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L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ARTEMIS
CAPITOLO 4

Quando le porte della sala teletrasporto si aprirono mostrarono un Riker trafelato. Aveva percorso tutto il tragitto dal ponte ologrammi a passo sostenuto, cercando di limitare il ritardo.
"Benarrivato William" lo accolse con un tono carico di sarcasmo la dottoressa Crusher.
"Ci stiamo gingillando ancora con i programmi olografici?" aggiunse il tenente La Forge.
Entrambi indossavano delle candide tute ambientali e tenevano sotto il braccio il casco per metà trasparente, pronto per essere infilato sulla testa e costituire così una valida protezione dal virus che aveva colpito i passeggeri della Artemis.
Riker ebbe un moto di disappunto alla battuta di Geordi in quanto era chiaro che ormai tutta la nave sapeva delle sue frequentazioni olografiche e sebbene fossero del tutto innocenti, la cattiva fama goduta dal programma relativo all'Enterprise di Kirk, avrebbe finito per renderlo ridicolo di fronte ai suoi sottoposti.
Decise di non darlo a vedere, fece finta di nulla e non replicò a Geordi. Si limitò a scusarsi per il ritardo senza dare altre spiegazioni sulla motivazione e, aiutato da due guardiamarina, indossò rapidamente la sua tuta ambientale.
La squadra medica e quella per le riparazioni erano pronte alla base del teletrasporto. La squadra della sicurezza capeggiata da Worf si era già teletrasportata senza attendere l'arrivo di Riker e aveva già la situazione sotto controllo, dando così il permesso al resto degli uomini di teletrasportarsi in tutta sicurezza.
Riker notò l'assenza di Worf e della squadra della sicurezza e ne fu contrariato. Voleva dirigere egli stesso la squadra e sbarcare per primo sulla Artemis. Lo zelante Worf doveva aver ritenuto la sua presenza nella squadra non necessaria ed alle otto in punto aveva lasciato l'Enterprise senza attendere un suo ordine diretto.
"E' pronto?" domandò la dottoressa che aveva evidentemente fretta di cominciare a darsi da fare. C'erano delle vite in gioco e da ogni minuto di ritardo poteva dipendere la vita o la morte di una persona. Riker comprese e si sentì ulteriormente colpevole per il ritardo. A differenza del giorno precedente, quando aveva mancato di una manciata di secondi l'appuntamento in sala riunioni, questa manciata poteva rivelarsi decisiva per qualche sfortunato individuo a bordo dell'Artemis. Comprendendo di essersi meritato di arrivare sull'Artemis da buon ultimo diede il permesso alla Crusher e La Forge con le rispettive squadre di avviarsi. Lui li avrebbe raggiunti non appena terminato di indossare la tuta e controllarne tutti i dispositivi.
Mentre gli uomini delle due squadre venivano smaterializzati Riker terminò di indossare la tuta. Infilò il casco e fece scattare le guide sigillanti magnetiche. Un rapido controllo all'indicatore dell'ossigeno e un'occhiata al phaser alla cintola assicurandosi che fosse settato su stordimento, convinto che comunque per questa volta non sarebbe servito.
Salì, ormai solo, sulla pedana del teletrasporto e diede il via all'operatore. In pochi istanti lo scintillio dell'energia del trasportatore lo avvolse smaterializzandolo. Pochi istanti dopo era a bordo dell'Artemis in mezzo agli altri ragazzi delle squadre sbarcate in precedenza che stavano goffamente sistemando le attrezzature. Per quanto comode le tute rendevano difficili i movimenti dando l'impressione di un movimento goffo e lento.
La sala teletrasporto aveva scelto come luogo di rimaterializzazione un corridoio anonimo sullo stesso livello dell'hangar dove si trovavano i coloni.
"Riker a Worf. Le squadre sono a bordo della Artemis" comunicò all'interfono della tuta.
"Ricevuto. Procedete per venticinque metri verso l'hangar due. Siamo in contatto con i coloni. Hanno immediato bisogno di cure mediche. Una squadra ha raggiunto la sala macchine e tutto pare essere nei parametri se si esclude il fatto che il vascello, ad esclusione dell'hangar due, è completamente deserto."
"Noi andiamo in sala macchine" disse Geordi dopo aver udito le parole di Worf "vediamo di fermare questa baracca prima che i suoi motori ad impulso esplodano e noi con loro."
Riker fece cenno con la mano a Geordi di andare. La dottoressa Crusher ed i suoi uomini non avevano atteso i suoi ordini ed erano già scomparsi dietro l'angolo in direzione dei coloni bisognosi di cure.
Riker si mosse con la squadra di Geordi e raggiunse rapidamente l'ingresso dell'hangar due, sulla cui porta un uomo della sicurezza piantonava immobile.
All'interno del grande hangar, progettato per il trasporto di grandi quantità di merci, centinaia di persone giacevano a terra in ordinate file, coperti malamente con delle coperte fatte di stracci e altre che dovevano essere state messe in dotazione alla Artemis fin dal suo varo.
Poco a lato, Riker distinse chiaramente i contenitori delle razioni di cibo d'emergenza che Data aveva fatto trasportare dall'Enterprise. I contenitori erano stati aperti a quanto pare in tutta fretta e senza ordine logico. Decine di pacchetti argentati contenenti le razioni giacevano sparse sul pavimento abbandonate a sé stesse.
La dottoressa era già al lavoro con il suo tricorder medico.
Così anche gli altri addetti della squadra medica. Erano chini sui coloni sdraiati sul freddo pavimento dell'hangar, passandoli rapidamente in rassegna ed iniettando loro dosi di stimolanti per aiutarli a sopravvivere.
In un angolo giacevano i corpi senza vita, allineati con ordine e avvolti nelle stesse coperte stracciate dei compagni di viaggio che non erano sopravvissuti agli effetti del virus.
I pochi coloni che ancora si reggevano in piedi stavano distribuendo ai sofferenti le razioni trasportate dall'Enterprise, soprattutto l'acqua che doveva essere ben presto venuta a mancare senza una adeguato sistema di replicazione che la Artemis non possedeva.
Will cominciò a fare una ricerca visiva dei fratelli Senders. Aveva ancora alcune domande da rivolgere loro.
Erano accanto alla dottoressa Crusher, chini su un colono piuttosto anziano che pareva stesse facendo un qualche tipo di resistenza.
Riker decise di avvicinarsi e quando fu quasi a tiro poté udire l'anziano rifiutare apertamente le cure mediche offerte da Beverly.
"...Solo Corvan mi può toccare! Non voglio che questa donna usi la sua maledetta tecnologia per guardarmi dentro! Voglio Corvan. Voglio quello che è stato il mio medico per più di venti anni e mi ha sempre guarito senza usare quell'affare!" imprecò il vecchio indicando con la mano tremante per la febbre il tricorder medico.
"Jonata cerca di capire. Corvan è morto. Corvan non ti può più aiutare. Ora ci sono i medici della Federazione. Devi lasciarti curare da loro" cercò di quietarlo e convincerlo la giovane donna che si era identificata come la Guardiana: Amalia Senders.
La Crusher intanto era immobile nella sua tuta con il cursore del tricorder pronto ad effettuare l'ennesima scansione. Pareva abbastanza scocciata dalla reazione anomala dell'anziano Jonata.
"Corvan è morto? Corvan è morto?" ripeté balbettando il vecchio.
"Si Jonata. Non lo ricordi perché hai la febbre alta. Il dottore ci ha lasciati. Permetti a questa donna di curarti o lo raggiungerai presto. Nessuno ti rimprovererà per esserti lasciato salvare la vita dalla tecnologia."
L'anziano fissò con gli occhi sgranati la donna come se ella avesse pronunciato parole proibite.
"Amalia se tuo padre ti sentisse. Per sua fortuna ci ha lasciato. Per sua fortuna non è qui a sentire le parole di un Guardiano che ha perso la retta via. Un Guardiano che permette ai suoi seguaci di venire guariti con la tecnologia. La stessa che io e tuo padre avevamo rifiutato tanti anni fa. Povero Larry, se potesse sentire ciò che odono le mie orecchie... Io non volevo venire con voi, sono stato costretto... Io non volevo venire..."
L'anziano si voltò di lato mentre dai suoi occhi sgorgavano copiose lacrime. Si adagiò sul pavimento tremante, ormai disinteressato da quanto stava accadendo intorno a lui.
La Crusher ed Amalia si scambiarono un'occhiata che pareva essere un definitivo via libera per la dottoressa che infatti iniettò nel collo del vecchio un calmante che lo fece immediatamente addormentare. E subito dopo fece una scansione con il tricorder medico.
Con un rapido movimento della mano passò il sensore su tutto il corpo dell'uomo e consultò rapidamente il lettore medico che teneva agganciato alla cintola.
"Anche lui è infetto ed ad uno stadio avanzato" concluse la dottoressa estraendo una nuova siringa ipodermica che prontamente iniettò nella spalla del vecchio conosciuto come Jonata.
"Questo dovrebbe stabilizzare, come per tutti gli altri, le sue condizioni mentre cerchiamo una cura" aggiunse la dottoressa tornando a rivolgersi verso i fratelli Senders.
"Guarirà?" domandò Joshef l'alto e biondo fratello di Amalia.
"Non lo so. Devo analizzare i campioni di sangue che ho raccolto ed effettuare delle analisi. Sembra essere un virus molto resistente, di un tipo che non avevo mai visto prima. Appena avremo finito di dare un'occhiata a tutti, torneremo sull'Enterprise e mi metterò immediatamente al lavoro."
I due fratelli si scambiarono un'occhiata d'intesa.
"Faccia tutto quello che può dottoressa. Siete la nostra ultima speranza. Tecnologia o non tecnologia io voglio salvare la mia gente" disse laconicamente Amalia.
"Faremo il possibile. Abbiate fiducia" rispose Beverly prima di passare al paziente successivo.
Solo a quel punto Riker decise che valesse la pena di intromettersi e di bloccare i fratelli Senders.
"Scusate, sono il comandante Riker, primo ufficiale dell'Enterprise" esordì William.
"E' l'uomo di questa notte Amalia" le indicò il fratello prendendola per un braccio ed obbligandola a voltarsi verso Riker.
Solo quando furono faccia a faccia William si rese conto di quanto fosse affascinante la donna. Di come i suoi occhi fossero di un azzurro intenso come il cielo di primavera nella sua Alaska. I suoi capelli erano biondi come l'oro puro e la sua pelle liscia e chiara.
"Grazie di averci aiutato comandante. Se ci salveremo sarà merito vostro. Grazie per le scorte di cibo. Eravamo rimasti ormai senza acqua. Non era previsto che restassimo nello spazio così a lungo" disse la donna che si era presentata come la Guardiana. Anche se Riker ancora non aveva compreso di cosa fosse realmente a guardia Amalia.
"A tal proposito ho alcune domande da porvi. Prima cosa, come mai avete lasciato la colonia con l'Artemis? Se non sbaglio deve essere rimasta in orbita per almeno vent'anni attorno a Delios VI."
La donna ed il fratello si guardarono ancora. Pareva che i due dovessero, prima di rilasciare qualsiasi dichiarazione, consultarsi fra di loro.
"Pochi giorni dopo che un male misterioso aveva cominciato ad uccidere le nostre mucche, le nostre pecore, i nostri maiali... Tutti gli animali parevano in preda ad una febbre incontrollabile e micidiale. Nessuno di essi ne è rimasto immune. Anche i polli, le oche..."
"Persino la selvaggina locale ha cominciato a soffrirne ed a perire in quantità mai viste prima!" intervenne Joshef con l'aria di chi avesse assistito all'Apocalisse.
"Dicevo, pochi giorni dopo che il nostro bestiame ha cominciato a morire, abbiamo inviato un messaggio di soccorso alla Federazione, con cui avevamo ancora saltuari contatti. Pensavamo che il virus fosse pericoloso solo per gli animali, visto che nessuno di noi pareva soffrire particolari problemi. Anche il nostro medico capo, il povero Corvan aveva garantito che non fosse trasmissibile all'uomo. Poi alcuni hanno cominciato a mangiare, per necessità, le carcasse degli animali morti per l'epidemia... eravamo ridotti alla fame! Dopo poco tempo anche gli uomini hanno cominciato ad avere la febbre ed a morire."
La donna pareva molto scossa da quanto stava raccontando e la voce aveva cominciato a tremarle.
"Mio padre, il Guardiano della colonia decise che bisognava salvare più gente possibile allontanandola dalla colonia prima che fosse contagiata ricorrendo all'Artemis che secondo lui era ancora funzionante attorno al pianeta. Secondo mio padre una volta lontani dalla colonia e dall'aria infetta di Nuova Shangai saremmo stati al sicuro ed invece..." la donna scoppiò in lacrime cercando rifugio fra le braccia del fratello.
Riker, da dietro il vetro protettivo del casco della sua tuta osservava coinvolto il dolore della donna, il cui padre, da quanto aveva compreso doveva essere deceduto da poco a causa del virus. Poteva ben comprenderne il dolore. Anch'egli aveva perso uno dei genitori e con l'altro i rapporti erano sempre stati molto tesi.
"Calmati Amalia. Vai avanti a raccontare al comandante come mai siamo qui" la incitò il fratello.
"Non ce la faccio Joshef. Non voglio ricordare, non voglio pensarci, ti prego" singhiozzò la donna.
Joshef la strinse ancora più forte e prese il suo posto come narratore.
"Abbiamo fatto un sorteggio. Abbiamo scelto duecento coloni, tutti quelli che potevano essere teletrasportati sulla Artemis con l'unica cella d'energia che nostro padre aveva portato con sé dopo lo sbarco vent'anni prima. Aveva tenuta nascosta anche una pedana del teletrasporto. Non ce l'aveva mai detto, non l'aveva rivelato a nessuno fino al momento della crisi. L'aveva fatto per la colonia, come se avesse intuito che in un futuro sarebbe stato necessario lasciare Nuova Shangai. Molti non hanno capito. Molti hanno pensato che nostro padre avesse loro mentito e che avesse continuato ad usare altra tecnologia mentre loro faticavano nei campi. Che li avesse presi in giro. Ma non era vero. L'aveva fatto solo prevedendo una possibile emergenza che ci avrebbe costretto a tornare sull'Artemis."
Riker ascoltò interessato quanto il suo interfono gli trasmetteva attraverso la sicura protezione della tuta ambientale.
"Aveva con se anche i manuali per il funzionamento della nave. Li ha dati ad undici di noi. Affinché li studiassero rapidamente e ci portassero lontano da Delios VI, in rotta verso la Federazione. Ma purtroppo coloro che sapevano far funzionare questa nave sono stati fra i primi colpiti dal virus.
Nostro padre voleva che alcuni di noi si salvassero e perpetrassero nel tempo la pratica del Neonaturalismo. Aveva compreso che la colonia probabilmente era spacciata. Sono stati scelti solo coloro che erano sani e che fosse certo che non si fossero nutriti con la carne degli animali morti per l'epidemia. Purtroppo alcuni di questi duecento erano già infetti e ci hanno contagiati tutti una volta a bordo della nave. Non doveva andare così! Qualcuno ha mentito; pensando di salvarsi ci ha condannato tutti!"
Riker decise che ne sapeva abbastanza e che era il caso di chiarire alcune questioni che erano parse fonte di dubbi fin dal primo contatto visivo con la Artemis e mettendo da parte ogni possibile quanto giustificabile pietà per quegli sfortunati coloni.
"Abbiamo potuto vedere che la vostra plancia è sottosopra. Come se ci fosse stata una battaglia a colpi di phaser. Mi può dire che è successo?" domandò Riker a bruciapelo.
Joshef arrestò il suo racconto ed improvvisamente parve essere rimasto senza parole. Anche Amalia smise di singhiozzare per un istante e rivolse ancora gli occhi al fratello. Si scambiarono l'ennesima rapida occhiata d'intesa, poi, Amalia, come miracolosamente ripresasi, tornò a parlare: "non sappiamo nulla. Noi siamo sempre rimasti qui. Non siamo mai andati a visitare il resto della nave. Non ne avevamo motivo."
Proprio in quell'istante l'interfono di Riker squillò.
"Worf a comandante Riker. Ho terminato la perlustrazione della nave. La sezione a disco è deserta, ma in molti corridoio vi sono i segni di un recente scontro a colpi di phaser. La plancia è semidistrutta e i comandi principali non rispondono. La consolle di navigazione è fuori uso, anche i motori a curvatura sono danneggiati seriamente. Solo l'energia ad impulso sembra essersi salvata."
"D'accordo signor Worf. Ottimo lavoro. L'aspetto nell'hangar con i coloni. Raduni i suoi uomini e li metta a guardia dell'hangar e della sala macchine. Gli altri possono tornare sull'Enterprise."
"Ricevuto" rispose il klingon chiudendo la comunicazione.
Riker tornò a rivolgersi ai fratelli Senders che lo fissavano intensamente con un'aria che a Riker non piacque per nulla.
"Avete sentito? Ci sono i segni di una battaglia. Ditemi la verità. Che è successo a bordo di questa nave? Dove sono ora le armi? Come è morto realmente l'equipaggio che sapeva governare l'Artemis?"
I due fratelli non risposero. Rimasero abbracciati ma muti.
"Come volete. Sappiate che lo scopriremo anche senza il vostro aiuto. Ma vi conviene dirci la verità per evitare dei guai" Riker mise all'opera la sua migliore faccia da poker. In realtà non aveva alcuna idea di cosa fosse realmente accaduto nei giorni precedenti sulla Artemis, ma il suo istinto gli diceva che i fratelli Senders ne sapevano sicuramente più di lui e forse minacciarli un poco sarebbe servito a costringerli a sbottonarsi.
Invece Amalia e Joshef non aprirono bocca limitandosi a ripetere che loro non ne sapevano nulla e che non avevano mai messo piedi al di fuori della stiva. Gli unici a cui era stato dato il permesso di aggirarsi per la nave erano gli undici membri dell'equipaggio, eletti tali solo perché avevano avuto la possibilità di mettere mano a dei manuali di navigazione e controllo della Artemis.
"D'accordo se non volete parlare spiegherete le vostre ragioni di fronte ad una commissione investigativa federale. A voi la scelta. Comunque sia io dovrò portare avanti delle indagini per quello che sembra un classico caso di ammutinamento. E il fatto che tutto l'equipaggio dell'Artemis sia deceduto non depone a vostro favore."
I due fratelli rimasero impassibili, come se nemmeno avessero compreso la gravità delle imputazioni che gli venivano accollate e la cosa insospettì ancora maggiormente William che cominciò persino a pensare che realmente i due non ne sapessero niente. Oppure il loro bluff era più bluff del suo.
Comprendendo che non stava cavando un ragno dal buco, Riker decise di dedicarsi alla squadra di ingegneri verificando se fossero riusciti a prendere il controllo della nave ed a fermarne la sua pazza corsa nello spazio.
"Riker a La Forge. A che punto siamo con i motori? Stiamo ancora viaggiando a velocità d'impulso?"
La voce di Geordi giunse disturbata da della fastidiosa statica che costrinse William a stringere i denti mentre i suoi timpani venivano messi sotto stress. Regolò il volume dell'interfono e cercò di riprendere contatto.
"Geordi mi puoi sentire? A che punto siamo con i motori?"
La voce di Geordi arrivava molo disturbata. Un qualche tipo di interferenza stava impedendo le comunicazioni con la sala macchine che si trovava due ponti sotto di loro, all'estremità dello scafo della Artemis.
"Geordi! Maledizione!" imprecò William.
"Voi due non vi muovete mentre la dottoressa termina di effettuare le sue analisi. Da questo momento è impedito ad ognuno di voi di allontanarsi dall'hangar due. Resterete qui fino a quando non avremo trovato una cura efficace contro la vostra malattia. Io ora devo raggiungere la sala macchine"
Will si congedò dai fratelli Senders e uscendo dall'hangar ordinò ai due di guardia di non lasciar uscire nessun colono e con l'andatura lenta e goffa conferita dalla tuta ambientale si diresse verso la sala macchine.
Trovò i turbo ascensori disattivi e fu costretto a calarsi attraverso i tubi di Jeffries per raggiungere i ponti sottostanti.
Faticosamente discese attraverso gli stretti pertugi, con l'attrezzatura della sua tuta che spesso finiva con lo sbattere contro qualche dispositivo interno della nave, mentre il soffio del suo respiro copriva quasi ogni altro rumore proveniente dall'esterno.
Presto intravide le ombre dei tecnici dell'Enterprise al lavoro e comprese di essere giunto alla meta.
La sala macchine della Artemis era molto più piccola rispetto a quella dell'Enterprise ma ne ricalcava la struttura.
Il lungo tubo contenente il flusso di materia-antimateria si propagava verso l'alto per parecchi metri, ma era completamente privo di energia. Due piccole consolle lo controllavano, mentre in una saletta attigua vi erano i controlli dei principali sistemi della nave. Da quelli ambientali alla navigazione. Fra cui anche i motori ad impulso, autonomamente funzionanti grazie a dei generatori al dilitio. Tecnologia vecchia di trecento anni, che da allora era rimasta praticamente sempre la stessa.
Geordi era chino sotto una consolle, attorniato da altri due tecnici che gli passavano, a turno, gli strumenti diagnostici, come un chirurgo all'opera su di un paziente durante un'importante operazione.
Vedendolo arrivare i due tecnici si fecero da parte.
"Passami il neutralizzatore" disse Geordi allungando una mano da sotto la consolle.
Riker, di fronte alla richiesta, istintivamente, passò a Geordi il primo strumento che si trovò di fronte prelevandolo da una valigetta aperta li vicino.
"Ho detto il neutralizzatore! Non un saldatore laser!" imprecò Geordi.
Riker sorrise e fece un cenno con la mano ad un tecnico di passargli lo strumento corretto.
"Geordi a che punto siamo con i motori?"
"Finalmente riesco a sentirla comandante. C'è una distorsione provocata dal sovraccarico dei motori ad impulso che disturba la comunicazioni" rispose l'ingegnere senza rendersi conto che Riker era nella sala.
"Maledetti motori! Se trovo chi ha combinato questo pasticcio" imprecò Geordi che stava faticando a riprendere il controllo della Artemis.
"Deduco che con i motori siamo messi male tenente"
"Deduce bene comandante. Qualcuno ha messo sotto sopra la plancia. Molte consolle sono fuori uso e sto tentando un ponte di emergenza con la consolle dei controlli ambientali, che è tra le poche rimaste intatte. Sembra che qualcuno qui abbia voluto mettere fuori uso questa nave, impedendo a chiunque di poterla manovrare e lasciarla su questa rotta. Qualcuno deve aver cercato di prenderne il controllo e qualcun'altro ha cercato di impedirlo."
"Quello che penso anch'io Geordi. Dal rapporto di Worf pare che ci sia stata una specie di conflitto a bordo. La plancia è fuori uso e nei corridoi vi sono i segni di bruciature da phaser."
"Brutta faccenda signore. Qualcosa non mi torna sul conto di questa nave e del suo equipaggio. Per quanto mi riguarda i motori dovrebbero tornare sotto il nostro controllo fra cinque minuti. Se vuole raggiungermi qui le mostro la situazione" aggiunse Geordi.
"Sarò li in un lampo" rispose sogghignando Riker.
Anche i due tecnici che erano presenti sorrisero e tennero la parte al comandante.
"Riker a Geordi sono in sala macchine!" urlò al comunicatore William.
Geordi si mosse di scatto non aspettandosi di udire la voce del comandante così presto e diede una forte testata alla consolle. Per sua fortuna vi era la tuta ambientale a proteggerlo e gli salvò la testa da un bel bernoccolo.
"Comandante..." balbettò La Forge.
Riker e i due tecnici scoppiarono in una divertita risata.
Geordi comprese di essere rimasto vittima di uno degli scherzi goliardici di cui era solito il comandante Riker, favorito dall'impossibilità di percepire la reale distanza di una voce attraverso gli interfono delle tute.
Si trascinò fuori da sotto la consolle e si rimise faticosamente in piedi.
"Bello scherzo" commentò con sarcasmo, per nulla divertito Geordi, ripromettendosi di farla pagare ai due suoi colleghi che avevano tenuto la parte al comandante Riker.
"Scherzi a parte, Geordi. A che punto siamo? Credi di riuscire a riprendere il controllo dei motori di questa carretta?"
"Glielo saprò dire subito comandante. Ho bypassato i controlli dei sistemi ambientali e li ho connessi ai motori ad impulso. Da questa consolle dovremmo riuscire ad avere accesso ai motori."
"Proceda signor La Forge" lo autorizzò Riker.
Geordi mosse rapidamente le mani sulla vecchia e polverosa consolle. La nave vibrò per un istante poi si stabilizzò.
"Ecco fatto. La Artemis sta rallentando. Tra due minuti saremo fermi. I motori erano surriscaldati. Per qualche motivo qualcuno li ha portati al centodieci percento delle loro capacità. Forse per supplire alla mancanza della curvatura" ipotizzò Geordi.
"Come mai il nucleo di curvatura è spento?" domandò Riker.
"Non lo so signore. Forse è guasto, forse è spento da vent'anni. Forse è stato spento per evitare che qualcuno lo utilizzasse per far saltare in aria la nave. Ci sono molte cose che non quadrano a bordo di questo vascello signore."
Riker si grattò il mento, proprio come il capitano Kirk. Rendendosene conto levò d'istinto la mano dalla barba.
"Geordi veda di scoprire che è successo a bordo della Artemis. Se serve chieda pure l'invio di altri tecnici. Una squadra della sicurezza vi proteggerà. Per qualunque novità non esiti a contattarmi"
"Sissignore" rispose La Forge.
Riker si guardò intorno e decise che il suo compito a bordo dell'Artemis era terminato ed era tempo di tornare a bordo dell'Enterprise.
"Torno sull'Enterprise a fare rapporto al capitano. Buon lavoro signori. Riker ad Enterprise. Uno da teletrasportare. Energia."
Rapidamente la grande energia creata dalla possente nave venne convogliata su di lui, smaterializzandolo completamente e riportandolo a bordo. Quando il processo fu terminato era finalmente libero di muoversi, affrancato dal peso e dal fastidio della tuta ambientale che invece non era stata rimaterializzata. Questo per evitare ogni contagio proveniente dalla Artemis. La tuta era andata perduta, i suoi atomi erano ora vaganti nello spazio e non sarebbero stati più riutilizzati. Apparentemente un grande spreco, ma grazie alla tecnologia dei replicatori, sull'Enterprise del XXIV secolo potevano permetterselo. Cosa che invece avrebbe costretto Kirk ed i suoi uomini a rinunciare a preziose parti della loro dotazione e strumentazione, e soltanto alla prima sosta presso una base stellare avrebbero potuto rifornirsi con delle nuove tute ambientali.
- I vantaggi della tecnologia - pensò fra se Riker, a cui era sovvenuto alla mente il vecchio che non voleva assolutamente che strumenti tecnologicamente avanzati si prendessero cura di lui. Forse da un certo punto di vista vivevano in un'epoca in cui la tecnologia era tale che l'uomo ne era diventato praticamente dipendente, ma senza di essa molti miliardi di persone non sarebbero neppure potute venire al mondo e non si sarebbe neppure potuta iniziare l'esplorazione del cosmo.
Ora però non aveva tempo per divagazioni filosofiche sui vantaggi e svantaggi della tecnologia. Aveva un rapporto da compilare ed un capitano che desiderava conoscere ogni particolare relativo ai coloni della Artemis ed alle sorti della colonia di nuova Shangai.


 

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