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Seduto
sul pavimento del ponte ologrammi William stava tentando di bypassare
i circuiti del campo di forza che lo teneva prigioniero.
Lo aveva visto fare a Geordi una volta ma era passato molto tempo
e non ricordava la procedura in modo esatto.
"Così dovrebbe andare..." si incoraggiò
mentre collegava due circuiti fra loro. Lo scopo era causare un
corto circuito che fondesse i chip di controllo del sistema di sicurezza
provocando una caduta, a domino, delle restanti procedure attive.
Non appena Riker infilò l'ultimo chip isolineare nel suo
alloggiamento fu investito da una violenta scarica elettrica che
lo spinse indietro di almeno mezzo metro, lasciandolo mezzo stordito
con una cascata di scintille, che rapidamente si estinguevano, a
scendergli come neve sulla testa.
Il piccolo incendio si spense immediatamente ed alcuni circuiti
risultarono evidentemente anneriti e privi di energia.
Will si rialzò scuotendo il capo diverse volte, ancora stordito
dal contraccolpo. La sua capigliatura sempre perfetta, ora presentava
diversi ciuffi di capelli fuori posto rizzati dall'energia elettrica
che aveva attraversato per un breve istante il suo corpo.
"Questo a Geordi non era accaduto..." sottolineò
con un filo di voce mentre, con le mani che gli tremavano vistosamente
per l'effetto della violenta scossa non ancora del tutto svanito,
si allungò verso il varco aperto manualmente fra le porte
del ponte ologrammi al fine di verificare l'integrità del
campo di contenimento.
Quando fu a meno di mezzo centimetro dall'oltrepassare il limite
delle porte una scarica d'energia si propagò dai suoi polpastrelli
costringendolo a ritirare la mano con un rapido gesto.
Una smorfia di disappunto fece capolino sul volto del Numero Uno
per l'insuccesso appena ottenuto costatogli i fastidiosi effetti
di una scarica d'energia non indifferente.
Riker si guardò intorno, come a cercare il filo dei suoi
pensieri e studiare quindi una nuova linea d'azione. D'altronde
non poteva fare altro. La griglia gialla del ponte ologrammi non
gli era d'aiuto per trovare la giusta ispirazione ne poteva fornirgli
una spiegazione per quanto stava accadendo. Un senso d'angoscia
per la sorte dell'equipaggio gli strinse con forza lo stomaco costringendolo
a deglutire.
Tutte le possibili spiegazioni lo portavano sempre ad un'Enterprise
in estremo pericolo per qualche cosa che era accaduto nel tempo
da lui trascorso nel ponte ologrammi. E proprio questo fatto alimentava
un velato senso di colpa.
"Dovrei essere in plancia adesso!" sbottò rabbiosamente.
Si rese conto di stare perdendo il controllo e questa era decisamente
l'ultima cosa da fare. Inspirò profondamente e chiuse gli
occhi cercando di rilassare sia il corpo che distendere i pensieri
e scacciare l'ansia.
Quando li riaprì si sentì pronto per un nuovo tentativo
e senza indugiare tornò a chinarsi verso il pannello aperto
che mostrava i circuiti anneriti e fumanti.
Un
piccolo pannello a scomparsa si aprì con un movimento estremamente
rapido mostrando una serie di intricati circuiti carichi di energia.
Data sistemò con miglior cura la manica della sua uniforme
che stava lentamente scivolando su tutto il braccio sinistro dell'androide.
Una volta arrotolata con cura l'uniforme, Data avvicinò l'avambraccio
al computer presente sulla scrivania del capitano a cui, in precedenza,
aveva asportato parte della copertura plastica.
Con delicatezza Data estrasse dal suo avambraccio una connessione
dati costituita da fibra trasparente e tramite un minuscolo aggancio
andò ad inserirla direttamente in uno dei circuiti del computer
del capitano.
Il capo dell'androide scattò alcune volte, come solitamente
lo si poteva veder fare ogni qual volta riceveva delle nuove informazioni.
La fibra che fuoriusciva dal suo avambraccio si illuminò
di energia, lampeggiando più volte, quasi ritmicamente.
Dopo circa quindici secondi il monitor del computer si accese mostrando
la normale interfaccia di controllo.
Il messaggio di avvertimento sullo stato di connessione alla rete
delle nave era scomparso, come per magia.
Data con delicatezza sganciò il cavo di connessione e questo
tornò a scivolare in modo automatico nel suo avambraccio,
mentre lo sportello andò a richiudersi altrettanto rapidamente
di come si era aperto senza lasciare alcuna traccia sull'epidermide
sintetica dell'androide.
Con l'altra mano Data si srotolò la manica dell'uniforme
e quando ebbe terminato le portò entrambe al terminale.
Come previsto era riuscito tramite una procedura da lui creata a
riconnettere la consolle del capitano alla rete della nave senza
che l'emulatore romulano se ne potesse rendere conto, sfruttando
il sovraccarico di lavoro a cui era sottoposto.
Non aveva saputo fare una stima attendibile di quanto tempo avesse
a disposizione per cui non indugiò oltre e sfruttando le
sue capacità iniziò una scansione passiva dei sistemi
della nave, stando estremamente attento a non allertare i sistemi
di sicurezza dell'emulatore romulano. Se Minus avesse avuto il sospetto
che qualcuno stava tentando di mettere fuori uso il suo marchingegno
avrebbe mandato i coloni a caccia di intrusi nell'Enterprise e prima
o poi sarebbero arrivati anche a lui. Poteva anche essere una macchina
dalla forza sovraumana ma un solo colpo di phaser ben assestato
lo avrebbe comunque messo fuori gioco.
Ora
la testa aveva iniziato a dolergli in costantemente. Nell'ora precedente
il dolore era stato di tipo pulsante, localizzato principalmente
alle tempie, con intervalli di sollievo sempre più brevi.
Si guardò intorno e vide che anche altri parevano non passarsela
troppo bene. Una goccia di sudore gli scivolò dalla fronte
lungo il naso, arrestandosi all'altezza del labbro superiore.
Picard si asciugò con un rapido gesto della mano.
- Devo avere la febbre - concluse fra sé - speriamo di riuscire
a raggiungere l'Enterprise in tempo - fu invece un sincero augurio
per tutto l'equipaggio. Anzi per tutti e due gli equipaggi: quello
dell'Enterprise e quello neo costituito dell'Artemis.
La vecchia e malandata nave colonia viaggiava a curvatura tre virgola
tre all'inseguimento dell'Enterprise, dritti verso la Zona Neutrale
Romulana e, oltre ancora, il territorio dell'Impero Stellare Romulano,
acerrimo nemico della Federazione da più di duecento anni.
Il pensiero che l'Enterprise, con il suo carico umano e tecnologico
potessero cadere nelle mani dei romulani aveva tenuto occupata la
mente di Picard dal momento in cui l'Artemis aveva dato energia
ai suoi vetusti motori a curvatura.
Allo stato attuale le alternative erano minime. Il suo piano si
limitava alla rincorsa di un'Enterprise, inspiegabilmente lenta
ma comunque armata, capace di disintegrare l'Artemis con una singola
scarica delle batterie dei phaser.
Picard contava sul fatto che fosse praticamente impossibile che
una manciata di coloni malati e digiuni di tecnologia, guidati seppur
da un'agente segreto romulano potessero neutralizzare un equipaggio
di più di mille effettivi. Sperava vivamente che i suoi uomini
avrebbero ripreso il controllo della nave prima del suo arrivo o
che comunque potessero venirgli incontro permettendogli di tornare
a bordo.
In caso contrario sarebbe stata una disfatta terribile per la Flotta
Stellare nonché sua personale.
Picard tornò ad osservare lo schermo principale che mostrava
la situazione tattica, con l'Enterprise rappresentata da un puntino
rosso e l'Artemis con uno verde, intersecati da una linea tratteggiata
di colore blu che stava sommariamente ad indicare la rotta. Un programma
alquanto grezzo dovette constatare Picard la prima volta non appena
Worf l'aveva passato sullo schermo. Ma L'Artemis non era una nave
da guerra e la maggior parte dei programmi di gestione erano elementari.
"Signor Worf tempo stimato all'aggancio con l'Enterprise?"
"Cinque ore e nove minuti capitano" rispose il klingon,
che al momento pareva essere l'unico a non risentire degli effetti
del virus portato dai coloni di Nuova Shangai.
Picard annuì senza togliere gli occhi dal quadro tattico,
tornando ad immergersi nei suoi pensieri, alla ricerca di una o
più valide alternative tattiche attraverso le quali riprendersi
la sua nave.
Data
aveva appena abbandonato la sezione armamenti. L'ultima della lista
di quelle considerate di primaria importanza. Tutti i sistemi primari
erano saldamente sotto il controllo dell'emulatore romulano. Propulsione,
timone, controllo ambientale, scudi, il computer centrale e appunto
tutto il sistema degli armamenti.
Per precauzione aveva preferito evitare di tentare di superare i
blocchi di sicurezza al fine di non mettere in allarme Minus sospettando
che i sistemi secondari, che parevano essere sotto un controllo
decisamente più blando gli fornissero la chiave per disabilitare
l'emulatore.
Non senza difficoltà riuscì a raggiungere alcune consolle
dei sistemi scolastici ma nessuno rispose al suo appello. Le aule
dovevano essere logicamente vuote. Tentò allora di arrivare
agli alloggi degli ufficiali nella convinzione che qualcuno di essi
potesse ritrovarsi rinchiuso dentro di essi.
L'immagine del consigliere Troi si materializzò sullo schermo
del computer della saletta tattica.
"Data!" esclamò la betazoide sul cui volto si poteva
leggere uno stato di profonda agitazione.
"Che sta succedendo? Un campo di forza mi sta tenendo prigioniera
nel mio alloggio da ore! Sto percependo paura, rabbia, disorientamento
provenire da tutto l'equipaggio..."
"Consigliere purtroppo l'Enterprise è nelle mani di
un agente romulano il cui nome è Minus."
"Un agente romulano? Come è stato possibile Data?"
"L'agente si trovava a bordo dell'Artemis sotto mentite spoglie.
Ha abbandonato il capitano con Geordi e Worf sull'Artemis e sta
ora controllando la nave tramite un emulatore. E' un sistema normalmente
utilizzato per automatizzare le funzioni di un vascello. Ma non
se ne conoscevano di così potenti da poter guidare navi della
grandezza e complessità dell'Enterprise."
La betazoide scosse il capo incredula.
"La notizia peggiore è che pare che stia portando l'Enterprise
nello spazio romulano con la complicità dei coloni. Il virus
non è di origine naturale ma è il frutto dell'ingegneria
genetica romulana. Da quanto ho potuto raccogliere pare che fosse
stato progettato per colpire solo gli animali ma che per un errore
si sia trasferito all'uomo. Lo scopo del virus era convincere gli
abitanti di Nuova Shangai, dipendenti dalle bestie da allevamento
ad abbandonare il Neonaturalismo. Questo a grandi linee consigliere"
riassunse brevemente Data.
"Avevo percepito che Amalia Senders non stava dicendo la verità.
Avrei dovuto indagare più a fondo su quella mia percezione.
Ora forse non saremmo in questa situazione" si colpevolizzò
Deanna.
"Consigliere tutti noi avremmo dovuto agire con maggiore cautela.
Anch'io sono stato colto impreparato e Minus è riuscito a
disattivarmi. Per nostra fortuna i romulani non sono a conoscenza
del mio nuovo sistema di riattivazione automatica ma mi trovo rinchiuso
nella saletta del capitano. Sono riuscito a penetrare il sistema
della nave e sto tentando di comunicare con il resto dell'equipaggio
al fine di tentare di organizzare un'azione di sabotaggio dell'emulatore
prima che l'Enterprise raggiunga lo spazio romulano. Almeno la nave
sarà salva."
"Perché almeno la nave?" domandò istintivamente
Deanna.
"Perché al momento il virus che ha colpito i coloni
si sta propagando attraverso il sistema di aerazione della nave
e entro uno punto tre ore il novantaquattro percento dell'equipaggio
ne sarà affetto."
Deanna si portò una mano alla bocca. Era sconvolta per quanto
stava accadendo ed allo stesso tempo completamente impotente, rinchiusa
com'era nel suo alloggio ed impossibilitata a comunicare. E con
il peso di dover percepire le paure e l'angoscia crescente di altre
mille esseri viventi.
"E Beverly?"
"Non sono riuscito a reperire informazioni sulla dottoressa.
Minus ha promesso ai coloni di fornire loro una cura per il virus
per cui potrebbe anche essere che le abbiano impedito di continuare
le sue ricerche"
"Non capisco Data, ma perché tutta questa messa in scena
da parte dei Senders? Perché non volare direttamente con
l'Artemis nello spazio romulano?"
"Sospetto che i romulani li abbiano usati fin dall'inizio con
lo scopo di attirare su Nuova Shangai una nave della Federazione.
Presumibilmente sono a conoscenza dei piani di volo della Flotta
e sapevano che l'Enterprise sarebbe stata la nave più vicina
per portare soccorso"
In quel momento Deanna portò la mano destra alla tempia e
strinse con forza le palpebre. Come se un dolore intenso le stesse
lacerando la mente.
"Consigliere si sente bene?" domandò Data.
Deanna fece cenno di attendere qualche istante e poi, lentamente
parve riprendere il controllo. Il suo volto solitamente candido
era ora paonazzo e le sue pupille dilatate.
"Una fitta molto dolorosa... alla testa. Forse sono i primi
effetti del virus... e poi ho percepito qualcosa mentre il dolore
si attenuava... Imzadi!" esclamò con un sussulto la
betazoide.
Si
era levato la maglia rossa dell'uniforme del XXIII secolo e si era
avvolto la mano destra restando a torso nudo. Attraverso quella
protezione improvvisata sentiva a malapena il contatto con il chip
isolineare ma era l'unico modo che gli era venuto in mente per evitare
di ricevere nuovamente una scarica diretta.
"Almeno non dovrei scottarmi le mani un'altra volta..."
mormorò mentre avvicinava il chip al suo alloggiamento.
Ora stava tentando una diversa procedura con il medesimo scopo della
precedente: provocare un corto circuito che disabilitasse il campo
di forza.
Era a pochi centimetri dall'obiettivo quando gli parve di udire
la voce di Deanna:
"Imzadi?" mormorò fra sé.
Un istante dopo la consolle del ponte ologrammi trillò facendo
sobbalzare il povero Riker a cui scivolò di mano il chip
che andò a rotolare sul pavimento.
"Comandante Riker mi può sentire?"
La voce amichevole di Data suonò come una dolce melodia alle
orecchie di Riker. Finalmente avrebbe avuto tutte le spiegazioni
del caso e sarebbe riuscito ad uscire da quella prigione improvvisata.
"Qual buon vento Data. Sono rinchiuso da ore nel ponte ologrammi.
Che diamine sta succedendo? Eravamo in viaggio per soccorrere l'Artemis...
Cosa è andato storto?"
"Molto più di quanto non possa immaginare comandante"
Data diede a Riker un veloce ma esaustivo quadro della situazione
ripetendo quanto aveva precedentemente riferito al consigliere Troi,
aggiornandolo sulla situazione corrente e sul pericolo imminente
che stava correndo l'Enterprise e tutto il suo equipaggio.
"E' semplicemente pazzesco! Tutto questo mentre io ero qui
a trastullarmi con uno stupido ologramma!" si rimproverò
Riker, sicuro che se fosse stato al comando della nave, Minus non
sarebbe riuscito così facilmente a mettere in atto il suo
piano.
"Data fammi uscire di qui. Tenterò di raggiungere la
plancia e..."
"Non mi è possibile comandante" lo interruppe l'androide
"i campi di forza sono controllati dal Sistema di Sicurezza
a cui non ho accesso essendo strettamente controllato dall'emulatore"
Riker si fermò qualche istante a riflettere sulla nuova situazione
cercando di analizzare con attenzione ma anche con rapidità
i nuovi elementi di cui era venuto a conoscenza.
"Non esiste nessun condotto secondario che mi permetta di uscire
da qui evitando il blocco dei campi di forza? Passando attraverso
i tubi di Jeffries potrei raggiungere la Sala Macchine e disabilitare
il motore a curvatura."
"Comandante dubito che una simile azione potrebbe avere successo"
obiettò Data "tutte le consolle della Sala Macchine
sono sotto il controllo di Minus e l'unico modo per interrompere
il flusso di antimateria sarebbe danneggiare il nucleo di curvatura.
Una procedura decisamente sconsigliabile per qualcuno poco esperto,
se si vuole evitare che la nave venga distrutta dalla conseguente
esplosione" fece notare Data che nonostante la situazione critica
poteva permettersi, grazie alla sua natura meccanica, di mantenere
un'invidiabile calma.
"Come diamine è possibile che un solo agente romulano
stia riuscendo nell'impresa di sottrarre l'ammiraglia della Flotta
Stellare e tutto il suo equipaggio?" imprecò Riker ancora
più frustrato di quanto si sentiva precedentemente. Restare
bloccato all'interno del ponte ologrammi era già stato di
per sé una notevole seccatura, ma fino alle rivelazioni di
Data aveva in cuor suo sperato in un guasto tecnico unito ad una
serie di sfortunate combinazioni che avevano fatto si che nessuno
si fosse reso conto della sua situazione. Pur consapevole che si
trattava di una possibilità assai remota su una nave tecnologicamente
sofisticata come L'Enterprise fino a che Data non era giunto ad
illuminarlo ci aveva sperato con tutto il cuore.
La nuova situazione lo vedeva ancora bloccato all'interno del ponte
ologrammi ma la consapevolezza che se non fosse in un qualche modo
riuscito a fermare Minus sarebbero tutti presto caduti prigionieri
dei Romulani, lo faceva rabbrividire e allo stesso tempo il senso
di impotenza stava montando una rabbia violenta dentro di lui.
"Come le ho detto Minus è in possesso di un sofisticato
emulatore mai visto prima che è in grado di controllare i
principali sistemi della nave. Per nostra fortuna estende un controllo
più blando sui sottosistemi. Sfruttando tale debolezza sono
riuscito ad inserirmi sulla rete di comunicazione interna ma posso
restare in contatto per non più di cinque minuti, l'intervallo
massimo fra una scansione di sicurezza e l'altra dell'emulatore."
"Dobbiamo trovare un modo per mettere fuori uso quell'arnese
Data. E' l'unica possibilità. Se solo riuscissi ad uscire
da qui..." sospirò Riker.
"Al momento sto cercando di raccogliere informazioni sugli
emulatori, ma ho difficoltà a raggiungere la memoria centrale
del computer. L'emulatore ha innalzato diverse barriere di accesso
a molti settori della memoria."
"Capisco Data. Una situazione davvero intricata. Ed io sono
bloccato qui dentro senza poter fare nulla!"
Picard
si svegliò di soprassalto. Si era addormentato.
Non sapeva da quanto ma subito rizzò la schiena contro lo
schienale tentando così di darsi un contegno.
Rapidamente si guardò intorno per verificare se qualcuno
in plancia si fosse accorto del suo sonno.
Apparentemente erano tutti impegnati a seguire le loro postazioni.
Tardivamente si rese conto che lo schema tattico sullo schermo principale
era stato sostituito dalla più classica visione delle stelle
che filavano rapide. Guardò l'ora indicata sullo schermo
nell'angolo destro e valutò che doveva aver dormito per non
più di mezz'ora.
Si sentiva stanco, spossato e la testa stava ricominciando a dolergli
all'altezza delle tempie. Ma nonostante tutto il breve sonnellino
lo aveva parzialmente ricaricato e valutò che si sentiva
decisamente meglio e che la febbre era svanita. L'infezione si trovava
ancora nello stadio iniziale e ci sarebbe stato tempo prima che
arrivasse a metterlo fuori causa. Ve ne era quindi a sufficienza
per raggiungere l'Enterprise, riprenderne il comando e trovare una
cura.
L'intercom della plancia trillò attirando l'attenzione di
tutti i presenti in plancia.
Picard pigiò il comando presente sulla sua poltrona per aprire
la comunicazione.
"Signor La Forge ci sono problemi?" domandò anticipando
il capo ingegnere.
"Purtroppo si capitano. I motori a curvatura dell'Artemis non
solo sono vecchi ma non vedono della buona manutenzione da almeno
vent'anni. Prima di riattivare il flusso di antimateria abbiamo
fatto il possibile per rimettere tutto in sesto, ma come temevo
non sono in grado di sopportare un uso prolungato. Dobbiamo uscire
dalla curvatura e procedere ad impulso o rischiamo di perdere tutto."
La notizia non giunse inaspettata, Geordi aveva chiaramente avvertito
il capitano circa le difficoltà a cui sarebbero andati incontro
riattivando i motori dell'Artemis, ma Picard aveva confidato che
sarebbe tutto filato liscio e che avrebbero retto fino ad agganciare
l'Enterprise.
"Quanto tempo le serve per renderli nuovamente operativi?"
"Almeno un'ora e dovrà mandare qui sia Johnson che Tekat
a darmi una mano"
Picard scambiò un'occhiata d'intesa con i due tecnici della
squadra di Geordi, saliti in plancia per collaborare alla rimessa
in funzione delle consolle di controllo dell'Artemis. I due scattarono
dalle loro poltrone e senza dire una parola si infilarono nel tubo
di Jeffries che collegava la plancia con il resto della nave, visto
che gli ascensori erano ancora disattivi.
Mentre i due uomini scomparivano inghiottiti nella pavimentazione
della plancia Picard riprese la comunicazione con Geordi: "stanno
arrivando. Geordi credo sia inutile che le rammenti che ogni istante
che perdiamo è un istante che ci allontana dall'Enterprise
e la avvicina alla Zona Neutrale Romulana"
"Certamente capitano. Vedremo di fare del nostro meglio quaggiù.
Cinque minuti allo spegnimento dei motori a curvatura. La Forge
chiudo"
Picard tornò a pigiare il tasto posizionato sul bracciolo
destro della sua poltrona e chiuse la comunicazione con la Sala
Macchine dell'Artemis.
"Signor Worf quanto ci costerà questa sosta non prevista?"
"Sto eseguendo i calcoli" rispose il klingon che aveva
anticipato la richiesta del capitano e si era messo al lavoro non
appena Geordi aveva annunciato la necessità di uno stop fuori
programma.
"Sul tattico"
Le stelle furono sostituite dal consueto schema tattico, scarno
e grezzo ma esaustivo.
Il puntino rosso che rappresentava l'Enterprise risultava dannatamente
più vicina alla Zona Neutrale di quanto non ricordasse Picard.
"Se le stime del signor La Forge sono corrette perderemo circa
due virgola sei ore. Sempre che l'Enterprise mantenga curvatura
due capitano."
"Riusciremo a raggiungerla prima che entri nella Zona Neutrale?"
"Lancio la simulazione"
Picard vide il quadro tattico modificarsi con l'Artemis che lentamente
si avvicinava all'Enterprise raggiungendola ad un passo dal varcare
la Zona Neutrale.
"Saremo a meno di mezzo milione di chilometri dalla Zona Neutrale
Romulana. Decisamente vicini al precipizio..."
commentò Picard portandosi le mani alle tempie nel tentativo
di concentrarsi ma soprattutto nella speranza che facendo pressione
ai lati della testa il dolore martellante si attenuasse.
"Si sente bene capitano?" domandò Worf
"Si... Si... Worf. E' solo un po' di stanchezza" rispose
Picard allontanando i palmi dalle tempie e mascherando la sofferenza
con un sorriso accennato consapevole che non avrebbe ingannato il
klingon.
Tutti in plancia mostravano i segni di un evidente peggioramento
dello stato di salute. Tutti tranne Worf.
Data
aveva chiuso la comunicazione da ormai più di un'ora. Scaduti
i cinque minuti a sua disposizione aveva necessariamente dovuto
interrompere il collegamento senza sapere se e quando avrebbe potuto
rimettersi in contatto con lui. Il piano di Data era sostanzialmente
quello di raccogliere informazioni sull'emulatore romulano al fine
di trovare una qualche falla che gli permettesse di disabilitarlo
e allo stesso tempo tentare di prendere comunicazione con quanti
più membri dell'equipaggio possibili nella speranza di trovare
qualcuno libero dalla prigionia dei campi di forze.
Riker era rimasto solo nel ponte ologrammi, con la sua porta ancora
semi aperta che dava sul corridoio deserto in compagnia di una rabbia
cocente e un senso di colpa crescente. Picard era salito sull'Artemis
di sua spontanea volontà ma questo non lo giustificava. Se
anziché trastullarsi con quello stupido programma fosse almeno
rimasto nei suoi alloggi o almeno in un qualsiasi altro punto della
nave, avrebbe ora avuto più possibilità d'intervenire.
Il ponte ologrammi, constatò, poteva definirsi il luogo più
spoglio di tutto la nave, più di un hangar o di una stiva
di stoccaggio. Una scatola vuota e perfettamente sigillata che si
era trasformata nella sua prigione. Non un punto di fuga, nessun
pannello che nascondesse cavità segrete ne armi.
Si sentì stanco e fece per sedersi sul pavimento quando un'idea
gli balenò per la testa.
"Computer materializza una sedia" ordinò Will ma
subito si corresse "Computer, annullare l'ultimo ordine. Computer
materializza un bel divano. Comodo e confortevole" terminò
Riker.
Non accadde nulla. Il computer non rispose alla richiesta.
"Dannazione. Anche il computer del ponte ologrammi è
sotto il controllo dell'emulatore!" imprecò.
Rassegnato si accucciò sedendosi sul freddo pavimento, incrociando
fra loro le gambe e poggiando la schiena alla parete in cerca di
un poco di riposo.
Chiuse gli occhi per alcuni istanti tentando di rilassarsi tramite
alcuni esercizi di respirazione che gli aveva insegnato Deanna al
tempo della loro storia d'amore.
Ma era troppo nervoso perché potessero fare effetto e riaprì
gli occhi di scatto trovando di fronte a sé, con grande sorpresa,
un divano di quelli standard che si potevano trovare negli alloggi
degli ufficiali dell'Enterprise.
Il controllo dell'emulatore a quanto pare, come aveva affermato
Data, non era realmente in grado di estendersi su ogni sistema e
il computer, seppur con un certo ritardo e senza fornire alcun avviso
uditivo, aveva materializzato il divano.
Nella mente di Riker ci volle poco meno di mezzo secondo perché
si facesse strada l'idea di materializzare un phaser e di disabilitarne
i protocolli di sicurezza. Avrebbe funzionato esclusivamente all'interno
del ponte ologrammi ma almeno sarebbe riuscito ad aprirsi un varco
nella parete e raggiungere i corridoi della nave.
"Computer, phaser di tipo tre!" ordinò levando
rapidamente in piedi.
- Nessuna risposta. Come previsto - osservò, ma rimase ugualmente
in attesa. Con notevole ritardo il phaser si materializzò
ai suoi piedi.
"Fantastico!" esultò raccogliendolo da terra.
"Computer, disabilita i protocolli di sicurezza. Autorizzazione
Riker alfa due"
Ancora il computer non rispose ma questo ora non era più
un problema. Quello che importava era che eseguisse gli ordini.
Attese circa trenta secondi, ritenendoli un tempo sufficiente.
Dopo averlo regolato a massima potenza, tese il braccio con la mano
che impugnava il phaser e lo puntò contro la parete del ponte
ologrammi che fiancheggiava il corridoio e fece fuoco.
Il raggio del phaser si infranse sulla parete del ponte ologrammi
senza scalfirlo.
Riker fece una smorfia di chiaro disappunto poi fece un secondo
tentativo ma ottenne il medesimo esito.
"Computer, disabilitare i protocolli di sicurezza!" ordinò
nuovamente alzando il tono della voce.
Attese ancora una manciata di secondi e riaprì nuovamente
il fuoco.
"Niente..." sbuffò scoraggiato "non funziona"
concluse, gettando il phaser a terra.
Si voltò verso il divano e decise che era arrivato il momento
di riposare ma proprio pochi secondi dopo aver trovato una posizione
sufficientemente comoda la consolle tornò ad illuminarsi
mostrando il familiare volto di Data.
"Comandante Riker..." l'androide si interruppe notando
che Will era sdraiato sul divano olografico.
"Sto disturbando?" domandò Data
Riker si rimise rapidamente in piedi e si portò all'altezza
della consolle.
"Data, il computer mi ha permesso di creare un phaser olografico
ma non c'è modo di renderlo efficace. Non riesco a sbloccare
il sistema di sicurezza. Se ci fosse un modo per..."
"Mi spiace interromperla comandante ma credo che al momento
un phaser non faccia differenza. Guardi"
Data fece ruotare il computer della saletta tattica in modo che
la microcamera inserita inquadrasse il grande oblò che dava
sullo spazio.
"Maledizione... sono venuti a prenderci!" fu l'esclamazione
di Riker intravedendo l'inconfondibile sagoma di un minaccioso falco
da guerra di classe D'deridex. Una delle navi più potenti
dell'Impero Romulano
Il monitor tornò a riempirsi col volto dell'androide che
ora pareva avere assunto un'espressione preoccupata.
"Si è disoccultato un minuto fa comandante. Non ho modo
di sapere se ve ne sono altri. Non ho accesso ai sensori esterni"
"Non abbiamo più tempo Data. Spero che nell'ultima ora
sia riuscito a trovare qualcosa di interessante sugli emulatori
romulani o dovremo rassegnarci a cadere prigionieri"
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