"Cinque
minuti? Non sono assolutamente sufficienti cinque minuti!" protestò
Q, agitando le braccia davanti al capo del consiglio del Q-Continuum.
"Così ho deciso. Siamo tutti stanchi di questa vostra
diatriba. A me non importa chi sarà il vincitore. Importa solo
che cessi quanto prima!" rispose con tono autoritario l'anziana
Q, agitando a sua volta lo scettro, simbolo di potere.
"Ma non può finire così! Non è regolare!"
protestò ancora Q.
"Non è colpa mia se il tuo capitano se l'è data
a gambe levate. Probabilmente ara conscio di essere spacciato"
intervenne il Q-Borg. Era decisamente soddisfatto per l'inattesa evoluzione
della situazione. La vittoria era praticamente in suo pugno.
Q si voltò verso l'avversario, puntandogli contro l'indice.
"Sei stato tu! E' opera tua! Tu hai fatto sparire Picard! Ammettilo!
Lo sapevo che non avresti resistito dal commettere qualche scorrettezza!
Sei un codardo!"
"Calmati Q! Io non ho toccato il tuo umano. Il Consiglio vigilava
su entrambi. Se fossi stato io, loro l'avrebbero subito scoperto.
Mi spiace Q. Stavolta è proprio finita. Hai perso!" rispose
il Q-Borg.
Q tornò a rivolgersi al capo del Consiglio "ha imbrogliato!
Io lo so che è stato lui! Deve essere riuscito a farvela in
barba! Ma è sicuramente opera sua!"
La donna lo guardò dall'alto in basso, con un'espressione di
disgusto.
"Le tue parole offendono tutto il Consiglio del Q-Continuum.
Osi mettere in dubbio la nostra lealtà?"
Q si rese conto che stava rischiando di avventurarsi in un discorso
controproducente ma cercò ugualmente di riparare.
"Non mi permetterei mai. Io intendo solo affermare che può
esserci la possibilità che il mio avversario sia riuscito ad
eludere la vostra sorveglianza ed a rapire Picard, nascondendolo anche
al sottoscritto."
La donna mutò espressione, da disgusto ad ira.
"Nessuno può eludere lo stretto controllo del Consiglio!"
esclamò, puntando lo scettro verso Q.
"Non starò ad ascoltare le tue accuse un momento di più!
Sono a dir poco scioccata dalla tua irriverenza! I cinque minuti che
ti sono stati concessi sono scaduti. E il tuo campione non è
presente.
Dichiaro la Terza Prova conclusa e la vittoria è assegnata
al Q-Borg, per abbandono dello sfidante. E..."
Q tentò di interromperla, pur rendendosi conto che il gesto
avrebbe fatto accrescere l'ira della donna. Non poteva permettere
che finisse così. Le conseguenze di quella decisione avrebbero
per sempre sconvolto la vita dell'Universo.
"Mi oppongo a questa decisione!" esclamò facendosi
coraggio.
La donna rimase stupefatta. Nessuno mai si era permesso un simile
affronto.
Interromperla mentre deliberava.
"Q! Apri la bocca ancora una volta e sarai espulso dal Q-Continuum
un'altra volta. E ti posso assicurare che per nessun motivo ti reintegreremo
fra le nostre fila! Già mi sto pentendo di averti accordato
una seconda possibilità!"
Q stavolta tacque. Non gli restavano più carte da giocare.
L'ora della sconfitta era infine giunta. Tutto per colpa di Picard.
Alla fine, il buon vecchio capitano era riuscito a ripagarlo con la
sua stessa moneta. Dopo anni in cui si era, per sua stessa ammissione,
divertito a stuzzicare l'umano ed il suo equipaggio, ora era lui a
trovarsi vittima di uno scherzetto del capitano. Ma Picard avrebbe
rimpianto per sempre la sua mossa. La sconfitta nella terza ed ultima
prova, sanciva la fine della Sfida. E le conseguenze di tale conclusione,
a favore del suo avversario, sarebbero state devastanti.
"Bene! Così ti preferisco. Silente" aggiunse l'anziana
Q, osservando con piacere che Q non aveva più osato replicare
e poi continuò.
"Comunque, opposizione respinta. La Terza Prova è conclusa.
La Sfida è conclusa. Finalmente, dopo secoli, siamo arrivati
al termine di questa triste vicenda, che ha tanto infangato il nome
del Q-Continuum. Entrambi ci avete disonorato, approfittando della
vostra superiorità a danno di esseri primitivi. Ma ora basta."
La donna si avvicinò al Q-Borg e puntandogli al capo lo scettro,
disse con tono solenne:
"Ti dichiaro vincitore."
Picard
e Riker erano faccia a faccia, aggrappati alla bell'e meglio al
ciglio della muraglia di pietre.
Ancora increduli di trovarsi l'uno in compagnia dell'altro.
"Ma lei non dovrebbe trovarsi sull'Enterprise, a guidare il
convoglio verso il tunnel bajoriano?" domandò il primo
ufficiale.
"Si, vero. E' una lunga storia Will." sbuffò Picard.
"Non me lo dica. Q!" intuì Riker.
"Ogni volta che finiamo col trovarci in una situazione assurda,
c'è sempre il suo zampino" ammise Picard che poi continuò
"lei non dovrebbe trovarsi a bordo della Pioneer?"
"La nave è stata fatta a pezzi. Mi sono salvato precipitando
su questo pianeta con una capsula di salvataggio" rispose Riker,
facendo cenno a Picard, con un gesto del capo, di guardare oltre
le sue spalle.
"Oh! Vedo. Bell'atterraggio." ironizzò Picard,
constatando lo stato della capsula.
"Allora non è solo. In quanti siete? Ci sono feriti?"
domandò Picard tornando serio.
"Sono l'unico. Anche la mia è una lunga storia. Questo
in realtà è il mio secondo atterraggio di fortuna
su questo pianeta."
Picard decise che non occorrevano altre domande. Anche perché
non riusciva più a sostenersi con la sola forza delle braccia.
"Capisco. Che ne dice di raggiungermi da questa parte. Potremo
parlare al riparo dalla calura almeno" propose al suo primo
ufficiale.
"Arrivo"
A fatica, Riker riuscì a scavalcare la muraglia, aiutato
da Picard e facendo affidamento al mucchio di rocce che il capitano
aveva preparato.
"E' una strada quella?" domandò Riker, notando
la presenza della lingua di asfalto "il pianeta è abitato?"
"Comandante, ora le spiego, anche se mi è sempre più
difficile comprendere come e perché lei si trovi qui."
I due trascorsero una buona ora a scambiarsi le relative esperienze.
Riker apprese della morte dei suoi amici più cari e soprattutto
di Deanna, la betazoide, la donna che aveva amato di più
in tutta la sua vita.
"Imzadi" sussurrò al vento, mentre Picard gli indicava
quale fosse la sua tomba.
E apprese anche della fuga di Picard e del fatto che non avesse
ora la più pallida idea sul da farsi.
Picard, invece, venne a conoscenza della tragica avventura dei sopravvissuti
della Uss Pioneer, delle gesta del comandante Vovelek e della terribile
scelta che Riker si era trovato ad operare.
E del rimorso che ancora lo accompagnava, per non avere trovato
il coraggio di sparare al vulcaniano.
"Si faccia coraggio Will. La sua non era una scelta facile.
Anch'io esiterei se ad essere assimilata, fosse una persona a me
cara" lo confortò Picard, ben consapevole che in passato,
non aveva invece esitato ad uccidere un membro del suo equipaggio,
ormai preda del processo di assimilazione. Ma non stava mentendo,
ne cadendo in contraddizione.
Semplicemente non poteva sapere se avrebbe avuto lo stesso sangue
freddo se, al posto di uno sconosciuto, vi fosse stato uno dei suoi
amici più cari.
"Comunque sia, sono felice di rivederla comandante."
Riker sorrise.
"Lo stesso vale per me capitano. Anche se, come giustamente
ha fatto notare, nemmeno io ho la più pallida idea di cosa
fare ora."
Picard si sentì rinfrancato dall'aver ritrovato il suo primo
ufficiale.
Qualunque fosse il destino che li attendeva, avrebbe potuto contare
su un vero amico, nonché un uomo dalle capacità straordinarie,
di cui era sempre stato fiero, in qualità di suo ufficiale
superiore e di semplice uomo.
"Proposte Numero Uno?" domandò Picard.
"Una capitano. Rifocillarci." Riker afferrò il
suo zainetto e ne estrasse il contenuto. Acqua e le bacche raccolte
nell'oasi. E le offrì al capitano.
Non
appena l'anziana Q, a capo del Consiglio del Q-Continuum, ebbe terminato
di dichiarare la vittoria nella Sfida del Q-Borg, quest'ultimo alzò
le braccia, costituite da impianti Borg in oro e argento, verso
il cielo ed emise un urlo di vittoria.
Un urlo trattenuto per millenni, tanto era durata la sfida fra i
due esseri dotati di poteri quasi infiniti.
Il suo urlo sembrava non avere fine ed era talmente poderoso che
l'atmosfera sopra le loro teste si addensò, andando a formare
una specie di turbine, che si fece man mano più grande e
minaccioso.
Un vento di insostenibile potenza sollevò tonnellate di sabbia,
che formarono un circolo attorno al Q-Borg.
Tutto nell'area fu spazzato via, compresi i due camion militari,
che scomparirono in cielo. Q, il suo allievo e il consiglio intero,
osservavano la scena, al sicuro da quanto stava accadendo.
L'urlo del Q-Borg non si esaurì, anzi si amplificò,
trasformandosi in un'onda che si espanse rapidamente per tutta la
Galassia, scuotendola come un lenzuolo.
E il tempo prese a scorrere rapidamente. In pochi istanti trascorsero,
decenni, secoli e poi millenni. E quello che Q ed il suo allievo
videro, fu terribile.
I Borg, inesorabilmente, settore dopo settore, quadrante dopo quadrante,
colonizzarono l'intera galassia, spazzando via ogni forma di vita
senziente all'infuori di loro.
La Federazione, i Klingon, I Romulani, il Dominio. Ogni civiltà
cadde sotto i colpi dell'avanzata dei cubi Borg, fino a che ogni
singolo pianeta, fino all'ultimo planetoide non fu assimilato.
Il Caos era stato domato. L'Ordine totale ed assoluto regnava, illuminato
dalla luce di miliardi di stelle su miliardi di miliardi di pianeti,
la cui superficie era popolata solo ed esclusivamente da Borg.
I Borg diedero la caccia fino all'ultima forma di vita presente
nella galassia, in qualunque luogo essa fosse riuscita a nascondersi
e la assimilarono al Collettivo. Il grigiore del freddo metallo
e dell'atmosfera a base di ammoniaca ricoprirono ogni superficie
disponibile, tanto che, osservando quella Galassia da lontano, si
poté notare che la sua luminosità era sensibilmente
diminuita.
"E' terribile!" esclamò il giovane allievo di Q,
sgomento per quella mutazione informe ed innaturale di una galassia.
Anche i membri del Consiglio del Q-Continuum sembrarono restare
impressionati da quanto stava avvenendo sotto i loro occhi,
non si attendevano una conseguenza di tali proporzioni. L'anziana
Q dovette ammettere che, aver attribuito la vittoria al Q-Borg,
forse era stata una scelta avventata.
"La colpa è solo mia" disse Q, i cui occhi si stavano
inumidendo per uno stato di commozione crescente, di fronte allo
spettacolo di morte e distruzione a cui stava assistendo.
L'allievo gli si avvicinò, cingendogli un braccio attorno
alla spalla, in un gesto consolatorio.
"Coraggio maestro. In fondo di galassie ne restano molte altre.
Troverai altre razze con cui interagire."
"Lo sfacelo non si arresterà a questa galassia. I Borg
raggiungeranno anche quelle vicine" intervenne la donna Q,
che osservava impietrita.
Q non diede peso alle parole dell'allievo né a quelle della
donna. Non potevano capire lo strazio che lo stava lacerando.
"Ma gli umani erano unici. E ora non esistono più. Non
vi è più un umano in tutta la Galassia. In tutto l'Universo.
E non vi sarà mai più. Per l'Eternità."
rispose laconicamente Q. Con gli occhi fissi sullo spettacolo di
una galassia grigia e triste.
"Ti sbagli maestro. Un umano superstite esiste."
Q si voltò verso il proprio allievo, con aria stupita.
"Cosa cavolo stai dicendo? Guarda! La Terra! Miliardi di droni
Borg. Non c'è più nemmeno un filo d'erba!"
"Ti sei scordato di Picard. E' ancora qui da qualche parte."
gli ricordò il ragazzo.
"Picard
" mormorò Q, incapace ancora di percepirne
la presenza
"E non è solo" aggiunse, intromettendosi fra Q
e il suo allievo, l'anziana donna a capo del consiglio.
Q fissò sbalordito la donna, senza comprendere il significato
delle sue parole.
"Ah! Q! Stai davvero perdendo colpi! Possibile che tu non li
percepisca?"
La donna e il ragazzo si scambiarono un'occhiata di compatimento
per il povero Q, che li osservava senza capire.
La donna schioccò le dita e i tre comparvero di fronte a
due stupiti umani.
Vedendo
comparire Q, con il suo allievo e l'anziana donna, Picard scattò
in piedi, lasciando cadere a terra le bacche che aveva in grembo.
Riker, invece, rimase perplesso dall'apparizione. Ad esclusione
di Q, le altre due figure erano a lui sconosciute.
"Q!" esclamò Riker, rompendo per primo il silenzio.
Q, che aveva puntato subito tutta la sua attenzione su Picard, distolse
un attimo lo sguardo, riconoscendo la figura del menomato primo
ufficiale dell'Enterprise.
"Riker! Che ci fai tu qui!" sbraitò.
Riker e Picard si scambiarono un'occhiata interrogativa.
"Veramente pensavo facesse parte del tuo disegno portarmi qui."
"Non ci sto capendo più nulla!" esclamò
Q, grattandosi il capo.
"Mi sorprende che tu l'abbia capito solo ora." intervenne
Picard, con una piccola frecciata, che pero' riportò l'attenzione
di Q su di lui.
"Picard! Eccoti! Cosa diavolo ti è venuto in mente di
scendere dal camion! Tu non ti rendi conto di cosa hai causato!"
"Non mi importa. Tutta questa commedia non ha alcun senso.
Non intendo più sottopormi alla Terza Prova. A nessuna prova.
Non sarò più strumento per il tuo divertimento."
"Stai pure tranquillo, mon capitaine. Ormai è tardi"
disse con voce calante Q.
"Cosa intendi per tardi? Tardi per cosa?" domandò
Picard avvicinandosi ai tre superesseri.
"Tardi per evitare questo!" tornò ad animarsi Q
e con un ampio gesto del braccio, aprì come una finestra,
nel vento del deserto, da cui sia Picard che Riker assistettero
all'assimilazione della Galassia da parte di Borg.
Videro la Terra selvaggiamente saccheggiata e trasformata in un
centro di produzione del Collettivo. Videro scomparire ogni forma
di vita in tutta la Galassia.
E poi, come un virus, i Borg raggiunsero le galassie vicine, e poi
via via anche quelle più lontane.
"Mio Dio!" esclamò Riker "Tutto questo sta
accadendo realmente?"
"In questo preciso istante" confermò la donna Q.
"E' la fine dell'Universo!" esclamò Picard scioccato
da quanto stava vedendo.
La macchia grigia, che rappresentava l'espansione della Collettività,
si stava diffondendo sempre più velocemente, tanto che in
pochi minuti ricoprì l'intero Universo, tranne un minuscolo
punto. Un singolo sistema solare. Dove parve arrestarsi.
"Si è arrestata. L'espansione si è arrestata.
Perché?" domandò Picard.
"Non si è arrestata. E' il tempo che ha cessato di scorrere
ad una velocità per voi umani impensabile. In questi pochi,
per voi, minuti, in realtà sono trascorsi milioni di anni"
spiegò l'anziana Q.
Picard non stava capendo.
"Che significa? Perché il tempo si è rallentato?"
domandò stavolta Riker.
"Perché è giunto il vostro momento di affrontare
i Borg. Quel puntino, quel piccolo sistema solare, ha solo un pianeta.
Arido e desertico. Il pianeta su cui vi trovate ora voi due."
Fu Q a svelare l'ultimo tassello, che avrebbe sancito la totale
assimilazione dell'Universo ai Borg.
Picard e Riker si avvicinarono l'un l'altro, non comprendendo a
pieno le parole di Q, in cerca di sostegno reciproco.
"Addio Picard" disse mestamente Q, prima di scomparire,
seguito dal suo allievo e dalla anziana donna, in un lampo di luce.
E quando furono soli, Picard notò, le alture diventare improvvisamente
di colore scuro, il sole offuscarsi, l'aria farsi densa di ammoniaca.
Una nuvola di sabbia si sollevò in lontananza, coprendo tutto
l'orizzonte.
"Che succede ora?" si domandò Riker.
"I Borg." rispose mestamente Picard.
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