Veridiano3.com
VAI AL CAPITOLO: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15][16] [17] [18] [19]
[20] [21] [22] [23] [24] [25] [26] [27] [28] [29] [30]
THE LAST ENTERPRISE
CAPITOLO 24
Picard passeggiava nervosamente avanti indietro, con le mani dietro la schiena, passando a fianco di Data, che al contrario, era immobile, intento a seguire il battibecco che da alcuni minuti, stava avendo luogo fra Q ed il suo avversario.
Il Q-Borg aveva sollevato una questione di non poca rilevanza, affermando che Data, in quanto androide, quindi una macchina, non avesse alcun diritto a prendere parte alla terza prova. Lo scontro era tra i Borg e gli umanoidi in generale. E non erano comprese le macchine costruite da questi ultimi.
Q, dal canto suo, stava asserendo che Data fosse praticamente da considerarsi umano, nonostante la sua composizione artificiale. Possedeva un chip emozionale in grado di fargli provare le stesse emozioni degli umanoidi, nonché un cervello positronico molto sofisticato, al punto che Data era in assoluto la prima macchina costruita da umani, consapevole di se stessa e quindi senziente.
"Assolutamente no! Quella cosa è solo una macchina! Una specie di trycorder evoluto! Sarebbe scorretto che partecipasse! Io protesto!" urlava il Q-Borg.
"Data è molto più di un trycorder! Ha delle emozioni sue! Genuine! Anzi, è sicuramente più umano di Picard!" ribatté Q e lanciando un'occhiata verso il capitano, lo punzecchiò "Sicuramente è più di compagnia!"
Picard arrestò per un istante il suo passo, per rivolgere a Q un finto sorriso di cortesia per l'ironica graffiatura non richiesta.
"Non sono disposto a cedere! La sfida è fra umanoidi e Borg! I burattini meccanici non sono stati invitati! Potrebbe essere un interessante spunto per una prossima sfida, ma in questa è escluso" continuò la sua arringa il Q-Borg.
"Tu hai paura di perdere! Questa è la verità! E ti stai attaccando ad ogni cavillo! Proprio come con i Sekoniani! Quando obiettasti che non era leale deviare una meteora affinché distruggesse il loro primo tentativo di conquistare lo spazio, mentre cercavo di convincerli che non avrebbero dovuto avventurarsi per la galassia."
"Io paura di perdere?" sbottò il Q-Borg, spingendo indietro di mezzo metro Q, con la forza del braccio meccanico di concezione Borg.
"Io non ho paura di perdere! Anzi! Ho praticamente vinto! Quello che cerca scuse sei tu! E quella volta con i Sekoniani il tuo sporco trucco fu lasciato correre solo perché alcuni nel Consiglio del Q-Continuum ti dovevano un favore!"
"Menzogna! Sei un incredibile bugiardo! E tu hai paura di perdere! Hai paura di una macchina pensante!" urlò fuori di se Q.
"Ma guarda che bello spettacolo. Esseri superiori vero?" intervenne Picard, che non sapeva dove stesse trovando la forza per fare dello spirito.
"Tu taci!" gli risposero all'unisono Q ed il suo sfidante, fulminandolo con lo sguardo.
Picard, per tutta risposta, alzò una mano in segno di resa e riprese a trotterellare sui suoi passi, voltando ai due le spalle, affinché non notassero il suo divertimento. La situazione gli pareva tanto assurda da poter essere accettata solo facendo appello ad una dose massiccia di sano umorismo.
I due Q ripresero il loro battibecco da dove l'avevano lasciato.
"Invoco il Consiglio del Q-Continuum! Devono prendere loro la decisione!" propose infine il Q-Borg.
Q rimase qualche istante senza fiatare, meditando il da farsi e poi accettò la proposta. Senza però avere alcuna certezza che il Consiglio avrebbe deciso in suo favore. I tempi in cui alcuni suoi membri erano stati in debito con lui erano ormai lontani e non aveva, al momento, carte da giocare.
"D'accordo! Chiamiamoli qui! Accetterò la loro decisione senza obiettare!"
Sulla bocca del Q-Borg si disegnò un sorriso che aveva un qualcosa di malvagio e schioccò le dita dell'unica mano umana che possedeva.
Come sempre dal nulla, comparvero i cinque membri del Consiglio del Q-Continuum. Tre uomini e due donne in età avanzata e una delle due donne reggeva sempre quella specie di scettro che Picard aveva catalogato come simbolo di potere.
I cinque, uno accanto all'altro non aprirono bocca ed attesero che Q e il Q-Borg si fossero avvicinati loro.
"Cosa volete, questa volta?" disse l'anziana che reggeva lo scettro.
"E' è a causa della Terza Prova!" esordì il Q-Borg.
"Abbiamo una controversia procedurale che solo il Consiglio può dirimere!" continuò Q ossequioso.
"Mai che voi due abbiate qualcosa di più interessante da comunicarci" sbuffò tristemente la Q, scambiando un'occhiata di biasimo con gli altri consiglieri, i quali restituirono espressioni altrettanto straziate.
Poi la donna fece una passo avanti e prendendo lo scettro con entrambe le mani, accarezzandolo lentamente si arrese, "avanti! Esponeteci la nuova questione."
In pochi minuti il Q-Borg espresse la sua lamentela e le ragioni a suo sostegno e tanto fece anche Q opponendo una lunga sequela di obiezioni, mentre Picard e Data assistevano impotenti a quello che pareva essere un secondo processo a carico di Data dopo quello in cui, anni prima, l'androide era stato parte in causa ed aveva dovuto difendersi dal comandante Bruce Maddox, il quale riteneva Data solamente una macchina non senziente, incapace di emozioni e reali sentimenti, e quindi come tale a disposizione della Flotta Stellare, per un processo di replicazione. Allora fu Picard a toglierlo dai guai, convincendo il giudice circa l'unicità di Data e come tale, essere dotato degli stessi diritti di ogni cittadino della Federazione.
Quando il Q-Borg ebbe terminato la Q fece un passo indietro e richiamò a se gli altri consiglieri, che si strinsero intorno a lei a formare un cerchio.
"La corte si è riunita in camera di consiglio" commentò sarcasticamente Picard, sempre più infastidito dalla situazione che lo vedeva come una semplice comparsa, in uno spettacolo dove le parti principali erano state assegnate a delle entità capricciose e volubili.
"Speriamo che il giudice non sia corrotto" replicò Data, apparentemente non turbato dalla situazione.
"Io temo per lei signor Data. Ha visto cosa è accaduto a Beverly, Deanna, Geordi e Worf. Questa volta temo che non ne usciremo tanto facilmente. Siamo totalmente in balia dei Q. E non serve che le dica che la cosa non mi piace affatto!" replicò Picard.
Proprio mentre Picard terminava di parlare la Q a capo del Consiglio alzò lo scettro al cielo e il piccolo cerchio si aprì lentamente.
"Il Consiglio ha deciso." disse con voce calma e profonda.
Q e il suo avversario si avvicinarono alla donna anziana, impazienti di conoscere il verdetto.
Anche Picard si avvicinò e fece cenno a Data di fare altrettanto. Voleva udire per bene ogni parola pronunciata dalla donna.
"L'androide, per quanto sia una apprezzabile creazione, seppur primitiva, degli umanoidi, con lo scopo di riprodurre meccanicamente una forma di vita biologica e per quanto essa sia stata dotata della capacità di percepire delle sensazioni e dei sentimenti, non può considerarsi una forma di vita umanoide. Per tanto il Consiglio accoglie la richiesta avanzata del Q-Borg. L'androide non può partecipare alla Terza Prova. Quindi è eliminato dalla Sfida."
Appena la donna ebbe finito, Q aprì subito bocca per protestare ma l'anziana donna lo zittì con lo sguardo e puntandogli contro lo scettro esclamò, "il Consiglio ha deciso! E come ben sai le nostre decisioni sono inappellabili!"
Q rimase senza parole e sul suo volto comparve un velo di disperazione cupa.
Senza l'androide le sue possibilità di vittoria scemavano ancora di più.
Picard, che era rimasto fino a quel momento in disparte si fece avanti e si rivolse alla donna e con fare risoluto porse una domanda a cui il verdetto del consiglio non dava risposta.
"E ora che ne sarà di Data?"
Il Q-Borg, raggiante per il favorevole verdetto, si avvicinò al capitano posandogli una mano sulla spalla disse freddamente:
"L'androide se ne deve andare!"
E fece schioccare le dita.
Un istante dopo Picard udì un'esplosione provenire alle sue spalle, a poco distanza. Si voltò di scatto e la dove poco prima stava Data ora vi era una chiazza nerastra e una nuvola di fumo si stava disperdendo nel vento, mentre migliaia di piccoli frammenti, lentamente ricadevano al suolo.
Picard atterrito si voltò verso il Q-Borg alla ricerca di una spiegazione logica per un gesto tanto crudele.
"Sentenza eseguita!" fu la laconica risposta del Q-Borg.

Si asciugò la fronte con un rapido gesto. Il caldo di quel deserto era opprimente. Con cautela sporse la testa oltre il limite del portellone della navicella. La fuori, da qualche parte vi era ancora un drone e Vovelek.
Forse ancora vivo.
Stringendo con forza la Magnum, Riker fece un balzo sulla rampa, puntando l'arma davanti a se e compiendo un giro di centottanta gradi sul suo asse, a coprire tutto l'orizzonte.
Nessuna traccia del vulcaniano. Lentamente cominciò a percorrere la rampa metallica che portava alla sabbia del deserto, facendo attenzione a scansare i corpi dei due droni abbattuti a colpi di phaser, pochi minuti prima.
Vide luccicare qualcosa dalla sabbia. Il suo phaser affiorava, conficcato con la punta verso il basso. Riker fece una piccola riflessione su quanto fosse paradossale il fatto che un arma di ben quattro secoli prima si stesse rivelando molto più efficace dell'ultimo ritrovato in fatto di tecnologia.
Sicuramente, i Borg avrebbero trovato un sistema rapido ed efficiente per difendersi dalle armi da fuoco, rimodulando i loro scudi. Ma non oggi, pensò.
Poggiò un piede sulla sabbia cocente e decise di aggirare la navicella, portandosi nella sua ombra. Le orme erano confuse e Will non riusciva a capire che direzione potesse aver preso il drone. Decise di lasciare al suo istinto la scelta. La cosa migliore su cui fare affidamento in quel momento, ad eccezione della sua sputafuoco.
A piccoli passi aggirò la navetta.
Arrivato al bordo estremo, espirò profondamente, preparandosi all'azione.
Così come aveva fatto altre decine di volte in passato.
Strinse forte l'arma e si preparò a puntarla.
Forza Vovelek, sto arrivando! Gridò dentro di se Riker, sperando che il vulcaniano potesse sentirlo grazie alle sue capacità telepatiche.
Poi decise di uscire allo scoperto e con un balzo si mise in posizione, con l'arma pronta a fare fuoco. Ma con sua sorpresa non vi era traccia del drone.
Vovelek era solo, seduto a terra con le spalle rivolte verso William, ad una decina di metri da lui, protetto dai raggi del sole, grazie all'ombra della navicella di salvataggio.
"Comandante Vovelek!" esclamò Riker, ma il vulcaniano parve non udirlo.
"Comandante Vovelek! Sta bene?" urlò ancora William.
Vovelek non accennò alcuna reazione.
Riker iniziò rapidamente ad avvicinarsi, cercando di capire che fosse successo. Probabilmente Vovelek era riuscito a mettere fuori combattimento il drone ma forse era rimasto in qualche modo ferito.
Lo raggiunse in pochi secondi, guardandosi sempre bene intorno, temendo di veder spuntare da qualche parte l'ultimo drone.
"Vovelek! Si sente bene? E' ferito?" domandò nuovamente Riker poggiandogli una mano sulla spalla e scuotendolo leggermente.
E in quel momento, notò delle profonde ferite sul collo del vulcaniano da cui era colato del sangue dal tipico color verdastro.
Solo a quel punto il vulcaniano parve rendersi conto della presenza del compagno di naufragio e iniziò lentamente a voltare il capo.
Ma prima che potesse incontrare lo sguardo di Riker, qualcosa o meglio qualcuno, sferrò un colpo violento alla scapola di Riker, piegandolo a terra, in ginocchio. Un successivo colpo, all'altezza della mascella, lo spinse lontano, facendolo volare con il volto nella sabbia.
Riker sentì il sapore del suo stesso sangue riempirgli la bocca.
Chi diavolo lo aveva colpito? Fu il suo primo pensiero. Il secondo fu di evitare altri colpi e di rimettersi in piedi.
Si voltò rapidamente, ignorando i forti dolori causati dai colpi e vide finalmente chi doveva ringraziare per i nuovi lividi.
Il drone Borg superstite lo aveva raggiunto alle spalle, senza che lui se ne accorgesse. Stava davvero invecchiando, pensò fra se.
E ora troneggiava su di lui, con il suo unico braccio superstite.
- Che ironia! - pensò Riker - i Borg hanno tolto un braccio a me ed io ho causato la perdita di un braccio ad uno di loro -
Ma il pensiero durò una frazione di secondo. Il Borg si avvicinava minaccioso e Riker era ancora a terra.
Con la mano raspò la sabbia, nel tentativo di recuperare la Magnum, ma con disappunto, si rese conto che non era li vicino a lui. Doveva averla lasciata cadere a causa dei colpi subiti. E al momento era fuori dalla sua visuale.
- Maledizione! - Imprecò fra se. Oggi davvero non era la sua giornata fortunata.
Cominciò a scalciare per indietreggiare, ma gli stivali gli affondavano nella sabbia.
"Vovelek! Mi aiuti! Prenda la pistola!" gridò all'indirizzo del vulcaniano, sperando che potesse venire in suo soccorso.
Ma Vovelek non accennò alcuna reazione. Rimase immobile, con il volto chino sul petto, come intento ad osservare i granelli di sabbia.
"Vovelek! Dannato vulcaniano! Mi aiuti! Non voglio morire per avere avuto la pessima idea di venire a salvarla!"
Riker trovò ancora la forza di fare dell'ironia, nonostante fosse ad un passo dalla morte.
Il drone gli era ormai addosso e puntò il suo braccio meccanico verso la sua gola.
Il braccio era parzialmente danneggiato per fortuna di Riker, e i normali tubicini metallici, che avevano il compito di iniettare nel corpo degli essere viventi le terribili nanosonde, erano in buona parte recisi. Il che avrebbe costretto il drone a doversi avvicinare molto di più del solito.
Quasi a contatto diretto con la pelle.
Riker afferrò il braccio del drone con il suo e iniziò una specie di gara di braccio di ferro, con in palio la sua vita.
Strinse i denti ed oppose tutta la resistenza possibile, ma il drone sembrava possedere una forza incredibile.
Riker osservò il tubo reciso avvicinarsi sempre di più alla sua gola, presagendo l'imminente arrivo della sua fine.
Sarebbe morto su un pianeta sconosciuto e probabilmente avrebbe finito col servire la Collettività per anni, fino a che, troppo vechio, sarebbe stato espulso nello spazio come rifiuto o riciclato.
Chiuse gli occhi, incapace di guardare la sua fine, quando, all'improvviso, sentì il volto bagnarsi di una sostanza calda, mentre un forte boato echeggiò nel deserto.
Riaprì gli occhi e vide che la testa del drone Borg era parzialmente esplosa e parte del suo contenuto, ora, si trovava sparso sulla sua uniforme e sulla sua faccia. Il braccio meccanico allentò lentamente la presa e Riker riuscì ad allontanarlo dalla gola, mentre il resto del drone stramazzava al suolo.
Riker alzò lo sguardo oltre il drone e il cuore gli si riempì di gioia.
"Vovelek!" gridò, senza preoccuparsi di non far notare al vulcaniano di quanto fosse felice di vederlo in piedi e con la sua Magnum ben stretta in mano.
Riker si alzò in piedi, pulendosi il volto dai resti organici del drone e gli si avvicinò.
"Mio Dio Vovelek! Io le devo la vita per l'ennesima volta."
Riker si interruppe bruscamente. Non appena fu vicino al vulcaniano si rese conto che metà del suo viso era ormai parzialmente assimilato. Le nanosonde affioravano in vari punti ed erano alacremente al lavoro.
"Oh! No!" esclamò costernato Riker. E Vovelek continuava ad impugnare la pistola, puntandola proprio verso l'umano.
A quel punto Riker temette che il vulcaniano avrebbe aperto il fuoco anche su di lui, ma fortunatamente non fu così e Vovelek gli porse la pistola, che prontamente Riker afferrò.
"Vovelek" balbettò William.
"Comandante," iniziò a parlare il vulcaniano "la mia mente sta per soccombere al potere delle nanosonde. Se ne vada da qui."
Vovelek fu percorso da un tremito. Chiuse gli occhi e strinse i denti.
Stava combattendo una battaglia impossibile contro la tecnologia Borg.
Riaprì le palpebre e riprese a parlare.
"Prenda la navicella e lasci il pianeta. Ma prima di questo, deve uccidermi."
Riker rimase senza parole ad osservare il suo compagno di naufragio.
"Mi uccida adesso, che ho ancora il controllo delle mie facoltà mentali. Non lasci che i Borg entrino in possesso di tutte le informazioni contenute nel mio cervello."
"Non potrei mai. Io non potrei mai…" rispose Riker atterrito dalla prospettiva di assassinare il vulcaniano.
"La prego. Sarebbe molto umiliante per me essere assimilato. La prego. Mi uccida ora." Vovelek fu percorso da un altro fremito, questa volta più intenso e doloroso del precedente.
"Io non posso! Non posso…" balbettò ancora William.
"La prego!" urlò Vovelek stringendogli con forza la mano e trascinandola verso di se, puntandosi la canna della pistola al cuore.
Riker era pietrificato, incapace di premere il grilletto ed allo stesso tempo incapace di abbandonare il vulcaniano alla assimilazione.
Alla fine la paura prese il sopravvento. Si sganciò dalla presa del vulcaniano ed indietreggiò.
"Mi dispiace! Mi dispiace! Non posso!" urlò al vento.
Poi si girò di scatto abbassando gli occhi e si mise a correre verso il portello della navicella. E mentre correva, sentì l'eco mentale di Vovelek che ancora gli lo pregava di ucciderlo.


VAI AL CAPITOLO: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15][16] [17] [18] [19]
[20] [21] [22] [23] [24] [25] [26] [27] [28] [29] [30]
 

Home -