"Maestro!"
Q sussultò, spaventato dall'improvviso arrivo del suo allievo,
e il gomito gli scivolò lungo il cofano del camion militare
a cui era poggiato da parecchi minuti.
"Ragazzo! Quante volte ti ho detto di non comparire all'improvviso!"
lo rimproverò il Q più anziano, riprendendo l'equilibrio
e voltandosi verso di lui.
"Chiedo perdono. Mi scordo sempre" si giustificò
il più giovane, ma subito rese palese quale che fosse il motivo
della sua visita. La sua attenzione era per Picard e Data.
"Cosa stanno facendo adesso?" domandò a bruciapelo.
Q, ancora abbigliato come un antico guerriero klingon, si voltò,
alla ricerca del punto che gli occhi del suo allievo stavano fissando
tanto intensamente.
"Intendi quei due?" Q indicò Data e Picard, chini
sulla sabbia del deserto, una decina di metri oltre il ciglio della
strada asfaltata.
L'allievo annuì trepidante, non appena il suo maestro tornò
a voltarsi verso di lui.
"Stanno seppellendo Worf e Geordi. Picard ha insistito fino a
sfinirmi affinché gli lasciassi il tempo di scavare le due
fosse. Non c'è stato verso di iniziare la Terza Prova. Un gesto
molto umano da parte sua, anche se del tutto inutile."
"Avevano già fatto la stessa cosa con le due femmine vero?"
domandò ancora l'allievo, notando a poca distanza dal luogo
in cui Picard e Data stavano scavando, due cumuli di sabbia e rocce.
"Si. Solo che prima avevano avuto tutto il tempo per farlo. Diamine!
Adesso il tempo scarseggia! Dobbiamo muoverci! E' almeno un'ora che
s'arrabattano a mani nude!" polemizzò Q, battendo il pugno
sul cofano del mezzo e causando un tonfo sordo che attirò l'attenzione
di Picard e dell'androide, i quali si voltarono verso Q ed il suo
allievo.
Comprendendo di essere stato notato, Q mise le mani attorno all bocca,
al fine di concentrare le onde sonore prodotte dalle sue corde vocali
nella direzione voluta ed esclamò:
"Volete muovervi voi due?"
Per tutta risposta, Picard compì con una mano, un gesto, che
Q riconobbe essere un antico ma ancora in voga, insulto umano. Data,
notando che il capitano aveva interrotto le operazioni di escavazione,
dapprima osservò e successivamente, replicò goffamente
il gesto e la cosa fece sorridere, seppur appena, Picard. Poi i due
ripresero a scavare, ignorando del tutto le pretese di Q.
Il volto di Q avvampò per l'offesa e per la rabbia. Come si
permettevano quei due sfrontati di insultarlo in modo tanto becero?
Il giovane Q non seppe trattenersi di fronte alla scenetta che vedeva
il suo maestre bellamente beffeggiato da due creature primitive, e
ridacchiò sommessamente.
"Credo ti abbiano mandato a quel paese, ma non ne sono sicuro.
Sei tu l'esperto sugli umani" commentò sarcasticamente
il giovane Q, il cui volto ricordava certe maschere del teatro greco-romano,
tanto si era arcuata la linea delle labbra, fin quasi a raggiungere
i lobi delle orecchie.
Q tornò a voltarsi verso l'allievo. Decisamente furente.
"Taci tu! Se non fosse che l'esito della mia sfida con il Q-Borg
dipende da quei due, li avrei già trasformati in due meteoriti
e costretti a viaggiare per eoni nello spazio! O chissà cos'altro
di terribile potrebbe venirmi in mente!"
L'allievo tacque, ma il ghigno di divertito compiacimento rimase immutato,
scolpito come marmo nel volto del ragazzo.
"E se non ti togli quel sorriso, caro il mio giovane e inesperto
allievo, farò in modo che tu debba pentirtene amaramente!"
Il volto del Q si fece serio di colpo, ma il suo maestro poté
giurare, di stare ancora sentendo delle poderose risate, provenire
dalla mente del suo allievo.
Lasciò perdere e tornò a seguire le operazioni di escavazione
di Picard e del suo fidato androide.
Ma il suo allievo non era sazio di risposte. Molte domande aveva ancora
in serbo per il suo mentore.
"Ma perché non gliel'hai scavata tu la fossa?" domandò
alcuni minuti dopo, giusto il tempo di lasciar sbollire un poco la
rabbia di Q.
"Non hanno voluto che interferissi. Picard ci teneva ad essere
egli stesso a compiere la tumulazione. Se avessi saputo che erano
così dannatamente lenti non avrei mai acconsentito!"
"Potresti almeno fornirgli una escavatrice. O delle semplici
pale no?"
Q scosse il capo in segno di diniego.
"Non hanno voluto nulla. Picard ha insistito per scavare a mani
nude, così come aveva fatto per Beverly e la betazoide."
"Un segno di rispetto estremo verso i suoi compagni," commentò
l'allievo "doveva essere molto affezionato a loro. Erano uniti
da un grande legame."
Per tutta risposta, Q sbuffò spazientito "quanto sono
lenti
"
Il ragazzo continuò comunque la sua analisi.
"Fossero stati Borg, avrebbero abbandonato i droni in mezzo a
questo deserto, senza preoccuparsi d'altro. Oppure li avrebbero trasportati
su una delle loro navi alveare per essere riconvertiti in qualcosa
di utile al Collettivo. Due culture davvero inconciliabili. Due mondi
diametralmente opposti. Il singolo e il collettivo."
Q si limitò ad annuire senza intervenire. A lui importava solo
che la prova finale avesse inizio. Era impaziente e nervoso.
"Miliardi di singoli individui, dotati di un proprio arbitrio,
coordinati da strutture sociali complesse contro un'unica volontà
che coordina la struttura di miliardi di esseri. Un bel dilemma. A
chi affidare la Galassia?"
Il giovane Q esitò qualche istante, come se cercasse la risposta
giusta al quesito, poi alzando le spalle "comunque vada preferisco
gli umanoidi. Sono più divertenti. Un Borg non avrebbe mai
mandato a quel paese un Q!" concluse sghignazzando.
"Sparisci!" gli urlò esasperato il suo maestro, voltandosi
di scatto, per l'ennesima volta.
E l'allievo obbedì scomparendo all'istante, senza che nemmeno
un granello di polvere si sollevasse da terra.
"Giovani! Credono di potersi prendere beffa degli anziani sena
pagarne le conseguenze! Non ci sono più i Q di una volta!"
bofonchiò fra se, salvo poi tornare ad osservare Picard e Data
e rimase in quella posizione per un'altra ora buona, fino a che i
due non ebbero posato l'ultima pietra. Altri due cumuli paralleli,
ora adornavano il piatto deserto attorno a loro.
Picard, con le mani doloranti e piagate dal terreno secco e duro,
si avvicinò a Q, asciugandosi il sudore copioso della fronte,
con la manica, ormai sudicia e logora della sua uniforme da capitano.
Data, al contrario, appariva sempre fresco come una rosa.
"Avete finito finalmente! Cominciavo a temere che non sarebbe
bastato tutto il tempo dell'universo!" sbottò Q, divorato
dalla brama di dare inizio all'ultima prova.
"Non avevamo nessuna fretta Q. Worf e Geordi meritavano una degna
sepoltura. Non servirà a cambiare le cose ormai, ma glielo
dovevo. Non potevo lasciare i loro corpi in quei sacchi sotto il sole.
Nonostante questa gigantesca farsa che avete organizzato, ho ancora
dei principi in cui credere" gli rispose determinato Picard.
"Ma come siamo diventati coraggiosi Jean-Luc! Ti senti pronto
a sfidare tutto il Q-Continuum?" ironizzò Q, divertito
ma al contempo soddisfatto che la sua ultima speranza di vittoria
stesse reagendo come sperava.
"Si sono pronto!" rispose Picard puntando le sue pupille
dritte in quelle di Q.
"Bene Jean-Luc! Tu e Data potrete da subito dare prova delle
vostre capacità! Che abbia inizio la Terza ed ultima pro..."
Q fu bruscamente interrotto dall'improvvisa comparsa del suo millenario
avversario.
"Fermi! La prova non può cominciare!" esclamò
risoluto, mentre il sole del deserto si rifletteva contro i bioimpianti
dorati di cui era adornato il suo corpo.
"Che diamine vuoi adesso?" ribatté Q portandosi ad
un palmo dal volto del Q-Borg, con le mani ai fianchi e le gambe divaricate,
in segno di sfida.
"Lui non può partecipare!" disse indicando Data,
con un dito della mano.
"Per quale motivo?" domandò Picard.
"Non è un umanoide!" fu la risposta del Q-Borg.
Si
stavano avvicinando seppur lentamente. Riker ne contò rapidamente
sei.
Uno di essi teneva, con l'unico braccio rimasto, saldamente in pugno
Vovelek. Gli altri cinque, altrettanto malconci, danneggiati pesantemente
dall'esplosione del phaser sovraccarico, barcollando stavano portandosi
verso la rampa di salita alla capsula di salvataggio.
Riker cercò rapidamente nella sua mente di fare una lista
delle opzioni che gli rimanevano, fermo restando che salvare la
vita a Vovelek era la sua priorità assoluta. Non avrebbe
lasciato il vulcaniano in pasto ai Borg, non dopo tutto quello che
avevano passato insieme, non dopo che Vovelek l'aveva salvato dalle
sabbie del deserto.
Corse rapidamente all'interno della capsula e recuperò l'unico
phaser rimasto. Con un po' di fortuna sarebbe riuscito ad abbatterne
almeno un altro paio, prima che divenisse inutile causa l'adattamento
degli scudi Borg alle frequenze dell'arma ad energia.
Tornò rapidamente, seppur zoppicando verso il portello e
subito punto il phaser verso il punto in cui si trovava Vovelek.
Ma purtroppo sia lui che il drone che lo aveva catturato, erano
scomparsi dal campo visivo. In compenso gli altri Borg erano ora
ai piedi della pedana e si apprestavano a riprendere possesso della
capsula di salvataggio.
Riker decise che doveva fare in fretta se voleva salvare il vulcaniano,
che ora probabilmente stava lottando contro il drone per impedire
la sua assimilazione al collettivo. Glielo doveva, se non altro
per tornare in parità.
"Maledetti!" urlò al vento del deserto e fece fuoco
con il phaser.
Il primo drone della fila cadde a terra come fulminato ma nessuno
dei suo simili prestò alla sua sorte la benché minima
attenzione. Si preoccuparono solo di scavalcarlo al fine di non
inciampare.
Fece fuoco anche sul secondo e anch'esso cadde a terra senza vita.
Ma il tentativo di abbattere il terzo fallì miseramente.
I suoi scudi ad energia personali, si erano già adattati
alle frequenze del phaser di Riker, grazie alle informazioni trasmesse
alla Collettività dai due droni uccisi poco prima.
Riker gettò il phaser nel vuoto con un gesto di disappunto.
L'arma ricadde nella sabbia del deserto rimanendo semi sommersa.
Ora non aveva più alcuna arma a disposizione per fermare
i tre borg che ancora si paravano di fronte a lui. Avrebbe dovuto
affrontarli in un corpo a corpo e lo avrebbe fatto volentieri se
fosse stato nelle condizioni di affrontarli. Ma con un braccio solo
ed una caviglia dolorante sarebbe stato un vero suicidio.
L'altra opzione era quella di chiudere il portello, accendere i
motori e lasciare per sempre quel luogo. Ma avrebbe significato
abbandonare Vovelek a morte certa e nonostante, per tutto il tempo
in cui erano stati insieme, fra i due vi erano stati frequenti momenti
di scontro anche acceso, William sentiva che non avrebbe mai potuto
perdonarsi una simile vigliaccheria.
Anche se probabilmente quella sarebbe stata l'opzione suggerita
dalla impeccabile logica Vulcaniana del comandante Vovelek, che
quindi non lo avrebbe certo biasimato vedendolo decollare verso
la salvezza. Ma qualcosa, dentro di lui, gli stava dicendo che logica
o non logica, anche Vovelek avrebbe fatto lo stesso per lui.
Urgeva quindi una terza soluzione, per sconfiggere i tre droni che
lentamente si stavano avvicinando.
I droni Borg sono dotati di ampie difese contro le armi ad energia,
rifletté rapidamente Riker, ma sono relativamente vulnerabili
se attaccati con armi più primitive, come lame, punte, pallottole
spinte da reazioni chimiche.
Doveva procurarsi un'arma del genere e doveva farlo in fretta. Gli
scudi Borg nulla avrebbero potuto contro una simile diavoleria del
passato. Ma il piccolo replicatore della capsula di salvataggio
era programmato per riprodurre una quantità limitata di oggetti
e sarebbe stato necessario collegarsi al database del computer per
raccogliere le schematiche relative al tipo di arma richiesto. Sempre
che il computer della navicella contenesse le informazioni necessarie.
Decise che non c'era tempo per le supposizioni e che l'unico modo
per esserne certi era fare un tentativo.
Ignorando i droni che avanzavano a pochi metri da lui, Riker si
portò alla consolle principale della navicella e iniziò
una ricerca relativa alle armi non convenzionali, utilizzate da
qualsiasi razza della Federazione, in grado di stecchire un drone
Borg.
Il computer gli fornì, come prima risposta, la scheda relativa
ad un arco acturiano del tardo impero Jahf, con frecce imbevute
nel veleno. Se la situazione non fosse stata così tragica
avrebbe persino trovato il tempo per sorridere, per l'involontaria
ironia della risposta del computer. Un arco era proprio quel genere
di arma che non avrebbe potuto utilizzare a causa della sua menomazione
al braccio.
I droni erano alla porta e varcarono l'ingresso della navicella.
Riker vide sulla consolle il riflesso di tre raggi di puntamento.
- Devo sbrigarmi! - Pensò, immettendo nuovi parametri per
la ricerca. Arma che possa essere utilizzata con una mano sola.
Il computer gli propose una Magnum44 di fabbricazione terrestre,
tardo ventesimo secolo. Riker non se ne intendeva minimamente di
armi antiche e accettò senza indugio la proposta, anche perché
ora i droni erano a meno di un metro da lui.
Fece appena a tempo a scansarsi dalla consolle, prima che uno dei
droni la mandasse in pezzi con il braccio meccanico.
Non importava. Le informazioni erano giunte al replicatore e grazie
al lavoro di Vovelek la navicella era carica di energia.
Con un piccolo balzo si portò al replicatore, guadagnando
un metro ancora di vantaggio sui droni e digitò un controllo.
"Programma Riker uno!" urlò al computer.
Il replicatore si mise in funzione ed in meno di un secondo si materializzò
davanti ai suoi occhi quello che per lui non era altro che un grosso
pezzo di metallo nero, con una parte in legno. Una antica pistola.
La afferrò al volo e subito ne avvertì il peso davvero
notevole, se confrontato con una phaser standard della Flotta, tanto
che temette di farla scivolare.
Si voltò di scatto verso il primo drone davanti a lui, che
stava a un passo dal raggiungerlo. Strinse il calcio e gli occhi
e poi premette il grilletto.
E un incredibile boato riempì la navicella. La testa del
drone finì in mille pezzi. Il suo corpo rimase in piedi ancora
qualche secondo, muovendosi in maniera scoordinata, prima di cadere
a terra privo di vita.
Riker però non rimase ad osservarlo. Preso in contropiede
dal rinculo dell'esplosione, aveva lasciato cadere a terra la pistola
che gli era letteralmente volata via dalla mano, finendo ad alcuni
metri da lui. Avrebbe dovuto stringerla molto più forte.
I due droni superstiti rimasero indifferenti e proseguirono la loro
marcia verso William, il quale si lanciò a terra, strisciando
qualche metro sul pavimento della scialuppa di salvataggio nell'intento
di recuperare l'arma.
Era riuscito a rimettere la mano sulla pistola, la cui canna scottava
non poco, quando sentì una presa gelida stringersi intorno
alla sua caviglia.
"Prendi questo!" urlò in preda ad una euforia omicida
e fece fuoco una seconda volta, facendo ben attenzione a stringere
con tutte le sue forze il calcio della pistola. Il rinculo gli fece
dolere il polso ma la pistola gli rimase saldamente in mano, mentre
il drone che lo aveva afferrato volava a terra, colpito in pieno
petto.
Ne restava solo uno.
Riker rimase ad osservarlo mentre, indifferente per la sorte dei
suoi due compagni, continuava la sua missione di assimilazione.
"Vediamo se sai adattarti anche a questo! Coraggio! Fatti ammazzare!"
Esclamò William puntando la canna della pistola vero la testa
del drone.
Fece fuoco ed un terzo cadavere andò ad aggiungersi alla
collezione dei centri fatti da Riker.
"Tre su tre! Niente male per un principiante!" commentò
Riker da terra, espirando lentamente per la tensione.
Poi il suo primo pensiero andò a Vovelek. Si rimise in piedi
e raggiunse l'uscita della navetta alla sua ricerca.
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