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THE LAST ENTERPRISE
CAPITOLO 26
"Pensi che ce la farà?" domandò il giovane allievo di Q.
"Deve farcela. Non ho più scelta. Farò il possibile per aiutarlo."
Il ragazzo distolse lo sguardo dalla strada, che rapidamente scompariva sotto i pneumatici del pesante automezzo, per osservare meglio l'espressione dipinta sul volto del suo maestro.
Q era teso. I muscoli facciali erano contratti, la mascella serrata. Lo sguardo fisso sulla strada. Le mani saldamente sul volante.
"Ma se lo aiuterai, il Consiglio darà la vittoria al Q-Borg." gli ricordò il più giovane Q.
"Lo so" rispose seccamente Q.
"Non capisco. Se lo aiuterai a vincere la prova, perderai comunque. O forse hai in serbo qualche sorpresa speciale? A me lo puoi dire. Sai che terrei la bocca chiusa!"
"No. Nessuna sorpresa, nessun trucco. Picard vincerà."
"Ma tu così perderai. Io non capisco maestro!"
Il giovane Q cominciò ad intuire la verità. Forse al proprio maestro interessava più la vita dell'umano che la vittoria nella sfida.
"Si perderò. Ma Picard non morirà. Non lo posso permettere."
Come pensavo, si disse fra se il ragazzo, tornando a osservare il paesaggio oltre il parabrezza.
"Quindi avremo una Galassia dominata dai Borg e un singolo umano. Jean-Luc Picard." commentò l'allievo.
Q sorrise per una frazione di secondo.
"Non è detto ragazzo mio. Picard potrebbe anche farcela a vincere la prova. Io interverrò solo ed unicamente se dovesse trovarsi in difficoltà. Non tutto è perduto."
"Capisco. Sarà uno spettacolo interessante ed istruttivo."
"Lo sarà." rispose Q, chiudendo la conversazione e tornando a concentrasi su quanto lo stava attendendo.

Picard si rialzò, scuotendosi l'uniforme per togliersi di dosso almeno una parte della sabbia. Una buona quantità della stessa era arrivata sul fondo dei suoi stivali d'ordinanza. Uno alla volta se li levò, svuotandone il contenuto, che si disperse nel vento.
"Ora va meglio" si disse soddisfatto, non percependo più il fastidioso scricchiolio dei granelli di sabbia sotto la sua pianta dei piedi.
Si guardò intorno. Deserto. Per miglia e miglia. In lontananza delle alture.
Ma dovevano trovarsi parecchio lontano dalla sua posizione.
Poi la strada, che si perdeva all'orizzonte in entrambe i sensi e il muro, di pietre, che la seguiva.
-Bene, - si disse - adesso quale sarà la mia prossima mossa? -
Fece una rapido riassunto della sua situazione: si trovava in un deserto, senza né acqua né cibo. Per di più non un deserto reale, ma una creazione appositamente pensata per lui, quale rappresentazione di non si sapeva quale luogo del Q-Continuum.
Per similitudine, paragonò il luogo ad un moderno ponte ologrammi. Senza conoscere i comandi per far apparire l'uscita, avrebbe potuto camminare in qualunque direzione per l'eternità, senza mai trovarne il confine estremo.
Il sole scottava, per cui decise che sarebbe stato più saggio continuare la riflessione all'ombra del muro a secco.
Si sedette sulla sabbia, poggiando la schiena contro le pietre della muraglia, che, con la loro relativa frescura, gli diedero un parziale sollievo.
Si rese conto che fino a quel momento non aveva badato grande attenzione alla muraglia. Alzò il capo per osservarla meglio. Era un semplice muro, alto all'incirca due metri e mezzo o poco più, di pietre e una qualche sostanza che faceva da collante. Provò a graffiarne la superficie per verificare la qualità del cemento. Era fango. Banalissimo fango, che si sgretolò rapidamente fra le sue mani.
Si pulì i palmi della mani strusciandoli rapidamente fra di loro.
"Alta tecnologia Q" disse commentando la qualità della realizzazione.
Improvvisamente, come una specie di illuminazione divina, una possibilità gli balenò nella mente. Con uno scatto del collo, tornò a guardare in alto, verso la cima del muro.
"Infrangere le regole. E le convenzioni.." si disse, alzandosi in piedi e cominciando a guardarsi intorno, alla ricerca di qualcosa di utile per costruirsi un gradino, sufficiente per tentare di scoprire cosa si trovasse al di là della muraglia.

"Vivo" mormorò nell'oscurità.
"Sono ancora dannatamente vivo" si ripeté quasi incredulo.
Era a terra, con la guancia contro il freddo pavimento metallico della capsula.
Era stato sballottato più volte durante l'atterraggio d'emergenza, ma ancora una volta, la sua dea della fortuna personale lo aveva protetto. Ad eccezione di qualche contusione, stava bene.
L'interno della capsula era nell'oscurità più completa. I due piccoli oblò di cui era dotata, erano rivolti verso il terreno. La capsula era completamente sottosopra.
Riker se ne rese conto tentando di rialzarsi, quando con la nuca, batté violentemente contro una consolle, che parzialmente distrutta, pendeva dal soffitto.
Brancolando nel buio, tentò di orizzontarsi, alla ricerca del portello di uscita. Sperando che questa volta non fosse rimasto bloccato, così come gli era accaduto dopo il primo atterraggio fortunoso. Questa volta non ci sarebbe stato nessun dannato vulcaniano ad aiutarlo.
Anche se in fondo, una volta trovata una via d'uscita, si sarebbe nuovamente trovato di fronte il desolante spettacolo di un deserto arido e senza vita.
E nessun dannato vulcaniano capace di trovare un oasi sperduta in mezzo ad esso.
L'aria all'interno della navicella si stava facendo sempre più calda ed irrespirabile. I corpi senza vita dei droni emanavano un puzzo nauseabondo.
Muovendosi a tentoni, Will riuscì a trovare il portello d'uscita e il relativo pannello di controllo. Ma mancando l'energia, come previsto, non servì a nulla azionarne i controlli. Riker, passò quindi alla ricerca dello sblocco manuale, che era celato da un pannello rimovibile.
Tirando la leva, udì lo schiocco delle morse magnetiche che rilasciavano il portello, il quale fece un leggero scatto laterale ma si arrestò, mancando l'energia, ma lasciando filtrare una flebile linea di luce, sufficiente a rischiarare il volto di Riker.
Con il suo unico braccio, Will, spinse manualmente di lato il portello, quanto bastò per poterci passare con le spalle.
La rampa metallica si era automaticamente distesa, ma essendo la capsula rovesciata, si stagliava ora verso il cielo.
L'aria secca e calda sferzò il volto di Riker.
"Rieccomi a casa" disse ironizzando sulla sua situazione.
Approfittando della luce che penetrava l'interno della capsula, ritrovò le poche provviste che lui e Vovelek avevano messo da parte. Si mise lo zaino in spalla e si apprestò ad effettuare un salto di circa un metro, per raggiungere le sabbie del deserto.
Alto, ma non troppo, anche con una caviglia ancora dolorante.
Era protetto dall'ombra della scialuppa. Ed appena messi gli stivali sulle dune del deserto, iniziò a guardarsi intorno.
"Sabbia, sabbia ed ancora sabbia." esclamò sconsolato. Per scrupolo decise di effettuare una ricognizione completa e si apprestò ad aggirare la navetta, salendo sulla cima della duna contro cui aveva arrestato la sua caduta.
E giunto alla sommità rimase sorpreso da quanto si parò davanti ai suoi occhi: una linea perfettamente retta tagliava in due il deserto, perdendosi all'infinito. Un muro di pietre.

"Come sarebbe a dire che non c'è?"
L'allievo allargò le braccia senza sapere che dire, se non ribadire quanto era sotto i suoi occhi.
"Non c'è! Picard non è nel retro del camion!"
"Ma non è possibile! L'ho visto io stesso sistemarsi sulla panca!"
Q accorse a verificare di persona quanto il ragazzo stesse affermando.
Raggiunse il retro del camion, parcheggiato a fianco di quello guidato dal Q-Borg.
Il ragazzo diceva il vero. Non vi era traccia del capitano.
"Ma dove diavolo è andato!" Q iniziò ad urlare il suo nome a squarciagola ed ad ispezionare il camion. Forse Picard era in vena di scherzi e si era nascosto. Prima controllò al di sopra del telone verde militare, poi diede una rapida occhiata sotto il mezzo e lo circumnavigò due volte, agitandosi ed imprecando.
Si fermò solamente quando inavvertitamente andò a sbattere contro il suo avversario, il quale stava intuendo quanto era accaduto.
"Ti sei perso il tuo fantastico capitano, Q?"
"Non l'ho perso! E' qui da qualche parte!" rispose balbettando Q, tornando poi a chinarsi, per controllare se per caso fosse nascosto al di sotto del mezzo.
"Beh! Ti conviene ritrovarlo al più presto, se ti interessa ancora giocarti la Terza Prova. Oppure è uno dei tuoi soliti mezzucci?"
"Mezzucci? Che diavolo stai dicendo?" ribatté Q, continuando a scandagliare ogni possibile nascondiglio.
"Coraggio Q! Ho capito il tuo gioco. Sai di avere perso e stai cercando una scusa per ritirarti. Ma non funzionerà. Se il tuo capitano non salta fuori entro cinque minuti, la Sfida sarà conclusa a mio favore."
"Scordatelo! Tu non decidi un bel nulla! Gli unici che possono farlo sono i membri del consiglio!"
Sul volto del Q-Borg comparve un ghigno divertito.
"Come vuoi" e schioccò le dita.
Un istante dopo tutto il consiglio del Q-Continuum ricomparve al gran completo.
Solo a quel punto Q arrestò la sua ricerca, comprendendo la pericolosità della situazione.
La anziana Q a capo del consiglio fece un passo avanti e con un tono di voce, che nulla faceva per nascondere quanto fosse scocciata di essere stata nuovamente interpellata, disse seccamente:
"Stavo cominciando a sentire la vostra mancanza. Di cosa si tratta questa volta?"
Q le corse incontro e con il suo solito fare ossequioso spiegò rapidamente quanto era accaduto.
"Ma non si preoccupi! Lo troverò quanto prima. Forse è caduto fuori dal camion durante il viaggio!"
La donna scosse il capo lentamente.
"Q. Come puoi non sapere dove si trova l'umano. Come hai potuto lasciartelo sfuggire. I poteri dei Q…"
"Ero distratto! Ero talmente concentrato sulla Sfida che ho lasciato che i miei pensieri si prendessero tutta la mia attenzione!"
Lo donna sospirò. Stava per perdere la pazienza.
"D'accordo. Ora vuoi cortesemente riportalo qui?"
Q rimase qualche secondo a bocca aperta, incapace di dire la verità.
Non aveva la più pallida idea di dove si trovasse Picard. E per un essere onnisciente era una condizione più unica che rara. L'eccessiva tensione aveva indebolito i suoi poteri?
"Io non so dove si trovi. Altrimenti l'avrei già fatto. Non può farlo lei per me? Le prometto che questa sarà l'ultima volta che disturberò il Consiglio, per i prossimi dieci, anzi no! Quindici eoni!"
L'anziana Q scambiò un'occhiata con gli altri membri del Consiglio e poi tornò a parlare:
"L'offerta è decisamente allettante. Ma non è accettabile! O il tuo umano prende parte alla Terza Prova entro cinque minuti o la vittoria sarà data al tuo avversario per abbandono. E avrai perso anche questa ridicola Sfida!"
Q rimase senza parole, mentre l'eco della grassa risata del Q-Borg lo raggiunse alle spalle.

Aveva raccolto quante più pietre era stato in grado di trovare, purtroppo tutte di piccole dimensioni. Per cui ne erano occorse parecchie, prima di riuscire a formare un cumulo sufficientemente alto e consistente da permettergli di raggiungere la sommità della muraglia con le mani.
Facendo attenzione a non scivolare, Picard si apprestò a scalare la piccola quanto friabile montagnola che aveva creato. Con gli stivali, che tendevano a scivolare verso l'esterno, riuscì, non senza fatica a raggiungerne la sommità ed a trovare una posizione di equilibrio.
Poggiandosi contro il muro, lentamente fece scorrere i palmi verso l'alto, fino a che le braccia non furono completamente distese.
Mancavano pochi centimetri all'obbiettivo. Ansimò per lo sforzo di distendersi quanto più possibile, ma senza esito.
Doveva effettuare solo un piccolo balzo.
Caricò le gambe per effettuarlo, sperando che i sassi sotto le sue suole non cedessero di schianto sotto la pressione.
Con un piccolo slancio riuscì a portare le mani oltre il limite estremo del muro ed ad aggrapparsi saldamente. E le sue dita percepirono qualcosa di inaspettato.

Raggiunse la muraglia in pochi secondi.
Era proprio un lungo, infinito muro a secco. Pietre e fango più o meno, valutò Riker.
"Allora il pianeta è abitato." ne dedusse, essendo da escludere che si trattasse di un fenomeno naturale.
Non si vedeva alcun tipo di passaggio in nessuna delle due direzioni per cui si estendeva la muraglia. Se avesse voluto scoprire cosa si celava dietro di essa, l'unica soluzione era scavalcarla.
Ma era alta ben più di due metri e con un braccio solo non sarebbe mai riuscito ad aggrapparsi a sufficienza, per tentare di mettersi a cavalcioni di essa. Tornò nei pressi della capsula alla ricerca di qualcosa di utile, che potesse fargli da gradino.
Raccolse alcuni rottami, che stavano sparsi intorno alla capsula e li trascinò faticosamente fino al muro. Gli occorsero più viaggi per raccogliere tutto il necessario.
Ammucchiandoli diligentemente, si costruì uno scalino sufficientemente affidabile.
Si strinse lo zainetto in spalla e lentamente testò la tenuta statica dello scalino. Dondolava leggermente ma resse il suo non indifferente peso. Rimase con le ginocchia piegate, dondolando su se stesso. Poggiò una mano sulla cima del muro per non perdere l'equilibrio e improvvisamente percepì una sensazione di contatto familiare.
Alzò il capo di scatto, che, da poco sopra il collo, sovrastava la muraglia.
E rimase di stucco.
"Capitano!"
"Will!"
"Che diavolo ci fa lei qui?"
"Stavo per farle la stessa domanda!" rispose Picard, stupito ma felice di ritrovare un volto amico.


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