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L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ARTEMIS
CAPITOLO 6

La grande Enterprise di classe Galaxy correva veloce a curvatura cinque in direzione di Delios VI, il pianeta che da poco più di vent'anni ospitava benevolmente la colonia di Nuova Shangai.
La Uss Artemis era invece rimasta sola nello spazio, accudita dagli ingegneri dell'Enterprise.
Riker era seduto al posto di comando. Il capitano gli aveva affidato la plancia dopo essersi ritirato nei propri alloggi per godersi il proprio turno di riposo.
Nessuno degli ufficiali superiori, ad esclusione di Data, erano in quel momento presenti in plancia.
La Forge e il tenente Worf erano rimasti a bordo dell'Artemis. Il primo per tentare di tenere insieme quella carretta, il secondo, accompagnato da una nutrita schiera di agenti della sicurezza, con il compito di tenere la situazione, davvero molto tesa, sotto controllo. Molti coloni a causa del virus stavano dando segni evidenti di squilibrio mentale. Primo fra tutti Joshef Senders, a causa del quale ora la dottoressa Crusher era costretta a lottare contro il tempo per trovare una cura adatta a salvare non solo le vite dei coloni ma anche la propria.
Will si stava massaggiando lentamente la barba, mentre il suo sguardo era perso verso lo schermo principale. La sua attenzione in quel momento era rivolta altrove. Ma non come avrebbero potuto credere i suoi compagni di viaggio verso la sorte della Artemis e della colonia di Nuova Shangai, bensì al punto esatto in cui era stato costretto ad abbandonare la simulazione olografica che da giorni lo teneva impegnato. Era la prima volta in vita sua che la realtà veniva scalzata da un'avventura olografica sentendosi per questo colpevole. Ma era più forte di lui. E da ormai un'ora si stava arrovellando alla ricerca di una soluzione che permettesse all'Enterprise, quella olografica, di non venire fatta a pezzi da un incrociatore klingon di classe D-7.
"Comandante la vedo pensieroso. E' preoccupato per qualcosa in particolare?"
La voce di Data lo distolse per un attimo dai suoi pensieri e alzò lo sguardo verso l'androide che stava seduto alla postazione di navigazione apparentemente ancora concentrato sulla sua consolle.
"Diciamo di si. Come l'ha capito Data?" Domandò Riker, non comprendendo come una macchina, priva di intuito o capacità empatiche avesse potuto intuire il suo stato emotivo.
"Silenzio signore. Ho analizzato tutte le situazioni analoghe a questa, in cui lei si trova al comando mentre il capitano gode del turno di riposo ed il sottoscritto è in plancia. Nel novantotto virgola sei dei casi in cui lei è rimasto in completo silenzio per più di cinquantanove minuti virgola quattro era sintomo della presenza di un qualche tipo di pensiero, preoccupazione impellente che sta assorbendo la sua attenzione" concluse l'androide sempre senza voltarsi verso Riker.
"E quindi anche questa volta…"
"Abbiamo superato il cinquantanovesimo minuto esattamente due minuti e trentadue secondi fa. Un tempo sufficiente per concludere che lei è assorbito da pensieri che la preoccupano."
Riker sorrise. Data sapeva sempre sorprenderlo in qualche modo. Riusciva a supplire alla sua mancanza di alcune tipiche peculiarità prettamente umane attraverso calcoli ed algoritmi complessi e vi riusciva così bene che a volte si aveva l'impressione che stesse davvero diventando più umano. Invece stava solo affinando le sue sub-routine interne per meglio interfacciarsi con gli esseri viventi che popolavano la grande carovana spaziale dell'Enterprise.
"Complimenti signor Data, i suoi calcoli sono stati precisi e ci ha azzeccato. Ma mi dica, da quanto tempo stava facendo questi…"
"Ho elaborato la statistica negli ultimi quattro minuti signore" rispose Data.
Riker dimostrò tutto il proprio stupore per la celerità dell'operazione tornando a grattarsi la barba del mento e aggiunse: "spero di non averla distratta troppo dai suoi compiti. Non vorrei che l'Enterprise andasse a sbattere contro un asteroide mentre lei elabora delle statistiche sui miei silenzi."
"Questo non può accadere. Ho utilizzato solo una piccola frazione delle mie capacità di calcolo per elaborare la statistica. In questo istante esatto infatti, oltre che conversare con lei, sto seguendo la consolle di navigazione, calcolando diversi possibili scenari relativamente alla situazione dell'Artemis, analizzando un trattato di fisiodinamica applicata, ascoltando brani vari scelti nella biblioteca dell'Enterprise relativamente alla cultura Andoriana del dodicesimo secolo prima della Riforma e studiando una nuova composizione alimentare per Spot."
Riker inarcò il sopracciglio. Anche gli altri marinai presenti in plancia interruppero le loro attività per un attimo restando come paralizzati di fronte alle incredibili capacità del cervello positronico di Data. Se si fosse potuto misurare il tipo e l'intensità di sentimento dei presenti in plancia, l'invidia avrebbe raggiunto dei picchi inimmaginabili. Tutti gli esseri viventi, con le dovute ma marginali differenze fra le varie razze, dovevano studiare anni ed anni per riuscire ad immagazzinare solo una frazione del sapere dell'androide e difficilmente potevano eseguire in maniera ottimale più di una operazione alla volta.
Will sospirò lungamente per scacciare il moto d'invidia e senza aggiungere altro tornò a fissare lo schermo mentre la sua attenzione veniva nuovamente assorbita dalla Breth'Ta e dal suo capitano Kontar quando Data interruppe nuovamente le sue meditazioni: "Comandante, se non sono indiscreto, posso sapere cosa la sta preoccupando tanto?"
"I suoi algoritmi che le dicono Data?" domandò Riker, curioso di scoprire quanto potessero essere accurati i calcoli dell'androide, sicuro che difficilmente avrebbe potuto indovinare.
"Sto elaborando" disse l'androide arrestandosi immobile giusto per un istante.
"Ho terminato. Con una probabilità del ventisette virgola nove percento i suoi pensieri sono rivolti alla missione attuale. Con il quindici virgola due per cento alla sicurezza degli uomini dell'Enterprise lasciati sull'Artemis. Con il quattordici virgola sei percento alle condizioni di salute della dottoressa Crusher…" Mentre Data snocciolava, sempre più minutamente le sue percentuali, sul volto di Riker stava facendosi largo un ghigno divertito con il quale si limitava ad annuire distrattamente ad ogni nuova possibilità esposta.
"… con il sei virgola otto percento si sta domandando come rientrare nelle grazie del guardiamarina Ashley Ripley della Cartografia Stellare…"
"Data!" Lo interruppe bruscamente Riker imbarazzato, sollevando il busto di scatto, mentre in plancia si poteva udire il brusio causato da un buon numero di risate sommesse subito zittite da un'occhiata rapida e penetrante del comandante.
"Si signore?" domandò candidamente l'androide che non si era reso conto del motivo di imbarazzo del suo comandante.
"Lasciamo perdere il suo algoritmo. Non si è minimamente avvicinato a scoprire a cosa sto pensando e non voglio andare oltre prima che dalla sua bocca esca qualcos'altro relativamente alla mia vita privata" concluse Riker tornando a sprofondare nello schienale della poltrona del capitano emettendo un sottile gemito di disappunto.
Per alcuni minuti regnò un candido silenzio in plancia, disturbato solamente dal sommesso brusio della strumentazione. Riker, dopo una rapido controllo alle condizioni dei sistemi della nave, tramite la piccola consolle inserita nel bracciolo della poltrona di comando, si assicurò che tutto procedesse come doveva e fece per tornare ad immergersi nei suoi pensieri quando nuovamente la voce dell'androide arrivò a costringerlo a rinunciare alle sue meditazioni.
"Signore, se non sono invadente…"
"No, si figuri signor Data, cosa può restare in fondo ancora da dire sulla mia vita…" lo interruppe Riker con un tono di voce volutamente sarcastico che riportò un clima ilare sulla plancia.
Data si interruppe piegando leggermente la testa, segno che stava analizzando la situazione il cui reale significato gli stava probabilmente sfuggendo e poi riprese imperterrito:
"dicevo signore, se non sono invadente, mi è possibile conoscere il motivo che sta assorbendo i suoi pensieri? Sono rimasto stupito nel constatare che il mio calcolo ha fallito e mi stavo domandando quali fattori avessi trascurato. Mi sarebbe utile per affinare le mie sub-routine di iterazione con gli umani."
Riker congiunse le mani, riflettendo sul fatto se sarebbe stato opportuno o meno rivelare all'androide che i suoi pensieri erano rivolti ad un programma olografico e soprattutto rivelarlo automaticamente a tutta la plancia. Però in fondo, Data avrebbe potuto fornirgli uno spunto per riuscire a risolvere la situazione e avrebbe dimostrato che lui, almeno lui, non stava facendo un uso distorto del programma, come a quanto pare invece aveva fatto il resto dell'equipaggio maschile. - Forse riesco a prendere due piccioni con una fava - pensò Will.
"Stavo chiedendomi come salvare l'Enterprise dall'attacco di un vascello klingon piuttosto agguerrito" esordì William, compiacendosi di essere tanto criptico.
Data piegò nuovamente il capo di scatto. Stava elaborando come sempre.
"Sta simulando l'attacco di un vascello klingon contro l'Enterprise? A quale scopo? La Federazione e l'Impero Klingon sono in pace da ventuno anni e non si registrano scontri dalla data stellare…"
"Non questa Enterprise. Quella del capitano James T. Kirk" Riker interruppe Data precisando l'informazione.
"Comprendo comandante. La simulazione olografica dell'Enterprise del XXIII secolo. Avevo escluso tale motivazione a priori. Da quando la conosco non è mai accaduto, ne mi è mai stato riferito che si fosse appassionato in maniera morbosa alle vicende di un programma olografico. Devo consigliarle di rivolgersi al consigliere Troi per delle sedute. E' probabile che anche lei sia vittima della sindrome da ponte ologrammi" concluse Data.
"No, no Data. Non sono a quel livello. E' solo che per la prima volta ho trovato stimolante una situazione proposta da un programma olografico" precisò ulteriormente Will.
"Capisco signore. Si è innamorato di una donna olografica?" domandò a bruciapelo Data.
In plancia calò il silenzio. Tutti stavano attendendo la risposta del comandante Riker e Will, rendendosene conto si affrettò a precisare: "no Data! Non centrano le donne! Io non ho mai avuto bisogno del ponte ologrammi per sentirmi meno solo!" e disse quelle ultime parole con un tono volutamente più alto mentre con lo sguardo fece una rapido giro della plancia a rafforzare ulteriormente la sua affermazione, incontrando solo sguardi che diligentemente tornavano ad abbassarsi ed ad occuparsi dei dati provenienti dalle consolle.
A quel punto Will decise di spiegare abbastanza dettagliatamente quanto era accaduto fino a quel momento sul ponte ologrammi, di Ternarus III, della scia di tachioni, della manovra folle a curvatura nove, della comparsa della Breth'Ta, della battaglia e dei suoi errori. E ora l'Enterprise era praticamente spacciata a causa sua.
Data, solo a quel punto decise di piegare il proprio busto verso il comandante, quasi a sottolineare che ora la conversazione con lui aveva la massima attenzione.
"Quindi lei non sta usando il programma dell'Enterprise del XXIII secolo per…"
"No! Ma quante volte dovrò ripeterlo?" sbottò Riker.
"Chiedo scusa per l'equivoco comandante. Cercherò di farmi perdonare analizzando una possibile soluzione al suo problema. Mi dia cinque minuti per impostare le variabili nel computer dell'Enterprise" Data fece per alzarsi e lasciare la sua postazione per dirigersi a quella scientifica che si trovava sul ponte superiore alle spalle del comandante.
"No Data, non voglio che sia un computer a darmi una soluzione. Non sarebbe corretto. Nella realtà non ci sarebbe stato il tempo per proporre nessuna soluzione a nessun computer. Anzi, il tempo che sto avendo a disposizione per riflettere sul problema è già uno vero e proprio strappo alla regola. Io volevo un suo consiglio spassionato ecco."
Data si bloccò osservando Riker.
"Signore, io sono un computer. Ogni soluzione che potessi proporle sarebbe comunque il frutto di una elaborazione di una macchina. Non vedo quindi una differenza sostanziale dal rivolgersi al computer della nave."
Riker dovette ammettere a sé stesso che Data aveva sostanzialmente ragione, ma dopo anni di servizio fianco a fianco, Will proprio non riusciva a vedere Data solo come un computer antropomorfo.
"E' vero Data ma io non le chiedo di fare un'elaborazione precisa, vorrei solo un consiglio, un suggerimento."
"Comprendo. Tenterò."
Data rimase immobile con lo sguardo fisso per un breve istante e poi tornò a rivolgersi verso Riker.
"Ho eseguito un'elaborazione di livello superficiale, escludendo ogni sottolivello. Normalmente tale elaborazione sarebbe da considerarsi inaffidabile in quanto ha una possibilità di successo inferiore al novantacinque percento, ma credo che possa rispondere ai requisiti da lei richiesti. La si potrebbe definire un… Appunto un consiglio o suggerimento."
"Ottimo signor Data. Non mi serve altro. Comunque vada si tratta solo di una simulazione olografica e credo abbia già occupato troppo spazio" aggiunse Will tutto sommato impaziente di ascoltare il suggerimento dell'androide.
"A mio parere vista la situazione di evidente svantaggio tattico dell'Enterprise nonché la sostanziale parità di forze in campo, calcolando gli effetti del suo errore, tenuto conto dell'attuale configurazione in plancia, nonché le possibilità che…"
"Venga al sodo Data" lo interruppe Riker impaziente.
"… calcolando tutti questi fattori il mio suggerimento è di…"
Data venne interrotto nuovamente ma questa volta a farlo fu un allarme proveniente dalla sua consolle.
L'androide rivolse immediatamente la propria attenzione alla piccola spia luminosa che lampeggiava davanti a lui.
"I sensori stanno segnalando la presenza di materia organica sulla nostra rotta signore."
"Materia organica? Signor Finley, usciamo dalla curvatura. Data usi i sensori per analizzare di che si tratta di preciso, anche se ho un brutto presentimento" ordinò Riker.
L'Enterprise rallentò a velocità sub luce ed usando i sensori iniziò la navigazione verso il punto di spazio nel quale galleggiava qualcosa che sapeva di mistero ma che nella mente di Riker suonava sinistramente. Solitamente materia organica nello spazio, quando non si trattava di rifiuti significava solo la presenza di una sola cosa.
"Corpi signore. Umani. Ne conto almeno dodici" la voce senza emozione di Data materializzò i timori di Riker.
"Sono pronto a scommettere che si tratta dell'equipaggio dell'Artemis. Il mistero si fa sempre più fitto. Capitano Picard in plancia!"
Quando Picard giunse in plancia, Riker lo stava attendendo in piedi, accanto a Data.
"Capitano, se avevamo il sospetto che i Senders ci stessero mentendo, là fuori credo ci siano le prove."
Picard li raggiunse ed analizzò quanto lo schermo principale stava loro mostrando. Una dozzina di corpi umani, resi lividi e quasi irriconoscibili dalla lunga esposizione nel gelo dello spazio profondo, galleggiavano senza vita andando silenziosamente alla deriva.
"L'equipaggio dell'Artemis?" ipotizzò Picard.
"E' altamente probabile signore. Secondo i miei calcoli sono stati gettati nello spazio circa una settimana fa" precisò Data.
"I Senders hanno dichiarato che sono stati i primi di accusare i sintomi del virus. Forse non ci hanno voluto dire che avevano scaricato i loro corpi nello spazio, temendo un qualche tipo di ritorsione. Forse hanno creduto di isolarsi dal virus liberandosi dei corpi infetti"
"Non credo capitano. Queste persone forse erano infette dal virus, ma sicuramente non è stato quello ad ucciderle. Data lo mostri al capitano"
l'androide digitò rapidamente sulla consolle e lo schermo principale inquadrò in modo ravvicinato uno dei corpi senza vita mostrando a Picard la verità.
"Bruciature da phaser" disse seccamente Picard.
"O di un'arma simile. Ora si spiegano anche i segni di battaglia su tutta la nave. Ho il sospetto che sull'Artemis ci sia stato un ammutinamento e che i fratelli Senders ne siano stati a capo."
"C'è solo un modo per scoprirlo Numero Uno. Nuova Shangai dovrà attendere. Non sono per nulla felice di avere lasciato la Forge, Worf e la dottoressa sulla Artemis."
Picard si avvicinò al timoniere ed ordinò di invertire la rotta dell'Enterprise.
"Invii un messaggio a Nuova Shangai e li informi che purtroppo ritarderemo" ordinò ancora Picard.
"Signore non avvertiamo la Artemis del nostro ritorno?" domandò Data.
"No. Faremo loro una sorpresa. Non voglio che si insospettiscano. Se sono stati loro a fare tutto ciò a quegli uomini là fuori potrebbero rifarlo a danno dei nostri membri d'equipaggio. E questa volta se non parleranno li minacceremo seriamente di abbandonarli a loro stessi."
Picard andò verso la saletta tattica lasciando nuovamente il comando a Riker.
"Capitano che facciamo con quei corpi?" domandò Will.
Picard si arrestò sull'uscio della saletta e rifletté qualche istante prima di prendere una decisione: "invii una boa di segnalazione con un messaggio che avverta che quei corpi sono infetti da un virus letale e di non caricarli a bordo per nessun motivo. Fino a che la dottoressa Crusher non avrà trovato una cura ed un sistema sicuro per isolare il virus, la cosa migliore è lasciarli dove sono."
Riker annuì tristemente.
"Lo so Will, non lo vorrei fare, ma non posso rischiare la vita dell'intero equipaggio" sembrò volersi giustificare il capitano.
Riker fece cenno di comprendere perfettamente la situazione e guardò il capitano scomparire dietro le porte scorrevoli del suo ufficio.

L'Enterprise stava viaggiando a curvatura cinque verso il punto in cui aveva lasciato l'Artemis una manciata di ore prima. Riker era libero. Da pochi minuti era iniziato il suo turno di riposo e nonostante la gravità della situazione l'unico pensiero che lo stesse realmente stimolando era quella nave lasciata con la poppa scoperta sul ponte ologrammi. - Ho ancora quattro ore. Dovrebbero bastare per finire il programma e fare anche un riposino - si disse Will mentre rovistava nell'armadio alla ricerca dell'uniforme del XXIII secolo. Ne era consapevole. Non era il momento di immergersi nel ponte ologrammi, avrebbe dovuto pensare a riposarsi in previsione di quanto lo stava aspettando. Ma per una volta aveva deciso di fare uno strappo alla regole. - In fondo che può andare storto in queste ore? - si disse per incoraggiarsi e giustificarsi allo stesso tempo, mentre usciva dal proprio alloggio con indosso l'uniforme da sottotenente della Flotta Stellare del XXIII secolo.
Mentre percorreva il tragitto che lo avrebbe portato al ponte ologrammi ripassò mentalmente la situazione che lo attendeva valutando se fosse o meno opportuno mettere in atto il suggerimento proposto da Data. L'androide era stato interrotto dal macabro ritrovamento dei corpi senza vita dei membri dell'equipaggio dell'Artemis, prima che potesse fornirgli il suo punto di vista. - Seppur molto impreciso - così aveva dichiarato Data quando successivamente Riker era tornato all'attacco riguardo all'argomento in questione, adducendo il fatto che un calcolo tanto superficiale non poteva garantire una percentuale di successo soddisfacente. Will raccolse ugualmente il suggerimento senza rivelare a Data che lo aveva trovato geniale e probabilmente risolutivo. Sempre se gli fosse riuscito di metterlo in atto, in quanto per poterlo fare, avrebbe dovuto accedere alla consolle di controllo dei motori senza attendere l'autorizzazione del capitano. Non c'era il tempo per chiedere permessi. La nave di Kontar era proprio li dietro pronta a fare fuoco.
E di fatti, quando Riker riavviò il programma tutto era come l'aveva lasciato, con il capitano Kirk, immobile, seduto alla sua postazione e la Breth'Ta a poppa, pronta a scaricare la sua potenza sullo scafo non più protetto dagli scudi dell'Enterprise.
"Computer, riprendere programma" ordinò Will e la plancia tornò a rianimarsi, con la luce rossastra intermittente a segnalare la condizione di pericolo estremo.
Riker, senza esitare la attraversò longitudinalmente, ignorando quanto gli stava accadendo intorno e raggiunse la consolle di controllo della sala macchine e si mise immediatamente al lavoro per effettuare la modifica suggerita da Data alle gondole di curvatura. Sarebbero bastati pochi secondi per verificare se le percentuali inaccettabili di Data erano realmente tali.
"Cosa sta facendo signor Riker?"
La voce di Spock destò anche l'attenzione del capitano che distolse gli occhi dallo schermo principale.
"Riker che sta facendo?" urlò Kirk al suo indirizzo, ma Will fece finta di nulla e continuò imperterrito.
"Spock lo fermi!" ordinò Kirk al suo Primo Ufficiale che prontamente si alzò dalla propria postazione e con un paio di passi rapidi raggiunse Will alle spalle allungando la sua mano verso la spalla dell'umano con l'intento di bloccarlo utilizzando la famosa presa vulcaniana, una mossa molto efficace in cui i vulcaniani erano maestri.
Ma Will lo aveva previsto e appena sentì avvicinarsi il vulcaniano si voltò di scatto e spinse il primo ufficiale con tutte le sue forze allontanandolo. Spock colto alla sprovvista indietreggiò malamente finendo con il cadere sul pavimento della plancia ai piedi di Uhura.
"Matthew ci pensi lei!" urlò Kirk dopo aver assistito al ruzzolone del suo primo ufficiale all'indirizzo dell'uomo più vicino a Riker, ma ben presto le sue attenzioni dovettero rivolgersi altrove quando Chekov annunciò con voce tremante che la nave di Kontar stava per spedire un siluro al plasma contro di loro.
"Hanno caricato il cannone! Stanno per fare... Hanno fatto fuoco capitano!" piagnucolò il russo.
"Dannazione!" fu l'unico commento di Kirk mentre tutto il personale di plancia si arrestava trattenendo il fiato osservando quel minuscolo puntino rossastro che si stava avvicinando rapidamente.
Tranne Riker che poté finalmente attivare la procedura suggerita da Data e l'Enterprise liberò improvvisamente del plasma dalle gondole creando una nube ionizzata la quale avrebbe messo in difficoltà gli antiquati sistemi di controllo e puntamento dei siluri klingon, così come suggerito dall'androide.
Lo schermo principale dell'Enterprise, che stava mostrando la visuale di poppa si colorò di un rosso rubino, il colore del plasma incandescente.
"Signor Riker cosa ha fatto?" domandò Spock che nel frattempo si era rialzato ed era l'unico che in quel frangente stesse mantenendo una relativa calma.
"Ho avuto un'idea. Ho liberato del plasma. Se le cose andranno come credo il siluro impazzirà" rispose William prendendosi il merito della trovata.
Il vulcaniano si accigliò riflettendo qualche istante sulla mossa di Riker: "interessante. E' una possibilità che non avevo preso in considerazione. Potrebbe funzionare capitano" fu la sua valutazione.
"Glielo auguro Riker altrimenti quello che la aspetterà sarà ben peggiore di un processo per insubordinazione. I klingon sono spietati e non fanno prigionieri" commentò Kirk continuando a tenere sott'occhio lo schermo principale.
Il puntino rosso scomparve nella nuvola di plasma e tutti attesero che ricomparisse all'improvviso giusto in tempo per impattare con l'Enterprise ma non accadde. La grande nave virò a babordo mentre la nuvola lentamente si dissolveva.
"Dov'è finito? Possibile che Riker abbia fatto la cosa giusta?" esclamò Kirk sorpreso.
"Il siluro ci ha mancato capitano" confermò Spock che era tornato la suo visore.
William sorrise soddisfatto. Al termine della simulazione avrebbe ringraziato ampiamente Data per il suggerimento.
L'Enterprise rispose immediatamente al fuoco con una lunga scarica di phaser che colpì in pieno gli scudi della Breth'Ta facendoli tremolare violentemente, segno che avevano accusato un notevole sforzo per dissipare l'energia delle armi della nave federale. La nave klingon virò rinunciando all'inseguimento e scomparve nel nulla occultandosi. Kirk tirò un sospiro di sollievo. Per qualche minuto avrebbero potuto respirare e riorganizzarsi. Ma per prima cosa doveva ringraziare quel barbuto ufficiale che con la sua iniziativa aveva salvato la nave.
"Ottimo lavoro signor Riker. Dopo quanto aveva combinato non pensavo che proprio lei ci avrebbe tolto le castagne dal fuoco."
"Era il minimo che potessi fare per rimediare capitano" rispose Riker scambiando un'occhiata d'intesa con Kirk.
"Allora ritorni alla sua postazione. Signor Chekov manteniamoci a distanza dai klingon. Cerchiamo di non farci massacrare gli scudi"
Kirk tornò a sedersi sulla poltrona del capitano al centro della plancia mentre Riker riprendeva il suo posto davanti a lui.
"Scotty, quanto tempo per riparare gli scudi di poppa?" domandò Kirk attraverso l'intercom.
"Capitano posso mettere insieme una copertura provvisoria allargando lo spettro degli scudi laterali. Ma mi prometta che non prenderemo più simili bordate. L'hangar navette è semidistrutto e se un solo colpo colpisse l'interno della nave..." l'ingegnere scozzese non concluse la frase. Erano tutti ben consapevoli delle conseguenze di una simile evenienza.
"Lo so Scott. Faccia del suo meglio."
"Lei cerchi di fare del suo e ci tiri fuori da questa situazione. Scott chiudo"
"Ci proverò" disse sommessamente Kirk stringendo con forza i braccioli della sua poltrona anche se Scott ormai non poteva più sentirlo.
"Capitano, Kontar ci sta contattando" disse Uhura subito dopo.
"Sullo schermo"
Il volto del klingon tornò a riempire lo schermo principale.
"Kirk, ottima mossa. Finalmente hai fatto qualcosa degno della tua fama. Ma non ti servirà a molto. Fino ad ora ho giocato con te ma è giunto il momento di fare sul serio. Non vedo l'ora di potermi confrontare con te personalmente e toglierti la vita con le mie mani!"
Kirk non si scompose e si limitò ad una smorfia di disgusto prima di replicare: "Kontar, le tue azioni sono apertamente in violazione del trattato Organiano e ne dovrai rispondere presso un tribunale militare..."
Kirk fu interrotto dalla fragorosa risata del klingon che mostrò all'equipaggio i suoi denti acuminati.
"Non farmi ridere umano! Questa è una sfida. La mia sfida contro di te! Non mettere in mezzo l'Impero, la Federazione o chi altro vuoi. E' tempo di combattere!"
Kontar chiuse la comunicazione e lo schermo della plancia tornò a mostrare la consueta visione delle stelle.
"E' proprio cocciuto" commentò Kirk massaggiandosi nervosamente il mento.
"Spock dove si trova la Breth'Ta?" domandò subito dopo.
"Difficile dirlo capitano. Sto tentando di rilevare qualche tipo di emissione dei loro motori ma al momento con esito negativo."
"La scia di tachioni?" suggerì Kirk.
"Scomparsa. E' presumibile che sia un effetto indesiderato solamente quando il vascello viaggia a velocità di curvatura. A velocità d'impulso la nave nemica non sembra essere rilevabile dai nostri sensori" concluse il vulcaniano.
"Signor Riker non è che ha a disposizione un'altra delle sue brillanti intuizioni?"
Will si voltò verso Kirk sorpreso ed allo stesso tempo orgoglioso di vedere il leggendario capitano Kirk domandare proprio a lui una soluzione ad un problema.
Ma Will non aveva nulla in serbo. Forse Data avrebbe potuto ricavare il massimo dagli antiquati sensori di quell'Enterprise richiamandone gli schemi tecnici da una banca dati, ma al momento l'androide non era ovviamente disponibile.
"Mi dispiace capitano, non ho nessun suggerimento valido in merito" si limitò a rispondere Will scrollando le spalle.
Kirk fece una smorfia di disappunto.
"Non importa. Ha già fatto abbastanza. Ora tocca a qualcun altro salvare la baracca da quel pazzo invasato la fuori" non terminò di parlare quando la plancia fu scossa violentemente e costrinse tutti i presenti ad aggrapparsi a qualcosa per non cadere a terra.
"Colpo diretto agli scudi ventrali. La nave klingon è riapparsa sugli schermi capitano" annunciò Spock prontamente.
"Signor Riker pronto a replicare al fuoco. Mi raccomando questa volta, miri ai generatori e veda di non mancare il bersaglio."
La voce di Kirk spronò William a fare del suo meglio con quel sistema antiquato di puntamento con cui aveva scarsa dimestichezza. Ma fu del tutto inutile in quanto la Breth'Ta tanto velocemente era riapparsa quanto scomparsa.
Passarono pochi secondi ed un altro colpo mise a dura prova gli scudi dell'Enterprise ma nuovamente la nave klingon tornò a sfruttare il vantaggio tattico fornito dall'occultamento.
Al terzo passaggio Will cominciò a provare una certa frustrazione ed impotenza di fronte ad un nemico che non poteva essere visto.
"Stanno usando una tattica mordi e fuggi capitano"
"Non occorreva che precisasse Spock. La userei anch'io se avessi un dispositivo d'occultamento, preferirei invece che mi suggerisse delle contro mosse prima che ci faccia a pezzi" brontolò il capitano.
All'ennesimo scuotimento della plancia parve a tutti evidente che le minacce di Kontar sarebbero potute diventare una spiacevole realtà e Will iniziò a temere di doversi confrontare veramente in un corpo a corpo con una legione di klingon armati fino ai denti.


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