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THE LAST ENTERPRISE
CAPITOLO 18
Picard si asciugò la fronte, madida di sudore, con la manica dell'uniforme.
Ne approfittò per concedersi una piccola pausa. Il sole di quello strano luogo era sempre alto e non accennava a calare. Dubitò che sarebbe mai tramontato, concedendogli un poco di frescura. Lo scenario creato d Q, a quanto pareva, era stato concepito come statico. Gli sfuggiva comunque il significato di un luogo tanto inospitale.
"Si sente bene capitano?" domandò Data, non appena si rese conto che il capitano aveva smesso di scavare.
"Si Data. Fa solo un po' troppo caldo per i miei gusti."
"Capisco signore. Se vuole andare a sedersi all'ombra, proseguirò io le operazioni di escavazione. Le ricordo che io non risento minimamente il calore, signore. Posso operare perfettamente fino ad una temperatura massima di…"
"No Data, grazie," lo interruppe Picard "voglio contribuire anch'io. E' l'unico modo che ho ora per onorare la morte di Beverly e Deanna. Dare loro una degna sepoltura."
"Capisco signore" rispose freddamente Data riprendendo a scavare a mani nude. Grazie alla sua forza, l'androide riusciva ad incidere più efficacemente lo strato di terra più duro, a causa della siccità, che si trovava subito sotto pochi centimetri di sabbia.
Picard invece si stava aiutando con delle pietre acuminate, sbriciolando la sabbia compatta. Avrebbero impiegato parecchio tempo, ma al momento era meglio che restarsene con le mani in mano ad attendere il ritorno di Q.
Un pensiero andò ancora a Geordi e Worf. Picard si domandò che situazione stessero affrontando i suoi due ufficiali. A quali prove li avrebbero sottoposti e se non avrebbe infine dovuto scavare altre due fosse per loro.
Sentì ancora una volta crescere in lui la rabbia per lo stato di impotenza in cui si trovava. Completamente nelle mani di un essere come Q, capriccioso e volubile e senza una sola risposta alle sue mille domande.
Aveva meditato molto su quanto stava accadendo.
Lo sconcertava l'idea che ogni vita senziente della galassia, non fosse in realtà il frutto dei singoli sforzi di miliardi di esseri, spesi in miliardi di vite, caoticamente spinti verso il desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita ed allargare gli orizzonti delle loro conoscenze, bensì un esperimento. Un gioco. Un divertimento di due entità superiori. Ecco cosa erano in realtà.
Due entità che per millenni si erano preparate a questo scontro, di cui ora, le cavie, stavano pagando lo scotto.
Picard aveva sempre considerato i Q ed il Q-Continuum come guardiani dell'universo stesso, capaci si di influenzare singoli avvenimenti della Storia, ma in fondo, essi stessi, parte del grande insieme che è il Creato.
Ora la sua visione era radicalmente mutata. Ora li considerava un grande pericolo per l'integrità dello stesso Universo. Come potevano esseri che si presumesse avessero raggiunto l'onniscienza, disprezzare a quel punto la vita? Proprio loro che più di qualsiasi altra entità ne avrebbero dovuto conoscere il valore?
Picard sbuffò di rabbia, affondando con maggior vigore la punta della sua roccia nel duro terriccio, che lentamente si sbriciolava.
"Capitano, se permette un'osservazione, io la vedo molto inquieto. Un altro penny per i suoi pensieri" disse Data, senza interrompere le operazioni di escavazione.
"Come Data?" si accigliò Picard, di fronte all'insolita formulazione della domanda da parte dell'androide.
"Un altro penny per i suoi pensieri, signore" ripeté subito Data.
"E' sicuro di poter pagare Data?" rispose Picard sorridendo "Intende realmente ricevere il penny capitano?" domandò ingenuamente Data.
"No Data! No! Stavo soltanto scherzando" sospirò Picard battendosi agitando le mani in segno di diniego.
Picard e Data rimasero in silenzio qualche istante. Entrambi smisero di scavare. E a far loro compagnia rimase solo il fruscio del vento.
"Sa, signor Data, da quando ho accettato la sfida propostami da Q e abbiamo poi assistito alla seduta del Consiglio del Q-Continuum, ho un grande interrogativo che mi tormenta."
Data rimase impassibile, continuando a fissarlo. Picard lo interpretò come un assenso a continuare la conversazione.
"Siamo noi veramente padroni delle nostre vite? O siamo solo dei burattini, manovrati da sapienti mani? Mi sono ritrovato a pensare che forse, tutto quello che facciamo, che abbiamo fatto e che faremo, in realtà, sarà tale solo perché così avrà voluto qualcun altro" Picard fece una pausa per inumidirsi le labbra arse dalla calura del deserto.
"E se i Q hanno forse sempre controllato tutta la vita del Quadrante Alfa. Se tutto quello che abbiamo fatto nei secoli è solo il frutto di una competizione malsana fra due esseri sfaccendati" Picard volse lo sguardo a terra, scuotendo lentamente il capo.
"Che senso hanno le nostre vite?" si domandò sconsolato.
Data fece un leggero scatto col capo e rimase qualche istante a fissare l'orizzonte.
"Capitano, io credo che, per quanto i Q siano potenti, il loro controllo si fermi solo alla capacità di creare le condizioni affinché certi fatti accadano o prendano una determinata svolta. Ma credo anche che non abbiano nessun potere sulla nostra capacità di affrontare gli eventi e di, eventualmente, sovvertire il loro volere"
disse senza fare una pausa. Poi riprese subito a scavare, senza attendere che il capitano accennasse una qualche risposta.
"Parole di speranza, da un androide," sussurrò Picard che poi continuò con un tono normale "forse non ha tutti i torti Data. Forse il controllo dei Q è meno invasivo di quello che sembrerebbe. Forse è per questo che li affasciniamo tanto. Per la nostra capacità di sfuggire alla logica di ogni controllo."
Le parole di Data avevano avuto la capacità di accendere una piccola fiammella d'orgoglio puramente umano nel suo cuore, e gli avevano infuso forza e determinazione.
Riprese a scavare, deciso a non interrompersi più fino a che sia Deanna sia Beverly non fossero state degnamente sepolte. Forse il suo destino era già stato scritto in qualche grande libro, in un archivio del Q-Continuum, ma ora sentiva che avrebbe potuto obbligare qualche impiegato a recuperare la sua scheda ed ad apportargli delle sostanziali modifiche. Non esiste alcun destino preordinato. Noi siamo e saremo ciò che la nostra volontà, le nostre capacità, ci porteranno ad essere. E gli ostacoli che incontreremo sul cammino ci daranno forza e ci formeranno, man mano che li affronteremo.
Successi ed insuccessi. Picard aggrappò tutto se stesso a questa fragile verità.

"Eccoli! Sono arrivati!" esclamò il giovane Q saltando in piedi e sporgendosi dalla balaustra lignea che delimitava il palco d'onore dal resto dell'arena.
"Finalmente! Ora possiamo cominciare. E soprattutto finire."
"Fai preparare i tuoi sfidanti Borg! Adesso vedremo se l'Ordine batterà il Caos!" disse Q rivolto al suo sfidante. Stavolta era certo che per i droni di quello sbruffone non ci sarebbe stato scampo. La scelta di Qo'Nos come campo di battaglia apparentemente favoriva il suo avversario, ma Q aveva ben pensato di far trovare ai due tutto il necessario per abbattere degli stupidi quanto lenti droni: armi da taglio. I loro scudi, adatti solo a respingere attacchi di armi ad energia, nulla avrebbero potuto contro i colpi di bat'leth di Worf. Lo scontro sarebbe terminato presto. Ne era certo.

"Ma quanti ce ne saranno?" domandò Geordi con voce tremante. L'idea di dover affrontare tutti quei droni con il solo ausilio di una vecchia lama lo stava terrorizzando.
"Sono migliaia. Ma non credo siano per noi. Credo siano solo spettatori. E noi gli sfidanti" lo rassicurò il klingon poi gli fece cenno con la mano di guardare più in alto, verso quella che doveva essere una postazione privilegiata, in quanto si ergeva sopra gli altri posti a sedere, formando una quadrilatero, protetto dai raggi solari da un tendaggio color porpora e cinto da una ringhiera di legno sagomato.
"E' Q!" esclamò Worf.
"Si! C'è anche il suo avversario e quel ragazzo che abbiamo visto mentre camminavamo su quel sentiero che ci ha portati fino al Q-Continuum" confermò Geordi facendo appello ad un paio di livelli di ingrandimento dei suoi impianti visivi.
I due si portarono verso il centro dell'arena, sotto gli occhi assolutamente fissi nel vuoto dei droni Borg. Non si stavano minimamente curando di loro, come se fossero stati collegati alle loro consolle all'interno di una comune nave cubo.
"Questa atmosfera mi sta facendo venire la pelle d'oca!" mormorò Geordi, osservando preoccupato la massa informe di bioimpianti.
I due si portarono fin sotto la balconata d'onore dove Q, che ora era abbigliato come un antico nobile klingon, sembrava attenderli smanioso.
"Q! Si può sapere che farsa è questa? Perché ci hai fatto vagare nel palazzo?" urlò Worf per farsi sentire fin lassù.
"Worf! Worf! Mio guerriero klingon prediletto!" rispose Q allargando le braccia al cielo, come un padre pronto ad abbracciare il figlio.
Worf ringhiò rabbiosamente all'indirizzo di Q e strinse con maggior forza l'impugnatura della bat'leth. Se avesse potuto avrebbe piantato le sue lame fra le carni di quell'odioso essere.
"Ma Worf! Non fare così. Tieni la tua rabbia da parte! Tra poco potrai dargli ampio sfogo!" replicò Q sorridente.
"Che vuoi dire Q?" domandò Geordi.
"Siete giunti alla seconda prova. La Prova della Forza. Dovrete dimostrare di essere fisicamente più forti e capaci dei Borg. Credo che sarà una formalità" ridacchiò soddisfatto voltandosi verso il Q-Borg.
"Lo vedremo, vecchio mio! Lo vedremo presto!" rispose per nulla intimorito il suo millenario nemico.
"Che dobbiamo fare Q?" le domande di Geordi non si erano ancora esaurite, visto che fino a quel momento non aveva avuto nessuna risposta.
"Lo capirete presto!" esclamò il Q-Borg, il quale, subito dopo, schioccò le dita e due droni borg comparvero dal nulla, dalla parte opposta dell'arena.
"Voltatevi ragazzi!" urlò come un isterico Q. Era nervoso. Nervoso come mai, né Worf né Geordi, l'avevano visto. Il che, pensò Geordi, era assai poco rassicurante.
"E ora?" continuò a domandarsi Geordi.
"Non hai compreso Geordi? Prova della Forza. Queste bat'leth. Ecco perché Q ci ha fatto vagare nel palazzo. Per farci trovare queste. Sapeva che io le avrei portate con me. Abbiamo un grande vantaggio sui Borg" spiegò Worf, il cui respiro si era fatto più accelerato. I suoi occhi erano in fiamme e il sangue bollente. Il richiamo della battaglia era codificato nei suoi geni e tutti i muscoli del suo corpo, allenati da anni di esercizi e dai programmi olografici di callistenia, erano tesi e pronti allo sforzo.
Geordi invece sentì solo l'adrenalina aumentargli in dosi insopportabili in tutto il corpo, mentre gocce di sudore freddo lentamente scendevano dalle tempie.
"Dobbiamo batterci con quei due droni?" Geordi indicò i due rappresentanti dei Borg, che con il loro passo lento e ondeggiante, si muovevano verso di loro, mentre il puntatore ottico cercava di inquadrarli.
"Non preoccuparti. Posso fare da solo" disse sommessamente Worf. Un istante dopo era scattato verso i due poveri droni che nulla avrebbero potuto contro i colpi delle lame klingon.
Non ci vollero più di trenta secondi. Worf decapitò il primo con un colpo netto e finì il secondo con una serie di colpi al busto.
Caddero a terra senza fiatare, da buoni droni, senza avere il tempo di abbozzare una minima reazione mentre Worf rimase sopra di loro con la bat'leth in pugno a contemplare la sua vittoria.
"Abbiamo vinto!" esultò l'allievo di Q compiendo un primo balzo a braccia aperte, facendone seguire altri più contenuti sul posto.
"Vittoria! Vittoria! Li abbiamo stracciati!" continuò il giovane, entusiasta per lo spettacolo a cui aveva appena assistito.
"Controllati!" lo rimproverò subito Q "Un minimo di comprensione per i perdenti!" Q fece seguire alla sua affermazione una grassa quanto assordante risata. Poi si rivolse al suo avversario di sempre con tutta l'intenzione di sbeffeggiarlo a dovere:
"Allora amico mio? Che ne dici? Possiamo affermare che la Seconda Prova è terminata? Terminata come i tuoi irresistibili quanto ordinati droni borg?"
Il Q-Borg era rimasto impassibile di fronte alla infausta sorte che era toccata ai suoi campioni. Come se, quanto era appena accaduto, non lo tangesse minimamente.
"Direi di no Q" ribatté tranquillo.
Q si accigliò. Il suo nemico era troppo sicuro. Si cominciò a chiedere se avesse trascurato qualche dettaglio, tale da permettere al Q-Borg di potersi appigliare all'esito della sfida.
"Vedi Q," continuò il Q-Borg "in cambio della tua scorrettezza durante la Prima Prova, ho fatto una piccola richiesta al Consiglio del Q-Continuum. Un piccolo risarcimento per il danno subito. E non hanno potuto fare a meno di considerare che era una più che lecita richiesta."
"E con questo?" lo interruppe Q, dalla cui bocca era scomparsa ogni traccia di sorriso.
"E con questo, ho ottenuto, per questa prova, di utilizzare non solo quei due miseri droni, che il tuo prode klingon ha macellato, ma tutti quelli che erano riusciti a riprodursi durante la Prima Prova."
Sul volto del Q-Borg comparve un sorriso beffardo.
"Guardali. Sono li, sulle tribune" concluse soddisfatto.
"Ma! Ma! Ma!" Balbettò Q "Tutto questo non è possibile! E' ingiusto! E' irregolare! Farò ricorso!" sbraitò Q.
"Lamentati pure Q. Mentre tu vai a chiedere lumi, io resto qui a godermi la sconfitta dei tuoi umanoidi!".
Q strinse rabbiosamente i braccioli dello scranno ligneo su cui sedeva.
"Che tu sia maledetto!" imprecò poi chiamò a se il suo allievo e gli ordinò di recarsi presso il consiglio e di chiedere conferma di tale decisione di cui lui non era stato informato.
Il fanciullo scomparve nel nulla.

Quando Worf e Geordi si riportarono sotto la balconata videro il ragazzo ricomparire alle spalle di Q e mormoragli qualcosa nell'orecchio sinistro. E poi videro Q impallidire.
"Allora Q! Abbiamo sconfitto i Borg! Abbiamo vinto la Prova!" esclamò Worf, reclamando la sua vittoria.
Q si alzò in piedi e appoggiandosi alla balaustra si sporse verso i due federali.
"C'è una piccola novità ragazzi. La prova non è ancora terminata.
Resta ancora qualche dettaglio, minimo direi..." disse con voce tremante.
"Ovvero?" domandò Geordi.
"Ovvero questo!" si intromise il Q-Borg schioccando le dita.
Improvvisamente il pubblico di droni borg che fino a quell'istante aveva assistito nella più completa indifferenza, si animò e l'aria si riempì del ronzio sinistro di un migliaio di meccanismi che entravano in funzione.
E un migliaio di laser rossastri si concentrarono su Worf e Geordi, inondandoli di una luce infernale


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