Quanto
stava accadendo oltrepassava i peggiori incubi di Picard.
Una schiera compatta, formata da migliaia, milioni, forse miliardi
di droni Borg, rapidamente avanzava verso di loro, come una marea
nera, inarrestabile e minacciosa.
L'intera superficie del pianeta stava venendo rapidamente ricoperta
dalla massa informe di droni, teletrasportati a frotte da altrettanti
cubi, che in orbita formavano una cortina talmente spessa, da non
lasciar filtrare la luce solare.
Una sottile penombra andò a sostituirsi alla luce accecante
che aveva arroventato le sabbie del deserto fino a poco prima. E la
temperatura calò bruscamente. Un vento gelido, carico di vapori
di ammoniaca e metano raggiunse Picard ed il suo primo ufficiale,
che, attoniti, osservavano impotenti quanto stava accadendo.
"Stanno venendo verso di noi!" esclamò Riker.
Picard non replicò. Era evidente quanto stava accadendo. Presto
sarebbero stati travolti da quella specie di onda, costituita da droni.
E le loro esistenze sarebbero terminate, ultimi esemplari, in tutto
l'Universo, di forme di vita non assimilate.
Picard sentì sull'avambraccio la presa di Riker che tentava
di trascinarlo con se.
"Capitano! Muoviamoci. Scavalchiamo la muraglia! Possiamo guadagnare
del tempo!"
Riker non aveva nessuna intenzione di arrendersi al destino. Avrebbe
lottato fino all'ultimo respiro, anche di fronte ad un nemico soverchiante.
Per primo Riker, salì sul cumulo di detriti precedentemente
preparato da Picard e facendo leva sul suo braccio superstite riuscì
a mettere la parte della gamba destra oltre il limite verticale della
muraglia. Dandosi lo slancio con la gamba sinistra, ancora poggiata
a terra, si mise a cavalcioni della muraglia, con le gambe penzolanti
a fianco di essa.
Picard lo seguì rapidamente, scalando anch'egli la montagnola
di sassi.
Con un balzo atletico, aiutandosi con le braccia, come se la cima
della muraglia fosse stata un attrezzo ginnico, si mise di fronte
a Riker, nella medesima posizione.
Picard fece per rivolgersi al suo primo ufficiale, non comprendendo
perché stesse indugiando a scendere dalla parte opposta a quella
da cui erano saliti ma vide Riker con lo sguardo fisso di lato, verso
l'orizzonte ed un espressione di terrore a riempirgli il volto.
"Comandante
" balbettò Picard.
Ma Riker non rispose. Come se quanto stava osservando stesse assorbendo
tutti i suoi pensieri. Picard si voltò alla sua sinistra e
lo stesso terrore dipinto sul volto di Riker si appropriò del
suo.
La stessa onda nera, che li stava per inghiottire dalla parte della
muraglia in cui si trovavano prima, giungeva eguale anche da quella
opposta, circondandoli senza scampo. E il cielo sopra le loro teste,
rapidamente, iniziò a richiudersi e l'oscurità ad avanzare.
"Maestro!"
urlò inorridito il giovane allievo di Q.
I Q osservavano da lontano quanto stava accadendo sul piccolo planetoide,
unico rimanente in tutto l'universo che non fosse stato assimilato
dal Collettivo Borg.
"Maestro! Stanno per essere inghiottiti!"
Q non rispose. Stava semplicemente osservando il pianeta diventare
di colore scuro, con l'attenzione rivolta su Picard e Riker, che
stavano venendo velocemente circondati. E lo spazio attorno a loro
si stava riducendo sempre più velocemente. Presto sarebbe
tutto finito.
Q sentì dolore. Un dolore naturalmente non fisico, ma interiore.
Anche i Q avevano un cuore? Si domandò. In teoria no. Non
che lui sapesse. E allora per quale motivo stava soffrendo per la
perdita di Picard e del suo equipaggio? E della razza umana intera?
E per quale altro maledetto motivo, sentiva che non avrebbe avuto
mai più pace fino alla fine dei suoi giorni che, tenuto conto
della sua immortalità, avrebbe significato un'esistenza,
da quel momento in poi, contaminata dalla sofferenza?
Forse perché sapeva di essere stato lui la causa di quel
disastro? Era senso di colpa? Era semplicemente vergogna per quanto
era accaduto? Orgoglio ferito?
"E' la fine del Caos!" intervenne il Q-Borg, che visibilmente
soddisfatto, osservava compiaciuto il compimento del suo progetto
per il futuro dell'Universo.
"L'Ordine viene a prendersi la sua rivincita dopo milioni di
anni di caos senza senso! E regnerà fino alla fine dell'Universo
stesso. E tutto questo grazie a me" disse battendosi la mano
sul petto e poi, avvicinandosi a Q e poggiandogli la punta metallica
del suo avambraccio borg sulla spalla aggiunse:
"E grazie anche alla tua incompetenza! Te l'avevo detto fin
dall'inizio che gli umani non avrebbero mai potuto vincere la Sfida.
Sono esseri così fragili, primitivi."
"Ma che stavano fronteggiando l'attacco dei Borg completamente
da soli e con successo," lo interruppe Q, "naturalmente
prima che tu intervenissi a modificare il corso degli eventi!"
"Ho solo accelerato i tempi dell'inevitabile" rispose
il Q-Borg.
"Questo non puoi saperlo. Nessuno di noi può dirlo.
Abbiamo sconvolto il naturale corso dell'evoluzione dell'Universo
e tutto solamente per soddisfare un nostro capriccio."
il Q-Borg fece un passo indietro, corrucciando la fronte.
"Che vuoi dire? Sei pentito della Sfida? Tu Q?! Proprio tu
che per primo la lanciasti? Lo dici solamente perché l'hai
persa. Tu non sei in grado di provare compassione per nessuno. Non
cercare ora di farmi sentire colpevole! Pensa a te stesso!"
Q si voltò verso il Q-Borg.
"Hai ragione. Forse è giunto il momento di smettere
di pensare solo a me stesso. E fare finalmente qualcosa di buono."
E scomparve in un lampo di luce.
Picard
e Riker stavano ancora uno di fronte all'altro, con lo sguardo perso
verso l'onda nera, che da entrambe i lati si avvicinava senza tregua.
Entro pochi minuti sarebbero stati raggiunti, calcolò Picard.
Non avevano alcuna possibilità di opporsi ad essa. E nessuno
sarebbe venuto di certo a salvarli. Ad esclusione di lui e di William,
non vi erano rimaste altre forme di vita senzienti in tutto l'universo.
"Credo che questa volta non riusciremo ad ingannare la morte"
disse Riker, tornando a volgere lo sguardo verso il suo capitano.
I due si fissarono alcuni istanti senza proferire parola.
"Mi delude Numero Uno. Lei un tempo affermò che contava
di vivere per sempre" disse Picard, ricordando le parole pronunciate
dal suo primo ufficiale durante l'evacuazione dell'Enterprise D
su Veridiano III.
Il sorriso che comparve sulle labbra di Riker gli indicò
che aveva ottenuto il risultato voluto.
"Ha ragione signore. Ma credo che cause di forza maggiore,
mi stiano obbligando a rivedere le mie scelte per il futuro."
Picard sorrise e non disse altro.
Il vento del deserto stava diventando sempre più freddo e
l'aria sempre più irrespirabile.
Picard e Riker si guardarono intorno. La fine era davvero imminente.
L'onda mortale costituita da droni Borg, che ordinatamente marciavano
verso di loro, era ormai a meno di un chilometro da loro.
Picard si strinse nelle spalle, il freddo era diventato davvero
pungente, e decise che era davvero giunto il momento di salutarsi.
Allungò la mano destra verso Riker e con un'espressione seria
ma al contempo serena si preparò a salutare degnamente il
proprio ufficiale ed amico, prima che la morte li separasse per
l'eternità.
"William, è stato un vero onore averla sotto il mio
comando. Lei è uno degli uomini migliori che abbia mai incontrato."
Riker, con il suo braccio sinistro afferrò saldamente la
mano di Picard, mentre una commozione crescente stava prendendo
il sopravvento dentro di lui.
"Anche per me è stato un onore capitano. Se è
questo il modo in cui doveva finire, sono felice che il destino
mi abbia permesso di morire al suo fianco."
I due uomini rinnovarono, per l'ultima volta, il loro patto di amicizia
ormai quasi ventennale, orgogliosi entrambi l'uno dell'altro. Ma
il commiato venne bruscamente interrotto da un lampo di luce alla
loro sinistra, che attirò la loro attenzione ed entrambi
voltarono il capo di scatto, senza però mollare la presa.
"Q!" esclamarono all'unisono.
Q fluttuava nell'aria, proprio di fronte a loro.
"Q!" ripeté Picard, sorpreso dalla sua apparizione.
Anche se la cosa gli riempì il cuore di speranza. Forse Q
era venuto a tirarli fuori dai guai ed aveva scelto, come in altre
occasioni, proprio l'ultimo minuto per farlo.
Q li stava osservando, ma non disse una parola. Allorché
Picard continuò a parlare.
"Ebbene? Se venuto a goderti la nostra fine? O sei venuto ad
aiutarci?" domandò Picard.
"Non so se te ne rendi conto, ma fra pochi secondi noi saremo
spacciati!" aggiunse Riker, sottolineando ciò che era
ovvio. I Borg ora erano ancora più vicini. Forse cento metri,
ma in rapido avvicinamento.
Q finalmente parlò, con tono greve e il capo chino:
"Sono venuto per dirvi che mi dispiace. Mi dispiace per tutto
quanto. Chiedo il vostro perdono"
Picard e Riker si scambiarono un'occhiata di perplessità
e poi il capitano rispose per entrambi "è tardi per
le scuse Q! La tua follia ha portato alla distruzione dell'Universo
intero. Come possiamo perdonarti? Non possiamo prenderci la responsabilità
di concederti un perdono che dovrebbe valere per le vite di miliardi
di miliardi di esseri viventi. Mi dispiace Q. Non sarò io
a liberarti la coscienza, sempre se mai ne hai avuta una!"
Q alzò il capo e disse semplicemente: "me l'aspettavo.
Credo che sia giusto così. Quindi non mi resta che una cosa
da fare. Non riparerà tutti i danni che ho causato, ma almeno
voi due vivrete."
Picard e Riker tornarono a guardarsi. Nessuno dei due aveva compreso
il significato delle parole di Q.
"Che intendi Q? Che intendi fare?" domandò Riker.
"Lo vedrete!" esclamò.
Q si portò le mani alle tempie e chiuse gli occhi, mentre
il suo corpo, lentamente iniziò a farsi sempre meno definito
e luminoso.
Una voce di ragazzo li raggiunse da sopra le loro teste. Picard
e Riker alzarono lo sguardo per identificare da chi provenisse.
"No! Non farlo maestro! Non farlo! Morirai!"
Era il giovane fanciullo che Picard aveva più volte visto
in compagnia di Q.
Galleggiava nell'atmosfera, pochi metri sopra di loro. Accanto aveva
il Q-Borg e l'anziana a capo del Consiglio del Q-Continuum.
"Q! Che intendi fare! Non ci provare nemmeno!" urlò
il Q-Borg.
Ma Q non rispose. Aprì gli occhi e li alzò al cielo.
E sorrise semplicemente, mentre, lentamente, ma inesorabilmente,
il suo corpo si stava trasformando in una fonte di luce bianca e
molto intensa, tanto che sia Riker che Picard dovettero portarsi
la mano agli occhi per proteggersi.
"Che stai facendo Q!" urlò Picard.
"Sta sacrificando la sua esistenza per le vostre" rispose
l'anziana Q, l'unica che stava osservando quanto stava accadendo,
apparentemente senza mostrare alcun tipo di reazione emotiva.
La rivelazione scosse profondamente Picard. Non capiva cosa di preciso
avesse in mente Q, ma se veramente egli si stava sacrificando per
salvare le loro esistenza, allora avrebbe dovuto rivedere il suo
giudizio su di lui.
"Non lo devi fare! Maestro! Morirai! Non farlo!" urlò
ancora il ragazzino.
"Q! Stupido idiota! Non sai proprio accettare le sconfitte!
Probabilmente questa è la fine che ti meriti!" inveì
ancora il Q-Borg.
Ma Q ormai non poteva più sentirli.
Aveva accettato la sua decisione, come la migliore che avesse mai
preso durante la sua lunghissima esistenza. Certo, non riusciva
ad immaginare un Universo senza di lui, ma pensò che probabilmente
se la sarebbe cavata anche senza il suo apporto.
Si sentì pronto a ripagare il su debito con l'Universo. Raccolse
i suoi ultimi pensieri e le sue ultime energie per concentrarsi
sul compito che lo attendeva. Era la fine, ma una fine che nessuno
avrebbe mai dimenticato, fu il suo ultimo pensiero.
Picard e Riker videro Q scomparire, trasformandosi in un globo di
luce pulsante, mentre i Borg erano ormai a pochi metri da loro.
"Q!" gridò ancora Picard, con gli occhi socchiusi
a causa dell'intensa luce che il globo emanava e proprio mentre
sentì la sua gamba venire afferrata da un drone, pronto a
trascinarlo verso la morte, la luce del globo si fece accecante
e come in una esplosione, riempì rapidamente l'atmosfera
del pianeta allargandosi poi al suo sistema solare e poi la galassia
che lo ospitava e via via, la luce si espanse fino a raggiungere
i confini estremi dell'Universo, avvolgendo galassie, nebulose,
rischiarando i buchi neri, avvolgendo ogni cosa incontrasse sulla
sua strada.
Il tutto durò pochi istanti, durante i quali i pensieri di
Picard fluttuarono, attendendosi di venire trascinato a terra dal
drone che gli aveva afferrato la gamba.
Ma si rese conto che ciò non era avvenuto. E non percepiva
più alcuna presa sul polpaccio.
Lentamente riaprì gli occhi, sbattendo le palpebre ripetutamente.
Una luce intensa lo costrinse a socchiuderli nuovamente e gli ci
volle qualche secondo prima che la sua retina si abituasse alla
luminosità fastidiosa.
Non era più la luce emanata dal globo ad accecarlo, ma quella
del sole. Il cielo era tornato terso, l'aria era nuovamente calda
e ossigenata.
Si guardò intorno. I Borg erano scomparsi. Non vi era più
traccia di loro.
Davanti a lui, Riker, aveva ancora gli occhi chiusi ed il capo chino.
"William
" sussurrò.
Riker aprì lentamente le palpebre, ed anche lui venne accecato
dalla luce solare.
"Capitano," balbettò "siamo ancora vivi?"
"Si. A quanto sembra si. I Borg sono scomparsi. Ed anche Q."
Picard non poteva sapere che la scomparsa dei Borg non si era limitata
solo a quel planetoide, ma a tutto l'Universo intero.
L'energia sprigionata da Q aveva cancellato per sempre l'intera
razza dei Borg, liberando i pianeti che essi avevano assimilato.
Ma lo sforzo gli era costato l'esistenza.
Ora l'Universo era vuoto, spoglio di ogni forma di vita, ad eccezione
di Picard e Riker. Ma ora che i Borg erano stati sradicati, la vita,
lentamente, sarebbe tornata. E in pochi milioni di anni nuove creature
senzienti sarebbero tornate a solcare lo spazio con navi stellari.
Lo scopo che si era prefissato Q, con il suo sacrificio, era stato
raggiunto. Ridare nuova speranza, nuova vita. Lasciare il Caos quale
unico, vero padrone di ogni esistenza.
Picard udì dei singhiozzi.
Era il giovane Q, che piangeva. Piangeva la morte del suo maestro.
Al suo fianco l'anziana donna Q, con il suo scettro, sempre stretto
in mano e il Q-Borg.
"Ci ha salvato la vita" disse Riker guardandosi intorno
incredulo.
"Ha distrutto tutti i Borg sul pianeta" replicò
Picard.
"E non solo" aggiunse l'anziana Q, che fece un ampio gesto
con la mano, aprendo come una finestra nel cielo e mostrando a Picard
e Riker che l'intero Universo era stato ripulito dal Collettivo.
E la donna mostrò loro l'immediato futuro di esso, con nuovo
forme di vita che, velocemente, nascevano su decine di mondi differenti
in decine di galassie. Era il ritorno della Vita.
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