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THE LAST ENTERPRISE
CAPITOLO 23
"Maestro!"
Q sussultò, spaventato dall'improvviso arrivo del suo allievo, e il gomito gli scivolò lungo il cofano del camion militare a cui era poggiato da parecchi minuti.
"Ragazzo! Quante volte ti ho detto di non comparire all'improvviso!" lo rimproverò il Q più anziano, riprendendo l'equilibrio e voltandosi verso di lui.
"Chiedo perdono. Mi scordo sempre" si giustificò il più giovane, ma subito rese palese quale che fosse il motivo della sua visita. La sua attenzione era per Picard e Data.
"Cosa stanno facendo adesso?" domandò a bruciapelo.
Q, ancora abbigliato come un antico guerriero klingon, si voltò, alla ricerca del punto che gli occhi del suo allievo stavano fissando tanto intensamente.
"Intendi quei due?" Q indicò Data e Picard, chini sulla sabbia del deserto, una decina di metri oltre il ciglio della strada asfaltata.
L'allievo annuì trepidante, non appena il suo maestro tornò a voltarsi verso di lui.
"Stanno seppellendo Worf e Geordi. Picard ha insistito fino a sfinirmi affinché gli lasciassi il tempo di scavare le due fosse. Non c'è stato verso di iniziare la Terza Prova. Un gesto molto umano da parte sua, anche se del tutto inutile."
"Avevano già fatto la stessa cosa con le due femmine vero?" domandò ancora l'allievo, notando a poca distanza dal luogo in cui Picard e Data stavano scavando, due cumuli di sabbia e rocce.
"Si. Solo che prima avevano avuto tutto il tempo per farlo. Diamine! Adesso il tempo scarseggia! Dobbiamo muoverci! E' almeno un'ora che s'arrabattano a mani nude!" polemizzò Q, battendo il pugno sul cofano del mezzo e causando un tonfo sordo che attirò l'attenzione di Picard e dell'androide, i quali si voltarono verso Q ed il suo allievo.
Comprendendo di essere stato notato, Q mise le mani attorno all bocca, al fine di concentrare le onde sonore prodotte dalle sue corde vocali nella direzione voluta ed esclamò:
"Volete muovervi voi due?"
Per tutta risposta, Picard compì con una mano, un gesto, che Q riconobbe essere un antico ma ancora in voga, insulto umano. Data, notando che il capitano aveva interrotto le operazioni di escavazione, dapprima osservò e successivamente, replicò goffamente il gesto e la cosa fece sorridere, seppur appena, Picard. Poi i due ripresero a scavare, ignorando del tutto le pretese di Q.
Il volto di Q avvampò per l'offesa e per la rabbia. Come si permettevano quei due sfrontati di insultarlo in modo tanto becero?
Il giovane Q non seppe trattenersi di fronte alla scenetta che vedeva il suo maestre bellamente beffeggiato da due creature primitive, e ridacchiò sommessamente.
"Credo ti abbiano mandato a quel paese, ma non ne sono sicuro. Sei tu l'esperto sugli umani" commentò sarcasticamente il giovane Q, il cui volto ricordava certe maschere del teatro greco-romano, tanto si era arcuata la linea delle labbra, fin quasi a raggiungere i lobi delle orecchie.
Q tornò a voltarsi verso l'allievo. Decisamente furente.
"Taci tu! Se non fosse che l'esito della mia sfida con il Q-Borg dipende da quei due, li avrei già trasformati in due meteoriti e costretti a viaggiare per eoni nello spazio! O chissà cos'altro di terribile potrebbe venirmi in mente!"
L'allievo tacque, ma il ghigno di divertito compiacimento rimase immutato, scolpito come marmo nel volto del ragazzo.
"E se non ti togli quel sorriso, caro il mio giovane e inesperto allievo, farò in modo che tu debba pentirtene amaramente!"
Il volto del Q si fece serio di colpo, ma il suo maestro poté giurare, di stare ancora sentendo delle poderose risate, provenire dalla mente del suo allievo.
Lasciò perdere e tornò a seguire le operazioni di escavazione di Picard e del suo fidato androide.
Ma il suo allievo non era sazio di risposte. Molte domande aveva ancora in serbo per il suo mentore.
"Ma perché non gliel'hai scavata tu la fossa?" domandò alcuni minuti dopo, giusto il tempo di lasciar sbollire un poco la rabbia di Q.
"Non hanno voluto che interferissi. Picard ci teneva ad essere egli stesso a compiere la tumulazione. Se avessi saputo che erano così dannatamente lenti non avrei mai acconsentito!"
"Potresti almeno fornirgli una escavatrice. O delle semplici pale no?"
Q scosse il capo in segno di diniego.
"Non hanno voluto nulla. Picard ha insistito per scavare a mani nude, così come aveva fatto per Beverly e la betazoide."
"Un segno di rispetto estremo verso i suoi compagni," commentò l'allievo "doveva essere molto affezionato a loro. Erano uniti da un grande legame."
Per tutta risposta, Q sbuffò spazientito "quanto sono lenti…"
Il ragazzo continuò comunque la sua analisi.
"Fossero stati Borg, avrebbero abbandonato i droni in mezzo a questo deserto, senza preoccuparsi d'altro. Oppure li avrebbero trasportati su una delle loro navi alveare per essere riconvertiti in qualcosa di utile al Collettivo. Due culture davvero inconciliabili. Due mondi diametralmente opposti. Il singolo e il collettivo."
Q si limitò ad annuire senza intervenire. A lui importava solo che la prova finale avesse inizio. Era impaziente e nervoso.
"Miliardi di singoli individui, dotati di un proprio arbitrio, coordinati da strutture sociali complesse contro un'unica volontà che coordina la struttura di miliardi di esseri. Un bel dilemma. A chi affidare la Galassia?"
Il giovane Q esitò qualche istante, come se cercasse la risposta giusta al quesito, poi alzando le spalle "comunque vada preferisco gli umanoidi. Sono più divertenti. Un Borg non avrebbe mai mandato a quel paese un Q!" concluse sghignazzando.
"Sparisci!" gli urlò esasperato il suo maestro, voltandosi di scatto, per l'ennesima volta.
E l'allievo obbedì scomparendo all'istante, senza che nemmeno un granello di polvere si sollevasse da terra.
"Giovani! Credono di potersi prendere beffa degli anziani sena pagarne le conseguenze! Non ci sono più i Q di una volta!" bofonchiò fra se, salvo poi tornare ad osservare Picard e Data e rimase in quella posizione per un'altra ora buona, fino a che i due non ebbero posato l'ultima pietra. Altri due cumuli paralleli, ora adornavano il piatto deserto attorno a loro.
Picard, con le mani doloranti e piagate dal terreno secco e duro, si avvicinò a Q, asciugandosi il sudore copioso della fronte, con la manica, ormai sudicia e logora della sua uniforme da capitano.
Data, al contrario, appariva sempre fresco come una rosa.
"Avete finito finalmente! Cominciavo a temere che non sarebbe bastato tutto il tempo dell'universo!" sbottò Q, divorato dalla brama di dare inizio all'ultima prova.
"Non avevamo nessuna fretta Q. Worf e Geordi meritavano una degna sepoltura. Non servirà a cambiare le cose ormai, ma glielo dovevo. Non potevo lasciare i loro corpi in quei sacchi sotto il sole. Nonostante questa gigantesca farsa che avete organizzato, ho ancora dei principi in cui credere" gli rispose determinato Picard.
"Ma come siamo diventati coraggiosi Jean-Luc! Ti senti pronto a sfidare tutto il Q-Continuum?" ironizzò Q, divertito ma al contempo soddisfatto che la sua ultima speranza di vittoria stesse reagendo come sperava.
"Si sono pronto!" rispose Picard puntando le sue pupille dritte in quelle di Q.
"Bene Jean-Luc! Tu e Data potrete da subito dare prova delle vostre capacità! Che abbia inizio la Terza ed ultima pro..."
Q fu bruscamente interrotto dall'improvvisa comparsa del suo millenario avversario.
"Fermi! La prova non può cominciare!" esclamò risoluto, mentre il sole del deserto si rifletteva contro i bioimpianti dorati di cui era adornato il suo corpo.
"Che diamine vuoi adesso?" ribatté Q portandosi ad un palmo dal volto del Q-Borg, con le mani ai fianchi e le gambe divaricate, in segno di sfida.
"Lui non può partecipare!" disse indicando Data, con un dito della mano.
"Per quale motivo?" domandò Picard.
"Non è un umanoide!" fu la risposta del Q-Borg.

Si stavano avvicinando seppur lentamente. Riker ne contò rapidamente sei.
Uno di essi teneva, con l'unico braccio rimasto, saldamente in pugno Vovelek. Gli altri cinque, altrettanto malconci, danneggiati pesantemente dall'esplosione del phaser sovraccarico, barcollando stavano portandosi verso la rampa di salita alla capsula di salvataggio.
Riker cercò rapidamente nella sua mente di fare una lista delle opzioni che gli rimanevano, fermo restando che salvare la vita a Vovelek era la sua priorità assoluta. Non avrebbe lasciato il vulcaniano in pasto ai Borg, non dopo tutto quello che avevano passato insieme, non dopo che Vovelek l'aveva salvato dalle sabbie del deserto.
Corse rapidamente all'interno della capsula e recuperò l'unico phaser rimasto. Con un po' di fortuna sarebbe riuscito ad abbatterne almeno un altro paio, prima che divenisse inutile causa l'adattamento degli scudi Borg alle frequenze dell'arma ad energia.
Tornò rapidamente, seppur zoppicando verso il portello e subito punto il phaser verso il punto in cui si trovava Vovelek. Ma purtroppo sia lui che il drone che lo aveva catturato, erano scomparsi dal campo visivo. In compenso gli altri Borg erano ora ai piedi della pedana e si apprestavano a riprendere possesso della capsula di salvataggio.
Riker decise che doveva fare in fretta se voleva salvare il vulcaniano, che ora probabilmente stava lottando contro il drone per impedire la sua assimilazione al collettivo. Glielo doveva, se non altro per tornare in parità.
"Maledetti!" urlò al vento del deserto e fece fuoco con il phaser.
Il primo drone della fila cadde a terra come fulminato ma nessuno dei suo simili prestò alla sua sorte la benché minima attenzione. Si preoccuparono solo di scavalcarlo al fine di non inciampare.
Fece fuoco anche sul secondo e anch'esso cadde a terra senza vita.
Ma il tentativo di abbattere il terzo fallì miseramente. I suoi scudi ad energia personali, si erano già adattati alle frequenze del phaser di Riker, grazie alle informazioni trasmesse alla Collettività dai due droni uccisi poco prima.
Riker gettò il phaser nel vuoto con un gesto di disappunto. L'arma ricadde nella sabbia del deserto rimanendo semi sommersa.
Ora non aveva più alcuna arma a disposizione per fermare i tre borg che ancora si paravano di fronte a lui. Avrebbe dovuto affrontarli in un corpo a corpo e lo avrebbe fatto volentieri se fosse stato nelle condizioni di affrontarli. Ma con un braccio solo ed una caviglia dolorante sarebbe stato un vero suicidio.
L'altra opzione era quella di chiudere il portello, accendere i motori e lasciare per sempre quel luogo. Ma avrebbe significato abbandonare Vovelek a morte certa e nonostante, per tutto il tempo in cui erano stati insieme, fra i due vi erano stati frequenti momenti di scontro anche acceso, William sentiva che non avrebbe mai potuto perdonarsi una simile vigliaccheria.
Anche se probabilmente quella sarebbe stata l'opzione suggerita dalla impeccabile logica Vulcaniana del comandante Vovelek, che quindi non lo avrebbe certo biasimato vedendolo decollare verso la salvezza. Ma qualcosa, dentro di lui, gli stava dicendo che logica o non logica, anche Vovelek avrebbe fatto lo stesso per lui.
Urgeva quindi una terza soluzione, per sconfiggere i tre droni che lentamente si stavano avvicinando.
I droni Borg sono dotati di ampie difese contro le armi ad energia, rifletté rapidamente Riker, ma sono relativamente vulnerabili se attaccati con armi più primitive, come lame, punte, pallottole spinte da reazioni chimiche.
Doveva procurarsi un'arma del genere e doveva farlo in fretta. Gli scudi Borg nulla avrebbero potuto contro una simile diavoleria del passato. Ma il piccolo replicatore della capsula di salvataggio era programmato per riprodurre una quantità limitata di oggetti e sarebbe stato necessario collegarsi al database del computer per raccogliere le schematiche relative al tipo di arma richiesto. Sempre che il computer della navicella contenesse le informazioni necessarie.
Decise che non c'era tempo per le supposizioni e che l'unico modo per esserne certi era fare un tentativo.
Ignorando i droni che avanzavano a pochi metri da lui, Riker si portò alla consolle principale della navicella e iniziò una ricerca relativa alle armi non convenzionali, utilizzate da qualsiasi razza della Federazione, in grado di stecchire un drone Borg.
Il computer gli fornì, come prima risposta, la scheda relativa ad un arco acturiano del tardo impero Jahf, con frecce imbevute nel veleno. Se la situazione non fosse stata così tragica avrebbe persino trovato il tempo per sorridere, per l'involontaria ironia della risposta del computer. Un arco era proprio quel genere di arma che non avrebbe potuto utilizzare a causa della sua menomazione al braccio.
I droni erano alla porta e varcarono l'ingresso della navicella. Riker vide sulla consolle il riflesso di tre raggi di puntamento.
- Devo sbrigarmi! - Pensò, immettendo nuovi parametri per la ricerca. Arma che possa essere utilizzata con una mano sola.
Il computer gli propose una Magnum44 di fabbricazione terrestre, tardo ventesimo secolo. Riker non se ne intendeva minimamente di armi antiche e accettò senza indugio la proposta, anche perché ora i droni erano a meno di un metro da lui.
Fece appena a tempo a scansarsi dalla consolle, prima che uno dei droni la mandasse in pezzi con il braccio meccanico.
Non importava. Le informazioni erano giunte al replicatore e grazie al lavoro di Vovelek la navicella era carica di energia.
Con un piccolo balzo si portò al replicatore, guadagnando un metro ancora di vantaggio sui droni e digitò un controllo.
"Programma Riker uno!" urlò al computer.
Il replicatore si mise in funzione ed in meno di un secondo si materializzò davanti ai suoi occhi quello che per lui non era altro che un grosso pezzo di metallo nero, con una parte in legno. Una antica pistola.
La afferrò al volo e subito ne avvertì il peso davvero notevole, se confrontato con una phaser standard della Flotta, tanto che temette di farla scivolare.
Si voltò di scatto verso il primo drone davanti a lui, che stava a un passo dal raggiungerlo. Strinse il calcio e gli occhi e poi premette il grilletto.
E un incredibile boato riempì la navicella. La testa del drone finì in mille pezzi. Il suo corpo rimase in piedi ancora qualche secondo, muovendosi in maniera scoordinata, prima di cadere a terra privo di vita.
Riker però non rimase ad osservarlo. Preso in contropiede dal rinculo dell'esplosione, aveva lasciato cadere a terra la pistola che gli era letteralmente volata via dalla mano, finendo ad alcuni metri da lui. Avrebbe dovuto stringerla molto più forte.
I due droni superstiti rimasero indifferenti e proseguirono la loro marcia verso William, il quale si lanciò a terra, strisciando qualche metro sul pavimento della scialuppa di salvataggio nell'intento di recuperare l'arma.
Era riuscito a rimettere la mano sulla pistola, la cui canna scottava non poco, quando sentì una presa gelida stringersi intorno alla sua caviglia.
"Prendi questo!" urlò in preda ad una euforia omicida e fece fuoco una seconda volta, facendo ben attenzione a stringere con tutte le sue forze il calcio della pistola. Il rinculo gli fece dolere il polso ma la pistola gli rimase saldamente in mano, mentre il drone che lo aveva afferrato volava a terra, colpito in pieno petto.
Ne restava solo uno.
Riker rimase ad osservarlo mentre, indifferente per la sorte dei suoi due compagni, continuava la sua missione di assimilazione.
"Vediamo se sai adattarti anche a questo! Coraggio! Fatti ammazzare!"
Esclamò William puntando la canna della pistola vero la testa del drone.
Fece fuoco ed un terzo cadavere andò ad aggiungersi alla collezione dei centri fatti da Riker.
"Tre su tre! Niente male per un principiante!" commentò Riker da terra, espirando lentamente per la tensione.
Poi il suo primo pensiero andò a Vovelek. Si rimise in piedi e raggiunse l'uscita della navetta alla sua ricerca.


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