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L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ARTEMIS
CAPITOLO 12

"Capitano!"
"E' comparso qualcosa accanto all'Enterprise!"
La voce di Worf attirò l'attenzione di Picard, in quel momento accovacciato sotto una consolle intento in una riparazione richiesta da Geordi in Sala Macchine.
Picard sfilò rapidamente e si rimise in piedi avvicinandosi alla balaustra che separava la zona del timone dal resto della plancia.
"Identificazione signor Worf" ordinò
"Il database dell'Artemis non è aggiornato signore ma credo di poter affermare con certezza che si tratta di una Falco da Guerra romulano. Le dimensioni corrispondono così come le emissioni d'energia"
Picard incrociò lo sguardo del klingon. Nonostante la situazione fosse ad una svolta per nulla positiva riusciva a mantenersi impassibile. Anzi, Picard avrebbe giurato di riuscire a scorgere nei suoi occhi una fiamma che ardeva intensa e crescente man mano che la battaglia si avvicinava. Picard invidiò per un istante la cultura klingon che sicuramente aiutava l'individuo a dare il meglio di sé proprio nei momenti in cui la morte era praticamente certa. Ma lui era umano ed aveva a che fare con una cultura ostinatamente attaccata alla vita e l'idea di perire, seppur in battaglia e con il massimo dell'onore continuava a sembrargli qualcosa da evitare ad ogni costo.
"Sono andati loro incontro. C'era da aspettarselo" commentò Picard
"Così facendo stanno violando il trattato signore" osservò Worf
"I Romulani sono noti nella Galassia per non mantenere mai la parola data, lo ha affermato proprio lei poche ore fa"
"Sono un popolo senza il senso dell'onore. Ancora non capisco come possono essere stati alleati dei klingon in passato"
"A volte me lo domando anch'io signor Worf" sospirò Picard andando ad aprire le comunicazioni con la Sala Macchine.
"Geordi deve ridarmi la propulsione a curvatura il prima possibile. Abbiamo un nuovo ospite a cena e pare voglia mangiarsi tutta la portata senza lasciarcene nemmeno un boccone"
"Come capitano?" domandò Geordi che non aveva afferrato il senso della metafora.
"Un Falco da Guerra romulano è uscito dall'occultamento proprio ora e staziona nei pressi dell'Enterprise. Una nave di quelle dimensioni non avrà nessuna difficoltà a trainare l'Enterprise a velocità superiori alla nostra. Mi serve la curvatura, ora signor La Forge!"
"Capitano stiamo facendo il possibile per far operare i motori entro parametri accettabili di sicurezza e..."
"Non c'è più tempo per la prudenza Geordi. Se non arriviamo in tempo dopo non saprò che farmene di efficientissimi motori"
Geordi tacque qualche istante valutando quanto realmente potesse spingere quella carretta, soprattutto ora che il capitano gli aveva chiaramente fatto intendere che avrebbe potuto, anzi dovuto infischiarsene dei protocolli di sicurezza, delle tolleranze, della fisica quantistica intera se fosse stato necessario.
"D'accordo capitano, se i romulani vogliono giocare duro noi non saremo da meno. Tekat! Chiudi la camera dei cristalli. Due minuti alla riaccensione del nucleo... Si! Lo so che non è la procedura standard! Ma il capitano ha bisogno della curvatura ora, mi sono spiegato?"
Picard dovette sopprimere un moto di commozione che gli proveniva direttamente dal cuore e si sentì fiero del suo piccolo equipaggio, disposto a seguirlo anche la dove si nascondeva in agguato la morte.
Girò su sé stesso facendo perno sul piede destro e lentamente osservò i ragazzi della plancia, giovani alcuni, altri meno, ma tutti fieri e coraggiosi, disposti a sacrificare le proprie vite semplicemente per obbedire ad un suo comando. Per un istante si sentì sollevato e rinfrancato. Comunque fosse andata a finire questi uomini avrebbero meritato di essere ricordati. Il petto gli si riempì d'orgoglio stemperato solamente dal senso di colpa per essersi lasciato sottrarre la sua nave come un pivello e per i danni incalcolabili che ne sarebbero derivati una volta che fosse finita nelle mani dei romulani.
"Capitano, curvatura di nuovo in linea! E aggiungo che ora possiamo spingere fino a curvatura cinque. Ma non esageri capitano, siamo ben oltre i limiti di questa bagnarola e soprattutto è tutto quello che le posso dare, non un grammo d'energia in più!" comunicò La Forge in modo concitato, consapevole che tutto quello che stava facendo superava ogni accettabile livello di rischio.
"Sapevo di poter contare sul miglior ingegnere della Flotta. Ben fatto signor La Forge" Picard tornò alla poltrona di comando e guardando il guardiamarina Summer, seduto al timone, dritto negli occhi disse soltanto "curvatura quattro. Acceleri poi fino a curvatura cinque. Attivare!"

"Minus! Torniamo ad incontrarci! Quale gradito regalo per L'impero!"
La comandante Sela passeggiava con le braccia incrociate dietro la schiena sulla plancia dell'Enterprise osservando distrattamente la simbologia multicolore che lampeggiava costantemente sui monitor delle consolle di controllo.
Minus era ora in piedi ed aveva abbandonato la poltrona del capitano in segno di rispetto verso la comandante. Il suo compito di agente segreto era ormai quasi giunto al termine e desiderava recarsi in una infermeria e riacquisire il suo reale aspetto. Da troppo tempo nascondeva la sua reale identità di romulano sotto un perfetto intervento di chirurgia plastica.
"E' ciò che mi era stato ordinato comandante" rispose semplicemente Minus
"Un lavoro eccellente Minus... Eccellente davvero" lo elogiò la comandante che ancora non aveva interrotto il suo giro turistico della plancia.
Si arrestò all'altezza della poltrona del capitano e con fare cerimonioso lentamente vi si sedette, lasciandosi cadere di peso poco prima di entrare in contatto con la pelle sintetica che rivestiva la poltrona.
Sembrò assaporare il momento come se lo stesse attendendo da lungo tempo. Strinse i braccioli della poltrona e chiuse per alcuni istanti gli occhi inspirando profondamente.
"Finalmente..." sospirò
"Se il mio compito è finito gradirei fare ritorno su Romulus e soprattutto approfittare dell'infermeria della sua nave per..."
"Si! Certamente..." lo interruppe la comandante Sela con un'aria di sufficienza, seccata che l'agente avesse guastato così presto il suo momento. Era finalmente tempo di assaporare la vittoria sul capitano Picard. Era riuscita nell'impresa più difficile, sottrarre l'Enterprise e tutto il suo equipaggio alla Flotta Stellare, ma soprattutto al suo peggior nemico. Lo odiava, lo detestava. L'aveva già sconfitta in passato e aveva minato la sua carriera militare. Ma soprattutto le ricordava le sue origini. Le ricordava sua madre. Una umana traditrice che non aveva saputo apprezzare quanto l'Impero Romulano e suo padre avevano da darle. La fragile bambina mezzo sangue che era stata in passato non poteva perdonarla di averla abbandonata.
"Ho una richiesta da farle comandante. E' una richiesta personale. La consideri come un premio per la missione." azzardò Minus consapevole di avere ora parecchi crediti da giocare.
"Voglio che uno dei prigionieri venga risparmiato. Lo voglio per me."
Sela socchiuse gli occhi fissandolo con aria quasi lasciva.
"Una donna umana vero? Dicono che non siano molto eccitanti. Almeno non quanto le donne romulane."
Minus rimase impassibile e continuò senza farsi irretire dalla comandante.
"E' il capo della colonia di Nuova Shangai, Amalia Senders. La voglio per me"
Sela fece un sorriso d'intesa e scosse il capo in segno di finta disapprovazione come se si fosse trovata di fronte alle richieste di un figlio troppo intraprendente.
"Agente Minus, credevo che voi della Tal Shiar aveste gusti migliori in fatto di donne, ma visto quello che è riuscito a fare, credo proprio che acconsentirò. Se la prenda pure e non me la faccia nemmeno vedere. Non sopporto gli umani e soprattutto le loro femmine"
"Ho ancora un richiesta comandante Sela" continuò Minus
Sela lo guardò stupita per tanto ardire.
"Non sta esagerando agente Minus?"
"Mi serve l'antidoto per il virus che abbiamo trasmesso alla colonia. O l'umana presto morirà"
"Impossibile!" rispose seccamente Sela
"Per quale motivo?"
Sela allargò le braccia e scrollò le spalle
"Perché non esiste alcun antidoto"

Beverly si sentì svenire e dovette necessariamente interrompere il lavoro per andare a sdraiarsi.
Non aveva idea da quanto tempo stesse lavorando. Non aveva ne mangiato ne bevuto pur di non interrompere le sperimentazioni.
Era sola in infermeria. Minus gli aveva concesso di continuare le sue ricerche per un vaccino ma a patto che lo facesse da sola, completamente isolata. Ogni consolle che non fosse strettamente medica era stata disabilitata ed ogni suo tentativo di comunicare con l'esterno era fallito fino a che Data non era apparso su uno dei monitor aggiornandola sulla situazione. Il virus circolava incontrastato nel sangue della dottoressa e gli stava sottraendo le energie ogni minuto che passava. Ma non doveva arrendersi. Ora che aveva fatto ritorno sull'Enterprise aveva potuto avere accesso ad un numero maggiore di strumenti scientifici che l'avevano messa sulla buona strada. Il virus era una variante di un altro terrestre quasi scomparso che attaccava esclusivamente il bestiame conosciuto come afta. I romulani l'avevano manipolato geneticamente con un sistema a tempo, come una bomba ad orologeria. Dopo aver aggredito il bestiame di Nuova Shangai era mutato divenendo capace di infettare gli esseri umani. La fame per l'improvvisa carestia aveva spinto i coloni a cibarsi delle carni degli animali infetti e la propagazione del virus era stata immediata e devastante. Beverly stimò che molto probabilmente su Nuova Shangai, attualmente, non doveva esserci rimasto alcun superstite e che Amalia avesse loro mentito.
Tutti i vaccini testati fino a quel momento avevano una percentuale di successo estremamente bassa a causa di un meccanismo insito nel DNA stesso del virus che lo portava a mutare ogni qual volta veniva in contatto con un agente capace di neutralizzarlo. Il soggetto quindi percepiva un iniziale miglioramento ma illusorio. Non appena mutato il virus tornava riprodursi più aggressivo che mai.
Improvvisamente una delle consolle trillò insistentemente.
Beverly raccolse le energie corse a verificare cosa stesse accadendo.
"Buongiorno dottoressa"
"Data mio Dio. Mi dica che avete ripreso il controllo dell'Enterprise!" Si augurò la Crusher.
"Mi dispiace dottoressa ma la situazione è immutata rispetto all'ultimo nostro contatto. Anzi mi correggo. E' peggiorata ulteriormente"
Data fece un breve resoconto di quanto era accaduto fra il primo contatto avuto con la dottoressa alcune ore prima e gli ultimi sviluppi.
Beverly scivolò lentamente sulla poltrona sconfortata. Anche se avesse trovato un vaccino sarebbe servito soltanto a fornire ai romulani prigionieri in uno stato di salute accettabile.
"Qual'è lo stato delle sue ricerche?" domandò Data senza curarsi dell'espressione desolata che era comparsa sul volto di Beverly.
"Sono ad un dannato punto fermo!" imprecò "quel maledetto virus continua a mutare e nonostante i miei sforzi non riesco a trovare un modo efficace per contrastarlo"
"Capisco dottoressa. Non voglio farle pressioni ma secondo i miei calcoli ormai tutto l'equipaggio dovrebbe essere stato infettato. E' estremamente importante che lei riesca a trovare una cura e..."
"Credi che non lo sappia stupido ammasso di circuiti neurali?" inveì Beverly "Sono ore che lavoro senza sosta e anch'io sto risentendo degli effetti del virus e da quasi un giorno ormai! Sono stanca, ho la febbre alta e fatico a concentrarmi e..."
Beverly arrestò la sua invettiva rendendosi conto di stare comportandosi in modo isterico e l'ultima cosa di cui c'era bisogno in quella situazione era un ufficiale medico in preda al panico ed al nervosismo.
"Mi scusi signor Data... e' davvero una situazione complicata. Ma mi creda sto facendo del mio meglio. Ho messo in cultura una nuova generazioni di anticorpi che ho modificato per tentare di adattarsi autonomamente alle mutazioni del virus. Mi serviranno ancora alcune ore per verificare se avranno successo"
Data, che nel frattempo non si era minimamente scomposto di fronte alla reazione della dottoressa, salutò e rimandò il contatto a qualche ora più tardi

Data aveva continuato ad origliare quanto accadeva in plancia. Ora sapeva che a capo di tutto si trovava la Comandante Sela che in passato aveva procurato parecchi grattacapi all'Enterprise.
Per sua fortuna nessuno era ancora entrato nella saletta e aveva quindi potuto operare indisturbato. Nonostante l'arrivo di una nave romulana l'emulatore era rimasto in funzione. Ma era presumibile che presto truppe romulane sarebbero salite a bordo per prendere in consegna l'equipaggio e a quel punto, l'Enterprise sarebbe stata o trainata o guidata fino al cuore dell'Impero.
Era evidente che il tempo che gli restava a disposizione per mettere a punto un piano si era ridotto drasticamente e fino a quel momento non era riuscito praticamente a contattare nessuno che fosse realmente in grado di fornire un aiuto. Un'intera classe di bambini in visita all'orto botanico, aveva risposto al suo appello ma ovviamente nessuno di loro era in grado di fornire un concreto aiuto. Anche due ingegneri, che si trovavano in un tubo di Jeffries relativamente sgombro da campi di forza ma in cui non vi era collocato nessun sistema determinante avevano risposto. Il resto della nave risultò perfettamente isolato dai campi di forza, con molte persone bloccate negli alloggi o nei turboascensori o nel Bar di Prora.
Valutò che l'unico momento in cui avrebbe potuto agire con qualche possibilità di successo sarebbe stato quando Minus avrebbe infine disattivato l'emulatore. Gli ingegneri romulani avrebbero avuto bisogno di qualche minuto, non più di due o tre per prendere il completo controllo della nave, ma in quel breve lasso di tempo doveva riuscire ad escogitare qualcosa che andasse al di là del semplice inserimento di una password crittografica per l'accesso alla memoria del computer. I romulani avrebbero semplicemente trainato la nave in un cantiere e anche se ci fossero voluti mesi, prima o poi sarebbero riusciti a violare la protezione. Doveva pensare ad un modo per riprendere il controllo completo della nave e portarla al sicuro ed il tutto senza l'aiuto dell'equipaggio. Senza dimenticare che i romulani si sarebbero lanciati al loro inseguimento. Ma fino a che punto avrebbero osato invadere lo spazio Federale?
"Se avessimo a disposizione qualcosa di simile ad un emulatore. O potessimo prendere il controllo dell'emulatore potremmo guidare L'Enterprise da qui" disse Data tornando a fissare lo schermo del computer del capitano. Dall'altra parte William Riker si grattava il mento ricoperto dalla folta barba in preda ad un crescente nervosismo.
"Basterebbe che un piccolo gruppo di noi riuscisse a raggiungere il ponte di battaglia. Riusciremmo a guidare la nave senza alcun problema"
"Non ci sarebbe il tempo sufficiente per raggiungerlo comandante. Anche se riuscissi a disabilitare i campi di forza è presumibile che i corridoi dell'Enterprise saranno presidiati da truppe romulane. Le probabilità di riuscita sono minime."
"E se mi teletrasportasse direttamente sul ponte di battaglia?" propose Riker
"Questa ipotesi l'ho scartata a priori. Ho avuto un breve accesso ai sensori esterni e il vascello romulano ha esteso su di noi un raggio di inibizione del teletrasporto. Presumo sia una procedura standard romulana in caso di abbordaggio.
Will sbuffò rumorosamente. Si sentiva estremamente frustrato ed impotente. I romulani erano ad un passo da un'impresa storica per loro ma disastrosa per la Federazione. Senza contare che le voci che circolavano sui campi di prigionia romulani non erano affatto incoraggianti. Pochi ne erano usciti vivi e quei pochi avevano perso il lume della ragione.
"Comandante onestamente dubito che riuscirebbe a controllare l'Enterprise dal ponte di battaglia senza l'aiuto di almeno un timoniere, un ufficiale tattico ed uno scientifico."
"E' un vero peccato che non possa arruolare l'equipaggio di Kirk"
"Come dice comandante?" domandò Data cambiando leggermente espressione del volto.
Will sogghignò brevemente prima di rispondere "non ci faccia caso Data. Mentre i romulani prendevano l'Enterprise mi stavo divertendo con quel programma olografico di cui le parlavo stanotte in plancia. Giocavo a fare il sotto tenente sulla prima Enterprise, quella del capitano Kirk. Se non avessi perso il mio tempo con questa sciocchezza forse ora..."
Data rimase immobile per almeno dieci secondi durante i quali Riker cominciò a preoccuparsi che la comunicazione si fosse interrotta e che lo schermo gli stesse proponendo solamente un fermo immagine.
"Comandante lei poco fa mi ha confermato che il ponte ologrammi risponde ai suoi comandi"
"Con un certo ritardo ma confermo. Purtroppo non è possibile disabilitare i protocolli di sicurezza..."
"Non importa comandante. Ho avuto un'idea che potrebbe funzionare. Ma dovrei effettuare delle modifiche alla programmazione del ponte ologrammi. Per fare ciò dovrò anche tentare di violare un livello primario di protezione dell'emulatore e questo segnalerà ai romulani la mia presenza. Impiegheranno qualche minuto a rintracciare la mia posizione ma dovrebbe essere sufficiente affinché riesca completare la riprogrammazione in modo tale che lei..."
"Diamine Data vuole spiegare anche a me cosa ha in mente?" sbottò Riker impaziente.
"Comandante se la sente di convincere il capitano Kirk ad aiutarci?"
Riker rimase a bocca aperta intuendo quanto l'androide andava escogitando.

Le porte dell'alloggio si aprirono e Minus vi entrò lentamente, osservando con ammirazione il comfort che un alloggio della Flotta Stellare sapeva offrire. Nulla a che vedere con le spartane camerate e le cuccette di un incrociatore romulano.
Aveva lasciato una piccola area della sezione a disco libera dai campi di forza e dopo aver trasferito altrove gli ufficiali e l'equipaggio dell'Enterprise vi aveva fatto sistemare i coloni. La maggior parte di loro era ormai sfinita e prossima alla morte. Nessuno avrebbe potuto salvarli, nemmeno se si fosse miracolosamente materializzato l'antidoto.
Quando le porte si richiusero dietro di lui la stanza rimase al buio, illuminata debolmente dalla luce proiettata attraverso gli oblò proveniente dalle stelle dello spazio profondo. Regnava un dolce silenzio rotto soltanto dal respiro affannoso di Amalia che dormiva profondamente in uno spazioso letto matrimoniale.
Era stato ingannato. Lo aveva capito solo ora. Ma avrebbe dovuto aspettarselo che i sui superiori non avrebbero avuto nessun interesse a produrre un antidoto per un virus pensato per un piano che aveva i coloni solamente come contorno, come cavallo di Troia per arrivare all'Enterprise. E chi stava sopra di lui nelle linee gerarchiche non avrebbe potuto immaginare che i mesi passati sotto le mentite spoglie di un umano avrebbero intaccato la sua corazza emotiva di agente addestrato della Tal Shiar. Soprattutto non avrebbero mai potuto calcolare una variabile impazzita come Amalia. All'inizio la trovò dispotica, arrogante ed estremamente ambiziosa. Si credeva superiore a tutti i coloni e Nuova Shangai sentiva che le andava stretta. Aveva altre ambizioni, era consapevole di valere di più, di meritare molto di più che vivere su un lontano pianeta in condizioni primitive. Ma aveva addosso il peso di essere la figlia di Larry Senders, capo spirituale dei Neonaturalisti e fondatore di Nuova Shangai Viveva un'esistenza frustrata di chi sa di avere le qualità per raggiungere grandi risultati ma che allo stesso tempo non si sente disposta a rischiare la disapprovazione non solo della famiglia, ma anche di tutta l'intera comunità.
Minus aveva preso il posto di un giovane colono senza più nessun parente in vita che si era prestato ad essere sostituito privo di legami di parentela che avrebbero reso complicato non ingenerare sospetti. Il colono, un certo Sam Amundsen rimase senza parole quando lo vide materializzarsi nella sua casa e non ne pronunciò mai più nessuna visto che venne polverizzato da una scarica di disgregatore. Non seppe mai che i romulani erano arrivati sulla sua colonia in quanto si vide davanti a sé un essere identico in tutto e per tutto a lui. Miracoli della chirurgia romulana.
Per mesi si finse Sam e conobbe tutti gli abitanti della colonia e le misere condizioni in cui vivevano. La scelta di rinunciare alla tecnologia li stava decimando uno ad uno. Malattie, carestie, eventi atmosferici, tutto, anche la minima difficoltà contribuiva a rendere la vita nella colonia estremamente difficile e breve. La mortalità infantile era altissima e la vita media si stava accorciando bruscamente. Ma il padre di Amalia aveva un carisma eccezionale che riusciva a tenere unita la comunità anche nei momenti peggiori. Ma un gruppo sempre più consistente covava la rivolta e Larry non avrebbe mai potuto credere che uno dei capi del movimento clandestino era proprio sua figlia.
Amalia tossì e Minus corse al suo capezzale accarezzandole la mano. Non l'aveva previsto. Nessuno l'aveva previsto. Sam e Amalia lavoravano insieme, alla filanda della colonia. Sam era un amico d'infanzia a cui Amalia confidava praticamente tutto compreso il suo malessere, il crescente desiderio di andarsene, di far capire alla comunità che la tecnologia, se usata con buonsenso non era un male, anzi avrebbe salvato molte vite fino a coinvolgerlo nel movimento clandestino e un giorno gli narrò il suo sogno di lasciare la colonia usando l'Artemis che sapeva essere ancora in orbita da qualche parte sopra le loro teste.
Ma temeva suo padre. Lo temeva, lo amava e allo stesso tempo lo odiava.
Fu facile capire che Amalia sarebbe stata il grimaldello con cui scardinare la colonia e il piano si fece concreto e chiaro al Comando della Tal Shiar. Una generica missione di infiltrazione aveva assunto un nuovo scopo.
Ma nessuno aveva calcolato la forza di Amalia, capace non solo di ribellarsi al padre ma anche di fare breccia nel gelido cuore di un agente romulano, che da oltre venticinque anni vagava nella galassia al servizio della Tal Shiar con alle spalle un numero di omicidi tale che aveva smesso di contarli.
Amalia smise di tossire ed aprì gli occhi.
"Minus... Hai parlato con la tua comandante? Quando ci darà l'antidoto? Stiamo tutti tanto male... "
"Presto. Presto amore mio. Ora riposa" mentì Minus facendo appello al suo addestramento per non lasciar trasparire alcuna emozione.
Amalia sorrise e richiuse gli occhi tornando a dormire profondamente.
Minus voltò il capo verso l'oblò che sovrastava il letto. Là fuori un vascello di classe D'deridex sembrava osservarlo e deriderlo con il suo becco minaccioso.
"Bastardi. Devo fare qualcosa"

"Data vediamo di ricapitolare il suo piano: dovrei guidare l'Enterprise facendo affidamento su di un equipaggio olografico?"
Will non credeva alle proprie orecchie. L'idea di Data era semplicemente assurda. Il ponte ologrammi era esclusivamente un luogo di svago, un moderno e sofisticato parco dei divertimenti. Come avrebbero potuto dei personaggi programmati al computer comprendere la loro natura ed in più essere in grado di manovrare una nave stellare reale.
"Esattamente comandante. Mi sto interfacciando con il sistema di programmazione del ponte ologrammi. L'emulatore ha un controllo di secondo livello su questo sottosistema e dovrebbe permetterci di apportare delle modifiche al suo programma olografico. Sto inserendo i dati necessari per interfacciare i sistemi di navigazione, degli armamenti, le comunicazioni e la propulsione con i parametri della simulazione. Non appena l'emulatore verrà disattivato avrò a disposizione all'incirca due minuti per escludere questi sistemi dal controllo romulano e affidarli a lei" spiegò Data.
"Che succederà quando i romulani capiranno quello che sta succedendo?" domandò Riker preoccupato che soldati romulani potessero fare breccia sul ponte ologrammi e porre fine al loro tentativo.
"Sto inserendo una sub-routine di depistaggio. Impiegheranno diversi minuti per capire quale sia il sistema che sta effettivamente controllando la nave. Comunque, per rendere loro la vita più difficile farò in modo di attivare ogni campo di forza della nave. Questo dovrebbe rallentarli notevolmente" lo tranquillizzò l'androide.
"Nel frattempo lei dovrà portare l'Enterprise al sicuro"
"Non credo che i romulani ci lasceranno andare facilmente. Un Falco da Guerra ha le nostre medesime capacità di curvatura."
"Questa è la parte del piano che è affidata a lei comandante. Con una probabilità dell'ottantotto per cento verrò individuato dai romulani entro tre minuti dal distacco dell'emulatore ed è presumibile che verrò messo fuori combattimento. A quel punto non potrò più fornirle assistenza e tutto sarà nelle sue mani" spiegò Data.
Will si accigliò. Non aveva ancora realmente compreso che il piano escogitato comprendeva il sacrificio praticamente certo di Data.
"Che ne sarà di lei quando i romulani la troveranno?"
"E' presumibile che tenteranno di mettermi fuori combattimento. Dubito che mi distruggeranno totalmente. Credo che all'Impero Romulano farebbe molto piacere poter studiare i miei circuiti"
"Questo non vuol dire che la lasceranno tutto d'un pezzo Data"
L'androide fece un leggero movimento col capo, segno che stava riflettendo sulle ultime parole di Will.
"E' possibile comandante. Ma le ricordo che in quanto essere meccanico non posso provare alcun dolore fisico ne psichico."
"Ma lo proveremo noi..." mormorò Riker.
Ci fu un istante di silenzio in cui entrambi si fissarono negli occhi. Data era una macchina e Riker ne era perfettamente consapevole ma poté giurare di aver visto una scintilla di vitale commozione nei suoi occhi.
"Ho quasi terminato la configurazione del programma. Ora è solo questione di attendere che i romulani disattivino l'emulatore"
"Fra quanto potrebbe essere?"
"Ho effettuato un'ulteriore scansione al sistema dei sensori. Nell'ultima mezz'ora diversi trasporti sono stati effettuati dal Falco da Guerra verso l'Enterprise. Presumo che i romulani non intendano abbordare la nave fino a che non saranno al sicuro nel loro spazio in quanto si sono limitati ad inviare un piccolo contingente di truppe ad affiancare i loro ingegneri. Secondo una stima approssimativa, calcolato il livello medio di una ingegnere romulano, nonché la loro mancanza di familiarità con i nostri sistemi..."
" Mi risparmi i dettagli! Quanto tempo Data! "
"Quindici minuti circa comandante"
"Perfetto. Ora per favore mi riepiloghi qual'è lo stato della simulazione e qual'è il livello di interazione che avrò ora a disposizione con i personaggi in memoria. Se non sbaglio ha affermato che il programma non può essere resettato ne tanto meno riconfigurato. Dovrò riprendere esattamente nel punto in cui ho lasciato e non è stato possibile istruire i personaggi. Conferma?"
"Esattamente. I sistemi di sicurezza dell'emulatore noterebbero facilmente una simile attività del processore del ponte ologrammi. Al contrario, le piccole modifiche introdotte sono passate inosservate" spiegò Data.
"Diamine! Ero nel bel mezzo di una battaglia con i klingon! L'Enterprise era stata abbordata e stavamo tentando una missione di contro abbordaggio. Come potrò convincere il capitano Kirk a rinunciare alla missione corrente per aiutarci a pilotare la nostra Enterprise?" imprecò Will che nel frattempo stava mentalmente esaminando tutte le possibili strategie che avrebbero potuto essergli d'aiuto. Era sempre stato un buon parlatore e la gente gli aveva sempre riconosciuto la capacità di saper convincere qualcuno a fare qualcosa che non desiderava. Ma questa volta aveva di fronte uno dei miti della Flotta Stellare e un programma che lui stesso aveva contribuito a configurare per renderlo il più possibile conforme all'originale.
"Comandante credo che l'approccio migliore sia mostrargli la realtà dei fatti. In passato abbiamo già potuto constatare che gli ologrammi possono acquisire un certo livello di coscienza"
"Già, il professor Moriarty, come dimenticarlo. Altri dettagli?"
"Ho configurato la plancia dell'Enterprise olografica per interfacciarsi con i sistemi della nostra Enterprise. Quello che vedrà sullo schermo sarà ciò che sta accadendo fuori dalla nave e ciò che rileveranno i sensori della nave olografica sarà ciò che staranno rilevando i nostri sensori. Ho trasferito le funzionalità principali del ponte di battaglia alla plancia olografica. Anche i dati sugli armamenti, scudi, propulsione saranno fedelmente riportati dagli strumenti della plancia dell'Enterprise originale"
"Sarò al comando di nave di classe Constitution ma con le capacità di una classe Galaxy in sostanza"
"Esatto. Dovrà fare affidamento sulle capacità degli uomini dell'equipaggio olografico. Sostanzialmente è come se fosse al comando di una nave governata dal computer"
"Già, ma un computer non devi prima convincerlo a lasciarti il comando..." fu l'ultimo commento di Riker.



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