"Pensi
che ce la farà?" domandò il giovane allievo di
Q.
"Deve farcela. Non ho più scelta. Farò il possibile
per aiutarlo."
Il ragazzo distolse lo sguardo dalla strada, che rapidamente scompariva
sotto i pneumatici del pesante automezzo, per osservare meglio l'espressione
dipinta sul volto del suo maestro.
Q era teso. I muscoli facciali erano contratti, la mascella serrata.
Lo sguardo fisso sulla strada. Le mani saldamente sul volante.
"Ma se lo aiuterai, il Consiglio darà la vittoria al Q-Borg."
gli ricordò il più giovane Q.
"Lo so" rispose seccamente Q.
"Non capisco. Se lo aiuterai a vincere la prova, perderai comunque.
O forse hai in serbo qualche sorpresa speciale? A me lo puoi dire.
Sai che terrei la bocca chiusa!"
"No. Nessuna sorpresa, nessun trucco. Picard vincerà."
"Ma tu così perderai. Io non capisco maestro!"
Il giovane Q cominciò ad intuire la verità. Forse al
proprio maestro interessava più la vita dell'umano che la vittoria
nella sfida.
"Si perderò. Ma Picard non morirà. Non lo posso
permettere."
Come pensavo, si disse fra se il ragazzo, tornando a osservare il
paesaggio oltre il parabrezza.
"Quindi avremo una Galassia dominata dai Borg e un singolo umano.
Jean-Luc Picard." commentò l'allievo.
Q sorrise per una frazione di secondo.
"Non è detto ragazzo mio. Picard potrebbe anche farcela
a vincere la prova. Io interverrò solo ed unicamente se dovesse
trovarsi in difficoltà. Non tutto è perduto."
"Capisco. Sarà uno spettacolo interessante ed istruttivo."
"Lo sarà." rispose Q, chiudendo la conversazione
e tornando a concentrasi su quanto lo stava attendendo.
Picard
si rialzò, scuotendosi l'uniforme per togliersi di dosso
almeno una parte della sabbia. Una buona quantità della stessa
era arrivata sul fondo dei suoi stivali d'ordinanza. Uno alla volta
se li levò, svuotandone il contenuto, che si disperse nel
vento.
"Ora va meglio" si disse soddisfatto, non percependo più
il fastidioso scricchiolio dei granelli di sabbia sotto la sua pianta
dei piedi.
Si guardò intorno. Deserto. Per miglia e miglia. In lontananza
delle alture.
Ma dovevano trovarsi parecchio lontano dalla sua posizione.
Poi la strada, che si perdeva all'orizzonte in entrambe i sensi
e il muro, di pietre, che la seguiva.
-Bene, - si disse - adesso quale sarà la mia prossima mossa?
-
Fece una rapido riassunto della sua situazione: si trovava in un
deserto, senza né acqua né cibo. Per di più
non un deserto reale, ma una creazione appositamente pensata per
lui, quale rappresentazione di non si sapeva quale luogo del Q-Continuum.
Per similitudine, paragonò il luogo ad un moderno ponte ologrammi.
Senza conoscere i comandi per far apparire l'uscita, avrebbe potuto
camminare in qualunque direzione per l'eternità, senza mai
trovarne il confine estremo.
Il sole scottava, per cui decise che sarebbe stato più saggio
continuare la riflessione all'ombra del muro a secco.
Si sedette sulla sabbia, poggiando la schiena contro le pietre della
muraglia, che, con la loro relativa frescura, gli diedero un parziale
sollievo.
Si rese conto che fino a quel momento non aveva badato grande attenzione
alla muraglia. Alzò il capo per osservarla meglio. Era un
semplice muro, alto all'incirca due metri e mezzo o poco più,
di pietre e una qualche sostanza che faceva da collante. Provò
a graffiarne la superficie per verificare la qualità del
cemento. Era fango. Banalissimo fango, che si sgretolò rapidamente
fra le sue mani.
Si pulì i palmi della mani strusciandoli rapidamente fra
di loro.
"Alta tecnologia Q" disse commentando la qualità
della realizzazione.
Improvvisamente, come una specie di illuminazione divina, una possibilità
gli balenò nella mente. Con uno scatto del collo, tornò
a guardare in alto, verso la cima del muro.
"Infrangere le regole. E le convenzioni.." si disse, alzandosi
in piedi e cominciando a guardarsi intorno, alla ricerca di qualcosa
di utile per costruirsi un gradino, sufficiente per tentare di scoprire
cosa si trovasse al di là della muraglia.
"Vivo"
mormorò nell'oscurità.
"Sono ancora dannatamente vivo" si ripeté quasi
incredulo.
Era a terra, con la guancia contro il freddo pavimento metallico
della capsula.
Era stato sballottato più volte durante l'atterraggio d'emergenza,
ma ancora una volta, la sua dea della fortuna personale lo aveva
protetto. Ad eccezione di qualche contusione, stava bene.
L'interno della capsula era nell'oscurità più completa.
I due piccoli oblò di cui era dotata, erano rivolti verso
il terreno. La capsula era completamente sottosopra.
Riker se ne rese conto tentando di rialzarsi, quando con la nuca,
batté violentemente contro una consolle, che parzialmente
distrutta, pendeva dal soffitto.
Brancolando nel buio, tentò di orizzontarsi, alla ricerca
del portello di uscita. Sperando che questa volta non fosse rimasto
bloccato, così come gli era accaduto dopo il primo atterraggio
fortunoso. Questa volta non ci sarebbe stato nessun dannato vulcaniano
ad aiutarlo.
Anche se in fondo, una volta trovata una via d'uscita, si sarebbe
nuovamente trovato di fronte il desolante spettacolo di un deserto
arido e senza vita.
E nessun dannato vulcaniano capace di trovare un oasi sperduta in
mezzo ad esso.
L'aria all'interno della navicella si stava facendo sempre più
calda ed irrespirabile. I corpi senza vita dei droni emanavano un
puzzo nauseabondo.
Muovendosi a tentoni, Will riuscì a trovare il portello d'uscita
e il relativo pannello di controllo. Ma mancando l'energia, come
previsto, non servì a nulla azionarne i controlli. Riker,
passò quindi alla ricerca dello sblocco manuale, che era
celato da un pannello rimovibile.
Tirando la leva, udì lo schiocco delle morse magnetiche che
rilasciavano il portello, il quale fece un leggero scatto laterale
ma si arrestò, mancando l'energia, ma lasciando filtrare
una flebile linea di luce, sufficiente a rischiarare il volto di
Riker.
Con il suo unico braccio, Will, spinse manualmente di lato il portello,
quanto bastò per poterci passare con le spalle.
La rampa metallica si era automaticamente distesa, ma essendo la
capsula rovesciata, si stagliava ora verso il cielo.
L'aria secca e calda sferzò il volto di Riker.
"Rieccomi a casa" disse ironizzando sulla sua situazione.
Approfittando della luce che penetrava l'interno della capsula,
ritrovò le poche provviste che lui e Vovelek avevano messo
da parte. Si mise lo zaino in spalla e si apprestò ad effettuare
un salto di circa un metro, per raggiungere le sabbie del deserto.
Alto, ma non troppo, anche con una caviglia ancora dolorante.
Era protetto dall'ombra della scialuppa. Ed appena messi gli stivali
sulle dune del deserto, iniziò a guardarsi intorno.
"Sabbia, sabbia ed ancora sabbia." esclamò sconsolato.
Per scrupolo decise di effettuare una ricognizione completa e si
apprestò ad aggirare la navetta, salendo sulla cima della
duna contro cui aveva arrestato la sua caduta.
E giunto alla sommità rimase sorpreso da quanto si parò
davanti ai suoi occhi: una linea perfettamente retta tagliava in
due il deserto, perdendosi all'infinito. Un muro di pietre.
"Come
sarebbe a dire che non c'è?"
L'allievo allargò le braccia senza sapere che dire, se non
ribadire quanto era sotto i suoi occhi.
"Non c'è! Picard non è nel retro del camion!"
"Ma non è possibile! L'ho visto io stesso sistemarsi
sulla panca!"
Q accorse a verificare di persona quanto il ragazzo stesse affermando.
Raggiunse il retro del camion, parcheggiato a fianco di quello guidato
dal Q-Borg.
Il ragazzo diceva il vero. Non vi era traccia del capitano.
"Ma dove diavolo è andato!" Q iniziò ad
urlare il suo nome a squarciagola ed ad ispezionare il camion. Forse
Picard era in vena di scherzi e si era nascosto. Prima controllò
al di sopra del telone verde militare, poi diede una rapida occhiata
sotto il mezzo e lo circumnavigò due volte, agitandosi ed
imprecando.
Si fermò solamente quando inavvertitamente andò a
sbattere contro il suo avversario, il quale stava intuendo quanto
era accaduto.
"Ti sei perso il tuo fantastico capitano, Q?"
"Non l'ho perso! E' qui da qualche parte!" rispose balbettando
Q, tornando poi a chinarsi, per controllare se per caso fosse nascosto
al di sotto del mezzo.
"Beh! Ti conviene ritrovarlo al più presto, se ti interessa
ancora giocarti la Terza Prova. Oppure è uno dei tuoi soliti
mezzucci?"
"Mezzucci? Che diavolo stai dicendo?" ribatté Q,
continuando a scandagliare ogni possibile nascondiglio.
"Coraggio Q! Ho capito il tuo gioco. Sai di avere perso e stai
cercando una scusa per ritirarti. Ma non funzionerà. Se il
tuo capitano non salta fuori entro cinque minuti, la Sfida sarà
conclusa a mio favore."
"Scordatelo! Tu non decidi un bel nulla! Gli unici che possono
farlo sono i membri del consiglio!"
Sul volto del Q-Borg comparve un ghigno divertito.
"Come vuoi" e schioccò le dita.
Un istante dopo tutto il consiglio del Q-Continuum ricomparve al
gran completo.
Solo a quel punto Q arrestò la sua ricerca, comprendendo
la pericolosità della situazione.
La anziana Q a capo del consiglio fece un passo avanti e con un
tono di voce, che nulla faceva per nascondere quanto fosse scocciata
di essere stata nuovamente interpellata, disse seccamente:
"Stavo cominciando a sentire la vostra mancanza. Di cosa si
tratta questa volta?"
Q le corse incontro e con il suo solito fare ossequioso spiegò
rapidamente quanto era accaduto.
"Ma non si preoccupi! Lo troverò quanto prima. Forse
è caduto fuori dal camion durante il viaggio!"
La donna scosse il capo lentamente.
"Q. Come puoi non sapere dove si trova l'umano. Come hai potuto
lasciartelo sfuggire. I poteri dei Q
"
"Ero distratto! Ero talmente concentrato sulla Sfida che ho
lasciato che i miei pensieri si prendessero tutta la mia attenzione!"
Lo donna sospirò. Stava per perdere la pazienza.
"D'accordo. Ora vuoi cortesemente riportalo qui?"
Q rimase qualche secondo a bocca aperta, incapace di dire la verità.
Non aveva la più pallida idea di dove si trovasse Picard.
E per un essere onnisciente era una condizione più unica
che rara. L'eccessiva tensione aveva indebolito i suoi poteri?
"Io non so dove si trovi. Altrimenti l'avrei già fatto.
Non può farlo lei per me? Le prometto che questa sarà
l'ultima volta che disturberò il Consiglio, per i prossimi
dieci, anzi no! Quindici eoni!"
L'anziana Q scambiò un'occhiata con gli altri membri del
Consiglio e poi tornò a parlare:
"L'offerta è decisamente allettante. Ma non è
accettabile! O il tuo umano prende parte alla Terza Prova entro
cinque minuti o la vittoria sarà data al tuo avversario per
abbandono. E avrai perso anche questa ridicola Sfida!"
Q rimase senza parole, mentre l'eco della grassa risata del Q-Borg
lo raggiunse alle spalle.
Aveva
raccolto quante più pietre era stato in grado di trovare,
purtroppo tutte di piccole dimensioni. Per cui ne erano occorse
parecchie, prima di riuscire a formare un cumulo sufficientemente
alto e consistente da permettergli di raggiungere la sommità
della muraglia con le mani.
Facendo attenzione a non scivolare, Picard si apprestò a
scalare la piccola quanto friabile montagnola che aveva creato.
Con gli stivali, che tendevano a scivolare verso l'esterno, riuscì,
non senza fatica a raggiungerne la sommità ed a trovare una
posizione di equilibrio.
Poggiandosi contro il muro, lentamente fece scorrere i palmi verso
l'alto, fino a che le braccia non furono completamente distese.
Mancavano pochi centimetri all'obbiettivo. Ansimò per lo
sforzo di distendersi quanto più possibile, ma senza esito.
Doveva effettuare solo un piccolo balzo.
Caricò le gambe per effettuarlo, sperando che i sassi sotto
le sue suole non cedessero di schianto sotto la pressione.
Con un piccolo slancio riuscì a portare le mani oltre il
limite estremo del muro ed ad aggrapparsi saldamente. E le sue dita
percepirono qualcosa di inaspettato.
Raggiunse
la muraglia in pochi secondi.
Era proprio un lungo, infinito muro a secco. Pietre e fango più
o meno, valutò Riker.
"Allora il pianeta è abitato." ne dedusse, essendo
da escludere che si trattasse di un fenomeno naturale.
Non si vedeva alcun tipo di passaggio in nessuna delle due direzioni
per cui si estendeva la muraglia. Se avesse voluto scoprire cosa
si celava dietro di essa, l'unica soluzione era scavalcarla.
Ma era alta ben più di due metri e con un braccio solo non
sarebbe mai riuscito ad aggrapparsi a sufficienza, per tentare di
mettersi a cavalcioni di essa. Tornò nei pressi della capsula
alla ricerca di qualcosa di utile, che potesse fargli da gradino.
Raccolse alcuni rottami, che stavano sparsi intorno alla capsula
e li trascinò faticosamente fino al muro. Gli occorsero più
viaggi per raccogliere tutto il necessario.
Ammucchiandoli diligentemente, si costruì uno scalino sufficientemente
affidabile.
Si strinse lo zainetto in spalla e lentamente testò la tenuta
statica dello scalino. Dondolava leggermente ma resse il suo non
indifferente peso. Rimase con le ginocchia piegate, dondolando su
se stesso. Poggiò una mano sulla cima del muro per non perdere
l'equilibrio e improvvisamente percepì una sensazione di
contatto familiare.
Alzò il capo di scatto, che, da poco sopra il collo, sovrastava
la muraglia.
E rimase di stucco.
"Capitano!"
"Will!"
"Che diavolo ci fa lei qui?"
"Stavo per farle la stessa domanda!" rispose Picard, stupito
ma felice di ritrovare un volto amico.
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