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THE LAST ENTERPRISE
CAPITOLO 15

- Deanna Troi di Betazed -
- Figlio di Deanna Troi -
- Federazione Unita dei Pianeti -

Beverly rilesse ancora una volta quelle parole, incise su di una grossa pietra levigata, che egli stessa aveva raccolto e trasportato fin li dal torrente. Le ci erano voluti tre giorni di lavoro per incidere quelle poche lettere, e subire anche le ire degli Yeoman, che non volevano perdesse tempo in un'attività che non erano in grado di capire. Quei maledetti barbari la tenevano praticamente prigioniera e gli unici compiti a cui era costretta con la violenza, erano scuoiare e cucinare le prede della caccia e soddisfare le loro pressanti richieste sessuali. Erano ormai parecchi mesi. Sicuramente una dozzina. Di cui nove passati con in grembo il piccolo Jean-Luc, il figlio che ora teneva fra le braccia e che stava poppando beato dal suo seno. Un incubo. Un incubo che pareva non avere fine. Eppure Beverly continuava a sperare che prima o poi Picard sarebbe venuto a portarla via di li. Senza tale luce di speranza, probabilmente avrebbe già da tempo posto fine spontaneamente alla sua esistenza. E ora che Deanna se ne era andata, non aveva neppure più il conforto di una persona amica. Era rimasta sola ad affrontare quella terribile prova a cui Q l'aveva sottoposta. Prova di cui ancora non aveva compreso il significato.
Avevano tentato, soprattutto i primi tempi, di fuggire, nella speranza che la risposta fosse nascosta da qualche parte li vicino. Ma ogni volta gli Yeoman erano riusciti a ritrovarle e le avevano duramente punite. Poi le condizioni di Deanna erano peggiorate e ogni proposito era stato accantonato.
Tenendo saldo il piccolo Jean-Luc si chinò delicatamente per poggiare un mazzo di fiori sulla improvvisata lapide. Li aveva raccolti nella mattinata, senza farsi scorgere da nessuno dei barbari.
Gli Yeoman avevano accolto la morte di Deanna con indifferenza e era loro intenzione disfarsi del corpo della betazoide, gettandolo da una rupe lontana. Così, a quanto pare, celebravano i loro morti. Ma Beverly si oppose fermamente, cercando disperatamente un modo per comunicare con loro. Alla fine la lasciarono fare, forse scocciati dalla sua insistenza.
Beverly allora scavò una fossa con i miseri utensili a disposizione e vi seppellì il corpo martoriato di Deanna. Ed accanto a lei, depose anche lo sfortunato bambino che era morto subito dopo il parto, a causa probabilmente di una semplice infezione.
Quanto tempo era trascorso? Due mesi? Tre?
La misura tempo sul quel pianeta non aveva più alcun senso logico.
Il sole sorgeva e poi tramontava e questo bastava a distinguere le fasi del giorno e le stagioni, per altro appena accennate.
Un pensiero andò a Deanna ed alle sue ultime parole:
"Non lasciarmi morire qui! Ti prego! Non lasciarmi morire qui!"
Alcune notti ancora, le compariva in terribili incubi, pronunciandole ripetutamente ed ossessivamente, facendola svegliare di soprassalto nel cuore della notte completamente madida di sudore.
Solo Dio sapeva come e quanto lei ci avesse provato a salvarla, facendo appello a tutta la sua esperienza di medico, ma le condizioni troppo dure in cui Q le aveva gettate avevano impedito di evitare la terribile sciagura.
L'ultimo giorno, prima che morisse, Deanna era in preda a terribili spasmi. Erano arrivate le contrazioni ma il feto, essendo capovolto, non riusciva a trovare la via nel modo corretto. Il primo tentativo che fece fu di cercare di afferrare dall'interno i piedi del nascituro e di tirarlo con forza, come avveniva anticamente con i vitelli. Ma non riuscì nell'intento, in quanto la posizione del feto era realmente assai anomala, probabilmente quasi di traverso e le sempre più violente contrazioni che stavano scuotendo il corpo della betazoide, non lo stavano di certo aiutando.
Era quasi calato il sole, che i gemiti di Deanna si erano trasformati in urla strazianti. E non vi era nulla per potere calmare il dolore.
Gli Yeoman erano tutti all'esterno della capanna in cui Deanna tentava di partorire ed assistevano a quanto stava accadendo, come se fosse stata la prima volta. Alcuni trovarono la cosa persino divertente e cominciarono a scimmiottare i movimenti convulsi di Deanna. Mai come in quel momento Beverly sentì di odiare quegli ottusi neandertaliani. Ben più di quel giorno in cui sia lei che Deanna erano state brutalmente violentate.
A quel punto Beverly decise il tutto per tutto. Deanna ormai non era più in grado di comprendere quello che le stava accadendo, tale era il dolore che le stava letteralmente divorando.
"Deanna! Ascolta! Ora tenterò di estrarre il bambino, con un taglio cesareo. Vedrai, andrà tutto bene" le disse Beverly e Deanna si limitò ad annuire prima di emettere un altro urlo di dolore.
La Crusher riuscì a farsi aiutare da uno degli uomini Yeoman, uno dei più giovani, l'unico che in quei mesi si era dimostrato un poco gentile con loro. Si fece mettere delle ciotole di acqua calda tutto intorno al giaciglio di Deanna, poi prese la pietra di selce più affilata che aveva a disposizione e la sterilizzò facendola rosolare per qualche istante sulla fiamma del fuoco del campo. Prese la matassa di filo, fatto con gli scarti della lavorazione del pellame di hochk, che aveva preparato nei giorni precedenti, in previdenza di una simile eventualità e la infilò in un ago improvvisato: una lisca di pesce di fiume che si era presentata particolarmente adatta allo scopo.
Il sole era ormai calato e scese l'oscurità sul piccolo villaggio.
Mandò il giovane Yeoman a prendere una torcia e una volta di ritorno gli fece capire, con dei gesti sommari, di mettersi alle spalle di Deanna e di tenerla il quanto più possibile ferma.
Prima di iniziare l'operazione, mise fra i denti di Deanna un grosso pezzo di radice, che, almeno le era parso facendo qualche prova, avesse un parziale potere lenitivo. In più le avrebbe impedito di mordersi la lingua.
Il volto della betazoide era sconvolto. I suoi occhi, che solitamente infondevano dolcezza e amore, ora erano due palle impazzite che roteavano freneticamente. Beverly la guardò un istante prima di procedere, chiedendosi se stava facendo la cosa giusta e se sarebbe riuscita a salvare la vita della sua compagna.
Poi, con fare deciso e sicuro, affondò la lama della selce nel ventre gonfio della betazoide, lacerandolo nettamente di almeno venticinque centimetri. Deanna emise un gemito altissimo e il giovane Yeoman faticò a tenerla ferma. Il sangue cominciò rapidamente a sgorgare dalla ferita ma Beverly si preoccupò di allargarla immediatamente e di individuare il nascituro per estrarlo.
L'operazione non fu facile, ma Beverly non ci mise più di qualche minuto. Il bambino aveva sfortunatamente anche una parte del cordone ombelicale che gli avvolgeva il piccolo ed esile collo. E soprattutto non respirava. Prontamente Beverly lo liberò dal cappio e recise di netto il cordone, facendo poi il classico nodo che crescendo, sarebbe diventato il suo ombelico. Subitamente cominciò delle pratiche manuali di rianimazione, risciacquandolo con acqua calda e incredibilmente, quel piccolo corpicino paonazzo emise finalmente un lamento che si trasformò poi in un fragoroso pianto.
Deanna intanto era svenuta, per cui Beverly mise il bambino nelle mani del giovane Yeoman e presa la lisca di pesce e il filo di fortuna, e cucì le carni della betazoide alla meglio. Ma non aveva assolutamente nulla per sterilizzare la ferita ed era troppo estesa per poterla cauterizzare senza creare delle gravi ustioni. Più di così proprio non avrebbe potuto con quei pochi attrezzi.
La notte la passò a vegliare Deanna ed il bambino.
Ma Deanna, da quella notte, non riaprì più i suoi occhi. Le conseguenze del parto le avevano sfiancato il già debilitato fisico e una probabile infezione le fece salire la febbre. Dopo due giorni ed una notte di agonia, Deanna spirò fra le braccia di Beverly, mentre il suo bambino, che ancora non aveva un nome, era attaccato al seno della madre morente.
La morte di Deanna segnò anche la fine di suo figlio. Senza la madre ad allattarlo, Beverly non aveva nulla con cui nutrirlo. Lei, infatti, era ancora senza latte, in quanto avrebbe partorito solo fra un mese circa. Il piccolo spirò tre giorni dopo di stenti e per una infezione, sotto gli occhi impotenti ed affranti della dottoressa.
Beverly aveva ancora freschi nella mente i ricordi di quei giorni terribili. Era rimasta completamente sola, in balia degli Yeoman, prossima al parto.
Per sua fortuna, il suo travaglio fu breve e relativamente meno doloroso rispetto al suo primo figlio, Wesley, e tutto andò relativamente liscio. E ora poteva felicemente tenere in braccio il piccolo Jean-Luc, figlio di chissà quale degli Yeoman.
Beverly si rimise in piedi, accarezzando per una volta ancor la lapide.
"Tornerò domani, promesso!" disse, rivolta alla pietra scolpita.
Si incamminò verso il villaggio, quando udì delle urla provenire da esso.
"Che sta succedendo?" si domandò.
Affrettò il passo e man mano che si avvicinava le urla aumentavano di intensità. Salvo poi cessare di colpo.
Beverly arrivò al villaggio praticamente correndo e lo trovò devastato e soprattutto deserto. Chi o cosa aveva fatto questo? Che era successo? In più di un anno di prigionia non aveva mai visto né animali né altri esseri in grado di rappresentare una minaccia per gli Yeoman.
Si incamminò fra le capanne rovesciate alla ricerca di risposte, tenendo ben stretto il suo bambino.
Al centro del villaggio emise un grido, il richiamo convenzionale fra gli Yeoman. Ma nessuno di loro rispose all'appello.
Alle sue spalle sentì un rumore metallico, familiare, ma che non udiva ormai da parecchio tempo. Voltandosi di scatto, la luce rossastra di un laser le segnò il volto.
"Borg!" fu il suo ultimo grido.

"Capitano lei non sente niente?" domandò Data
Picard, seduto sul marmo bianco che costeggiava parte della infinita muraglia era profondamente immerso nei suoi pensieri. Stava riflettendo sulla situazione e sul da farsi. Oltre a domandarsi della sorte del consigliere Troi e della dottoressa Crusher. Erano passate più di tre ore da quando Q le aveva portate con se, con il compito di assolvere alla fantomatica Prima Prova, di cui né Q né il Q-Continuum avevano specificato la natura.
La voce di Data lo raggiunse come se l'androide l'avesse chiamato da un profondo pozzo.
"Come ha detto signor Data?"
"Dicevo signore, che sto percependo un rumore in avvicinamento. E' molto simile al campione relativo al mezzo di trasporto utilizzato da Q".
"E' sicuro signor Data?" domandò Picard ingenuamente. Data non poteva certo essere vittima di allucinazioni.
"Si signore. C'è una probabilità del novantasette virgola sedici percento che si tratti dello stesso identico mezzo a motore" specificò Data.
Picard balzò in piedi attirando l'attenzione di Geordi e di Worf che a loro volta seguirono il capitano.
Picard corse qualche metro nella direzione in cui aveva visto scomparire il camion da trasporto della Terza Guerra Mondiale e mano alla fronte cominciò a scrutare l'orizzonte, ma senza scorgere alcunché, eccetto la muraglia e la strada che si perdevano all'orizzonte.
"Geordi! Riesci a vedere nulla?" domandò il capitano.
L'ingegnere capo dell'Enterprise mise in funzione i suoi occhi bionici al massimo ingrandimento possibile.
"No capitano, questa volta non vedo niente. Se sta arrivando qualcuno è ancora troppo lontano, anche per i miei bio-impianti oculari."
"Eppure Data sta percependo lo stesso identico rumore del camion di Q!" esclamò stizzito Picard, non dandosi per vinto.
"Ne è certo signor Data?" domandò ancora Picard, voltandosi verso l'androide, che stava alle loro spalle, alcuni metri più lontano.
"Certo capitano. Solo che…" ma Data fu bruscamente interrotto dal capitano.
"Geordi prova ad allargare il campo anche ai margini della strada. Forse sta viaggiando nel deserto, parallelo alla strada principale"
Geordi annuì e riprese a scandagliare l'orizzonte.
"Nulla signore, nulla" fu l'esito del secondo tentativo.
"Capitano? Geordi? Worf?" esclamò Data.
"Dica signor Data ci sono altre inf…" voltandosi Picard vide l'androide, che con la mano chiusa a pugno ed il pollice sollevato, indicava il deserto alle sue spalle.
"Sta arrivando, ma da questa direzione capitano" aggiunse Data.
"Ma come è possibile…"
In un primo momento Picard provò confusione, non riuscendo a comprendere come Q stesse potendo ritornare dalla stessa direzione da cui era arrivato in precedenza. Secondo logica, avrebbe dovuto far ritorno da quella opposta, in altre parole dalla quella in cui era sparito con Deanna e Beverly a bordo. Logica umana, pensò Picard, probabilmente quella dei Q è un tantino diversa.
"Vero! Lo vedo! E' sempre lo stesso mezzo!" confermò Geordi, ma ormai tutti potevano distinguere ad occhio nudo la nuvola di polvere.
In pochi minuti la sagoma del mezzo pesante si fece sempre più nitida e quando fu molto vicina, i quattro si spostarono a lato, tappandosi bocca e naso, per evitare che la nuvola di polvere e sabbia che stava sollevando li investisse una seconda volta.
Con una frenata brusca, il camion da trasporto con i simboli della Coalizione Orientale e il telone verde militare si arrestò davanti a loro, portando con se la prevista nuvola di sabbia.
Alla guida del mezzo sempre Q, sempre con la stessa antica divisa militare terrestre.
"Mon capitaine! Ben felice di rivederti! Allora come ce la passiamo vecchio mio?" furono le prime parole di Q, una volta smontato dal posto di guida.
"Dove sono Deanna e Beverly?" domandò immediatamente Picard.
"E non mi saluti nemmeno? Non siete felici di rivedermi?" insistette Q fingendosi dispiaciuto per la fredda accoglienza.
"Q! Dove sono Deanna e Beverly?" il tono della voce di Picard era estremamente deciso. Era seriamente preoccupato per la sorte delle due donne e non si sarebbe mai perdonato se fosse loro accaduto qualcosa di terribile.
"Qui dietro non ci sono!" intervenne Worf, che nel frattempo aveva controllato il retro del mezzo.
Q parve per un istante imbarazzato, come se avesse qualcosa da nascondere e stesse cercando le parole migliori per inscenare una delle sue solite commediole.
"Dove sono Q! Parla!" urlò Picard puntandogli un dito in mezzo alla fronte.
"Sono dietro… Nel camion. Credimi Jean-Luc!" rispose Q balbettando.
"Sta mentendo capitano! Qui non c'è traccia né di Deanna né di Beverly!" intervenne ancora Worf, poi però l'occhio gli cadde su qualcosa di insolito.
"Un momento. Ci sono due oggetti. Sono sacchi neri, signore."
Il cuore di Picard ebbe un cedimento. Un terribile pensiero gli si insinuò nel cervello e come un elettroshock, gli causò un fremito lungo la spina dorsale.
"Q! Tu! Non avrai…"
Q chinò il capo e senza rispondere si portò vicino a Worf e lentamente sbloccò i fermi della sponda posteriore del camion. Picard lo seguì con il cuore che gli pulsava in gola.
Poi si rivolse al klingon chiedendo aiuto per scaricare quei due inquietanti sacchi. I due faticarono a metterli a terra segno che erano piuttosto pesanti.
E Picard capì, ma non solo lui, cosa contenessero quei sacchi, che solo ora denotavano una cerniera ermetica lungo tutto l'asse longitudinale. Ma non voleva crederci. Con tutte le sue forze cercò di convincersi che si stava sbagliando.


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