Veridiano3.com
VAI AL CAPITOLO: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15] [16] [17] [18] [19] [Epilogo]

L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ARTEMIS
CAPITOLO 8

Picard strinse i denti mentre delle ruvide corde gli stringevano saldamente i polsi dietro la schiena. L'aria all'interno dell'hangar puzzava di stantio a causa dell'eccessivo numero di persone stipate. Un'aria pesantemente infetta da quel misterioso virus che aveva colpito l'intera colonia di Nuova Shangai. Venne fatto sedere accanto a Worf, anch'egli sommariamente immobilizzato con una quantità di corda decisamente superiore alla sua. Il klingon abbassò lo sguardo mentre il capitano veniva fatto sedere sul freddo pavimento metallico dell'Artemis. Il suo senso dell'onore era ferito ed imbarazzato per essersi fatto sopraffare dai Senders, ma Picard non poteva ancora sapere che gli innocui coloni invece erano dotati di armi ad energia, misteriosamente sfuggite alle rilevazioni dei sofisticati strumenti dell'Enterprise.
Anche il tecnico della scorta venne messo a terra accanto al capitano, a formare una lunga fila composta da tutti i membri dell'Enterprise che erano saliti a bordo. Anche la seconda squadra di tecnici teletrasportatasi a bordo con il capitano era stata sorpresa dagli uomini armati dell'Artemis e rapidamente fatti prigionieri. Anche a loro era stato intimato di levare il casco protettivo ed erano irrimediabilmente entrati in contatto con l'atmosfera infetta della nave dei coloni. Solo la dottoressa Crusher era ancora libera e stava lavorando senza sosta alla ricerca di un vaccino efficace.
Amalia si mise di fronte a Picard troneggiandolo con le braccia poggiata contro i fianchi sinuosi. Ora che poteva vederla senza il filtro di un sistema di comunicazione, Picard poté notare la bellezza sfiorita della donna, sul cui volto scavato erano evidenti i segni di uno stadio avanzato della malattia. Doveva essere dotata di una forza di volontà notevole per riuscire a restare in piedi,
"Capitano, la sua visita non era affatto prevista. Sapevamo che l'Enterprise era in rotta per Nuova Shangai. Cosa vi ha spinto a tornare indietro?" domandò la donna che comunque già immaginava la risposta del capitano, che come previsto giunse puntuale:
"Un dozzina di cadaveri sono stati uno stimolo più che sufficiente. Che è successo veramente all'equipaggio dell'Artemis Amalia?" domandò Picard a sua volta.
"Sono morti capitano, come ha potuto vedere e abbiamo dovuto necessariamente abbandonare i loro corpi nello spazio. L'Artemis non ha un obitorio" rispose la donna senza tradire alcuna emozione.
"Peccato che non sia stato il virus ad ucciderli, ma scariche di phaser" rispose Picard seccamente inchiodando la donna alla verità.
Amalia storse le labbra infastidita. "Capitano, purtroppo come ormai ha compreso le cose non stanno proprio come vi ho raccontato…"
"…non lo avrei mai detto…" la interruppe Picard facendo del sarcasmo che Amalia dimostrò di non gradire e per tutta risposta, come un felino ferito, scattò con sorprendente rapidità, afferrando il collo del capitano con la mano destra, stringendolo con una forza inaspettata che ridusse drasticamente l'afflusso d'ossigeno ai polmoni del capitano costringendolo ad aprire la bocca alla ricerca d'aria.
"Lei non ha idea di cosa fosse vivere su Nuova Shangai! Lei non sa cosa vuol dire vedere la propria migliore amica morire per una stupida polmonite solo perché tuo padre è un esaltato che crede che la scienza e la tecnologia siano inutili e dannose per l'uomo!" urlò la donna in faccia a Picard, tanto che egli poté percepire il tepore del suo alito scaldargli le guance.
"Dovevamo andarcene! Volevamo andarcene! E ora voi dovete guarirci altrimenti…" la donne s'interruppe come se si fosse resa conto di aver detto forse più di quello che doveva e altrettanto rapidamente di come si era chinata si rimise in posizione eretta mollando la presa dal collo del capitano il quale istintivamente aspirò quanta più aria possibile emettendo un gemito soffocato. Gli furono necessari alcuni istanti per riprendere il controllo.
"Altrimenti cosa farà? La sua posizione non mi sembra quella di qualcuno che può dettare condizioni. Lei può anche ucciderci tutti ma non farà che peggiorare la situazione. L'Enterprise trainerà la sua nave alla prima base spaziale e se sopravviverete alla malattia verrete tutti processati ed imprigionati per l'omicidio del vostro equipaggio e per il nostro" disse Picard con tono fermo e deciso. Il capitano aveva compreso che coloro con i quali aveva a che fare erano persone con un senso della giustizia e della ragione differenti dai suoi, cresciuti in un ambiente ostile ed abituati a lottare per sopravvivere, che probabilmente non avrebbero avuto alcuna remora ad uccidere lui e tutti suoi uomini pur di ottenere il loro scopo. In più le pessime condizioni fisiche sembravano averli resi emotivamente instabili e poco disposti a trattare. La strada migliore gli sembrò quindi quella di fargli comprendere che qualunque cosa avessero potuto decidere di fare per loro non c'era scampo alla cattura e che quindi il modo migliore di concludere la faccenda era arrendersi evitando inutili spargimenti di sangue.
"Amalia, ci liberi e le prometto che farò il possibile affinché una cura sia approntata e tenterò per quanto in mio potere di intercedere presso le autorità della Federazione perché siano clementi con lei ed i suoi…"
"Taci!" urlò la donna "avremo la cura e avremo un nuovo pianeta in cui vivere liberi! E se non sarà la Federazione sarà un'altra potenza della galassia!" Amalia era paonazza e le sue mani tramavano visibilmente. Stava delirando? Si domandò Picard. Di quale altra istituzione galattica stava parlando la donna?
La conversazione venne interrotta dal suono dell'intercom dell'Artemis. Una chiamata.
Data, dedusse Picard. Doveva essere riuscito in qualche modo a stabilire una comunicazione aggirando le difficoltà costituite dalla forte perdita di plasma dai motori dell'Artemis.
Il fratello di Amalia, Joshef sembrò agitarsi e scambiò rapide occhiate con la sorella in cerca di una risposta sul da farsi. La grande e potente Enterprise era là fuori e i suoi uomini non avrebbero certo gradito il trattamento che stavano riservando al loro capitano. Amalia invece rimase calma, impassibile.
"Amalia, se non risponderà il comandante Data capirà che qualcosa è andato storto a bordo dell'Artemis ed invierà una squadra ad indagare. E questa volta saranno più numerosi e pesantemente armati. Pensate di poter giocare al gatto col topo ancora a lungo? Sull'Enterprise ci sono più di mille uomini di equipaggio, più di quanti potrebbe ospitarne questo vascello. Pensate di farli tutti prigionieri? Arrendetevi è la cosa migliore da fare per tutti, anche per i suoi compagni malati" disse Picard tentando di scalfire le certezze della donna, la quale lanciò un'occhiata di sfida a Picard e un malevolo ghigno comparve sul suo volto: "stia a vedere capitano. Per essere figlia di Neonaturalisti abbiamo imparato presto ad usare la tecnologia a nostro favore."
La minaccia della donna spaventò Picard, qualcosa di sinistro nel suo sguardo lo mise in guardia. Amalia Senders era troppo sicura di uscire vincente dallo scontro, il che significava che i segreti dell'Artemis non erano ancora stati svelati del tutto.
Amalia raggiunse una antiquata postazione audio/video fissata a mezza altezza di una paratia dell'hangar. Il monitor impiegò alcuni istanti prima di visualizzare una traballante immagine del volto dell'androide dell'Enterprise.
"…Comandante Da… … Artemis"
La voce dell'androide era fortemente disturbata ma stava lentamente schiarendosi.
"…Data ad Artemis. Rispondete prego"
"Comandante Data è un piacere rivederla" rispose Amalia sfoderando un finto sorriso accomodante.
"Signorina Senders, il capitano Picard si è teletrasportato a bordo dell'Artemis con una squadra di tecnici ben venticinque minuti fa. Non ho ricevuto nessun segnale di ritorno. Mi può confermare che la situazione è sotto controllo e che il capitano sta bene?" domandò Data, ignaro della situazione a bordo della nave.
"La ringrazio per le attenzioni comandante. Il capitano è a bordo e sta bene. Purtroppo il vostro ingegnere non è ancora riuscito a riparare i nostri motori"
"Lo supponevo. Le perdite di plasma continuano ad interferire con il sistema di comunicazioni e con i sensori. Sono riuscito a modificare una delle nostre sonde affinché si agganciasse allo scafo dell'Artemis e fungesse da ponte per le comunicazioni attraverso le radiazioni. Sto attivando ora anche il canale per i sensori ma non sono in grado di individuare il capitano. E' li nell'hangar con voi? Potrei comunicare direttamente con lui?" domandò Data che voleva sincerarsi di persona delle condizioni del suo capitano.
Amalia rimase muta a fissare il visore. Il suo cervello stava valutando rapidamente tutte le possibilità che le restavano per tentare di tenere buono l'ufficiale dell'Enterprise senza vedersi costretta a giocare tutte le sue carte. Ma il comandante Data non gli stava lasciando molte possibilità di scelta.
"Signorina Senders? Ha udito la mia richiesta?" domandò Data
La Guardiana ebbe un sussulto prima di rispondere "Si. Mi scusi comandante, l'audio è fortemente disturbato e ho faticato qualche secondo a comprendere la sua richiesta. Resti in linea, avviso il suo capitano."
Il volto della donna scomparve dal monitor sostituito dal logo della Flotta Stellare. Data rimase sorpreso dal fatto che Amalia avesse in realtà interrotto la comunicazione anziché metterla in stand-by, ma tutto sommato gli parve plausibile che la figlia del leader dei Neonaturalisti fosse poco avvezza ad utilizzare un sistema di comunicazione.
Amalia invece aveva di proposito interrotto la comunicazione. Il fratello Joshef le si fece incontro con il solito fare concitato.
"Amalia, che facciamo? Il capitano Picard ha ragione, non possiamo competere con una nave della Federazione come l'Enterprise. Le cose non stanno andando come pensavamo. Siamo tutti al limite e la dottoressa non è ancora riuscita a trovare una cura. Dobbiamo andare dai..."
"Zitto! Lasciami pensare! Fino a questo momento vi siete fidati di me e io sono riuscita a realizzare il nostro sogno di lasciare Nuova Shangai. E se resterete con me, avrete ciò per cui abbiamo iniziato a lottare anni fa!" concluse la donna alzando volontariamente la voce affinché tutti i coloni la udissero, ottenendo l'effetto di attirare la loro attenzione. Molti visi si sollevarono dalle stuoie sul pavimento dell'hangar in direzione della donna e gli altri, ancora in piedi interruppero le loro attività fissando Amalia.
"Uniti ce la faremo. Questo vi dissi quando decidemmo di ribellarci alle folli leggi di mio padre. E noi ce la faremo, con l'aiuto della Federazione o senza di esso."
"Libertà!" urlò uno dei coloni a terra e tutti gridarono quella parola che da sempre era la forza propulsiva di ogni rivoluzione facendola echeggiare nell'hangar dell'Artemis.
Amalia si sentì rinfrancata nel constatare che il gruppo, nonostante le avversità era ancora con lei.
L'intercom tornò nuovamente a trillare. Data aveva atteso qualche minuto ma non avendo notizie dal capitano Picard decise di ricontattare l'Artemis.
Amalia e Joshef si voltarono verso l'intercom. Il secondo era visibilmente nervoso. Fra i due fratelli egli era evidentemente il più fragile, emotivo e irascibile. Amalia, al contrario era fredda e calcolatrice oltre che molto affascinante. E fu lei a tornare all'intercom. Premette con decisione il pulsante che avrebbe aperto la comunicazione e il volto del comandante Data tornò a riempire lo schermo dopo un breve sfarfallio.
"Signorina Amalia ci sono particolari problemi? Io sto attendendo di parlare con il capitano."
"Comandante, purtroppo non posso passarle il suo capitano" rispose Amalia senza lasciar trasparire alcuna emozione.
Data fece un leggero scatto con la testa e dopo un breve pausa riprese
"posso conoscere il motivo di tale impedimento? E' accaduto qualcosa al capitano?" domandò Data.
"No, il suo capitano sta bene. Per ora. E' solamente nostro prigioniero"
"Prigioniero? Signorina Amalia non credo di comprendere."
"Esatto comandante. E se vuole rivedere sani e salvi sia il suo capitano nonché il resto degli uomini della sua nave saliti a bordo dell'Artemis deve restare al suo posto e non interferire con le ricerche della dottoressa Crusher" rispose seccamente Amalia.
Data, grazie alla potenza del suo cervello positronico, in una frazione di secondo poté valutare un numero enorme di possibilità ed opzioni che nessun cervello umano avrebbe potuto mai. Ma ognuno dei suoi calcoli aveva un campo d'azione ristretto non derogabile che prevedeva la salvezza dei suoi compagni. Era evidente che i Senders avevano e per tal motivo poteva anche essere che Amalia stesse facendo lo stesso anche in quel momento e il capitano poteva essere già morto. Comunque fosse per poter prendere una qualunque via d'azione doveva sincerarsi delle condizioni dei suoi compagni. Ma al momento la sempre più estesa perdita di plasma dai motori dell'Artemis aveva reso le letture dei sensori inaffidabili e la sonda agganciata allo scafo della vetusta nave non poteva fare molto. Data decise quindi di spingere Amalia a mostragli il capitano anche a costo di minacciarli.
"Signorina Senders quanto sta facendo è un reato perseguibile secondo l'articolo centoventuno, comma sei paragrafo dodici del codice…"
"Comandante non mi importa quali e quanti articoli del vostro codice dovrò violare, ma lei non rivedrà nessuno dei suoi compagni se non mi fornirete una cura per il virus!"
"Signorina Amalia tutto lo staff medico dell'Enterprise sta lavorando da diverse ore alla soluzione del vostro problema. Non comprendo il suo comportamento. Ora le chiedo di dimostrarmi che al capitano Picard e gli altri membri delle squadre sbarcate sull'Artemis non è stato fatto alcun male"
"Mi spiace ma dovrà fidarsi della mia parola. Le sconsiglio di tentare un'operazione di salvataggio o i suoi compagni periranno. Ora le ordino di teletrasportarci tutti a bordo della sua nave affinché ci venga somministrata una cura. Non intraprenda nessuna azione contro di noi o se ne pentirà!" concluse Amalia con tono fermo. Nonostante le critiche condizioni fisiche la donna riusciva mantenere un'apparente calma e tranquillità, almeno nel tono della voce.
"Signorina Senders non posso in alcun modo mettere a repentaglio la vita di mille membri di equipaggio dell'Enterprise trasportandovi a bordo. Deduco che lei non mi crede non ma le ripeto abbiamo ancora trovato una cura efficace contro il virus che vi ha infettato e..."
"Le ricordo che ora anche molti dei suoi sono infetti!" lo interruppe Amalia "compreso il suo capitano. Ha forse intenzione di lasciarlo morire a bordo di questa nave?" Data comprese che le minacce della donna erano reali e potenzialmente devastanti. Non era a conoscenza di quanto era accaduto nei minuti precedenti sull'Artemis ma era logico dedurre che la situazione era drasticamente modificata. I Senders erano quindi certamente i responsabili della morte dei membri di equipaggio dell'Artemis e non andavano affatto sottovalutati, come invece purtroppo, era stato fatto fino ad ora.
"Il capitano Picard conosce i rischi della sua posizione. La sicurezza di mille altri membri d'equipaggio è prioritaria rispetto alla sorte di pochi uomini. Non cederò quindi al suo ricatto. L'Enterprise non è in grado al momento di isolare con un livello ragionevole di sicurezza l'agente virale che vi ha infettato, per cui mi è impossibile portarvi a bordo senza mettere a repentaglio le vite di tutti. Signorina Senders la cosa migliore che può realmente fare è desistere dal suo intento e collaborare"
Picard si sentì fiero per le parole dell'androide. Data era solo una macchina, qualcuno avrebbe sicuramente obiettato che stava agendo solo secondo i parametri di una delle sue innumerevoli sub-routine di comando e che l'impossibilità di provare alcuna emozione compassionevole agevolava ancor più il suo compito, soprattutto in situazioni tanto delicate come questa in cui un essere umano avrebbe dovuto combattere anche contro l'emotività incontrollabile tipicamente umana, ma Picard, dopo tanti anni passati a fianco dell'androide era certo che Data, a modo suo, stesse provando l'equivalente dell'umana apprensione, per la sua sorte e quella degli altri. Amalia non avrebbe potuto smuovere Data dalla sua decisione in alcun modo e questo diede motivo a Picard di sentirsi sicuro che il piano di Amalia non sarebbe mai andato in porto e che la sua nave sarebbe rimasta al sicuro.
"Stupida macchina!" urlò rabbiosa Amalia "Non capisci che se resteremo qui moriremo tutti? Non te ne importa nulla dei tuoi compagni?"
"Mi importa molto invece" rispose Data con voce calma e rilassata "ma non sono intenzionato a cedere al suo ricatto. L'unica via per una soluzione della questione è che lei desista dai suoi intenti, liberi gli uomini dell'Enterprise e si consegni a loro. Le confermo che tutt'ora l'intero staff medico dell'Enterprise è incessantemente al lavoro per trovare una cura al virus. Le ricordo che anche la nostra dottoressa Crusher è infetta e la sua guarigione è nostra priorità"
Amalia rimase in silenzio a fissare lo schermo tremolante.
Picard intuì che qualcosa stava per cedere dentro la donna e che era sul punto di crollare a livello nervoso. Decise per cui di colpire ancora al fine di abbattere gli ultimi ostacoli.
"Amalia" la chiamò Picard "ora deve pensare alla salvezza degli altri coloni. Per tutte le altre questioni ci sarà tempo successivamente. Ci liberi e prometto che farò il possibile presso le autorità della Federazione affinché il suo caso riceva una trattamento di riguardo" Picard mise sul tavolo le sue carte.
Il capitano stava fissando il volto della donna nel tentativo di incrociarne lo sguardo e trasmetterle la sua sincera disponibilità ma Amalia aveva ora chinato il capo rimanendo rivolta verso l'intercom.
"Non volevo arrivare a questo" balbettò la donna prima di rialzare il capo con un movimento fulmineo e voltarsi verso uno dei coloni armati.
"Sam portami qui quell'uomo!" ordinò indicando il tecnico superstite che aveva fatto da scorta a Picard.
Picard sentì lo stomaco stringersi dolorosamente. Temeva di avere intuito quanto la Senders aveva in mente.
Il colono afferrò l'umano per il bavero della tuta protettiva e lo costrinse, strattonandolo a mettersi in piedi e senza troppi riguardi lo trascinò davanti ad Amalia.
"Passami il phaser" disse freddamente la donna.
L'umano sgranò gli occhi intuendo che la sua vita era in pericolo e indietreggiò istintivamente salvo venire immobilizzato dal colono che gli cinse le braccia attorno al collo scoperto, chiudendolo in un'energica morsa.
"Comandante Data mi costringe a fare qualcosa di odioso, ma se non acconsente a trasportarci tutti sulla sua nave quest'uomo morirà"
"Amalia!" gridò Picard al fine di richiamare l'attenzione della donna "Non occorre arrivare a questo punto! Sono già morti molto uomini per la sua follia e altri ne moriranno se continuerà con questo atteggiamento irragionevole! Non capisce che così si condanna a essere perseguita dalla Federazione? Non ci sarà scampo ne per lei ne per tutti voi!" terminò Picard rivolgendosi anche agli altri coloni.
"Amalia…" balbettò incerto anche suo fratello sorpreso anch'egli dal gesto della sorella.
La donna puntò il phaser contro l'ostaggio e rimase immobile con il pollice sul pulsante che avrebbe aperto l'energia.
"Joshef devo farlo. O tutti i nostri sacrifici saranno stati vani. Abbiamo ancora una carta da giocare e lo sai, ma con l'Artemis non riusciremo mai a raggiungere lo spazio romulano in tempo. Ci serve L'Enterprise!"
"Spazio Romulano?" ripeté Picard scambiando un'occhiata con Worf, il quale, a sua volta si era voltato verso il capitano.
"E' inutile continuare a nasconderlo" disse Amalia rivolta verso i suoi compagni "se siamo riusciti ad andarcene da Nuova Shangai lo dobbiamo ai Romulani e la ci aspetta una cura, una nuova vita, mi hanno promesso un intero pianeta in cui ci lasceranno vivere in pace e ci forniranno supporto e tecnologia!"
Ci fu un lungo istante di silenzio nell'hangar dell'Artemis. A Picard fu chiaro che Amalia e Joshef avevano agito all'insaputa degli altri coloni e che la rivelazione di un coinvolgimento dei romulani aveva sorpreso loro quanto lui.
La faccenda si stava facendo incredibilmente ingarbugliata e si rimproverò di non essere stato più accorto di fronte ad una situazione che fin dall'inizio era parsa poco chiara. Deanna aveva avuto ancora una volta ragione quando lo aveva messo in guardia su Amalia e sul fatto che stesse sicuramente nascondendo qualcosa. Quel qualcosa ora avrebbe potuto condannarli tutti a morte.
Amalia si era resa conto che i coloni la stavano fissando abbastanza increduli e sconcertati. La donna aveva loro mentito o comunque non aveva raccontato tutta la verità.
Amalia e Joshef si stavano scambiando rapide occhiate: i loro piani erano stati sconvolti fin dall'arrivo dell'Enterprise, che a questo punto, Picard comprese, non era affatto attesa, così come il fatto che l'Artemis fosse stata bloccata su una rotta specifica con i motori a curvatura danneggiati, doveva essere stato il risultato dello scontro fra la donna e il resto dell'equipaggio che probabilmente aveva compreso che la loro destinazione non era il territorio federale ma L'impero Stellare Romulano.
"Vi ho tenuto nascosta la verità è vero" ammise la donna ad alta voce "ma è stato per il vostro bene. Io, Joshef e pochi altri abbiamo preso contatto con i Romulani. Sono stati gentili e disponibili ad aiutarci per andarcene dalla colonia. Non sono malvagi come si racconta…"
In quel momento il colono che stava tenendo bloccato il tecnico dell'Enterprise, senza che nessuno lo interpellasse si presentò: "sono il centurione Minus, agente del servizio segreto dell'Impero Stellare Romulano. Sono stato modificato chirurgicamente per somigliare a Matthias e accompagnarvi verso la vostra nuova casa. L'Impero è felice di potervi ospitare. Vi assicuro che avrete cibo, assistenza e libertà…"
Una fragorosa risata echeggiò nell'hangar. Il klingon Worf stava ridendo alle parole dell'agente romulano.
"Cosa trovi di tanto divertente klingon?" domandò il romulano infastidito dalla reazione di Worf.
"Voi romulani siete risaputi per non mantenere mai la parola data! Siete un popolo senza onore!" ringhiò Worf lanciando uno sguardo di sfida a Minus.
Il romulano mollò la presa sull'umano che aveva ancora il phaser puntato contro e si avvicinò a Worf chinandosi su di lui.
"Klingon. Un klingon addomesticato dagli umani. E' il suo animale di compagnia?" domandò a Picard dimostrando tutto il disprezzo che aveva verso quelli che erano stati un tempo alleati dei romulani.
Worf ringhiò furiosamente e cercò di liberarsi ma Picard gli intimò di restare calmo.
"Non so quali siano le intenzioni dell'Impero verso questi coloni, ma dubito che si tratti di un gesto caritatevole senza un secondo fine" disse Picard rivolto all'agente.
Minus si rialzò lentamente. Era difficile vedere in lui un romulano. La fisionomia era stata magistralmente modificata e sicuramente portava un dispositivo in grado di confondere i tricorder, visto che a nessuna analisi era risultata la presenza a bordo dell'Artemis di un genoma romulano.
"Capitano, questi coloni desiderano la libertà e noi gliela daremo. Cosa ci prenderemo in cambio non è affar vostro" e rivolgendosi alla donna continuò "Amalia! Basta con le trattative. Siamo in ritardo e i nostri piani sono già stati sufficientemente sconvolti. E' ora di tornare sulla retta via e là fuori abbiamo la nave che ci permetterà di raggiungere la destinazione stabilita."
"L'androide non vuole lasciarci salire a bordo! Come possiamo prendere il controllo dell'Enterprise?" obiettò Amalia abbassando il braccio che impugnava il phaser.
"A questo penserò io" rispose Minus. "L'androide non sarà un problema"
Data, nel frattempo, aveva udito le conversazioni attraverso l'intercom e come precauzione aveva fatto alzare gli scudi nonché inserito l'allarme giallo. La presenza a bordo dell'Artemis di un romulano poteva significare che uno o più navi occultate potevano trovarsi nelle vicinanze dell'Enterprise. E i romulani non avvertivano prima di aprire il fuoco.
"Minus se tenterà una qualsiasi azione diretta contro una nave della Flotta Stellare essa verrà interpretata come un atto di guerra. Inoltre, la presenza non autorizzata a bordo dell'Artemis è in palese violazione degli accordi…"
"Comandante Data" lo interruppe Minus "mirabolante macchina… E' incredibile che sia stata progettata da un umano. Nessuno dei nostri migliori scienziati è ancora riuscito a creare qualcosa di lontanamente simile. Lei sarà un pezzo molto gradito per la nostra sezione di robotica."
La voce dell'agente era ferma, sicura. Picard si domandò cosa nascondesse. I Romulani non agivano mai senza pianificare ogni evenienza. Minus era sicuro del fatto suo e questo significava solamente che si sentiva certo di riuscire nel suo intento.
Minus estrasse da una tasca sdrucita una specie di bracciale e se lo mise all'avambraccio. Un dispositivo sconosciuto di cui Picard tentò di decifrarne la provenienza nonché la funzione. Minus, rendendosi conto di aver attirato l'attenzione del capitano si chinò nuovamente verso Picard mostrandogli il bracciale.
"Simpatico gingillo. Tecnologia aliena. Lo abbiamo trovato durante degli scavi archeologici nel quadrante Beta. E' unico. Ricorda vagamente la tecnologia dei portali Iconiani. Lei la dovrebbe conoscere piuttosto bene se non erro."
Minus fece un sorriso carico di sarcasmo e si rialzò, mentre Picard intuì allora quale potesse essere la funzione del bracciale.
"Data! Porti via l'Enterprise da qui! Inserisca la curvatura! Gli scudi non…"
Picard non terminò di parlare che Minus scomparve dall'hangar.
"… non lo fermeranno… Data!" urlò ancora Picard all'indirizzo dell'intercom, che ancora mostrava il volto dell'androide.
"Data! Risponda!" gridò ancora il capitano.
L'androide non rispose e lentamente il suo viso scomparve dal monitor come se stesse cadendo all'indietro e fu sostituito dal viso dell'agente romulano Minus.
"Solo un umano poteva progettare un androide tanto sofisticato ma con un pulsante di disattivazione tanto stupidamente semplice. Tipica imprecisione umana" commentò Minus attraverso l'intercom mostrando il dito indice con cui aveva premuto il dispositivo di disattivazione di Data, posto sulla schiena, all'altezza della vita.
"Amalia, prepari i suoi uomini al teletrasporto. L'Enterprise è sotto il mio controllo"
La donna annuì salvo voltarsi prima verso il fratello in cerca di approvazione e poi inevitabilmente verso Picard. Al capitano parve di intravedere una sorta di dispiacimento per quanto stava accadendo. Amalia aveva compreso di aver perso il controllo della situazione e di trovarsi costretta a dipendere da Minus più di quanto avrebbe voluto. Il dubbio di essere stata una pedina nelle mani dei romulani cominciò a insinuarsi dentro di lei ma arrivata a questo punto non aveva altra possibilità che proseguire la strada intrapresa.
"Raduniamoci tutti." ordinò ai suoi. Ma nessuno fece un passo, segno evidente che dissentivano con quanto la Guardiana aveva tramato a loro insaputa. Per Amalia fu evidente che aveva perso la fiducia dei suoi e si sentì incredibilmente stanca e depressa ma anche furiosa per essere stata così stupida. E tale rabbia contribuì a tenerla in piedi e darle la forza di emettere un urlo stridulo che pareva provenire dal suo profondo. Un urlo che rimbombò nell'hangar diverse volte prima di spegnersi lasciando spazio al silenzio.
"Ho detto di radunarvi! E' un ordine!" gridò rabbiosamente.
Solo allora, lentamente i coloni si avvicinarono l'un l'altro, ma molti erano ancora immobili ed uno di loro prese parola: "Amalia, se avessi saputo che ci avresti venduto ai romulani non ti avrei mai dato il mio appoggio. Avrei dovuto dare ascolto a tuo padre quando diceva che la tua ambizione avrebbe finito col distruggerci!"
Un raggio arancione saettò nell'hangar terminando nel petto di colui che aveva osato ribellarsi. Il suo corpo venne lentamente vaporizzato dall'energia devastante dell'arma. Ebbe appena il tempo per emettere un grido strozzato, poi di lui non rimase nulla. Il terrore e lo sgomento apparve sul volto degli altri coloni che stavano fissando Amalia, rigida, con gli occhi lucidi e il braccio teso e la mano che stringeva il phaser, ancora caldo.
"Muovetevi" disse semplicemente con voce incredibilmente calma.
Solo a quel punto i coloni, inorriditi si alzarono da terra e si strinsero fra di loro.
"Lei verrà con noi" disse Amalia all'indirizzo della dottoressa Crusher. Voglio che continui a cercare una cura."
"Il virus è opera dei romulani?" domandò la Crusher.
"Si. Ci dissero che avrebbe solamente causato una forte febbre. Doveva servire a convincere mio padre ad abbandonare la colonia. Ma qualcosa è andato storto. Non lo avevano mai testato sugli umani e non si aspettavano che avrebbe infettato anche noi" rivelò Amalia.
"Amalia, io credo invece che i romulani sapessero cosa stavano facendo. E temo che vi stiano usando come cavie per testare questo virus. Sono pronta a scommettere che vogliono recuperarvi solo per poter studiare con calma gli effetti che sta avendo su di voi e perfezionarlo per un attacco batteriologico alla Federazione"
"Forse" balbettò Amalia "ma io credo a Minus. Voi non lo conoscete come lo conosco io. Io mi fido di lui. Anche se ho dovuto mentire. Coraggio vada col gruppo!" ordinò Amalia indicandole la strada col phaser, ma Beverly rimase invece immobile in attesa di un cenno dal suo capitano.
Picard comprese e con il capo annuì. Era meglio tornasse a bordo e continuasse la ricerca di una cura.
Prima di radunarsi la Crusher domandò che ne sarebbe stato del capitano e degli altri.
"Resteranno sull'Artemis. Qualcuno li troverà e li salverà"
"Ma il virus potrebbe ucciderli prima! La Federazione non ha una cura! Li condannerai a morte!" protestò Beverly.
Amalia scrollò le spalle. "Ognuno ha il suo destino. Ora basta, Minus ci attende!"
Amalia riprese la comunicazione con l'Enterprise.
"Siamo pronti" comunicò la donna
A gruppi di dodici elementi, una serie di teletrasporti multipli portarono sull'Enterprise tutti i coloni e la dottoressa Crusher.
"Amalia! Lei sta commettendo un gravissimo errore. I Romulani non hanno intenzione di aiutarla. Si stanno solo servendo di lei. La sua azione potrebbe causare un grande danno alla Federazione. Tutto quello che ricaveranno dall'Enterprise e dal virus lo useranno contro suoi simili se ne rende conto?" gridò Picard in un ultimo tentativo di far ravvedere la Senders.
"Questo è quello che dice lei capitano. Comunque ora non è più affar suo" rispose Amalia prima di venire catturata dal raggio del teletrasporto e dissolversi davanti agli occhi dei restanti.



VAI AL CAPITOLO: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15] [16] [17] [18] [19] [Epilogo]
 

Home -