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THE LAST ENTERPRISE
CAPITOLO 30
Picard era seduto nella saletta tattica dell'Enterprise NCC 1701 - E.
La nave era ferma nello spazio, appena oltre il limite della Macchia di Rovi, in attesa di essere raggiunta da una nave di soccorso. Nell'ultima missione, la nave, aveva riportato danni seri al sistema di propulsione a curvatura. Il nucleo stesso era stato espulso al fine di neutralizzare gli effetti di un'esplosione di un'arma isolitica.
Con la sola potenza d'impulso il più vicino bacino spaziale si trovava a parecchi mesi di navigazione, per tale motivo era necessario che l'Enterprise venisse trainata fino ad esso da una nave d'appoggio.
Spense il terminale che si trovava sulla sua scrivania. Non riusciva a trovare la necessaria concentrazione per esaminare i rapporti dei danni, provenienti dalle varie sezioni.
Quella mattina, non appena aveva aperto gli occhi, era stato pervaso da una strana sensazione. Tutto era apparentemente al suo posto, esattamente come e dove avrebbe dovuto essere, eppure, allo stesso tempo, percepiva un senso di straniamento rispetto all'ambiente circostante. Aveva incolpato le radiazioni metafasiche, al cui benefico effetto, era rimasto sottoposto per alcuni giorni e senza indugiare oltre, era uscito dall'alloggio per dedicarsi alle sue normali attività di capitano di una nave della Flotta Stellare.
Ma la percezione non lo aveva abbandonato. Camminando nei corridoi della grande nave stellare si guardò intorno più volte, tutto ciò che gli si parava davanti agli occhi era assolutamente familiare, ma si sentiva come se fosse stato lontano da quei luoghi lunghi anni e solo ora vi avesse fatto ritorno.
Infastidito, aveva preferito tenere per se la cosa e non appena aveva raggiunto la plancia, aveva preferito ritirarsi nella saletta tattica.
"Té, Earl Grey, Caldo."
Picard prese la sua tazza e tornò a sedersi con lo sguardo perso sul té fumante e la mente alla ricerca di una risposta. Anche quella tazza, solitamente così familiare, gli pareva provenire da un remoto passato.
"Avanti!" esclamò sentendo il trillo del campanello, che lo avvertiva, che qualcuno attendeva di incontrarlo.
"William, buongiorno."
Riker entrò con il suo solito passo, stringendo nella mano destra un DiPadd.
"Buongiorno a lei Capitano. La disturbo solamente per consegnarle questo," e allungò il DiPadd verso Picard "contiene il rapporto con le stime sui tempi per la riparazione del nucleo di curvatura, che Geordi ha stilato".
Picard afferrò il DiPadd, ma si arrestò un istante, con il braccio teso e la mano stretta sul dispositivo.
"Capitano? C'è qualcosa che non va?" domandò Riker, che stava attendendo che Picard gli sfilasse di mano il DiPadd per ritirare il braccio.
"William, il suo braccio, la sua mano..." balbettò Picard senza però comprendere lui stesso il senso di tali parole, afferrando finalmente il dispositivo e poggiandolo sulla scrivania.
"Il mio braccio? Oh! Certo! Sta molto meglio. La dottoressa Crusher gli ha dato un'occhiata. Comincio a non avere più l'età per il Parissis Square."
Riker si massaggiò il braccio destro, senza comprendere il motivo per il quale il capitano si stesse preoccupando delle conseguenze del suo incidente di gioco avvenuto ben più di un mese prima.
"Ah! Bene. Ne sono felice. Può andare Numero Uno" lo liquidò un sempre più confuso Picard eppure inspiegabilmente felice di vedere William in perfetta forma.
Riker fece per uscire dalla saletta, ma quando le porte si aprirono si arrestò repentinamente "dimenticavo capitano. Il comandante Vovelek della Pioneer ha inviato un messaggio subspaziale pochi minuti fa. Purtroppo hanno un ritardo di quattro punto sei ore. Ci porge le sue scuse."
Picard fece cenno col capo di avere afferrato e Riker, senza attendere oltre, raggiunse la plancia sussurrando: "Vovelek. E' un nome che non mi è nuovo…"

"Maestro, io non credo di avere capito.
Il giovane Q era in piedi, ad osservare le stelle immobili nell'oscurità dello spazio profondo.
"Lo so ragazzo. Quanto è accaduto è difficile da spiegare anche per me" rispose Q, che stava seduto su una sporgenza della sezione a disco in duranio dell'Enterprise.
"Tu eri morto. I Borg sconfitti. L'Universo stava rinascendo. E poi…" crcò di spiegare il ragazzo, camminando nervosamente avanti ed indietro.
"E' stato il Consiglio. E' stato sicuramente il Consiglio. Solo loro hanno un potere così grande".
Q era sorpreso quanto il suo allievo.
Aveva accettato la morte, sacrificandosi per dare una nuova possibilità all'universo intero e si era risvegliato vivo e vegeto, in un universo che sembrava avere dimenticato gli ultimi tre anni e le devastanti conseguenze che avrebbe portato con se.
Una seconda possibilità. Il Consiglio gli aveva dato, ma non solo a lui, ma a tutte le forme di vita, a partire da quelle di questa galassia, una seconda opportunità.

"Avanti!"
Riker era uscito forse da venti secondi, che il campanello trillò nuovamente.
Le dolci figure della dottoressa Crusher e del Consigliere Troi, troneggiarono davanti alla sua scrivania.
"Buongiorno capitano" esclamò Deanna con la sua solita verve.
"Capitano" disse più timidamente Beverly.
Picard fece per rispondere al saluto quando, nuovamente, fu assalito dall'incertezza. Stava fissando le due donne, che erano esattamente le stesse del giorno precedente. Le stesse di sempre, eppure sentiva che qualcosa non era come avrebbe dovuto essere.
"Beverly. Deanna. State bene?" gli venne istintivo domandare, senza però avere una spiegazione razionale per le sue parole.
Deanna e Beverly prima si guardarono fra di loro, cercando di capire cosa non andasse l'una nell'altra, ma constatando che erano entrambe in piena forma, anche grazie ai benefici effetti delle radiazioni metafasiche, tornarono a focalizzare l'attenzione sul capitano.
Picard si trovò in imbarazzo, incapace di fornire una spiegazione per quella domanda e rimase a bocca aperta, cercando di trovare le parole.
"Stiamo bene Jean-Luc, intervenne Beverly "tu piuttosto mi sembri sotto stress. Come medico di bordo ti ordino di recarti in infermeria al più presto, per un controllo accurato.
"E dopo che la dottoressa l'avrà esaminata per bene, io la aspetto nel mio studio per una seduta. A dire la verità sia io che Beverly siamo curiose di conoscere ogni dettaglio della sua storia con Anja" aggiunse la Troi con fare scherzoso.
Picard arrossì visibilmente, deglutendo rumorosamente e suscitando una spontanea risata delle due donne. Picard sorrise con loro.
Non ne conosceva il motivo, ma era felice, semplicemente felice di vederle. Come se fosse stata la prima volta dopo anni di separazione.
Consegnati i loro rapporti sullo stato dei feriti e su quello psicologico di ogni singolo membro dell'equipaggio, Deanna e Beverly abbandonarono la saletta, lasciando nuovamente solo Picard.

"Quindi in questo momento ci troviamo in una linea temporale alternativa?"
Il giovane ed inesperto Q bramava di trovare al più presto tutte le risposte alle domande che gli vorticavano nel cervello. Ciò cui aveva potuto assistere, superava la soglia della sua comprensione.
"No. Nessun universo alternativo. E' lo stesso di sempre. Solo che il consiglio ha letteralmente cancellato gli avvenimenti degli ultimi tempi. Prima che io e il Q-Borg iniziassimo a servirci degli umani e dei Borg per la nostra sfida".
Q si alzò in piedi, prendendo il ragazzo e mettendolo sotto la sua ala protettiva. Gli cinse un braccio sulle spalle.
"Il consiglio non è stato così indifferente, come ci ha voluto far credere, all'esito della Sfida. In realtà hanno seguito con grande interesse il suo sviluppo. Hanno analizzato minuziosamente questi ultimi avvenimenti e soprattutto l'esito delle Tre Prove. E sono rimasti molto sorpresi ed affascinati da ciò che hanno veduto."
Il ragazzo si scrollò di dosso il braccio del suo maestro. Era troppo eccitato per stare fermo. Sentiva il bisogno di camminare, di muoversi e di fare domande.
"Sorpresi? In che senso sorpresi?"
"Sorpresi dalle forme di vita umanoide. E dagli umani soprattutto" rispose Q.
"Dagli umani?" ripeté il ragazzo che non riusciva a placare la sua sete di sapere.
"Da un umano, in particolare" disse Q e con uno schiocco di dita i due scomparvero nel nulla per ricomparire sospesi nel vuoto, di fronte ad un oblò di alluminio trasparente, illuminato dall'interno.
Q indicò la figura che si poteva intravedere attraverso l'alluminio.
"Il capitano Picard?" esclamò il ragazzo.

"Avanti!" chiamò, uno scocciato Picard a cui non era ancora riuscito di sorseggiare il suo te.
Beverly e Deanna avevano abbandonato la saletta da pochi secondi e già il campanello trillava nuovamente.
L'androide Data e Geordi, l'ingegnere capo dell'Enterprise entrarono nella saletta.
"Capitano buongiorno. Ecco il rapporto completo sulle riparazioni necessarie. Non appena saremo alla stazione Bradbury, io e i miei uomini inizieremo immediatamente le operazioni per l'installazione di un nuovo nucleo di curvatura" esordì Geordi, porgendo al capitano l'ennesimo DiPadd, che si andò ad aggiungere agli altri che affollavano la scrivania.
"Capitano," continuò Data senza dare tempo a Picard di replicare "questo è il rapporto relativo a…"
Data si arrestò. Il capitano lo stava fissando con un'espressione di sorpresa e meraviglia a cui non sapeva dare una spiegazione.
"Capitano? Si sente bene?" domandò Geordi, avendo notato la stessa cosa.
"Come? Geordi, lei è…" balbettò Picard, incapace di continuare. La parola che sentiva dentro, non aveva alcun senso. Eppure qualcosa lo stava spingendo a credere che il suo capo ingegnere non avrebbe dovuto essere li.
"Sono cosa capitano?" domandò Geordi alzando le sopracciglia.
"Nulla" sussurrò Picard.
"E' sicuro di sentirsi bene capitano?" intervenne Data.
"No. A questo punto non ne sono più sicuro" rispose Picard, rendendosi conto che la strana sensazione provata appena sveglio, si stava come amplificando.
"Forse si tratta di un qualche genere di effetto collaterale, dovuto all'esposizione alle radiazione metafasiche" provò ad ipotizzare Data.
"Si è possibile" tagliò corto Picard, che non desiderava altro che restare solo e allontanare quella sensazione di smarrimento.
"Appena avrò un minuto mi recherò in infermeria. Ora potete andare" ordinò Picard, chinando il capo sul primo rapporto che gli venne sotto mano.
Data e Geordi esitarono, incerti sul da farsi, restando immobili nella saletta.
"Che ci fate ancora qui? Potete andare!" esclamò Picard visibilmente infastidito, non appena si rese conto che i due non avevano lasciato la stanza.
"Sissignore" risposero entrambi all'unisono e rapidamente guadagnarono la via della plancia.
- Finalmente. - Sbuffò fra se Picard tornando a dedicarsi alla propria tazza di te, ormai tiepido, eppure intimamente sollevato dall'incontro, proprio come era accaduto poco prima con Beverly, Deanna e Riker.
Ma cantò vittoria troppo presto. Il campanello trillò nuovamente.
"Avanti!" urlò.
"Disturbo capitano?" domandò Worf, facendo capolino nella saletta, avendo intuito dal tono della voce di Picard, che qualcosa non andava.
"No, no, signor Worf. La prego si accomodi e mi scusi. Credo di sentirmi poco bene"
Il Klingon si avvicinò alla scrivania e porse al capitano un altro DiPadd.
"Richiedo di fare ritorno al più presto su Deep Space Nine. La crisi con il Dominio richiede che io ritorni sulla stazione al più presto" disse freddamente, come suo solito.
"Certo. Naturalmente" rispose Picard, esaminando la richiesta ed approvandola all'istante.
Restituì il dispositivo al klingon e si alzò in piedi per accomiatarsi da lui.
Ma quando gli fu vicino venne nuovamente assalito dalle sensazioni che dal mattino lo perseguitavano.
"Signor Worf…" ed esitò. Avrebbe voluto confidare al klingon quanto stava percependo, ma decise di lasciare perdere. Non avrebbe fatto la differenza comunicare a Worf quanto fosse incredibilmente felice di vederlo. Sano e salvo. E di non sapere assolutamente il motivo di quella sensazione.
"Signor Worf, " riprese Picard "è stato un piacere riaverla con noi. Come sempre lei non finisce mai di stupirmi. A volte mi pento di avere lasciato che venisse assegnato su Deep Space Nine. Ma sono sicuro che anche laggiù, lei saprà dare il meglio di se."
"Naturalmente capitano, spero che ci rincontreremo presto" rispose Worf stringendo con forza la mano del capitano.
"Lo spero anch'io. Buon viaggio Worf."
Worf fece un passo indietro ed uscì dalla saletta a passo deciso.

"Perché il capitano?"
Il giovane allievo di Q aveva il viso premuto contro la lastra di alluminio trasparente ed osservava interessato quanto stava avvenendo all'interno della saletta tattica.
"Ricordi la Terza Prova? La Prova della Conoscenza?"
"Si maestro. Quella che hai perso, proprio perché Picard è fuggito" rammentò il ragazzo.
"Non l'ho persa" corresse Q.
"Eppure il consiglio aveva detto il contrario! Ero presente anche io quando la Q ha sancito la vittoria del tuo avversario! Io non capisco maestro" piagnucolò il ragazzo.
"Faceva tutto parte della prova stessa. E Picard l'ha vinta" spiegò Q.
"E in quale modo? Ricordo che era rimasto solo, che l'altro umano, suo amico, era morto e che anche l'ultimo drone era morto."
"Ti sbagli. L'ultimo drone non era morto. Era stato solo reso inoffensivo. Disattivato. E Picard l'ha risparmiato. Nonostante tutto l'odio che provava in quel momento, per il male che, sia in passato che nel presente, i Borg gli avevano fatto, l'ha risparmiato. Non ha distrutto il chip che conteneva l'intera essenza del Collettivo Borg, pur avendone la possibilità" spiegò Q.
"E questo gesto ha fatto pendere la bilancia dalla sua parte?"
"Ancora non capisci ragazzo mio? Mi deludi" disse, scuotendo il capo, Q.
"Ti prego maestro! Spiegami" lo implorò il ragazzo.
"La Prova della Conoscenza, ricordi?"
Il ragazzo agitò il capo affermativamente.
"Picard ha dimostrato, risparmiando la vita al drone, di conoscere ciò che c'è di più importante in tutto l'universo. Qualcosa, che io stesso e il mio avversario avevamo dimenticato. Il valore della vita. Di ogni singola vita. Qualunque essa sia".

"Avanti!"
Picard poggiò la tazza di te, dicendole addio. Per quella mattina avrebbe rinunciato a qualsiasi altro tentativo, ed alzò il capo per vedere chi fosse, questa volta, venuto a consegnargli l'ennesimo rapporto.
"Q!" esclamò sbarrando gli occhi.
"Jean-Luc! Che piacere rivederti!" replicò Q, come suo solito abbigliato con una uniforme da ammiraglio della Flotta Stellare.
Picard scattò in piedi e gli andò immediatamente incontro.
"Q! Cosa diavolo ci fai qui questa volta?"
Picard fu come sempre scortese. Ogni qual volta Q era arrivato sull'Enterprise aveva portato con se sempre e solo guai.
"Mon capitaine! E' un piacere vedere che nulla è cambiato" disse allargando la mano in un gesto che sembrava volere indicare l'ambiente circostante.
"Comunque stai tranquillo. Sono passato solo per un veloce saluto" continuò Q, avvicinandosi a Picard ed abbracciandolo.
Picard sentì sulle spalle la potente e calorosa stretta di Q. Era sorpreso e sentì subito il desiderio di scrollarselo di dosso anche se, allo stesso tempo, percepì che l'abbraccio di Q era realmente sincero e commosso.
Q fece un passo indietro, lasciando la presa.
"Grazie Jean-Luc."
E senza aggiungere altro scomparve in un lampo di luce, lasciando Picard senza parole, solo nella saletta.
Picard si voltò verso la grande finestra che dava sull'immensità dello spazio e rimase a contemplare le stelle con una gioia inarrestabile che sentiva provenirgli dal cuore. Per avere ritrovato ciò che credeva perduto per sempre.


Fine


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