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Le
porte dell'Infermeria si aprirono accompagnate dal consueto sibilo
sommesso che attirò l'attenzione della dottoressa Crusher,
distogliendola dai suoi esperimenti scientifici.
"Ah! E' lei" esclamò Beverly con tono sprezzante
constatando che si trattava di Minus.
Il romulano era scuro in volto ed il suo sguardo tradiva un livore
crescente. L'espressione sicura di sé e il ghigno maligno
che l'avevano accompagnato durante l'abbordaggio dell'Enterprise
erano svaniti.
Minus avanzò in maniera decisa fino al tavolo a cui stava
lavorando la dottoressa senza mostrare alcuna esitazione, tanto
che Beverly credette che fosse venuto in infermeria per prelevarla
e portarla in un qualche campo di prigionia romulano. Erano passate
diverse ore da quando era stata trasbordata a forza dall'Artemis
e per quanto ne poteva sapere l'Enterprise poteva trovarsi ora in
orbita attorno a Romulus e tutto il suo equipaggio condannato all'orrore
di una vita, seppur breve, in un campo di prigionia.
"Dottoressa a che punto sono le sue ricerche per una cura?"
domandò con freddezza l'agente romulano.
Beverly esitò prima di rispondere confusa da una richiesta
inaspettata. Erano romulani gli scienziati che avevano creato quel
virus e gli sembrava illogico che ora venissero da lei a domandare
a che punto fosse la ricerca per un vaccino. Ma Beverly non aveva
dimestichezza con le procedure tipiche di uno scienziato biogenetico
romulano ed ipotizzò che fosse probabile che non venisse
automaticamente prodotto un antidoto per ogni nuovo virus creato
in laboratorio, il che giustificava la richiesta.
"Sta facendo la domanda alla persona sbagliata" rispose
seccamente Beverly
"Non ho bisogno del suo sarcasmo ora. A che punto si trovano
le sue ricerche?" continuò Minus il cui tono di voce
si era fatto minaccioso.
"Non me lo dica. Non esiste nessun vaccino per questo virus
vero? C'era da aspettarselo. Volevate solo l'Enterprise e non avete
esitato ad infettare un'intera colonia ed ora una nave con più
di mille persone a bordo!" rispose ancora Beverly tenendo testa
alla cresciuta tensione della conversazione.
"Dottoressa Crusher risponda..." ma Minus non riuscì
a continuare. Beverly mise il suo naso più vicino che poté
a quello del romulano e per farlo dovette ergersi quasi sulla punta
dei piedi, visto che Minus era diversi centimetri più alto
di lei.
"Lo sa che sull'Enterprise ci sono anche dei bambini? Comprende
che portando i coloni di Nuova Shangai qui a bordo li ha irrimediabilmente
infettati tutti? E ora mi vuol far intendere che la potente Tal
Shiar non ha una cura?" Minus fu costretto ad arretrare di
un passo e il cambio di espressione indicò a Beverly che
il romulano era rimasto sorpreso per la sua reazione.
"Quello che si dice dei romulani è tristemente vero.
Siete senza cuore e senza onore" concluse la dottoressa dopo
essersi concessa una breve pausa in cui le sue pupille erano rimaste
fisse su quelle di Minus. Il suo metabolismo era indebolito e la
mente offuscata. L'aver voluto impressionare Minus le era costato
molta energia e quando non ebbe più fiato a sostenerle la
rabbia si lasciò andare ricadendo sui talloni, sentendosi
schiacciata dal romulano e dagli eventi.
Beverly istintivamente chiuse gli occhi attendendo la reazione di
Minus che presumibilmente sarebbe stata violenta. L'avrebbe polverizzata
sul posto? O solo percossa? Non importava, si disse, nulla più
aveva importanza visto che il suo futuro era comunque breve e segnato
da sofferenza.
Minus non reagì. Rimase in silenzio ad osservare quella piccola
femmina umana che nonostante stesse affrontando da molte ore una
situazione di crisi aveva una fierezza ed un coraggio che era raro
anche nei migliori soldati dell'Impero.
"Su Romulus si dice che le donne umane siano fragili e poco
stimolanti" disse semplicemente Minus, come se volesse spezzare
la tensione intavolando una discussione riservata normalmente a
momenti più lieti.
Beverly, sorpresa di non essere almeno stata schiaffeggiata, riaprì
le palpebre e osservò Minus appoggiato con la schiena ad
un lettino diagnostico con lo sguardo perso verso il pavimento.
"Sa che le dico dottoressa? Sul mio pianeta si sbagliano. Le
donne umane sono ciò che di più forte e allo stesso
tempo dolce esista nell'Universo"
Beverly si avvicinò lentamente a Minus. Era forse impazzito?
Le sue non erano le parole di un guerriero, di un addestrato agente
della Tal Shiar. Erano parole di un innamorato. I suoi occhi tradivano
ora una profonda disperazione e quando vide qualcosa che poteva
definirsi come la prima lacrima romulana che avesse mai visto in
vita sua comprese che, romulano o meno, quello che aveva ora di
fronte era un essere vivente che soffriva e bisognava d'aiuto.
"E' per Amalia quella lacrima?" fece un tentativo Beverly
Minus alzò il capo e subito si asciugò il volto
"Si. Non era previsto"
"Che si innamorasse di lei?"
"Non ho mai conosciuto nulla di più meraviglioso che
trascorrere una notte con lei, sotto il patio della sua casa su
Nuova Shangai, sdraiati sull'amaca, contando le stelle cadenti nella
Notte del Primo di Luglio"
"Perché allora non procura il vaccino per curarla?"
domandò Beverly intuendo la risposta. Ma necessitava ora
della conferma dei suoi timori.
"Perché come ha compreso la cura non esiste. Non è
mai esistita. Ma le giuro sul mio onore, per quanto poco deve valere
ai suoi occhi quello di un romulano, che ero in possesso di informazioni
precise circa l'esistenza di una cura. Non era nei piani sterminare
la colonia. Il piano era quello di obbligare l'Enterprise ad andare
su Nuova Shangai per l'emergenza sanitaria ed abbordarla con agenti
travestiti da coloni"
"Ma non è andata così. Come mai lei, Amalia e
suo fratello e pochi altri vi siete imbarcati sull'Artemis?"
"Perché volevo... volevo salvare Amalia e portarla con
me su Romulus. Era il nostro piano segreto. Questo dal giorno in
cui le rivelai che ero un romulano e che la amavo"
"Perché allora non abbandonare la missione e restare
su Nuova Shangai?" domandò sempre più incuriosita
Beverly.
"Lei non conosce la Tal Shiar dottoressa. E' come una grande
famiglia che ti accoglie fra le sue grandi braccia, donandoti prestigio,
addestramento e potere. Ma allo stesso tempo non accetta i tradimenti
e l'unico modo per lasciare la famiglia è la morte. Avrebbero
ucciso me e sterminato la colonia pur di non lasciare tracce. Ho
dovuto escogitare un piano per accontentare il comando e salvare
Amalia. Da un lato ho fomentato la sua natura ribelle convincendola
a rivoltarsi contro il padre ed ad abbandonare la colonia e dall'altro
ho fornito rapporti falsi ai miei superiori affinché accettassero
una variazione al piano originario. Una volta introdotto il virus
è stato facile dare inizio ad una sollevazione popolare e
convincere i coloni ribelli a fuggire con l'Artemis"
"Un piano perfetto ma che non ha tenuto conto della spietatezza
dei suoi superiori" fu la triste considerazione della dottoressa.
"Non c'è modo di trovare una cura? Entro e non oltre
qualche ora al massimo. Poi dovrò lasciare la nave alla comandante
Sela e..."
"Sela?" Beverly interruppe il romulano udendo il nome
di colei che per un incredibile gioco del destino era la figlia
della defunta Tasha Yar, scagliata nel passato attraverso una frattura
temporale e deceduta a bordo dell'Enterprise C in difesa di un avamposto
klingon sotto attacco romulano.
"La conosce?"
"Diciamo che ne ho sentito parlare" tagliò corto
Beverly.
"Capisco. Allora dottoressa mi dica pensa di potercela fare?
Ho ancora un po' di potere a bordo di questa nave. Se ha bisogno
di altre strumentazioni, personale, mi dica sono a sua disposizione"
In qualsiasi altra occasione sarebbe stata riluttante ad accettare
un simile compromesso con un agente romulano che avesse preso in
ostaggio l'Enterprise ma vista la situazione disperata, trovare
almeno una cura per il virus sarebbe stato comunque un passo avanti
e avrebbe magari permesso l'apertura di nuovi ed inaspettati spiragli
nella vicenda. Minus era un uomo combattuto fra il dovere e l'amore.
E se il suo intuito in fatto di sentimenti non era ancora del tutto
arrugginito, le stava suggerendo che sarebbe stato il secondo a
prevalere.
"D'accordo Minus. Ho bisogno della dottoressa Selar e dell'infermiera
Ogawa. Sono segregate da qualche parte suppongo. Loro mi aiuteranno
a procedere più velocemente con i test. E naturalmente voglio
ogni informazione disponibile sul virus. Come è stato creato,
quali sono i suoi meccanismi di riproduzione. Tutto quello che riesce
a racimolare."
Minus si tirò in piedi e sembrò tornare ad essere
il fiero agente romulano che aveva messo in scacco Picard.
"Avrà tutto ciò che ha chiesto" disse dirigendosi
verso l'uscita dell'Infermeria.
"Capitano,
un messaggio in arrivo dall'Ammiraglio Nechayev"
"Lo passi nel... in..." Picard balbettò rendendosi
conto che non vi era un luogo nelle vicinanze della plancia dell'Artemis
adatto per tenere una conversazione privata con l'Ammiraglio. -
Pazienza - si disse - in fondo questo equipaggio merita tutta la
mia fiducia -
"Sullo schermo. Lo passi sullo schermo" ordinò
infine.
Il tenente Styles eseguì rapidamente l'ordine e dopo un paio
di secondi in cui l'immagine dell'ammiraglio sfarfallò vistosamente,
il volto dall'espressione dura, quasi contrita ma dal sorriso tagliente,
appartenente ad una delle donne più influenti della Flotta
riempì lo schermo principale dell'Artemis.
"Ammiraglio Nechayev" salutò per primo Picard in
difficoltà a dover spiegare come si era fatto soffiare sotto
il naso una nave di classe Galaxy.
"Capitano Picard abbiamo ricevuto il suo messaggio e siamo
alquanto contrariati da quanto è accaduto. Siamo tutti curiosi
e la sottoscritta più di qualunque altro ammiraglio della
Flotta di conoscere i dettagli della vicenda che la vedono costretta
ad inseguire la sua nave a bordo di una vecchia nave coloniale"
Picard deglutì. La Nechayev riusciva sempre a metterlo in
soggezione nonostante la conoscesse dai tempi dell'Accademia.
"Sarà mia premura farlo. Ma ora preferirei pensare a
come risolvere la faccenda. Spero che i rinforzi da me richiesti
siano disponibili e che il Consiglio abbia approvato la necessità
di infrangere il Trattato di Pace coi Romulani al fine di poter
varcare la Zona Neutr..."
"Con calma Picard. Lei sta già andando troppo oltre.
La sua proposta è ancora in discussione. Al momento nessuna
decisione è stata presa in merito. Per poter entrare nella
Zona Neutrale Romulana occorre l'autorizzazione del Senato e come
ben sa non sono proprio celeri..."
"Ammiraglio! L'Enterprise è a pochi anni luce dallo
spazio romulano! Non possiamo attendere oltre! Che il Senato lo
voglia o meno entrerò nella Zona Neutrale e recupererò
la mia nave!" protestò vivamente Picard sicuro dell'approvazione
incondizionata dell'equipaggio i cui capi annuivano ripetutamente.
"Capitano Picard gli ordini sono di non violare il Trattato
e..."
"Ammiraglio i Romulani hanno sottratto l'Enterprise! Non possiamo
permettere che accedano alla nostra tecnologia!"
Picard interruppe per la seconda volta la Nechayev. Si mormorava
che nessuno avesse mai osato farlo prima senza pagarne care le conseguenze.
"Picard se mi interrompe ancora un volta, qualunque sarà
l'esito della missione mi premurerò che lei non viaggi mai
più nello spazio se non a bordo di qualche maleodorante cargo!"
"Mi scusi ammiraglio. Ho perso le staffe" Picard si asciugò
il sudore dalla fronte mentre le tempie tornarono a scoppiargli
di dolore tanto che non poté trattenere una smorfia.
"Si sente bene Picard?" domandò la Nechayev
"Sono gli effetti del virus romulano. Se non riuscirò
a salvare la mia nave e trovare una cura, comunque vada per me e
per il mio equipaggio non vi sarà più alcun futuro.
Non possiamo rischiare che il virus si diffonda ulteriormente"
La Nechayev finse indifferenza e riprese il discorso come se quanto
stava accadendo a Picard e all'equipaggio dell'Enterprise non la
toccasse minimamente e fosse solamente un altro dei tanti problemi
di gestione della Flotta Stellare da risolvere.
"Come dicevo non ho l'autorizzazione a farle violare la Zona
Neutrale ma vista l'eccezionalità della situazione e valutato
il grave danno che comporterebbe la perdita di una vascello di ultima
generazione come l'Enterprise abbiamo inviato due navi in rotta
d'intercettazione. Sono la Chekov, e la Brixia"
Un sorriso di gratitudine comparve sul viso di Picard.
"Una classe Excelsior ed una Nebula. Poteva andare peggio"
ironizzò senza sarcasmo Picard.
"Sono le uniche due navi in grado di raggiungervi in tempo
utile. Altre cinque sono state dirottate verso la zona. Ma arriveranno
solo fra un giorno"
"Vedremo di farcele bastare. Il capitano della Brixia è
una mia vecchia conoscenza. Sarà felice di venire a tirarmi
fuori dai guai"
"La avverto Picard. La Flotta smentirà ogni dettaglio
riguardo alla missione se doveste fallire. Non verranno inviate
navi di soccorso, non ci saranno missioni di salvataggio. Non possiamo
permetterci di regalare ai Romulani anche una buona scusa per attaccarci
oltre all'intera Enterprise" ammonì la Nechayev.
"Non si preoccupi ammiraglio, è mia intenzione riprendermi
il regalo. I romulani non erano invitati alla festa e se ne andranno
a casa a mani vuote"
"Stia attendo a non scottarsi con le candeline allora. Nechayev
chiudo"
La donna dall'espressione di ghiaccio scomparve dallo schermo, sostituita
dal grafico del tattico che mostrava l'Artemis in rapido avvicinamento
all'Enterprise, ancora misteriosamente ferma ad un passo dal varcare
la Zona Neutrale.
"E' sicuro che non abbia antenati klingon?" domandò
serio Worf.
"Non lo so Worf. Sicuramente si troverebbe a suo agio anche
fra gli Sheliak"
"Forse sarebbero loro a non trovarsi a proprio agio!"
intervenne Summer dalla postazione del timoniere.
Picard sorrise e per un istante sentì la tensione allentarsi
ma fu troppo breve perché potesse avere un qualche effetto
benefico.
"Quanto all'intercettamento signor Worf?"
"Uno virgola cinquantasei ore. Sempre se i motori reggeranno.
Sto rilevando diverse fluttuazioni nel campo di curvatura signore"
"Reggeranno signor Worf, reggeranno. C'è Geordi La Forge
là sotto."
"E cosa faremo una volta raggiunta l'Enterprise capitano?"
domandò con ingenua sincerità Summer.
Picard si attendeva questa domanda. Era la stessa che lui si stava
ponendo da ore e a cui non aveva saputo dare che sommarie risposte.
Ipotesi di vario tipo, piani abbozzati ma privi delle informazioni
necessarie per poter essere realistici.
L'Artemis non sarebbe stata in grado di affrontare un Falco da Guerra
armata com'era di solo due batterie di antiquati phaser tipo II,
sul cui effettivo funzionamento si concentravano i dubbi di Worf.
Dovette ammettere a sé stesso che fondamentalmente quello
che più gli premeva era di riuscire almeno a perire tentando
di fare qualcosa per rimettere le cose a posto che essere ricordato
come il capitano che si era fatto soffiare sotto il naso la sua
nave e che era successivamente morto nell'ignominia, ucciso da un
virus letale su di una carretta spaziale alla deriva nella Zona
Neutrale Romulana.
"Ci riprenderemo l'Enterprise guardiamarina. Ne stia sicuro"
rispose fingendo ottimismo.
Will
si rimise carponi proprio nel punto in cui il programma era terminato
nella sessione precedente. Con la coda dell'occhio riuscì
a scorgere il volto di Data che campeggiava sul monitor dell'arco
di controllo del ponte ologrammi.
"Computer riprendere programma da ultimo salvataggio"
ordinò Riker. Come previsto passarono diversi secondi prima
che il computer eseguisse l'ordine.
"Mi auguri buona fortuna Data"
"Le auguro buona fortuna comandante Riker" rispose Data
prima di venire sostituito da un pannello grigiastro del condotto
di manutenzione dell'Enterprise originale.
"Allora Riker vuole muoversi?" bisbigliò Kirk che
stava ancora proprio dietro di lui, mentre il navigatore dalle origini
orientali si stava preparando a fare irruzione nella Sala Teletrasporto
per mettere fuori combattimento le due guardie klingon.
"Fermi tutti!" ordinò Will senza essere per nulla
convinto di quello che stava andando a fare.
"Che sta dicendo Riker! E' impazzito? Abbiamo il tempo agli
sgoccioli! Fra poco sulla Bret'Ha avranno nuovamente i sensori al
massimo!"
"Non dobbiamo proseguire capitano" insistette Riker che
a fatica si era girato su sé stesso andando ora a trovarsi
faccia a faccia col capitano Kirk.
"Che intende dire Riker? Ha visto qualcosa? E' una trappola?"
"No signore. Semplicemente come dire... Non sono i klingon
il nostro problema."
Kirk rimase a fissarlo con gli occhi sgranati per un paio di istanti
mentre Sulu attendeva impaziente l'ordine di gettarsi nella sala
attraverso la grata.
"Sono i Romulani capitano il vero problema. E per dimostrarglielo
deve venire in plancia con me. Ora"
"I Romulani? Riker si faccia da parte. Lei sta avendo una crisi
nervosa. Comprendo che la situazione è di estremo pericolo
e che i nervi possano cedere. Non menzionerò questo episodio
nel mio rapporto. Ora si faccia da parte. Abbiamo ancora una manciata
di secondi per abbordare la nave di Kontar"
"La Bret'Ha non è più qui capitano. Mi creda
è difficile da spiegare ma tutto questo, l'Enterprise, i
klingon, sono solo una simulazione olografica. Solo io qui sono
di carne ed ossa"
Riker sapeva di stare dicendo il vero. Con Data aveva riprogrammato
parzialmente la simulazione modificandone la situazione. La Bret'Ha
era stata cancellata dal programma così come i klingon. Ora
i corridoi dell'Enterprise erano nuovamente silenziosi e non vi
era più traccia delle truppe di Kontar. Il resto delle modifiche
si erano concentrate sulla plancia per mancanza di tempo per cui
il resto dell'equipaggio dell'Enterprise era stato lasciato al suo
posto.
"Riker si faccia di lato! Non c'è tempo per le sue farneticazioni!
Quando riavremo il controllo dell'Enterprise si farà visitare
dal dottor McCoy per evidenti segni di squilibrio mentale!"
Riker però non si spostò di un centimetro e rimase
a fissare il volto di Kirk la cui collera stava crescendo esponenzialmente.
"Riker se non si leva da li sarò costretto ad aprire
il fuoco!" fu la minaccia finale e prevedibile del capitano.
"Capitano non vi sono più klingon a bordo. Il pericolo
è cessato. Io li ho mandati via, ma ora lei deve aiutare
me a sconfiggere una nave romulana e a salvare l'Enterprise. La
mia Enterprise. Del XXIV secolo" continuò Riker consapevole
dell'incredibilità delle sue parole.
"Capitano! La Sala Teletrasporto è vuota! Le due guardie
sono scomparse!"
L'intervento di Sulu distrasse per un istante Kirk dalla conversazione
folle con quello che per lui era soltanto il sottotenente Riker.
"Devono averla abbandonata! Presto! Dobbiamo cogliere la palla
al balzo! Si cali di sotto Sulu" ordinò, tornando poi
a fissare il volto di Riker puntandogli contro il suo phaser "se
non si muove giurò che la polverizzo Riker!" minacciò
seriamente Kirk.
William, seppur consapevole che l'arma del capitano non avrebbe
potuto nuocergli decise che forse era una migliore strategia mostrare
la veridicità di quanto aveva affermato, per cui decise di
farsi di lato e lasciar sfilare Kirk verso la grata.
"Adesso signor Sulu!" gridò Kirk mentre strisciava
accanto a Will tenendolo sotto tiro con il phaser.
Sulu diede un calcio secco e violento alla grata che cadde pesantemente
sul pavimento della Sala Teletrasporto seguendola rapidamente ed
atterrando sui due piedi tenendo spianato il phaser verso la porta
d'accesso alla sala. Un istante dopo un terzo tonfo annunciò
l'arrivo del capitano Kirk che rapidamente corse alla consolle e
iniziò ad impostare le coordinate per la Bret'Ha.
"Non c'è nessuno nemmeno nel corridoio" informò
Sulu dopo aver dato una rapida ma prudente occhiata oltre la porta.
"Meglio così! Non amo viaggiare con compagnie numerose!"
rispose Kirk aggiungendo del sano humor alla situazione mentre con
fare sempre più concitato manovrava sulla consolle.
Sulu, dopo aver chiuso elettronicamente la porta di accesso andò
rapidamente a posizionarsi su una porzione della pedana del teletrasporto
e rimase in attesa mantenendo il phaser puntato sulla porta della
Sala Teletrasporto.
Kirk improvvisamente arrestò le operazioni rimanendo attonito
ad osservare gli strumenti della consolle.
"Che succede capitano?"
"Non capisco Sulu. Non riesco ad inserire le coordinate fornitemi
da Spock. Il sistema di sicurezza indica che corrispondono ad una
zona di spazio aperto. Non è possibile, Spock non può
avere sbagliato. La Bret'Ha. sembra scomparsa!"
"E lo è" intervenne Riker che ne frattempo si era
calato con calma dal soffitto.
Kirk alzò gli occhi verso Will e poi tornò a seguire
gli strumenti incredulo.
"Com'è possibile? Che diamine sta succedendo qui? Riker
come fa a sapere che la Bret'Ha non è più là
fuori?"
"Perché io stesso ho provveduto ad eliminarla dalla
programmazione, così come tutti i guerrieri klingon che erano
a bordo dell'Enterprise"
Kirk tornò a fissarlo e Riker intuì che ora il seme
del dubbio stava attecchendo nella mente del capitano. Kirk era
un uomo abituato ad affrontare l'incredibile e l'improbabile e tale
caratteristica era parte integrante della programmazione avendo
attinto da numerose fonti storiche e da tutti i diari di bordo dell'epoca.
Will contava proprio sul fatto che messo di fronte all'evidenza
di una manipolazione della sua realtà reagisse in modo razionale
adattandosi alle nuove condizioni del gioco.
"Sottotenente Riker chi è lei veramente se ha fatto
questo"
"Lei non mi crederà se le dico che lei, il signor Sulu,
questa Enterprise sono soltanto il frutto di un sofisticato programma
olografico installato a bordo di un'altra Enterprise: la mia"
"Che stai dicendo Riker!" intervenne Sulu che nel frattempo
era sceso dalla pedana del teletrasporto avvicinandosi ai due.
"La verità. In questo momento siamo a bordo della Uss
Enterprise... D"
"D?" esclamò Kirk sbattendo ripetutamente le palpebre
come se tentasse di scuotersi da un'allucinazione.
"Siamo nel XXIV secolo signori. Voi siete defunti da tempo
e vi ho riportato in vita attraverso questa simulazione. Nel vostro
tempo questa tecnologia era ancora agli albori, ma nel presente,
che per voi è il futuro, è largamente diffusa e viene
utilizzata sia per l'addestramento che per scopi meramente ludici."
Kirk e Sulu si scambiarono un'occhiata perplessa. Will si rendeva
conto che la programmazione accurata e realistica dei personaggi
avrebbe reso difficile convincerne i protagonisti ad accettare la
realtà, che sarebbe ovviamente apparsa loro come assurda.
Ma l'unica possibilità per tentare qualcosa contro i romulani
era affidata a questo programma e non vi erano alternative. Oltretutto
il tempo a disposizione era limitato e avrebbe dovuto riuscire a
portarli in plancia prima che i romulani disattivassero l'emulatore
e prendessero il controllo diretto dell'Enterprise.
"Lei è impazzito Riker!" Kirk fece seguire una
grassa risata all'esclamazione a cui si unì istintivamente
anche Sulu.
Will rimase serio e lasciò che il momento d'ilarità
svanisse per tentare di assestare il colpo decisivo.
"Come spiega la scomparsa della Breth'Ta e dei klingon capitano?"
domandò Will cercando di mettere Kirk nell'angolo stretto
dall'evidenza dei fatti.
"Devono essersi ritirati. Ecco tutto" rispose Kirk estraendo
il suo comunicatore modificato ed aprendone lo sportellino con un
elegante gesto del polso.
"Kirk a Spock. Buone notizie. I klingon si sono ritirati. La
Breth'Ta si è allontanata insieme a Kontar ed ai suoi uomini"
"Qui Spock capitano. Abbiamo raggiunto la Sala Controlli Ambientali
da un paio di minuti ed anche noi non abbiamo trovato alcuna resistenza.
Ho contattato anche il signor Scott e il dottor McCoy e confermano
che non vi è traccia di klingon sull'Enterprise" confermò
il vulcaniano.
"Questo è fantastico signor Spock. Kontar deve avere
capito che non sarebbe riuscito a prendere l'Enterprise e deve aver
preferito ritirarsi"
"Tutto questo è molto insolito capitano. Non è
nello stile dei klingon mollare la preda una volta azzannata. Inoltre
il signor Scott non ha registrato nessun segnale di teletrasporto
negli ultimi minuti e i sensori della Sala Macchine non hanno rilevato
l'entrata in curvatura della Breth'Ta"
"Si deve essere occultata Spock. Sono ancora là fuori
a leccarsi le ferite e preparare un nuovo assalto"
"E' possibile capitano ma quanto è accaduto è
alquanto insolito. E' come se i klingon si fossero volatilizzati."
"Gli Organiani? Possono essere stati loro?"
"Sono diversi mesi che non riceviamo comunicazioni da Organia.
Ma al momento è la spiegazione più plausibile."
concluse Spock.
"A meno che non si voglia dar credito alle storie del signor
Riker" sogghignò Kirk dando una rapida occhiata verso
Will.
"Come capitano?" domandò Spock non comprendendo
la natura del discorso.
"Lasci perdere Spock. Torniamo immediatamente in plancia per
aggiornarci sulla situazione. Kirk chiudo"
Il capitano rimise il comunicatore nella tasca posteriore dei pantaloni
e si incamminò senza esitazione verso l'uscita della Sala
Teletrasporto salvo fermarsi improvvisamente e voltarsi di scatto
"Sottotenente voglio che vada al più presto in infermeria.
Lei è sconvolto. Bones le darà un calmante e poi farà
una visita psicologica"
"Non ho bisogno di calmanti e non sono pazzo capitano"
obiettò Riker il cui volto esprimeva serietà e determinazione.
"Riker lei ora sta esagerando. Se rifiuta di obbedire ai miei
ordini la dovrò sospendere dall'incarico" minacciò
Kirk
"Avrei preferito convincerla con le buone ma come recita la
sua scheda personale e migliaia di libri scritti su di lei in questi
ultimi cento anni, James Kirk è un uomo dalla scorza dura
e l'unico modo per convincerlo è dargli delle prove concrete
e tangibili. Lei non sa che farsene delle parole vero?" aggiunse
Riker, compiaciuto per come ora stava tenendo testa ad uno degli
uomini più importanti nella storia della Flotta Stellare.
"Che intende dire Riker? E' forse una minaccia?"
"Non del genere che potrebbe immaginare lei. Come le ho già
detto questa Enterprise, questa realtà, tranne il sottoscritto,
è tutto frutto della finzione. In verità questo spazio
non è più grande di un magazzino merci ma grazie alla
tecnologia può diventare virtualmente infinito"
"Sa che le dico? Ha ragione il signor Sulu: lei è pazzo
Riker"
"Vedremo. Ora le darò una piccola dimostrazione della
mia pazzia. Computer: arco!" ordinò Riker
Riker rimase in attesa che il computer eseguisse l'ordine consapevole
che avrebbe subito un notevole ritardo rispetto allo standard a
causa dell'interferenza dell'emulatore romulano.
Kirk rimase sulla porta aperta che dava sul corridoio non comprendendo
assolutamente le parole di Riker ma una vocina dentro di lui gli
suggerì di restare li ancora un istante.
"Che diamine sta dicendo Riker. Cos'é Arco?" domandò
Sulu.
Riker schioccò le dita ed un istante dopo il consueto arco
che delimitava l'uscita dal ponte ologrammi si materializzò
prendendo esattamente sopra la testa di Kirk che, preso alla sprovvista,
fece istintivamente un balzo all'indietro.
Will sorrise compiaciuto dalla divertente scenetta. E si augurò
in cuor suo che la dimostrazione sarebbe stata efficace a convincere
il Kirk olografico a dargli ascolto.
Kirk e Sulu si guardarono sorpresi constatando che per quanto impossibile
una porta, che non era certo dell'Enterprise, si era materializzata
all'interno della parete. La porta era aperta pochi centimetri oltre
i quali si poteva scorgere un lungo corridoio illuminato perdersi
lontano.
"E' l'uscita dal Ponte Ologrammi" spiegò Riker
"solo che tranne me, che sono l'unico in carne ed ossa qui
dentro, voi non potete uscire o perdereste la coesione molecolare.
Anche se ora non lo potreste fare comunque perché siamo intrappolati
da un campo di forza"
"Riker... che diamine sta succedendo? Cos'è quella porta?
Non esiste nulla del genere sulla mia nave!" inveì Kirk
puntandogli addossi il dito indice con fare minaccioso.
"Gliel'ho già spiegato. E se vorrà ascoltarmi
le spiegherò perché ora ho bisogno di lei e del suo
equipaggio per salvare la mia Enterprise dai Romulani" aggiunse
Riker facendo un paio di passi per avvicinarsi a Kirk e guardarlo
per bene dritto negli occhi.
"Romulani? Siamo lontani anni luce dal loro spazio!" obiettò
Kirk
"Ciò è vero solo in questa simulazione. Nella
realtà l'Enterprise è molto vicina ad attraversare
la Zona Neutrale ed a finire nelle mani dei Romulani"
"Questa è follia! E' tutta un'allucinazione!" gridò
Kirk cercando conferme nello sguardo del suo timoniere che però
era altrettanto confuso e nervoso.
"Non lo è. Per provarvelo vi mostrerò dove vi
trovate. Computer disattiva programma ad esclusione dei personaggi
di James Kirk e Ikaru Sulu"
Come sempre il computer obbedì agli ordini con un notevole
ritardo ma infine la Sala Teletrasporto si dissolse intorno a loro
lasciandoli nel silenzio, costellato di linee gialle che si intrecciavano
come in una ragnatela, del Ponte Ologrammi.
"Mio Dio! Dove siamo finiti?" domandò Sulu sollevando
gli occhi al soffitto ruotando su sé stesso.
"Benvenuti sull'Enterprise. Benvenuti nel XXIV secolo"
fece gli onori di casa Riker.
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