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La tazza di tè Earl Grey fumante era poggiata da alcuni minuti
sulla scrivania della saletta tattica del capitano. Picard l'aveva
ordinata al replicatore come suo solito, limitandosi ad un piccolo
sorseggio giusto per controllare che fosse di suo gradimento. Con
sorpresa gli parve che il contenuto della tazza fosse quel giorno
particolarmente sgradevole. Sulle prime gli venne spontaneo accusare
il replicatore alimentare ma realizzò rapidamente che il
problema non stava nel complesso macchinario installato in un angolo
della saletta ma in lui stesso, stressato e stanco a causa della
tensione che lo attanagliava. Picard non aveva quasi chiuso occhio
durante il turno di riposo. L'angoscia per la sorte di Beverly lo
aveva tenuto con gli occhi sbarrati, incapace di non riflettere,
anche solo un momento, circa tutte le implicazioni, possibilità,
vie di fuga o tranelli che la situazione stava loro presentando.
La scoperta dei corpi dell'equipaggio dell'Artemis fluttuanti senza
vita nello spazio aveva aggravato ulteriormente il quadro complessivo
degli eventi. Ora Picard non solo temeva per la vita della dottoressa
ma per quella di tutti gli uomini d'equipaggio dell'Enterprise lasciati
a bordo dell'Artemis.
- Doveva essere una missione di routine - pensò fra sé
il capitano facendo non troppo velata ironia mentre, con le braccia
conserte, osservava le stelle filare via veloci dall'oblò
della saletta tattica.
Picard non stava più nella pelle per la spasmodica attesa,
mancava poco più di mezz'ora al contatto con la Artemis ma
era consapevole che gli sarebbero sembrate ore.
Per ingannare l'attesa tornò a sedersi ala sua scrivania
riprendendo istintivamente la tazza di the in mano e portandosela
alla bocca. Ma il contenuto continuava ad avere un sapore sgradevole,
diverso dal solito per cui abbandonò definitivamente l'idea,
poggiando la tazza il più lontano possibile.
Diede nuovamente un'occhiata rapida a tutti i dati a disposizione
relativamente a quanto stava accadendo, ma continuò a non
trovarci nulla di più di quanto non fossero a conoscenza.
Un punto in particolare però lo preoccupava più delle
altre: alla voce virus ancora non vi compariva accanto la parola
cura efficace nonostante da ormai parecchio tempo tutto lo staff
medico della nave ci stesse lavorando con impegno e professionalità.
"Signor
Spock alternative?"
"Sto tentando di studiare le mosse del klingon capitano al
fine di individuarne uno schema d'attacco riconoscibile e quindi
anticipabile, ma al momento non ho nessun dato significativo da
sottoporle."
Kirk strinse con forza i braccioli della sua poltrona mentre la
plancia dell'Enterprise veniva nuovamente scossa da un colpo di
disgregatore andato a segno.
"Riker, faccia fuoco con i phaser, tutte le batterie. Punti
verso
Dove meglio crede!"
"Si capitano" rispose Riker che cercò di fare del
suo meglio con delle salve ad ampio spettro che avrebbero avuto
maggiori possibilità di colpire la nave klingon anche se
in tale modalità la potenza sarebbe stata decine di volte
inferiore alla massima nominale. - Meglio un colpo di striscio che
niente - si disse Will mentre azionava i contatti che alimentavano
il circuito dei phaser di prua. Saette rossastre tinsero lo spazio
di fronte a loro ma si persero nel vuoto senza alcun risultato e
subito dopo la plancia tornò a tremare. Kontar era apparso
alle loro spalle mettendo a segno un altro colpo.
"Scott a capitano!"
"Qui Kirk. Che succede direttore?"
"Succede che il generatore principale sta cedendo. I nostri
scudi non potranno reggere ancora a lungo bordate del genere signore.
Rischiamo di perdere tutto il sistema in un colpo solo e
"
"Lo so Scott. Cerchi di fare il possibile come sempre"
lo interruppe Kirk che in quel momento non aveva bisogno di sentirsi
dire che la tattica di Kontar stava avendo un discreto successo.
"Capitano credo che l'unica l'alternativa attuabile sia la
ritirata"
Kirk si voltò di scatto verso Spock con l'aria di uno che
non stava credendo a quanto avevano udito le proprie orecchie lanciandogli
un'occhiata piena di rabbia e stupore.
Spock rimase impassibile o quasi limitandosi ad inarcare come suo
solito un sopracciglio, segno che in qualche modo era rimasto colpito
dalla reazione fortemente emotiva del suo capitano.
"E lasciare che quel klingon spaccone possa andarsene in giro
indisturbato per la galassia vantandosi di aver messo in fuga l'ammiraglia
della Flotta Stellare?" Il tono di Kirk era deciso e si poteva
notare senza difficoltà che era colmo di rabbia fino all'orlo.
L'opzione proposta da Spock, per quando lo stesso Kirk l'avesse
comunque già presa in considerazione e sembrasse non solo
la più logica ma forse l'unica con una sufficiente probabilità
di successo, aveva però il difetto di ferire mortalmente
l'orgoglio del capitano più cocciuto di tutta la flotta,
che avrebbe preferito combattere corpo a corpo che ammettere la
propria inferiorità.
"Infermeria a capitano. Che diamine sta succedendo Jim?"
La voce del dottor McCoy giunse in plancia a spezzare il momento
di tensione emotiva che si era creato fra il capitano ed il suo
primo ufficiale.
Kirk premette il pulsante dell'intercom, tentando di riprendere
un tono di voce il più piatto e neutro possibile "Bones
mi spiace per lei e i suoi ragazzi ma abbiamo un klingon qua fuori
che non vuole lasciarci strada senza pagare dazio per cui se mi
ha contattato solamente per dirmi che in queste condizioni non riesce
a sintetizzare i suoi farmaci come vorrebbe, sappia che non è
proprio il momento" nonostante l'impegno Jim terminò
la frase in un tono crescente ed evidentemente indispettito.
"D'accordo Jim. Faccia del suo meglio. McCoy chiudo."
Rispose semplicemente il dottore comprendendo che la situazione
era davvero seria e che una sua lamentela sarebbe stata del tutto
inutile e fuori luogo. L'Enterprise era in battaglia e la priorità
principale era uscirne con le ossa ancora intere. Il resto poteva
aspettare.
Jim abbozzò un sorriso quasi impercettibile. Non gli capitava
spesso di riuscire a zittire McCoy. L'ennesimo scossone alla sua
plancia levò dalla bocca di Kirk ogni residuo di compiacimento
rigettandolo nella mischia.
"Data
a Capitano Picard"
"Qui Picard. Mi dica signor Data"
"Siamo a cinque minuti dall'obiettivo signore. Sto preparando
la nave ad uscire dalla curvatura"
"Arrivo Picard chiudo"
Picard si alzò dalla poltrona della saletta tattica, aggiustandosi
l'uniforme come suo solito e con passo deciso raggiunse la grande
e spaziosa plancia della sua nave.
Dei suoi ufficiali superiori era presente solo Data, mentre il resto
del personale era leggermente ridotto rispetto allo standard in
quanto era in corso quello che veniva considerato come il turno
notturno e che vedeva funzionare l'Enterprise con un numero relativamente
ridotto di personale, soprattutto per i servizi non essenziali quale
la scuola di bordo o gli intrattenimenti. Naturalmente il personale
in servizio era ampiamente sufficiente per sopperire a qualsiasi
necessità anche nei casi di emergenza che non erano certamente
così cortesi da attendere i turni diurni per verificarsi.
Raramente Picard si era trovato al comando durante tale turno che
solitamente lasciava a Riker o a Data e trovò straniante
sedersi alla sua poltrona senza accanto nessuno e solo uno sparuto
guardiamarina alle spalle. In compenso regnava un'inconsueta calma
che non trovò per nulla disprezzabile.
"Capitano stiamo uscendo dalla curvatura. Devo contattare la
Artemis?"
"Cerchi di contattare il tenente Worf per primo. Tenti una
chiamata diretta senza passare per il sistema di comunicazione dell'Artemis"
ordinò Picard.
"Sissignore. Ma non garantisco che funzionerà. I sensori
rilevano ancora la presenza di perdite radioattive provenienti dai
motori ad impulso della nave che stanno rendendo difficoltose le
comunicazioni" rispose Data trafficando sulla sua consolle.
"Strano. Geordi dovrebbe averle sigillate da un pezzo ormai"
commentò il capitano in attesa di un a risposta dal klingon.
"Forse i motori sono in condizione peggiore del previsto o
altre emergenze hanno tenuto occupata la squadra di ingegneria.
La Artemis è una nave vetusta che non viene sottoposta a
regolare manutenzione da ben venti anni" precisò l'androide.
"Mi sorprende che sia ancora tutta d'un pezzo visto lo stress
che ha subito. Notizie da Worf?" riprese il capitano.
"No signore. Non risponde."
"Tenti allora con Geordi o con la dottoressa."
Passarono alcuni istanti finché l'androide scosse il capo,
segno che i suoi tentativi erano falliti.
"Capitano, credo che dovremo passare attraverso il sistema
di comunicazioni dell'Artemis. I singoli comunicatori delle tute
di isolamento non sono evidentemente sufficientemente potenti per
superare la radiazione"
Picard sbuffò indispettito. Avrebbe dovuto effettuare una
correzione in corsa ai suoi piani per tentare di cogliere di sorpresa
i coloni senza però rischiare di mettere ulteriormente a
repentaglio la vita dei suoi uomini. Picard temeva fortemente che
i Senders stessero nascondendo di essere gli autori di un ammutinamento
che era finito nel sangue.
"Non c'è altro modo per comunicare con loro?" domandò
sperando che Data, dotato di incredibili risorse tirasse fuori dal
cilindro una soluzione.
"Nulla che non richieda parecchie ore di lavoro signore"
rispose prontamente l'androide.
"Ore che noi non abbiamo Data. Vorrà dire che rischieremo
che i Senders sappiano che siamo qua fuori. In fondo dovremmo avere
comunque già ottenuto l'effetto che desideravamo. Data contatti
l'Artemis."
Data agì rapidamente sui controlli della sua consolle fino
a che non comparve sul suo volto un'espressione che pareva esprimere
sia concentrazione che preoccupazione.
"Che sta succedendo Data?"
"Strano capitano, non riesco a prendere contatto con l'Artemis
"
"A causa delle radiazioni?"
"No signore. Posso escludere quasi con certezza che la causa
siano le radiazioni. Il problema è che l'Artemis non risponde.
Sono certo che ci stanno ricevendo."
In Picard cominciarono a prendere corpo una serie di presentimenti
nefasti che lo indussero a temere che il peggio fosse già
accaduto e che ormai fosse troppo tardi per i suoi ufficiali.
"Data rileva dei segni vitali a bordo dell'Artemis?"
"Si signore. Sono tutti umani tranne uno. È Worf. Apparentemente
il loro segni vitali sono stabili anche se piuttosto deboli, a quanto
pare i sensori sono disturbati dalle radiazioni, non riesco a localizzarli
in modo preciso."
Picard tirò un sospiro di sollievo. Il terrificante pensiero
dei suoi uomini oramai senza vita, scaricati come rifiuti nello
spazio lo aveva sfiorato per qualche istante.
"E' presumibile che il sistema di comunicazione sia andato
fuori uso?" ipotizzò Picard.
"E' possibile capitano. Anzi la ritengo l'opzione più
probabile considerando lo stato dell'Artemis."
Data esitò qualche istante prima di proseguire, Picard avvertì
che l'androide stava elaborando una qualche teoria e difatti egli
riprese quasi immediatamente a parlare ipotizzando che l'Artemis
avesse subito un qualche danno di una certa rilevanza, tale da ripercuotersi
su altri sistemi, quale appunto quello delle comunicazioni e che
avesse tenuto impegnato Geordi ed i suoi uomini al punto da aver
dovuto rinunciare momentaneamente a sigillare le perdite ai motori.
"Il che significa una sola cosa signor Data: che hanno bisogno
di aiuto" concluse Picard alzandosi dalla poltrona.
"Signor Data a lei il comando. Mi teletrasporterò a
bordo con un'altra squadra di manutenzione e per prima cosa ripristineremo
le comunicazioni."
L'androide si voltò vero Picard che aveva quasi raggiunto
le porte del turboascensore "capitano le ricordo che secondo
regolamento è compito del primo ufficiale effettuare le missioni
di sbarco e
"
Picard interruppe Data con un rapido gesto della mano: "William
ora sta riposando. Lasciamolo dormire. E poi mi farà bene
sgranchirmi un po' le gambe!" concluse divertito il capitano
lasciando la sempre più vuota plancia dell'Enterprise
Le
luci della plancia si affievolirono lasciando tutti nel buio più
completo mentre questa veniva violentemente scossa. Durò
per fortuna solo qualche secondo, prima che i sistemi d'emergenza
entrassero in funzione tornando ad illuminare le facce spaurite
degli ufficiali di plancia, tranne quella di Riker che invece era
fintamente serio e contrito anche se in realtà si stava davvero
divertendo molto, unico consapevole di trovarsi all'interno di una
simulazione olografica.
"Colpo diretto capitano. Gli scudi ventrali e dorsali hanno
ceduto. Rilevo fluttuazioni di energia a livello del nucleo. Danni
allo scafo sui ponti quattordici e quindici. I campi di forza stanno
tenendo. Rapporti di feriti da tutti i ponti."
Il tono di Spock era apparentemente distaccato nonostante stesse
annunciando quello che per Kirk era forse il suo peggior incubo.
"Dannazione!" imprecò Kirk.
"Capitano! Stiamo perdendo il contenimento dell'antimateria.
Se continuiamo di questo passo non resterà nulla da tenere
insieme!" la voce di Scott era allarmata, pericolosamente vicina
al panico. L'ingegnere più di qualunque altro su quella nave
era consapevole di quanto fosse eccezionale quella macchina chiamata
Enterprise e delle meraviglie che era in grado di compiere ma allo
stesso tempo perfettamente conscio anche di tutti i suoi limiti.
Se Scott stava gridando disperatamente che il confine era sul punto
di essere superato significava che realmente la situazione era drammatica
e non vi era spazio per ulteriori esitazioni.
Kirk non voleva ammetterlo ma Kontar aveva avuto la meglio, anche
grazie al vantaggio tattico fornito dal dispositivo d'occultamento,
tecnologia che la Federazione si era rifiutata di accogliere ritenendolo
un sistema principalmente d'offesa di cui un'organizzazione che
aveva fatto della pace e della cooperazione i suoi principi fondanti
non avrebbe dovuto farne uso. Spesso Kirk, da buon militare si era
domandato quante vite invece si sarebbero potute salvare se anche
le navi della Flotta Stellare si fossero dotate di un simile dispositivo,
proprio lui che in una brillante missione era riuscito a sottrarne
uno ai temuti Romulani. L'orgoglio del capitano era stato ferito,
ma James T. Kirk non era diventato una celebrità solo perché,
la dove nessun uomo era giunto prima, era riuscito sempre a cavarsela
facendo appello a tutte le sue doti e alla sua combattività,
bensì anche grazie alla sua capacità di comprendere
quando fosse stato il caso di mettere da parte le questioni personali
e dare la precedenza al proprio equipaggio nonché battere
in ritirata di fronte ad un nemico impossibile da battere.
"Chekov imposti una rotta per la più vicina base stellare.
E porti la nave alla massima curvatura possibile. Non possiamo restare
qui un minuto di più."
Il russo eseguì rapidamente il comando mentre Kirk e il suo
primo ufficiale si scambiavano una rapida occhiata che segnava un
punto a favore del vulcaniano. Spock si limitò ad annuire,
quasi volesse complimentarsi con lui consapevole di quanto quella
scelta stesse costando all'orgoglio tipicamente umano di Kirk.
"Ponte a Scott. Ci serve tutta la potenza residua ai motori
di curvatura. Abbandoniamo il campo e corriamo in ritirata
Come cani bastonati
" commentò amaramente.
"Capisco signore. Farò il possibile per far mangiare
polvere ai klingon. Ma non si aspetti miracoli. Quaggiù la
situazione è critica, i cristalli di dilitio si sono surriscaldati
e non
"
"Come sempre Scott, la Sala Macchine è sua e lei è
sicuramente uno dei migliori ingegneri che la Flotta Stellare abbia
mai avuto. Confido che anche questa volta ci aiuterà a cavarci
dai guai" disse Kirk con voluta enfasi nell'intento di incitare
il proprio capo ingegnere.
"Sissignore. L'Enterprise è una gran bella nave e farò
di tutto perché continui a solcare la galassia ancora per
molto tempo!"
Riker osservava con stupore ed ammirazione il comportamento di quell'equipaggio
di quasi cento anni prima. Certo era solo una simulazione, ma era
molto accurata e verosimile. In tempi in cui la tecnologia dei viaggi
spaziali era ancora relativamente incerta e lo spazio della Federazione
limitato, uomini e donne di ogni razza si avventuravano con coraggio
in zone inesplorate affrontando l'ignoto. Anche lui con la sua Enterprise
aveva dovuto affrontare situazioni simili ma doveva ammettere che
il rapporto fra gli ufficiali superiori della sua Enterprise non
era così stretto ed emotivo come quello di Kirk con i suoi
uomini. A volte, Kirk più che il loro capitano sembrava essere
il loro migliore amico, capace di interloquire con ognuno dei suoi
uomini adattandosi alle caratteristiche di ognuno e trovando sempre
la via per spingerli a dare il massimo.
"Capitano, rotta per la base stellare K-2 inserita."
"Andiamocene di qua presto signor Chekov"
L'Enterprise schizzò via a velocità di curvatura lasciandosi
alle spalle i belligeranti klingon, ma Kirk era consapevole che
non avrebbero mollato la presa e si augurò che, anche se
aveva perduto lo scontro armato, almeno avrebbe vinto la gara di
velocità con il vascello klingon.
Picard
giunse nella sala teletrasporto accompagnato da una squadra piuttosto
nutrita di tecnici che avrebbero avuto il compito di coadiuvare
quella già al lavoro sull'Artemis e ristabilire quindi le
comunicazioni audio video con l'Enterprise. Mentre veniva aiutato
ad indossare la tuta protettiva Picard si augurò che la dottoressa
Crusher fosse riuscita a fare dei progressi sostanziali nella ricerca
di una cura per il misterioso virus frutto di una manipolazione
genetica che però i Neonaturalisti non avrebbero potuto ne
saputo mettere in atto. - A meno che non stiano nascondendo qualcosa
- commentò fra se Picard mentre con uno scatto secco il suo
casco veniva allacciato ermeticamente al resto della tuta.
"Picard a Data. Siamo pronti per il teletrasporto. Non appena
potremo riprenderemo contatto con l'Enterprise. Non dovrebbe volerci
più di un'ora" disse il capitano salendo sulla piattaforma
del teletrasporto in compagnia di una manciata di membri del suo
equipaggio.
"Capitano le devo raccomandare la massima prudenza" rispose
l'androide dalla plancia attraverso l'interfono.
"Stia tranquillo Data. Anche se è molto tempo che non
effettuo missioni di sbarco credo di sapermela ancora cavare. Picard
chiudo."
Picard guardò l'addetto alla consolle e gli fece un breve
cenno con la mano, segno che erano tutti pronti per il trasporto.
"Energia" ordinò e iniziarono a smaterializzarsi.
Una sensazione a cui Picard era abituato fin da quando era bambino
e che trovava assolutamente familiare.
Un paio di secondi dopo un corridoio semibuio si materializzò
davanti ai suoi occhi. Il trasporto era riuscito anche con l'interferenza
fastidiosa delle radiazioni.
"Da questa parte" fece cenno con un braccio Picard all'indirizzo
della squadra di riparazione. Tricorder alla mano Picard scandagliò
rapidamente con i sensori la nave richiamando dalla memoria la mappa
dell'Artemis e ci mise qualche secondo per orientarsi e trovare
la giusta via per la sala macchine.
Picard notò anch'egli la presenza di numerosi segni di bruciature
da phaser che punteggiavano il corridoio. - I Senders questa volta
dovranno dire la verità - si ripromise mentre con un passo
lento ed impacciato a causa della tuta ambientale raggiungeva la
sala motori.
Con sua grande sorpresa la sala era deserta. Il nucleo di curvatura
era spento così come buona parte delle consolle, molte delle
quali danneggiate gravemente. Picard trovò insolito che Geordi
non avesse lasciato nessuno a presidiare la sala macchine, segno
che le attenzioni del suo capo ingegnere e della sua squadra dovevano
essere state attirate da qualcosa che meritava veramente tutto il
loro impegno.
"Signor Sanchez si occupi della sala motori e veda di rimettere
in sesto il sistema di comunicazioni. Io andrò a cercare
il tenente La Forge e gli altri" ordinò Picard prima
di premere il pulsante sull'avambraccio sinistro della sua tuta
per attivare il sistema dell'intercom. All'interno della nave le
radiazioni non avrebbero disturbato il segnale e contò quindi
di riuscire a comunicare senza difficoltà ma inaspettatamente
non ottenne alcuna risposta.
"Picard a La Forge. Mi può sentire?"
Solo un flebile sottofondo di statica come risposta.
"Picard a Worf. Tenente risponda!"
Ogni tentativo di comunicare fallì miseramente. In Picard
cominciò a farsi strada una nuova ipotesi anche se al momento
gli riusciva difficile crede che dei coloni malati e disarmati fossero
riusciti a sopraffare i suoi uomini.
"Sanchez che cosa può essere?" domandò al
capo squadra.
"Non lo so signore. I nostri comunicatori funzionano perfettamente
ma non rispondono. Forse si sono guastati i loro
"
Picard si accigliò facendo capire al sottotenente Sanchez
che una tale eventualità era davvero improbabile e che non
se la sarebbe mai bevuta "
certo signore è davvero
difficile credere che tutti i comunicatori si siano guastati all'unisono"
corresse immediatamente il tiro il giovane tecnico intuendo quel
che stava passando per la testa del suo capitano.
"Deve essere successo qualcosa. Sanchez prenderò solo
un paio dei suoi uomini. Purtroppo dovrò promuoverli ad agenti
della sicurezza."
Sanchez annuì e fece cenno ad un paio di robusti ragazzi
umani di aggregarsi al capitano, il tutto mentre da una valigetta
estraeva dei phaser che consegnò loro ed al capitano.
"Sanchez cerchi di comunicare con l'Enterprise e dica loro
di teletrasportare sull'Artemis una nutrita squadra della sicurezza
appena possibile."
Sanchez annuì mentre Picard si infilava in un tubo di Jeffries,
unico modo per raggiungere il ponte in cui si trovava l'hangar due
dove era certo che avrebbe trovato delle risposte alle sue domande.
"Capitano
i klingon ci stanno inseguendo"
Spock quel giorno aveva portato solo brutte notizie, fu la riflessione
di Kirk mentre osservava lo schermo principale dell'Enterprise inquadrare
l'incrociatore Breth'Ta lanciato all'inseguimento della sua malridotta
nave.
"C'era da aspettarselo. I klingon non mollano mai la preda,
soprattutto quando lascia dietro si sé una scia di sangue
durante la fuga, proprio come noi" commentò amaramente.
"Similitudine cruenta ma azzeccata capitano" commentò
a sua volta il vulcaniano "in effetti stiamo perdendo plasma
dalla gondola di sinistra. Stiamo lasciando una scia molto visibile.
In queste condizioni sarà estremamente difficile riuscire
a seminare i klingon."
Kirk annuì con la testa, segno che aveva ricevuto l'informazione
e subito il suo cervello si mise all'opera per tentare di trovare
un'altra via, che non fosse la mera fuga, per impedire che la sua
nave venisse fatta a pezzi.
"Capitano, Kontar sta comunicando. Solo audio" annunciò
Uhura passando il tutto in plancia senza attendere l'approvazione
del suo capitano.
"Kirk! La fuga non ti servirà. Rassegnati questo è
il giorno in cui la tua buona stella si spegnerà. E sarò
io a farlo. Lascia che ti abbordi. I miei uomini saranno pietosi
con i tuoi. Garantisco una morte veloce ed onorevole"
Kirk strinse i denti e poi si alzò in piedi facendo cenno
ad Uhura di aprire un canale per la risposta.
"Kontar fossi in te non canterei vittoria così facilmente.
Devi ancora riuscire a prendermi. E se anche tu ci riuscissi preparati
ad un combattimento corpo a corpo. Se vuoi l'Enterprise dovrai sudartela
ponte dopo ponte!"
"Proprio quello che speravo! Aspettami presto saremo faccia
a faccia" rispose Kontar prima di chiudere le comunicazioni.
"Maledetto klingon che tu sia dannato!" imprecò
Kirk prima di tornare a sedersi e riprendere a riflettere sul da
farsi per uscire dall'impaccio.
"Capitano la Breth'Ta sta accelerando. Saremo a tiro dei loro
disgregatori fra due minuti e dodici secondi"
"Chekov compensi l'aumento di velocità. Non li lasci
avvicinare" ordinò Kirk.
"Signore siamo già a velocità nove punto quattro.
Temo che se accelerassimo ancora andrà tutto in pezzi!"
obiettò il russo con voce tremante.
"Signor Chekov esegua. Vedrà che la nave reggerà"
rispose risoluto Kirk che mai come in quel momento confidava nella
sua buona stella che da anni, in parecchie missioni portate a termine
con successo, lo accompagnava fedele.
"Sissignore
" balbettò Chekov prima di eseguire
l'ordine ed agire sul controllo della velocità.
"Curvatura nove punto sei signore. Ci siamo uniformati alla
velocità del vascello klingon. Distanza quattro milioni di
chilometri. Ancora fuori dal tiro delle loro armi"
"Ottimo lavoro Chekov" si complimentò Kirk alzando
la voce per sovrastare l'assordante rumore dei motori di curvatura
messi sotto sforzo mentre tutto intorno la plancia stava vibrando
paurosamente.
Riker si aggrappò alla consolle. Le vibrazioni erano così
forti che faticava a focalizzare i pulsanti davanti a lui. Intorno
solo facce al limite di una crisi nervosa che tentavano di mantenere
il controllo di fronte ad una situazione che pareva non avere una
via d'uscita.
"Signor Spock, non possiamo batterli, non possiamo seminarli.
Quali alternative non ho considerato?"
Spock sollevò gli occhi dal visore e congiunse le mani davanti
al petto "capitano per quanto possa sembrare un'opzione sgradevole,
credo che l'unico modo che abbiamo per battere i klingon sia quello
di spingerli ad abbordare l'Enterprise. A quel punto godremo di
un notevole vantaggio tattico in quanto un vascello di classe D-7
solitamente ha un equipaggio pari al nostro numericamente parlando.
Ipotizzo che Kontar non possa privarsi di più di due terzi
dei suoi effettivi. A quel punto saremmo in un rapporto di forze
di circa tre a due con il fattore campo a nostro favore."
"Spock, se ci fermiamo Kontar ci farà saltare in aria
"
"Non credo capitano. Il suo desiderio è di conquistare
l'Enterprise ed esibirla come bottino di guerra, non polverizzarla.
Ho motivo di ipotizzare che cercherà prima ad ogni costo
di conquistarla senza danneggiarla irrimediabilmente. E mentre i
suoi uomini saranno a bordo non potrà usare i suoi disgregatori
contro di noi. Se riuscissimo a sopraffare le squadre di abbordaggio
klingon potremmo poi intraprendere un'azione di contro-abbordaggio
e mettere fine alla carriera di Kontar."
Kirk sembrò riflettere qualche secondo sulla proposta offerta
dal vulcaniano.
"Spock è assurdo. Se lasciamo salire a bordo i klingon
e non riusciamo a respingerli
"
"Comunque vada capitano non possiamo sfuggire a Kontar. I nostri
motori sono troppo danneggiati e rischiamo di bruciare i cristalli
di dilitio. Se accadesse resteremmo senza la propulsione di curvatura
nonché senza una fonte di energia. Sarebbe comunque una disfatta."
Il ragionamento del vulcaniano non faceva una grinza. Ma a Kirk
l'idea che dei klingon riuscissero un'altra volta a mettere piede
a bordo della sua nave, come era accaduto anni prima e ritrovarsi
nuovamente a combattere lungo gli stretti corridoi dell'Enterprise
non piaceva affatto.
"Che possibilità di successo abbiamo?"
"Secondo una stima ottimistica del cinquantasei virgola ventuno
percento capitano"
Kirk tornò a massaggiarsi il mento nervosamente e poi attivò
l'intercom dalla sua poltrona.
"Qui è il capitano che parla. Prepararsi a venire abbordati.
Attivazione del piano di difesa Alfa Gamma Nove. Tutti ai propri
posti di combattimento. Signori ci aspetta una dura battaglia per
la sopravvivenza contro i klingon. Mi aspetto da voi il massimo.
Kirk chiudo" quando ebbe finito sospirò profondamente
domandandosi ancora se avesse preso la scelta giusta.
Con
un colpo deciso Picard spinse la maniglia dell'apertura manuale
al termine del tubo di Jeffries che l'avrebbe portato a ridosso
dell'hangar due.
Faticosamente, impacciato dalla tuta ambientale si sollevò
sul pavimento aiutando successivamente i due tecnici che gli stavano
facendo da scorta.
Provò ancora a contattare i suoi uomini ma non ottenne alcuna
risposta. Il tricorder indicava chiaramente che le uniche forme
di vita presenti sull'Artemis si trovavano tutte nell'hangar due
e la cosa puzzava di bruciato. Nessun sistema essenziale al funzionamento
della nave era collocato a ridosso dell'hangar e non aveva quindi
senso che Geordi e tutti i tecnici si trovassero proprio laggiù.
"Da questa parte. Phaser pronti su stordimento"
I tre avanzarono lentamente, debolmente illuminati dalle luci tremolanti
del corridoio dell'Artemis. Poco avanti a loro una porta leggermente
più grande delle altre con la dicitura che inequivocabilmente
indicava che erano giunti a destinazione.
Picard fece ancora una scansione con il tricorder alla ricerca di
fonti di energia che potessero indicargli la presenza di un qualche
tipo di arma ad energia.
"Nulla" disse a bassa voce. Mise via il tricorder agganciandolo
alla tuta e lo sostituì con il phaser mentre con la mano
rimasta libera azionò il controllo di apertura delle porte
dell'hangar.
Davanti a lui si aprì lo spettacolo di decine di esseri umani
sdraiati a terra, sistemati in file parallele, alcuni ancora coperti
con delle pelli o stracci, altri con coperte standard della Flotta.
Più lontano poté intravedere la dottoressa Crusher
piegata su uno strumento medico e si tranquillizzò. Tutto
quindi pareva essere sotto controllo. Varcò quindi la porta
dell'hangar seguito dalla scorta e solo a quel punto si rese conto
che forse non era proprio tutto come avrebbe dovuto essere. Sulla
destra, nascoste da delle casse vi erano due tute ambientali dell'Enterprise
gettate malamente a terra. Senza che vi fosse evidenza dei loro
occupanti naturalmente.
"Che cosa sta succedendo qui?" disse Picard guardandosi
rapidamente intorno giusto in tempo per vedere sbucare come dal
nulla Amalia Senders con in mano quello che sembrava un vecchio
phaser della Flotta, tenendolo puntato verso di loro.
"Abbassate le vostre armi!" urlò la donna.
Uno dei due tecnici che stava facendo da scorta al capitano tentò
istintivamente di puntare la propria arma verso la donna ma scomparve
nel nulla, vaporizzato da una serie di raggi d'energia che lo raggiunsero
da un po' tutte le direzioni.
Da sopra le loro teste, lungo una passerella di manutenzione, da
dietro altre casse, da terra dove qualcuno stava fingendo di essere
un colono malato, una decina di uomini armati comparvero davanti
a Picard.
"Benvenuto a bordo capitano. Da questo momento sarà
mio ospite" disse Amalia mentre Picard e il tecnico superstite
venivano disarmati e trascinati via a forza.
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