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"Comandante
Riker in plancia. Comandante Riker in Plancia"
Will stava dormendo profondamente da poche ore. Il turno di servizio
era corso via rapidamente senza che accadesse nulla di significativo.
L'Enterprise era a circa alla metà della distanza necessaria
per raggiungere il sistema di Delios. Sarebbero occorsi almeno altri
tre giorni.
"Comandante Riker. Emergenza in plancia."
Soltanto nell'udire la parola emergenza William riuscì a
scuotersi dal torpore per una specie di riflesso acquisito con gli
anni a rispondere a determinati stimoli uditivi e visivi. Emergenza
era una delle parole del suo personale dizionario che erano in grado
di scuoterlo da qualunque situazione e lo portavano a riattivarsi
in pochi istanti. Sollevandosi a fatica, con gli occhi semichiusi,
raggiunse con la mano il controllo delle comunicazioni sul suo comodino.
"Riker. Arrivo subito. Che sta succedendo?"
"Abbiamo intercettato un messaggio di soccorso proveniente
da un vecchio vascello della Federazione. Proviene da Nuova Shangai
e sono in emergenza"
La voce di Data lo aggiornò rapidamente sulla situazione
mentre Riker indossava in tutta fretta l'uniforme d'ordinanza.
In pochi minuti raggiunse la plancia dove Data stava comandando
il turno di notte. Nessun altro degli ufficiali superiori era presente
e Data era accomodato sulla poltrona del capitano da cui prontamente
si levò all'entrata del comandante Riker.
"Data che sta succedendo allora?" domandò Riker
fermandosi davanti allo schermo visore principale che inquadrava
un vecchio e malandato vascello da trasporto merci della Federazione
fluttuare lento nello spazio profondo.
"E' la Uss Artemis. Classe Caribbean. E' la nave che ha trasportato
i coloni vent'anni fa su Delios VI. Devono averla lasciata in orbita
per tutto questo tempo."
"Avete provato a contattarla?"
"Si signore, ma non rispondono. Stanno emettendo un messaggio
di S.o.S. automatico e stanno procedendo a velocità d'impulso.
Nel loro messaggio dicono che la nave è in quarantena a causa
di un virus che ha colpito gli abitanti della colonia. Avvertono
di non effettuare alcun teletrasporto di emergenza o l'infezione
dilagherà in quanto è resistente ai biofiltri. Ho
calcolato che devono essere in viaggio da almeno quattro settimane.
E' il tempo che sarebbe necessario a quella velocità per
arrivare fin qui dal sistema Delios."
"Forme di vita a bordo?"
"Poco più di duecento persone. Tutti inequivocabilmente
umani. Ma rilevo anche la presenza di decine di corpi senza vita.
L'infezione deve essere particolarmente virulenta e deve avere già
mietuto delle vittime."
Riker si portò la mano destra al mento massaggiandosi la
barba. Il fatto che i coloni stessero tentando di venire incontro
ai loro soccorsi a bordo di un vascello in pessime condizioni di
manutenzione rendeva palese che la situazione su Nuova Shangai doveva
essere molto peggiore di quanto fino a quel momento prospettato,
tanto da spingere i coloni a tentare una fuga precipitosa quanto
improvvisata.
"Timoniere, rotta di intercettazione con la Uss Artemis. Curvatura
otto"
Il timoniere, un giovane guardiamarina masai eseguì rapidamente
l'ordine e l'Enterprise effettuò un deciso balzo in avanti
nel subspazio.
"Signor Data cerchi di procurarsi i codici del transponder
di quella carretta dello spazio. Vediamo se riusciamo a prenderne
il comando in remoto ed ad attivare le comunicazioni."
Data annuì e prese il posto dell'ufficiale tattico dietro
la postazione del capitano.
"Informiamo il capitano Picard della situazione" decise
Riker.
"Riker a capitano Picard. E' meglio che mi raggiunga in plancia.
A quanto pare i Neonaturalisti hanno deciso di fare uno strappo
alle loro regole e ci sono venuti incontro, ma non per unirsi a
noi per la colazione di domani."
Dopo pochi secondi il capitano rispose affermativamente e comparve
a breve distanza di tempo in plancia. Picard si fermò anch'egli
davanti alle immagini del visore centrale.
"Di che si tratta Numero Uno?"
"Viene dalla colonia su Delios VI. Stanno emettendo un messaggio
di soccorso automatico ma non rispondono alle nostre richieste di
comunicazione. Un'infezione li sta uccidendo. Un'infezione che ci
dicono essere resistente ai biofiltri del teletrasporto."
"Che sia alla deriva?"
"Lo escludo signore" intervenne Data "rotta e velocità
indicano che ci stanno venendo incontro. Sono a bordo in duecentotrentuno
per la precisione. Ma forse nessuno a bordo sa più utilizzare
i sistemi di comunicazione o nessuno è in ascolto alla postazione
della radio subspaziale"
Il vascello di classe Caribbean era piuttosto sgraziato, di colore
biancastro sbiadito aveva un design antiquato. Pensato per missioni
di trasporto a lungo raggio era costituito da un corpo centrale
cilindrico sormontato da due piloni per le gondole di curvatura.
Anteriormente vi era una sezione a disco incompleta, unita rozzamente
con il cilindro principale. Poteva ospitare migliaia di persone
e tonnellate di materiale ed era servito più di venti anni
prima a trasportare tutti gli abitanti di Nuova Shangai su Delios
VI.
"Signore stiamo uscendo dalla curvatura" informò
il guardiamarina masai.
"Timoniere ci porti in rotta parallela, medesima velocità.
Tenga pronto il raggio traente nel caso ve ne fosse bisogno"
ordinò Picard.
"Sconsiglio l'uso del raggio traente a questa velocità
capitano. I loro motori sono al centodieci percento. Lo scafo non
reggerebbe lo strappo causato dall'aggancio con un raggio traente"
consigliò Data che nel frattempo era riuscito a trovare i
codici del transponder relativi alla Uss Artemis.
"Sto per forzare la comunicazione con la nave capitano"
avvertì Data che era chino sulla consolle tattica e digitava
freneticamente i comandi.
Picard e Riker presero posto alle loro postazioni attendendo che
Data li mettesse in comunicazione con gli occupanti della Uss Artemis.
"Abbiamo l'immagine video signore dell'interno della plancia.
Può inviare un messaggio capitano, dovrebbero poterci sentire"
Sullo schermo apparve la plancia della nave, dal design obsoleto
ma molto simile a quella dell'Enterprise di classe Constitution
notò subito Riker provando una sensazione di familiarità
con quelle consolle antiquate multicolori.
Picard si era alzato in piedi stirandosi l'uniforme come suo solito
e si preparò a pronunciare la solita frase di presentazione
ma le parole gli morirono in gola: la plancia era completamente
deserta. I monitor e le luci degli strumenti lampeggiavano ritmicamente.
Le poltrone delle varie postazioni erano rovesciate a terra, alcuni
monitor erano saltati e striature nerastre, segno di un principio
d'incendio risalivano le pareti della plancia. Pareva che a bordo
ci fosse stato un assalto od un ammutinamento.
"Che diamine è successo su quella nave?" domandò
Riker.
"E' quello che mi sto domandando anch'io Numero Uno" rispose
Picard che prontamente si voltò verso Data
"signor Data può attivare le telecamere del resto della
nave?"
"Subito capitano"
Sullo schermo comparvero corridoi deserti apparentemente normali.
"Capitano da una più approfondita analisi pare che tutti
gli occupanti siamo ammassati negli hangar di stoccaggio. La sezione
a disco è completamente deserta."
"Allora cerchi di interfacciarsi col sistema di comunicazione
degli hangar. Dobbiamo riuscire a comunicare con quella gente"
"E se preparassimo una squadra di sbarco signore? Con delle
tute ambientali in modo da evitare ogni rischio di contagio. Riprenderemmo
in breve tempo il controllo del vascello." suggerì Riker
comprendendo che la situazione a bordo della Artemis doveva essere
sfuggita di mano. Forse i corpi senza vita rilevati da Data erano
quelli dell'equipaggio della nave ed ora più nessuno a bordo
era in grado di controllare il vascello. Forse c'era stato un ammutinamento
oppure un'epidemia devastante che aveva messo in ginocchio il personale
di plancia. O forse erano semplicemente impazziti tutti, come quasi
era accaduto anche sull'Enterprise solo qualche anno prima sempre
a causa di un virus maligno.
"Si tenga pronto Numero Uno. Ma prima di rischiare i miei uomini
voglio prendere contatto con l'equipaggio e capire cosa sta succedendo
a bordo"
Finalmente il visore inquadrò l'hangar di stoccaggio merci
e davanti agli occhi della plancia dell'Enterprise apparve un triste
spettacolo, fatto di centinaia di uomini accovacciati a terra, fra
contenitori merci sparsi qua e la, coperti soltanto da rabberciate
coperte di tessuto naturale. Pochi invece brancolavano come senza
meta, vestiti di stracci, forse gli ultimi a reggersi ancora sulle
loro gambe.
Picard e Riker si scambiarono un'occhiata interrogativa. La situazione
sulla Artemis era davvero grave e non occorreva essere un medico
plurilaureato per comprendere che lo stato di salute dei coloni
era alquanto precario. Molto probabilmente erano anche privi di
scorte di cibo ed acqua. Se si erano messi in viaggio per venire
incontro ai loro soccorritori era evidente che il virus che aveva
colpito il bestiame doveva essersi allargato anche all'uomo. Ma
sulla Artemis erano presenti si e no duecentocinquanta persone,
mentre Nuova Shangai ne contava almeno cinquemila che dovevano essere
nelle stesse identiche condizioni se non peggiori.
Picard si fece coraggio e fece un passo avanti, come se potesse
così realmente avvicinarsi a quelle persone bisognose di
soccorso.
"Sono il capitano Jean-Luc Picard della Uss Enterprise. Siamo
giunti in vostro soccorso. Voglio parlare con chi è a capo
della colonia"
La voce del capitano dovette giungere davvero inaspettata ai coloni.
Molti sbalorditi si guardarono intorno non comprendendo da dove
stesse giungendo la voce che li chiamava.
Picard comprese la situazione e decise di specificare da dove provenisse
la sua voce.
"Abbiamo preso il controllo della vostra nave. La mia voce
proviene dall'interfono interno. C'è qualcuno che è
in grado di utilizzarlo? Avete un capo?"
Alcuni fra i coloni che ancora si reggevano in piedi formarono un
capannello da cui ne uscirono in due. Una donna giovane dai capelli
biondo oro ed occhi profondamente azzurri ed un uomo molto alto,con
un taglio a caschetto e capelli altrettanto biondi.
Erano vestiti con indumenti che parevano poco più che stracci
e pelli di animali. L'uomo indossava una specie di corpetto di pelo
di pecora. La donna una lunga gonna costellata da varie pezze di
materiali diversi ed un camicia bianca ma piena di strappi e cuciture.
La camera dell'hangar li inquadrò mentre si avvicinavano
all'interfono e la donna premette un tasto.
"Mi... Mi potete sentire?" domandò incerta la donna.
"Perfettamente. Sono il capitano Picard dell'Enterprise. Abbiamo
raccolto il vostro segnale di soccorso. Eravamo diretti alla vostra
colonia, ma vedo che la situazione è decisamente peggiorata
rispetto alle informazioni di cui eravamo in possesso."
La donna si strinse un ciondolo che portava al collo e sembrò
ringraziare un qualche dio. Anche l'uomo parve rinfrancato e il
suo volto, segnato da evidenti privazioni si riempì di speranza.
"Sapevo che qualcuno sarebbe arrivato. Lo sapevo. Jeov aveva
ragione. Aveva visto giusto quando ci ha invitato a partire. Aiutateci
vi prego. Un virus ci sta uccidendo tutti."
"Faremo il possibile. Ora abbiamo bisogno di avere il maggior
numero di informazioni sul virus. Abbiamo bisogno dell'accesso al
vostro computer per scaricare ogni dato di cui foste in possesso"
replicò Picard che si preoccupò subito di fornire
alla dottoressa Crusher quanto necessario per trovare il più
rapidamente possibile una cura.
La donna e l'uomo si guardarono come se non avessero compreso quanto
fosse stato loro richiesto. Poi la donna riprese a parlare.
"Noi non sappiamo usare il computer. Chi lo sapeva usare è
morto. Molti di noi sono morti. E' molto tempo che siamo in viaggio.
Più nessuno sa guidare questa nave dovete aiutarci voi in
qualche modo!"
La donna sembrava sul punto di crollare e di avere una crisi di
nervi. La situazione che aveva dovuto sopportare era estrema e molto
probabilmente era già infetta e sentiva di essere condannata.
I volti dei due luccicavano madidi di sudore, come se entrambi fossero
affetti da una febbre di qualche tipo.
"Stia calma signora... Signora..."
"Amalia. Io sono Amalia Senders, sono la Guardiana. Lui è
Joshef Senders il mio aiutante nonché mio fratello minore.
Vi prego aiutateci! Siamo rimasti senza cibo ne acqua e la febbre
si sta portando via i nostri amici e i nostri cari! Vogliamo uscire
di qui! Vogliamo tornare a Shangai. Riportateci a Shangai! Ve ne
prego!"
La donna era fuori di sé e si agitava convulsamente mentre
l'aiutante Joshef tentava di trattenerla.
"Calmati Amalia o sverrai ancora. Noi non possiamo stare male.
Noi dobbiamo restare in piedi. Lo dobbiamo fare per gli altri. Amalia
calmati"
Picard comprese che la situazione sul vascello Artemis era davvero
molto grave. Doveva agire immediatamente anche se avrebbe dovuto
buttare giù dal letto mezzo equipaggio. Per prima cosa bisognava
fornire loro dei rifornimenti. La Artemis era sprovvista di replicatori
e anche se li avesse avuti forse li nessuno sapeva come usarli correttamente.
Questi Neonaturalisti gli parvero fin da subito dei bambini troppo
cresciuti da cui non pretendere troppo, fuggiti da un mondo tecnologico
alla ricerca di un ipotetico ritorno alla vita naturale ma che ora
dipendevano proprio dalla tecnologia rifuggita, con cui non avevano
però alcuna dimestichezza e rischiavano di farne anche un
uso improprio.
"Non preoccupatevi. Ora ci siamo qui noi. Per prima cosa dovete
spegnere i motori ed arrestare la nave. Siete in grado di farlo?"
La donna scosse il capo in segno di diniego.
"Mi spiace capitano, ma nessuno qui è in grado di mettere
mano ai sistemi della nave. Il signor Kimiko e i suoi uomini erano
gli unici che conoscevano i manuali per il funzionamento della Artemis
e sono tutti morti nei giorni scorsi."
"Sono morti a causa del virus?" domandò Picard
Amalia e Joshef tornarono a guardarsi prima di riprendere a parlare.
Poi l'uomo annuì come se avesse autorizzato la donna a dire
quello che stava per raccontare:
"Si è stato il virus. Ci sono trentotto morti a causa
del virus e saranno molti di più se non ci aiuterete"
"Capisco. Restate in attesa. Invieremo una squadra di sbarco
che si occuperà di arrestare la nave e raccogliere le informazioni
necessarie sul virus. Picard chiudo"
Picard fece segno a Data di chiudere la comunicazione.
"Numero Uno"
Riker si grattò nervosamente la barba sul mento prima di
rispondere.
"Stanno mentendo. Non mi occorre avere i poteri di Deanna per
capirlo. In plancia è successo qualcosa e scommetto che ce
lo stanno nascondendo. E' alquanto improbabile che il virus sia
stato tanto selettivo da colpire solo i membri dell'equipaggio in
grado di far muovere quella nave. Non trova?"
"Vedo che abbiamo pensato la stessa cosa. La situazione non
mi convince. Comunque sia dobbiamo fare qualcosa per aiutarli. Approfondiremo
successivamente quanto è successo a bordo della Artemis.
"
"Data abbiamo delle informazioni sui Senders?" domandò
Riker con l'intenzione di acquisire qualche dato in più su
coloro che si erano spacciati come la Guardiana ed il suo assistente.
Sicuramente dovevano essere dei ragazzini quando erano partiti per
Delios VI, visto che non dimostravano più di trentacinque
anni entrambi.
"Si signore. Amalia e Joshef Senders sono due dei tre figli
di Larry Senders, coniugato con Helena Tompson. Dovrebbero esserci
un terzo fratello, Tom.
Signore, Larry Senders era il capitano della Uss Artemis nonché
il capo del movimento Neonaturalista sulla Terra. Fu lui con l'appoggio
di alcuni adepti ad organizzare la spedizione."
Riker sembrò comprendere meglio la situazione.
"E che ci faceva un uomo che detestava la tecnologia a capo
di una nave stellare, seppur di un cargo?"
"Il signor Senders faceva parte della Flotta Stellare. Fu sospeso
dall'incarico nel 2336 dopo che uno dei suoi uomini era morto per
un virus in infermeria in circostanze mai del tutto chiarite. I
rapporti di allora lo dipingevano come un uomo bizzarro, che rifiutava
spesso l'uso del teletrasporto, accusato più volte di aver
rifiutato ai suoi uomini le convenzionali cure mediche a favore
di non verificate tecniche naturali."
Picard annuì e si avviò verso il turboascensore. Aveva
ancora parecchie ore di sonno arretrato e la situazione non richiedeva
immediatamente la sua presenza vigile. Il mattino seguente avrebbe
seguito le operazioni di soccorso in prima persona. Ma per ora era
meglio che si riposasse e lasciasse fare ai suoi ufficiali fidati.
"Signori vediamo di fornire soccorso a quella povera gente
nel minor tempo possibile. Numero Uno organizzi una squadra medica
ed una d'ingegneria. Dobbiamo fermare quella nave e verificare che
sia in grado di stare nello spazio. Avvisi la dottoressa Crusher
che la situazione è peggiorata e che occorre una vaccino
in grado di salvare l'uomo e non la bestia il più velocemente
possibile. Naturalmente dobbiamo evitare ogni contatto con l'atmosfera
della Artemis, che potrebbe essere infetta e non dimentichi che
a quanto pare il teletrasporto non è in grado di filtrare
il virus. Una volta a bordo della Artemis chiunque venisse in contatto
anche solo potenzialmente con il virus sarà condannato a
restare dov'è. Non possiamo rischiare che l'epidemia si espanda
a tutta l'Enterprise."
"Si signore. Me ne occupo subito." confermò Riker
restando alla sua postazione e prendendo immediatamente contatto
con l'infermeria.
Riker contattò rapidamente sia la dottoressa Crusher sia
il tenente La Forge affinché allertassero i loro uomini per
una missione particolare. Capitava raramente di dover sbarcare su
di un'astronave stellare muniti delle tute ambientali.
Informò anche Worf affinché organizzasse una squadra
della sicurezza che proteggesse la squadra medica e d'ingegneria
da qualche colpo di testa dei coloni, da troppo tempo sotto pressione
e psicologicamente poco affidabili.
A tal fine informò anche il consigliere Troi di tenersi pronta
a fornire adeguato supporto nonché di tenersi pronta a captare
qualsiasi segnale provenente dalle menti dei coloni che evidenziasse
una qualche instabilità mentale latente che potesse mettere
a rischio la riuscita della missione.
Quando ebbe terminato mancava solo un'ora e mezza all'inizio del
suo turno diurno. Troppo poco per giustificare un ritorno nel suo
alloggio per cercare di dormire ancora. Avrebbe solo finito con
il rintronarsi maggiormente. Una tazza abbondante di caffè
miraliano avrebbe ottenuto l'effetto di tenerlo in piedi per tutta
la giornata.
Ma forse c'era tutto il tempo per una capatina sul ponte ologrammi.
Si sorprese a pensarlo ma il programma relativo alla vecchia Enterprise
del XXIII secolo lo stava affascinando più di quanto avrebbe
creduto e desiderava farci ritorno al più presto, mandando
al diavolo tutte le dicerie che circolavano riguardo tale esperienza
olografica.
Lasciò la plancia nelle sapienti mani di Data, dopo aver
dato appuntamento ai capi squadra alla sala teletrasporto quattro
per le otto del mattino, fece un rapido salto nel suo alloggio per
riprendersi l'uniforme da sottotenente e tenendosela sotto braccio
approfittò del fatto che il ponte ologrammi fosse deserto
in virtù del turno notturno, usualmente poco affollato.La
scia di tachioni tornata a fare capolino sui sensori dell'Enterprise.
A nulla erano servite le manovre evasive escogitate dal capitano
Kirk ed abilmente messe in opera dal timoniere Sulu. Gli ipotetici
inseguitori erano ancora li, al loro posto, ad una distanza invariata
dall'Enterprise. Non si avvicinavano ma nemmeno se ne andavano.
E a questo punto era escluso potesse trattarsi di un riflesso o
di un'eco. Così come sarebbe stato assolutamente inutile
tentare nuovamente di seminarli. Era evidente che erano in grado
di viaggiare a velocità tali da permettergli di raggiungere
nuovamente l'Enterprise qualunque velocità essa raggiungesse.
Kirk era pensieroso. Riker lo notò portarsi la mano sinistra
al volto, all'altezza del mento e massaggiarselo lentamente. Non
poté fare a meno di notare che era lo stesso gesto automatico
che anch'egli metteva in atto ogniqualvolta si trovava di fronte
ad un qualche problema da risolvere.
Poi Kirk lanciò un'occhiata interrogativa verso Spock. In
quel momento pareva che tutti gli ufficiali della plancia pendessero
dalle labbra del vulcaniano, come se fossero abituati al fatto che
di fronte ad un'inspiegabilità scientifica toccasse a lui
ridare loro tutte le certezze e fugare ogni dubbio.
Spock unì le mani nel tipico gesto di meditazione vulcaniano
e chiuse per un istante entrambe gli occhi.
"Capitano, è a questo punto evidente che là fuori
un oggetto sconosciuto ci sta inseguendo. Ho effettuato una seconda
lettura con i sensori di poppa ma se si esclude una leggera scia
di tachioni non rilevo nessuna massa metallica che possa svelare
la presenza di un'astronave di qualunque tipo"
Kirk sospirò. Spock questa volta non aveva aggiunto nulla
alla situazione che non gli fosse già abbastanza chiaro e
non era riuscito a dargli quella rassicurante spiegazione che gli
avrebbe permesso di ignorare quella scia e di proseguire la missione
per Ternarus III senza intoppi.
Già, Ternarus III. L'avamposto stava attendendo in grazia
il medicinale che il dottor McCoy stava sintetizzando da ore e ogni
ritardo avrebbe potuto essere la causa di qualche morto in più
sulla sua coscienza già tanto appesantita dalla perdita di
tanti compagni di viaggio, periti sotto il suo comando.
Riker approfittò della relativa calma per osservare il personale
di plancia durante le mansioni di routine. La sua consolle non necessitava
di essere seguita più con tanta attenzione, come durante
i momenti concitati che erano seguiti al tentativo di seminare la
scia. Dopo aver impostato una serie di comandi di automatizzazione
delle funzioni William poteva quasi dire di non avere nulla di particolare
da fare. Anche se naturalmente evitava di darlo a vedere per non
rischiare di essere magari ulteriormente ripreso. Aveva ripassato
più volte i protocolli di funzionamento della sua postazione
al fine di evitare di fare ulteriori figuracce come era accaduto
durante il suo primo impatto con la simulazione, ma non si sentiva
ancora sufficientemente sicuro da potersi permettere di fare lo
spavaldo.
Per cui era rimasto con gli occhi puntati verso il visore e si era
limitato a visione periferiche della plancia, con la scusa di grattarsi
la schiena od un gomito.
Kirk tornò a lisciarsi il mento alla ricerca di una soluzione.
Era di fronte ad un tipico dilemma senza alternativa con cui si
trovano regolarmente a far conto i capitani delle navi stellari.
Fermarsi e dare un'occhiata ma giungere a destinazione in ritardo
oppure tirare dritto con il rischio di trovarsi sotto l'attacco
di un qualche vascello sconosciuto?
"Qual'è il suo consiglio Spock?" domandò
Kirk alla ricerca dello spunto decisivo che gli indicasse la giusta
via.
"Fino a questo momento non abbiamo alcun elemento che ci indichi
che dietro la scia di tachioni si nasconda un qualche tipo di minaccia.
Fino ad ora si è limitata seguirci senza accennare alcun
tentativo di avvicinamento"
"Forse stanno solo attendendo il momento migliore per attaccare.
Forse stanno effettuando le riparazioni dei loro motori" lo
interruppe Kirk
"E' possibile capitano. Non possiamo escludere nessuna opzione
al momento. Ma possiamo attenerci ai fatti. Ternarus III ha un'emergenza
concreta. Questa scia, fino a questo momento non costituisce un
reale pericolo. Propongo di dare la precedenza alla colonia e di
continuare a tenere sotto controllo i movimenti dei tachioni."
Kirk continuò a tenere fisso il suo sguardo su Spock, come
se non fosse rimasto soddisfatto di quanto il vulcaniano gli aveva
appena detto.
"L'idea di restare inattivo, mentre qualcosa là fuori
potrebbe essere solo in attesa del momento giusto per coglierci
di sorpresa, proprio non mi garba."
Spock sembrò esitare qualche istante, come se non avesse
realmente espresso tutto quanto gli passava per la mente e Kirk
se ne rese conto: "mi dica Spock: cosa possiamo fare che non
abbiamo già messo in atto?"
Spock ruppe l'esitazione e fu franco. Secondo il suo modo di vedere
la situazione non vi era alcuna via d'uscita. L'unica condotta logica
era quella di accelerare in modo da ridurre il tempo necessario
per raggiungere Ternarus III. A quel punto, secondo la sua opinione,
se alle loro spalle si trovava un vascello potenzialmente ostile
avrebbe dovuto rivelarsi.
"D'accordo Spock a questo punto mancano soltanto undici ore
per giungere a Ternarus III. Accelerando a fattore otto potremmo
ridurre il tempo necessario a..."
"Quattro ore, ventuno minuti e sedici secondi" lo interruppe
questa volta Spock.
"... Esattamente!" concluse Kirk salvo poi riprendere
il discorso; "così al nostro ipotetico inseguitore lasceremo
un tempo esiguo e sarà costretto a mostrare le sue carte
in anticipo rispetto ai suoi possibili piani."
Kirk ruotò la poltrona di comando verso lo schermo principale
e ordinò a Sulu di incrementare la velocità a fattore
otto punto cinque.
Sulu eseguì rapidamente l'ordine e l'Enterprise lentamente
iniziò ad accelerare nello spazio profondo. Raggiunto fattore
sette punto cinque, la nave ricominciò a vibrare piuttosto
intensamente e si poteva chiaramente udire il rumore di fondo causato
dai motori a curvatura messi sotto sforzo.
"Scott a capitano Kirk. Che state facendo la sopra? Avete intenzione
di fare del tutto a pezzi i miei motori con un'altra corsetta fuori
programma?"
La voce del capo ingegnere Scott ruppe la tensione della plancia.
"Stia tranquillo Scotty. Niente più corsette fuori programma.
Solo che mi sono stancato del passo leggero e ne volevo uno un poco
più sostenuto" lo tranquillizzò Kirk.
"D'accordo capitano ma niente esagerazioni o rischiamo di inciampare
e di farci davvero male signore."
La comunicazione si chiuse e Riker vide nuovamente Kirk sorridere
come se trovasse divertenti i metaforici avvertimenti del suo capo
ingegnere.
Spock intanto era tornato a chinarsi sul visore. Stava tenendo sott'occhio
la scia di tachioni. Kirk lo notò e volle subito sapere come
si stava comportando.
"Sta accelerando alla nostra stessa velocità. Mantiene
una distanza invariata signore"
Esattamente come qualche ora fa. Che diamine potrebbe mai essere..."
Kirk fu interrotto da un gesto della mano di Spock che faceva cenno
di fare per un istante silenzio ed annunciava anche una mutazione
della situazione.
"Capitano direi che ogni dubbio è fugato. Non si tratta
sicuramente di un fenomeno naturale."
"Questo credevo l'avessimo già appurato Spock"
disse Kirk.
"Ora ne abbiamo la certezza al cento per cento. La scia ci
sta raggiungendo a grande velocità: fattore nove punto cinque
signore."
"Sulu, acceleriamo prima che ci prendano!" ordinò
rapidamente Kirk.
"Troppo tardi capitano. La loro velocità è tale
che ci raggiungerebbero comunque. Stanno sorpassandoci proprio ora."
"Sullo schermo. Ora che ci stanno venendo addosso non possono
continuare a nascondersi dannazione!" imprecò Kirk che
comprese che la situazione era diventata decisiva.
Riker si strinse alla consolle in preda ad una forte emozione. Non
aveva assolutamente idea di cosa gli stesse serbando la simulazione
e la cosa rendeva la situazione davvero eccitante.
Lo schermo inquadrò ancora un punto apparentemente privo
di importanza dello spazio. Stelle e ancora stelle.
"Ci sono davanti capitano" informò Spock.
"Sulu arresti i motori. Scudi alzati. Allarme rosso!"
esclamò Kirk.
Riker si affrettò ad alzare gli scudi ed a dare energia alle
armi. Questa volta non si fece cogliere impreparato.
L'Enterprise si arrestò rapidamente e rimase immobile nello
spazio.
"Uhura apra un canale di comunicazione. Sono il capitano Kirk..."
"... Della nave stellare Enterprise. Lo sappiamo chi è
lei capitano. Ma dubito che lei sappia chi sono io."
Una voce sconosciuta interruppe la presentazione di Kirk e rivelò
a tutti la reale presenza di un vascello guidato da esseri senzienti
e potenzialmente ostili, anche se fino a quel momento si erano limitati
a seguire la nave nel suo viaggio.
"No non so chi è lei. La invito a presentarsi ed a darci
spiegazione del suo inseguimento. Siamo in missione di soccorso
e non abbiamo tempo al momento per giocare ad indovinello"
ribatté Kirk.
"Se non le va di giocare le svelerò immediatamente chi
sono e cosa vogliamo. Vi ordino di abbassare gli scudi e di lasciarvi
abbordare. Saremo pietosi e vi giustizieremo rapidamente e senza
tante sofferenze"
Nell'udire quelle parole tanto sfrontate Kirk gonfiò il petto.
"Chi diavolo è lei per dare ordini a noi?"
"Il capitano Kontar della IKS Breth'Ta, dell'Impero di Klingon!"
Lo spazio davanti a loro cominciò lentamente ad ondulare
e come dal nulla apparve in tutta la sua minacciosa potenza un incrociatore
klingon di classe D-7.
"Klingon..." mormorò Kirk per nulla felice di quanto
era appena apparso sullo schermo visore. Ternarus III avrebbe dovuto
aspettare. I klingon non si sarebbero fatti impietosire da una colonia
in emergenza sanitaria. Anzi, sapendo delle sue difficoltà
non avrebbero esitato ad attaccarla e distruggerla. I klingon erano
animali, secondo James Kirk.
Riker non trattenne la sorpresa. Nel suo tempo i klingon era alleati
quasi fidati e da più di venti anni non si registravano scontri
fra la Flotta e le forze armate dell'Impero.
"Che facciamo capitano?" domandò Uhura che pareva
sotto particolare stress dopo la vista del temibile vascello nemico.
- Appunto - si domandò fra sé anche Riker. Era proprio
questo il momento che tanto attendeva. Studiare le mosse di uno
dei capitani più famosi della Flotta, se non il più
di tutti e vederlo direttamente in azione in una situazione di emergenza.
"Crusher a Riker. La sottoscritta, La Forge e le squadre la
stiamo attendendo alla sala teletrasporto. Aveva detto per le otto.
Sono le otto e cinque. Arrivare in ritardo sta diventando una delle
sue nuove abitudini? Sappia che preferivo quelle vecchie."
Riker si batté la mano sulla fronte attirando l'attenzione
dei compagni della plancia della vecchia Enterprise. Ma non ebbero
tempo per domandare spiegazioni del gesto. Will interruppe il programma
e si precipitò fuori dal ponte ologrammi, soltanto dopo aver
re-indossato la sua uniforme d'ordinanza e rimproverandosi di non
aver tenuto sott'occhio il trascorrere del tempo.
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