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L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ARTEMIS
CAPITOLO 5

La sala riunioni dell'Enterprise era tornata ad affollarsi. Poche ore dopo l'incontro con la Artemis, Picard aveva indetto un rapido briefing per aggiornarsi sulla situazione e decidere quindi il da farsi per le prossime ore. Picard aveva intenzione di lasciare a bordo della Artemis una squadra medica che si occupasse dei coloni malati. Confidando che la dottoressa Crusher avrebbe trovato una cura in tempi rapidi, l'Enterprise avrebbe proseguito la sua rotta verso Delios VI e la colonia Nuova Shangai, dove un numero decisamente superiore di coloni, circa cinquemila, attendevano rifornimenti e soccorso medico.
Picard stava seduto come solito al capo del lungo e curvilineo tavolo della saletta riunioni e gli ufficiali superiori lo osservavano attendendo che su suo ordine venisse stabilito il collegamento audio video con i due ufficiali in quel momento assenti dalla sala in quanto impegnati direttamente sul campo a bordo della nave colonia.
Picard fece un cenno con la mano e Data, che si trovava in piedi, accanto allo schermo principale della saletta attivò la comunicazione con il vecchio e vetusto vascello che stazionava immobile nello spazio a meno di un chilometro dall'Enterprise e lo si poteva vedere, seppur minimamente, debolmente illuminato dalle sue luci di stazionamento, attraverso i larghi oblò della sala riunioni.
Lo schermo si divise verticalmente in due parti. I volti della dottoressa Crusher e del tenente La Forge apparvero sfocati, a riempire lo spazio disponibile. La superficie trasparente e riflettente di cui era costituita quasi metà dei caschi delle loro tute, unita alla scarsa qualità delle telecamere di ripresa interna della Artemis conferivano ai volti dei loro due compagni un aspetto spettrale, come si trovassero in un'altra dimensione. A rendere difficoltosa la comunicazione si aggiunsero delle frequenti scariche di statica dovute a delle perdite, non ancora contenute, di radiazioni da parte del motore a curvatura della Artemis.
Picard e non solo socchiusero istintivamente gli occhi, tentando di mettere meglio a fuoco l'immagine dei due ufficiali, mentre forti scariche di statica ruppero il silenzio nella sala riunioni.
"Dottoressa, Geordi, mi potete vedere?" domandò il capitano.
"Si capitano. La qualità dell'audio non sarà un gran che finché non sigilleremo le perdite signore. Ma abbiamo altre urgenze qui" rispose per primo Geordi.
"Dottoressa?" insistette Picard.
"Si ti vedo ma fatico a sentirti Jean-Luc" rispose Beverly.
Picard annuì. "Non possiamo fare niente per migliorare il collegamento signor Data?"
Data scrollò le spalle. "No signore, purtroppo finché il sistema delle comunicazioni della Artemis non verrà completamente ripristinato non possiamo fare di meglio."
Picard fece allora cenno di proseguire senza altri ritardi.
"Bene signori. Direi di fare un punto della situazione. Sono ormai tre ore che siete a bordo della Artemis. Dottoressa cosa mi può dire del virus? E' curabile?" domandò Picard.
"Capitano, purtroppo non ho buone notizie. Il virus appartiene ad un tipo mai visto ne incontrato prima. Inizialmente avevo ipotizzato si trattasse di un virus autoctono di Delios VI sfuggito alle rilevazioni delle squadre di pre-esplorazione durante il sondaggio che viene effettuato prima di stabilire se un pianeta è più o meno adatto a sostenere la vita umana."
"Lei ritiene che abbia un'altra origine?" si inserì Picard.
"Esattamente capitano. Per ora è solo una sensazione, un'ipotesi che mi è balenata per la mente osservando l'evoluzione vitale del microrganismo. E' molto presto per poterlo dire, ma sarei pronta a scommettere la mia laurea che è un virus figlio di una manipolazione genetica. Una manipolazione che però deve essere in qualche modo sfuggita di mano agli stessi creatori" concluse la dottoressa.
"Manipolazione genetica? Su Nuova Shangai non ci sono attrezzature tali da permettere un'opera del genere" intervenne istintivamente Deanna.
Tutti annuirono sottolineando il fatto che si stavano ponendo la stessa domanda.
"Come pensa sia possibile dottoressa? I Neonaturalisti, per quel che ne sappiamo, non dovrebbero possedere ne la strumentazione ne le conoscenze per effettuare operazioni di manipolazione genetica" domandò Picard.
La statica coprì le prime parole pronunciate dalla dottoressa: "…ho provato a fare qualche domanda in più ai fratelli Senders, ma dichiarano di essere estranei a quanto sta accadendo. C'è da valutare anche l'ipotesi che il virus sia stato creato da qualcuno che è ancora sulla colonia, oppure che sia stato introdotto da qualcuno d'esterno ad essa" concluse la Crusher.
Riker era rimasto in silenzio ad ascoltare, senza mai intervenire, in quanto i suoi pensieri erano altrove. Non aveva voluto ammetterlo ma la simulazione olografica dell'Enterprise del XXIII secolo stava assorbendo le sue attenzioni ben più del consentito. Ma non avrebbe mai ammesso di essere sulla strada di una sindrome da ponte ologrammi. Le vicende dell'Artemis, reali, concrete ed impellenti non lo stavano avvincendo quanto quello che stava accadendo sul ponte ologrammi. Aveva dovuto abbandonare la plancia proprio nel bel mezzo di un attacco di un vascello klingon e si stava mentalmente preparando ad agire sui comandi della sua consolle operativa.
"Lei che ne pensa?"
"William?"
La voce del capitano Picard fu come il suono di una sveglia per un dormiente, riportando immediatamente Riker alla realtà. Ma fu per tutti evidente che Will non stava seguendo la riunione e che i suoi pensieri erano altrove.
"Ehm... Si. Penso che occorra fare ulteriori indagini presso i coloni della Artemis. Soprattutto interrogherei in maniera serrata i Senders che a mio parere sanno molto più di quello che vogliono farci credere" rispose prontamente Riker, dimostrando comunque, di stare seguendo la conversazione.
Picard si accigliò ma lasciò correre e proseguì con il briefing.
"William, Deanna, vorrei che foste voi due ad occuparvi dei Senders. Inutile che le dica…" aggiunse Picard rivolgendosi alla betazoide "…che avrei particolare piacere se lei facesse appello alle sue capacità empatiche." Deanna annuì e tanto fece anche Riker in preda ad un fastidioso imbarazzo per quanto accaduto poco prima.
"Beverly, che ci puoi dire circa le previsioni per una cura efficace?" domandò nuovamente il capitano.
"Non posso azzardare nessuna stima. Sull'Enterprise ci sta lavorando tutta la sezione medica, ma al momento non siamo riusciti a trovare nulla di realmente valido. Mi sono fatta teletrasportare parte dell'attrezzatura medica qui sull'Artemis al fine di evitare anche il più minimo rischio di contagio, ma al momento sto brancolando nel buio. Il virus non risponde a nessuna delle terapie convenzionali e questo è un indizio ulteriore che non si tratta di qualcosa di naturale, ma frutto della mano di qualcuno. E quel qualcuno, probabilmente è in possesso anche della cura. Abbiamo stabilizzato le condizioni dei coloni, ma comunque continuano, seppur più lentamente a peggiorare. Non appena avremo finito rientrerò sulla nave per analizzare meglio i dati raccolti finora."
Una scarica di statica accompagnò le ultime parole della dottoressa mentre la sua immagine a video sfarfallò pesantemente.
"Capitano" intervenne Geordi dall'altra metà dello stesso schermo che stava condividendo con la Crusher, "stiamo avendo un altro calo di energia." Anche il volto di Geordi iniziò a sfarfallare mentre la sua voce si intrecciò con un fastidioso crepitio dato dalla statica di fondo.
"I generatori di energia sono malridotti ma stiamo tentando di tamponare le perdite con un generatore portatile. Per ora la situazione è sotto controllo, ma questa nave ha subito delle sollecitazioni non previste e la sua integrità è al limite."
"La curvatura?" domandò Picard.
"Il nucleo è stato spento e tutti i circuiti messi fuori uso. Un lavoro da professionisti direi. Nessuna possibilità di riattivarlo senza una sosta in una base. Si tratta di sabotaggio e molto recente. Non so che sia accaduto a bordo di questa nave, ma se c'è un sabotatore ed è ancora in circolazione credo che sarebbe meglio preparare un piano di evacuazione dell'Artemis prima che salti in aria."
"Capitano, l'ipotesi di una evacuazione dei coloni sull'Enterprise è da escludersi totalmente. Il virus è incredibilmente resistente ai biofiltri del teletrasporto e non sono certa che sarebbe possibile creare un area realmente sicura a bordo dell'Enterprise." La Crusher interruppe Geordi sovrapponendo la sua voce a quella del capo ingegnere.
"Che intende dire dottoressa? Che dovremmo lasciare morire i coloni se l'Artemis collassasse?"
"Purtroppo al momento è l'unica soluzione possibile per quanto non ne sia entusiasta. Non possiamo rischiare che il virus raggiunga anche un solo elemento dell'equipaggio dell'Enterprise"
La dottoressa stava terminando il suo intervento quando dalla sala riunioni videro il casco della sua tuta protettiva allontanarsi bruscamente dallo schermo mentre suoni sconnessi, misti alla statica sostituirono la voce della dottoressa.
Picard e Riker si lanciarono un'occhiata rapida e preoccupata. Anche Worf, responsabile della sicurezza a bordo dell'Artemis ebbe un moto istintivo che rapidamente frenò e iniziò immediatamente ad agire dalla consolle incastonata nel tavolo della sala riunioni allo scopo di contattare la sicurezza messa a guardia dell'hangar due sull'Artemis.
"Beverly che succede?" domandò nervosamente Picard.
Ma non giunse alcuna risposta se non altri rumori di fondo, da cui potevano essere intuite alcune parole smozzicate, mentre il video mostrava un'immagine confusa dell'hangar due.
"Beverly!" esclamò Picard preoccupato volgendosi al contempo verso Worf facendogli ampiamente capire che era ora di fare qualcosa.
"Worf a squadra sicurezza Delta! Intervenire nell'hangar due!" esclamò il klingon alzandosi in piedi e facendo un rapido cenno verso Picard che stava a significare la richiesta del permesso di abbandonare la riunione per teletrasportarsi a bordo dell'Artemis e verificare di persona quanto stava accadendo. Picard si limitò a sostenere lo sguardo del klingon, e dopo anni di servizio insieme, i due si erano comunicati quanto bastava in una frazione di secondo.
Mentre Worf lasciava in tutta fretta la sala, la porzione di schermo che era prima occupata dalla dottoressa Crusher tornò a mostrare un volto umano. Ma questa volta non era protetto da uno vetro. Era Joshef Senders, il fratello minore di Amalia. Stringeva con entrambe le mani i bordi estremi del visore e la sua bocca aperta e contorta suggerì che stava probabilmente urlando all'indirizzo dell'interfono, ma la statica stava impedendo che le sue parole giungessero sull'Enterprise. Era evidentemente in preda ad un raptus. Il suo volto era rigato dal sudore che scendeva copioso dalla sua fronte e i suoi occhi azzurro ghiaccio erano dilatati a dismisura. Gli effetti del virus dovevano ormai avere intaccato la sua tenuta psichica. Dietro di lui si poteva vagamente intuire che doveva essere in corso una colluttazione fra diversi uomini.
"Joshef che sta succedendo? Dov'è la dottoressa Crusher?" domandò Riker preoccupato, ma pareva che le parole di William si fossero perse per strada, in quanto l'umano stava continuando la sua sceneggiata.
"Data non si può fare nulla per migliorare la comunicazione?" domandò Picard nuovamente. L'androide fu anticipato da Geordi che stava anch'egli seguendo preoccupato gli avvenimenti nell'hangar dell'Artemis; "Ci penso io capitano. Sto incanalando dell'energia supplementare nel circuito delle comunicazioni. Dovrebbe migliorare tutto fra… Ora."
Non appena Geordi ebbe terminato di parlare la sala riunioni venne assordata dalle urla ad altissimo volume di Joshef e tutti, tranne Data portarono istintivamente le mani alle orecchie per proteggersi.
"… non potete lasciarci morire! Dovete portarci con voi!". Le parole di Joshef tornarono ad un volume accettabile non appena Data, con un rapido intervento ebbe regolato la comunicazione.
"Voi non volete aiutarci! Avete una tecnologia incredibile! State mentendo! Voi avete la cura ma siete d'accordo con quei bastardi di Nuova Shangai!" Ne Picard ne Riker riuscirono a replicare che Joshef schiantò al suolo, scomparendo dal visore e il suo volto venne sostituito dallo scafandro della tuta protettiva di Worf. "La situazione è di nuovo sotto controllo capitano. Alcuni coloni hanno perso la calma."
"Come sta la dottoressa Crusher?" domandò immediatamente Picard, preoccupato delle sorti della sua cara amica.
"La dottoressa è incolume, purtroppo durante l'incidente è occorso un guasto tecnico che…" il klingon non terminò la frase limitando a scostarsi dallo schermo, sostituito dal volto della dottoressa, i cui biondi capelli erano ora arruffati e portava sul volto i segni di una recente graffiatura superficiale, ma soprattutto, e fu questo a costringere Picard a deglutire a fatica, la dottoressa era priva del casco protettivo che la proteggeva dall'atmosfera contaminata dell'Artemis.
"Capitano, credo che sarò costretta a prolungare la mia permanenza sull'Artemis a tempo indeterminato. Purtroppo come vede c'è stata una, diciamo discussione circa la sorte dei coloni e alcuni di essi non credono che non siamo in grado di curarli".
Alla Crusher si affiancò all'improvviso Amalia Senders sul cui volto era possibile leggere rabbia e frustrazione.
"Capitano, mi spiace per quanto è accaduto. Mio fratello ha perso la pazienza. Sono molti giorni che siamo in una situazione critica e non riusciamo proprio a credere che non siate in grado di curarci. Stiamo morendo tutti! Non potete negarci l'aiuto necessario!" disse con tono risoluto la donna conosciuta come la Guardiana.
Picard si alzò in piedi e si avvicinò allo schermo, cercando di trasmettere alla donna l'assoluta sincerità delle sue parole mentre le comunicava, così come quanto anticipato dalla dottoressa, che al momento non avevano nessuna cura per il virus ma che tutto l'equipaggio dell'Enterprise stava lavorando alla soluzione del caso.
L'espressione dura e contrita di Amalia parve addolcirsi e caricarsi di speranza: "capitano mi prometta che non ci abbandonerete al nostro destino. Mi prometta che non ve ne andrete lasciandoci morire lentamente."
Picard abbozzò un sorriso e con voce calma e serena disse alla donna che quella era solo l'ultima opzione.
Amalia sembrò tranquillizzarsi ma non appena Picard le fece un paio di domande su cosa fosse accaduto a bordo dell'Artemis nei giorni passati tornò ad irrigidirsi e a mostrarsi piuttosto contrariata per quelle domande evidentemente non gradite.
"Signora Senders, lei conosce già il mio primo ufficiale, il comandante Riker" disse Picard facendo cenno a Riker e Deanna di avvicinarsi allo schermo. "Insieme a Deanna Troi, consigliere della nave, verranno sull'Artemis per fare una breve indagine su quanto è accaduto dalla vostra partenza da Nuova Shangai. Sempre che non le dispiaccia."
La donna fece una smorfia di insofferenza "capitano, come io e mio fratello abbiamo già detto al comandante Riker, non ci siamo mai mossi dall'hangar e non abbiamo idea di quello di cui state parlando."
Picard si voltò verso Deanna, la quale fece intuire al capitano che la donna stava quasi sicuramente mentendo. "Ha una incredibile forza mentale, ma sono quasi certa che non ci sta dicendo tutta la verità" sussurrò la betazoide, andando a confermare le proprie ipotesi che quelle di William.
"D'accordo signora Senders, comunque sia se non le dispiace le rivolgeranno ugualmente qualche domanda."
"Se è proprio necessario…" bofonchiò la donna dagli occhi di ghiaccio.
Picard annuì e decise che era arrivato il momento di chiudere la conversazione.
"Worf resti a bordo dell'Artemis e tenga sott'occhio i coloni. Non voglio che altri membri del mio equipaggio contraggano il virus. Se occorre rinforzi le misure di sicurezza." Il klingon annuì lasciando spazio alla dottoressa che tricorder alla mano aveva appena terminato una scansione su se stessa.
"Beverly…" Picard non riusciva a trovare le giuste parole. Fu la stessa Crusher a toglierlo dall'impaccio: "Jean-Luc, non ti preoccupare, riuscirò a cavarmela anche questa volta. Purtroppo sono già stata infettata, ma dovrei poter riuscire a lavorare tranquillamente per parecchie ore ancora."
La Crusher mantenne un'espressione la più serena possibile. Come dottoressa sapeva bene che era del tutto controproducente farsi prendere dal panico e trasmetterlo poi anche agli altri membri dell'equipaggio, anche se dentro di sé era ben consapevole di essere molto lontana dal trovare una cura. Picard annuì semplicemente e chiuse la comunicazione con l'hangar due dell'Artemis.
"La Forge, resti a bordo dell'Artemis. Preferisco che tenga personalmente la situazione sotto controllo. Indaghi circa la presenza di un sabotatore e naturalmente predisponga tutto il necessario per prevenire ogni altra sua mossa. Picard chiudo."
A quel punto Picard, spento lo schermo principale si voltò verso Deanna e William dando loro il permesso di andare sull'Artemis a svolgere la loro indagine presso i Senders.
Quando furono usciti dalla sala riunioni, il capitano rimase in compagnia di Data.
"Per fortuna che doveva essere una missione semplice e poco impegnativa" sospirò Picard incrociando le braccia e rivolgendo lo sguardo fuori dall'oblò in direzione della sagoma indistinta dell'Artemis.
"Teme per la vita della dottoressa Crusher?" domandò Data che lo aveva raggiunto ed affiancato.
Picard si limitò ad annuire anche se dentro di sé era fiducioso. Beverly l'aveva più volte stupito quando si era trattato di trovare una cura a qualche malattia sconosciuta e molti sull'Enterprise le dovevano la vita. Qualcuno persino più volte.
"Ce la farà" concluse Picard.

Il colloquio con i fratelli Senders era stato praticamente un monologo. Joshef era in preda ad uno stato confusionale, anche a causa del colpo ricevuto da Worf, che gli aveva fatto perdere i sensi. Amalia invece, ancora estremamente lucida si era limitata a confermare quanto detto precedentemente. Deanna aveva potuto confermare l'impressione avuta dalla sala riunioni dell'Enterprise, ovvero che la donna stesse mentendo o comunque nascondendo qualcosa. Riker decise di non insistere ulteriormente, visto che comunque la situazione era sotto controllo e ottenere qualche informazione in più dai Senders non avrebbe comunque migliorato la situazione. Riker notò Beverly in un angolo dell'hangar, circondata da apparecchiature mediche provenienti dall'Enterprise, lavorare senza sosta. Si era ormai levata completamente la tuta protettiva per potersi muovere con maggiore libertà. Quando lui e Deanna si avvicinarono per darle conforto lei li allontanò in maniera brusca adducendo come scusa il fatto che era troppo impegnata nella ricerca di una cura. Sia William che Deanna compresero lo stato d'animo di Beverly e si allontanarono immediatamente richiedendo un teletrasporto per fare ritorno sull'Enterprise.
Riker stava giusto ripensando a quel momento quando giunse davanti alla porta del ponte ologrammi. Per quel giorno i suoi compiti a bordo dell'Enterprise erano terminati e gli spettava un turno di riposo che aveva naturalmente deciso che avrebbe in buona parte impiegato per completare la simulazione olografica dell'Enterprise del XXIII secolo.
I problemi legati ai coloni di Nuova Shangai e all'Artemis avrebbero dovuto restare al di fuori di quella porta per cui cercò di allontanarli e di richiamare alla mente il punto in cui si era arrestato precedentemente il programma.
"Si, i klingon…" disse fra sé prima di varcare la soglia con indosso l'uniforme della Flotta Stellare di quasi cento anni prima.
Quando entrò la plancia della vecchia Enterprise era proprio là dove l'aveva lasciata. Ordinò al programma di annullare gli ultimi dieci secondi, disturbati dalla sua reazione alla chiamata ricevuta per recarsi alla sala teletrasporto e riprese placidamente la sua posizione accanto al russo di nome Chekov. La nave klingon era li sullo schermo principale, immobile, come del resto tutta la plancia.
"Computer, riprendere programma" ordinò Will. E tutto, come per magia, tornò a rianimarsi.
"Che facciamo capitano?" Disse nuovamente Uhura.
Stavolta non giunse nessuna chiamata ad interrompere la scena e finalmente Riker avrebbe potuto osservare da vicino il capitano Kirk districarsi nella difficile situazione.
Il capitano dell'Enterprise scambiò un'occhiata d'intesa con il suo primo ufficiale, proprio come lui e Jean-Luc spesso facevano nelle situazioni più critiche a dimostrazione che il rapporto capitano-primo ufficiale era uno di quelli più intimi e profondi all'interno di quel microcosmo che era una nave stellare.
"Capitano Kontar siamo in missione di soccorso. Il fattore tempo è per noi fondamentale" iniziò Kirk, salvo essere immediatamente interrotto dalla sua controparte klingon: "lo sappiamo capitano. Ternarus III è in difficoltà. Non appena avremo conquistato il suo vascello ci dedicheremo, con amorevoli cure anche della colonia!" concluse sogghignando il comandante klingon.
Kirk strinse i braccioli della sua poltrona con forza. Avrebbe voluto potersi teletrasportare sulla plancia della Breth'Ta giusto il tempo di rompere, a suon di pugni, la mascella di quel klingon supponente.
Mantenne la calma e proseguì ignorando le provocazioni di Kontar.
"Capitano, le ricordo che secondo il recente Trattato Organiano, tra la Federazione Unita dei Pianeti e l'Impero Klingon è in vigore una pace, seppur forzata, e non credo che lei sia autorizzato dall'Alto Consiglio ad infrangerla."
Kontar fece una smorfia di disgusto, sferrando un colpo possente sul bracciolo della propria poltrona di comando.
"Fandonie! Nessun klingon con un briciolo d'onore può piegarsi al volere di quei rammolliti degli Organiani! L'Alto Consiglio è in mano ai deboli! Siamo noi, i veri klingon che meriterebbero di guidare l'Impero! E lo dimostrerò sfoggiando lo scafo della sua nave come bottino di guerra!"
Kirk tagliò la comunicazione e si rivolse verso Spock.
"Spock, cosa sappiamo di questo Kontar?"
Spock aveva già pronta la risposta, avvezzo a prevenire le richieste del proprio capitano.
"Da un rapporto dei nostri servizi segreti risulta che Kontar è al comando della Breth'Ta da undici anni. E' stato premiato diverse volte per il coraggio dimostrato in battaglia. Risulta non essere legato a nessuna famiglia klingon in particolare. E' indipendente e poco disposto a prendere ordini. Gli stessi klingon lo definiscono una testa calda. La Flotta Stellare lo ha classificato come molto pericoloso e autorizza all'uso di ogni mezzo per fermarlo."
"Un klingon dispotico e rissoso. Non ci vedo nulla di diverso dal solito" commentò Kirk indicando ad Uhura di riprendere le comunicazioni.
"Kirk! Ti sei consultato con i tuoi uomini? Hai scoperto qualcosa di interessante sul mio conto?" Kontar emise una fragorosa risata "sappi che non ti servirà. Io oggi ho deciso che la tua nave ed il tuo equipaggio sarete il mio prossimo trofeo di guerra. Che tu lo voglia o no e non ci sarà trattato o altro a fermarmi!"
Will osservava tranquillo l'evolversi della situazione, probabilmente entro pochi minuti avrebbe avuto luogo uno scontro armato ed avrebbe finalmente potuto partecipare attivamente nella simulazione, visto che il controllo delle armi degli scudi erano di sua competenza.
"Kontar…" riprese Kirk mantenendo una calma invidiabile "se era tua intenzione mostrarci il tuo valore di guerriero, sappi che siamo… Come dire… Rimasti impressionati dal tuo coraggio e da…" Kirk faticava a trovare le parole, avrebbe voluto semplicemente scaricare tutto l'arsenale di siluri fotonici addosso al klingon, anche se tale gesto non sarebbe stato certo ricordato quale esempio di diplomazia sopraffina. "…Dalla tua forza, ma ora dobbiamo riprendere la nostra rotta, quindi, spero non ti offenderai se rimanderò ad un'altra occasione il nostro scontro." Kirk sperava così, fingendo di tremare come un cucciolo impaurito, di soddisfare la vanità di Kontar, che avrebbe potuto lasciarli andare senza perdere prestigio agli occhi del suo equipaggio. Kirk aveva incontrato i klingon ormai in diverse occasioni e stava iniziando a comprendere a fondo la psicologia di base del guerriero standard. Purtroppo per lui Kontar si sarebbe potuto definire come un klingon atipico e Jim questo non poteva saperlo.
Kontar strinse i denti digrignando come un cane rabbioso. Le ultime parole di Kirk lo avevano reso furente. L'umano lo stava trattando come se si stesse trovando di fronte ad un povero idiota esibizionista intento a pavoneggiarsi, mentre lui non stava scherzando affatto. Kontar da parecchio tempo era inviso a buona parte dell'oligarchia militare dell'Impero a causa del suo comportamento eccessivamente insubordinato. Anche i klingon avevano, nonostante la loro natura guerriera, un sistema di controllo e gestione interno, necessario affinché ogni capitano di nave stellare non eccedesse nelle iniziative personali. Una vittoria ottenuta contro un nemico di grande valore come Kirk avrebbe risollevato le sue sorti militari e rinverdito un prestigio ormai offuscato.
"Stupido umano pelle rosa! Come osi trattarmi come se fossi uno di quei klingon rammolliti, che non cercano altro che la vanità e si lodano di battaglie mai vinte e di nemici mai uccisi! Io sono Kontar e tutti sanno che non ho mai fatto prigionieri!"
Il klingon avvicinò a sé il visore e il suo viso andò a riempire tutto lo schermo della plancia dell'Enterprise.
"Guarda bene questa faccia. Te la dovrai ricordare perché presto sarò sulla tua nave e quando la rivedrai saprai che la tua vita starà per terminare!"
Appena Kontar ebbe terminato di parlare la sua immagine venne sostituita dalle stelle che circondavano la sua nave posta di fronte all'Enterprise a sbarrarle la strada verso Ternarus III.
"Hanno chiuso la comunicazione" informò prontamente Uhura, anche se non ve ne era alcun bisogno visto che tutti in plancia avevano compreso.
"Stanno caricando i loro disgregatori!" esclamò Chekov.
"Allarme rosso! Tutti ai posti di combattimento!" ordinò immediatamente Kirk.
Will agì rapidamente innescando la sequenza che avrebbe portato gli scudi alla capacità massima, dando la priorità a quelli di prua. In un istante premette un pulsante che avrebbe reso disponibili i banchi phaser e il sistema di puntamento dei siluri. L'indicatore di caricamento dei siluri stessi era ancora disattivo, segno che nella pancia della nave i marinai addetti agli armamenti non avevano ancora caricato nessun siluro nei tubi di lancio. Una procedura che nel XXIV secolo era completamente automatizzata, ma che solo cento anni prima avrebbe richiesto l'intervento di diversi elementi dell'equipaggio.
"Signor Chekov spostiamoci di qui. Non rendiamogli le cose più semplici restandocene fermi come delle oche nello spazio. Manovre evasive" ordinò Kirk, che, nonostante la situazione potenzialmente molto pericolosa, stava mantenendo una calma invidiabile. Proprio mentre la Breth'Ta iniziava a scomparire dallo schermo principale un bagliore verdastro la illuminò. I suoi disgregatori, posti all'altezza delle gondole di curvatura avevano sferrato la prima salva che raggiunse gli scudi dell'Enterprise un istante dopo. La plancia fu scossa ripetutamente, costringendo Riker e non solo lui ad aggrapparsi alle consolle per non essere sbalzati a terra.
"Colpo diretto agli scudi ventrali" annunciò Spock che non aveva tolto gli occhi dal suo visore.
"Danni minimi" aggiunse dopo qualche istante.
William era teso, con le mani pronte a scivolare sui comandi che avrebbero azionato i phaser. Attendeva solo l'ordine del capitano che arrivò dopo pochi secondi.
"Signor Riker, fuoco con i phaser. Miri ai loro generatori. Con un po' di fortuna riusciremo a metterli fuori combattimento senza troppi sforzi"
Will si mise all'opera tentando di inquadrare la nave klingon che aveva ormai lasciato la sua posizione e si era messa all'inseguimento dell'Enterprise, ma si rese conto solo in quell'istante del perché per poter ricoprire il suo ruolo occorressero anni di addestramento. Nonostante tutti i suoi migliori sforzi non riusciva proprio ad effettuare il puntamento. Mancanza di familiarità e pratica con un sistema così obsoleto - si disse Riker quasi a giustificare il fatto che dopo più di venti secondi dall'ordine non era ancora riuscito a fare fuoco. Faticava persino ad inquadrare la Breth'Ta, figuriamoci poi colpire i suoi generatori.
"Allora signor Riker? Che aspetta a fare fuoco?" urlò Kirk che stava perdendo la pazienza.
Un'altra scarica di disgregatore raggiunse gli scudi di poppa. Riker aveva dimenticato di riprogrammare l'allocazione di energia agli scudi a causa del suo impaccio col sistema di puntamento e l'effetto dei disgregatori klingon fu devastante. Gli scudi cedettero ed un colpo diretto raggiunse l'ingresso dell'hangar navette, mandando in pezzi il portellone. I corpi di alcuni sfortunati marinai furono visti galleggiare nello spazio risucchiati dalla improvvisa decompressione, mentre in plancia quasi tutti furono buttati a terra, Riker compreso.
"Gli scudi di poppa hanno ceduto! Colpo diretto! Danni allo scafo!" esclamò Spock che era stato fra i primi a rialzarsi.
"Dannazione Riker! Vuole decidersi a fare fuoco? Oppure si levi di li!" urlò infuriato il capitano mentre tornava a prendere posto sulla poltrona di comando.
Will, mentre si rialzava incontrò lo sguardo pieno di terrore di Chekov, anch'egli gettato a terra dal sobbalzo. - Devo fare qualcosa dannazione! - si esortò Riker, riprendendo il controllo sulla consolle. Rapidamente azionò il sistema di puntamento e anche se non era del tutto certo di avere agganciato il bersaglio non esitò oltre e fece fuoco con i phaser.
Due lampi saettarono dalla sezione a disco dell'Enterprise in direzione della Breth'Ta. Uno di essi si infranse contro gli scudi della nave klingon, mentre il secondo si perse nello spazio.
"Bel colpo…" commentò sarcasticamente con voce tremante il russo al suo fianco.
"Signor Riker se questo è il massimo che sa fare si tolga subito di li!"
La voce del capitano raggiunse Will alle spalle e fu seguita immediatamente da una presa alla sua spalla incredibilmente possente che riuscì a disarcionarlo dalla sua postazione. Mentre William scivolava a terra il capitano Kirk prendeva rapidamente il suo posto. Riker rimase a terra a fissare come un ebete il capitano, sorpreso da un lato dalla forza muscolare di cui era dotato, al punto che era riuscito con poco sforzo a spingerlo a terra e allo stesso tempo si sentì umiliato ed imbarazzato. - Sta diventando un'abitudine - pensò. Tutto questo nonostante fosse assolutamente consapevole di stare all'interno di una simulazione olografica in cui avrebbe benissimo potuto interrompere il programma e riprogrammarlo in modo tale da consentirgli di mandare in pezzi la Breth'Ta con un sol colpo. Ma a Riker non piaceva vincere barando, adorava le sfide, soprattutto quando queste, proprio come stava accadendo ora, si dimostravano particolarmente impegnative.
Kirk agì rapidamente sui controlli della consolle e pochi istanti dopo altre due salve di phaser andarono a colpire la Breth'Ta.
Sui volti della plancia comparve la tipica espressione di chi ritrova la speranza perduta.
"I loro scudi stanno tenendo. Danni minimi al loro generatore d'energia" la voce di Spock arrivò come una doccia fredda a spegnere ogni facile entusiasmo.
"Signor Chekov faccia girare questa nave. Abbiamo il culo scoperto purtroppo. Non possiamo permetterci altri colpi a poppa" ordinò Kirk.
Il giovane ragazzo eseguì immediatamente e l'Enterprise virò bruscamente in direzione della nave klingon.
"Ora vediamo se riesci a digerire anche questi!" esclamò Kirk agendo sui controlli dei siluri fotonici.
Due puntini rossastri si staccarono dall'Enterprise, contenenti due cariche mortali.
Tutto l'equipaggio ammutolì, lasciando spazio solo al rumore di sottofondo degli strumenti della plancia, trattenendo il fiato in attesa di conoscere l'esito dell'ultima mossa del loro capitano. William intanto si era rialzato ma era immobile accanto al capitano, incapace di fare alcunché.
I siluri raggiunsero rapidamente la sagoma della nave klingon e quando furono sul punto di detonare la Breth'Ta scomparve dallo schermo occultandosi.
I due puntini rossastri proseguirono la loro corsa perdendosi nella profondità dello spazio senza trovare alcun ostacolo contro cui scaricare tutto il loro carico di distruzione.
"Maledizione!" esclamò Kirk rabbiosamente.
"Chiamata in arrivo dalla Breth'Ta" avvertì Uhura sul cui volto era possibile leggerle tutto il terrore che stava provando.
Kirk fece un cenno con la mano e la donna attivò la comunicazione.
"Kirk! E' tutto qui quello che sai fare? Mi aspettavo qualcosa di meglio. Probabilmente le voci che circolano sul tuo conto e sulla tua nave sono decisamente esagerate. Ora porrò fine a queste voci e le uniche imprese che verranno cantate saranno le mie!"
Era la voce roca e potente di Kontar che ora suonava anche minacciosa, visto che era là fuori, protetto dal suo dispositivo d'occultamento e pronto a fare fuoco.
Kirk decise di non rispondere alla chiamata e fece segno ad Uhura di tagliare la comunicazione.
"Signor Spock riesce a rintracciare la Breth'Ta? La scia di tachioni?"
Il vulcaniano si sollevò dallo schermo visore in cui era intento ad esplorare lo spazio.
"Capitano i sensori di poppa sono andati distrutti. Ho solo una visione parziale. E siccome non rilevo nessun segno della nave klingon ne a prua ne altrove è logico dedurre che ci abbia aggirati per colpirci proprio la dove siamo scoperti."
"Ottima deduzione Spock! Chekov mantenga l'Enterprise in rotazione e…"
Kirk fu interrotto dagli allarmi di prossimità che si attivarono all'improvviso segnalando che la nave klingon era uscita dall'occultamento a meno di cento metri dall'Enterprise.
"Spock dov'è?" urlò Kirk per sovrastare l'assordante rumore degli allarmi.
"Esattamente dove era logico che fosse. Dietro di noi. Hanno dato energia al cannone disgregatore e si preparano a fare fuoco" comunicò il vulcaniano con apparente freddezza.
Un colpo diretto da quella distanza e senza la protezione degli scudi avrebbe causato un danno enorme all'Enterprise, Will ne era consapevole e allo stesso tempo si sentiva colpevole per la situazione che si era venuta a creare, di cui era quasi l'unico responsabile. La sua poca dimestichezza con i sistemi degli armamenti aveva causato una vera disfatta e se la Breth'Ta avesse fatto fuoco l'Enterprise sarebbe andata letteralmente in pezzi.
Ma la simulazione si interruppe bruscamente.
"Mancano cinque minuti alle ore diciassette" ripeté un paio di volte la voce del computer. Questa volta il computer dell'Enterprise di Riker.
"Tempo scaduto" si limitò a commentare Riker osservando i membri dell'equipaggio della plancia completamente immobili, congelati nella loro ultima espressione. Questa volta Will aveva inserito un timer all'interno della simulazione affinché non accadesse più che perdesse il senso del tempo.
Riker chiamò l'arco e lentamente si diresse verso di esso. Stava masticando amaro e si ripromise di fare immediatamente ritorno al ponte ologrammi non appena avesse avuto qualche ora di libertà dal servizio. E avrebbe rimesso le cose a posto. - Non sia mai che William Riker si ricopra di disonore, in qualunque tempo e a bordo di una qualunque Enterprise - si disse per incoraggiarsi, mentre le porte della sala ologrammi si richiudevano dietro di lui.



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