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"Capitano!"
"E' comparso qualcosa accanto all'Enterprise!"
La voce di Worf attirò l'attenzione di Picard, in quel momento
accovacciato sotto una consolle intento in una riparazione richiesta
da Geordi in Sala Macchine.
Picard sfilò rapidamente e si rimise in piedi avvicinandosi
alla balaustra che separava la zona del timone dal resto della plancia.
"Identificazione signor Worf" ordinò
"Il database dell'Artemis non è aggiornato signore ma
credo di poter affermare con certezza che si tratta di una Falco
da Guerra romulano. Le dimensioni corrispondono così come
le emissioni d'energia"
Picard incrociò lo sguardo del klingon. Nonostante la situazione
fosse ad una svolta per nulla positiva riusciva a mantenersi impassibile.
Anzi, Picard avrebbe giurato di riuscire a scorgere nei suoi occhi
una fiamma che ardeva intensa e crescente man mano che la battaglia
si avvicinava. Picard invidiò per un istante la cultura klingon
che sicuramente aiutava l'individuo a dare il meglio di sé
proprio nei momenti in cui la morte era praticamente certa. Ma lui
era umano ed aveva a che fare con una cultura ostinatamente attaccata
alla vita e l'idea di perire, seppur in battaglia e con il massimo
dell'onore continuava a sembrargli qualcosa da evitare ad ogni costo.
"Sono andati loro incontro. C'era da aspettarselo" commentò
Picard
"Così facendo stanno violando il trattato signore"
osservò Worf
"I Romulani sono noti nella Galassia per non mantenere mai
la parola data, lo ha affermato proprio lei poche ore fa"
"Sono un popolo senza il senso dell'onore. Ancora non capisco
come possono essere stati alleati dei klingon in passato"
"A volte me lo domando anch'io signor Worf" sospirò
Picard andando ad aprire le comunicazioni con la Sala Macchine.
"Geordi deve ridarmi la propulsione a curvatura il prima possibile.
Abbiamo un nuovo ospite a cena e pare voglia mangiarsi tutta la
portata senza lasciarcene nemmeno un boccone"
"Come capitano?" domandò Geordi che non aveva afferrato
il senso della metafora.
"Un Falco da Guerra romulano è uscito dall'occultamento
proprio ora e staziona nei pressi dell'Enterprise. Una nave di quelle
dimensioni non avrà nessuna difficoltà a trainare
l'Enterprise a velocità superiori alla nostra. Mi serve la
curvatura, ora signor La Forge!"
"Capitano stiamo facendo il possibile per far operare i motori
entro parametri accettabili di sicurezza e..."
"Non c'è più tempo per la prudenza Geordi. Se
non arriviamo in tempo dopo non saprò che farmene di efficientissimi
motori"
Geordi tacque qualche istante valutando quanto realmente potesse
spingere quella carretta, soprattutto ora che il capitano gli aveva
chiaramente fatto intendere che avrebbe potuto, anzi dovuto infischiarsene
dei protocolli di sicurezza, delle tolleranze, della fisica quantistica
intera se fosse stato necessario.
"D'accordo capitano, se i romulani vogliono giocare duro noi
non saremo da meno. Tekat! Chiudi la camera dei cristalli. Due minuti
alla riaccensione del nucleo... Si! Lo so che non è la procedura
standard! Ma il capitano ha bisogno della curvatura ora, mi sono
spiegato?"
Picard dovette sopprimere un moto di commozione che gli proveniva
direttamente dal cuore e si sentì fiero del suo piccolo equipaggio,
disposto a seguirlo anche la dove si nascondeva in agguato la morte.
Girò su sé stesso facendo perno sul piede destro e
lentamente osservò i ragazzi della plancia, giovani alcuni,
altri meno, ma tutti fieri e coraggiosi, disposti a sacrificare
le proprie vite semplicemente per obbedire ad un suo comando. Per
un istante si sentì sollevato e rinfrancato. Comunque fosse
andata a finire questi uomini avrebbero meritato di essere ricordati.
Il petto gli si riempì d'orgoglio stemperato solamente dal
senso di colpa per essersi lasciato sottrarre la sua nave come un
pivello e per i danni incalcolabili che ne sarebbero derivati una
volta che fosse finita nelle mani dei romulani.
"Capitano, curvatura di nuovo in linea! E aggiungo che ora
possiamo spingere fino a curvatura cinque. Ma non esageri capitano,
siamo ben oltre i limiti di questa bagnarola e soprattutto è
tutto quello che le posso dare, non un grammo d'energia in più!"
comunicò La Forge in modo concitato, consapevole che tutto
quello che stava facendo superava ogni accettabile livello di rischio.
"Sapevo di poter contare sul miglior ingegnere della Flotta.
Ben fatto signor La Forge" Picard tornò alla poltrona
di comando e guardando il guardiamarina Summer, seduto al timone,
dritto negli occhi disse soltanto "curvatura quattro. Acceleri
poi fino a curvatura cinque. Attivare!"
"Minus!
Torniamo ad incontrarci! Quale gradito regalo per L'impero!"
La comandante Sela passeggiava con le braccia incrociate dietro
la schiena sulla plancia dell'Enterprise osservando distrattamente
la simbologia multicolore che lampeggiava costantemente sui monitor
delle consolle di controllo.
Minus era ora in piedi ed aveva abbandonato la poltrona del capitano
in segno di rispetto verso la comandante. Il suo compito di agente
segreto era ormai quasi giunto al termine e desiderava recarsi in
una infermeria e riacquisire il suo reale aspetto. Da troppo tempo
nascondeva la sua reale identità di romulano sotto un perfetto
intervento di chirurgia plastica.
"E' ciò che mi era stato ordinato comandante" rispose
semplicemente Minus
"Un lavoro eccellente Minus... Eccellente davvero" lo
elogiò la comandante che ancora non aveva interrotto il suo
giro turistico della plancia.
Si arrestò all'altezza della poltrona del capitano e con
fare cerimonioso lentamente vi si sedette, lasciandosi cadere di
peso poco prima di entrare in contatto con la pelle sintetica che
rivestiva la poltrona.
Sembrò assaporare il momento come se lo stesse attendendo
da lungo tempo. Strinse i braccioli della poltrona e chiuse per
alcuni istanti gli occhi inspirando profondamente.
"Finalmente..." sospirò
"Se il mio compito è finito gradirei fare ritorno su
Romulus e soprattutto approfittare dell'infermeria della sua nave
per..."
"Si! Certamente..." lo interruppe la comandante Sela con
un'aria di sufficienza, seccata che l'agente avesse guastato così
presto il suo momento. Era finalmente tempo di assaporare la vittoria
sul capitano Picard. Era riuscita nell'impresa più difficile,
sottrarre l'Enterprise e tutto il suo equipaggio alla Flotta Stellare,
ma soprattutto al suo peggior nemico. Lo odiava, lo detestava. L'aveva
già sconfitta in passato e aveva minato la sua carriera militare.
Ma soprattutto le ricordava le sue origini. Le ricordava sua madre.
Una umana traditrice che non aveva saputo apprezzare quanto l'Impero
Romulano e suo padre avevano da darle. La fragile bambina mezzo
sangue che era stata in passato non poteva perdonarla di averla
abbandonata.
"Ho una richiesta da farle comandante. E' una richiesta personale.
La consideri come un premio per la missione." azzardò
Minus consapevole di avere ora parecchi crediti da giocare.
"Voglio che uno dei prigionieri venga risparmiato. Lo voglio
per me."
Sela socchiuse gli occhi fissandolo con aria quasi lasciva.
"Una donna umana vero? Dicono che non siano molto eccitanti.
Almeno non quanto le donne romulane."
Minus rimase impassibile e continuò senza farsi irretire
dalla comandante.
"E' il capo della colonia di Nuova Shangai, Amalia Senders.
La voglio per me"
Sela fece un sorriso d'intesa e scosse il capo in segno di finta
disapprovazione come se si fosse trovata di fronte alle richieste
di un figlio troppo intraprendente.
"Agente Minus, credevo che voi della Tal Shiar aveste gusti
migliori in fatto di donne, ma visto quello che è riuscito
a fare, credo proprio che acconsentirò. Se la prenda pure
e non me la faccia nemmeno vedere. Non sopporto gli umani e soprattutto
le loro femmine"
"Ho ancora un richiesta comandante Sela" continuò
Minus
Sela lo guardò stupita per tanto ardire.
"Non sta esagerando agente Minus?"
"Mi serve l'antidoto per il virus che abbiamo trasmesso alla
colonia. O l'umana presto morirà"
"Impossibile!" rispose seccamente Sela
"Per quale motivo?"
Sela allargò le braccia e scrollò le spalle
"Perché non esiste alcun antidoto"
Beverly
si sentì svenire e dovette necessariamente interrompere il
lavoro per andare a sdraiarsi.
Non aveva idea da quanto tempo stesse lavorando. Non aveva ne mangiato
ne bevuto pur di non interrompere le sperimentazioni.
Era sola in infermeria. Minus gli aveva concesso di continuare le
sue ricerche per un vaccino ma a patto che lo facesse da sola, completamente
isolata. Ogni consolle che non fosse strettamente medica era stata
disabilitata ed ogni suo tentativo di comunicare con l'esterno era
fallito fino a che Data non era apparso su uno dei monitor aggiornandola
sulla situazione. Il virus circolava incontrastato nel sangue della
dottoressa e gli stava sottraendo le energie ogni minuto che passava.
Ma non doveva arrendersi. Ora che aveva fatto ritorno sull'Enterprise
aveva potuto avere accesso ad un numero maggiore di strumenti scientifici
che l'avevano messa sulla buona strada. Il virus era una variante
di un altro terrestre quasi scomparso che attaccava esclusivamente
il bestiame conosciuto come afta. I romulani l'avevano manipolato
geneticamente con un sistema a tempo, come una bomba ad orologeria.
Dopo aver aggredito il bestiame di Nuova Shangai era mutato divenendo
capace di infettare gli esseri umani. La fame per l'improvvisa carestia
aveva spinto i coloni a cibarsi delle carni degli animali infetti
e la propagazione del virus era stata immediata e devastante. Beverly
stimò che molto probabilmente su Nuova Shangai, attualmente,
non doveva esserci rimasto alcun superstite e che Amalia avesse
loro mentito.
Tutti i vaccini testati fino a quel momento avevano una percentuale
di successo estremamente bassa a causa di un meccanismo insito nel
DNA stesso del virus che lo portava a mutare ogni qual volta veniva
in contatto con un agente capace di neutralizzarlo. Il soggetto
quindi percepiva un iniziale miglioramento ma illusorio. Non appena
mutato il virus tornava riprodursi più aggressivo che mai.
Improvvisamente una delle consolle trillò insistentemente.
Beverly raccolse le energie corse a verificare cosa stesse accadendo.
"Buongiorno dottoressa"
"Data mio Dio. Mi dica che avete ripreso il controllo dell'Enterprise!"
Si augurò la Crusher.
"Mi dispiace dottoressa ma la situazione è immutata
rispetto all'ultimo nostro contatto. Anzi mi correggo. E' peggiorata
ulteriormente"
Data fece un breve resoconto di quanto era accaduto fra il primo
contatto avuto con la dottoressa alcune ore prima e gli ultimi sviluppi.
Beverly scivolò lentamente sulla poltrona sconfortata. Anche
se avesse trovato un vaccino sarebbe servito soltanto a fornire
ai romulani prigionieri in uno stato di salute accettabile.
"Qual'è lo stato delle sue ricerche?" domandò
Data senza curarsi dell'espressione desolata che era comparsa sul
volto di Beverly.
"Sono ad un dannato punto fermo!" imprecò "quel
maledetto virus continua a mutare e nonostante i miei sforzi non
riesco a trovare un modo efficace per contrastarlo"
"Capisco dottoressa. Non voglio farle pressioni ma secondo
i miei calcoli ormai tutto l'equipaggio dovrebbe essere stato infettato.
E' estremamente importante che lei riesca a trovare una cura e..."
"Credi che non lo sappia stupido ammasso di circuiti neurali?"
inveì Beverly "Sono ore che lavoro senza sosta e anch'io
sto risentendo degli effetti del virus e da quasi un giorno ormai!
Sono stanca, ho la febbre alta e fatico a concentrarmi e..."
Beverly arrestò la sua invettiva rendendosi conto di stare
comportandosi in modo isterico e l'ultima cosa di cui c'era bisogno
in quella situazione era un ufficiale medico in preda al panico
ed al nervosismo.
"Mi scusi signor Data... e' davvero una situazione complicata.
Ma mi creda sto facendo del mio meglio. Ho messo in cultura una
nuova generazioni di anticorpi che ho modificato per tentare di
adattarsi autonomamente alle mutazioni del virus. Mi serviranno
ancora alcune ore per verificare se avranno successo"
Data, che nel frattempo non si era minimamente scomposto di fronte
alla reazione della dottoressa, salutò e rimandò il
contatto a qualche ora più tardi
Data
aveva continuato ad origliare quanto accadeva in plancia. Ora sapeva
che a capo di tutto si trovava la Comandante Sela che in passato
aveva procurato parecchi grattacapi all'Enterprise.
Per sua fortuna nessuno era ancora entrato nella saletta e aveva
quindi potuto operare indisturbato. Nonostante l'arrivo di una nave
romulana l'emulatore era rimasto in funzione. Ma era presumibile
che presto truppe romulane sarebbero salite a bordo per prendere
in consegna l'equipaggio e a quel punto, l'Enterprise sarebbe stata
o trainata o guidata fino al cuore dell'Impero.
Era evidente che il tempo che gli restava a disposizione per mettere
a punto un piano si era ridotto drasticamente e fino a quel momento
non era riuscito praticamente a contattare nessuno che fosse realmente
in grado di fornire un aiuto. Un'intera classe di bambini in visita
all'orto botanico, aveva risposto al suo appello ma ovviamente nessuno
di loro era in grado di fornire un concreto aiuto. Anche due ingegneri,
che si trovavano in un tubo di Jeffries relativamente sgombro da
campi di forza ma in cui non vi era collocato nessun sistema determinante
avevano risposto. Il resto della nave risultò perfettamente
isolato dai campi di forza, con molte persone bloccate negli alloggi
o nei turboascensori o nel Bar di Prora.
Valutò che l'unico momento in cui avrebbe potuto agire con
qualche possibilità di successo sarebbe stato quando Minus
avrebbe infine disattivato l'emulatore. Gli ingegneri romulani avrebbero
avuto bisogno di qualche minuto, non più di due o tre per
prendere il completo controllo della nave, ma in quel breve lasso
di tempo doveva riuscire ad escogitare qualcosa che andasse al di
là del semplice inserimento di una password crittografica
per l'accesso alla memoria del computer. I romulani avrebbero semplicemente
trainato la nave in un cantiere e anche se ci fossero voluti mesi,
prima o poi sarebbero riusciti a violare la protezione. Doveva pensare
ad un modo per riprendere il controllo completo della nave e portarla
al sicuro ed il tutto senza l'aiuto dell'equipaggio. Senza dimenticare
che i romulani si sarebbero lanciati al loro inseguimento. Ma fino
a che punto avrebbero osato invadere lo spazio Federale?
"Se avessimo a disposizione qualcosa di simile ad un emulatore.
O potessimo prendere il controllo dell'emulatore potremmo guidare
L'Enterprise da qui" disse Data tornando a fissare lo schermo
del computer del capitano. Dall'altra parte William Riker si grattava
il mento ricoperto dalla folta barba in preda ad un crescente nervosismo.
"Basterebbe che un piccolo gruppo di noi riuscisse a raggiungere
il ponte di battaglia. Riusciremmo a guidare la nave senza alcun
problema"
"Non ci sarebbe il tempo sufficiente per raggiungerlo comandante.
Anche se riuscissi a disabilitare i campi di forza è presumibile
che i corridoi dell'Enterprise saranno presidiati da truppe romulane.
Le probabilità di riuscita sono minime."
"E se mi teletrasportasse direttamente sul ponte di battaglia?"
propose Riker
"Questa ipotesi l'ho scartata a priori. Ho avuto un breve accesso
ai sensori esterni e il vascello romulano ha esteso su di noi un
raggio di inibizione del teletrasporto. Presumo sia una procedura
standard romulana in caso di abbordaggio.
Will sbuffò rumorosamente. Si sentiva estremamente frustrato
ed impotente. I romulani erano ad un passo da un'impresa storica
per loro ma disastrosa per la Federazione. Senza contare che le
voci che circolavano sui campi di prigionia romulani non erano affatto
incoraggianti. Pochi ne erano usciti vivi e quei pochi avevano perso
il lume della ragione.
"Comandante onestamente dubito che riuscirebbe a controllare
l'Enterprise dal ponte di battaglia senza l'aiuto di almeno un timoniere,
un ufficiale tattico ed uno scientifico."
"E' un vero peccato che non possa arruolare l'equipaggio di
Kirk"
"Come dice comandante?" domandò Data cambiando
leggermente espressione del volto.
Will sogghignò brevemente prima di rispondere "non ci
faccia caso Data. Mentre i romulani prendevano l'Enterprise mi stavo
divertendo con quel programma olografico di cui le parlavo stanotte
in plancia. Giocavo a fare il sotto tenente sulla prima Enterprise,
quella del capitano Kirk. Se non avessi perso il mio tempo con questa
sciocchezza forse ora..."
Data rimase immobile per almeno dieci secondi durante i quali Riker
cominciò a preoccuparsi che la comunicazione si fosse interrotta
e che lo schermo gli stesse proponendo solamente un fermo immagine.
"Comandante lei poco fa mi ha confermato che il ponte ologrammi
risponde ai suoi comandi"
"Con un certo ritardo ma confermo. Purtroppo non è possibile
disabilitare i protocolli di sicurezza..."
"Non importa comandante. Ho avuto un'idea che potrebbe funzionare.
Ma dovrei effettuare delle modifiche alla programmazione del ponte
ologrammi. Per fare ciò dovrò anche tentare di violare
un livello primario di protezione dell'emulatore e questo segnalerà
ai romulani la mia presenza. Impiegheranno qualche minuto a rintracciare
la mia posizione ma dovrebbe essere sufficiente affinché
riesca completare la riprogrammazione in modo tale che lei..."
"Diamine Data vuole spiegare anche a me cosa ha in mente?"
sbottò Riker impaziente.
"Comandante se la sente di convincere il capitano Kirk ad aiutarci?"
Riker rimase a bocca aperta intuendo quanto l'androide andava escogitando.
Le
porte dell'alloggio si aprirono e Minus vi entrò lentamente,
osservando con ammirazione il comfort che un alloggio della Flotta
Stellare sapeva offrire. Nulla a che vedere con le spartane camerate
e le cuccette di un incrociatore romulano.
Aveva lasciato una piccola area della sezione a disco libera dai
campi di forza e dopo aver trasferito altrove gli ufficiali e l'equipaggio
dell'Enterprise vi aveva fatto sistemare i coloni. La maggior parte
di loro era ormai sfinita e prossima alla morte. Nessuno avrebbe
potuto salvarli, nemmeno se si fosse miracolosamente materializzato
l'antidoto.
Quando le porte si richiusero dietro di lui la stanza rimase al
buio, illuminata debolmente dalla luce proiettata attraverso gli
oblò proveniente dalle stelle dello spazio profondo. Regnava
un dolce silenzio rotto soltanto dal respiro affannoso di Amalia
che dormiva profondamente in uno spazioso letto matrimoniale.
Era stato ingannato. Lo aveva capito solo ora. Ma avrebbe dovuto
aspettarselo che i sui superiori non avrebbero avuto nessun interesse
a produrre un antidoto per un virus pensato per un piano che aveva
i coloni solamente come contorno, come cavallo di Troia per arrivare
all'Enterprise. E chi stava sopra di lui nelle linee gerarchiche
non avrebbe potuto immaginare che i mesi passati sotto le mentite
spoglie di un umano avrebbero intaccato la sua corazza emotiva di
agente addestrato della Tal Shiar. Soprattutto non avrebbero mai
potuto calcolare una variabile impazzita come Amalia. All'inizio
la trovò dispotica, arrogante ed estremamente ambiziosa.
Si credeva superiore a tutti i coloni e Nuova Shangai sentiva che
le andava stretta. Aveva altre ambizioni, era consapevole di valere
di più, di meritare molto di più che vivere su un
lontano pianeta in condizioni primitive. Ma aveva addosso il peso
di essere la figlia di Larry Senders, capo spirituale dei Neonaturalisti
e fondatore di Nuova Shangai Viveva un'esistenza frustrata di chi
sa di avere le qualità per raggiungere grandi risultati ma
che allo stesso tempo non si sente disposta a rischiare la disapprovazione
non solo della famiglia, ma anche di tutta l'intera comunità.
Minus aveva preso il posto di un giovane colono senza più
nessun parente in vita che si era prestato ad essere sostituito
privo di legami di parentela che avrebbero reso complicato non ingenerare
sospetti. Il colono, un certo Sam Amundsen rimase senza parole quando
lo vide materializzarsi nella sua casa e non ne pronunciò
mai più nessuna visto che venne polverizzato da una scarica
di disgregatore. Non seppe mai che i romulani erano arrivati sulla
sua colonia in quanto si vide davanti a sé un essere identico
in tutto e per tutto a lui. Miracoli della chirurgia romulana.
Per mesi si finse Sam e conobbe tutti gli abitanti della colonia
e le misere condizioni in cui vivevano. La scelta di rinunciare
alla tecnologia li stava decimando uno ad uno. Malattie, carestie,
eventi atmosferici, tutto, anche la minima difficoltà contribuiva
a rendere la vita nella colonia estremamente difficile e breve.
La mortalità infantile era altissima e la vita media si stava
accorciando bruscamente. Ma il padre di Amalia aveva un carisma
eccezionale che riusciva a tenere unita la comunità anche
nei momenti peggiori. Ma un gruppo sempre più consistente
covava la rivolta e Larry non avrebbe mai potuto credere che uno
dei capi del movimento clandestino era proprio sua figlia.
Amalia tossì e Minus corse al suo capezzale accarezzandole
la mano. Non l'aveva previsto. Nessuno l'aveva previsto. Sam e Amalia
lavoravano insieme, alla filanda della colonia. Sam era un amico
d'infanzia a cui Amalia confidava praticamente tutto compreso il
suo malessere, il crescente desiderio di andarsene, di far capire
alla comunità che la tecnologia, se usata con buonsenso non
era un male, anzi avrebbe salvato molte vite fino a coinvolgerlo
nel movimento clandestino e un giorno gli narrò il suo sogno
di lasciare la colonia usando l'Artemis che sapeva essere ancora
in orbita da qualche parte sopra le loro teste.
Ma temeva suo padre. Lo temeva, lo amava e allo stesso tempo lo
odiava.
Fu facile capire che Amalia sarebbe stata il grimaldello con cui
scardinare la colonia e il piano si fece concreto e chiaro al Comando
della Tal Shiar. Una generica missione di infiltrazione aveva assunto
un nuovo scopo.
Ma nessuno aveva calcolato la forza di Amalia, capace non solo di
ribellarsi al padre ma anche di fare breccia nel gelido cuore di
un agente romulano, che da oltre venticinque anni vagava nella galassia
al servizio della Tal Shiar con alle spalle un numero di omicidi
tale che aveva smesso di contarli.
Amalia smise di tossire ed aprì gli occhi.
"Minus... Hai parlato con la tua comandante? Quando ci darà
l'antidoto? Stiamo tutti tanto male... "
"Presto. Presto amore mio. Ora riposa" mentì Minus
facendo appello al suo addestramento per non lasciar trasparire
alcuna emozione.
Amalia sorrise e richiuse gli occhi tornando a dormire profondamente.
Minus voltò il capo verso l'oblò che sovrastava il
letto. Là fuori un vascello di classe D'deridex sembrava
osservarlo e deriderlo con il suo becco minaccioso.
"Bastardi. Devo fare qualcosa"
"Data
vediamo di ricapitolare il suo piano: dovrei guidare l'Enterprise
facendo affidamento su di un equipaggio olografico?"
Will non credeva alle proprie orecchie. L'idea di Data era semplicemente
assurda. Il ponte ologrammi era esclusivamente un luogo di svago,
un moderno e sofisticato parco dei divertimenti. Come avrebbero
potuto dei personaggi programmati al computer comprendere la loro
natura ed in più essere in grado di manovrare una nave stellare
reale.
"Esattamente comandante. Mi sto interfacciando con il sistema
di programmazione del ponte ologrammi. L'emulatore ha un controllo
di secondo livello su questo sottosistema e dovrebbe permetterci
di apportare delle modifiche al suo programma olografico. Sto inserendo
i dati necessari per interfacciare i sistemi di navigazione, degli
armamenti, le comunicazioni e la propulsione con i parametri della
simulazione. Non appena l'emulatore verrà disattivato avrò
a disposizione all'incirca due minuti per escludere questi sistemi
dal controllo romulano e affidarli a lei" spiegò Data.
"Che succederà quando i romulani capiranno quello che
sta succedendo?" domandò Riker preoccupato che soldati
romulani potessero fare breccia sul ponte ologrammi e porre fine
al loro tentativo.
"Sto inserendo una sub-routine di depistaggio. Impiegheranno
diversi minuti per capire quale sia il sistema che sta effettivamente
controllando la nave. Comunque, per rendere loro la vita più
difficile farò in modo di attivare ogni campo di forza della
nave. Questo dovrebbe rallentarli notevolmente" lo tranquillizzò
l'androide.
"Nel frattempo lei dovrà portare l'Enterprise al sicuro"
"Non credo che i romulani ci lasceranno andare facilmente.
Un Falco da Guerra ha le nostre medesime capacità di curvatura."
"Questa è la parte del piano che è affidata a
lei comandante. Con una probabilità dell'ottantotto per cento
verrò individuato dai romulani entro tre minuti dal distacco
dell'emulatore ed è presumibile che verrò messo fuori
combattimento. A quel punto non potrò più fornirle
assistenza e tutto sarà nelle sue mani" spiegò
Data.
Will si accigliò. Non aveva ancora realmente compreso che
il piano escogitato comprendeva il sacrificio praticamente certo
di Data.
"Che ne sarà di lei quando i romulani la troveranno?"
"E' presumibile che tenteranno di mettermi fuori combattimento.
Dubito che mi distruggeranno totalmente. Credo che all'Impero Romulano
farebbe molto piacere poter studiare i miei circuiti"
"Questo non vuol dire che la lasceranno tutto d'un pezzo Data"
L'androide fece un leggero movimento col capo, segno che stava riflettendo
sulle ultime parole di Will.
"E' possibile comandante. Ma le ricordo che in quanto essere
meccanico non posso provare alcun dolore fisico ne psichico."
"Ma lo proveremo noi..." mormorò Riker.
Ci fu un istante di silenzio in cui entrambi si fissarono negli
occhi. Data era una macchina e Riker ne era perfettamente consapevole
ma poté giurare di aver visto una scintilla di vitale commozione
nei suoi occhi.
"Ho quasi terminato la configurazione del programma. Ora è
solo questione di attendere che i romulani disattivino l'emulatore"
"Fra quanto potrebbe essere?"
"Ho effettuato un'ulteriore scansione al sistema dei sensori.
Nell'ultima mezz'ora diversi trasporti sono stati effettuati dal
Falco da Guerra verso l'Enterprise. Presumo che i romulani non intendano
abbordare la nave fino a che non saranno al sicuro nel loro spazio
in quanto si sono limitati ad inviare un piccolo contingente di
truppe ad affiancare i loro ingegneri. Secondo una stima approssimativa,
calcolato il livello medio di una ingegnere romulano, nonché
la loro mancanza di familiarità con i nostri sistemi..."
" Mi risparmi i dettagli! Quanto tempo Data! "
"Quindici minuti circa comandante"
"Perfetto. Ora per favore mi riepiloghi qual'è lo stato
della simulazione e qual'è il livello di interazione che
avrò ora a disposizione con i personaggi in memoria. Se non
sbaglio ha affermato che il programma non può essere resettato
ne tanto meno riconfigurato. Dovrò riprendere esattamente
nel punto in cui ho lasciato e non è stato possibile istruire
i personaggi. Conferma?"
"Esattamente. I sistemi di sicurezza dell'emulatore noterebbero
facilmente una simile attività del processore del ponte ologrammi.
Al contrario, le piccole modifiche introdotte sono passate inosservate"
spiegò Data.
"Diamine! Ero nel bel mezzo di una battaglia con i klingon!
L'Enterprise era stata abbordata e stavamo tentando una missione
di contro abbordaggio. Come potrò convincere il capitano
Kirk a rinunciare alla missione corrente per aiutarci a pilotare
la nostra Enterprise?" imprecò Will che nel frattempo
stava mentalmente esaminando tutte le possibili strategie che avrebbero
potuto essergli d'aiuto. Era sempre stato un buon parlatore e la
gente gli aveva sempre riconosciuto la capacità di saper
convincere qualcuno a fare qualcosa che non desiderava. Ma questa
volta aveva di fronte uno dei miti della Flotta Stellare e un programma
che lui stesso aveva contribuito a configurare per renderlo il più
possibile conforme all'originale.
"Comandante credo che l'approccio migliore sia mostrargli la
realtà dei fatti. In passato abbiamo già potuto constatare
che gli ologrammi possono acquisire un certo livello di coscienza"
"Già, il professor Moriarty, come dimenticarlo. Altri
dettagli?"
"Ho configurato la plancia dell'Enterprise olografica per interfacciarsi
con i sistemi della nostra Enterprise. Quello che vedrà sullo
schermo sarà ciò che sta accadendo fuori dalla nave
e ciò che rileveranno i sensori della nave olografica sarà
ciò che staranno rilevando i nostri sensori. Ho trasferito
le funzionalità principali del ponte di battaglia alla plancia
olografica. Anche i dati sugli armamenti, scudi, propulsione saranno
fedelmente riportati dagli strumenti della plancia dell'Enterprise
originale"
"Sarò al comando di nave di classe Constitution ma con
le capacità di una classe Galaxy in sostanza"
"Esatto. Dovrà fare affidamento sulle capacità
degli uomini dell'equipaggio olografico. Sostanzialmente è
come se fosse al comando di una nave governata dal computer"
"Già, ma un computer non devi prima convincerlo a lasciarti
il comando..." fu l'ultimo commento di Riker.
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