Picard
era seduto nella saletta tattica dell'Enterprise NCC 1701 - E.
La nave era ferma nello spazio, appena oltre il limite della Macchia
di Rovi, in attesa di essere raggiunta da una nave di soccorso. Nell'ultima
missione, la nave, aveva riportato danni seri al sistema di propulsione
a curvatura. Il nucleo stesso era stato espulso al fine di neutralizzare
gli effetti di un'esplosione di un'arma isolitica.
Con la sola potenza d'impulso il più vicino bacino spaziale
si trovava a parecchi mesi di navigazione, per tale motivo era necessario
che l'Enterprise venisse trainata fino ad esso da una nave d'appoggio.
Spense il terminale che si trovava sulla sua scrivania. Non riusciva
a trovare la necessaria concentrazione per esaminare i rapporti dei
danni, provenienti dalle varie sezioni.
Quella mattina, non appena aveva aperto gli occhi, era stato pervaso
da una strana sensazione. Tutto era apparentemente al suo posto, esattamente
come e dove avrebbe dovuto essere, eppure, allo stesso tempo, percepiva
un senso di straniamento rispetto all'ambiente circostante. Aveva
incolpato le radiazioni metafasiche, al cui benefico effetto, era
rimasto sottoposto per alcuni giorni e senza indugiare oltre, era
uscito dall'alloggio per dedicarsi alle sue normali attività
di capitano di una nave della Flotta Stellare.
Ma la percezione non lo aveva abbandonato. Camminando nei corridoi
della grande nave stellare si guardò intorno più volte,
tutto ciò che gli si parava davanti agli occhi era assolutamente
familiare, ma si sentiva come se fosse stato lontano da quei luoghi
lunghi anni e solo ora vi avesse fatto ritorno.
Infastidito, aveva preferito tenere per se la cosa e non appena aveva
raggiunto la plancia, aveva preferito ritirarsi nella saletta tattica.
"Té, Earl Grey, Caldo."
Picard prese la sua tazza e tornò a sedersi con lo sguardo
perso sul té fumante e la mente alla ricerca di una risposta.
Anche quella tazza, solitamente così familiare, gli pareva
provenire da un remoto passato.
"Avanti!" esclamò sentendo il trillo del campanello,
che lo avvertiva, che qualcuno attendeva di incontrarlo.
"William, buongiorno."
Riker entrò con il suo solito passo, stringendo nella mano
destra un DiPadd.
"Buongiorno a lei Capitano. La disturbo solamente per consegnarle
questo," e allungò il DiPadd verso Picard "contiene
il rapporto con le stime sui tempi per la riparazione del nucleo di
curvatura, che Geordi ha stilato".
Picard afferrò il DiPadd, ma si arrestò un istante,
con il braccio teso e la mano stretta sul dispositivo.
"Capitano? C'è qualcosa che non va?" domandò
Riker, che stava attendendo che Picard gli sfilasse di mano il DiPadd
per ritirare il braccio.
"William, il suo braccio, la sua mano..." balbettò
Picard senza però comprendere lui stesso il senso di tali parole,
afferrando finalmente il dispositivo e poggiandolo sulla scrivania.
"Il mio braccio? Oh! Certo! Sta molto meglio. La dottoressa Crusher
gli ha dato un'occhiata. Comincio a non avere più l'età
per il Parissis Square."
Riker si massaggiò il braccio destro, senza comprendere il
motivo per il quale il capitano si stesse preoccupando delle conseguenze
del suo incidente di gioco avvenuto ben più di un mese prima.
"Ah! Bene. Ne sono felice. Può andare Numero Uno"
lo liquidò un sempre più confuso Picard eppure inspiegabilmente
felice di vedere William in perfetta forma.
Riker fece per uscire dalla saletta, ma quando le porte si aprirono
si arrestò repentinamente "dimenticavo capitano. Il comandante
Vovelek della Pioneer ha inviato un messaggio subspaziale pochi minuti
fa. Purtroppo hanno un ritardo di quattro punto sei ore. Ci porge
le sue scuse."
Picard fece cenno col capo di avere afferrato e Riker, senza attendere
oltre, raggiunse la plancia sussurrando: "Vovelek. E' un nome
che non mi è nuovo
"
"Maestro,
io non credo di avere capito.
Il giovane Q era in piedi, ad osservare le stelle immobili nell'oscurità
dello spazio profondo.
"Lo so ragazzo. Quanto è accaduto è difficile
da spiegare anche per me" rispose Q, che stava seduto su una
sporgenza della sezione a disco in duranio dell'Enterprise.
"Tu eri morto. I Borg sconfitti. L'Universo stava rinascendo.
E poi
" crcò di spiegare il ragazzo, camminando
nervosamente avanti ed indietro.
"E' stato il Consiglio. E' stato sicuramente il Consiglio.
Solo loro hanno un potere così grande".
Q era sorpreso quanto il suo allievo.
Aveva accettato la morte, sacrificandosi per dare una nuova possibilità
all'universo intero e si era risvegliato vivo e vegeto, in un universo
che sembrava avere dimenticato gli ultimi tre anni e le devastanti
conseguenze che avrebbe portato con se.
Una seconda possibilità. Il Consiglio gli aveva dato, ma
non solo a lui, ma a tutte le forme di vita, a partire da quelle
di questa galassia, una seconda opportunità.
"Avanti!"
Riker era uscito forse da venti secondi, che il campanello trillò
nuovamente.
Le dolci figure della dottoressa Crusher e del Consigliere Troi,
troneggiarono davanti alla sua scrivania.
"Buongiorno capitano" esclamò Deanna con la sua
solita verve.
"Capitano" disse più timidamente Beverly.
Picard fece per rispondere al saluto quando, nuovamente, fu assalito
dall'incertezza. Stava fissando le due donne, che erano esattamente
le stesse del giorno precedente. Le stesse di sempre, eppure sentiva
che qualcosa non era come avrebbe dovuto essere.
"Beverly. Deanna. State bene?" gli venne istintivo domandare,
senza però avere una spiegazione razionale per le sue parole.
Deanna e Beverly prima si guardarono fra di loro, cercando di capire
cosa non andasse l'una nell'altra, ma constatando che erano entrambe
in piena forma, anche grazie ai benefici effetti delle radiazioni
metafasiche, tornarono a focalizzare l'attenzione sul capitano.
Picard si trovò in imbarazzo, incapace di fornire una spiegazione
per quella domanda e rimase a bocca aperta, cercando di trovare
le parole.
"Stiamo bene Jean-Luc, intervenne Beverly "tu piuttosto
mi sembri sotto stress. Come medico di bordo ti ordino di recarti
in infermeria al più presto, per un controllo accurato.
"E dopo che la dottoressa l'avrà esaminata per bene,
io la aspetto nel mio studio per una seduta. A dire la verità
sia io che Beverly siamo curiose di conoscere ogni dettaglio della
sua storia con Anja" aggiunse la Troi con fare scherzoso.
Picard arrossì visibilmente, deglutendo rumorosamente e suscitando
una spontanea risata delle due donne. Picard sorrise con loro.
Non ne conosceva il motivo, ma era felice, semplicemente felice
di vederle. Come se fosse stata la prima volta dopo anni di separazione.
Consegnati i loro rapporti sullo stato dei feriti e su quello psicologico
di ogni singolo membro dell'equipaggio, Deanna e Beverly abbandonarono
la saletta, lasciando nuovamente solo Picard.
"Quindi
in questo momento ci troviamo in una linea temporale alternativa?"
Il giovane ed inesperto Q bramava di trovare al più presto
tutte le risposte alle domande che gli vorticavano nel cervello.
Ciò cui aveva potuto assistere, superava la soglia della
sua comprensione.
"No. Nessun universo alternativo. E' lo stesso di sempre. Solo
che il consiglio ha letteralmente cancellato gli avvenimenti degli
ultimi tempi. Prima che io e il Q-Borg iniziassimo a servirci degli
umani e dei Borg per la nostra sfida".
Q si alzò in piedi, prendendo il ragazzo e mettendolo sotto
la sua ala protettiva. Gli cinse un braccio sulle spalle.
"Il consiglio non è stato così indifferente,
come ci ha voluto far credere, all'esito della Sfida. In realtà
hanno seguito con grande interesse il suo sviluppo. Hanno analizzato
minuziosamente questi ultimi avvenimenti e soprattutto l'esito delle
Tre Prove. E sono rimasti molto sorpresi ed affascinati da ciò
che hanno veduto."
Il ragazzo si scrollò di dosso il braccio del suo maestro.
Era troppo eccitato per stare fermo. Sentiva il bisogno di camminare,
di muoversi e di fare domande.
"Sorpresi? In che senso sorpresi?"
"Sorpresi dalle forme di vita umanoide. E dagli umani soprattutto"
rispose Q.
"Dagli umani?" ripeté il ragazzo che non riusciva
a placare la sua sete di sapere.
"Da un umano, in particolare" disse Q e con uno schiocco
di dita i due scomparvero nel nulla per ricomparire sospesi nel
vuoto, di fronte ad un oblò di alluminio trasparente, illuminato
dall'interno.
Q indicò la figura che si poteva intravedere attraverso l'alluminio.
"Il capitano Picard?" esclamò il ragazzo.
"Avanti!"
chiamò, uno scocciato Picard a cui non era ancora riuscito
di sorseggiare il suo te.
Beverly e Deanna avevano abbandonato la saletta da pochi secondi
e già il campanello trillava nuovamente.
L'androide Data e Geordi, l'ingegnere capo dell'Enterprise entrarono
nella saletta.
"Capitano buongiorno. Ecco il rapporto completo sulle riparazioni
necessarie. Non appena saremo alla stazione Bradbury, io e i miei
uomini inizieremo immediatamente le operazioni per l'installazione
di un nuovo nucleo di curvatura" esordì Geordi, porgendo
al capitano l'ennesimo DiPadd, che si andò ad aggiungere
agli altri che affollavano la scrivania.
"Capitano," continuò Data senza dare tempo a Picard
di replicare "questo è il rapporto relativo a
"
Data si arrestò. Il capitano lo stava fissando con un'espressione
di sorpresa e meraviglia a cui non sapeva dare una spiegazione.
"Capitano? Si sente bene?" domandò Geordi, avendo
notato la stessa cosa.
"Come? Geordi, lei è
" balbettò Picard,
incapace di continuare. La parola che sentiva dentro, non aveva
alcun senso. Eppure qualcosa lo stava spingendo a credere che il
suo capo ingegnere non avrebbe dovuto essere li.
"Sono cosa capitano?" domandò Geordi alzando le
sopracciglia.
"Nulla" sussurrò Picard.
"E' sicuro di sentirsi bene capitano?" intervenne Data.
"No. A questo punto non ne sono più sicuro" rispose
Picard, rendendosi conto che la strana sensazione provata appena
sveglio, si stava come amplificando.
"Forse si tratta di un qualche genere di effetto collaterale,
dovuto all'esposizione alle radiazione metafasiche" provò
ad ipotizzare Data.
"Si è possibile" tagliò corto Picard, che
non desiderava altro che restare solo e allontanare quella sensazione
di smarrimento.
"Appena avrò un minuto mi recherò in infermeria.
Ora potete andare" ordinò Picard, chinando il capo sul
primo rapporto che gli venne sotto mano.
Data e Geordi esitarono, incerti sul da farsi, restando immobili
nella saletta.
"Che ci fate ancora qui? Potete andare!" esclamò
Picard visibilmente infastidito, non appena si rese conto che i
due non avevano lasciato la stanza.
"Sissignore" risposero entrambi all'unisono e rapidamente
guadagnarono la via della plancia.
- Finalmente. - Sbuffò fra se Picard tornando a dedicarsi
alla propria tazza di te, ormai tiepido, eppure intimamente sollevato
dall'incontro, proprio come era accaduto poco prima con Beverly,
Deanna e Riker.
Ma cantò vittoria troppo presto. Il campanello trillò
nuovamente.
"Avanti!" urlò.
"Disturbo capitano?" domandò Worf, facendo capolino
nella saletta, avendo intuito dal tono della voce di Picard, che
qualcosa non andava.
"No, no, signor Worf. La prego si accomodi e mi scusi. Credo
di sentirmi poco bene"
Il Klingon si avvicinò alla scrivania e porse al capitano
un altro DiPadd.
"Richiedo di fare ritorno al più presto su Deep Space
Nine. La crisi con il Dominio richiede che io ritorni sulla stazione
al più presto" disse freddamente, come suo solito.
"Certo. Naturalmente" rispose Picard, esaminando la richiesta
ed approvandola all'istante.
Restituì il dispositivo al klingon e si alzò in piedi
per accomiatarsi da lui.
Ma quando gli fu vicino venne nuovamente assalito dalle sensazioni
che dal mattino lo perseguitavano.
"Signor Worf
" ed esitò. Avrebbe voluto confidare
al klingon quanto stava percependo, ma decise di lasciare perdere.
Non avrebbe fatto la differenza comunicare a Worf quanto fosse incredibilmente
felice di vederlo. Sano e salvo. E di non sapere assolutamente il
motivo di quella sensazione.
"Signor Worf, " riprese Picard "è stato un
piacere riaverla con noi. Come sempre lei non finisce mai di stupirmi.
A volte mi pento di avere lasciato che venisse assegnato su Deep
Space Nine. Ma sono sicuro che anche laggiù, lei saprà
dare il meglio di se."
"Naturalmente capitano, spero che ci rincontreremo presto"
rispose Worf stringendo con forza la mano del capitano.
"Lo spero anch'io. Buon viaggio Worf."
Worf fece un passo indietro ed uscì dalla saletta a passo
deciso.
"Perché
il capitano?"
Il giovane allievo di Q aveva il viso premuto contro la lastra di
alluminio trasparente ed osservava interessato quanto stava avvenendo
all'interno della saletta tattica.
"Ricordi la Terza Prova? La Prova della Conoscenza?"
"Si maestro. Quella che hai perso, proprio perché Picard
è fuggito" rammentò il ragazzo.
"Non l'ho persa" corresse Q.
"Eppure il consiglio aveva detto il contrario! Ero presente
anche io quando la Q ha sancito la vittoria del tuo avversario!
Io non capisco maestro" piagnucolò il ragazzo.
"Faceva tutto parte della prova stessa. E Picard l'ha vinta"
spiegò Q.
"E in quale modo? Ricordo che era rimasto solo, che l'altro
umano, suo amico, era morto e che anche l'ultimo drone era morto."
"Ti sbagli. L'ultimo drone non era morto. Era stato solo reso
inoffensivo. Disattivato. E Picard l'ha risparmiato. Nonostante
tutto l'odio che provava in quel momento, per il male che, sia in
passato che nel presente, i Borg gli avevano fatto, l'ha risparmiato.
Non ha distrutto il chip che conteneva l'intera essenza del Collettivo
Borg, pur avendone la possibilità" spiegò Q.
"E questo gesto ha fatto pendere la bilancia dalla sua parte?"
"Ancora non capisci ragazzo mio? Mi deludi" disse, scuotendo
il capo, Q.
"Ti prego maestro! Spiegami" lo implorò il ragazzo.
"La Prova della Conoscenza, ricordi?"
Il ragazzo agitò il capo affermativamente.
"Picard ha dimostrato, risparmiando la vita al drone, di conoscere
ciò che c'è di più importante in tutto l'universo.
Qualcosa, che io stesso e il mio avversario avevamo dimenticato.
Il valore della vita. Di ogni singola vita. Qualunque essa sia".
"Avanti!"
Picard poggiò la tazza di te, dicendole addio. Per quella
mattina avrebbe rinunciato a qualsiasi altro tentativo, ed alzò
il capo per vedere chi fosse, questa volta, venuto a consegnargli
l'ennesimo rapporto.
"Q!" esclamò sbarrando gli occhi.
"Jean-Luc! Che piacere rivederti!" replicò Q, come
suo solito abbigliato con una uniforme da ammiraglio della Flotta
Stellare.
Picard scattò in piedi e gli andò immediatamente incontro.
"Q! Cosa diavolo ci fai qui questa volta?"
Picard fu come sempre scortese. Ogni qual volta Q era arrivato sull'Enterprise
aveva portato con se sempre e solo guai.
"Mon capitaine! E' un piacere vedere che nulla è cambiato"
disse allargando la mano in un gesto che sembrava volere indicare
l'ambiente circostante.
"Comunque stai tranquillo. Sono passato solo per un veloce
saluto" continuò Q, avvicinandosi a Picard ed abbracciandolo.
Picard sentì sulle spalle la potente e calorosa stretta di
Q. Era sorpreso e sentì subito il desiderio di scrollarselo
di dosso anche se, allo stesso tempo, percepì che l'abbraccio
di Q era realmente sincero e commosso.
Q fece un passo indietro, lasciando la presa.
"Grazie Jean-Luc."
E senza aggiungere altro scomparve in un lampo di luce, lasciando
Picard senza parole, solo nella saletta.
Picard si voltò verso la grande finestra che dava sull'immensità
dello spazio e rimase a contemplare le stelle con una gioia inarrestabile
che sentiva provenirgli dal cuore. Per avere ritrovato ciò
che credeva perduto per sempre.
Fine
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