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Quando
le porte della sala teletrasporto si aprirono mostrarono un Riker
trafelato. Aveva percorso tutto il tragitto dal ponte ologrammi
a passo sostenuto, cercando di limitare il ritardo.
"Benarrivato William" lo accolse con un tono carico di
sarcasmo la dottoressa Crusher.
"Ci stiamo gingillando ancora con i programmi olografici?"
aggiunse il tenente La Forge.
Entrambi indossavano delle candide tute ambientali e tenevano sotto
il braccio il casco per metà trasparente, pronto per essere
infilato sulla testa e costituire così una valida protezione
dal virus che aveva colpito i passeggeri della Artemis.
Riker ebbe un moto di disappunto alla battuta di Geordi in quanto
era chiaro che ormai tutta la nave sapeva delle sue frequentazioni
olografiche e sebbene fossero del tutto innocenti, la cattiva fama
goduta dal programma relativo all'Enterprise di Kirk, avrebbe finito
per renderlo ridicolo di fronte ai suoi sottoposti.
Decise di non darlo a vedere, fece finta di nulla e non replicò
a Geordi. Si limitò a scusarsi per il ritardo senza dare
altre spiegazioni sulla motivazione e, aiutato da due guardiamarina,
indossò rapidamente la sua tuta ambientale.
La squadra medica e quella per le riparazioni erano pronte alla
base del teletrasporto. La squadra della sicurezza capeggiata da
Worf si era già teletrasportata senza attendere l'arrivo
di Riker e aveva già la situazione sotto controllo, dando
così il permesso al resto degli uomini di teletrasportarsi
in tutta sicurezza.
Riker notò l'assenza di Worf e della squadra della sicurezza
e ne fu contrariato. Voleva dirigere egli stesso la squadra e sbarcare
per primo sulla Artemis. Lo zelante Worf doveva aver ritenuto la
sua presenza nella squadra non necessaria ed alle otto in punto
aveva lasciato l'Enterprise senza attendere un suo ordine diretto.
"E' pronto?" domandò la dottoressa che aveva evidentemente
fretta di cominciare a darsi da fare. C'erano delle vite in gioco
e da ogni minuto di ritardo poteva dipendere la vita o la morte
di una persona. Riker comprese e si sentì ulteriormente colpevole
per il ritardo. A differenza del giorno precedente, quando aveva
mancato di una manciata di secondi l'appuntamento in sala riunioni,
questa manciata poteva rivelarsi decisiva per qualche sfortunato
individuo a bordo dell'Artemis. Comprendendo di essersi meritato
di arrivare sull'Artemis da buon ultimo diede il permesso alla Crusher
e La Forge con le rispettive squadre di avviarsi. Lui li avrebbe
raggiunti non appena terminato di indossare la tuta e controllarne
tutti i dispositivi.
Mentre gli uomini delle due squadre venivano smaterializzati Riker
terminò di indossare la tuta. Infilò il casco e fece
scattare le guide sigillanti magnetiche. Un rapido controllo all'indicatore
dell'ossigeno e un'occhiata al phaser alla cintola assicurandosi
che fosse settato su stordimento, convinto che comunque per questa
volta non sarebbe servito.
Salì, ormai solo, sulla pedana del teletrasporto e diede
il via all'operatore. In pochi istanti lo scintillio dell'energia
del trasportatore lo avvolse smaterializzandolo. Pochi istanti dopo
era a bordo dell'Artemis in mezzo agli altri ragazzi delle squadre
sbarcate in precedenza che stavano goffamente sistemando le attrezzature.
Per quanto comode le tute rendevano difficili i movimenti dando
l'impressione di un movimento goffo e lento.
La sala teletrasporto aveva scelto come luogo di rimaterializzazione
un corridoio anonimo sullo stesso livello dell'hangar dove si trovavano
i coloni.
"Riker a Worf. Le squadre sono a bordo della Artemis"
comunicò all'interfono della tuta.
"Ricevuto. Procedete per venticinque metri verso l'hangar due.
Siamo in contatto con i coloni. Hanno immediato bisogno di cure
mediche. Una squadra ha raggiunto la sala macchine e tutto pare
essere nei parametri se si esclude il fatto che il vascello, ad
esclusione dell'hangar due, è completamente deserto."
"Noi andiamo in sala macchine" disse Geordi dopo aver
udito le parole di Worf "vediamo di fermare questa baracca
prima che i suoi motori ad impulso esplodano e noi con loro."
Riker fece cenno con la mano a Geordi di andare. La dottoressa Crusher
ed i suoi uomini non avevano atteso i suoi ordini ed erano già
scomparsi dietro l'angolo in direzione dei coloni bisognosi di cure.
Riker si mosse con la squadra di Geordi e raggiunse rapidamente
l'ingresso dell'hangar due, sulla cui porta un uomo della sicurezza
piantonava immobile.
All'interno del grande hangar, progettato per il trasporto di grandi
quantità di merci, centinaia di persone giacevano a terra
in ordinate file, coperti malamente con delle coperte fatte di stracci
e altre che dovevano essere state messe in dotazione alla Artemis
fin dal suo varo.
Poco a lato, Riker distinse chiaramente i contenitori delle razioni
di cibo d'emergenza che Data aveva fatto trasportare dall'Enterprise.
I contenitori erano stati aperti a quanto pare in tutta fretta e
senza ordine logico. Decine di pacchetti argentati contenenti le
razioni giacevano sparse sul pavimento abbandonate a sé stesse.
La dottoressa era già al lavoro con il suo tricorder medico.
Così anche gli altri addetti della squadra medica. Erano
chini sui coloni sdraiati sul freddo pavimento dell'hangar, passandoli
rapidamente in rassegna ed iniettando loro dosi di stimolanti per
aiutarli a sopravvivere.
In un angolo giacevano i corpi senza vita, allineati con ordine
e avvolti nelle stesse coperte stracciate dei compagni di viaggio
che non erano sopravvissuti agli effetti del virus.
I pochi coloni che ancora si reggevano in piedi stavano distribuendo
ai sofferenti le razioni trasportate dall'Enterprise, soprattutto
l'acqua che doveva essere ben presto venuta a mancare senza una
adeguato sistema di replicazione che la Artemis non possedeva.
Will cominciò a fare una ricerca visiva dei fratelli Senders.
Aveva ancora alcune domande da rivolgere loro.
Erano accanto alla dottoressa Crusher, chini su un colono piuttosto
anziano che pareva stesse facendo un qualche tipo di resistenza.
Riker decise di avvicinarsi e quando fu quasi a tiro poté
udire l'anziano rifiutare apertamente le cure mediche offerte da
Beverly.
"...Solo Corvan mi può toccare! Non voglio che questa
donna usi la sua maledetta tecnologia per guardarmi dentro! Voglio
Corvan. Voglio quello che è stato il mio medico per più
di venti anni e mi ha sempre guarito senza usare quell'affare!"
imprecò il vecchio indicando con la mano tremante per la
febbre il tricorder medico.
"Jonata cerca di capire. Corvan è morto. Corvan non
ti può più aiutare. Ora ci sono i medici della Federazione.
Devi lasciarti curare da loro" cercò di quietarlo e
convincerlo la giovane donna che si era identificata come la Guardiana:
Amalia Senders.
La Crusher intanto era immobile nella sua tuta con il cursore del
tricorder pronto ad effettuare l'ennesima scansione. Pareva abbastanza
scocciata dalla reazione anomala dell'anziano Jonata.
"Corvan è morto? Corvan è morto?" ripeté
balbettando il vecchio.
"Si Jonata. Non lo ricordi perché hai la febbre alta.
Il dottore ci ha lasciati. Permetti a questa donna di curarti o
lo raggiungerai presto. Nessuno ti rimprovererà per esserti
lasciato salvare la vita dalla tecnologia."
L'anziano fissò con gli occhi sgranati la donna come se ella
avesse pronunciato parole proibite.
"Amalia se tuo padre ti sentisse. Per sua fortuna ci ha lasciato.
Per sua fortuna non è qui a sentire le parole di un Guardiano
che ha perso la retta via. Un Guardiano che permette ai suoi seguaci
di venire guariti con la tecnologia. La stessa che io e tuo padre
avevamo rifiutato tanti anni fa. Povero Larry, se potesse sentire
ciò che odono le mie orecchie... Io non volevo venire con
voi, sono stato costretto... Io non volevo venire..."
L'anziano si voltò di lato mentre dai suoi occhi sgorgavano
copiose lacrime. Si adagiò sul pavimento tremante, ormai
disinteressato da quanto stava accadendo intorno a lui.
La Crusher ed Amalia si scambiarono un'occhiata che pareva essere
un definitivo via libera per la dottoressa che infatti iniettò
nel collo del vecchio un calmante che lo fece immediatamente addormentare.
E subito dopo fece una scansione con il tricorder medico.
Con un rapido movimento della mano passò il sensore su tutto
il corpo dell'uomo e consultò rapidamente il lettore medico
che teneva agganciato alla cintola.
"Anche lui è infetto ed ad uno stadio avanzato"
concluse la dottoressa estraendo una nuova siringa ipodermica che
prontamente iniettò nella spalla del vecchio conosciuto come
Jonata.
"Questo dovrebbe stabilizzare, come per tutti gli altri, le
sue condizioni mentre cerchiamo una cura" aggiunse la dottoressa
tornando a rivolgersi verso i fratelli Senders.
"Guarirà?" domandò Joshef l'alto e biondo
fratello di Amalia.
"Non lo so. Devo analizzare i campioni di sangue che ho raccolto
ed effettuare delle analisi. Sembra essere un virus molto resistente,
di un tipo che non avevo mai visto prima. Appena avremo finito di
dare un'occhiata a tutti, torneremo sull'Enterprise e mi metterò
immediatamente al lavoro."
I due fratelli si scambiarono un'occhiata d'intesa.
"Faccia tutto quello che può dottoressa. Siete la nostra
ultima speranza. Tecnologia o non tecnologia io voglio salvare la
mia gente" disse laconicamente Amalia.
"Faremo il possibile. Abbiate fiducia" rispose Beverly
prima di passare al paziente successivo.
Solo a quel punto Riker decise che valesse la pena di intromettersi
e di bloccare i fratelli Senders.
"Scusate, sono il comandante Riker, primo ufficiale dell'Enterprise"
esordì William.
"E' l'uomo di questa notte Amalia" le indicò il
fratello prendendola per un braccio ed obbligandola a voltarsi verso
Riker.
Solo quando furono faccia a faccia William si rese conto di quanto
fosse affascinante la donna. Di come i suoi occhi fossero di un
azzurro intenso come il cielo di primavera nella sua Alaska. I suoi
capelli erano biondi come l'oro puro e la sua pelle liscia e chiara.
"Grazie di averci aiutato comandante. Se ci salveremo sarà
merito vostro. Grazie per le scorte di cibo. Eravamo rimasti ormai
senza acqua. Non era previsto che restassimo nello spazio così
a lungo" disse la donna che si era presentata come la Guardiana.
Anche se Riker ancora non aveva compreso di cosa fosse realmente
a guardia Amalia.
"A tal proposito ho alcune domande da porvi. Prima cosa, come
mai avete lasciato la colonia con l'Artemis? Se non sbaglio deve
essere rimasta in orbita per almeno vent'anni attorno a Delios VI."
La donna ed il fratello si guardarono ancora. Pareva che i due dovessero,
prima di rilasciare qualsiasi dichiarazione, consultarsi fra di
loro.
"Pochi giorni dopo che un male misterioso aveva cominciato
ad uccidere le nostre mucche, le nostre pecore, i nostri maiali...
Tutti gli animali parevano in preda ad una febbre incontrollabile
e micidiale. Nessuno di essi ne è rimasto immune. Anche i
polli, le oche..."
"Persino la selvaggina locale ha cominciato a soffrirne ed
a perire in quantità mai viste prima!" intervenne Joshef
con l'aria di chi avesse assistito all'Apocalisse.
"Dicevo, pochi giorni dopo che il nostro bestiame ha cominciato
a morire, abbiamo inviato un messaggio di soccorso alla Federazione,
con cui avevamo ancora saltuari contatti. Pensavamo che il virus
fosse pericoloso solo per gli animali, visto che nessuno di noi
pareva soffrire particolari problemi. Anche il nostro medico capo,
il povero Corvan aveva garantito che non fosse trasmissibile all'uomo.
Poi alcuni hanno cominciato a mangiare, per necessità, le
carcasse degli animali morti per l'epidemia... eravamo ridotti alla
fame! Dopo poco tempo anche gli uomini hanno cominciato ad avere
la febbre ed a morire."
La donna pareva molto scossa da quanto stava raccontando e la voce
aveva cominciato a tremarle.
"Mio padre, il Guardiano della colonia decise che bisognava
salvare più gente possibile allontanandola dalla colonia
prima che fosse contagiata ricorrendo all'Artemis che secondo lui
era ancora funzionante attorno al pianeta. Secondo mio padre una
volta lontani dalla colonia e dall'aria infetta di Nuova Shangai
saremmo stati al sicuro ed invece..." la donna scoppiò
in lacrime cercando rifugio fra le braccia del fratello.
Riker, da dietro il vetro protettivo del casco della sua tuta osservava
coinvolto il dolore della donna, il cui padre, da quanto aveva compreso
doveva essere deceduto da poco a causa del virus. Poteva ben comprenderne
il dolore. Anch'egli aveva perso uno dei genitori e con l'altro
i rapporti erano sempre stati molto tesi.
"Calmati Amalia. Vai avanti a raccontare al comandante come
mai siamo qui" la incitò il fratello.
"Non ce la faccio Joshef. Non voglio ricordare, non voglio
pensarci, ti prego" singhiozzò la donna.
Joshef la strinse ancora più forte e prese il suo posto come
narratore.
"Abbiamo fatto un sorteggio. Abbiamo scelto duecento coloni,
tutti quelli che potevano essere teletrasportati sulla Artemis con
l'unica cella d'energia che nostro padre aveva portato con sé
dopo lo sbarco vent'anni prima. Aveva tenuta nascosta anche una
pedana del teletrasporto. Non ce l'aveva mai detto, non l'aveva
rivelato a nessuno fino al momento della crisi. L'aveva fatto per
la colonia, come se avesse intuito che in un futuro sarebbe stato
necessario lasciare Nuova Shangai. Molti non hanno capito. Molti
hanno pensato che nostro padre avesse loro mentito e che avesse
continuato ad usare altra tecnologia mentre loro faticavano nei
campi. Che li avesse presi in giro. Ma non era vero. L'aveva fatto
solo prevedendo una possibile emergenza che ci avrebbe costretto
a tornare sull'Artemis."
Riker ascoltò interessato quanto il suo interfono gli trasmetteva
attraverso la sicura protezione della tuta ambientale.
"Aveva con se anche i manuali per il funzionamento della nave.
Li ha dati ad undici di noi. Affinché li studiassero rapidamente
e ci portassero lontano da Delios VI, in rotta verso la Federazione.
Ma purtroppo coloro che sapevano far funzionare questa nave sono
stati fra i primi colpiti dal virus.
Nostro padre voleva che alcuni di noi si salvassero e perpetrassero
nel tempo la pratica del Neonaturalismo. Aveva compreso che la colonia
probabilmente era spacciata. Sono stati scelti solo coloro che erano
sani e che fosse certo che non si fossero nutriti con la carne degli
animali morti per l'epidemia. Purtroppo alcuni di questi duecento
erano già infetti e ci hanno contagiati tutti una volta a
bordo della nave. Non doveva andare così! Qualcuno ha mentito;
pensando di salvarsi ci ha condannato tutti!"
Riker decise che ne sapeva abbastanza e che era il caso di chiarire
alcune questioni che erano parse fonte di dubbi fin dal primo contatto
visivo con la Artemis e mettendo da parte ogni possibile quanto
giustificabile pietà per quegli sfortunati coloni.
"Abbiamo potuto vedere che la vostra plancia è sottosopra.
Come se ci fosse stata una battaglia a colpi di phaser. Mi può
dire che è successo?" domandò Riker a bruciapelo.
Joshef arrestò il suo racconto ed improvvisamente parve essere
rimasto senza parole. Anche Amalia smise di singhiozzare per un
istante e rivolse ancora gli occhi al fratello. Si scambiarono l'ennesima
rapida occhiata d'intesa, poi, Amalia, come miracolosamente ripresasi,
tornò a parlare: "non sappiamo nulla. Noi siamo sempre
rimasti qui. Non siamo mai andati a visitare il resto della nave.
Non ne avevamo motivo."
Proprio in quell'istante l'interfono di Riker squillò.
"Worf a comandante Riker. Ho terminato la perlustrazione della
nave. La sezione a disco è deserta, ma in molti corridoio
vi sono i segni di un recente scontro a colpi di phaser. La plancia
è semidistrutta e i comandi principali non rispondono. La
consolle di navigazione è fuori uso, anche i motori a curvatura
sono danneggiati seriamente. Solo l'energia ad impulso sembra essersi
salvata."
"D'accordo signor Worf. Ottimo lavoro. L'aspetto nell'hangar
con i coloni. Raduni i suoi uomini e li metta a guardia dell'hangar
e della sala macchine. Gli altri possono tornare sull'Enterprise."
"Ricevuto" rispose il klingon chiudendo la comunicazione.
Riker tornò a rivolgersi ai fratelli Senders che lo fissavano
intensamente con un'aria che a Riker non piacque per nulla.
"Avete sentito? Ci sono i segni di una battaglia. Ditemi la
verità. Che è successo a bordo di questa nave? Dove
sono ora le armi? Come è morto realmente l'equipaggio che
sapeva governare l'Artemis?"
I due fratelli non risposero. Rimasero abbracciati ma muti.
"Come volete. Sappiate che lo scopriremo anche senza il vostro
aiuto. Ma vi conviene dirci la verità per evitare dei guai"
Riker mise all'opera la sua migliore faccia da poker. In realtà
non aveva alcuna idea di cosa fosse realmente accaduto nei giorni
precedenti sulla Artemis, ma il suo istinto gli diceva che i fratelli
Senders ne sapevano sicuramente più di lui e forse minacciarli
un poco sarebbe servito a costringerli a sbottonarsi.
Invece Amalia e Joshef non aprirono bocca limitandosi a ripetere
che loro non ne sapevano nulla e che non avevano mai messo piedi
al di fuori della stiva. Gli unici a cui era stato dato il permesso
di aggirarsi per la nave erano gli undici membri dell'equipaggio,
eletti tali solo perché avevano avuto la possibilità
di mettere mano a dei manuali di navigazione e controllo della Artemis.
"D'accordo se non volete parlare spiegherete le vostre ragioni
di fronte ad una commissione investigativa federale. A voi la scelta.
Comunque sia io dovrò portare avanti delle indagini per quello
che sembra un classico caso di ammutinamento. E il fatto che tutto
l'equipaggio dell'Artemis sia deceduto non depone a vostro favore."
I due fratelli rimasero impassibili, come se nemmeno avessero compreso
la gravità delle imputazioni che gli venivano accollate e
la cosa insospettì ancora maggiormente William che cominciò
persino a pensare che realmente i due non ne sapessero niente. Oppure
il loro bluff era più bluff del suo.
Comprendendo che non stava cavando un ragno dal buco, Riker decise
di dedicarsi alla squadra di ingegneri verificando se fossero riusciti
a prendere il controllo della nave ed a fermarne la sua pazza corsa
nello spazio.
"Riker a La Forge. A che punto siamo con i motori? Stiamo ancora
viaggiando a velocità d'impulso?"
La voce di Geordi giunse disturbata da della fastidiosa statica
che costrinse William a stringere i denti mentre i suoi timpani
venivano messi sotto stress. Regolò il volume dell'interfono
e cercò di riprendere contatto.
"Geordi mi puoi sentire? A che punto siamo con i motori?"
La voce di Geordi arrivava molo disturbata. Un qualche tipo di interferenza
stava impedendo le comunicazioni con la sala macchine che si trovava
due ponti sotto di loro, all'estremità dello scafo della
Artemis.
"Geordi! Maledizione!" imprecò William.
"Voi due non vi muovete mentre la dottoressa termina di effettuare
le sue analisi. Da questo momento è impedito ad ognuno di
voi di allontanarsi dall'hangar due. Resterete qui fino a quando
non avremo trovato una cura efficace contro la vostra malattia.
Io ora devo raggiungere la sala macchine"
Will si congedò dai fratelli Senders e uscendo dall'hangar
ordinò ai due di guardia di non lasciar uscire nessun colono
e con l'andatura lenta e goffa conferita dalla tuta ambientale si
diresse verso la sala macchine.
Trovò i turbo ascensori disattivi e fu costretto a calarsi
attraverso i tubi di Jeffries per raggiungere i ponti sottostanti.
Faticosamente discese attraverso gli stretti pertugi, con l'attrezzatura
della sua tuta che spesso finiva con lo sbattere contro qualche
dispositivo interno della nave, mentre il soffio del suo respiro
copriva quasi ogni altro rumore proveniente dall'esterno.
Presto intravide le ombre dei tecnici dell'Enterprise al lavoro
e comprese di essere giunto alla meta.
La sala macchine della Artemis era molto più piccola rispetto
a quella dell'Enterprise ma ne ricalcava la struttura.
Il lungo tubo contenente il flusso di materia-antimateria si propagava
verso l'alto per parecchi metri, ma era completamente privo di energia.
Due piccole consolle lo controllavano, mentre in una saletta attigua
vi erano i controlli dei principali sistemi della nave. Da quelli
ambientali alla navigazione. Fra cui anche i motori ad impulso,
autonomamente funzionanti grazie a dei generatori al dilitio. Tecnologia
vecchia di trecento anni, che da allora era rimasta praticamente
sempre la stessa.
Geordi era chino sotto una consolle, attorniato da altri due tecnici
che gli passavano, a turno, gli strumenti diagnostici, come un chirurgo
all'opera su di un paziente durante un'importante operazione.
Vedendolo arrivare i due tecnici si fecero da parte.
"Passami il neutralizzatore" disse Geordi allungando una
mano da sotto la consolle.
Riker, di fronte alla richiesta, istintivamente, passò a
Geordi il primo strumento che si trovò di fronte prelevandolo
da una valigetta aperta li vicino.
"Ho detto il neutralizzatore! Non un saldatore laser!"
imprecò Geordi.
Riker sorrise e fece un cenno con la mano ad un tecnico di passargli
lo strumento corretto.
"Geordi a che punto siamo con i motori?"
"Finalmente riesco a sentirla comandante. C'è una distorsione
provocata dal sovraccarico dei motori ad impulso che disturba la
comunicazioni" rispose l'ingegnere senza rendersi conto che
Riker era nella sala.
"Maledetti motori! Se trovo chi ha combinato questo pasticcio"
imprecò Geordi che stava faticando a riprendere il controllo
della Artemis.
"Deduco che con i motori siamo messi male tenente"
"Deduce bene comandante. Qualcuno ha messo sotto sopra la plancia.
Molte consolle sono fuori uso e sto tentando un ponte di emergenza
con la consolle dei controlli ambientali, che è tra le poche
rimaste intatte. Sembra che qualcuno qui abbia voluto mettere fuori
uso questa nave, impedendo a chiunque di poterla manovrare e lasciarla
su questa rotta. Qualcuno deve aver cercato di prenderne il controllo
e qualcun'altro ha cercato di impedirlo."
"Quello che penso anch'io Geordi. Dal rapporto di Worf pare
che ci sia stata una specie di conflitto a bordo. La plancia è
fuori uso e nei corridoi vi sono i segni di bruciature da phaser."
"Brutta faccenda signore. Qualcosa non mi torna sul conto di
questa nave e del suo equipaggio. Per quanto mi riguarda i motori
dovrebbero tornare sotto il nostro controllo fra cinque minuti.
Se vuole raggiungermi qui le mostro la situazione" aggiunse
Geordi.
"Sarò li in un lampo" rispose sogghignando Riker.
Anche i due tecnici che erano presenti sorrisero e tennero la parte
al comandante.
"Riker a Geordi sono in sala macchine!" urlò al
comunicatore William.
Geordi si mosse di scatto non aspettandosi di udire la voce del
comandante così presto e diede una forte testata alla consolle.
Per sua fortuna vi era la tuta ambientale a proteggerlo e gli salvò
la testa da un bel bernoccolo.
"Comandante..." balbettò La Forge.
Riker e i due tecnici scoppiarono in una divertita risata.
Geordi comprese di essere rimasto vittima di uno degli scherzi goliardici
di cui era solito il comandante Riker, favorito dall'impossibilità
di percepire la reale distanza di una voce attraverso gli interfono
delle tute.
Si trascinò fuori da sotto la consolle e si rimise faticosamente
in piedi.
"Bello scherzo" commentò con sarcasmo, per nulla
divertito Geordi, ripromettendosi di farla pagare ai due suoi colleghi
che avevano tenuto la parte al comandante Riker.
"Scherzi a parte, Geordi. A che punto siamo? Credi di riuscire
a riprendere il controllo dei motori di questa carretta?"
"Glielo saprò dire subito comandante. Ho bypassato i
controlli dei sistemi ambientali e li ho connessi ai motori ad impulso.
Da questa consolle dovremmo riuscire ad avere accesso ai motori."
"Proceda signor La Forge" lo autorizzò Riker.
Geordi mosse rapidamente le mani sulla vecchia e polverosa consolle.
La nave vibrò per un istante poi si stabilizzò.
"Ecco fatto. La Artemis sta rallentando. Tra due minuti saremo
fermi. I motori erano surriscaldati. Per qualche motivo qualcuno
li ha portati al centodieci percento delle loro capacità.
Forse per supplire alla mancanza della curvatura" ipotizzò
Geordi.
"Come mai il nucleo di curvatura è spento?" domandò
Riker.
"Non lo so signore. Forse è guasto, forse è spento
da vent'anni. Forse è stato spento per evitare che qualcuno
lo utilizzasse per far saltare in aria la nave. Ci sono molte cose
che non quadrano a bordo di questo vascello signore."
Riker si grattò il mento, proprio come il capitano Kirk.
Rendendosene conto levò d'istinto la mano dalla barba.
"Geordi veda di scoprire che è successo a bordo della
Artemis. Se serve chieda pure l'invio di altri tecnici. Una squadra
della sicurezza vi proteggerà. Per qualunque novità
non esiti a contattarmi"
"Sissignore" rispose La Forge.
Riker si guardò intorno e decise che il suo compito a bordo
dell'Artemis era terminato ed era tempo di tornare a bordo dell'Enterprise.
"Torno sull'Enterprise a fare rapporto al capitano. Buon lavoro
signori. Riker ad Enterprise. Uno da teletrasportare. Energia."
Rapidamente la grande energia creata dalla possente nave venne convogliata
su di lui, smaterializzandolo completamente e riportandolo a bordo.
Quando il processo fu terminato era finalmente libero di muoversi,
affrancato dal peso e dal fastidio della tuta ambientale che invece
non era stata rimaterializzata. Questo per evitare ogni contagio
proveniente dalla Artemis. La tuta era andata perduta, i suoi atomi
erano ora vaganti nello spazio e non sarebbero stati più
riutilizzati. Apparentemente un grande spreco, ma grazie alla tecnologia
dei replicatori, sull'Enterprise del XXIV secolo potevano permetterselo.
Cosa che invece avrebbe costretto Kirk ed i suoi uomini a rinunciare
a preziose parti della loro dotazione e strumentazione, e soltanto
alla prima sosta presso una base stellare avrebbero potuto rifornirsi
con delle nuove tute ambientali.
- I vantaggi della tecnologia - pensò fra se Riker, a cui
era sovvenuto alla mente il vecchio che non voleva assolutamente
che strumenti tecnologicamente avanzati si prendessero cura di lui.
Forse da un certo punto di vista vivevano in un'epoca in cui la
tecnologia era tale che l'uomo ne era diventato praticamente dipendente,
ma senza di essa molti miliardi di persone non sarebbero neppure
potute venire al mondo e non si sarebbe neppure potuta iniziare
l'esplorazione del cosmo.
Ora però non aveva tempo per divagazioni filosofiche sui
vantaggi e svantaggi della tecnologia. Aveva un rapporto da compilare
ed un capitano che desiderava conoscere ogni particolare relativo
ai coloni della Artemis ed alle sorti della colonia di nuova Shangai.
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