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Le
consolle erano debolmente illuminate dalla luce lampeggiante dell'allarme
rosso. La plancia giaceva nella quasi completa oscurità con
le sole luci d'emergenza proiettare ombre indistinte sul pavimento
metallico dell'Enterprise.
Will stava accucciato accanto alla sua consolle stringendo fra le
mani una pistola phaser del XXIII secolo che fino a quel giorno
aveva visto solo in un museo delle armi a San Francisco. L'aria
era fredda ma umida a causa del mancato riciclo. I sistemi primari
erano stati messi fuori uso dalle prime squadre d'assalto klingon
provenienti dalla Breth'Ta. Armi, scudi, supporto vitale tutto era
fuori linea. I klingon avevano risparmiato solo i sistemi di controllo
della gravita artificiale ma per il resto l'Enterprise era un relitto
alla deriva, trattenuto solamente da un raggio traente proveniente
dalla Breth'Ta.
I motori a curvatura dell'Enterprise erano stati volontariamente
arrestati. Il capitano Kirk aveva dato personalmente l'ordine permettendo
così alla nave di Kontar di raggiungerli. Tutto l'equipaggio
a bordo si era preparato a respingere l'assalto delle truppe klingon.
Uno dei peggiori scenari di guerra possibili a cui erano stati addestrati
si era materializzato. I volti degli uomini e delle donne dell'Enterprise
riflettevano il clima di terrore che albergava nei loro animi. Mentre
si passavano le armi con gesti rapidi e precisi si scambiavano rapide
occhiate alla ricerca di un volto amico che potesse rassicurarli,
che riuscisse a infondergli un po' di coraggio e la certezza che
pure questa volta ce l'avrebbero fatta. Ma anche i veterani, coloro
che erano a bordo da più tempo e che erano usciti indenni
già da molte situazioni critiche erano consapevoli che i
klingon erano i peggiori nemici che potessero augurarsi di trovarsi
a combattere fra i corridoi della nave. Molto più forti fisicamente,
mediamente più alti di loro e dannatamente spietati non si
sarebbero fermati di fronte a nulla, uccidendo sia gli uomini che
le donne senza nessuna distinzione. Gli umani erano considerati
una razza inferiore, fisicamente debole e fragile per cui non costituivano
uno stimolo per l'ego di un guerriero klingon. Uccidere un umano
in uno scontro corpo a corpo non era motivo di soddisfazione ed
orgoglio al contrario di un nausicaano o un vulcaniano, razze fisicamente
molto più forti e che costituivano una sfida più accattivante.
La vera forza degli umani stava nel numero, nell'organizzazione,
nella disciplina e nella superiorità scientifica a cui i
klingon non riuscivano a sopperire con la sola forza fisica. E tutto
questo era fonte di grande frustrazione per le alte sfere dell'esercito
dell'Impero.
Ogni area della nave era stata preparata a respingere le truppe
nemiche che rapidamente cominciarono a teletrasportarsi a bordo
dell'Enterprise facendosi largo a colpi di disgregatore e bath'let.
Molti klingon caddero sotto i colpi dei phaser federali ma anche
molti umani persero la vita e i corridoi della grande nave si riempirono
di sangue rosso e violaceo che andarono a mescolarsi fra loro ignari
dell'odio che li aveva fatti incontrare.
Le previsioni di Spock si erano rivelate esatte. Kontar non poteva
privarsi di un numero eccessivo di uomini pena l'impossibilità
di gestire una nave grande quale la Breth'Ta e i suoi guerrieri
si trovarono in netta inferiorità numerica. Dopo circa un'ora
di aspri combattimenti la situazione raggiunse un punto di stallo
con i klingon che controllavano alcune zone dell'Enterprise mentre
altre erano ancora saldamente nelle mani degli uomini di Kirk. Un'irreale
calma si fece strada nei corridoi dell'Enterprise mentre entrambe
le fazioni ne approfittarono per rifiatare e rinsaldare le posizioni.
L'infermeria era colma di feriti ed il dottor McCoy era impegnato
nel compito di salvare quante più vite possibili. Molti uomini
dell'equipaggio presentavano vistose ferite da armi da taglio dopo
dei corpo a corpo con un klingon, la maggior parte accusavano ferite
da disgregatore. Molti, troppi, spiravano poco dopo essere giunti
in infermeria tanto che ovunque si potevano contare i sacchi ermetici
di colore arancione che contenevano i corpi ormai senza vita di
membri dell'equipaggio.
Will emise un profondo respiro. Era realmente emotivamente coinvolto
nonostante fosse consapevole si trattasse di una simulazione olografica.
Accanto a lui il signor Chekov aveva il braccio teso, con il phaser
stretto in mano puntato verso la porta del turboascensore, pronto
a fare fuoco se i klingon avessero provato a penetrare in plancia.
Il volto era contratto dalla tensione e i capelli erano arruffati
a causa della colluttazione avuta con uno dei tre klingon che si
erano teletrasportati nella plancia durante le prime fasi dell'abbordaggio.
I corpi senza vita dei tre guerrieri giacevano sul pavimento della
plancia. I loro occhi erano spalancati, come voleva la tradizione
klingon, di andare incontro alla morte ad occhi aperti per poterla
guardare dritta in faccia.
L'arrivo dei soldati di Kontar era stato ampiamente previsto da
Kirk e non appena udirono il sibilo tipico di un teletrasporto puntarono
i loro phaser la dove iniziarono a scorgere l'inizio di un processo
di rimaterializzazione. I tre klingon ebbero appena il tempo di
rendersi conto di essere giunti a destinazione che vennero investiti
da una scarica mortale d'energia che li scaraventò contro
le consolle alle loro spalle. Ma uno di loro non morì all'istante
riuscendo a rialzarsi ed ad assalire Chekov. La colluttazione durò
pochi istanti prima che il klingon accusasse i danni causati dal
phaser che gli aveva aperto un largo squarcio nello stomaco e cadesse
a terra privo di vita. Il russo ne era uscito indenne anche se spaventato
da quell'alieno che lo superava in altezza di quasi due spanne e
che, nonostante fosse gravemente ferito, era riuscito ad afferrarlo
con una forza impensabile.
Chekov si rese conto di essere osservato e si voltò verso
Will abbozzando una specie di sorriso amaro ma le sue labbra tremavano
visibilmente.
Riker comprese che il ragazzo era in preda al terrore più
vero e che era sul punto di perdere la calma per cui decise di avvicinarsi
per rincuorarlo.
"Brutta situazione vero?" domandò fingendo ingenuità.
Il co-pilota dell'Enterprise si limitò ad annuire col capo
senza togliere gli occhi dalle porte color rubino del turboascensore.
"Se l'è vista brutta prima"
Chekov continuò ad annuire ma i suoi movimenti risultarono
impacciati dall'eccesso di adrenalina che scorreva nel suo sangue.
Riker comprese che non avrebbe cavato una parola dall'uomo e decise
di tornare alla sua posizione ma inaspettatamente Chekov sussurrò
poche parole: "i klingon non fanno prigionieri lo sa?"
Riker tornò a voltarsi verso il russo.
"Si lo so. Ma sono convinto che riusciremo a respingere l'assalto"
La voce di Riker era ovviamente calma e relativamente tranquilla.
La consapevolezza che nulla gli sarebbe potuto accadere all'interno
della simulazione olografica era un vantaggio tattico non indifferente.
"Il capitano Kirk ci tirerà fuori anche questa volta"
balbettò il giovane ragazzo "ne sono sicuro" aggiunse
più che altro per fare coraggio a sé stesso.
Riker sorrise ed annuì. Chekov parve un poco rinfrancato
dal breve scambio di parole con Will e finalmente gli riuscì
di rilassare i muscoli della mascella ed abbozzare quello che voleva
essere, nelle intenzioni, una specie di sorriso ma subito la sua
attenzione tornò ad essere catturata dalla porta del turboascensore.
Le luci che indicavano l'arrivo di una cabina si erano improvvisamente
illuminate.
"Stanno arrivando!"
Questa volta fu la voce del capitano Kirk a riempire la plancia.
Era accucciato dietro la sua poltrona con un phaser in mano.
"Stia pronto signor Spock" disse all'indirizzo del vulcaniano
che invece era in piedi ad un lato della porta del turboascensore
mentre sul lato opposto si trovava un altro membro dell'equipaggio.
Riker riprese la sua posizione e tornò a puntare la sua arma
davanti a sé in attesa che gli assalitori giungessero in
plancia.
"Manca poco. Pronti ad aprire il fuoco. E' imperativo che i
klingon non prendano il controllo della plancia" disse Kirk
a tutti i presenti.
La luce del display del turboascensore da intermittente si fece
fissa, segno che la capsula era giunta a destinazione e che le porte
presto si sarebbero aperte.
Riker strinse le dita attorno all'impugnatura del phaser mentre
il dito indice invece esercitava una leggera pressione, a sfiorare
il grilletto che avrebbe dato il via alla mortale scarica di energia.
Le porte si aprirono ed inondarono di luce la buia plancia e con
sollievo generale anziché una manipolo di guerrieri klingon
ne uscirono il tenente Sulu accompagnato da due ufficiali della
sicurezza. Le loro casacche erano lacere e macchiate da chiazze
di sangue sia umano che klingon. Dovevano avere lottato duramente
prima di giungere in plancia.
"Sulu!" esclamò Kirk alzando il braccio destro
facendo così cenno di abbassare le armi.
Il nipponico faticò a scorgere il proprio capitano nell'oscurità
della plancia debolmente illuminata ma si rese conto di avere un
mano gelida poggiata sulla spalla.
"Signor Spock!" esclamò Sulu meravigliato. Il vulcaniano
era dietro di lui pronto ad effettuare la tipica mossa vulcaniana
capace di mettere fuori combattimento un uomo per diversi minuti
tramite la sola pressione di alcuni nervi situati nella scapola.
Spock si limitò ad inarcare un sopracciglio ed a togliere
rapidamente la mano dalla spalla del navigatore dell'Enterprise.
Kirk a quel punto si levò in piedi e avanzò quanto
bastò affinché il suo volto venisse rischiarato dalle
intense luci del turboascensore.
Sulu sorrise sollevato nel constatare che il suo capitano era sano
e salvo e che la plancia non era caduta nelle mani dei klingon.
"Capitano!" esclamò Sulu facendo un passo avanti.
Kirk scrutò l'aspetto del suo navigatore e degli altri due
ragazzi che lo accompagnavano. Era evidente che avevano combattuto
e duramente. Il petto di Ikaru era segnato da un profondo taglio
da cui colava del sangue fresco che doveva essere stato inferto
da una delle armi klingon.
"Signor Sulu è un piacere rivederla" disse semplicemente
il capitano.
"Anche per me capitano. Temevo che la plancia fosse caduta
nelle mani dei klingon signore"
"Come può vedere stiamo bene anche se i klingon sono
già venuti a farci visita" rispose Kirk volgendo la
testa verso i corpi senza vita dei tre klingon che avevano tentato
un primo abbordaggio.
Sulu scorse nell'oscurità le sagome dei soldati ed annuì.
"Anche voi vedo che avete avuto il piacere di imbattervi in
questi simpatici visitatori" continuò Kirk facendo del
sarcasmo ed indicando la ferita ancora fresca sul petto del navigatore.
Sulu osservò per un istante lo squarcio nella sua uniforme
e poi sorrise "ho avuto qualche difficoltà a muovermi
nei corridoi dell'Enterprise signore. Niente che il mio phaser non
abbia potuto risolvere signore" rispose Sulu dando una leggere
pacca all'arma che stava agganciata alla sua vita.
Kirk sorrise facendo cenno di entrare nella plancia.
Le porte del turboascensore tornarono a chiudersi e la plancia ripiombò
nella penombra e gli occhi di Riker dovettero sforzarsi per abituarsi
nuovamente alla scarsità d'illuminazione.
"Rapporto signor Sulu" domandò Kirk desideroso
di conoscere la situazione sugli altri ponti. Il sistema di comunicazione
interno era in mano ai klingon che lo avevano disabilitato e le
trasmittenti portatili erano inservibili a causa di un campo di
distorsione subspaziale generato dalla nave di Kontar.
"Arriviamo dalla sala macchine. Il signor Scott ha predisposto
robuste difese ai suoi motori. Sta anche provvedendo alle necessarie
riparazioni. Stima che potremo riavere la curvatura a pieno regime
entro dieci ore al massimo. Però non è facile lavorare
con i klingon in giro per la nave"
"Ottimo" commentò Kirk.
"Sappiamo per certo che l'infermeria è ancora saldamente
nelle nostre mani. Così come il deposito armamenti, l'hangar
navette e alcune altre sezioni secondarie. Il resto dell'Enterprise
purtroppo è sotto il controllo dei klingon."
Kirk chinò il capo e si massaggiò il mento meditando
sulle informazioni che gli erano appena state fornite. Istintivamente
cercò lo sguardo di Spock. Il vulcaniano era sempre stata
una fonte preziosa di possibilità e soluzioni per ogni categoria
di problema grazie alla sua incredibile disciplina mentale e preparazione.
"Capitano è giunto il momento di passare al contrattacco.
I klingon stanno rifiatando e è presumibile che suppongano
che la cattura dell'Enterprise sia solo questione di tempo."
disse il vulcaniano con il consueto tono pacato, intuendo che il
capitano attendeva un consiglio da parte sua.
Kirk annuì guardandosi intorno osservando attentamente i
volti che non riuscivano a nascondere la tensione dei suoi ragazzi.
Ogni volta che le vite del suo equipaggio erano in pericolo egli
sentiva un profondo sentimento di apprensione a causa del suo ruolo
che gli imponeva di prendere le decisioni necessarie a tirarli fuori
dai guai. Non sempre gli riusciva di salvare tutti e molti uomini
erano caduti sotto il suo servizio a causa di un suo diretto ordine.
Era il peso della responsabilità del comando a cui, nonostante
gli anni di servizio e l'esperienza acquisita, sembrava impossibile
farci l'abitudine. Ogni volta che si apprestava ad impartire un
ordine che avrebbe potuto mettere a repentaglio la vita di un membro
del suo equipaggio percepiva una fitta allo stomaco a volte così
intensa da lasciarlo senza fiato.
Spock lo fissava in attesa di un suo ordine preciso. Tutti gli uomini
della plancia avevano lo sguardo puntato su di lui nutrendo una
fiducia assoluta in quell'uomo che più di una volta li aveva
guidati in situazioni difficili intimamente convinti che fosse l'unico
a bordo, anche più del vulcaniano Spock, dotato delle necessarie
capacità per risolvere ogni situazione.
"Signor Spock per attuare il nostro piano abbiamo bisogno di
comunicare con Scott. Credo sia giunto il momento di testare questi
trasmettitori modificati" disse Kirk estraendo dalla tasca
quello che appariva come un comunicatore da sbarco standard. Con
un gesto rapido e sciolto dell'avambraccio fece sollevare il coperchio
dorato dell'apparecchio di comunicazione ed avvicinandoselo alla
bocca esitò un istante inumidendosi le labbra "Kirk
a Scott. Mi senti Scotty?"
Ci furono diversi secondi di silenzio interrotti a tratti da scariche
di statica che furono udite da tutti gli uomini della plancia in
quanto regnava un silenzio irreale libero dal ritmico pulsare delle
strumentazioni di bordo.
"Scott mi può sentire?" ripeté Kirk avvicinando
il comunicatore alle labbra.
"Qui Scott signore. Come le avevo promesso i comunicatori funzionano!
In barba alla tecnologia di inibizione subspaziale klingon!"
Il tono squillante del capo ingegnere rassicurò Kirk circa
la situazione in Sala Macchine e gli permise di concedersi di allentare
lo stato di tensione personale rilassando i muscoli delle spalle
che gli tenevano il collo come serrato in una morsa.
"Rapporto Scotty. Come siamo messi ad energia e supporto vitale?
Qui cominciamo a sentire un po' freddo" domandò Kirk.
"Il generatore principale è in riparazione. Ci vorranno
ancora alcune ore per ripristinare l'energia principale. L'energia
di riserva sta iniziando a scarseggiare e basta a malapena a far
funzionare luci ed ascensori. Purtroppo il sistema di controllo
ambientale è nelle mani dei klingon. Hanno modificato i circuiti
della consolle e sono riusciti ad escludere i controlli della Sala
Macchine. Non ho alcun modo di ripristinare il supporto vitale da
qui. Capitano credo che al momento sia la nostra priorità
se non vuole che i klingon portino su Qo'Nos l'Enterprise colma
di ghiaccioli umani" concluse il capo ingegnere.
Kirk scambiò nuovamente un'occhiata fugace con Spock. I due
si intesero al volo senza bisogno di aggiungere altro.
Il vulcaniano si avvicinò a Kirk scendendo al livello della
poltrona del capitano e allungò una mano verso Kirk il quale
gli porse il comunicatore.
"Signor Scott sono Spock. Ho bisogno che ripristini l'energia
ai sensori interni ed attivi la consolle scientifica della plancia.
Pensa di poterlo fare?"
"Posso provarci. Non sarà facile trovare un canale che
non sia stato intercettato o distrutto dai klingon. Ma in ogni caso
riusciranno in breve tempo a rilevare il flusso d'energia e attirerete
la loro attenzione."
"Questo è un rischio che ho calcolato. C'è il
settantaquattro virgola sei per cento di probabilità che
i klingon decidano di attaccare in forze la plancia. Dovremo agire
molto rapidamente o verremo sopraffatti" concluse il vulcaniano
prima di ritornare il comunicatore al suo capitano.
"Scott stiamo per organizzare la controffensiva. Cercheremo
di riattivare il supporto vitale e contemporaneamente di raggiungere
la sala teletrasporto con una squadra d'assalto come pattuito. Qual'è
la condizione della Sala Macchine? Pensa che riuscirete a resistere
agli attacchi dei klingon?"
"Non si preoccupi di noi capitano. Finché io sarò
qui nessun klingon riuscirà a mettere le mani sui motori
dell'Enterprise!" rispose con tono concitato lo scozzese.
Kirk abbozzò una smorfia che nelle intenzioni avrebbe voluto
figurare come un sorriso ma la tensione della crisi in corso gli
aveva fatto contrarre ogni muscolo a sua disposizione.
"Ci conto Scotty. Da questo momento inizia il silenzio radio.
Saranno ammesse solamente comunicazioni estremamente urgenti al
fine di non correre il rischio che i klingon riescano ad intercettarci
anche su queste frequenze. Kirk chiudo."
Will aveva osservato attentamente lo svolgersi della situazione
ed ora che la conversazione era terminata si rese conto che in effetti
la temperatura della plancia era bruscamente calata. Se non avessero
ripristinato il supporto vitale entro poche ore i klingon avrebbero
avuto gioco facile su degli umani assiderati conquistando l'Enterprise
con poco sforzo anche se Will era sicuro che Kontar avrebbe fatto
di tutto per raggiungere il medesimo risultato senza ricorrere ad
un espediente poco onorevole agli occhi della sua gente. I veri
guerrieri sconfiggono il nemico sul campo e non attraverso furbi
espedienti come invece preferiva l'Impero Stellare Romulano, l'altro
grande avversario della Federazione.
Kirk chiuse lo sportello del comunicatore e lo rimise nella tasca
dopodiché raddrizzò la schiena e scrollò le
spalle nel tentativo di sciogliere i muscoli del busto prima di
passare all'azione.
"Signori abbiamo un grosso problema e dobbiamo risolverlo se
vogliamo salvare le nostre vite. E non dimentichiamo che c'è
una colonia che attende dei preziosi farmaci contro la febbre tarelliana.
Direi che non è il caso di indugiare oltre. Signor Spock
vada alla consolle scientifica, ormai Scotty dovrebbe avere ripristinato
l'energia ai sensori interni" ordinò Kirk prontamente
obbedito dal vulcaniano che stava ora chino come molte altre volte
aveva fatto in passato sul visore della consolle scientifica.
"I sensori interni sono in funzione. Sto rilevando e registrando
la posizione delle truppe nemiche. Confermo quanto è stato
riportato dal signor Sulu capitano. Rilevo una grande concentrazione
di segnali vitali umani sul ponte dodici. Sono circondati dai klingon,
presumo che siano stati fatti prigionieri. I loro segnali vitali
sono stabili. Presumo che siano in buone condizioni ma i sensori
non sono precisi a causa della scarsità di energia a disposizione."
Kirk ascoltava le parole del vulcaniano mentre questi snocciolava
una serie di preziose informazioni circa la disposizione e la consistenza
delle truppe nemiche a bordo della sua nave e allo stesso tempo
stava elaborando una serie di possibili piani d'azione cercando
di valutare tutte le variabili coinvolte al fine di raggiungere
il suo scopo, ovvero prendere il controllo della Breth'Ta e piantare
il suo sguardo nelle pupille di Kontar.
"Rilevo una seconda concentrazione di segni vitali: l'infermeria.
Purtroppo sto contando diverse perdite."
"D'accordo signor Spock, non credo sia il caso di scendere
nei dettagli. Non è il momento di deprimerci contando quanti
di noi non ce l'hanno fatta. Vediamo piuttosto se riusciamo a comunicare
con Bones. Sperando che si sia ricordato del comunicatore modificato"
Kirk tornò ad estrarre il comunicatore dalla tasca e dopo
aver sollevato la ghiera dorata lo avvicinò alle labbra
"Qui Kirk. Bones mi senti?"
Ne seguì un lungo silenzio rotto solo a tratti dalle scariche
di statica. "E' possibile che il dottore McCoy sia molto indaffarato
per rispondere capitano" suggerì Spock quale spiegazione
della mancata risposta.
Kirk annuì, era esattamente il suo stesso pensiero e proprio
mentre si accingeva a chiudere la comunicazione la voce del dottore
attirò l'attenzione di tutta la plancia.
"Jim! Qui è un macello! Ho l'infermeria colma di feriti
ed è meglio che non ti dica quanti sono i morti! Questa idea
di lasciarci abbordare dai klingon è stata una follia!"
La voce del dottore era rotta dall'angoscia indotta dalla macabra
visione, in un così breve periodo di tempo, di decessi di
membri dell'equipaggio che al di là del loro ruolo nella
Flotta erano anche e soprattutto amici, persone con cui, volenti
o nolenti, visto i ridotti spazi dell'Enterprise era capitato di
scambiare un saluto o intavolare una discussione. Il dolore per
la sorte di tutti quei compagni e compagne di viaggio era superiore
alla paura di cadere egli stesso vittima delle lame dei klingon.
"Bones..." Kirk esitò alla ricerca delle giuste
parole adatte a calmare il collerico dottore e decise che era preferibile
preoccuparsi delle questioni più urgenti. Per piangere i
morti ci sarebbe stato tempo dopo.
"Stiamo per passare all'azione. Passa l'informazione ai capi
sezione affinché agiscano come concordato. Se tutto andrà
secondo i piani ci rivedremo fra circa mezz'ora al massimo. Da questo
momento inizia il silenzio radio. Kirk chiudo"
Kirk mantenne un tono di voce il più calmo e rassicurante
possibile e questo sembrò fare effetto sull'umore di McCoy
il quale si limitò a confermare la ricezione dell'ordine
e chiuse la comunicazione senza proseguire oltre la sua polemica.
McCoy aveva altro ora a cui pensare che restare a disquisire con
il suo capitano circa la bontà di una sua scelta di comando
e decise così di lasciar perdere e limitarsi a seguire gli
ordini.
Kirk rimise il comunicatore nella tasca e sospirò prima di
riprendere la parola:
"Signori è il momento di agire. Ci divideremo in due
squadre. La prima squadra avrà il compito di raggiungere
il ponte dodici e riprendere il controllo della Sala Controlli Ambientali
prima che la temperatura scenda troppo e l'ossigeno cominci a scarseggiare.
Spock lei avrà il comando di tale squadra. Prenda con sé
Chekov e Railey. La seconda squadra sarà composta dal sottoscritto,
Sulu e
" Kirk fece una pausa guardandosi intorno alla
ricerca dell'elemento adatto fra coloro che non erano ancora stati
nominati.
Will istintivamente si alzò in piedi desideroso di partecipare
all'abbordaggio della Breth'Ta e il suo gesto venne notato dal capitano
il quale allungò il braccio destro ed indicandolo con il
dito indice aggiunse il suo nome alla lista della seconda squadra.
"Gli altri resteranno in plancia a difenderla dai klingon.
Tenente Uhura affido a lei il comando dell'Enterprise. Se qualcosa
andasse storto e dovessimo fallire dovrà attivare il protocollo
di autodistruzione. Il signor Spock ha già provveduto a modificarlo
secondo quanto previsto dal regolamento. La mia autorizzazione e
quella di Scott sono già state inserite ed attivate. Sarà
sufficiente che lei o qualunque altro ufficiale della nave inserisca
l'ultimo codice affinché la procedura si attivi. Una volta
che il conto alla rovescia sarà stato attivato avremo solo
cinque minuti prima che la nave salti per aria. Non so quale destino
consigliarvi: se correre alle capsule di salvataggio e finire poi
nelle mani dei klingon e prolungare le proprie sofferenze per un
tempo indeterminato o se perire all'istante. Purtroppo non c'è
alternativa, non possiamo permetter che i klingon si portino a casa
l'Enterprise e la sua tecnologia militare" concluse Kirk mentre
la donna di colore annuiva con fare sicuro di sé.
Spock porse ad Uhura un chip di memoria che la donna afferrò
osservandolo con attenzione.
"Contiene la sequenza di codice finale per l'attivazione dell'autodistruzione.
Non serve che le ricordi che non deve assolutamente cadere nelle
mani dei klingon" spiegò il vulcaniano.
"Ho capito" rispose la donna che nonostante la giovane
età e la situazione critica sembrava pronta ad eseguire il
suo primo vero incarico di comando. Provava orgoglio per essere
stata prescelta per presidiare la plancia con un incarico tanto
delicato quale attivare il processo di autodistruzione.
"Io invece vorrei ricordarle tenente, che l'autodistruzione
è senza ritorno per cui veda di non far saltare l'Enterprise
di fronte alla prima difficoltà" aggiunse Kirk con un
tono scherzoso.
"Può contare su di me capitano" rispose la donna
stringendo con forza nel pungo della mano il chip di memoria e serrando
le labbra.
"Lo so tenente. Per questo ho scelto lei" rispose il capitano
prima di tornare a voltarsi verso il resto dell'equipaggio ergendosi
quanto più gli permetteva la sua non eccelsa statura. Era
ora di passare all'azione ed istintivamente i muscoli di Kirk iniziarono
a tendersi, mentre il suo cuore aumentava le pulsazioni al fine
di fornire una quantità maggiore di ossigeno alle sue fibre.
Le sue guance si colorirono e gli occhi si illuminarono di luce.
La macchina Kirk, che molte altre volte aveva stupito amici e nemici
si stava preparando ad entrare in azione e tutti coloro che lo conoscevano
a fondo potevano avere percezione di tutti quei cambiamenti a livello
fisico finendo per venirne coinvolti al punto da trarne forza e
coraggio, come cavalieri del Medioevo spronati alla carica dal loro
condottiero.
Anche Riker riuscì, seppur in misura più limitata,
a cogliere la grande aura carismatica di James Kirk, un alone d'energia
psichica espandersi sopra di loro ad avvolgerli come una calda coperta
in una fredda mattina d'inverno.
"Signor Spock lei ed i suoi uomini passerete attraverso i condotti
di manutenzione. Non possiamo rischiare che entrambe le squadre
restino bloccate nel turboascensore. Io invece passerò dalla
porta principale, ma ci occorre un diversivo sufficiente da distrarre
quanto basta l'attenzione dei klingon e se tutto è stato
preparato secondo i piani non dovrebbe essere un problema, confermato
Spock?"
"Esatto capitano. La sonda modificata che abbiamo preparato
prima dell'abbordaggio è pronta ad essere attivata sulle
frequenze dei comunicatori modificati. Emetterà un impulso
subspaziale sufficientemente forte da disturbare i sensori della
Breth'Ta ma sarà facilmente localizzabile. Ho calcolato che
i klingon impiegheranno circa quindici minuti per scovarla e disabilitarla.
Durante questo lasso di tempo potremo muoverci all'interno dell'Enterprise
senza che dalla Breth'Ta possano localizzarci" spiegò
Spock.
"Quindi signori, abbiamo solo quindici minuti per raggiungere
i nostri obiettivi, dopodiché i nostri spostamenti saranno
facilmente localizzabili e ci troveremo addosso i klingon. Sono
stato chiaro?" domandò il capitano osservando i volti
dei suoi uomini uno alla volta constatando come questi nutrissero
una fiducia assoluta in lui e di come questo lo facesse sentire
tremendamente responsabile.
Tutti annuirono compreso Riker il quale però non poté
non notare che il piano elaborato da Kirk e Spock era assai rischioso
e si basava solo su delle ipotesi e su ben pochi dati certi.
"E una volta a bordo della nave klingon che faremo?" domandò
Riker incapace dal trattenersi. In fondo sulla sua Enterprise quello
era il suo ruolo: valutare le scelte del suo capitano e proporre
alternative.
"Raggiungeremo la plancia e ne prenderemo il controllo"
rispose semplicemente Kirk.
"Tutto qui? Non sappiamo nemmeno quanti klingon sono rimasti
a bordo. Non abbiamo una mappa degli interni della Breth'Ta. E'
una follia sperare che in tre riusciremo ad aprirci la strada fino
alla plancia" obiettò William.
Kirk scosse le spalle.
"Non abbiamo alternative. Dobbiamo giocarci l'unico fattore
di vantaggio che abbiamo. I klingon non si attendono di certo che
tenteremo di contro abbordarli. Sono certo che Kontar é troppo
eccitato dall'idea di poter sfilare per le vie della città
imperiale con la mia testa su di un piatto per fermarsi a riflettere
su possibili falle del suo piano d'attacco."
"E cosa la fa sentire così sicuro di conoscere i pensieri
del suo nemico?" domandò Riker curioso, senza rendersi
conto che il suo atteggiamento stava risultando piuttosto irrispettoso
agli occhi degli altri suoi compagni.
"Conosco la psicologia klingon. Sono assetati di sangue, formidabili
guerrieri ma pessimi strateghi. Per nostra fortuna, altrimenti ci
avrebbero annientati da tempo" concluse Kirk consapevole di
peccare di una certa arroganza. In realtà quello che aveva
appena detto dei klingon era più che altro una sua intima
speranza che una reale convinzione, anche perché se così
non fosse stato sarebbero stati tutti spacciati.
"La sonda è stata avviata. Segnale di disturbo partito.
Abbiamo circa quindici minuti da questo momento, ma si tratta solo
di una stima per cui potrebbero anche essere meno" si inserì
Spock spingendo un pulsante dalla sua consolle.
"Se il signor Riker non ha altri dubbi direi di passare all'azione"
aggiunse Kirk afferrando il phaser che aveva momentaneamente lasciato
sulla sua poltrona indicando ai suoi uomini le porte del turboascensore
che si trovava di fronte a lui e che lo separavano dal quarto d'ora
più cruciale della sua vita.
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