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THE LAST ENTERPRISE
CAPITOLO 22
Percepì, nuovamente, il fetore delle carni di un drone Borg. Un odore che non avrebbe mai più potuto dimenticare e che risvegliò in lui emozioni di terrore.
Nonostante fosse in imminente pericolo di vita, il primo pensiero di Riker andò ai terribili momenti della battaglia di Kaatana, quando la grande flotta di navi del Quadrante Alfa, respinse la prima ondata d'invasione dei Borg. Fu una grande vittoria, ma pagata a caro prezzo, con centinaia di migliaia di morti e la grande flotta decimata.
Era sull'Enterprise, quando i Borg riuscirono a penetrarne gli scudi ed ad abbordarla. Il capitano Picard predispose la difesa corpo a corpo dell'ammiraglia della Flotta Stellare. Non avrebbe mai permesso che cadesse nelle mani dei Borg una seconda volta, dopo quanto era successo durante gli avvenimenti che portarono William sulla Terra del ventunesimo secolo ad incontrare Zefram Cochrane, inventore della propulsione a curvatura.
Con una squadra della sicurezza si recò per primo alla sezione di Cartografia Stellare, dove una cinquantina di droni stavano già iniziando ad installare le loro apparecchiature, volte a prendere il controllo della nave.
Riker escogitò uno stratagemma difensivo drastico, decidendo di sparare nello spazio tutti quei droni, a costo di aprire una falla nello scafo.
Purtroppo i Borg in pochi istanti avevano preso il controllo dei sistemi principali e non fu possibile teletrasportare fuori dall'Enterprise gli intrusi, per cui William, con il permesso del capitano, fece irruzione nella sala di Cartografia con l'intento di piazzare una granata che avrebbe squarciato la parete esterna della sala, risucchiando i droni nello spazio e facendo a pezzi gli eventuali superstiti.
La missione fu un successo, ma purtroppo, durante l'irruzione, uno dei droni riuscì a colpirlo al braccio, iniettando le nanosonde nel suo corpo.
Sentendosele risalire lungo il braccio, con un gesto di grande coraggio prese il proprio phaser e se lo puntò contro il gomito. Consapevole di avere solo pochi secondi a disposizione, lasciò da parte ogni ripensamento e sotto gli occhi esterrefatti degli altri ufficiali, si tranciò di netto l'avambraccio. Se doveva morire, non sarebbero stati i Borg ad ucciderlo.
Svenne immediatamente per il dolore, ma si salvò dall'assimilazione. Quando si risvegliò si trovava nell'infermeria dell'Enterprise e la battaglia era ormai conclusa. E vinta. Il ricordo dell'intenso dolore provato lo riportò alla realtà.
Una mano gelida gli stava spappolando la carotide e se non avesse fatto qualcosa al più presto, il suo sacrificio nella battaglia di Kaatana sarebbe stato solo un rimandare l'inevitabile.
Tentò di opporre resistenza con la sola mano che gli restava, ma la presa era davvero ferrea e la vista cominciò ad annebbiarsi per la mancanza di ossigeno.
Quando fu sul punto di svenire, finalmente la mano del drone mollò la presa e cadde a terra, staccata di netto da un preciso colpo di phaser, sparato dal suo vulcaniano preferito. Un braccio pari, trovò la forza di ironizzare Riker, cercando di riprendere fiato e allo stesso tempo di indietreggiare. E vide Vovelek, accanto a lui, con un phaser in mano, puntato verso i droni che lentamente avanzavano.
"Come si sente? Può farcela?" domandò Vovelek.
Riker si limitò ad annuire. La sua gola era talmente dolorante da non riuscire nemmeno a deglutire.
Vovelek fece fuoco una seconda volta ed un altro drone cadde a terra fulminato.
"Muoviamoci, presto si adatteranno!"
Riker tentò di correre, ma la vista era ancora annebbiata. Probabilmente stava barcollando.
Sentì sotto i suoi stivali il rumore metallico della rampa, segno che era riuscito ad imbroccare il portellone d'uscita della capsula.
La luce abbagliante del deserto lo disorientò ancora maggiormente e percepì chiaramente che stava cadendo. Per un istante come una sensazione di leggerezza, seguita subito dopo dal colpo per l'impatto con la sabbia del deserto, che per sua fortuna attutì il colpo.
"Comandante!" urlò Vovelek da sopra la rampa.
Riker cercò di rimettersi in piedi, ma una gamba si rifiutò di obbedire.
Rotta? Slogata? Comunque fosse un acuto dolore proveniva da essa e gli stava impedendo di recuperare una posizione eretta.
"Comandante Riker! Si alzi presto! Si sono adattati alle frequenze del mio phaser! Dobbiamo andarcene di qui!"
La voce di Vovelek ora era molto più vicina, doveva essere sopra di lui, dedusse William, prima che il sole, eclissato dal capo del vulcaniano ed incorniciato dalle sue tipiche orecchie appuntite, venisse a confermare la sua supposizione.
Si sforzò di mettere a fuoco l'immagine, mentre lentamente il sangue tornò a defluire normalmente verso il suo cervello e verso la sua retina. La morsa del drone era stata davvero micidiale.
"Comandante Riker! Mi sente?" urlò nuovamente Vovelek.
Appena Riker tentò di parlare e di spingere dell'aria dai suoi polmoni verso le corde vocali, un dolore acuto gli ricacciò indietro ogni parola. Ma si sforzò di sopportarlo.
Dapprima balbettò qualcosa di incomprensibile, che Vovelek non riuscì ad afferrare e che lo spinsero a prendere la decisione di caricarsi Will in spalle e di muoversi verso l'accampamento nell'oasi. I Borg si stavano avvicinando a loro due.
Riker si sentì sollevato di peso e comprese che Vovelek lo stava portando via dai Borg. Gli stava ancora una volta salvando la vita. Ora non erano nuovamente più in parità.
Con la testa poggiata sulla schiena di Vovelek, poté vedere, seppur non chiaramente, una dozzina di Borg incamminarsi lentamente fuori dalla capsula, avventurandosi nel deserto, al loro inseguimento. Per loro fortuna erano, come sempre, dannatamente lenti ed impacciati. Ma era consapevole anche del fatto che avrebbero potuto camminare nel deserto, senza rifornimenti, per molto più tempo di loro due.
"Ci stanno inseguendo." riuscì a dire flebilmente Riker.
"Lo so. Dobbiamo tornare all'oasi. Prendere quante più scorte possibili e fuggire."
"Ma dove andremo?"
"Lontano da loro. Sicuramente in questo deserto vi sono altre oasi" rispose il vulcaniano, il cui fiato si era fatto più corto a causa dello sforzo di dover camminare fra la sabbia delle dune, con il non indifferente peso di un umano adulto sulle spalle.
"E' inutile fuggire. Ci troverebbero facilmente. Questi Borg devono già essersi messi in contatto con la loro nave madre. Presto ne arriveranno qui altri, ed altri ancora. Non avremo scampo."
"Lei ha un'idea migliore da proporre comandante?" domandò Vovelek, senza interrompere il cammino.
"Dobbiamo eliminarli. Recuperare la capsula e fuggire da qui. Abbandonare il pianeta. Prima che una loro nave arrivi!"
"Ottima idea comandante. Ma come al solito voi umani lavorate troppo con la fantasia. Io non vedo alcun modo per sconfiggere una dozzina o forse più di droni, ora che si sono adattati alla frequenza dei nostri phaser. Senza contare che non ho idea di come riportare la capsula in orbita."
"Sfruttiamo il terreno a nostro vantaggio. Loro sono lenti. Noi possiamo batterli in velocità. Dobbiamo fare allontanare dalla capsula il maggior numero di droni possibile. Dopodiché ci impossesseremo della capsula!"
Riker stesso non era troppo convinto della sua idea, ma gli sembrava meglio che avventurarsi ancora nel deserto, con la quasi certezza di morire, se non per mano dei Borg, ucciso dalla sete.
"E come pensa di ingannarli? Seguono i nostri segni vitali con i loro scanner. Possiamo anche essere più rapidi, ma comprenderanno subito il nostro piano." obiettò Vovelek.
"Modificando il trasmettitore di emergenza ed il trycorder, affinché emanino una finta traccia, che simuli la nostra presenza. Se ci muoveremo in fretta, saremo alla capsula prima che se ne rendano conto!"
"Ma lei è infortunato. Non riuscirà a correre, sempre che i Borg cadano nel tranello."
"Ci cadranno! Non sono capaci di porsi domande. Seguiranno il segnale e basta. E io ce la farò, anzi mi metta pure giù ora. Penso di poter camminare!" esclamò Riker.
Vovelek si arrestò improvvisamente e si tolse il peso di William di dosso in un istante. Non appena Will mise la gamba destra a terra, un dolore lancinante, all'altezza del ginocchio, lo costrinse a poggiarsi sulla gamba opposta. Strinse i denti e cercò di non cadere, né di inginocchiarsi.
Poteva, doveva farcela. Probabilmente non si era rotto nulla, sicuramente una forte contusione. Poteva sopravvivere.
"Pensa di farcela?" gli domandò Vovelek, che stava notando l'espressione di dolore sul volto del compagno.
"Si, è solo una brutta botta. Ma niente di irrimediabile. Andiamo!" rispose Riker, mettendosi in cammino verso l'oasi, al passo più veloce che gli riuscì di tenere.
Erano ormai in vista dell'oasi, mentre i Borg erano ancora sulla cima della duna. Avevano circa dieci minuti di vantaggio.
"Sono molto più veloce di lei. Vado avanti e inizio a modificare il trasmettitore ed il trycorder. Lei prenda le provviste." gli ordinò Vovelek e senza attendere una risposta lo sorpassò scomparendo per primo nella fitta vegetazione dell'oasi e non notando il disappunto malcelato di Riker, per avere ancora una volta ricevuto ordini senza nessun tipo di consultazione.
Nonostante fossero oramai dipendenti l'uno dall'altro, Vovelek si ostinava a non ritenere necessario interpellarlo e condividere con lui le scelte da fare.
Pochi minuti dopo, zoppicando vistosamente, Riker raggiunse il vulcaniano, che, chino a terra, stava ancora apportando le dovute modifiche ai due dispositivi.
"Ho quasi finito" disse Vovelek senza voltarsi, anticipando la probabile domanda di Riker.
"Ottimo! Presto! Prendiamo le provviste e abbandoniamo l'oasi passando da est. Da li aggireremo la duna e arriveremo alla capsula mentre i Borg saranno qui a cercarci nella boscaglia!"
Riker riempì lo zaino con le borracce dell'acqua e i frutti che avevano raccolto durante la giornata precedente e a fatica se lo mise in spalle.
"Lo dia a me quello. Lei già zoppica." lo interruppe Vovelek, che nel frattempo aveva terminato le modifiche.
Riker rimase un istante interdetto sul da farsi. Il suo orgoglio gli stava gridando di rifiutare l'aiuto, ma la logica del momento era dalla parte di Vovelek. Mise da parte la rivalità con il vulcaniano e porse lo zaino senza obiettare.
"Ho attivato la finta traccia vitale. Muoviamoci" disse Vovelek, indicando la via verso est.
"Aspetti!" lo bloccò Riker.
"Che c'è ancora?"
Riker raccolse da terra il suo phaser, ormai inutile contro gli scudi portatili Borg e ne modificò le impostazioni, mandandolo in sovraccarico. Un rumore simile ad un fischio, lentamente cominciò a crescere di potenza.
"Con un po' di fortuna esploderà al loro arrivo!"
Vovelek annuì, senza commentare.
E i due si incamminarono nella boscaglia, guardandosi bene intorno, alla ricerca dei droni.
Sbucarono presto sul lato est dell'oasi. A poco meno di un chilometro da li, era atterrata la capsula di salvataggio della Pioneer.
"Devono essere già arrivati all'oasi. Non vedo più droni sulla collina" disse Vovelek.
"Stanno sicuramente seguendo il segnale."
"Ne è certo?" domandò dubbioso Vovelek.
"Si fidi. Conosco molto bene i Borg" lo rassicurò Will.
"Ora andiamo. Dobbiamo fare il più in fretta possibile. Non appena scopriranno l'inganno, i droni rimasti sulla capsula si metteranno in allarme" chiuse la conversazione Riker.
Furono minuti di ansia e trepidazione, quelli che trascorsero subito dopo avere lasciato l'oasi. Vovelek in testa, allungava il passo quanto più possibile, mentre Riker, zoppicante, faticava a restargli ad una distanza accettabile. Ma non c'era tempo per fermarsi a recuperare.
Quando arrivarono in cima alla duna e poterono finalmente scorgere nuovamente la navicella di salvataggio, poggiata sulle sabbie infuocate del deserto, il boato provocato da uno scoppio, li raggiunse alle spalle. I due si voltarono e videro una nuvola di fumo, levarsi dal centro dell'oasi.
Il phaser aveva fatto il suo dovere.
"Ora sanno dell'inganno. Il nostro vantaggio tattico si è esaurito" commentò laconicamente Vovelek, iniziando la discesa della duna.
Apparentemente la capsula pareva disabitata dai suoi inquilini cibernetici, anche se molto probabilmente, un numero imprecisato di droni era al suo interno, sicuramente ancorati alle tipiche celle da cui i droni si connettevano al Collettivo. Riker e Vovelek si avvicinarono cautamente alla rampa di salita, temendo che ne fuoriuscisse un'altra orda di droni.
"Sembra tutto tranquillo." mormorò Riker.
"Le apparenze ingannano comandante" ribatté Vovelek iniziando a salire la rampa, misurando i passi, uno dopo l'altro.
Stavolta Vovelek impugnava una delle tipiche luci d'emergenza della Flotta, con lo scopo di illuminare il buio interno della capsula di salvataggio.
Un fascio ampio di luce bianca squarciò l'oscurità, mostrando uno spettacolo di morte e desolazione. A terra giacevano molti corpi senza vita di marinai della Pioneer, orrendamente deturpati dalle nanosonde Borg. Il pannello principale era stato già modificato con tecnologia Borg, più altre parti della navicella. Ma sorprendentemente, all'interno, non vi erano più droni in funzione.
"Via libera" disse Vovelek portandosi verso il controllo delle luci.
E le luci tornarono ad accendersi, illuminando uno spettacolo tragico.
"Devono avere lottato corpo a corpo." commentò Riker, osservando lo sfacelo di corpi e carni, che ricoprivano il pavimento, macchiato di sangue, della navicella.
"Sicuramente. Ora cerchiamo di riattivare l'energia, in modo da poter almeno utilizzare i razzi di manovra. Con quelli dovremmo almeno essere in grado di muoverci nell'atmosfera" disse Vovelek aprendo, con uno scatto, una paratia che nascondeva un sofisticato intreccio di circuiti.
"Ma non riesce a provare pietà nemmeno per un istante? Erano sotto il suo comando!" lo rimproverò Riker.
"I Borg non hanno avuto nessuna pietà per loro. Il meglio che posso fare per onorarli e salvare la mia e la sua vita" rispose il vulcaniano senza nemmeno rivolgere lo sguardo a Riker e poi continuò "mentre io mi occupo dell'energia principale, lei rimetta in funziona il sistema di navigazione. Dobbiamo andarcene di qui e in fretta."
Riker scosse il capo sconsolato per tanta freddezza e senza obiettare si mise al lavoro alla consolle di navigazione.
Ci vollero pochi minuti a Vovelek, per ripristinare l'energia principale e i circuiti della capsula tornarono a risplendere per il fluire dell'energia. E Will poté finalmente operare sulla consolle di navigazione.
"A che punto è comandante?" domandò Vovelek, che nel frattempo, alle sue spalle, stava operando una modifica ai circuiti dei propulsori, nel tentativo di renderli più adatti al volo atmosferico.
"Ho quasi finito. Ho dovuto riconfigurare il programma di navigazione. Era stato infettato da un virus Borg. Per nostra fortuna nessun danno grave. Anche se dovremo rinunciare al sistema di guida automatico. Insomma, dovremo tornare come ai tempi dell'Accademia. Ricorda il corso di Volo Manuale?"
Domandò Riker, sorridendo al pensiero di quanto si era divertito, guidando piccole navette nei cieli di Saturno e di Marte.
"Certamente. Io…" La voce di Vovelek fu spezzata da un gemito improvviso.
Riker si voltò di scatto, giusto in tempo per vedere le gambe del comandate Vovelek scomparire da dietro il portellone d'accesso.
"Vovelek!" urlò disperato, correndo verso l'uscita, dove vide il suo compagno di naufragio, trascinato a forza sulla rampa, da un drone Borg a cui mancava parte di un braccio e che presentava diversi danni da esplosione sul resto del corpo. E con lui altri droni, anch'essi pesantemente danneggiati, ma ancora dannatamente pericolosi, si stavano minacciosamente avvicinando alla capsula.
Il phaser sovraccarico non aveva eliminato tutti i droni, fu la logica deduzione di Riker.

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