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La
sala riunioni dell'Enterprise era tornata ad affollarsi. Poche ore
dopo l'incontro con la Artemis, Picard aveva indetto un rapido briefing
per aggiornarsi sulla situazione e decidere quindi il da farsi per
le prossime ore. Picard aveva intenzione di lasciare a bordo della
Artemis una squadra medica che si occupasse dei coloni malati. Confidando
che la dottoressa Crusher avrebbe trovato una cura in tempi rapidi,
l'Enterprise avrebbe proseguito la sua rotta verso Delios VI e la
colonia Nuova Shangai, dove un numero decisamente superiore di coloni,
circa cinquemila, attendevano rifornimenti e soccorso medico.
Picard stava seduto come solito al capo del lungo e curvilineo tavolo
della saletta riunioni e gli ufficiali superiori lo osservavano
attendendo che su suo ordine venisse stabilito il collegamento audio
video con i due ufficiali in quel momento assenti dalla sala in
quanto impegnati direttamente sul campo a bordo della nave colonia.
Picard fece un cenno con la mano e Data, che si trovava in piedi,
accanto allo schermo principale della saletta attivò la comunicazione
con il vecchio e vetusto vascello che stazionava immobile nello
spazio a meno di un chilometro dall'Enterprise e lo si poteva vedere,
seppur minimamente, debolmente illuminato dalle sue luci di stazionamento,
attraverso i larghi oblò della sala riunioni.
Lo schermo si divise verticalmente in due parti. I volti della dottoressa
Crusher e del tenente La Forge apparvero sfocati, a riempire lo
spazio disponibile. La superficie trasparente e riflettente di cui
era costituita quasi metà dei caschi delle loro tute, unita
alla scarsa qualità delle telecamere di ripresa interna della
Artemis conferivano ai volti dei loro due compagni un aspetto spettrale,
come si trovassero in un'altra dimensione. A rendere difficoltosa
la comunicazione si aggiunsero delle frequenti scariche di statica
dovute a delle perdite, non ancora contenute, di radiazioni da parte
del motore a curvatura della Artemis.
Picard e non solo socchiusero istintivamente gli occhi, tentando
di mettere meglio a fuoco l'immagine dei due ufficiali, mentre forti
scariche di statica ruppero il silenzio nella sala riunioni.
"Dottoressa, Geordi, mi potete vedere?" domandò
il capitano.
"Si capitano. La qualità dell'audio non sarà
un gran che finché non sigilleremo le perdite signore. Ma
abbiamo altre urgenze qui" rispose per primo Geordi.
"Dottoressa?" insistette Picard.
"Si ti vedo ma fatico a sentirti Jean-Luc" rispose Beverly.
Picard annuì. "Non possiamo fare niente per migliorare
il collegamento signor Data?"
Data scrollò le spalle. "No signore, purtroppo finché
il sistema delle comunicazioni della Artemis non verrà completamente
ripristinato non possiamo fare di meglio."
Picard fece allora cenno di proseguire senza altri ritardi.
"Bene signori. Direi di fare un punto della situazione. Sono
ormai tre ore che siete a bordo della Artemis. Dottoressa cosa mi
può dire del virus? E' curabile?" domandò Picard.
"Capitano, purtroppo non ho buone notizie. Il virus appartiene
ad un tipo mai visto ne incontrato prima. Inizialmente avevo ipotizzato
si trattasse di un virus autoctono di Delios VI sfuggito alle rilevazioni
delle squadre di pre-esplorazione durante il sondaggio che viene
effettuato prima di stabilire se un pianeta è più
o meno adatto a sostenere la vita umana."
"Lei ritiene che abbia un'altra origine?" si inserì
Picard.
"Esattamente capitano. Per ora è solo una sensazione,
un'ipotesi che mi è balenata per la mente osservando l'evoluzione
vitale del microrganismo. E' molto presto per poterlo dire, ma sarei
pronta a scommettere la mia laurea che è un virus figlio
di una manipolazione genetica. Una manipolazione che però
deve essere in qualche modo sfuggita di mano agli stessi creatori"
concluse la dottoressa.
"Manipolazione genetica? Su Nuova Shangai non ci sono attrezzature
tali da permettere un'opera del genere" intervenne istintivamente
Deanna.
Tutti annuirono sottolineando il fatto che si stavano ponendo la
stessa domanda.
"Come pensa sia possibile dottoressa? I Neonaturalisti, per
quel che ne sappiamo, non dovrebbero possedere ne la strumentazione
ne le conoscenze per effettuare operazioni di manipolazione genetica"
domandò Picard.
La statica coprì le prime parole pronunciate dalla dottoressa:
"
ho provato a fare qualche domanda in più ai fratelli
Senders, ma dichiarano di essere estranei a quanto sta accadendo.
C'è da valutare anche l'ipotesi che il virus sia stato creato
da qualcuno che è ancora sulla colonia, oppure che sia stato
introdotto da qualcuno d'esterno ad essa" concluse la Crusher.
Riker era rimasto in silenzio ad ascoltare, senza mai intervenire,
in quanto i suoi pensieri erano altrove. Non aveva voluto ammetterlo
ma la simulazione olografica dell'Enterprise del XXIII secolo stava
assorbendo le sue attenzioni ben più del consentito. Ma non
avrebbe mai ammesso di essere sulla strada di una sindrome da ponte
ologrammi. Le vicende dell'Artemis, reali, concrete ed impellenti
non lo stavano avvincendo quanto quello che stava accadendo sul
ponte ologrammi. Aveva dovuto abbandonare la plancia proprio nel
bel mezzo di un attacco di un vascello klingon e si stava mentalmente
preparando ad agire sui comandi della sua consolle operativa.
"Lei che ne pensa?"
"William?"
La voce del capitano Picard fu come il suono di una sveglia per
un dormiente, riportando immediatamente Riker alla realtà.
Ma fu per tutti evidente che Will non stava seguendo la riunione
e che i suoi pensieri erano altrove.
"Ehm... Si. Penso che occorra fare ulteriori indagini presso
i coloni della Artemis. Soprattutto interrogherei in maniera serrata
i Senders che a mio parere sanno molto più di quello che
vogliono farci credere" rispose prontamente Riker, dimostrando
comunque, di stare seguendo la conversazione.
Picard si accigliò ma lasciò correre e proseguì
con il briefing.
"William, Deanna, vorrei che foste voi due ad occuparvi dei
Senders. Inutile che le dica
" aggiunse Picard rivolgendosi
alla betazoide "
che avrei particolare piacere se lei
facesse appello alle sue capacità empatiche." Deanna
annuì e tanto fece anche Riker in preda ad un fastidioso
imbarazzo per quanto accaduto poco prima.
"Beverly, che ci puoi dire circa le previsioni per una cura
efficace?" domandò nuovamente il capitano.
"Non posso azzardare nessuna stima. Sull'Enterprise ci sta
lavorando tutta la sezione medica, ma al momento non siamo riusciti
a trovare nulla di realmente valido. Mi sono fatta teletrasportare
parte dell'attrezzatura medica qui sull'Artemis al fine di evitare
anche il più minimo rischio di contagio, ma al momento sto
brancolando nel buio. Il virus non risponde a nessuna delle terapie
convenzionali e questo è un indizio ulteriore che non si
tratta di qualcosa di naturale, ma frutto della mano di qualcuno.
E quel qualcuno, probabilmente è in possesso anche della
cura. Abbiamo stabilizzato le condizioni dei coloni, ma comunque
continuano, seppur più lentamente a peggiorare. Non appena
avremo finito rientrerò sulla nave per analizzare meglio
i dati raccolti finora."
Una scarica di statica accompagnò le ultime parole della
dottoressa mentre la sua immagine a video sfarfallò pesantemente.
"Capitano" intervenne Geordi dall'altra metà dello
stesso schermo che stava condividendo con la Crusher, "stiamo
avendo un altro calo di energia." Anche il volto di Geordi
iniziò a sfarfallare mentre la sua voce si intrecciò
con un fastidioso crepitio dato dalla statica di fondo.
"I generatori di energia sono malridotti ma stiamo tentando
di tamponare le perdite con un generatore portatile. Per ora la
situazione è sotto controllo, ma questa nave ha subito delle
sollecitazioni non previste e la sua integrità è al
limite."
"La curvatura?" domandò Picard.
"Il nucleo è stato spento e tutti i circuiti messi fuori
uso. Un lavoro da professionisti direi. Nessuna possibilità
di riattivarlo senza una sosta in una base. Si tratta di sabotaggio
e molto recente. Non so che sia accaduto a bordo di questa nave,
ma se c'è un sabotatore ed è ancora in circolazione
credo che sarebbe meglio preparare un piano di evacuazione dell'Artemis
prima che salti in aria."
"Capitano, l'ipotesi di una evacuazione dei coloni sull'Enterprise
è da escludersi totalmente. Il virus è incredibilmente
resistente ai biofiltri del teletrasporto e non sono certa che sarebbe
possibile creare un area realmente sicura a bordo dell'Enterprise."
La Crusher interruppe Geordi sovrapponendo la sua voce a quella
del capo ingegnere.
"Che intende dire dottoressa? Che dovremmo lasciare morire
i coloni se l'Artemis collassasse?"
"Purtroppo al momento è l'unica soluzione possibile
per quanto non ne sia entusiasta. Non possiamo rischiare che il
virus raggiunga anche un solo elemento dell'equipaggio dell'Enterprise"
La dottoressa stava terminando il suo intervento quando dalla sala
riunioni videro il casco della sua tuta protettiva allontanarsi
bruscamente dallo schermo mentre suoni sconnessi, misti alla statica
sostituirono la voce della dottoressa.
Picard e Riker si lanciarono un'occhiata rapida e preoccupata. Anche
Worf, responsabile della sicurezza a bordo dell'Artemis ebbe un
moto istintivo che rapidamente frenò e iniziò immediatamente
ad agire dalla consolle incastonata nel tavolo della sala riunioni
allo scopo di contattare la sicurezza messa a guardia dell'hangar
due sull'Artemis.
"Beverly che succede?" domandò nervosamente Picard.
Ma non giunse alcuna risposta se non altri rumori di fondo, da cui
potevano essere intuite alcune parole smozzicate, mentre il video
mostrava un'immagine confusa dell'hangar due.
"Beverly!" esclamò Picard preoccupato volgendosi
al contempo verso Worf facendogli ampiamente capire che era ora
di fare qualcosa.
"Worf a squadra sicurezza Delta! Intervenire nell'hangar due!"
esclamò il klingon alzandosi in piedi e facendo un rapido
cenno verso Picard che stava a significare la richiesta del permesso
di abbandonare la riunione per teletrasportarsi a bordo dell'Artemis
e verificare di persona quanto stava accadendo. Picard si limitò
a sostenere lo sguardo del klingon, e dopo anni di servizio insieme,
i due si erano comunicati quanto bastava in una frazione di secondo.
Mentre Worf lasciava in tutta fretta la sala, la porzione di schermo
che era prima occupata dalla dottoressa Crusher tornò a mostrare
un volto umano. Ma questa volta non era protetto da uno vetro. Era
Joshef Senders, il fratello minore di Amalia. Stringeva con entrambe
le mani i bordi estremi del visore e la sua bocca aperta e contorta
suggerì che stava probabilmente urlando all'indirizzo dell'interfono,
ma la statica stava impedendo che le sue parole giungessero sull'Enterprise.
Era evidentemente in preda ad un raptus. Il suo volto era rigato
dal sudore che scendeva copioso dalla sua fronte e i suoi occhi
azzurro ghiaccio erano dilatati a dismisura. Gli effetti del virus
dovevano ormai avere intaccato la sua tenuta psichica. Dietro di
lui si poteva vagamente intuire che doveva essere in corso una colluttazione
fra diversi uomini.
"Joshef che sta succedendo? Dov'è la dottoressa Crusher?"
domandò Riker preoccupato, ma pareva che le parole di William
si fossero perse per strada, in quanto l'umano stava continuando
la sua sceneggiata.
"Data non si può fare nulla per migliorare la comunicazione?"
domandò Picard nuovamente. L'androide fu anticipato da Geordi
che stava anch'egli seguendo preoccupato gli avvenimenti nell'hangar
dell'Artemis; "Ci penso io capitano. Sto incanalando dell'energia
supplementare nel circuito delle comunicazioni. Dovrebbe migliorare
tutto fra
Ora."
Non appena Geordi ebbe terminato di parlare la sala riunioni venne
assordata dalle urla ad altissimo volume di Joshef e tutti, tranne
Data portarono istintivamente le mani alle orecchie per proteggersi.
"
non potete lasciarci morire! Dovete portarci con voi!".
Le parole di Joshef tornarono ad un volume accettabile non appena
Data, con un rapido intervento ebbe regolato la comunicazione.
"Voi non volete aiutarci! Avete una tecnologia incredibile!
State mentendo! Voi avete la cura ma siete d'accordo con quei bastardi
di Nuova Shangai!" Ne Picard ne Riker riuscirono a replicare
che Joshef schiantò al suolo, scomparendo dal visore e il
suo volto venne sostituito dallo scafandro della tuta protettiva
di Worf. "La situazione è di nuovo sotto controllo capitano.
Alcuni coloni hanno perso la calma."
"Come sta la dottoressa Crusher?" domandò immediatamente
Picard, preoccupato delle sorti della sua cara amica.
"La dottoressa è incolume, purtroppo durante l'incidente
è occorso un guasto tecnico che
" il klingon non
terminò la frase limitando a scostarsi dallo schermo, sostituito
dal volto della dottoressa, i cui biondi capelli erano ora arruffati
e portava sul volto i segni di una recente graffiatura superficiale,
ma soprattutto, e fu questo a costringere Picard a deglutire a fatica,
la dottoressa era priva del casco protettivo che la proteggeva dall'atmosfera
contaminata dell'Artemis.
"Capitano, credo che sarò costretta a prolungare la
mia permanenza sull'Artemis a tempo indeterminato. Purtroppo come
vede c'è stata una, diciamo discussione circa la sorte dei
coloni e alcuni di essi non credono che non siamo in grado di curarli".
Alla Crusher si affiancò all'improvviso Amalia Senders sul
cui volto era possibile leggere rabbia e frustrazione.
"Capitano, mi spiace per quanto è accaduto. Mio fratello
ha perso la pazienza. Sono molti giorni che siamo in una situazione
critica e non riusciamo proprio a credere che non siate in grado
di curarci. Stiamo morendo tutti! Non potete negarci l'aiuto necessario!"
disse con tono risoluto la donna conosciuta come la Guardiana.
Picard si alzò in piedi e si avvicinò allo schermo,
cercando di trasmettere alla donna l'assoluta sincerità delle
sue parole mentre le comunicava, così come quanto anticipato
dalla dottoressa, che al momento non avevano nessuna cura per il
virus ma che tutto l'equipaggio dell'Enterprise stava lavorando
alla soluzione del caso.
L'espressione dura e contrita di Amalia parve addolcirsi e caricarsi
di speranza: "capitano mi prometta che non ci abbandonerete
al nostro destino. Mi prometta che non ve ne andrete lasciandoci
morire lentamente."
Picard abbozzò un sorriso e con voce calma e serena disse
alla donna che quella era solo l'ultima opzione.
Amalia sembrò tranquillizzarsi ma non appena Picard le fece
un paio di domande su cosa fosse accaduto a bordo dell'Artemis nei
giorni passati tornò ad irrigidirsi e a mostrarsi piuttosto
contrariata per quelle domande evidentemente non gradite.
"Signora Senders, lei conosce già il mio primo ufficiale,
il comandante Riker" disse Picard facendo cenno a Riker e Deanna
di avvicinarsi allo schermo. "Insieme a Deanna Troi, consigliere
della nave, verranno sull'Artemis per fare una breve indagine su
quanto è accaduto dalla vostra partenza da Nuova Shangai.
Sempre che non le dispiaccia."
La donna fece una smorfia di insofferenza "capitano, come io
e mio fratello abbiamo già detto al comandante Riker, non
ci siamo mai mossi dall'hangar e non abbiamo idea di quello di cui
state parlando."
Picard si voltò verso Deanna, la quale fece intuire al capitano
che la donna stava quasi sicuramente mentendo. "Ha una incredibile
forza mentale, ma sono quasi certa che non ci sta dicendo tutta
la verità" sussurrò la betazoide, andando a confermare
le proprie ipotesi che quelle di William.
"D'accordo signora Senders, comunque sia se non le dispiace
le rivolgeranno ugualmente qualche domanda."
"Se è proprio necessario
" bofonchiò
la donna dagli occhi di ghiaccio.
Picard annuì e decise che era arrivato il momento di chiudere
la conversazione.
"Worf resti a bordo dell'Artemis e tenga sott'occhio i coloni.
Non voglio che altri membri del mio equipaggio contraggano il virus.
Se occorre rinforzi le misure di sicurezza." Il klingon annuì
lasciando spazio alla dottoressa che tricorder alla mano aveva appena
terminato una scansione su se stessa.
"Beverly
" Picard non riusciva a trovare le giuste
parole. Fu la stessa Crusher a toglierlo dall'impaccio: "Jean-Luc,
non ti preoccupare, riuscirò a cavarmela anche questa volta.
Purtroppo sono già stata infettata, ma dovrei poter riuscire
a lavorare tranquillamente per parecchie ore ancora."
La Crusher mantenne un'espressione la più serena possibile.
Come dottoressa sapeva bene che era del tutto controproducente farsi
prendere dal panico e trasmetterlo poi anche agli altri membri dell'equipaggio,
anche se dentro di sé era ben consapevole di essere molto
lontana dal trovare una cura. Picard annuì semplicemente
e chiuse la comunicazione con l'hangar due dell'Artemis.
"La Forge, resti a bordo dell'Artemis. Preferisco che tenga
personalmente la situazione sotto controllo. Indaghi circa la presenza
di un sabotatore e naturalmente predisponga tutto il necessario
per prevenire ogni altra sua mossa. Picard chiudo."
A quel punto Picard, spento lo schermo principale si voltò
verso Deanna e William dando loro il permesso di andare sull'Artemis
a svolgere la loro indagine presso i Senders.
Quando furono usciti dalla sala riunioni, il capitano rimase in
compagnia di Data.
"Per fortuna che doveva essere una missione semplice e poco
impegnativa" sospirò Picard incrociando le braccia e
rivolgendo lo sguardo fuori dall'oblò in direzione della
sagoma indistinta dell'Artemis.
"Teme per la vita della dottoressa Crusher?" domandò
Data che lo aveva raggiunto ed affiancato.
Picard si limitò ad annuire anche se dentro di sé
era fiducioso. Beverly l'aveva più volte stupito quando si
era trattato di trovare una cura a qualche malattia sconosciuta
e molti sull'Enterprise le dovevano la vita. Qualcuno persino più
volte.
"Ce la farà" concluse Picard.
Il
colloquio con i fratelli Senders era stato praticamente un monologo.
Joshef era in preda ad uno stato confusionale, anche a causa del
colpo ricevuto da Worf, che gli aveva fatto perdere i sensi. Amalia
invece, ancora estremamente lucida si era limitata a confermare
quanto detto precedentemente. Deanna aveva potuto confermare l'impressione
avuta dalla sala riunioni dell'Enterprise, ovvero che la donna stesse
mentendo o comunque nascondendo qualcosa. Riker decise di non insistere
ulteriormente, visto che comunque la situazione era sotto controllo
e ottenere qualche informazione in più dai Senders non avrebbe
comunque migliorato la situazione. Riker notò Beverly in
un angolo dell'hangar, circondata da apparecchiature mediche provenienti
dall'Enterprise, lavorare senza sosta. Si era ormai levata completamente
la tuta protettiva per potersi muovere con maggiore libertà.
Quando lui e Deanna si avvicinarono per darle conforto lei li allontanò
in maniera brusca adducendo come scusa il fatto che era troppo impegnata
nella ricerca di una cura. Sia William che Deanna compresero lo
stato d'animo di Beverly e si allontanarono immediatamente richiedendo
un teletrasporto per fare ritorno sull'Enterprise.
Riker stava giusto ripensando a quel momento quando giunse davanti
alla porta del ponte ologrammi. Per quel giorno i suoi compiti a
bordo dell'Enterprise erano terminati e gli spettava un turno di
riposo che aveva naturalmente deciso che avrebbe in buona parte
impiegato per completare la simulazione olografica dell'Enterprise
del XXIII secolo.
I problemi legati ai coloni di Nuova Shangai e all'Artemis avrebbero
dovuto restare al di fuori di quella porta per cui cercò
di allontanarli e di richiamare alla mente il punto in cui si era
arrestato precedentemente il programma.
"Si, i klingon
" disse fra sé prima di varcare
la soglia con indosso l'uniforme della Flotta Stellare di quasi
cento anni prima.
Quando entrò la plancia della vecchia Enterprise era proprio
là dove l'aveva lasciata. Ordinò al programma di annullare
gli ultimi dieci secondi, disturbati dalla sua reazione alla chiamata
ricevuta per recarsi alla sala teletrasporto e riprese placidamente
la sua posizione accanto al russo di nome Chekov. La nave klingon
era li sullo schermo principale, immobile, come del resto tutta
la plancia.
"Computer, riprendere programma" ordinò Will. E
tutto, come per magia, tornò a rianimarsi.
"Che facciamo capitano?" Disse nuovamente Uhura.
Stavolta non giunse nessuna chiamata ad interrompere la scena e
finalmente Riker avrebbe potuto osservare da vicino il capitano
Kirk districarsi nella difficile situazione.
Il capitano dell'Enterprise scambiò un'occhiata d'intesa
con il suo primo ufficiale, proprio come lui e Jean-Luc spesso facevano
nelle situazioni più critiche a dimostrazione che il rapporto
capitano-primo ufficiale era uno di quelli più intimi e profondi
all'interno di quel microcosmo che era una nave stellare.
"Capitano Kontar siamo in missione di soccorso. Il fattore
tempo è per noi fondamentale" iniziò Kirk, salvo
essere immediatamente interrotto dalla sua controparte klingon:
"lo sappiamo capitano. Ternarus III è in difficoltà.
Non appena avremo conquistato il suo vascello ci dedicheremo, con
amorevoli cure anche della colonia!" concluse sogghignando
il comandante klingon.
Kirk strinse i braccioli della sua poltrona con forza. Avrebbe voluto
potersi teletrasportare sulla plancia della Breth'Ta giusto il tempo
di rompere, a suon di pugni, la mascella di quel klingon supponente.
Mantenne la calma e proseguì ignorando le provocazioni di
Kontar.
"Capitano, le ricordo che secondo il recente Trattato Organiano,
tra la Federazione Unita dei Pianeti e l'Impero Klingon è
in vigore una pace, seppur forzata, e non credo che lei sia autorizzato
dall'Alto Consiglio ad infrangerla."
Kontar fece una smorfia di disgusto, sferrando un colpo possente
sul bracciolo della propria poltrona di comando.
"Fandonie! Nessun klingon con un briciolo d'onore può
piegarsi al volere di quei rammolliti degli Organiani! L'Alto Consiglio
è in mano ai deboli! Siamo noi, i veri klingon che meriterebbero
di guidare l'Impero! E lo dimostrerò sfoggiando lo scafo
della sua nave come bottino di guerra!"
Kirk tagliò la comunicazione e si rivolse verso Spock.
"Spock, cosa sappiamo di questo Kontar?"
Spock aveva già pronta la risposta, avvezzo a prevenire le
richieste del proprio capitano.
"Da un rapporto dei nostri servizi segreti risulta che Kontar
è al comando della Breth'Ta da undici anni. E' stato premiato
diverse volte per il coraggio dimostrato in battaglia. Risulta non
essere legato a nessuna famiglia klingon in particolare. E' indipendente
e poco disposto a prendere ordini. Gli stessi klingon lo definiscono
una testa calda. La Flotta Stellare lo ha classificato come molto
pericoloso e autorizza all'uso di ogni mezzo per fermarlo."
"Un klingon dispotico e rissoso. Non ci vedo nulla di diverso
dal solito" commentò Kirk indicando ad Uhura di riprendere
le comunicazioni.
"Kirk! Ti sei consultato con i tuoi uomini? Hai scoperto qualcosa
di interessante sul mio conto?" Kontar emise una fragorosa
risata "sappi che non ti servirà. Io oggi ho deciso
che la tua nave ed il tuo equipaggio sarete il mio prossimo trofeo
di guerra. Che tu lo voglia o no e non ci sarà trattato o
altro a fermarmi!"
Will osservava tranquillo l'evolversi della situazione, probabilmente
entro pochi minuti avrebbe avuto luogo uno scontro armato ed avrebbe
finalmente potuto partecipare attivamente nella simulazione, visto
che il controllo delle armi degli scudi erano di sua competenza.
"Kontar
" riprese Kirk mantenendo una calma invidiabile
"se era tua intenzione mostrarci il tuo valore di guerriero,
sappi che siamo
Come dire
Rimasti impressionati dal
tuo coraggio e da
" Kirk faticava a trovare le parole,
avrebbe voluto semplicemente scaricare tutto l'arsenale di siluri
fotonici addosso al klingon, anche se tale gesto non sarebbe stato
certo ricordato quale esempio di diplomazia sopraffina. "
Dalla
tua forza, ma ora dobbiamo riprendere la nostra rotta, quindi, spero
non ti offenderai se rimanderò ad un'altra occasione il nostro
scontro." Kirk sperava così, fingendo di tremare come
un cucciolo impaurito, di soddisfare la vanità di Kontar,
che avrebbe potuto lasciarli andare senza perdere prestigio agli
occhi del suo equipaggio. Kirk aveva incontrato i klingon ormai
in diverse occasioni e stava iniziando a comprendere a fondo la
psicologia di base del guerriero standard. Purtroppo per lui Kontar
si sarebbe potuto definire come un klingon atipico e Jim questo
non poteva saperlo.
Kontar strinse i denti digrignando come un cane rabbioso. Le ultime
parole di Kirk lo avevano reso furente. L'umano lo stava trattando
come se si stesse trovando di fronte ad un povero idiota esibizionista
intento a pavoneggiarsi, mentre lui non stava scherzando affatto.
Kontar da parecchio tempo era inviso a buona parte dell'oligarchia
militare dell'Impero a causa del suo comportamento eccessivamente
insubordinato. Anche i klingon avevano, nonostante la loro natura
guerriera, un sistema di controllo e gestione interno, necessario
affinché ogni capitano di nave stellare non eccedesse nelle
iniziative personali. Una vittoria ottenuta contro un nemico di
grande valore come Kirk avrebbe risollevato le sue sorti militari
e rinverdito un prestigio ormai offuscato.
"Stupido umano pelle rosa! Come osi trattarmi come se fossi
uno di quei klingon rammolliti, che non cercano altro che la vanità
e si lodano di battaglie mai vinte e di nemici mai uccisi! Io sono
Kontar e tutti sanno che non ho mai fatto prigionieri!"
Il klingon avvicinò a sé il visore e il suo viso andò
a riempire tutto lo schermo della plancia dell'Enterprise.
"Guarda bene questa faccia. Te la dovrai ricordare perché
presto sarò sulla tua nave e quando la rivedrai saprai che
la tua vita starà per terminare!"
Appena Kontar ebbe terminato di parlare la sua immagine venne sostituita
dalle stelle che circondavano la sua nave posta di fronte all'Enterprise
a sbarrarle la strada verso Ternarus III.
"Hanno chiuso la comunicazione" informò prontamente
Uhura, anche se non ve ne era alcun bisogno visto che tutti in plancia
avevano compreso.
"Stanno caricando i loro disgregatori!" esclamò
Chekov.
"Allarme rosso! Tutti ai posti di combattimento!" ordinò
immediatamente Kirk.
Will agì rapidamente innescando la sequenza che avrebbe portato
gli scudi alla capacità massima, dando la priorità
a quelli di prua. In un istante premette un pulsante che avrebbe
reso disponibili i banchi phaser e il sistema di puntamento dei
siluri. L'indicatore di caricamento dei siluri stessi era ancora
disattivo, segno che nella pancia della nave i marinai addetti agli
armamenti non avevano ancora caricato nessun siluro nei tubi di
lancio. Una procedura che nel XXIV secolo era completamente automatizzata,
ma che solo cento anni prima avrebbe richiesto l'intervento di diversi
elementi dell'equipaggio.
"Signor Chekov spostiamoci di qui. Non rendiamogli le cose
più semplici restandocene fermi come delle oche nello spazio.
Manovre evasive" ordinò Kirk, che, nonostante la situazione
potenzialmente molto pericolosa, stava mantenendo una calma invidiabile.
Proprio mentre la Breth'Ta iniziava a scomparire dallo schermo principale
un bagliore verdastro la illuminò. I suoi disgregatori, posti
all'altezza delle gondole di curvatura avevano sferrato la prima
salva che raggiunse gli scudi dell'Enterprise un istante dopo. La
plancia fu scossa ripetutamente, costringendo Riker e non solo lui
ad aggrapparsi alle consolle per non essere sbalzati a terra.
"Colpo diretto agli scudi ventrali" annunciò Spock
che non aveva tolto gli occhi dal suo visore.
"Danni minimi" aggiunse dopo qualche istante.
William era teso, con le mani pronte a scivolare sui comandi che
avrebbero azionato i phaser. Attendeva solo l'ordine del capitano
che arrivò dopo pochi secondi.
"Signor Riker, fuoco con i phaser. Miri ai loro generatori.
Con un po' di fortuna riusciremo a metterli fuori combattimento
senza troppi sforzi"
Will si mise all'opera tentando di inquadrare la nave klingon che
aveva ormai lasciato la sua posizione e si era messa all'inseguimento
dell'Enterprise, ma si rese conto solo in quell'istante del perché
per poter ricoprire il suo ruolo occorressero anni di addestramento.
Nonostante tutti i suoi migliori sforzi non riusciva proprio ad
effettuare il puntamento. Mancanza di familiarità e pratica
con un sistema così obsoleto - si disse Riker quasi a giustificare
il fatto che dopo più di venti secondi dall'ordine non era
ancora riuscito a fare fuoco. Faticava persino ad inquadrare la
Breth'Ta, figuriamoci poi colpire i suoi generatori.
"Allora signor Riker? Che aspetta a fare fuoco?" urlò
Kirk che stava perdendo la pazienza.
Un'altra scarica di disgregatore raggiunse gli scudi di poppa. Riker
aveva dimenticato di riprogrammare l'allocazione di energia agli
scudi a causa del suo impaccio col sistema di puntamento e l'effetto
dei disgregatori klingon fu devastante. Gli scudi cedettero ed un
colpo diretto raggiunse l'ingresso dell'hangar navette, mandando
in pezzi il portellone. I corpi di alcuni sfortunati marinai furono
visti galleggiare nello spazio risucchiati dalla improvvisa decompressione,
mentre in plancia quasi tutti furono buttati a terra, Riker compreso.
"Gli scudi di poppa hanno ceduto! Colpo diretto! Danni allo
scafo!" esclamò Spock che era stato fra i primi a rialzarsi.
"Dannazione Riker! Vuole decidersi a fare fuoco? Oppure si
levi di li!" urlò infuriato il capitano mentre tornava
a prendere posto sulla poltrona di comando.
Will, mentre si rialzava incontrò lo sguardo pieno di terrore
di Chekov, anch'egli gettato a terra dal sobbalzo. - Devo fare qualcosa
dannazione! - si esortò Riker, riprendendo il controllo sulla
consolle. Rapidamente azionò il sistema di puntamento e anche
se non era del tutto certo di avere agganciato il bersaglio non
esitò oltre e fece fuoco con i phaser.
Due lampi saettarono dalla sezione a disco dell'Enterprise in direzione
della Breth'Ta. Uno di essi si infranse contro gli scudi della nave
klingon, mentre il secondo si perse nello spazio.
"Bel colpo
" commentò sarcasticamente con
voce tremante il russo al suo fianco.
"Signor Riker se questo è il massimo che sa fare si
tolga subito di li!"
La voce del capitano raggiunse Will alle spalle e fu seguita immediatamente
da una presa alla sua spalla incredibilmente possente che riuscì
a disarcionarlo dalla sua postazione. Mentre William scivolava a
terra il capitano Kirk prendeva rapidamente il suo posto. Riker
rimase a terra a fissare come un ebete il capitano, sorpreso da
un lato dalla forza muscolare di cui era dotato, al punto che era
riuscito con poco sforzo a spingerlo a terra e allo stesso tempo
si sentì umiliato ed imbarazzato. - Sta diventando un'abitudine
- pensò. Tutto questo nonostante fosse assolutamente consapevole
di stare all'interno di una simulazione olografica in cui avrebbe
benissimo potuto interrompere il programma e riprogrammarlo in modo
tale da consentirgli di mandare in pezzi la Breth'Ta con un sol
colpo. Ma a Riker non piaceva vincere barando, adorava le sfide,
soprattutto quando queste, proprio come stava accadendo ora, si
dimostravano particolarmente impegnative.
Kirk agì rapidamente sui controlli della consolle e pochi
istanti dopo altre due salve di phaser andarono a colpire la Breth'Ta.
Sui volti della plancia comparve la tipica espressione di chi ritrova
la speranza perduta.
"I loro scudi stanno tenendo. Danni minimi al loro generatore
d'energia" la voce di Spock arrivò come una doccia fredda
a spegnere ogni facile entusiasmo.
"Signor Chekov faccia girare questa nave. Abbiamo il culo scoperto
purtroppo. Non possiamo permetterci altri colpi a poppa" ordinò
Kirk.
Il giovane ragazzo eseguì immediatamente e l'Enterprise virò
bruscamente in direzione della nave klingon.
"Ora vediamo se riesci a digerire anche questi!" esclamò
Kirk agendo sui controlli dei siluri fotonici.
Due puntini rossastri si staccarono dall'Enterprise, contenenti
due cariche mortali.
Tutto l'equipaggio ammutolì, lasciando spazio solo al rumore
di sottofondo degli strumenti della plancia, trattenendo il fiato
in attesa di conoscere l'esito dell'ultima mossa del loro capitano.
William intanto si era rialzato ma era immobile accanto al capitano,
incapace di fare alcunché.
I siluri raggiunsero rapidamente la sagoma della nave klingon e
quando furono sul punto di detonare la Breth'Ta scomparve dallo
schermo occultandosi.
I due puntini rossastri proseguirono la loro corsa perdendosi nella
profondità dello spazio senza trovare alcun ostacolo contro
cui scaricare tutto il loro carico di distruzione.
"Maledizione!" esclamò Kirk rabbiosamente.
"Chiamata in arrivo dalla Breth'Ta" avvertì Uhura
sul cui volto era possibile leggerle tutto il terrore che stava
provando.
Kirk fece un cenno con la mano e la donna attivò la comunicazione.
"Kirk! E' tutto qui quello che sai fare? Mi aspettavo qualcosa
di meglio. Probabilmente le voci che circolano sul tuo conto e sulla
tua nave sono decisamente esagerate. Ora porrò fine a queste
voci e le uniche imprese che verranno cantate saranno le mie!"
Era la voce roca e potente di Kontar che ora suonava anche minacciosa,
visto che era là fuori, protetto dal suo dispositivo d'occultamento
e pronto a fare fuoco.
Kirk decise di non rispondere alla chiamata e fece segno ad Uhura
di tagliare la comunicazione.
"Signor Spock riesce a rintracciare la Breth'Ta? La scia di
tachioni?"
Il vulcaniano si sollevò dallo schermo visore in cui era
intento ad esplorare lo spazio.
"Capitano i sensori di poppa sono andati distrutti. Ho solo
una visione parziale. E siccome non rilevo nessun segno della nave
klingon ne a prua ne altrove è logico dedurre che ci abbia
aggirati per colpirci proprio la dove siamo scoperti."
"Ottima deduzione Spock! Chekov mantenga l'Enterprise in rotazione
e
"
Kirk fu interrotto dagli allarmi di prossimità che si attivarono
all'improvviso segnalando che la nave klingon era uscita dall'occultamento
a meno di cento metri dall'Enterprise.
"Spock dov'è?" urlò Kirk per sovrastare
l'assordante rumore degli allarmi.
"Esattamente dove era logico che fosse. Dietro di noi. Hanno
dato energia al cannone disgregatore e si preparano a fare fuoco"
comunicò il vulcaniano con apparente freddezza.
Un colpo diretto da quella distanza e senza la protezione degli
scudi avrebbe causato un danno enorme all'Enterprise, Will ne era
consapevole e allo stesso tempo si sentiva colpevole per la situazione
che si era venuta a creare, di cui era quasi l'unico responsabile.
La sua poca dimestichezza con i sistemi degli armamenti aveva causato
una vera disfatta e se la Breth'Ta avesse fatto fuoco l'Enterprise
sarebbe andata letteralmente in pezzi.
Ma la simulazione si interruppe bruscamente.
"Mancano cinque minuti alle ore diciassette" ripeté
un paio di volte la voce del computer. Questa volta il computer
dell'Enterprise di Riker.
"Tempo scaduto" si limitò a commentare Riker osservando
i membri dell'equipaggio della plancia completamente immobili, congelati
nella loro ultima espressione. Questa volta Will aveva inserito
un timer all'interno della simulazione affinché non accadesse
più che perdesse il senso del tempo.
Riker chiamò l'arco e lentamente si diresse verso di esso.
Stava masticando amaro e si ripromise di fare immediatamente ritorno
al ponte ologrammi non appena avesse avuto qualche ora di libertà
dal servizio. E avrebbe rimesso le cose a posto. - Non sia mai che
William Riker si ricopra di disonore, in qualunque tempo e a bordo
di una qualunque Enterprise - si disse per incoraggiarsi, mentre
le porte della sala ologrammi si richiudevano dietro di lui.
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