Veridiano3.com
VAI AL CAPITOLO: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15] [16] [17] [18] [19] [Epilogo]

L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ARTEMIS
CAPITOLO 7

La tazza di tè Earl Grey fumante era poggiata da alcuni minuti sulla scrivania della saletta tattica del capitano. Picard l'aveva ordinata al replicatore come suo solito, limitandosi ad un piccolo sorseggio giusto per controllare che fosse di suo gradimento. Con sorpresa gli parve che il contenuto della tazza fosse quel giorno particolarmente sgradevole. Sulle prime gli venne spontaneo accusare il replicatore alimentare ma realizzò rapidamente che il problema non stava nel complesso macchinario installato in un angolo della saletta ma in lui stesso, stressato e stanco a causa della tensione che lo attanagliava. Picard non aveva quasi chiuso occhio durante il turno di riposo. L'angoscia per la sorte di Beverly lo aveva tenuto con gli occhi sbarrati, incapace di non riflettere, anche solo un momento, circa tutte le implicazioni, possibilità, vie di fuga o tranelli che la situazione stava loro presentando.
La scoperta dei corpi dell'equipaggio dell'Artemis fluttuanti senza vita nello spazio aveva aggravato ulteriormente il quadro complessivo degli eventi. Ora Picard non solo temeva per la vita della dottoressa ma per quella di tutti gli uomini d'equipaggio dell'Enterprise lasciati a bordo dell'Artemis.
- Doveva essere una missione di routine - pensò fra sé il capitano facendo non troppo velata ironia mentre, con le braccia conserte, osservava le stelle filare via veloci dall'oblò della saletta tattica.
Picard non stava più nella pelle per la spasmodica attesa, mancava poco più di mezz'ora al contatto con la Artemis ma era consapevole che gli sarebbero sembrate ore.
Per ingannare l'attesa tornò a sedersi ala sua scrivania riprendendo istintivamente la tazza di the in mano e portandosela alla bocca. Ma il contenuto continuava ad avere un sapore sgradevole, diverso dal solito per cui abbandonò definitivamente l'idea, poggiando la tazza il più lontano possibile.
Diede nuovamente un'occhiata rapida a tutti i dati a disposizione relativamente a quanto stava accadendo, ma continuò a non trovarci nulla di più di quanto non fossero a conoscenza. Un punto in particolare però lo preoccupava più delle altre: alla voce virus ancora non vi compariva accanto la parola cura efficace nonostante da ormai parecchio tempo tutto lo staff medico della nave ci stesse lavorando con impegno e professionalità.

"Signor Spock alternative?"
"Sto tentando di studiare le mosse del klingon capitano al fine di individuarne uno schema d'attacco riconoscibile e quindi anticipabile, ma al momento non ho nessun dato significativo da sottoporle."
Kirk strinse con forza i braccioli della sua poltrona mentre la plancia dell'Enterprise veniva nuovamente scossa da un colpo di disgregatore andato a segno.
"Riker, faccia fuoco con i phaser, tutte le batterie. Punti verso… Dove meglio crede!"
"Si capitano" rispose Riker che cercò di fare del suo meglio con delle salve ad ampio spettro che avrebbero avuto maggiori possibilità di colpire la nave klingon anche se in tale modalità la potenza sarebbe stata decine di volte inferiore alla massima nominale. - Meglio un colpo di striscio che niente - si disse Will mentre azionava i contatti che alimentavano il circuito dei phaser di prua. Saette rossastre tinsero lo spazio di fronte a loro ma si persero nel vuoto senza alcun risultato e subito dopo la plancia tornò a tremare. Kontar era apparso alle loro spalle mettendo a segno un altro colpo.
"Scott a capitano!"
"Qui Kirk. Che succede direttore?"
"Succede che il generatore principale sta cedendo. I nostri scudi non potranno reggere ancora a lungo bordate del genere signore. Rischiamo di perdere tutto il sistema in un colpo solo e…"
"Lo so Scott. Cerchi di fare il possibile come sempre" lo interruppe Kirk che in quel momento non aveva bisogno di sentirsi dire che la tattica di Kontar stava avendo un discreto successo.
"Capitano credo che l'unica l'alternativa attuabile sia la ritirata"
Kirk si voltò di scatto verso Spock con l'aria di uno che non stava credendo a quanto avevano udito le proprie orecchie lanciandogli un'occhiata piena di rabbia e stupore.
Spock rimase impassibile o quasi limitandosi ad inarcare come suo solito un sopracciglio, segno che in qualche modo era rimasto colpito dalla reazione fortemente emotiva del suo capitano.
"E lasciare che quel klingon spaccone possa andarsene in giro indisturbato per la galassia vantandosi di aver messo in fuga l'ammiraglia della Flotta Stellare?" Il tono di Kirk era deciso e si poteva notare senza difficoltà che era colmo di rabbia fino all'orlo. L'opzione proposta da Spock, per quando lo stesso Kirk l'avesse comunque già presa in considerazione e sembrasse non solo la più logica ma forse l'unica con una sufficiente probabilità di successo, aveva però il difetto di ferire mortalmente l'orgoglio del capitano più cocciuto di tutta la flotta, che avrebbe preferito combattere corpo a corpo che ammettere la propria inferiorità.
"Infermeria a capitano. Che diamine sta succedendo Jim?"
La voce del dottor McCoy giunse in plancia a spezzare il momento di tensione emotiva che si era creato fra il capitano ed il suo primo ufficiale.
Kirk premette il pulsante dell'intercom, tentando di riprendere un tono di voce il più piatto e neutro possibile "Bones mi spiace per lei e i suoi ragazzi ma abbiamo un klingon qua fuori che non vuole lasciarci strada senza pagare dazio per cui se mi ha contattato solamente per dirmi che in queste condizioni non riesce a sintetizzare i suoi farmaci come vorrebbe, sappia che non è proprio il momento" nonostante l'impegno Jim terminò la frase in un tono crescente ed evidentemente indispettito.
"D'accordo Jim. Faccia del suo meglio. McCoy chiudo." Rispose semplicemente il dottore comprendendo che la situazione era davvero seria e che una sua lamentela sarebbe stata del tutto inutile e fuori luogo. L'Enterprise era in battaglia e la priorità principale era uscirne con le ossa ancora intere. Il resto poteva aspettare.
Jim abbozzò un sorriso quasi impercettibile. Non gli capitava spesso di riuscire a zittire McCoy. L'ennesimo scossone alla sua plancia levò dalla bocca di Kirk ogni residuo di compiacimento rigettandolo nella mischia.

"Data a Capitano Picard"
"Qui Picard. Mi dica signor Data"
"Siamo a cinque minuti dall'obiettivo signore. Sto preparando la nave ad uscire dalla curvatura"
"Arrivo Picard chiudo"
Picard si alzò dalla poltrona della saletta tattica, aggiustandosi l'uniforme come suo solito e con passo deciso raggiunse la grande e spaziosa plancia della sua nave.
Dei suoi ufficiali superiori era presente solo Data, mentre il resto del personale era leggermente ridotto rispetto allo standard in quanto era in corso quello che veniva considerato come il turno notturno e che vedeva funzionare l'Enterprise con un numero relativamente ridotto di personale, soprattutto per i servizi non essenziali quale la scuola di bordo o gli intrattenimenti. Naturalmente il personale in servizio era ampiamente sufficiente per sopperire a qualsiasi necessità anche nei casi di emergenza che non erano certamente così cortesi da attendere i turni diurni per verificarsi. Raramente Picard si era trovato al comando durante tale turno che solitamente lasciava a Riker o a Data e trovò straniante sedersi alla sua poltrona senza accanto nessuno e solo uno sparuto guardiamarina alle spalle. In compenso regnava un'inconsueta calma che non trovò per nulla disprezzabile.
"Capitano stiamo uscendo dalla curvatura. Devo contattare la Artemis?"
"Cerchi di contattare il tenente Worf per primo. Tenti una chiamata diretta senza passare per il sistema di comunicazione dell'Artemis" ordinò Picard.
"Sissignore. Ma non garantisco che funzionerà. I sensori rilevano ancora la presenza di perdite radioattive provenienti dai motori ad impulso della nave che stanno rendendo difficoltose le comunicazioni" rispose Data trafficando sulla sua consolle.
"Strano. Geordi dovrebbe averle sigillate da un pezzo ormai" commentò il capitano in attesa di un a risposta dal klingon.
"Forse i motori sono in condizione peggiore del previsto o altre emergenze hanno tenuto occupata la squadra di ingegneria. La Artemis è una nave vetusta che non viene sottoposta a regolare manutenzione da ben venti anni" precisò l'androide.
"Mi sorprende che sia ancora tutta d'un pezzo visto lo stress che ha subito. Notizie da Worf?" riprese il capitano.
"No signore. Non risponde."
"Tenti allora con Geordi o con la dottoressa."
Passarono alcuni istanti finché l'androide scosse il capo, segno che i suoi tentativi erano falliti.
"Capitano, credo che dovremo passare attraverso il sistema di comunicazioni dell'Artemis. I singoli comunicatori delle tute di isolamento non sono evidentemente sufficientemente potenti per superare la radiazione"
Picard sbuffò indispettito. Avrebbe dovuto effettuare una correzione in corsa ai suoi piani per tentare di cogliere di sorpresa i coloni senza però rischiare di mettere ulteriormente a repentaglio la vita dei suoi uomini. Picard temeva fortemente che i Senders stessero nascondendo di essere gli autori di un ammutinamento che era finito nel sangue.
"Non c'è altro modo per comunicare con loro?" domandò sperando che Data, dotato di incredibili risorse tirasse fuori dal cilindro una soluzione.
"Nulla che non richieda parecchie ore di lavoro signore" rispose prontamente l'androide.
"Ore che noi non abbiamo Data. Vorrà dire che rischieremo che i Senders sappiano che siamo qua fuori. In fondo dovremmo avere comunque già ottenuto l'effetto che desideravamo. Data contatti l'Artemis."
Data agì rapidamente sui controlli della sua consolle fino a che non comparve sul suo volto un'espressione che pareva esprimere sia concentrazione che preoccupazione.
"Che sta succedendo Data?"
"Strano capitano, non riesco a prendere contatto con l'Artemis…"
"A causa delle radiazioni?"
"No signore. Posso escludere quasi con certezza che la causa siano le radiazioni. Il problema è che l'Artemis non risponde. Sono certo che ci stanno ricevendo."
In Picard cominciarono a prendere corpo una serie di presentimenti nefasti che lo indussero a temere che il peggio fosse già accaduto e che ormai fosse troppo tardi per i suoi ufficiali.
"Data rileva dei segni vitali a bordo dell'Artemis?"
"Si signore. Sono tutti umani tranne uno. È Worf. Apparentemente il loro segni vitali sono stabili anche se piuttosto deboli, a quanto pare i sensori sono disturbati dalle radiazioni, non riesco a localizzarli in modo preciso."
Picard tirò un sospiro di sollievo. Il terrificante pensiero dei suoi uomini oramai senza vita, scaricati come rifiuti nello spazio lo aveva sfiorato per qualche istante.
"E' presumibile che il sistema di comunicazione sia andato fuori uso?" ipotizzò Picard.
"E' possibile capitano. Anzi la ritengo l'opzione più probabile considerando lo stato dell'Artemis."
Data esitò qualche istante prima di proseguire, Picard avvertì che l'androide stava elaborando una qualche teoria e difatti egli riprese quasi immediatamente a parlare ipotizzando che l'Artemis avesse subito un qualche danno di una certa rilevanza, tale da ripercuotersi su altri sistemi, quale appunto quello delle comunicazioni e che avesse tenuto impegnato Geordi ed i suoi uomini al punto da aver dovuto rinunciare momentaneamente a sigillare le perdite ai motori.
"Il che significa una sola cosa signor Data: che hanno bisogno di aiuto" concluse Picard alzandosi dalla poltrona.
"Signor Data a lei il comando. Mi teletrasporterò a bordo con un'altra squadra di manutenzione e per prima cosa ripristineremo le comunicazioni."
L'androide si voltò vero Picard che aveva quasi raggiunto le porte del turboascensore "capitano le ricordo che secondo regolamento è compito del primo ufficiale effettuare le missioni di sbarco e…"
Picard interruppe Data con un rapido gesto della mano: "William ora sta riposando. Lasciamolo dormire. E poi mi farà bene sgranchirmi un po' le gambe!" concluse divertito il capitano lasciando la sempre più vuota plancia dell'Enterprise

Le luci della plancia si affievolirono lasciando tutti nel buio più completo mentre questa veniva violentemente scossa. Durò per fortuna solo qualche secondo, prima che i sistemi d'emergenza entrassero in funzione tornando ad illuminare le facce spaurite degli ufficiali di plancia, tranne quella di Riker che invece era fintamente serio e contrito anche se in realtà si stava davvero divertendo molto, unico consapevole di trovarsi all'interno di una simulazione olografica.
"Colpo diretto capitano. Gli scudi ventrali e dorsali hanno ceduto. Rilevo fluttuazioni di energia a livello del nucleo. Danni allo scafo sui ponti quattordici e quindici. I campi di forza stanno tenendo. Rapporti di feriti da tutti i ponti."
Il tono di Spock era apparentemente distaccato nonostante stesse annunciando quello che per Kirk era forse il suo peggior incubo.
"Dannazione!" imprecò Kirk.
"Capitano! Stiamo perdendo il contenimento dell'antimateria. Se continuiamo di questo passo non resterà nulla da tenere insieme!" la voce di Scott era allarmata, pericolosamente vicina al panico. L'ingegnere più di qualunque altro su quella nave era consapevole di quanto fosse eccezionale quella macchina chiamata Enterprise e delle meraviglie che era in grado di compiere ma allo stesso tempo perfettamente conscio anche di tutti i suoi limiti. Se Scott stava gridando disperatamente che il confine era sul punto di essere superato significava che realmente la situazione era drammatica e non vi era spazio per ulteriori esitazioni.
Kirk non voleva ammetterlo ma Kontar aveva avuto la meglio, anche grazie al vantaggio tattico fornito dal dispositivo d'occultamento, tecnologia che la Federazione si era rifiutata di accogliere ritenendolo un sistema principalmente d'offesa di cui un'organizzazione che aveva fatto della pace e della cooperazione i suoi principi fondanti non avrebbe dovuto farne uso. Spesso Kirk, da buon militare si era domandato quante vite invece si sarebbero potute salvare se anche le navi della Flotta Stellare si fossero dotate di un simile dispositivo, proprio lui che in una brillante missione era riuscito a sottrarne uno ai temuti Romulani. L'orgoglio del capitano era stato ferito, ma James T. Kirk non era diventato una celebrità solo perché, la dove nessun uomo era giunto prima, era riuscito sempre a cavarsela facendo appello a tutte le sue doti e alla sua combattività, bensì anche grazie alla sua capacità di comprendere quando fosse stato il caso di mettere da parte le questioni personali e dare la precedenza al proprio equipaggio nonché battere in ritirata di fronte ad un nemico impossibile da battere.
"Chekov imposti una rotta per la più vicina base stellare. E porti la nave alla massima curvatura possibile. Non possiamo restare qui un minuto di più."
Il russo eseguì rapidamente il comando mentre Kirk e il suo primo ufficiale si scambiavano una rapida occhiata che segnava un punto a favore del vulcaniano. Spock si limitò ad annuire, quasi volesse complimentarsi con lui consapevole di quanto quella scelta stesse costando all'orgoglio tipicamente umano di Kirk.
"Ponte a Scott. Ci serve tutta la potenza residua ai motori di curvatura. Abbandoniamo il campo e corriamo in ritirata… Come cani bastonati…" commentò amaramente.
"Capisco signore. Farò il possibile per far mangiare polvere ai klingon. Ma non si aspetti miracoli. Quaggiù la situazione è critica, i cristalli di dilitio si sono surriscaldati e non…"
"Come sempre Scott, la Sala Macchine è sua e lei è sicuramente uno dei migliori ingegneri che la Flotta Stellare abbia mai avuto. Confido che anche questa volta ci aiuterà a cavarci dai guai" disse Kirk con voluta enfasi nell'intento di incitare il proprio capo ingegnere.
"Sissignore. L'Enterprise è una gran bella nave e farò di tutto perché continui a solcare la galassia ancora per molto tempo!"
Riker osservava con stupore ed ammirazione il comportamento di quell'equipaggio di quasi cento anni prima. Certo era solo una simulazione, ma era molto accurata e verosimile. In tempi in cui la tecnologia dei viaggi spaziali era ancora relativamente incerta e lo spazio della Federazione limitato, uomini e donne di ogni razza si avventuravano con coraggio in zone inesplorate affrontando l'ignoto. Anche lui con la sua Enterprise aveva dovuto affrontare situazioni simili ma doveva ammettere che il rapporto fra gli ufficiali superiori della sua Enterprise non era così stretto ed emotivo come quello di Kirk con i suoi uomini. A volte, Kirk più che il loro capitano sembrava essere il loro migliore amico, capace di interloquire con ognuno dei suoi uomini adattandosi alle caratteristiche di ognuno e trovando sempre la via per spingerli a dare il massimo.
"Capitano, rotta per la base stellare K-2 inserita."
"Andiamocene di qua presto signor Chekov"
L'Enterprise schizzò via a velocità di curvatura lasciandosi alle spalle i belligeranti klingon, ma Kirk era consapevole che non avrebbero mollato la presa e si augurò che, anche se aveva perduto lo scontro armato, almeno avrebbe vinto la gara di velocità con il vascello klingon.

Picard giunse nella sala teletrasporto accompagnato da una squadra piuttosto nutrita di tecnici che avrebbero avuto il compito di coadiuvare quella già al lavoro sull'Artemis e ristabilire quindi le comunicazioni audio video con l'Enterprise. Mentre veniva aiutato ad indossare la tuta protettiva Picard si augurò che la dottoressa Crusher fosse riuscita a fare dei progressi sostanziali nella ricerca di una cura per il misterioso virus frutto di una manipolazione genetica che però i Neonaturalisti non avrebbero potuto ne saputo mettere in atto. - A meno che non stiano nascondendo qualcosa - commentò fra se Picard mentre con uno scatto secco il suo casco veniva allacciato ermeticamente al resto della tuta.
"Picard a Data. Siamo pronti per il teletrasporto. Non appena potremo riprenderemo contatto con l'Enterprise. Non dovrebbe volerci più di un'ora" disse il capitano salendo sulla piattaforma del teletrasporto in compagnia di una manciata di membri del suo equipaggio.
"Capitano le devo raccomandare la massima prudenza" rispose l'androide dalla plancia attraverso l'interfono.
"Stia tranquillo Data. Anche se è molto tempo che non effettuo missioni di sbarco credo di sapermela ancora cavare. Picard chiudo."
Picard guardò l'addetto alla consolle e gli fece un breve cenno con la mano, segno che erano tutti pronti per il trasporto.
"Energia" ordinò e iniziarono a smaterializzarsi. Una sensazione a cui Picard era abituato fin da quando era bambino e che trovava assolutamente familiare.
Un paio di secondi dopo un corridoio semibuio si materializzò davanti ai suoi occhi. Il trasporto era riuscito anche con l'interferenza fastidiosa delle radiazioni.
"Da questa parte" fece cenno con un braccio Picard all'indirizzo della squadra di riparazione. Tricorder alla mano Picard scandagliò rapidamente con i sensori la nave richiamando dalla memoria la mappa dell'Artemis e ci mise qualche secondo per orientarsi e trovare la giusta via per la sala macchine.
Picard notò anch'egli la presenza di numerosi segni di bruciature da phaser che punteggiavano il corridoio. - I Senders questa volta dovranno dire la verità - si ripromise mentre con un passo lento ed impacciato a causa della tuta ambientale raggiungeva la sala motori.
Con sua grande sorpresa la sala era deserta. Il nucleo di curvatura era spento così come buona parte delle consolle, molte delle quali danneggiate gravemente. Picard trovò insolito che Geordi non avesse lasciato nessuno a presidiare la sala macchine, segno che le attenzioni del suo capo ingegnere e della sua squadra dovevano essere state attirate da qualcosa che meritava veramente tutto il loro impegno.
"Signor Sanchez si occupi della sala motori e veda di rimettere in sesto il sistema di comunicazioni. Io andrò a cercare il tenente La Forge e gli altri" ordinò Picard prima di premere il pulsante sull'avambraccio sinistro della sua tuta per attivare il sistema dell'intercom. All'interno della nave le radiazioni non avrebbero disturbato il segnale e contò quindi di riuscire a comunicare senza difficoltà ma inaspettatamente non ottenne alcuna risposta.
"Picard a La Forge. Mi può sentire?"
Solo un flebile sottofondo di statica come risposta.
"Picard a Worf. Tenente risponda!"
Ogni tentativo di comunicare fallì miseramente. In Picard cominciò a farsi strada una nuova ipotesi anche se al momento gli riusciva difficile crede che dei coloni malati e disarmati fossero riusciti a sopraffare i suoi uomini.
"Sanchez che cosa può essere?" domandò al capo squadra.
"Non lo so signore. I nostri comunicatori funzionano perfettamente ma non rispondono. Forse si sono guastati i loro…"
Picard si accigliò facendo capire al sottotenente Sanchez che una tale eventualità era davvero improbabile e che non se la sarebbe mai bevuta "…certo signore è davvero difficile credere che tutti i comunicatori si siano guastati all'unisono" corresse immediatamente il tiro il giovane tecnico intuendo quel che stava passando per la testa del suo capitano.
"Deve essere successo qualcosa. Sanchez prenderò solo un paio dei suoi uomini. Purtroppo dovrò promuoverli ad agenti della sicurezza."
Sanchez annuì e fece cenno ad un paio di robusti ragazzi umani di aggregarsi al capitano, il tutto mentre da una valigetta estraeva dei phaser che consegnò loro ed al capitano.
"Sanchez cerchi di comunicare con l'Enterprise e dica loro di teletrasportare sull'Artemis una nutrita squadra della sicurezza appena possibile."
Sanchez annuì mentre Picard si infilava in un tubo di Jeffries, unico modo per raggiungere il ponte in cui si trovava l'hangar due dove era certo che avrebbe trovato delle risposte alle sue domande.

"Capitano i klingon ci stanno inseguendo"
Spock quel giorno aveva portato solo brutte notizie, fu la riflessione di Kirk mentre osservava lo schermo principale dell'Enterprise inquadrare l'incrociatore Breth'Ta lanciato all'inseguimento della sua malridotta nave.
"C'era da aspettarselo. I klingon non mollano mai la preda, soprattutto quando lascia dietro si sé una scia di sangue durante la fuga, proprio come noi" commentò amaramente.
"Similitudine cruenta ma azzeccata capitano" commentò a sua volta il vulcaniano "in effetti stiamo perdendo plasma dalla gondola di sinistra. Stiamo lasciando una scia molto visibile. In queste condizioni sarà estremamente difficile riuscire a seminare i klingon."
Kirk annuì con la testa, segno che aveva ricevuto l'informazione e subito il suo cervello si mise all'opera per tentare di trovare un'altra via, che non fosse la mera fuga, per impedire che la sua nave venisse fatta a pezzi.
"Capitano, Kontar sta comunicando. Solo audio" annunciò Uhura passando il tutto in plancia senza attendere l'approvazione del suo capitano.
"Kirk! La fuga non ti servirà. Rassegnati questo è il giorno in cui la tua buona stella si spegnerà. E sarò io a farlo. Lascia che ti abbordi. I miei uomini saranno pietosi con i tuoi. Garantisco una morte veloce ed onorevole"
Kirk strinse i denti e poi si alzò in piedi facendo cenno ad Uhura di aprire un canale per la risposta.
"Kontar fossi in te non canterei vittoria così facilmente. Devi ancora riuscire a prendermi. E se anche tu ci riuscissi preparati ad un combattimento corpo a corpo. Se vuoi l'Enterprise dovrai sudartela ponte dopo ponte!"
"Proprio quello che speravo! Aspettami presto saremo faccia a faccia" rispose Kontar prima di chiudere le comunicazioni.
"Maledetto klingon che tu sia dannato!" imprecò Kirk prima di tornare a sedersi e riprendere a riflettere sul da farsi per uscire dall'impaccio.
"Capitano la Breth'Ta sta accelerando. Saremo a tiro dei loro disgregatori fra due minuti e dodici secondi"
"Chekov compensi l'aumento di velocità. Non li lasci avvicinare" ordinò Kirk.
"Signore siamo già a velocità nove punto quattro. Temo che se accelerassimo ancora andrà tutto in pezzi!" obiettò il russo con voce tremante.
"Signor Chekov esegua. Vedrà che la nave reggerà" rispose risoluto Kirk che mai come in quel momento confidava nella sua buona stella che da anni, in parecchie missioni portate a termine con successo, lo accompagnava fedele.
"Sissignore…" balbettò Chekov prima di eseguire l'ordine ed agire sul controllo della velocità.
"Curvatura nove punto sei signore. Ci siamo uniformati alla velocità del vascello klingon. Distanza quattro milioni di chilometri. Ancora fuori dal tiro delle loro armi"
"Ottimo lavoro Chekov" si complimentò Kirk alzando la voce per sovrastare l'assordante rumore dei motori di curvatura messi sotto sforzo mentre tutto intorno la plancia stava vibrando paurosamente.
Riker si aggrappò alla consolle. Le vibrazioni erano così forti che faticava a focalizzare i pulsanti davanti a lui. Intorno solo facce al limite di una crisi nervosa che tentavano di mantenere il controllo di fronte ad una situazione che pareva non avere una via d'uscita.
"Signor Spock, non possiamo batterli, non possiamo seminarli. Quali alternative non ho considerato?"
Spock sollevò gli occhi dal visore e congiunse le mani davanti al petto "capitano per quanto possa sembrare un'opzione sgradevole, credo che l'unico modo che abbiamo per battere i klingon sia quello di spingerli ad abbordare l'Enterprise. A quel punto godremo di un notevole vantaggio tattico in quanto un vascello di classe D-7 solitamente ha un equipaggio pari al nostro numericamente parlando. Ipotizzo che Kontar non possa privarsi di più di due terzi dei suoi effettivi. A quel punto saremmo in un rapporto di forze di circa tre a due con il fattore campo a nostro favore."
"Spock, se ci fermiamo Kontar ci farà saltare in aria…"
"Non credo capitano. Il suo desiderio è di conquistare l'Enterprise ed esibirla come bottino di guerra, non polverizzarla. Ho motivo di ipotizzare che cercherà prima ad ogni costo di conquistarla senza danneggiarla irrimediabilmente. E mentre i suoi uomini saranno a bordo non potrà usare i suoi disgregatori contro di noi. Se riuscissimo a sopraffare le squadre di abbordaggio klingon potremmo poi intraprendere un'azione di contro-abbordaggio e mettere fine alla carriera di Kontar."
Kirk sembrò riflettere qualche secondo sulla proposta offerta dal vulcaniano.
"Spock è assurdo. Se lasciamo salire a bordo i klingon e non riusciamo a respingerli…"
"Comunque vada capitano non possiamo sfuggire a Kontar. I nostri motori sono troppo danneggiati e rischiamo di bruciare i cristalli di dilitio. Se accadesse resteremmo senza la propulsione di curvatura nonché senza una fonte di energia. Sarebbe comunque una disfatta."
Il ragionamento del vulcaniano non faceva una grinza. Ma a Kirk l'idea che dei klingon riuscissero un'altra volta a mettere piede a bordo della sua nave, come era accaduto anni prima e ritrovarsi nuovamente a combattere lungo gli stretti corridoi dell'Enterprise non piaceva affatto.
"Che possibilità di successo abbiamo?"
"Secondo una stima ottimistica del cinquantasei virgola ventuno percento capitano"
Kirk tornò a massaggiarsi il mento nervosamente e poi attivò l'intercom dalla sua poltrona.
"Qui è il capitano che parla. Prepararsi a venire abbordati. Attivazione del piano di difesa Alfa Gamma Nove. Tutti ai propri posti di combattimento. Signori ci aspetta una dura battaglia per la sopravvivenza contro i klingon. Mi aspetto da voi il massimo. Kirk chiudo" quando ebbe finito sospirò profondamente domandandosi ancora se avesse preso la scelta giusta.

Con un colpo deciso Picard spinse la maniglia dell'apertura manuale al termine del tubo di Jeffries che l'avrebbe portato a ridosso dell'hangar due.
Faticosamente, impacciato dalla tuta ambientale si sollevò sul pavimento aiutando successivamente i due tecnici che gli stavano facendo da scorta.
Provò ancora a contattare i suoi uomini ma non ottenne alcuna risposta. Il tricorder indicava chiaramente che le uniche forme di vita presenti sull'Artemis si trovavano tutte nell'hangar due e la cosa puzzava di bruciato. Nessun sistema essenziale al funzionamento della nave era collocato a ridosso dell'hangar e non aveva quindi senso che Geordi e tutti i tecnici si trovassero proprio laggiù.
"Da questa parte. Phaser pronti su stordimento"
I tre avanzarono lentamente, debolmente illuminati dalle luci tremolanti del corridoio dell'Artemis. Poco avanti a loro una porta leggermente più grande delle altre con la dicitura che inequivocabilmente indicava che erano giunti a destinazione.
Picard fece ancora una scansione con il tricorder alla ricerca di fonti di energia che potessero indicargli la presenza di un qualche tipo di arma ad energia.
"Nulla" disse a bassa voce. Mise via il tricorder agganciandolo alla tuta e lo sostituì con il phaser mentre con la mano rimasta libera azionò il controllo di apertura delle porte dell'hangar.
Davanti a lui si aprì lo spettacolo di decine di esseri umani sdraiati a terra, sistemati in file parallele, alcuni ancora coperti con delle pelli o stracci, altri con coperte standard della Flotta. Più lontano poté intravedere la dottoressa Crusher piegata su uno strumento medico e si tranquillizzò. Tutto quindi pareva essere sotto controllo. Varcò quindi la porta dell'hangar seguito dalla scorta e solo a quel punto si rese conto che forse non era proprio tutto come avrebbe dovuto essere. Sulla destra, nascoste da delle casse vi erano due tute ambientali dell'Enterprise gettate malamente a terra. Senza che vi fosse evidenza dei loro occupanti naturalmente.
"Che cosa sta succedendo qui?" disse Picard guardandosi rapidamente intorno giusto in tempo per vedere sbucare come dal nulla Amalia Senders con in mano quello che sembrava un vecchio phaser della Flotta, tenendolo puntato verso di loro.
"Abbassate le vostre armi!" urlò la donna.
Uno dei due tecnici che stava facendo da scorta al capitano tentò istintivamente di puntare la propria arma verso la donna ma scomparve nel nulla, vaporizzato da una serie di raggi d'energia che lo raggiunsero da un po' tutte le direzioni.
Da sopra le loro teste, lungo una passerella di manutenzione, da dietro altre casse, da terra dove qualcuno stava fingendo di essere un colono malato, una decina di uomini armati comparvero davanti a Picard.
"Benvenuto a bordo capitano. Da questo momento sarà mio ospite" disse Amalia mentre Picard e il tecnico superstite venivano disarmati e trascinati via a forza.



VAI AL CAPITOLO: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15] [16] [17] [18] [19] [Epilogo]
 

Home -