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Picard
strinse i denti mentre delle ruvide corde gli stringevano saldamente
i polsi dietro la schiena. L'aria all'interno dell'hangar puzzava
di stantio a causa dell'eccessivo numero di persone stipate. Un'aria
pesantemente infetta da quel misterioso virus che aveva colpito
l'intera colonia di Nuova Shangai. Venne fatto sedere accanto a
Worf, anch'egli sommariamente immobilizzato con una quantità
di corda decisamente superiore alla sua. Il klingon abbassò
lo sguardo mentre il capitano veniva fatto sedere sul freddo pavimento
metallico dell'Artemis. Il suo senso dell'onore era ferito ed imbarazzato
per essersi fatto sopraffare dai Senders, ma Picard non poteva ancora
sapere che gli innocui coloni invece erano dotati di armi ad energia,
misteriosamente sfuggite alle rilevazioni dei sofisticati strumenti
dell'Enterprise.
Anche il tecnico della scorta venne messo a terra accanto al capitano,
a formare una lunga fila composta da tutti i membri dell'Enterprise
che erano saliti a bordo. Anche la seconda squadra di tecnici teletrasportatasi
a bordo con il capitano era stata sorpresa dagli uomini armati dell'Artemis
e rapidamente fatti prigionieri. Anche a loro era stato intimato
di levare il casco protettivo ed erano irrimediabilmente entrati
in contatto con l'atmosfera infetta della nave dei coloni. Solo
la dottoressa Crusher era ancora libera e stava lavorando senza
sosta alla ricerca di un vaccino efficace.
Amalia si mise di fronte a Picard troneggiandolo con le braccia
poggiata contro i fianchi sinuosi. Ora che poteva vederla senza
il filtro di un sistema di comunicazione, Picard poté notare
la bellezza sfiorita della donna, sul cui volto scavato erano evidenti
i segni di uno stadio avanzato della malattia. Doveva essere dotata
di una forza di volontà notevole per riuscire a restare in
piedi,
"Capitano, la sua visita non era affatto prevista. Sapevamo
che l'Enterprise era in rotta per Nuova Shangai. Cosa vi ha spinto
a tornare indietro?" domandò la donna che comunque già
immaginava la risposta del capitano, che come previsto giunse puntuale:
"Un dozzina di cadaveri sono stati uno stimolo più che
sufficiente. Che è successo veramente all'equipaggio dell'Artemis
Amalia?" domandò Picard a sua volta.
"Sono morti capitano, come ha potuto vedere e abbiamo dovuto
necessariamente abbandonare i loro corpi nello spazio. L'Artemis
non ha un obitorio" rispose la donna senza tradire alcuna emozione.
"Peccato che non sia stato il virus ad ucciderli, ma scariche
di phaser" rispose Picard seccamente inchiodando la donna alla
verità.
Amalia storse le labbra infastidita. "Capitano, purtroppo come
ormai ha compreso le cose non stanno proprio come vi ho raccontato
"
"
non lo avrei mai detto
" la interruppe Picard
facendo del sarcasmo che Amalia dimostrò di non gradire e
per tutta risposta, come un felino ferito, scattò con sorprendente
rapidità, afferrando il collo del capitano con la mano destra,
stringendolo con una forza inaspettata che ridusse drasticamente
l'afflusso d'ossigeno ai polmoni del capitano costringendolo ad
aprire la bocca alla ricerca d'aria.
"Lei non ha idea di cosa fosse vivere su Nuova Shangai! Lei
non sa cosa vuol dire vedere la propria migliore amica morire per
una stupida polmonite solo perché tuo padre è un esaltato
che crede che la scienza e la tecnologia siano inutili e dannose
per l'uomo!" urlò la donna in faccia a Picard, tanto
che egli poté percepire il tepore del suo alito scaldargli
le guance.
"Dovevamo andarcene! Volevamo andarcene! E ora voi dovete guarirci
altrimenti
" la donne s'interruppe come se si fosse resa
conto di aver detto forse più di quello che doveva e altrettanto
rapidamente di come si era chinata si rimise in posizione eretta
mollando la presa dal collo del capitano il quale istintivamente
aspirò quanta più aria possibile emettendo un gemito
soffocato. Gli furono necessari alcuni istanti per riprendere il
controllo.
"Altrimenti cosa farà? La sua posizione non mi sembra
quella di qualcuno che può dettare condizioni. Lei può
anche ucciderci tutti ma non farà che peggiorare la situazione.
L'Enterprise trainerà la sua nave alla prima base spaziale
e se sopravviverete alla malattia verrete tutti processati ed imprigionati
per l'omicidio del vostro equipaggio e per il nostro" disse
Picard con tono fermo e deciso. Il capitano aveva compreso che coloro
con i quali aveva a che fare erano persone con un senso della giustizia
e della ragione differenti dai suoi, cresciuti in un ambiente ostile
ed abituati a lottare per sopravvivere, che probabilmente non avrebbero
avuto alcuna remora ad uccidere lui e tutti suoi uomini pur di ottenere
il loro scopo. In più le pessime condizioni fisiche sembravano
averli resi emotivamente instabili e poco disposti a trattare. La
strada migliore gli sembrò quindi quella di fargli comprendere
che qualunque cosa avessero potuto decidere di fare per loro non
c'era scampo alla cattura e che quindi il modo migliore di concludere
la faccenda era arrendersi evitando inutili spargimenti di sangue.
"Amalia, ci liberi e le prometto che farò il possibile
affinché una cura sia approntata e tenterò per quanto
in mio potere di intercedere presso le autorità della Federazione
perché siano clementi con lei ed i suoi
"
"Taci!" urlò la donna "avremo la cura e avremo
un nuovo pianeta in cui vivere liberi! E se non sarà la Federazione
sarà un'altra potenza della galassia!" Amalia era paonazza
e le sue mani tramavano visibilmente. Stava delirando? Si domandò
Picard. Di quale altra istituzione galattica stava parlando la donna?
La conversazione venne interrotta dal suono dell'intercom dell'Artemis.
Una chiamata.
Data, dedusse Picard. Doveva essere riuscito in qualche modo a stabilire
una comunicazione aggirando le difficoltà costituite dalla
forte perdita di plasma dai motori dell'Artemis.
Il fratello di Amalia, Joshef sembrò agitarsi e scambiò
rapide occhiate con la sorella in cerca di una risposta sul da farsi.
La grande e potente Enterprise era là fuori e i suoi uomini
non avrebbero certo gradito il trattamento che stavano riservando
al loro capitano. Amalia invece rimase calma, impassibile.
"Amalia, se non risponderà il comandante Data capirà
che qualcosa è andato storto a bordo dell'Artemis ed invierà
una squadra ad indagare. E questa volta saranno più numerosi
e pesantemente armati. Pensate di poter giocare al gatto col topo
ancora a lungo? Sull'Enterprise ci sono più di mille uomini
di equipaggio, più di quanti potrebbe ospitarne questo vascello.
Pensate di farli tutti prigionieri? Arrendetevi è la cosa
migliore da fare per tutti, anche per i suoi compagni malati"
disse Picard tentando di scalfire le certezze della donna, la quale
lanciò un'occhiata di sfida a Picard e un malevolo ghigno
comparve sul suo volto: "stia a vedere capitano. Per essere
figlia di Neonaturalisti abbiamo imparato presto ad usare la tecnologia
a nostro favore."
La minaccia della donna spaventò Picard, qualcosa di sinistro
nel suo sguardo lo mise in guardia. Amalia Senders era troppo sicura
di uscire vincente dallo scontro, il che significava che i segreti
dell'Artemis non erano ancora stati svelati del tutto.
Amalia raggiunse una antiquata postazione audio/video fissata a
mezza altezza di una paratia dell'hangar. Il monitor impiegò
alcuni istanti prima di visualizzare una traballante immagine del
volto dell'androide dell'Enterprise.
"
Comandante Da
Artemis"
La voce dell'androide era fortemente disturbata ma stava lentamente
schiarendosi.
"
Data ad Artemis. Rispondete prego"
"Comandante Data è un piacere rivederla" rispose
Amalia sfoderando un finto sorriso accomodante.
"Signorina Senders, il capitano Picard si è teletrasportato
a bordo dell'Artemis con una squadra di tecnici ben venticinque
minuti fa. Non ho ricevuto nessun segnale di ritorno. Mi può
confermare che la situazione è sotto controllo e che il capitano
sta bene?" domandò Data, ignaro della situazione a bordo
della nave.
"La ringrazio per le attenzioni comandante. Il capitano è
a bordo e sta bene. Purtroppo il vostro ingegnere non è ancora
riuscito a riparare i nostri motori"
"Lo supponevo. Le perdite di plasma continuano ad interferire
con il sistema di comunicazioni e con i sensori. Sono riuscito a
modificare una delle nostre sonde affinché si agganciasse
allo scafo dell'Artemis e fungesse da ponte per le comunicazioni
attraverso le radiazioni. Sto attivando ora anche il canale per
i sensori ma non sono in grado di individuare il capitano. E' li
nell'hangar con voi? Potrei comunicare direttamente con lui?"
domandò Data che voleva sincerarsi di persona delle condizioni
del suo capitano.
Amalia rimase muta a fissare il visore. Il suo cervello stava valutando
rapidamente tutte le possibilità che le restavano per tentare
di tenere buono l'ufficiale dell'Enterprise senza vedersi costretta
a giocare tutte le sue carte. Ma il comandante Data non gli stava
lasciando molte possibilità di scelta.
"Signorina Senders? Ha udito la mia richiesta?" domandò
Data
La Guardiana ebbe un sussulto prima di rispondere "Si. Mi scusi
comandante, l'audio è fortemente disturbato e ho faticato
qualche secondo a comprendere la sua richiesta. Resti in linea,
avviso il suo capitano."
Il volto della donna scomparve dal monitor sostituito dal logo della
Flotta Stellare. Data rimase sorpreso dal fatto che Amalia avesse
in realtà interrotto la comunicazione anziché metterla
in stand-by, ma tutto sommato gli parve plausibile che la figlia
del leader dei Neonaturalisti fosse poco avvezza ad utilizzare un
sistema di comunicazione.
Amalia invece aveva di proposito interrotto la comunicazione. Il
fratello Joshef le si fece incontro con il solito fare concitato.
"Amalia, che facciamo? Il capitano Picard ha ragione, non possiamo
competere con una nave della Federazione come l'Enterprise. Le cose
non stanno andando come pensavamo. Siamo tutti al limite e la dottoressa
non è ancora riuscita a trovare una cura. Dobbiamo andare
dai..."
"Zitto! Lasciami pensare! Fino a questo momento vi siete fidati
di me e io sono riuscita a realizzare il nostro sogno di lasciare
Nuova Shangai. E se resterete con me, avrete ciò per cui
abbiamo iniziato a lottare anni fa!" concluse la donna alzando
volontariamente la voce affinché tutti i coloni la udissero,
ottenendo l'effetto di attirare la loro attenzione. Molti visi si
sollevarono dalle stuoie sul pavimento dell'hangar in direzione
della donna e gli altri, ancora in piedi interruppero le loro attività
fissando Amalia.
"Uniti ce la faremo. Questo vi dissi quando decidemmo di ribellarci
alle folli leggi di mio padre. E noi ce la faremo, con l'aiuto della
Federazione o senza di esso."
"Libertà!" urlò uno dei coloni a terra e
tutti gridarono quella parola che da sempre era la forza propulsiva
di ogni rivoluzione facendola echeggiare nell'hangar dell'Artemis.
Amalia si sentì rinfrancata nel constatare che il gruppo,
nonostante le avversità era ancora con lei.
L'intercom tornò nuovamente a trillare. Data aveva atteso
qualche minuto ma non avendo notizie dal capitano Picard decise
di ricontattare l'Artemis.
Amalia e Joshef si voltarono verso l'intercom. Il secondo era visibilmente
nervoso. Fra i due fratelli egli era evidentemente il più
fragile, emotivo e irascibile. Amalia, al contrario era fredda e
calcolatrice oltre che molto affascinante. E fu lei a tornare all'intercom.
Premette con decisione il pulsante che avrebbe aperto la comunicazione
e il volto del comandante Data tornò a riempire lo schermo
dopo un breve sfarfallio.
"Signorina Amalia ci sono particolari problemi? Io sto attendendo
di parlare con il capitano."
"Comandante, purtroppo non posso passarle il suo capitano"
rispose Amalia senza lasciar trasparire alcuna emozione.
Data fece un leggero scatto con la testa e dopo un breve pausa riprese
"posso conoscere il motivo di tale impedimento? E' accaduto
qualcosa al capitano?" domandò Data.
"No, il suo capitano sta bene. Per ora. E' solamente nostro
prigioniero"
"Prigioniero? Signorina Amalia non credo di comprendere."
"Esatto comandante. E se vuole rivedere sani e salvi sia il
suo capitano nonché il resto degli uomini della sua nave
saliti a bordo dell'Artemis deve restare al suo posto e non interferire
con le ricerche della dottoressa Crusher" rispose seccamente
Amalia.
Data, grazie alla potenza del suo cervello positronico, in una frazione
di secondo poté valutare un numero enorme di possibilità
ed opzioni che nessun cervello umano avrebbe potuto mai. Ma ognuno
dei suoi calcoli aveva un campo d'azione ristretto non derogabile
che prevedeva la salvezza dei suoi compagni. Era evidente che i
Senders avevano e per tal motivo poteva anche essere che Amalia
stesse facendo lo stesso anche in quel momento e il capitano poteva
essere già morto. Comunque fosse per poter prendere una qualunque
via d'azione doveva sincerarsi delle condizioni dei suoi compagni.
Ma al momento la sempre più estesa perdita di plasma dai
motori dell'Artemis aveva reso le letture dei sensori inaffidabili
e la sonda agganciata allo scafo della vetusta nave non poteva fare
molto. Data decise quindi di spingere Amalia a mostragli il capitano
anche a costo di minacciarli.
"Signorina Senders quanto sta facendo è un reato perseguibile
secondo l'articolo centoventuno, comma sei paragrafo dodici del
codice
"
"Comandante non mi importa quali e quanti articoli del vostro
codice dovrò violare, ma lei non rivedrà nessuno dei
suoi compagni se non mi fornirete una cura per il virus!"
"Signorina Amalia tutto lo staff medico dell'Enterprise sta
lavorando da diverse ore alla soluzione del vostro problema. Non
comprendo il suo comportamento. Ora le chiedo di dimostrarmi che
al capitano Picard e gli altri membri delle squadre sbarcate sull'Artemis
non è stato fatto alcun male"
"Mi spiace ma dovrà fidarsi della mia parola. Le sconsiglio
di tentare un'operazione di salvataggio o i suoi compagni periranno.
Ora le ordino di teletrasportarci tutti a bordo della sua nave affinché
ci venga somministrata una cura. Non intraprenda nessuna azione
contro di noi o se ne pentirà!" concluse Amalia con
tono fermo. Nonostante le critiche condizioni fisiche la donna riusciva
mantenere un'apparente calma e tranquillità, almeno nel tono
della voce.
"Signorina Senders non posso in alcun modo mettere a repentaglio
la vita di mille membri di equipaggio dell'Enterprise trasportandovi
a bordo. Deduco che lei non mi crede non ma le ripeto abbiamo ancora
trovato una cura efficace contro il virus che vi ha infettato e..."
"Le ricordo che ora anche molti dei suoi sono infetti!"
lo interruppe Amalia "compreso il suo capitano. Ha forse intenzione
di lasciarlo morire a bordo di questa nave?" Data comprese
che le minacce della donna erano reali e potenzialmente devastanti.
Non era a conoscenza di quanto era accaduto nei minuti precedenti
sull'Artemis ma era logico dedurre che la situazione era drasticamente
modificata. I Senders erano quindi certamente i responsabili della
morte dei membri di equipaggio dell'Artemis e non andavano affatto
sottovalutati, come invece purtroppo, era stato fatto fino ad ora.
"Il capitano Picard conosce i rischi della sua posizione. La
sicurezza di mille altri membri d'equipaggio è prioritaria
rispetto alla sorte di pochi uomini. Non cederò quindi al
suo ricatto. L'Enterprise non è in grado al momento di isolare
con un livello ragionevole di sicurezza l'agente virale che vi ha
infettato, per cui mi è impossibile portarvi a bordo senza
mettere a repentaglio le vite di tutti. Signorina Senders la cosa
migliore che può realmente fare è desistere dal suo
intento e collaborare"
Picard si sentì fiero per le parole dell'androide. Data era
solo una macchina, qualcuno avrebbe sicuramente obiettato che stava
agendo solo secondo i parametri di una delle sue innumerevoli sub-routine
di comando e che l'impossibilità di provare alcuna emozione
compassionevole agevolava ancor più il suo compito, soprattutto
in situazioni tanto delicate come questa in cui un essere umano
avrebbe dovuto combattere anche contro l'emotività incontrollabile
tipicamente umana, ma Picard, dopo tanti anni passati a fianco dell'androide
era certo che Data, a modo suo, stesse provando l'equivalente dell'umana
apprensione, per la sua sorte e quella degli altri. Amalia non avrebbe
potuto smuovere Data dalla sua decisione in alcun modo e questo
diede motivo a Picard di sentirsi sicuro che il piano di Amalia
non sarebbe mai andato in porto e che la sua nave sarebbe rimasta
al sicuro.
"Stupida macchina!" urlò rabbiosa Amalia "Non
capisci che se resteremo qui moriremo tutti? Non te ne importa nulla
dei tuoi compagni?"
"Mi importa molto invece" rispose Data con voce calma
e rilassata "ma non sono intenzionato a cedere al suo ricatto.
L'unica via per una soluzione della questione è che lei desista
dai suoi intenti, liberi gli uomini dell'Enterprise e si consegni
a loro. Le confermo che tutt'ora l'intero staff medico dell'Enterprise
è incessantemente al lavoro per trovare una cura al virus.
Le ricordo che anche la nostra dottoressa Crusher è infetta
e la sua guarigione è nostra priorità"
Amalia rimase in silenzio a fissare lo schermo tremolante.
Picard intuì che qualcosa stava per cedere dentro la donna
e che era sul punto di crollare a livello nervoso. Decise per cui
di colpire ancora al fine di abbattere gli ultimi ostacoli.
"Amalia" la chiamò Picard "ora deve pensare
alla salvezza degli altri coloni. Per tutte le altre questioni ci
sarà tempo successivamente. Ci liberi e prometto che farò
il possibile presso le autorità della Federazione affinché
il suo caso riceva una trattamento di riguardo" Picard mise
sul tavolo le sue carte.
Il capitano stava fissando il volto della donna nel tentativo di
incrociarne lo sguardo e trasmetterle la sua sincera disponibilità
ma Amalia aveva ora chinato il capo rimanendo rivolta verso l'intercom.
"Non volevo arrivare a questo" balbettò la donna
prima di rialzare il capo con un movimento fulmineo e voltarsi verso
uno dei coloni armati.
"Sam portami qui quell'uomo!" ordinò indicando
il tecnico superstite che aveva fatto da scorta a Picard.
Picard sentì lo stomaco stringersi dolorosamente. Temeva
di avere intuito quanto la Senders aveva in mente.
Il colono afferrò l'umano per il bavero della tuta protettiva
e lo costrinse, strattonandolo a mettersi in piedi e senza troppi
riguardi lo trascinò davanti ad Amalia.
"Passami il phaser" disse freddamente la donna.
L'umano sgranò gli occhi intuendo che la sua vita era in
pericolo e indietreggiò istintivamente salvo venire immobilizzato
dal colono che gli cinse le braccia attorno al collo scoperto, chiudendolo
in un'energica morsa.
"Comandante Data mi costringe a fare qualcosa di odioso, ma
se non acconsente a trasportarci tutti sulla sua nave quest'uomo
morirà"
"Amalia!" gridò Picard al fine di richiamare l'attenzione
della donna "Non occorre arrivare a questo punto! Sono già
morti molto uomini per la sua follia e altri ne moriranno se continuerà
con questo atteggiamento irragionevole! Non capisce che così
si condanna a essere perseguita dalla Federazione? Non ci sarà
scampo ne per lei ne per tutti voi!" terminò Picard
rivolgendosi anche agli altri coloni.
"Amalia
" balbettò incerto anche suo fratello
sorpreso anch'egli dal gesto della sorella.
La donna puntò il phaser contro l'ostaggio e rimase immobile
con il pollice sul pulsante che avrebbe aperto l'energia.
"Joshef devo farlo. O tutti i nostri sacrifici saranno stati
vani. Abbiamo ancora una carta da giocare e lo sai, ma con l'Artemis
non riusciremo mai a raggiungere lo spazio romulano in tempo. Ci
serve L'Enterprise!"
"Spazio Romulano?" ripeté Picard scambiando un'occhiata
con Worf, il quale, a sua volta si era voltato verso il capitano.
"E' inutile continuare a nasconderlo" disse Amalia rivolta
verso i suoi compagni "se siamo riusciti ad andarcene da Nuova
Shangai lo dobbiamo ai Romulani e la ci aspetta una cura, una nuova
vita, mi hanno promesso un intero pianeta in cui ci lasceranno vivere
in pace e ci forniranno supporto e tecnologia!"
Ci fu un lungo istante di silenzio nell'hangar dell'Artemis. A Picard
fu chiaro che Amalia e Joshef avevano agito all'insaputa degli altri
coloni e che la rivelazione di un coinvolgimento dei romulani aveva
sorpreso loro quanto lui.
La faccenda si stava facendo incredibilmente ingarbugliata e si
rimproverò di non essere stato più accorto di fronte
ad una situazione che fin dall'inizio era parsa poco chiara. Deanna
aveva avuto ancora una volta ragione quando lo aveva messo in guardia
su Amalia e sul fatto che stesse sicuramente nascondendo qualcosa.
Quel qualcosa ora avrebbe potuto condannarli tutti a morte.
Amalia si era resa conto che i coloni la stavano fissando abbastanza
increduli e sconcertati. La donna aveva loro mentito o comunque
non aveva raccontato tutta la verità.
Amalia e Joshef si stavano scambiando rapide occhiate: i loro piani
erano stati sconvolti fin dall'arrivo dell'Enterprise, che a questo
punto, Picard comprese, non era affatto attesa, così come
il fatto che l'Artemis fosse stata bloccata su una rotta specifica
con i motori a curvatura danneggiati, doveva essere stato il risultato
dello scontro fra la donna e il resto dell'equipaggio che probabilmente
aveva compreso che la loro destinazione non era il territorio federale
ma L'impero Stellare Romulano.
"Vi ho tenuto nascosta la verità è vero"
ammise la donna ad alta voce "ma è stato per il vostro
bene. Io, Joshef e pochi altri abbiamo preso contatto con i Romulani.
Sono stati gentili e disponibili ad aiutarci per andarcene dalla
colonia. Non sono malvagi come si racconta
"
In quel momento il colono che stava tenendo bloccato il tecnico
dell'Enterprise, senza che nessuno lo interpellasse si presentò:
"sono il centurione Minus, agente del servizio segreto dell'Impero
Stellare Romulano. Sono stato modificato chirurgicamente per somigliare
a Matthias e accompagnarvi verso la vostra nuova casa. L'Impero
è felice di potervi ospitare. Vi assicuro che avrete cibo,
assistenza e libertà
"
Una fragorosa risata echeggiò nell'hangar. Il klingon Worf
stava ridendo alle parole dell'agente romulano.
"Cosa trovi di tanto divertente klingon?" domandò
il romulano infastidito dalla reazione di Worf.
"Voi romulani siete risaputi per non mantenere mai la parola
data! Siete un popolo senza onore!" ringhiò Worf lanciando
uno sguardo di sfida a Minus.
Il romulano mollò la presa sull'umano che aveva ancora il
phaser puntato contro e si avvicinò a Worf chinandosi su
di lui.
"Klingon. Un klingon addomesticato dagli umani. E' il suo animale
di compagnia?" domandò a Picard dimostrando tutto il
disprezzo che aveva verso quelli che erano stati un tempo alleati
dei romulani.
Worf ringhiò furiosamente e cercò di liberarsi ma
Picard gli intimò di restare calmo.
"Non so quali siano le intenzioni dell'Impero verso questi
coloni, ma dubito che si tratti di un gesto caritatevole senza un
secondo fine" disse Picard rivolto all'agente.
Minus si rialzò lentamente. Era difficile vedere in lui un
romulano. La fisionomia era stata magistralmente modificata e sicuramente
portava un dispositivo in grado di confondere i tricorder, visto
che a nessuna analisi era risultata la presenza a bordo dell'Artemis
di un genoma romulano.
"Capitano, questi coloni desiderano la libertà e noi
gliela daremo. Cosa ci prenderemo in cambio non è affar vostro"
e rivolgendosi alla donna continuò "Amalia! Basta con
le trattative. Siamo in ritardo e i nostri piani sono già
stati sufficientemente sconvolti. E' ora di tornare sulla retta
via e là fuori abbiamo la nave che ci permetterà di
raggiungere la destinazione stabilita."
"L'androide non vuole lasciarci salire a bordo! Come possiamo
prendere il controllo dell'Enterprise?" obiettò Amalia
abbassando il braccio che impugnava il phaser.
"A questo penserò io" rispose Minus. "L'androide
non sarà un problema"
Data, nel frattempo, aveva udito le conversazioni attraverso l'intercom
e come precauzione aveva fatto alzare gli scudi nonché inserito
l'allarme giallo. La presenza a bordo dell'Artemis di un romulano
poteva significare che uno o più navi occultate potevano
trovarsi nelle vicinanze dell'Enterprise. E i romulani non avvertivano
prima di aprire il fuoco.
"Minus se tenterà una qualsiasi azione diretta contro
una nave della Flotta Stellare essa verrà interpretata come
un atto di guerra. Inoltre, la presenza non autorizzata a bordo
dell'Artemis è in palese violazione degli accordi
"
"Comandante Data" lo interruppe Minus "mirabolante
macchina
E' incredibile che sia stata progettata da un umano.
Nessuno dei nostri migliori scienziati è ancora riuscito
a creare qualcosa di lontanamente simile. Lei sarà un pezzo
molto gradito per la nostra sezione di robotica."
La voce dell'agente era ferma, sicura. Picard si domandò
cosa nascondesse. I Romulani non agivano mai senza pianificare ogni
evenienza. Minus era sicuro del fatto suo e questo significava solamente
che si sentiva certo di riuscire nel suo intento.
Minus estrasse da una tasca sdrucita una specie di bracciale e se
lo mise all'avambraccio. Un dispositivo sconosciuto di cui Picard
tentò di decifrarne la provenienza nonché la funzione.
Minus, rendendosi conto di aver attirato l'attenzione del capitano
si chinò nuovamente verso Picard mostrandogli il bracciale.
"Simpatico gingillo. Tecnologia aliena. Lo abbiamo trovato
durante degli scavi archeologici nel quadrante Beta. E' unico. Ricorda
vagamente la tecnologia dei portali Iconiani. Lei la dovrebbe conoscere
piuttosto bene se non erro."
Minus fece un sorriso carico di sarcasmo e si rialzò, mentre
Picard intuì allora quale potesse essere la funzione del
bracciale.
"Data! Porti via l'Enterprise da qui! Inserisca la curvatura!
Gli scudi non
"
Picard non terminò di parlare che Minus scomparve dall'hangar.
"
non lo fermeranno
Data!" urlò ancora
Picard all'indirizzo dell'intercom, che ancora mostrava il volto
dell'androide.
"Data! Risponda!" gridò ancora il capitano.
L'androide non rispose e lentamente il suo viso scomparve dal monitor
come se stesse cadendo all'indietro e fu sostituito dal viso dell'agente
romulano Minus.
"Solo un umano poteva progettare un androide tanto sofisticato
ma con un pulsante di disattivazione tanto stupidamente semplice.
Tipica imprecisione umana" commentò Minus attraverso
l'intercom mostrando il dito indice con cui aveva premuto il dispositivo
di disattivazione di Data, posto sulla schiena, all'altezza della
vita.
"Amalia, prepari i suoi uomini al teletrasporto. L'Enterprise
è sotto il mio controllo"
La donna annuì salvo voltarsi prima verso il fratello in
cerca di approvazione e poi inevitabilmente verso Picard. Al capitano
parve di intravedere una sorta di dispiacimento per quanto stava
accadendo. Amalia aveva compreso di aver perso il controllo della
situazione e di trovarsi costretta a dipendere da Minus più
di quanto avrebbe voluto. Il dubbio di essere stata una pedina nelle
mani dei romulani cominciò a insinuarsi dentro di lei ma
arrivata a questo punto non aveva altra possibilità che proseguire
la strada intrapresa.
"Raduniamoci tutti." ordinò ai suoi. Ma nessuno
fece un passo, segno evidente che dissentivano con quanto la Guardiana
aveva tramato a loro insaputa. Per Amalia fu evidente che aveva
perso la fiducia dei suoi e si sentì incredibilmente stanca
e depressa ma anche furiosa per essere stata così stupida.
E tale rabbia contribuì a tenerla in piedi e darle la forza
di emettere un urlo stridulo che pareva provenire dal suo profondo.
Un urlo che rimbombò nell'hangar diverse volte prima di spegnersi
lasciando spazio al silenzio.
"Ho detto di radunarvi! E' un ordine!" gridò rabbiosamente.
Solo allora, lentamente i coloni si avvicinarono l'un l'altro, ma
molti erano ancora immobili ed uno di loro prese parola: "Amalia,
se avessi saputo che ci avresti venduto ai romulani non ti avrei
mai dato il mio appoggio. Avrei dovuto dare ascolto a tuo padre
quando diceva che la tua ambizione avrebbe finito col distruggerci!"
Un raggio arancione saettò nell'hangar terminando nel petto
di colui che aveva osato ribellarsi. Il suo corpo venne lentamente
vaporizzato dall'energia devastante dell'arma. Ebbe appena il tempo
per emettere un grido strozzato, poi di lui non rimase nulla. Il
terrore e lo sgomento apparve sul volto degli altri coloni che stavano
fissando Amalia, rigida, con gli occhi lucidi e il braccio teso
e la mano che stringeva il phaser, ancora caldo.
"Muovetevi" disse semplicemente con voce incredibilmente
calma.
Solo a quel punto i coloni, inorriditi si alzarono da terra e si
strinsero fra di loro.
"Lei verrà con noi" disse Amalia all'indirizzo
della dottoressa Crusher. Voglio che continui a cercare una cura."
"Il virus è opera dei romulani?" domandò
la Crusher.
"Si. Ci dissero che avrebbe solamente causato una forte febbre.
Doveva servire a convincere mio padre ad abbandonare la colonia.
Ma qualcosa è andato storto. Non lo avevano mai testato sugli
umani e non si aspettavano che avrebbe infettato anche noi"
rivelò Amalia.
"Amalia, io credo invece che i romulani sapessero cosa stavano
facendo. E temo che vi stiano usando come cavie per testare questo
virus. Sono pronta a scommettere che vogliono recuperarvi solo per
poter studiare con calma gli effetti che sta avendo su di voi e
perfezionarlo per un attacco batteriologico alla Federazione"
"Forse" balbettò Amalia "ma io credo a Minus.
Voi non lo conoscete come lo conosco io. Io mi fido di lui. Anche
se ho dovuto mentire. Coraggio vada col gruppo!" ordinò
Amalia indicandole la strada col phaser, ma Beverly rimase invece
immobile in attesa di un cenno dal suo capitano.
Picard comprese e con il capo annuì. Era meglio tornasse
a bordo e continuasse la ricerca di una cura.
Prima di radunarsi la Crusher domandò che ne sarebbe stato
del capitano e degli altri.
"Resteranno sull'Artemis. Qualcuno li troverà e li salverà"
"Ma il virus potrebbe ucciderli prima! La Federazione non ha
una cura! Li condannerai a morte!" protestò Beverly.
Amalia scrollò le spalle. "Ognuno ha il suo destino.
Ora basta, Minus ci attende!"
Amalia riprese la comunicazione con l'Enterprise.
"Siamo pronti" comunicò la donna
A gruppi di dodici elementi, una serie di teletrasporti multipli
portarono sull'Enterprise tutti i coloni e la dottoressa Crusher.
"Amalia! Lei sta commettendo un gravissimo errore. I Romulani
non hanno intenzione di aiutarla. Si stanno solo servendo di lei.
La sua azione potrebbe causare un grande danno alla Federazione.
Tutto quello che ricaveranno dall'Enterprise e dal virus lo useranno
contro suoi simili se ne rende conto?" gridò Picard
in un ultimo tentativo di far ravvedere la Senders.
"Questo è quello che dice lei capitano. Comunque ora
non è più affar suo" rispose Amalia prima di
venire catturata dal raggio del teletrasporto e dissolversi davanti
agli occhi dei restanti.
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