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THE LAST ENTERPRISE
CAPITOLO 28
Quanto stava accadendo oltrepassava i peggiori incubi di Picard.
Una schiera compatta, formata da migliaia, milioni, forse miliardi di droni Borg, rapidamente avanzava verso di loro, come una marea nera, inarrestabile e minacciosa.
L'intera superficie del pianeta stava venendo rapidamente ricoperta dalla massa informe di droni, teletrasportati a frotte da altrettanti cubi, che in orbita formavano una cortina talmente spessa, da non lasciar filtrare la luce solare.
Una sottile penombra andò a sostituirsi alla luce accecante che aveva arroventato le sabbie del deserto fino a poco prima. E la temperatura calò bruscamente. Un vento gelido, carico di vapori di ammoniaca e metano raggiunse Picard ed il suo primo ufficiale, che, attoniti, osservavano impotenti quanto stava accadendo.
"Stanno venendo verso di noi!" esclamò Riker.
Picard non replicò. Era evidente quanto stava accadendo. Presto sarebbero stati travolti da quella specie di onda, costituita da droni.
E le loro esistenze sarebbero terminate, ultimi esemplari, in tutto l'Universo, di forme di vita non assimilate.
Picard sentì sull'avambraccio la presa di Riker che tentava di trascinarlo con se.
"Capitano! Muoviamoci. Scavalchiamo la muraglia! Possiamo guadagnare del tempo!"
Riker non aveva nessuna intenzione di arrendersi al destino. Avrebbe lottato fino all'ultimo respiro, anche di fronte ad un nemico soverchiante.
Per primo Riker, salì sul cumulo di detriti precedentemente preparato da Picard e facendo leva sul suo braccio superstite riuscì a mettere la parte della gamba destra oltre il limite verticale della muraglia. Dandosi lo slancio con la gamba sinistra, ancora poggiata a terra, si mise a cavalcioni della muraglia, con le gambe penzolanti a fianco di essa.
Picard lo seguì rapidamente, scalando anch'egli la montagnola di sassi.
Con un balzo atletico, aiutandosi con le braccia, come se la cima della muraglia fosse stata un attrezzo ginnico, si mise di fronte a Riker, nella medesima posizione.
Picard fece per rivolgersi al suo primo ufficiale, non comprendendo perché stesse indugiando a scendere dalla parte opposta a quella da cui erano saliti ma vide Riker con lo sguardo fisso di lato, verso l'orizzonte ed un espressione di terrore a riempirgli il volto.
"Comandante…" balbettò Picard.
Ma Riker non rispose. Come se quanto stava osservando stesse assorbendo tutti i suoi pensieri. Picard si voltò alla sua sinistra e lo stesso terrore dipinto sul volto di Riker si appropriò del suo.
La stessa onda nera, che li stava per inghiottire dalla parte della muraglia in cui si trovavano prima, giungeva eguale anche da quella opposta, circondandoli senza scampo. E il cielo sopra le loro teste, rapidamente, iniziò a richiudersi e l'oscurità ad avanzare.

"Maestro!" urlò inorridito il giovane allievo di Q.
I Q osservavano da lontano quanto stava accadendo sul piccolo planetoide, unico rimanente in tutto l'universo che non fosse stato assimilato dal Collettivo Borg.
"Maestro! Stanno per essere inghiottiti!"
Q non rispose. Stava semplicemente osservando il pianeta diventare di colore scuro, con l'attenzione rivolta su Picard e Riker, che stavano venendo velocemente circondati. E lo spazio attorno a loro si stava riducendo sempre più velocemente. Presto sarebbe tutto finito.
Q sentì dolore. Un dolore naturalmente non fisico, ma interiore. Anche i Q avevano un cuore? Si domandò. In teoria no. Non che lui sapesse. E allora per quale motivo stava soffrendo per la perdita di Picard e del suo equipaggio? E della razza umana intera? E per quale altro maledetto motivo, sentiva che non avrebbe avuto mai più pace fino alla fine dei suoi giorni che, tenuto conto della sua immortalità, avrebbe significato un'esistenza, da quel momento in poi, contaminata dalla sofferenza?
Forse perché sapeva di essere stato lui la causa di quel disastro? Era senso di colpa? Era semplicemente vergogna per quanto era accaduto? Orgoglio ferito?
"E' la fine del Caos!" intervenne il Q-Borg, che visibilmente soddisfatto, osservava compiaciuto il compimento del suo progetto per il futuro dell'Universo.
"L'Ordine viene a prendersi la sua rivincita dopo milioni di anni di caos senza senso! E regnerà fino alla fine dell'Universo stesso. E tutto questo grazie a me" disse battendosi la mano sul petto e poi, avvicinandosi a Q e poggiandogli la punta metallica del suo avambraccio borg sulla spalla aggiunse:
"E grazie anche alla tua incompetenza! Te l'avevo detto fin dall'inizio che gli umani non avrebbero mai potuto vincere la Sfida. Sono esseri così fragili, primitivi."
"Ma che stavano fronteggiando l'attacco dei Borg completamente da soli e con successo," lo interruppe Q, "naturalmente prima che tu intervenissi a modificare il corso degli eventi!"
"Ho solo accelerato i tempi dell'inevitabile" rispose il Q-Borg.
"Questo non puoi saperlo. Nessuno di noi può dirlo. Abbiamo sconvolto il naturale corso dell'evoluzione dell'Universo e tutto solamente per soddisfare un nostro capriccio."
il Q-Borg fece un passo indietro, corrucciando la fronte.
"Che vuoi dire? Sei pentito della Sfida? Tu Q?! Proprio tu che per primo la lanciasti? Lo dici solamente perché l'hai persa. Tu non sei in grado di provare compassione per nessuno. Non cercare ora di farmi sentire colpevole! Pensa a te stesso!"
Q si voltò verso il Q-Borg.
"Hai ragione. Forse è giunto il momento di smettere di pensare solo a me stesso. E fare finalmente qualcosa di buono."
E scomparve in un lampo di luce.

Picard e Riker stavano ancora uno di fronte all'altro, con lo sguardo perso verso l'onda nera, che da entrambe i lati si avvicinava senza tregua.
Entro pochi minuti sarebbero stati raggiunti, calcolò Picard. Non avevano alcuna possibilità di opporsi ad essa. E nessuno sarebbe venuto di certo a salvarli. Ad esclusione di lui e di William, non vi erano rimaste altre forme di vita senzienti in tutto l'universo.
"Credo che questa volta non riusciremo ad ingannare la morte"
disse Riker, tornando a volgere lo sguardo verso il suo capitano.
I due si fissarono alcuni istanti senza proferire parola.
"Mi delude Numero Uno. Lei un tempo affermò che contava di vivere per sempre" disse Picard, ricordando le parole pronunciate dal suo primo ufficiale durante l'evacuazione dell'Enterprise D su Veridiano III.
Il sorriso che comparve sulle labbra di Riker gli indicò che aveva ottenuto il risultato voluto.
"Ha ragione signore. Ma credo che cause di forza maggiore, mi stiano obbligando a rivedere le mie scelte per il futuro."
Picard sorrise e non disse altro.
Il vento del deserto stava diventando sempre più freddo e l'aria sempre più irrespirabile.
Picard e Riker si guardarono intorno. La fine era davvero imminente. L'onda mortale costituita da droni Borg, che ordinatamente marciavano verso di loro, era ormai a meno di un chilometro da loro.
Picard si strinse nelle spalle, il freddo era diventato davvero pungente, e decise che era davvero giunto il momento di salutarsi.
Allungò la mano destra verso Riker e con un'espressione seria ma al contempo serena si preparò a salutare degnamente il proprio ufficiale ed amico, prima che la morte li separasse per l'eternità.
"William, è stato un vero onore averla sotto il mio comando. Lei è uno degli uomini migliori che abbia mai incontrato."
Riker, con il suo braccio sinistro afferrò saldamente la mano di Picard, mentre una commozione crescente stava prendendo il sopravvento dentro di lui.
"Anche per me è stato un onore capitano. Se è questo il modo in cui doveva finire, sono felice che il destino mi abbia permesso di morire al suo fianco."
I due uomini rinnovarono, per l'ultima volta, il loro patto di amicizia ormai quasi ventennale, orgogliosi entrambi l'uno dell'altro. Ma il commiato venne bruscamente interrotto da un lampo di luce alla loro sinistra, che attirò la loro attenzione ed entrambi voltarono il capo di scatto, senza però mollare la presa.
"Q!" esclamarono all'unisono.
Q fluttuava nell'aria, proprio di fronte a loro.
"Q!" ripeté Picard, sorpreso dalla sua apparizione. Anche se la cosa gli riempì il cuore di speranza. Forse Q era venuto a tirarli fuori dai guai ed aveva scelto, come in altre occasioni, proprio l'ultimo minuto per farlo.
Q li stava osservando, ma non disse una parola. Allorché Picard continuò a parlare.
"Ebbene? Se venuto a goderti la nostra fine? O sei venuto ad aiutarci?" domandò Picard.
"Non so se te ne rendi conto, ma fra pochi secondi noi saremo spacciati!" aggiunse Riker, sottolineando ciò che era ovvio. I Borg ora erano ancora più vicini. Forse cento metri, ma in rapido avvicinamento.
Q finalmente parlò, con tono greve e il capo chino:
"Sono venuto per dirvi che mi dispiace. Mi dispiace per tutto quanto. Chiedo il vostro perdono"
Picard e Riker si scambiarono un'occhiata di perplessità e poi il capitano rispose per entrambi "è tardi per le scuse Q! La tua follia ha portato alla distruzione dell'Universo intero. Come possiamo perdonarti? Non possiamo prenderci la responsabilità di concederti un perdono che dovrebbe valere per le vite di miliardi di miliardi di esseri viventi. Mi dispiace Q. Non sarò io a liberarti la coscienza, sempre se mai ne hai avuta una!"
Q alzò il capo e disse semplicemente: "me l'aspettavo. Credo che sia giusto così. Quindi non mi resta che una cosa da fare. Non riparerà tutti i danni che ho causato, ma almeno voi due vivrete."
Picard e Riker tornarono a guardarsi. Nessuno dei due aveva compreso il significato delle parole di Q.
"Che intendi Q? Che intendi fare?" domandò Riker.
"Lo vedrete!" esclamò.
Q si portò le mani alle tempie e chiuse gli occhi, mentre il suo corpo, lentamente iniziò a farsi sempre meno definito e luminoso.
Una voce di ragazzo li raggiunse da sopra le loro teste. Picard e Riker alzarono lo sguardo per identificare da chi provenisse.
"No! Non farlo maestro! Non farlo! Morirai!"
Era il giovane fanciullo che Picard aveva più volte visto in compagnia di Q.
Galleggiava nell'atmosfera, pochi metri sopra di loro. Accanto aveva il Q-Borg e l'anziana a capo del Consiglio del Q-Continuum.
"Q! Che intendi fare! Non ci provare nemmeno!" urlò il Q-Borg.
Ma Q non rispose. Aprì gli occhi e li alzò al cielo. E sorrise semplicemente, mentre, lentamente, ma inesorabilmente, il suo corpo si stava trasformando in una fonte di luce bianca e molto intensa, tanto che sia Riker che Picard dovettero portarsi la mano agli occhi per proteggersi.
"Che stai facendo Q!" urlò Picard.
"Sta sacrificando la sua esistenza per le vostre" rispose l'anziana Q, l'unica che stava osservando quanto stava accadendo, apparentemente senza mostrare alcun tipo di reazione emotiva.
La rivelazione scosse profondamente Picard. Non capiva cosa di preciso avesse in mente Q, ma se veramente egli si stava sacrificando per salvare le loro esistenza, allora avrebbe dovuto rivedere il suo giudizio su di lui.
"Non lo devi fare! Maestro! Morirai! Non farlo!" urlò ancora il ragazzino.
"Q! Stupido idiota! Non sai proprio accettare le sconfitte! Probabilmente questa è la fine che ti meriti!" inveì ancora il Q-Borg.
Ma Q ormai non poteva più sentirli.
Aveva accettato la sua decisione, come la migliore che avesse mai preso durante la sua lunghissima esistenza. Certo, non riusciva ad immaginare un Universo senza di lui, ma pensò che probabilmente se la sarebbe cavata anche senza il suo apporto.
Si sentì pronto a ripagare il su debito con l'Universo. Raccolse i suoi ultimi pensieri e le sue ultime energie per concentrarsi sul compito che lo attendeva. Era la fine, ma una fine che nessuno avrebbe mai dimenticato, fu il suo ultimo pensiero.
Picard e Riker videro Q scomparire, trasformandosi in un globo di luce pulsante, mentre i Borg erano ormai a pochi metri da loro.
"Q!" gridò ancora Picard, con gli occhi socchiusi a causa dell'intensa luce che il globo emanava e proprio mentre sentì la sua gamba venire afferrata da un drone, pronto a trascinarlo verso la morte, la luce del globo si fece accecante e come in una esplosione, riempì rapidamente l'atmosfera del pianeta allargandosi poi al suo sistema solare e poi la galassia che lo ospitava e via via, la luce si espanse fino a raggiungere i confini estremi dell'Universo, avvolgendo galassie, nebulose, rischiarando i buchi neri, avvolgendo ogni cosa incontrasse sulla sua strada.
Il tutto durò pochi istanti, durante i quali i pensieri di Picard fluttuarono, attendendosi di venire trascinato a terra dal drone che gli aveva afferrato la gamba.
Ma si rese conto che ciò non era avvenuto. E non percepiva più alcuna presa sul polpaccio.
Lentamente riaprì gli occhi, sbattendo le palpebre ripetutamente. Una luce intensa lo costrinse a socchiuderli nuovamente e gli ci volle qualche secondo prima che la sua retina si abituasse alla luminosità fastidiosa.
Non era più la luce emanata dal globo ad accecarlo, ma quella del sole. Il cielo era tornato terso, l'aria era nuovamente calda e ossigenata.
Si guardò intorno. I Borg erano scomparsi. Non vi era più traccia di loro.
Davanti a lui, Riker, aveva ancora gli occhi chiusi ed il capo chino.
"William…" sussurrò.
Riker aprì lentamente le palpebre, ed anche lui venne accecato dalla luce solare.
"Capitano," balbettò "siamo ancora vivi?"
"Si. A quanto sembra si. I Borg sono scomparsi. Ed anche Q."
Picard non poteva sapere che la scomparsa dei Borg non si era limitata solo a quel planetoide, ma a tutto l'Universo intero.
L'energia sprigionata da Q aveva cancellato per sempre l'intera razza dei Borg, liberando i pianeti che essi avevano assimilato. Ma lo sforzo gli era costato l'esistenza.
Ora l'Universo era vuoto, spoglio di ogni forma di vita, ad eccezione di Picard e Riker. Ma ora che i Borg erano stati sradicati, la vita, lentamente, sarebbe tornata. E in pochi milioni di anni nuove creature senzienti sarebbero tornate a solcare lo spazio con navi stellari. Lo scopo che si era prefissato Q, con il suo sacrificio, era stato raggiunto. Ridare nuova speranza, nuova vita. Lasciare il Caos quale unico, vero padrone di ogni esistenza.
Picard udì dei singhiozzi.
Era il giovane Q, che piangeva. Piangeva la morte del suo maestro.
Al suo fianco l'anziana donna Q, con il suo scettro, sempre stretto in mano e il Q-Borg.
"Ci ha salvato la vita" disse Riker guardandosi intorno incredulo.
"Ha distrutto tutti i Borg sul pianeta" replicò Picard.
"E non solo" aggiunse l'anziana Q, che fece un ampio gesto con la mano, aprendo come una finestra nel cielo e mostrando a Picard e Riker che l'intero Universo era stato ripulito dal Collettivo. E la donna mostrò loro l'immediato futuro di esso, con nuovo forme di vita che, velocemente, nascevano su decine di mondi differenti in decine di galassie. Era il ritorno della Vita.


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