama vita.
"Come preferisce signore, cinque secondi."
La plancia si mise a vibrare. I motori a curvatura erano al loro limite.
"E qualcuno spenga quell'allarme" mormorò Riker mentre
la Pioneer, come un freccia, attraverso la formazione dei quattro
cubi Borg, sfiorandone pericolosamente uno.
La plancia sussultò violentemente a causa dello scossone causato
dall'incrocio del campo di curvatura della nave Federale e quello
del cubo Borg, sbalzando dalle loro poltrone gli occupanti.
Riker faticò a rialzarsi, con un braccio soltanto non è
una manovra semplice.
Stavolta il suo secondo non attese che Will gli chiedesse di fare
il resoconto della situazione e con voce calma:
"Siamo passati indenni. Ma la nostra velocità non è
sufficiente. Non riusciremo ad allontanarci più di un anno
luce. C'è una probabilità del sessantaquattro percento
che uno dei vascelli Borg lasci la formazione per venire a distruggerci."
Riker assimilò l'informazione e tornando a sedersi "Plancia
a Sala Macchine! Che mi dice del nostro nucleo di curvatura? Il bambino
per quanto continuerà a fare i capricci?"
"Bambino? Capricci? Oh! Certo! Ancora venticinque secondi con
potenza in calo costante e poi dovremo disattivare il tutto se non
vogliamo che il bambino sputi la minestra!"
Vovelek scosse il capo e si intromise "Signor Romaine, ci occorrono
almeno altri cinquanta secondi di propulsione a curvatura!"
"Non è possibile! I giunti non possono regg
"
"Romaine! Ne abbiamo bisogno o comunque saremo fatti a pezzi
dai Borg!" esclamò Riker
Romaine meditò pochi istanti e riprese a parlare "d'accordo
comandante, vedrò di dare una bella sculacciata al nostro bambino.
Posso garantirvi trenta secondi supplementari e non ho la certezza
che il nucleo reggerà!"
"Ce li faremo bastare! Dovessimo scendere a spingere la carrozzina!
Plancia chiudo!"
Riker rivolse un'occhiata divertita al suo secondo e ne fu ripagato
con l'espressione più fredda che avesse mai visto.
"Bambino che fa i capricci signore?"
"Si! Signor Vovelek! E' un linguaggio cifrato di ultima generazione.
Si aggiorni!" ribatté William facendosi scappare una risatina
ma il vulcaniano non raccolse la sfida e senza dare peso alle parole
del suo comandante riprese a seguire la sua consolle.
"Ancora dodici secondi e saremo fuori pericolo. I vascelli Borg
continuano ad ignorarci ed ad inseguire il resto della flotta."
"Forse ce l'abbiamo fatta"
"Romaine a Plancia! Devo espellere il nucleo entro cinque secondi
! I giunti sono collassati!"
"Esegua!" urlò Riker
Il motore curvatura della Pioneer sgusciò rapidamente dalla
pancia della nave pochi secondi prima di esplodere, ma troppo pochi
per allontanarsi a distanza sufficiente per esplodere senza fare danni.
Riker vide sullo schermo principale il filamento che costitutiva il
motore a curvatura, roteare ed allontanarsi e poi trasformarsi in
una fontana di luce accecante. Poi, l'onda d'urto lo scaraventò
contro la consolle del timoniere e l'ultima cosa che vide, prima di
perdere i sensi, fu il fumo e le scintille che riempivano l'atmosfera
della plancia.
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