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L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ARTEMIS
CAPITOLO 1

Il turbo ascensore uno stava di fronte a lui. L'uniforme era di una misura leggermente inferiore alle sue esigenze e se la sentiva tirare lungo le spalle e sui fianchi. Si ripromise di fare una verifica al replicatore del suo alloggio, non poteva essere ingrassato così tanto dall'ultima volta, sicuramente si trattava di un errore nei parametri pre-programmati in precedenza. Con un gesto rapido delle mani si stirò la maglia color rosso intenso per farla aderire meglio al suo corpo massiccio e con passo deciso entrò nel turbo ascensore.
"Plancia" esclamò. Rimase qualche secondo in attesa, prima di realizzare che la cabina non si era spostata di un centimetro.
"Oh! Dimenticavo!", afferrò la maniglia che gli stava proprio accanto e ruotandola fino a che non comparve il simbolo standard che indicava il ponte uno. Stavolta il turbo ascensore obbedì all'ordine impartito e in pochi secondi portò William Riker a destinazione. Quando le porte si riaprirono Will rimase immobile, osservando meravigliato l'interno della plancia, esitazione che suo malgrado attirò l'attenzione degli ufficiali presenti in servizio, che si voltarono tutti verso l'ingresso del turbo ascensore, creando un momento di imbarazzo in Riker che esitò ulteriormente a lasciare la cabina.
"Sottotenente Riker ha intenzione di unirsi a noi e prendere servizio, o preferisce restarsene li impalato?"
"No capitano. Mi scusi. Eccomi, pronto a prendere servizio!"
William, in preda ad evidente imbarazzo, rapidamente percorse la mezzaluna attorno alla poltrona di comando per prendere posizione accanto alla postazione del timoniere. Non osò scostare lo sguardo ma poté percepire il divertimento del capitano e la cosa lo infastidì. Erano lontani i tempi in cui era stato un guardiamarina alle prime armi.
Il timoniere, un orientale, giapponese o giù di li, gli offrì comprensione tramite un sorriso che appariva sincero, poi tornò serio a controllare la sua postazione.
Anche Riker abbassò lo sguardo sulla sua consolle, provando un forte senso di disorientamento, nonostante si fosse preparato, seppur superficialmente, a riconoscere la strumentazione a lui quasi sconosciuta.
Riconobbe i sistemi principali. Sensori. Sistema di navigazione principale. Ausiliario. Scudi ed armamento. Ma almeno una mezza dozzina, tra levette, manopole e lucette gli erano del tutto estranee. Non riconobbe nemmeno la simbologia, il che gli parve strano. Forse troppe cose erano cambiate in un tempo tanto lungo.
Tanto per cominciare, nonostante in quel momento nessuno stesse parlando, in plancia vi era un costante ronzio di fondo, quasi musicale, dato dal ritmico tintinnare degli strumenti di navigazione e sensoriali. Era abituato ad un ambiente decisamente più silenzioso e spazioso. Poteva sentire il respiro del capitano sul suo collo e la presenza di un solo punto di accesso e quindi anche di uscita, rendeva l'ambiente leggermente claustrofobico. Anche il soffitto era poco più basso e privo di un qualsiasi oblò che permettesse di scorgere le stelle dello spazio. Stelle che invece scorrevano veloci sullo schermo visore principale. La nave era a velocità curvatura, fattore due, su di una rotta sconosciuta a Riker.
Tutto comunque era decisamente realistico.
"Capitano, rilevo ora una scia di tachioni alle nostre spalle. Distanza duecentomila chilometri. E' altamente improbabile si tratti di un fenomeno naturale"
Il primo ufficiale scientifico ruppe il silenzio in plancia, rimanendo chino sul visore dei sensori.
"Potrebbe essere un'eco? Forse siamo noi stessi la causa" domandò il capitano ruotando la poltrona verso destra.
"Assolutamente no capitano" rispose l'ufficiale, un giovane vulcaniano.
"Allora qualcuno ci sta seguendo"
"Non rilevo la presenza di alcun vascello in tutto il settore capitano, ma è una ipotesi che ho preso in considerazione"
Il capitano sembrò riflettere qualche istante.
"Tenente Uhura, apra una frequenza di chiamata. Se è un vascello non ostile sicuramente risponderà. Forse sta solo seguendo la nostra stessa rotta"
"Sissignore. Frequenza aperta" rispose una giovane quanto affascinante donna di colore, addetta alla postazione delle comunicazioni.
"Invii messaggi amichevoli in tutte le lingue standard. Chieda loro di identificarsi"
La donna agì rapidamente sui controlli della radio subspaziale ma l'esito fu negativo.
"Nessuna risposta capitano. Su nessuna frequenza"
"Continui a mandare il messaggio ugualmente tenente"
Il capitano tornò a meditare sul da farsi. Il suo sguardo sembrava perso nel vuoto, ma la sua mente lavorava velocemente alla ricerca di una spiegazione del fenomeno, sulle sue possibili implicazioni e soprattutto ad una eventuale contromossa, nel malaugurato caso si fosse trattato di un vascello ostile. La sicurezza della nave e del suo equipaggio erano la sua priorità.
Si rivolse nuovamente al vulcaniano alla ricerca di risposte alle sue domande.
"Cosa propone di fare signor Spock?"
"La soluzione più logica è effettuare un cambiamento di rotta. Se è un vascello al nostro inseguimento effettuerà la stessa manovra".
Il capitano ruotò la poltrona in posizione centrale e il suo volto parve contrarsi impercettibilmente.
"Signor Sulu, nuova rotta. Spostiamoci di quindici gradi a dritta, manteniamo inalterata la velocità"
Rapidamente l'orientale manovrò su alcune leve e pulsanti della sua postazione e le stelle sullo schermo principale si adattarono alla nuova rotta. Riker fu sorpreso di poter avvertire, seppur leggermente, l'inerzia causata dal cambiamento di rotta. Non era abituato a questo tipo di sensazioni e fu sul punto di aggrapparsi alla seggiola, ma il tutto durò un istante troppo breve per i suoi riflessi.
Il capitano tornò a rivolgere la sua attenzione all'ufficiale scientifico chino sul suo strumento. Rimase in attesa alcuni istanti poi impaziente esclamò:
"Allora signor Spock? La scia è sempre al suo posto?"
Il vulcaniano lentamente si scostò dal visore, poi freddamente annunciò che i tachioni avevano modificato la propria rotta adattandosi alla loro.
"Qualcuno allora ci sta inseguendo a debita distanza. Allarme giallo." ordinò il capitano.
Riker si stava godendo la magnificenza della riproduzione, tanto da non aver prestato sufficiente attenzione a quanto stava accadendo. Distrazione fatale. Il controllo degli scudi e delle armi erano di sua competenza.
"Sottotenente Riker mi ha sentito? Allarme giallo. Alzi quei dannati scudi!"
La tono alterato del capitano raggiunse William che si svegliò di colpo dalla sua estasi contemplativa.
"Sissignore" balbettò, tentando freneticamente di ricordare la corretta sequenza dei comandi. Sequenza che in quel momento di imbarazzo proprio non ne voleva sapere di emergere dai meandri della sua memoria.
"Allora Riker, vogliamo darci una mossa o vuole che quell'affare la fuori possa spararci addosso mentre noi ce ne stiamo con gli scudi abbassati?" rincarò la dose il capitano.
"Un attimo signore" continuò a giustificarsi Riker, mentre azionava quasi a casaccio i comandi della consolle.
"Un attimo? D'accordo Riker, speriamo che glielo conceda anche chi ci sta inseguendo!"
Will finalmente ricordò la corretta sequenza e l'avrebbe anche messa in atto se il capitano non gli fosse piombato alle spalle azionando egli stesso i comandi necessari, anticipandolo di poco.
"Devo fare tutto io su questa nave?" domandò con una punta di ironia il capitano, prima di tornare a sedersi alla sua postazione visibilmente alterato.
Riker era rosso in volto. Nonostante non fosse altro che una simulazione olografica era realmente imbarazzato. Pensò che forse si era lanciato con un po' troppo entusiasmo ma non sufficiente preparazione in quel programma storico. Anche se olografica si trattava pur sempre di una nave della Flotta Stellare, con un capitano della Flotta Stellare che era diventato un'icona del suo tempo e che tuttora veniva ricordato come uno dei più grandi capitani della Storia. Senza contare quel giovane vulcaniano che nel suo tempo era uno dei più stimati ambasciatori della Federazione Unita dei Pianeti. Non voleva in alcun modo sfigurare. Anche se in fondo si trattava di pura e semplice evasione.
Ancora una volta l'orientale si voltò verso di lui, offrendogli nuovamente comprensione con un sorriso, questa volta appena accennato. Riker si sentì come un pivello al suo primo incarico, compatito dai compagni più esperti.
"E se tentassimo di seminarli?" propose il capitano
"E' un'opzione valida" confermò il vulcaniano.
"Signor Sulu, portiamo l'ipervelocità a fattore tre"
Il timoniere eseguì prontamente e Riker avvertì nuovamente il mutamento della velocità. Ci si sarebbe dovuto abituare. A quei tempi la tecnologia degli smorzatori inerziali non proponeva di meglio. Anzi, l'Enterprise, quella Enterprise era quanto ciò di meglio la tecnologia spaziale mettesse a disposizione a quei tempi.
"Anche la scia ha aumentato la sua velocità a fattore tre. E si mantiene sempre a duecentomila chilometri."
"Signor Sulu continui ad aumentare la velocità. Vediamo se riescono a starci dietro"
"Sissignore. Ipervelocità fattore quattro"
"Cinque"
"Sei"
"Continuano a seguirci signor Spock?" domandò il capitano.
"Si capitano. Adeguano la loro velocità alla nostra, mantenendo invariata la distanza"
"Fattore sette. Otto. Otto punto cinque. Otto punto nove. Fattore nove"
Il tono di voce del timoniere si fece più greve quando fu raggiunto fattore nove. Riker poteva percepire distintamente le vibrazioni lungo tutto il ponte e il lamento dei motori a curvatura sotto sforzo. Sulla sua Enterprise raramente aveva provato sensazioni simili.
"Nove punto due. Capitano i motori sono al massimo!" esclamò il signor Sulu.
"Spock?"
"Ci stanno ancora inseguendo. Distanza invariata. Sembra possiedano le stesse nostre capacità di ipervelocità. E' possibile che abbiano capacità superiori alle nostre" ipotizzò il vulcaniano, senza staccare gli occhi dal visore dei sensori.
"E allora perché si mantengono alla stessa distanza? Perché non ci raggiungono e soprattutto perché si nascondono?" domandò il capitano preoccupato ed infastidito dalla natura misteriosa della scia.
"Fattore nove punto quattro. Signore credo che questo sia il massimo" annunciò Sulu
Il capitano attivò l'intercom pigiando un pulsante sul bracciolo della sua poltrona.
"Scotty! Non è possibile far andare più veloce questa nave?"
La voce, con un tipico accento scozzese, del capo della Sala Macchine rimbombò in plancia. Sembrava realmente sull'orlo della disperazione.
"Capitano! Stiamo mandando in pezzi i nostri cristalli di dilitio! Non possiamo reggere questa velocità per più di dieci minuti o la nave andrà in pezzi! E' contro le leggi della fisica spingere i mot.."
"Coraggio signor Scott! Sono sicuro che possiamo fare meglio di nove punto quattro. Ho sentito che l'Exeter il mese scorso ha toccato nove punto sei" lo interruppe bruscamente il capitano.
Per un paio di secondi l'intercom tacque, come se il capo ingegnere fosse rimasto scioccato dalla rivelazione appena ricevuta, ma subito la voce piena di animosità dello scozzese tornò a risuonare in plancia, pronto a raccogliere la sfida.
"Come capitano? Spero stia scherzando! Mi dia due minuti e mandi al diavolo l'Exeter!" esclamò Scott chiudendo la comunicazione.
Il capitano sogghignò soddisfatto, mentre Spock si staccò dal visore un istante sollevando un sopracciglio.
"Fattore nove punto cinque" riprese il conteggio il timoniere.
"Nove punto sei… Nove punto sette capitano!" esclamò soddisfatto Sulu.
L'Enterprise tremava da far paura. Le vibrazioni causate dai motori sotto sforzo nel tentativo di distanziare il misterioso inseguitore, si trasmettevano dal pavimento della plancia a tutte le postazioni di lavoro. Riker temette che la nave sarebbe andata in pezzi di li a qualche istante, ma il resto degli ufficiali di plancia apparivano calmi e relativamente rilassati, come se fossero avvezzi a questo tipo di situazioni. Sicuramente avevano grande fiducia nel loro capitano, ben consapevoli che non avrebbe mai inutilmente messo in pericolo le loro vite.
"Spock?"
"Il presunto vascello ha adeguato anche questa volta la sua velocità. Distanza invariata capitano"
"D'accordo. Vediamo quanto possono resistere a questa velocità."
Il capitano, nonostante la plancia traballasse e i motori urlassero appariva tranquillo e sicuro di sé. Riker cercò di interpretare il suo atteggiamento. Era davvero tanto freddo? Era così certo che avrebbe battuto in velocità il vascello inseguitore? O era semplicemente diventato capace di controllare le proprie emozioni dopo anni passati nello spazio più profondo ed inesplorato? Erano distanti anni luce dalla più vicina base stellare e a quei tempi i motori a curvatura causavano un rapido deperimento dei cristalli di dilitio, indispensabili per la produzione di energia per l'intera nave. Il processo di rigenerazione dei cristalli era ancora lontano a venire, rendendo il dilitio una materia preziosa dal commercio redditizio. Se li avessero bruciati sarebbero rimasti alla deriva nello spazio, con la sola velocità ad impulso a spingerli. E ci sarebbero voluti anni per tornare a casa. Il capitano pareva fosse disposto a correre il rischio.
L'intercom riportò la voce del capo ingegnere in plancia. "Capitano possiamo mantenere questa velocità per altri sessanta secondi, poi i nostri cristalli di dilitio potranno essere usati al massimo come fermacarte!"
"D'accordo Scott. Altri sessanta secondi allora"
"Ora sono solo cinquanta signore. E poi dovrò spegnere i motori"
Il capitano chiuse la comunicazione con un lento gesto della mano, poi incrociò le gambe e tornò a rivolgersi al timoniere.
"Signor Sulu modifichiamo la rotta di altri tre gradi a dritta"
L'orientale sbarrò gli occhi e si voltò di scatto verso la poltrona di comando
"A questa velocità capitano?"
"Pensa di non poterlo fare signor Sulu?"
Sulu scosse le spalle "Per farlo possiamo farlo, ma non se la prenda con me se ci dovessimo perdere una gondola per strada signore"
"Proceda. Vediamo se anche la nave inseguitrice è capace di tanto"
Riker osservò il timoniere agire nuovamente sui comandi di navigazione
"Adesso balleremo un po'" disse Sulu all'indirizzo di Riker, rendendosi conto di essere osservato.
"Più di così?" commentò sarcasticamente William. Sulu non lo sentì. La nave effettuò la modifica di rotta ad una velocità limite per l'integrità strutturale della nave. I motori urlarono ancora più forte e la plancia si inclinò bruscamente obbligando gli ufficiali ad aggrapparsi per non essere gettati a terra. Riker si tenne forte convinto che il programma si sarebbe interrotto con la distruzione dell'Enterprise, ma sorprendentemente, l'antiquato vascello resistette alla manovra azzardata.
"Signor Spock mi dia buone notizie"
Spock esitò. Qualcosa stava cambiando la fuori nello spazio profondo. Poi alzò la testa.
"La traccia è improvvisamente scomparsa capitano. Devono aver interrotto l'inseguimento capitano" disse senza lasciar trasparire alcuna emozione.
Sul volto del capitano comparve un sorriso beffardo.
"Signor Sulu, rallentiamo a fattore due e riportiamoci in rotta per il sistema Ternarus"
"Subito signore" Sulu tornò ad agire sui comandi della navigazione e lentamente l'Enterprise iniziò a rallentare. Le vibrazioni cessarono così come il lamento dei motori e presto in plancia tornò a regnare il ritmico pulsare degli strumenti di bordo.
"Signor Scott come stanno i nostri motori?" domandò il capitano riaprendo la comunicazione con la sala macchine.
"Hanno retto bene capitano. Però la prossima volta mi avverta di eventuali modifiche di rotta a fattore nove punto sette!"
"Ero sicuro che la nave avrebbe retto lo stress"
"Anche io capitano ma comunque preferisco essere informato. Giusto per avere il tempo per raccomandare l'anima al diavolo!"
Scotty chiuse la comunicazione suscitando un momento di ilarità in plancia, che servì a sciogliere la tensione fra i presenti. Solo Spock rimase impassibile.
"Capitano anche se ora pare che la scia di tachioni ci abbia abbandonato, credo che ci convenga mantenere lo stato di allerta. Potrebbe avere avuto un momentaneo guasto ai motori. Ma potrebbe anche aver compreso che noi sapevamo della sua presenza e abbia deciso di allontanarsi per indurci ad abbassare la guardia"
"Ha ragione signor Spock. Manteniamo l'allarme giallo e continuiamo a monitorare l'area alla ricerca di altri indizi sospetti. Per ora non possiamo fermarci a fare indagini più approfondite. L'infezione di febbre tarelliana nella colonia federale su Ternarus III ha la precedenza assoluta e non intendo arrivare in ritardo."
Spock annuì e si rimise ad osservare lo schema dei sensori e a ruota anche gli altri ufficiali di plancia ripresero a seguire le loro mansioni. La tensione era svanita e la routine lentamente stava tornando a prendere il sopravvento quando venne nuovamente interrotta dal fruscio delle porte del turbo ascensore.
"Jim! Che diavolo ti è saltato in mente! Ho l'infermeria piena di contusi! Modificare la rotta a quella velocità! E' una cosa da pazzi! Ricordami di non firmare il tuo prossimo test psicologico! E' evidente che hai bisogno di una licenza! E anch'io credo!"
"Bones…"
"Non sto scherzando Jim! Sono due settimane che stiamo lavorando come matti per sintetizzare il farmaco contro la febbre tarelliana e non abbiamo il tempo per rincorrere le sbucciature causate da manovre azzardate!"
Il capo medico aveva gli occhi sbarrati e pareva realmente in preda ad una crisi di nervi, ma nessuno in plancia sembrò farci più di tanto caso come se tali scenate non fossero insolite.
"Bones…" balbettò ancora il capitano cercando di inserirsi nel discorso, ma il capo medico non gli lasciò possibilità di giustificarsi e continuò il suo sermone.
"Ci restano solo poche ore prima di arrivare alla colonia e vorrei non essere ulteriormente disturbato o interrotto. La sintetizzazione del farmaco è una priorità assoluta. Non ho il tempo per rincorrere un capitano della Flotta Stellare afflitto da esaurimento nervoso! E non voglio nemmeno che venga al sottoscritto!"
Il capo medico fece rapidamente dietro-front per tornare da dove era venuto salvo bloccarsi sulla porta del turbo ascensore.
"Dov'era la sua logica mentre questo pazzo ci mandava quasi tutti all'altro mondo? Il suo compito non dovrebbe essere quello di impedire che un capitano con un chiaro esaurimento prenda decisioni avventate?" sbraitò rivolto a Spock.
"Dottor McCoy le probabilità che l'Enterprise venisse distrutta erano del ventotto virgola sei percento. Che subisse seri danni ai motori, il quarantuno virgola due. Il restante trenta virgola due per cento era a favore di un successo. Una percentuale più che accettabile di rischio. Non ho quindi ritenuto necessario suggerire al capitano soluzioni alternative."
McCoy strabuzzò gli occhi. "Vada al diavolo…" mormorò prima di infilarsi nel turbo ascensore. E quando le porte si richiusero lo si poté ancora udire borbottare.
Spock si limitò a sollevare un sopracciglio e senza commentare tornò ad occuparsi della strumentazione di sua competenza, mentre il resto della plancia sogghignava sommessamente.
Nemmeno il capitano provò in un qualche modo a replicare. Rimase seduto sulla sua poltrona, scambiando occhiate cariche di complicità con gli ufficiali che gli stavano intorno.
Riker, sempre seduto al suo posto, non riuscendo a cogliere quanto era appena accaduto, si limitò ad abbozzare un timido sorriso, imitando più che altro l'atteggiamento di Sulu. Poi cercò nuovamente di concentrarsi sulla propria strumentazione, che continuava ad apparirgli estranea, concedendosi solo una piccola riflessione su quanto accaduto. Sulla sua Enterprise il suo capitano non avrebbe certamente lasciato passare una simile sfuriata. E forse nessuno, sulla sua Enterprise avrebbe mai trovato il coraggio di mettere in discussione l'autorità del capitano. Ma questi erano tempi differenti, dove le condizioni di vita nello spazio erano molto più dure e forse un certo grado di nervosismo ed eccentricità erano normalmente tollerati quali naturale conseguenza della lunga permanenza nello spazio.
Si rammaricò di non aver potuto incontrare di persona quello che oggi era l'Ammiraglio McCoy, ormai in congedo da molti anni, ma che ancora amava indossare l'uniforme della Flotta Stellare ed occuparsi della supervisione di alcuni importanti progetti medici. Purtroppo quando fece una breve visita alla sua Enterprise, poco dopo il suo varo dai cantieri di Utopia Planitia, si trovava a Farpoint, in attesa di prendere servizio in qualità di Primo Ufficiale. Gli fu descritto come un uomo fragile e minuto, schiacciato dal peso degli anni, sostenuto da un esoscheletro artificiale, eppure ancora mentalmente lucido e carico di energie. Nonché molto bizzarro.
Incredibilmente l'Ammiraglio godeva di una longevità straordinaria anche per il ventiquattresimo secolo, avendo superato i centoquarant'anni. - Tutto l'equipaggio di questa nave è speciale - concluse Riker, visto che ben altri due altri membri erano ancora viventi nel suo tempo, ovvero l'Ambasciatore Spock, grazie al fatto che la razza vulcaniana gode di una vita media superiore ai duecento anni terrestri e L'ingegnere Scott, l'unico che aveva avuto il piacere di conoscere personalmente, sopravvissuto per ottant'anni miracolosamente all'interno del buffer del teletrasporto della sua nave naufragata. - Chissà se i tre hanno mai organizzato una rimpatriata nel ventiquattresimo secolo? - si domandò Riker, sperando di essere altrettanto fortunato e di poter vivere altrettanto a lungo ma soprattutto di venire ricordato, così come erano diventati leggendari gli ufficiali di plancia di quella Enterprise.
Le porte del turbo ascensore tornarono nuovamente ad aprirsi ed il capitano ruotò di scattò la sua poltrona, girando il collo per poter inquadrare le porte.
"Bones…" non appena queste iniziarono ad aprirsi.
"Come capitano?"
Dal turbo ascensore ne uscì un ufficiale davvero molto giovane che teneva stretto fra le mani un antiquato taccuino elettronico, che in futuro sarebbe evoluto nei moderni ed efficienti DiPadd.
Il capitano scrollò il capo e tornò lentamente a volgere lo sguardo verso lo schermo principale, che imperterrito mostrava sempre la stessa scena, ovvero filamenti di stelle che scorrevano veloci lungo i fianchi della grande nave spaziale.
"Nulla signor Chekov. Per un momento ho pensato che fosse il dottor McCoy" spiegò il capitano.
"Il dottor McCoy?"
"Lasci perdere Chekov, piuttosto mi dia quell'affare, immagino sia la solita lista di approvvigionamenti da firmare."
"Sissignore!" rispose Chekov scrollando le spalle. Senza indugiare ulteriormente e senza pretendere spiegazioni percorse la passerella scendendo i due gradini che lo portarono al piano inferiore in cui si trovavano il capitano, Riker ed il timoniere e consegnò il taccuino.
"Ikaru, puoi andare, inizia il mio turno"
"Già. Finalmente, vado a farmi una doccia. Non ho mai sudato freddo come poco fa" commentò l'orientale cedendo la sua postazione a Chekov.
"Perché che è successo?" domandò con un ingenuo accento russo.
Sulu strabuzzò gli occhi e anche gli altri ufficiali di plancia presero a fissarlo con aria interrogativa.
"Mi sono perso qualcosa?" domandò ancora Chekov che cominciava a sentirsi imbarazzato.
"Abbiamo portato l'Enterprise a fattore di curvatura nove punto sette" intervenne Riker, che cominciava a sentirsi a suo agio nelle vesti di navigatore e che non vedeva l'ora di interagire maggiormente con l'ambiente olografico.
"Nove punto sette?" ripeté incredulo il russo.
"Esattamente. E abbiamo anche effettuato una correzione di rotta" aggiunse Sulu.
"Sempre a fattore nove punto sette?" Chekov era davvero incapace di credere a quanto gli stavano raccontando. Una tale manovra era inauditamente pericolosa e avrebbe dovuto scuotere la nave fin quasi ai limiti del campo strutturale.
"Mi state prendendo in giro?" ipotizzò Chekov. Era uno scherzo, non poteva esserci altra soluzione e lui non voleva proprio cascarci.
"Assolutamente no! L'Enterprise è stata sul punto di andare in pezzi!" esclamò Sulu.
"Confermo" aggiunse Riker divertito.
Chekov si grattò furiosamente il capo incapace di darsi una spiegazione. Decise di verificare che non si trattasse di una burla, disturbando il suo superiore.
"Mi scusi capitano, è vero quello che dicono questi due?"
Il capitano annuì sorridendo e domandò curioso:
"Signor Chekov, dove si trovava circa dieci minuti fa?"
"Nel mio alloggio, signore"
"E non ha avvertito l'Enterprise scuotersi? Qui in plancia siamo stati sballottati non poco"
Chekov sgranò gli occhi e si guardò intorno con rapidi movimenti della testa. Tutti gli ufficiali di plancia lo fissavano con aria divertita e sorrisi beffardi lo circondavano.
"Signore… Io dormivo signore. Non ho avvertito alcunché"
Ci fu un istante di silenzio interrotto dallo scoppio fragoroso di una mezza dozzina di risate differenti. Solo Spock rimase imperturbabile.
Chekov, sempre imbarazzato cercò di sdrammatizzare unendosi ai compagni con una risata di circostanza.
"Signor Chekov, lei ha davvero quello che si dice un sonno pesante. L'Enterprise potrebbe venire abbordata da schiere di soldati klingon e lei continuerebbe beato il suo sonno. Sappia che la invidio. A volte vorrei godermi anch'io qualche ora di sonno come il suo". Il capitano terminò la frase con una punta di sentita amarezza. Non esagerava il dottor McCoy quando gli preannunciava un imminente crisi nervosa. Tutti quegli anni nello spazio ad affrontare l'ignoto avrebbero spezzato anche le fibre più forti. E il capitano non ricordava nemmeno più cosa si provasse dopo una lunga e riposante dormita. Da anni il suo era un sonno leggero, discontinuo ed affollato di incubi che lo svegliavano nel cuore della notte.
"Forza! Signor Sulu se ha finito il suo turno lasci la plancia. E lei signor Chekov prenda servizio. La colonia su Ternarus III ci sta aspettando"
Sulu e Chekov annuirono e mentre il primo lasciava la plancia il secondo era già concentrato sulla sua postazione.
Solo Riker rimase immobile con le spalle voltate verso il capitano e lo sguardo perso verso di lui.
"E lei la smetta di fissarmi in quel modo! Non ha mai visto un capitano all'opera prima d'ora?" domandò stizzito il capitano.
Riker sorrise leggermente.
"Lei non può nemmeno immaginare quanti…" sussurrò "Ma oggi è come se fosse la prima volta" concluse Riker tornando a seguire lo schermo principale.
Il capitano non comprese le parole del giovane ufficiale, rendendosi conto solo ora di non averlo mai visto prima a bordo della sua nave. Doveva sicuramente essere uno dei rincalzi presi a bordo alla base stellare tre, circa un mese prima, ultimo porto spaziale della Federazione prima di una larga fetta di territorio inesplorato. La curiosità lo spinse a domandare cosa intendesse con quelle parole.
"Cosa intende signor Riker?"
Riker strinse le spalle e si voltò di scatto ruotando la sua poltroncina e sfoderò la sua migliore faccia da poker.
"Che è un onore servire a bordo di un vascello tanto famoso, carico di leggende viventi. E' come essere nuovamente al primo incarico dopo l'Accademia"
Il capitano lo fissò accigliandosi, cercando di comprendere se avesse davanti un ingenuo sempliciotto od un dannato figlio di buona donna. Comunque fosse stette al gioco.
"Si, è vero, lei sembra proprio fresco di Accademia. Infatti ha dimenticato di attivare il circuito di navigazione ausiliario"
Riker tornò a voltarsi verso la consolle, constatando che il capitano aveva visto giusto.
"Mi scusi capitano. Lo attivo immediatamente" rispose impacciato Riker, rimanendo in contemplazione della consolle alla ricerca del pulsante esatto.
"E' questo" disse Chekov, proteso verso la sua consolle, premendo, di sua iniziativa, un tasto rosso nell'angolo sinistro, in alto.
"Grazie" balbettò Will.
Chekov replicò con un sorriso di compassione dannatamente simile a quello dell'orientale che gli aveva ceduto la postazione e tornò ad occuparsi alla sua consolle. Riker non poteva crederci ma si era messo nuovamente in ridicolo davanti a tutta la plancia.
"Picard a Riker. Riunione degli ufficiali superiori fra cinque minuti in sala tattica"
La voce del capitano Picard arrivò giusto in tempo a strapparlo dalla situazione.
"Computer, blocca il programma"
"Qui Riker. Ricevuto."
Will si alzò dalla sua postazione lanciando una rapida occhiata alla plancia della vecchia Enterprise.
"Arco"
L'uscita comparve alle spalle del capitano e andandogli incontro si soffermò ancora un istante per osservare meglio la figura seduta sulla poltrona di comando, ora congelata nella memoria del computer.
"A più tardi capitano James T. Kirk"


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