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L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ARTEMIS
CAPITOLO 9

Le consolle erano debolmente illuminate dalla luce lampeggiante dell'allarme rosso. La plancia giaceva nella quasi completa oscurità con le sole luci d'emergenza proiettare ombre indistinte sul pavimento metallico dell'Enterprise.
Will stava accucciato accanto alla sua consolle stringendo fra le mani una pistola phaser del XXIII secolo che fino a quel giorno aveva visto solo in un museo delle armi a San Francisco. L'aria era fredda ma umida a causa del mancato riciclo. I sistemi primari erano stati messi fuori uso dalle prime squadre d'assalto klingon provenienti dalla Breth'Ta. Armi, scudi, supporto vitale tutto era fuori linea. I klingon avevano risparmiato solo i sistemi di controllo della gravita artificiale ma per il resto l'Enterprise era un relitto alla deriva, trattenuto solamente da un raggio traente proveniente dalla Breth'Ta.
I motori a curvatura dell'Enterprise erano stati volontariamente arrestati. Il capitano Kirk aveva dato personalmente l'ordine permettendo così alla nave di Kontar di raggiungerli. Tutto l'equipaggio a bordo si era preparato a respingere l'assalto delle truppe klingon. Uno dei peggiori scenari di guerra possibili a cui erano stati addestrati si era materializzato. I volti degli uomini e delle donne dell'Enterprise riflettevano il clima di terrore che albergava nei loro animi. Mentre si passavano le armi con gesti rapidi e precisi si scambiavano rapide occhiate alla ricerca di un volto amico che potesse rassicurarli, che riuscisse a infondergli un po' di coraggio e la certezza che pure questa volta ce l'avrebbero fatta. Ma anche i veterani, coloro che erano a bordo da più tempo e che erano usciti indenni già da molte situazioni critiche erano consapevoli che i klingon erano i peggiori nemici che potessero augurarsi di trovarsi a combattere fra i corridoi della nave. Molto più forti fisicamente, mediamente più alti di loro e dannatamente spietati non si sarebbero fermati di fronte a nulla, uccidendo sia gli uomini che le donne senza nessuna distinzione. Gli umani erano considerati una razza inferiore, fisicamente debole e fragile per cui non costituivano uno stimolo per l'ego di un guerriero klingon. Uccidere un umano in uno scontro corpo a corpo non era motivo di soddisfazione ed orgoglio al contrario di un nausicaano o un vulcaniano, razze fisicamente molto più forti e che costituivano una sfida più accattivante. La vera forza degli umani stava nel numero, nell'organizzazione, nella disciplina e nella superiorità scientifica a cui i klingon non riuscivano a sopperire con la sola forza fisica. E tutto questo era fonte di grande frustrazione per le alte sfere dell'esercito dell'Impero.
Ogni area della nave era stata preparata a respingere le truppe nemiche che rapidamente cominciarono a teletrasportarsi a bordo dell'Enterprise facendosi largo a colpi di disgregatore e bath'let. Molti klingon caddero sotto i colpi dei phaser federali ma anche molti umani persero la vita e i corridoi della grande nave si riempirono di sangue rosso e violaceo che andarono a mescolarsi fra loro ignari dell'odio che li aveva fatti incontrare.
Le previsioni di Spock si erano rivelate esatte. Kontar non poteva privarsi di un numero eccessivo di uomini pena l'impossibilità di gestire una nave grande quale la Breth'Ta e i suoi guerrieri si trovarono in netta inferiorità numerica. Dopo circa un'ora di aspri combattimenti la situazione raggiunse un punto di stallo con i klingon che controllavano alcune zone dell'Enterprise mentre altre erano ancora saldamente nelle mani degli uomini di Kirk. Un'irreale calma si fece strada nei corridoi dell'Enterprise mentre entrambe le fazioni ne approfittarono per rifiatare e rinsaldare le posizioni. L'infermeria era colma di feriti ed il dottor McCoy era impegnato nel compito di salvare quante più vite possibili. Molti uomini dell'equipaggio presentavano vistose ferite da armi da taglio dopo dei corpo a corpo con un klingon, la maggior parte accusavano ferite da disgregatore. Molti, troppi, spiravano poco dopo essere giunti in infermeria tanto che ovunque si potevano contare i sacchi ermetici di colore arancione che contenevano i corpi ormai senza vita di membri dell'equipaggio.
Will emise un profondo respiro. Era realmente emotivamente coinvolto nonostante fosse consapevole si trattasse di una simulazione olografica.
Accanto a lui il signor Chekov aveva il braccio teso, con il phaser stretto in mano puntato verso la porta del turboascensore, pronto a fare fuoco se i klingon avessero provato a penetrare in plancia. Il volto era contratto dalla tensione e i capelli erano arruffati a causa della colluttazione avuta con uno dei tre klingon che si erano teletrasportati nella plancia durante le prime fasi dell'abbordaggio.
I corpi senza vita dei tre guerrieri giacevano sul pavimento della plancia. I loro occhi erano spalancati, come voleva la tradizione klingon, di andare incontro alla morte ad occhi aperti per poterla guardare dritta in faccia.
L'arrivo dei soldati di Kontar era stato ampiamente previsto da Kirk e non appena udirono il sibilo tipico di un teletrasporto puntarono i loro phaser la dove iniziarono a scorgere l'inizio di un processo di rimaterializzazione. I tre klingon ebbero appena il tempo di rendersi conto di essere giunti a destinazione che vennero investiti da una scarica mortale d'energia che li scaraventò contro le consolle alle loro spalle. Ma uno di loro non morì all'istante riuscendo a rialzarsi ed ad assalire Chekov. La colluttazione durò pochi istanti prima che il klingon accusasse i danni causati dal phaser che gli aveva aperto un largo squarcio nello stomaco e cadesse a terra privo di vita. Il russo ne era uscito indenne anche se spaventato da quell'alieno che lo superava in altezza di quasi due spanne e che, nonostante fosse gravemente ferito, era riuscito ad afferrarlo con una forza impensabile.
Chekov si rese conto di essere osservato e si voltò verso Will abbozzando una specie di sorriso amaro ma le sue labbra tremavano visibilmente.
Riker comprese che il ragazzo era in preda al terrore più vero e che era sul punto di perdere la calma per cui decise di avvicinarsi per rincuorarlo.
"Brutta situazione vero?" domandò fingendo ingenuità. Il co-pilota dell'Enterprise si limitò ad annuire col capo senza togliere gli occhi dalle porte color rubino del turboascensore.
"Se l'è vista brutta prima"
Chekov continuò ad annuire ma i suoi movimenti risultarono impacciati dall'eccesso di adrenalina che scorreva nel suo sangue.
Riker comprese che non avrebbe cavato una parola dall'uomo e decise di tornare alla sua posizione ma inaspettatamente Chekov sussurrò poche parole: "i klingon non fanno prigionieri lo sa?"
Riker tornò a voltarsi verso il russo.
"Si lo so. Ma sono convinto che riusciremo a respingere l'assalto"
La voce di Riker era ovviamente calma e relativamente tranquilla. La consapevolezza che nulla gli sarebbe potuto accadere all'interno della simulazione olografica era un vantaggio tattico non indifferente.
"Il capitano Kirk ci tirerà fuori anche questa volta" balbettò il giovane ragazzo "ne sono sicuro" aggiunse più che altro per fare coraggio a sé stesso.
Riker sorrise ed annuì. Chekov parve un poco rinfrancato dal breve scambio di parole con Will e finalmente gli riuscì di rilassare i muscoli della mascella ed abbozzare quello che voleva essere, nelle intenzioni, una specie di sorriso ma subito la sua attenzione tornò ad essere catturata dalla porta del turboascensore. Le luci che indicavano l'arrivo di una cabina si erano improvvisamente illuminate.
"Stanno arrivando!"
Questa volta fu la voce del capitano Kirk a riempire la plancia. Era accucciato dietro la sua poltrona con un phaser in mano.
"Stia pronto signor Spock" disse all'indirizzo del vulcaniano che invece era in piedi ad un lato della porta del turboascensore mentre sul lato opposto si trovava un altro membro dell'equipaggio.
Riker riprese la sua posizione e tornò a puntare la sua arma davanti a sé in attesa che gli assalitori giungessero in plancia.
"Manca poco. Pronti ad aprire il fuoco. E' imperativo che i klingon non prendano il controllo della plancia" disse Kirk a tutti i presenti.
La luce del display del turboascensore da intermittente si fece fissa, segno che la capsula era giunta a destinazione e che le porte presto si sarebbero aperte.
Riker strinse le dita attorno all'impugnatura del phaser mentre il dito indice invece esercitava una leggera pressione, a sfiorare il grilletto che avrebbe dato il via alla mortale scarica di energia.
Le porte si aprirono ed inondarono di luce la buia plancia e con sollievo generale anziché una manipolo di guerrieri klingon ne uscirono il tenente Sulu accompagnato da due ufficiali della sicurezza. Le loro casacche erano lacere e macchiate da chiazze di sangue sia umano che klingon. Dovevano avere lottato duramente prima di giungere in plancia.
"Sulu!" esclamò Kirk alzando il braccio destro facendo così cenno di abbassare le armi.
Il nipponico faticò a scorgere il proprio capitano nell'oscurità della plancia debolmente illuminata ma si rese conto di avere un mano gelida poggiata sulla spalla.
"Signor Spock!" esclamò Sulu meravigliato. Il vulcaniano era dietro di lui pronto ad effettuare la tipica mossa vulcaniana capace di mettere fuori combattimento un uomo per diversi minuti tramite la sola pressione di alcuni nervi situati nella scapola.
Spock si limitò ad inarcare un sopracciglio ed a togliere rapidamente la mano dalla spalla del navigatore dell'Enterprise.
Kirk a quel punto si levò in piedi e avanzò quanto bastò affinché il suo volto venisse rischiarato dalle intense luci del turboascensore.
Sulu sorrise sollevato nel constatare che il suo capitano era sano e salvo e che la plancia non era caduta nelle mani dei klingon.
"Capitano!" esclamò Sulu facendo un passo avanti.
Kirk scrutò l'aspetto del suo navigatore e degli altri due ragazzi che lo accompagnavano. Era evidente che avevano combattuto e duramente. Il petto di Ikaru era segnato da un profondo taglio da cui colava del sangue fresco che doveva essere stato inferto da una delle armi klingon.
"Signor Sulu è un piacere rivederla" disse semplicemente il capitano.
"Anche per me capitano. Temevo che la plancia fosse caduta nelle mani dei klingon signore"
"Come può vedere stiamo bene anche se i klingon sono già venuti a farci visita" rispose Kirk volgendo la testa verso i corpi senza vita dei tre klingon che avevano tentato un primo abbordaggio.
Sulu scorse nell'oscurità le sagome dei soldati ed annuì.
"Anche voi vedo che avete avuto il piacere di imbattervi in questi simpatici visitatori" continuò Kirk facendo del sarcasmo ed indicando la ferita ancora fresca sul petto del navigatore.
Sulu osservò per un istante lo squarcio nella sua uniforme e poi sorrise "ho avuto qualche difficoltà a muovermi nei corridoi dell'Enterprise signore. Niente che il mio phaser non abbia potuto risolvere signore" rispose Sulu dando una leggere pacca all'arma che stava agganciata alla sua vita.
Kirk sorrise facendo cenno di entrare nella plancia.
Le porte del turboascensore tornarono a chiudersi e la plancia ripiombò nella penombra e gli occhi di Riker dovettero sforzarsi per abituarsi nuovamente alla scarsità d'illuminazione.
"Rapporto signor Sulu" domandò Kirk desideroso di conoscere la situazione sugli altri ponti. Il sistema di comunicazione interno era in mano ai klingon che lo avevano disabilitato e le trasmittenti portatili erano inservibili a causa di un campo di distorsione subspaziale generato dalla nave di Kontar.
"Arriviamo dalla sala macchine. Il signor Scott ha predisposto robuste difese ai suoi motori. Sta anche provvedendo alle necessarie riparazioni. Stima che potremo riavere la curvatura a pieno regime entro dieci ore al massimo. Però non è facile lavorare con i klingon in giro per la nave"
"Ottimo" commentò Kirk.
"Sappiamo per certo che l'infermeria è ancora saldamente nelle nostre mani. Così come il deposito armamenti, l'hangar navette e alcune altre sezioni secondarie. Il resto dell'Enterprise purtroppo è sotto il controllo dei klingon."
Kirk chinò il capo e si massaggiò il mento meditando sulle informazioni che gli erano appena state fornite. Istintivamente cercò lo sguardo di Spock. Il vulcaniano era sempre stata una fonte preziosa di possibilità e soluzioni per ogni categoria di problema grazie alla sua incredibile disciplina mentale e preparazione.
"Capitano è giunto il momento di passare al contrattacco. I klingon stanno rifiatando e è presumibile che suppongano che la cattura dell'Enterprise sia solo questione di tempo." disse il vulcaniano con il consueto tono pacato, intuendo che il capitano attendeva un consiglio da parte sua.
Kirk annuì guardandosi intorno osservando attentamente i volti che non riuscivano a nascondere la tensione dei suoi ragazzi. Ogni volta che le vite del suo equipaggio erano in pericolo egli sentiva un profondo sentimento di apprensione a causa del suo ruolo che gli imponeva di prendere le decisioni necessarie a tirarli fuori dai guai. Non sempre gli riusciva di salvare tutti e molti uomini erano caduti sotto il suo servizio a causa di un suo diretto ordine. Era il peso della responsabilità del comando a cui, nonostante gli anni di servizio e l'esperienza acquisita, sembrava impossibile farci l'abitudine. Ogni volta che si apprestava ad impartire un ordine che avrebbe potuto mettere a repentaglio la vita di un membro del suo equipaggio percepiva una fitta allo stomaco a volte così intensa da lasciarlo senza fiato.
Spock lo fissava in attesa di un suo ordine preciso. Tutti gli uomini della plancia avevano lo sguardo puntato su di lui nutrendo una fiducia assoluta in quell'uomo che più di una volta li aveva guidati in situazioni difficili intimamente convinti che fosse l'unico a bordo, anche più del vulcaniano Spock, dotato delle necessarie capacità per risolvere ogni situazione.
"Signor Spock per attuare il nostro piano abbiamo bisogno di comunicare con Scott. Credo sia giunto il momento di testare questi trasmettitori modificati" disse Kirk estraendo dalla tasca quello che appariva come un comunicatore da sbarco standard. Con un gesto rapido e sciolto dell'avambraccio fece sollevare il coperchio dorato dell'apparecchio di comunicazione ed avvicinandoselo alla bocca esitò un istante inumidendosi le labbra "Kirk a Scott. Mi senti Scotty?"
Ci furono diversi secondi di silenzio interrotti a tratti da scariche di statica che furono udite da tutti gli uomini della plancia in quanto regnava un silenzio irreale libero dal ritmico pulsare delle strumentazioni di bordo.
"Scott mi può sentire?" ripeté Kirk avvicinando il comunicatore alle labbra.
"Qui Scott signore. Come le avevo promesso i comunicatori funzionano! In barba alla tecnologia di inibizione subspaziale klingon!"
Il tono squillante del capo ingegnere rassicurò Kirk circa la situazione in Sala Macchine e gli permise di concedersi di allentare lo stato di tensione personale rilassando i muscoli delle spalle che gli tenevano il collo come serrato in una morsa.
"Rapporto Scotty. Come siamo messi ad energia e supporto vitale? Qui cominciamo a sentire un po' freddo" domandò Kirk.
"Il generatore principale è in riparazione. Ci vorranno ancora alcune ore per ripristinare l'energia principale. L'energia di riserva sta iniziando a scarseggiare e basta a malapena a far funzionare luci ed ascensori. Purtroppo il sistema di controllo ambientale è nelle mani dei klingon. Hanno modificato i circuiti della consolle e sono riusciti ad escludere i controlli della Sala Macchine. Non ho alcun modo di ripristinare il supporto vitale da qui. Capitano credo che al momento sia la nostra priorità se non vuole che i klingon portino su Qo'Nos l'Enterprise colma di ghiaccioli umani" concluse il capo ingegnere.
Kirk scambiò nuovamente un'occhiata fugace con Spock. I due si intesero al volo senza bisogno di aggiungere altro.
Il vulcaniano si avvicinò a Kirk scendendo al livello della poltrona del capitano e allungò una mano verso Kirk il quale gli porse il comunicatore.
"Signor Scott sono Spock. Ho bisogno che ripristini l'energia ai sensori interni ed attivi la consolle scientifica della plancia. Pensa di poterlo fare?"
"Posso provarci. Non sarà facile trovare un canale che non sia stato intercettato o distrutto dai klingon. Ma in ogni caso riusciranno in breve tempo a rilevare il flusso d'energia e attirerete la loro attenzione."
"Questo è un rischio che ho calcolato. C'è il settantaquattro virgola sei per cento di probabilità che i klingon decidano di attaccare in forze la plancia. Dovremo agire molto rapidamente o verremo sopraffatti" concluse il vulcaniano prima di ritornare il comunicatore al suo capitano.
"Scott stiamo per organizzare la controffensiva. Cercheremo di riattivare il supporto vitale e contemporaneamente di raggiungere la sala teletrasporto con una squadra d'assalto come pattuito. Qual'è la condizione della Sala Macchine? Pensa che riuscirete a resistere agli attacchi dei klingon?"
"Non si preoccupi di noi capitano. Finché io sarò qui nessun klingon riuscirà a mettere le mani sui motori dell'Enterprise!" rispose con tono concitato lo scozzese.
Kirk abbozzò una smorfia che nelle intenzioni avrebbe voluto figurare come un sorriso ma la tensione della crisi in corso gli aveva fatto contrarre ogni muscolo a sua disposizione.
"Ci conto Scotty. Da questo momento inizia il silenzio radio. Saranno ammesse solamente comunicazioni estremamente urgenti al fine di non correre il rischio che i klingon riescano ad intercettarci anche su queste frequenze. Kirk chiudo."
Will aveva osservato attentamente lo svolgersi della situazione ed ora che la conversazione era terminata si rese conto che in effetti la temperatura della plancia era bruscamente calata. Se non avessero ripristinato il supporto vitale entro poche ore i klingon avrebbero avuto gioco facile su degli umani assiderati conquistando l'Enterprise con poco sforzo anche se Will era sicuro che Kontar avrebbe fatto di tutto per raggiungere il medesimo risultato senza ricorrere ad un espediente poco onorevole agli occhi della sua gente. I veri guerrieri sconfiggono il nemico sul campo e non attraverso furbi espedienti come invece preferiva l'Impero Stellare Romulano, l'altro grande avversario della Federazione.
Kirk chiuse lo sportello del comunicatore e lo rimise nella tasca dopodiché raddrizzò la schiena e scrollò le spalle nel tentativo di sciogliere i muscoli del busto prima di passare all'azione.
"Signori abbiamo un grosso problema e dobbiamo risolverlo se vogliamo salvare le nostre vite. E non dimentichiamo che c'è una colonia che attende dei preziosi farmaci contro la febbre tarelliana. Direi che non è il caso di indugiare oltre. Signor Spock vada alla consolle scientifica, ormai Scotty dovrebbe avere ripristinato l'energia ai sensori interni" ordinò Kirk prontamente obbedito dal vulcaniano che stava ora chino come molte altre volte aveva fatto in passato sul visore della consolle scientifica.
"I sensori interni sono in funzione. Sto rilevando e registrando la posizione delle truppe nemiche. Confermo quanto è stato riportato dal signor Sulu capitano. Rilevo una grande concentrazione di segnali vitali umani sul ponte dodici. Sono circondati dai klingon, presumo che siano stati fatti prigionieri. I loro segnali vitali sono stabili. Presumo che siano in buone condizioni ma i sensori non sono precisi a causa della scarsità di energia a disposizione."
Kirk ascoltava le parole del vulcaniano mentre questi snocciolava una serie di preziose informazioni circa la disposizione e la consistenza delle truppe nemiche a bordo della sua nave e allo stesso tempo stava elaborando una serie di possibili piani d'azione cercando di valutare tutte le variabili coinvolte al fine di raggiungere il suo scopo, ovvero prendere il controllo della Breth'Ta e piantare il suo sguardo nelle pupille di Kontar.
"Rilevo una seconda concentrazione di segni vitali: l'infermeria. Purtroppo sto contando diverse perdite."
"D'accordo signor Spock, non credo sia il caso di scendere nei dettagli. Non è il momento di deprimerci contando quanti di noi non ce l'hanno fatta. Vediamo piuttosto se riusciamo a comunicare con Bones. Sperando che si sia ricordato del comunicatore modificato"
Kirk tornò ad estrarre il comunicatore dalla tasca e dopo aver sollevato la ghiera dorata lo avvicinò alle labbra
"Qui Kirk. Bones mi senti?"
Ne seguì un lungo silenzio rotto solo a tratti dalle scariche di statica. "E' possibile che il dottore McCoy sia molto indaffarato per rispondere capitano" suggerì Spock quale spiegazione della mancata risposta.
Kirk annuì, era esattamente il suo stesso pensiero e proprio mentre si accingeva a chiudere la comunicazione la voce del dottore attirò l'attenzione di tutta la plancia.
"Jim! Qui è un macello! Ho l'infermeria colma di feriti ed è meglio che non ti dica quanti sono i morti! Questa idea di lasciarci abbordare dai klingon è stata una follia!"
La voce del dottore era rotta dall'angoscia indotta dalla macabra visione, in un così breve periodo di tempo, di decessi di membri dell'equipaggio che al di là del loro ruolo nella Flotta erano anche e soprattutto amici, persone con cui, volenti o nolenti, visto i ridotti spazi dell'Enterprise era capitato di scambiare un saluto o intavolare una discussione. Il dolore per la sorte di tutti quei compagni e compagne di viaggio era superiore alla paura di cadere egli stesso vittima delle lame dei klingon.
"Bones..." Kirk esitò alla ricerca delle giuste parole adatte a calmare il collerico dottore e decise che era preferibile preoccuparsi delle questioni più urgenti. Per piangere i morti ci sarebbe stato tempo dopo.
"Stiamo per passare all'azione. Passa l'informazione ai capi sezione affinché agiscano come concordato. Se tutto andrà secondo i piani ci rivedremo fra circa mezz'ora al massimo. Da questo momento inizia il silenzio radio. Kirk chiudo"
Kirk mantenne un tono di voce il più calmo e rassicurante possibile e questo sembrò fare effetto sull'umore di McCoy il quale si limitò a confermare la ricezione dell'ordine e chiuse la comunicazione senza proseguire oltre la sua polemica. McCoy aveva altro ora a cui pensare che restare a disquisire con il suo capitano circa la bontà di una sua scelta di comando e decise così di lasciar perdere e limitarsi a seguire gli ordini.
Kirk rimise il comunicatore nella tasca e sospirò prima di riprendere la parola:
"Signori è il momento di agire. Ci divideremo in due squadre. La prima squadra avrà il compito di raggiungere il ponte dodici e riprendere il controllo della Sala Controlli Ambientali prima che la temperatura scenda troppo e l'ossigeno cominci a scarseggiare. Spock lei avrà il comando di tale squadra. Prenda con sé Chekov e Railey. La seconda squadra sarà composta dal sottoscritto, Sulu e…" Kirk fece una pausa guardandosi intorno alla ricerca dell'elemento adatto fra coloro che non erano ancora stati nominati.
Will istintivamente si alzò in piedi desideroso di partecipare all'abbordaggio della Breth'Ta e il suo gesto venne notato dal capitano il quale allungò il braccio destro ed indicandolo con il dito indice aggiunse il suo nome alla lista della seconda squadra.
"Gli altri resteranno in plancia a difenderla dai klingon. Tenente Uhura affido a lei il comando dell'Enterprise. Se qualcosa andasse storto e dovessimo fallire dovrà attivare il protocollo di autodistruzione. Il signor Spock ha già provveduto a modificarlo secondo quanto previsto dal regolamento. La mia autorizzazione e quella di Scott sono già state inserite ed attivate. Sarà sufficiente che lei o qualunque altro ufficiale della nave inserisca l'ultimo codice affinché la procedura si attivi. Una volta che il conto alla rovescia sarà stato attivato avremo solo cinque minuti prima che la nave salti per aria. Non so quale destino consigliarvi: se correre alle capsule di salvataggio e finire poi nelle mani dei klingon e prolungare le proprie sofferenze per un tempo indeterminato o se perire all'istante. Purtroppo non c'è alternativa, non possiamo permetter che i klingon si portino a casa l'Enterprise e la sua tecnologia militare" concluse Kirk mentre la donna di colore annuiva con fare sicuro di sé.
Spock porse ad Uhura un chip di memoria che la donna afferrò osservandolo con attenzione.
"Contiene la sequenza di codice finale per l'attivazione dell'autodistruzione. Non serve che le ricordi che non deve assolutamente cadere nelle mani dei klingon" spiegò il vulcaniano.
"Ho capito" rispose la donna che nonostante la giovane età e la situazione critica sembrava pronta ad eseguire il suo primo vero incarico di comando. Provava orgoglio per essere stata prescelta per presidiare la plancia con un incarico tanto delicato quale attivare il processo di autodistruzione.
"Io invece vorrei ricordarle tenente, che l'autodistruzione è senza ritorno per cui veda di non far saltare l'Enterprise di fronte alla prima difficoltà" aggiunse Kirk con un tono scherzoso.
"Può contare su di me capitano" rispose la donna stringendo con forza nel pungo della mano il chip di memoria e serrando le labbra.
"Lo so tenente. Per questo ho scelto lei" rispose il capitano prima di tornare a voltarsi verso il resto dell'equipaggio ergendosi quanto più gli permetteva la sua non eccelsa statura. Era ora di passare all'azione ed istintivamente i muscoli di Kirk iniziarono a tendersi, mentre il suo cuore aumentava le pulsazioni al fine di fornire una quantità maggiore di ossigeno alle sue fibre. Le sue guance si colorirono e gli occhi si illuminarono di luce. La macchina Kirk, che molte altre volte aveva stupito amici e nemici si stava preparando ad entrare in azione e tutti coloro che lo conoscevano a fondo potevano avere percezione di tutti quei cambiamenti a livello fisico finendo per venirne coinvolti al punto da trarne forza e coraggio, come cavalieri del Medioevo spronati alla carica dal loro condottiero.
Anche Riker riuscì, seppur in misura più limitata, a cogliere la grande aura carismatica di James Kirk, un alone d'energia psichica espandersi sopra di loro ad avvolgerli come una calda coperta in una fredda mattina d'inverno.
"Signor Spock lei ed i suoi uomini passerete attraverso i condotti di manutenzione. Non possiamo rischiare che entrambe le squadre restino bloccate nel turboascensore. Io invece passerò dalla porta principale, ma ci occorre un diversivo sufficiente da distrarre quanto basta l'attenzione dei klingon e se tutto è stato preparato secondo i piani non dovrebbe essere un problema, confermato Spock?"
"Esatto capitano. La sonda modificata che abbiamo preparato prima dell'abbordaggio è pronta ad essere attivata sulle frequenze dei comunicatori modificati. Emetterà un impulso subspaziale sufficientemente forte da disturbare i sensori della Breth'Ta ma sarà facilmente localizzabile. Ho calcolato che i klingon impiegheranno circa quindici minuti per scovarla e disabilitarla. Durante questo lasso di tempo potremo muoverci all'interno dell'Enterprise senza che dalla Breth'Ta possano localizzarci" spiegò Spock.
"Quindi signori, abbiamo solo quindici minuti per raggiungere i nostri obiettivi, dopodiché i nostri spostamenti saranno facilmente localizzabili e ci troveremo addosso i klingon. Sono stato chiaro?" domandò il capitano osservando i volti dei suoi uomini uno alla volta constatando come questi nutrissero una fiducia assoluta in lui e di come questo lo facesse sentire tremendamente responsabile.
Tutti annuirono compreso Riker il quale però non poté non notare che il piano elaborato da Kirk e Spock era assai rischioso e si basava solo su delle ipotesi e su ben pochi dati certi.
"E una volta a bordo della nave klingon che faremo?" domandò Riker incapace dal trattenersi. In fondo sulla sua Enterprise quello era il suo ruolo: valutare le scelte del suo capitano e proporre alternative.
"Raggiungeremo la plancia e ne prenderemo il controllo" rispose semplicemente Kirk.
"Tutto qui? Non sappiamo nemmeno quanti klingon sono rimasti a bordo. Non abbiamo una mappa degli interni della Breth'Ta. E' una follia sperare che in tre riusciremo ad aprirci la strada fino alla plancia" obiettò William.
Kirk scosse le spalle.
"Non abbiamo alternative. Dobbiamo giocarci l'unico fattore di vantaggio che abbiamo. I klingon non si attendono di certo che tenteremo di contro abbordarli. Sono certo che Kontar é troppo eccitato dall'idea di poter sfilare per le vie della città imperiale con la mia testa su di un piatto per fermarsi a riflettere su possibili falle del suo piano d'attacco."
"E cosa la fa sentire così sicuro di conoscere i pensieri del suo nemico?" domandò Riker curioso, senza rendersi conto che il suo atteggiamento stava risultando piuttosto irrispettoso agli occhi degli altri suoi compagni.
"Conosco la psicologia klingon. Sono assetati di sangue, formidabili guerrieri ma pessimi strateghi. Per nostra fortuna, altrimenti ci avrebbero annientati da tempo" concluse Kirk consapevole di peccare di una certa arroganza. In realtà quello che aveva appena detto dei klingon era più che altro una sua intima speranza che una reale convinzione, anche perché se così non fosse stato sarebbero stati tutti spacciati.
"La sonda è stata avviata. Segnale di disturbo partito. Abbiamo circa quindici minuti da questo momento, ma si tratta solo di una stima per cui potrebbero anche essere meno" si inserì Spock spingendo un pulsante dalla sua consolle.
"Se il signor Riker non ha altri dubbi direi di passare all'azione" aggiunse Kirk afferrando il phaser che aveva momentaneamente lasciato sulla sua poltrona indicando ai suoi uomini le porte del turboascensore che si trovava di fronte a lui e che lo separavano dal quarto d'ora più cruciale della sua vita.


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