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"Ogawa
prosegua lei. Io sono esausta" pregò Beverly con l'intenzione
di andare a sdraiarsi per qualche minuto e recuperare un poco le
forze. Il virus aveva ormai preso il sopravvento e si stava reggendo
in piedi grazie alla sola forza di volontà.
L'infermiera dai tratti orientali prese immediatamente il posto
della Crusher all'analizzatore molecolare continuando la scansione
dei campioni di vaccino che erano stati preparati e messi a confronto
con il virus romulano.
"Si prenda pure tutto il tempo di cui a bisogno dottoressa.
Continuerò io le ricerche" consigliò la dottoressa
Selar che a differenza della Ogawa e di Beverly non accusava i sintomi
del virus in quanto vulcaniana.
"Non posso Selar. C'è troppo da fare. Solo qualche minuto.
Ho bisogno solo di qualche minuto" mentì, più
che altro a sé stessa.
"Siamo a buon punto ormai. C'è una probabilità
del novantaquattro virgola sedici per cento che fra i vaccini che
abbiamo creato nell'ultima mezz'ora vi sia quello efficace"
Selar tentò di sollevarla dall'impegno tenendo conto che
erano in dirittura d'arrivo.
"Lo spero. Sempre che le informazioni che ci ha passato Minus
siano esatte. Non mi fido dei Romulani. Non mi sorprenderei se la
sequenza di DNA che ci ha inviato servisse a potenziare ulteriormente
il virus e renderlo capace di attaccare anche altre razze oltre
a quella umana"
"E' un'eventualità di cui abbiamo tenuto conto. Per
questo stiamo effettuando i test utilizzando provette a tenuta perfettamente
stagna"
"Non mi fido ugualmente. Il virus è in grado di superare
il biofiltro del teletrasporto. Non possiamo essere certi che non
sia in grado di farsi beffe di ogni nostra precauzione"
"E' possibile" si limitò ad annuire Selar con il
consueto distacco vulcaniano, riprendendo il suo lavoro sui campioni.
L'infermeria era completamente a soqquadro. Vi erano campioni di
vaccini che avevano fallito ovunque, contenuti in celle plastiche
trasparenti a tenuta ermetica. Centinaia di fallimenti che però
avevano indirizzato Beverly sulla giusta strada. L'aiuto di Minus
aveva solo accelerato i tempi ma non era stato determinante.
Picard
strinse con forza i braccioli della poltrona di comando dell'Artemis.
L'obiettivo finale era ormai a pochi minuti dall'essere raggiunto.
Nell'ultima ora aveva rimuginato su tutte le possibilità
che aveva a disposizione constatando che non erano molte, soprattutto
calcolando le poche informazioni a disposizione. Per quale motivo
l'Enterprise era ferma ad un passo dalla Zona Neutrale da ormai
molto tempo? Perché non proseguivano verso lo spazio romulano?
Un guasto? Una rivolta dei suoi uomini?
O forse li stavano aspettando?
Picard era consapevole che l'Artemis doveva essere comparsa sui
sensori della nave romulana da molto tempo ormai. Di certo non poteva
contare sull'effetto sorpresa e anche se avesse avuto quella carta
a disposizione non avrebbe certo potuto cambiare le sorti della
partita. Allora perché correre incontro alla morte? Perché
non dirigersi verso la prima base stellare e dare le dimissioni
attendendo sull'Artemis che il virus terminasse il suo sporco lavoro?
Orgoglio. Ecco la causa.
"Signori. Stiamo per affrontare una missione senza ritorno"
esordì improvvisamente Picard solo dopo avere aperto un canale
di comunicazione anche con la Sala Macchine.
"A causa della mia stupidità l'Enterprise è finita
nelle mani dei romulani. Ed è giusto che io solo paghi per
questo tragico errore. Non ha senso quello che stiamo facendo. Almeno
è quello che io ritengo che voi pensiate. Ha senso solo per
me. Piuttosto che tornare con la coda fra le gambe e vivere il resto
dei miei giorni con il disonore di questo terribile giorno preferisco
morire mostrando al nemico che Jean-Luc Picard non si arrende..."
Picard fece una pausa calcolando le facce dei ragazzi della plancia
che lo osservavano attentamente.
"Ma allo stesso tempo mi rendo conto che il mio orgoglio ferito
porterà nuova distruzione e voi perderete la vostra giovane
vita. E questo non è giusto. Se voi lo volete sono disposto
a rinunciare a tutto ed a tornare indietro. I medici troveranno
una cura, vi salverete, verrete assegnati ad una nuova nave e potrete
continuare ad esplorare l'universo senza che le vostre carriere
subiscano alcun danno. Prometto che pagherò io solo per tutti"
concluse Picard fra il silenzio generale.
Si portò nuovamente le mani alle tempie che gli dolevano
insistentemente ed attese un verdetto. Lo avrebbe accettato qualunque
esso fosse stato.
"Capitano" ruppe il silenzio il guardiamarina Summer "non
so se posso parlare per tutti ma..." balbettò il giovane
ragazzo "... non credo che avrei mai più il coraggio
di guardare l'Universo intero in faccia se oggi fuggissi come un
codardo..."
Picard alzò la testa incontrando lo sguardo carico di timidezza
del guardiamarina. - Così giovane ma così coraggioso
- si commosse mentre lentamente intorno a lui tutti gli uomini della
plancia si alzavano in piedi avvicinandosi a Summer e congratulandosi
con lui per le parole ispirate.
"Devo dedurre che intendete continuare?" domandò
Picard il cui animo si stava riempiendo di riconoscenza e commozione,
nonché nuovo orgoglio e fierezza.
"Signore, con tutti il rispetto" intervenne Worf "credo
che tutti noi non vediamo l'ora di mostrare ai Romulani con chi
hanno a che fare!"
Picard si voltò verso il klingon ed incontrò il fuoco
vivo nelle sue pupille di guerriero.
"E noi quaggiù non saremo da meno capitano!" si
aggiunse Geordi dalla Sala Macchine attraverso l'intercom.
Picard si alzò lentamente in piedi, sistemandosi l'uniforme
con quel gesto conosciuto da tutto l'equipaggio come 'Manovra Picard'.
Si sentiva rinvigorito, pronto ad affrontare un nemico dalla forza
soverchiante ed un destino di morte praticamente certa, sia che
fosse lottando a bordo dell'Artemis o come prigioniero dei Romulani.
"Signori se questa è la vostra decisione... Ai posti
di combattimento! Allarme Rosso signor Worf!" ordinò
e tutti ripresero rapidamente le loro postazioni mentre una flebile
luce rossastra si posò sulle consolle della plancia.
"Geordi a che punto sono le modifiche ai phaser?" domandò
Picard attraverso l'intercom.
"Concluse capitano. Ma non si aspetti grandi risultati. Potranno
a malapena scalfire gli scudi di un Falco da Guerra. E' tutto quello
che posso darle, questa nave non è stata pensata per uno
scontro armato e la potenza a disposizione è irrisoria"
si rammaricò Geordi.
"Vedremo di farcela bastare Geordi. Sempre se riusciremo a
sparare almeno un colpo"
"Su quello ci può contare capitano" aggiunse Worf
carico e determinato come solo un klingon sa essere quando sente
l'odore acre della battaglia.
"Un minuto all'intercettazione" annunciò Summer
"Pronti ad uscire dalla curvatura. Scudi alzati e... che il
fato ci aiuti" augurò Picard tornando a sedersi.
Data
rimase immobile con lo sguardo fisso su Minus ma senza interrompere
le operazioni che stava compiendo al computer. Le sue dita correvano
ad una rapidità sovraumana configurando tutto quanto gli
era possibile anche se l'arrivo intempestivo del romulano stava
per rendere ogni sforzo inutile.
"Agente Minus è il suo nome. Esatto?"
"Esatto. E lei è Data. E dovrebbe stare più o
meno li..." indicò il punto del pavimento in cui l'androide
si era risvegliato ore prima grazie al nuovo sistema di riaccensione
temporizzata.
"... sono sicuro di averla disattivata non appena giunto sull'Enterprise
e mi è costato fatica trascinare il suo pesante corpo meccanico
fino a questa saletta"
Data calcolò che probabilità avesse, sfruttando le
sue doti fuori dal comune, di saltare oltre la scrivania del capitano
e raggiungere Minus al fine di metterlo fuori combattimento Ma il
romulano doveva avere avuto i suoi medesimi pensieri in quanto estrasse
immediatamente dalla cintola un disgregatore e glielo puntò
contro.
"Non ci pensi nemmeno signor Data. So quel che vuol fare. Mentre
ignoro quel che sta facendo con quel computer. Come è riuscito
a superare i miei blocchi di sicurezza?"
"Il vostro emulatore andrebbe perfezionato. Anche se comunque
resta un congegno interessante. Sarei curioso di poterlo esaminare
da vicino e discutere con lei..."
"Non questa volta. Sto per disattivarlo"
"Lo sospettavo"
Minus fissò per alcuni istanti Data domandandosi quale fosse
ora la mossa giusta da fare. La sua fedeltà all'Impero gli
ordinava di aprire il fuoco e polverizzare per sempre la minaccia
costituita dall'androide. Sicuramente aveva escogitato qualcosa
per contrastarlo e anche se non aveva idea di cosa si trattasse
era comunque un rischio non calcolato e potenzialmente letale per
la riuscita di una missione così delicata ed importante.
Ma una parte insistente di lui, da troppo tempo ignorata e che spingeva
per emergere con prepotenza lo aprì alla prospettiva di un'Enterprise
tornata in mano ai terrestri, in cui la dottoressa umana riusciva
a trovare una cura per il virus ed allora Amalia...
Lei sarebbe vissuta ma non avrebbero mai più potuto stare
insieme, separati per l'eternità dall'odio che divideva l'Impero
dalla Federazione.
Minus lentamente calò il braccio che impugnava il disgregatore
fino a che la canna di fuoco non guardò il pavimento. Gli
algoritmi di Data elaborarono una nuova informazione che in termini
umani si sarebbe potuta tradurre come sorpresa.
Minus spostò l'attenzione verso il Falco da Guerra che stazionava
a poche centinaia di metri dall'Enterprise, il cui becco minaccioso
poteva intravedersi attraverso l'oblò della saletta.
La sua vita si spaccò in due e con essa il suo cuore. Qualunque
decisione avrebbe preso Amalia sarebbe stata perduta per sempre.
Comprese con dolore che non c'era alcun modo per cambiare le cose.
A quel punto doveva scegliere se privilegiare la sua carriera e
la sua vita o dare una speranza alla donna che amava, consapevole
che comunque non ci sarebbe stata alcuna garanzia che ne sarebbe
uscita viva. Minus si sentì sull'orlo del precipizio e fu
tentato di lasciarsi cadere pur di non provare quell'angosciante
sensazione che gli stava stritolando il cuore e la profonda costernazione
di fronte ad una scelta che lo vedeva perdente in ogni caso, in
quanto una parte di sé sarebbe comunque andata perduta.
Chiuse un istante gli occhi e lasciò decidere al suo istinto.
Ma non fu lui ad indicare la strada. Fu qualcosa di più forte
e profondo. Qualcosa che nessun Impero Stellare avrebbe mai potuto
piegare: l'Amore.
"Devo tornare al mio lavoro. Signor Data è stato un
piacere conoscerla" si limitò a salutare Minus girando
sui tacchi e dirigendosi verso l'uscita.
"Ah! Un consiglio. Non esca da questa stanza se vuole continuare
a... fare quello che sta facendo" aggiunse prima di scomparire
dietro le porte automatiche.
Data rimase solo nella stanza. Un umano si sarebbe definito incredulo
ma lui, incapace di provare emozioni si stava solo ponendo interrogativi
mettendo a dura prova la sua programmazione. Non poteva comprendere
i motivi del gesto di Minus che suonavano come tradimento verso
i suoi superiori. Ma il tempo stringeva per cui mise da parte ogni
quesito per momenti migliori e concentrò tutta la sua potenza
di calcolo sulle ultime operazioni da effettuare per rendere operativo
il piano.
Come previsto l'emulatore stava venendo disattivato e nonostante
Minus lo avesse individuato non lo fece arrestare proseguendo le
operazioni di distacco del marchingegno come se nulla fosse accaduto.
"Dov'è
andato l'androide?" domandò Kirk impaziente.
Data aveva chiuso improvvisamente senza preavviso la comunicazione.
L'ultima immagine, ancora sullo schermo, rivelava che qualcosa aveva
attirato la sua attenzione.
"Temo lo abbiano scoperto" presagì Riker intuendo
quel che poteva essere accaduto.
"E quindi? Che succederà adesso?"
"Se i romulani lo hanno disattivato prima che potesse terminare
il lavoro... allora è stato tutto inutile" spiegò
sconsolato Riker.
Il comandante fu assalito da un moto di sconforto e non fece nulla
per non lasciarlo trasparire. Uhura istintivamente gli si avvicinò
prendendolo per mano.
"Coraggio, come dice sempre il signor Spock: c'è sempre
una via d'uscita"
Riker abbozzò un sorriso di cortesia e ricambiò la
stretta. Era solo un ologramma ma apprezzò il gesto spontaneo.
Ancora oggi il defunto ammiraglio Uhura veniva ricordato come esempio
di dolcezza e di umanità fuori dal comune.
"Coraggio figliolo, per tirarti su so io cosa ci vuole. Ho
del brandy Sauriano giù in cambusa che risolleverebbe il
morale anche a Napoleone dopo la sconfitta di Waterloo!"
Anche Scotty si era avvicinato per rincuorarlo e gli batté
con forza una mano sulla spalla sbilanciandolo al punto che quasi
cadde dalla poltrona.
"Grazie signor Scott. Ma non ho intenzione di farmi trovare
dai romulani completamente sbronzo" rigettò l'offerta
Riker.
"E di noi che ne sarà?" domandò Sulu
"Resterete nella memoria dei computer dell'Enterprise. Suppongo"
"Per quanto?" domandò ancora l'orientale
"Non lo so. Forse per sempre" fu la laconica risposta
di Riker .
Le parole di Riker fecero il vuoto e ci fu un lungo istante di silenzio
durante il quale i volti della plancia si fecero seri. Unendosi
a quello di Spock che lo era sempre per sua natura.
"Capitano! E' l'androide! Ci sta chiamando di nuovo!"
La voce di Sulu interruppe il silenzio e fece scaturire una potente
scarica di adrenalina nel corpo di Riker che balzò dalla
poltrona all'istante
"Sullo schermo" comandò Kirk
"Data tutto bene?" domandò Riker preoccupato
"Non saprei comandante. Minus è riuscito a rintracciarmi
ma nonostante abbia scoperto che mi sono riattivato non ha preso
alcun provvedimento"
"Che intendi Data?"
"Che mi ha cortesemente salutato ed è uscito dalla saletta.
Non si è minimamente interessato al mio operato. Un comportamento
illogico da parte di un agente romulano" commentò l'androide
"Illogico?" si inserì Kirk "comincio a pensare
che la sua Enterprise non sia poi così differente dalla mia"
concluse ruotando il capo per dare una rapida occhiata a Spock.
Will abbozzò un sorriso appena accennato. Non era dello stato
d'animo adatto per godersi l'umorismo di Kirk.
"Tutto questo è molto strano Data. Faccia molta attenzione,
potrebbe essere solo una trappola. Se Minus l'ha lasciata dov'è
deve avere un ottimo motivo. Oppure si sente talmente sicuro della
vittoria che non la considera un pericolo" ipotizzò
Riker.
"Oppure si sta deliberatamente macchiando di tradimento "
aggiunse Spock che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio,
seduto alla consolle scientifica.
Riker lo guardò come se dalla bocca del vulcaniano fossero
uscite parole innominabili.
"Non conosce i romulani signor Spock"
"Molto più di quanto crede signor Riker" ribatté
convinto il vulcaniano
"Comandante devo inoltre informarla che ho scoperto chi si
trova a capo dell'intera operazione. E' una nostra vecchia conoscenza."
"Non me lo dica. Sela!"
"Esattamente comandante. Questa è la sua vendetta per
le sconfitte subite in passato. Se la sua rabbia è pari a
quella che possiamo ipotizzare sarà un avversario molto temibile
e disposto a tutto. Non credo possa permettersi un ulteriore fallimento
senza pagarlo con la sua stessa vita"
"Chi sarebbe questa Sela?" domandò curioso Kirk
"E' un comandante dell'Impero Romulano. In passato ci ha creato
grossi grattacapi. Ed un peccato che somigli così tanto ad
una nostra cara amica ed ex compagna, purtroppo defunta in missione
anni fa"
Kirk socchiuse gli occhi rendendo evidente a tutti che non aveva
ben compreso le parole di Riker.
"E' una storia lunga capitano. Sappia solo che Sela è
per metà umana e che è figlia di un ufficiale della
Flotta Stellare" concluse rapidamente Riker.
"Affascinante" fu il limitato commento di Spock.
"Data a che punto siamo con il piano? Pensa di poterlo attuare
ugualmente anche dopo l'incontro con Minus? O dobbiamo aspettarci
un colpo gobbo da parte del romulano?"
"Ho quasi terminato le procedure di interfacciamento. L'emulatore
è stato distaccato completamente. Come supponevo i campi
di forza che imprigionano l'equipaggio sono rimasti operativi e
non c'è modo di disabilitarli. I Romulani si sono cautelati
inserendo un algoritmo di protezione al fine di evitare che i nostri
uomini sfruttassero il tempo necessario al passaggio delle operazioni
per lasciare i loro alloggi"
"Non ha importanza. Ho intenzione di portare l'Enterprise lontano
il più possibile da qui. Sono certo che incontreremo navi
amiche lungo il percorso e dubito che i romulani persisteranno l'inseguimento.
Solo a quel punto ci preoccuperemo di riprendere il controllo completo
dell'Enterprise" spiegò il suo semplice piano Riker.
"Fuggire come un codardo?" esclamò con aria disgustata
Kirk
"Non abbiamo la possibilità di sconfiggere in battaglia
i romulani con un equipaggio di ologrammi. Sarebbe molto dura anche
con tutti gli effettivi. Quel Falco da Guerra che ci aspetta là
fuori è molto più potente di quanto voi abbiate mai
visto in tutta la vostra carriera e..."
Riker smise di parlare rendendosi conto che in passato quell'equipaggio
aveva affrontato più volte con successo pericoli maggiori
e a dirla tutta non poteva essere in mani migliori per affrontare
una situazione tanto disperata. Il tutto in proporzione al grado
di verosimiglianza della simulazione naturalmente.
"... scusate. Non avrei dovuto dire certe cose. Conosco le
leggende che circolano sulle vostre imprese e non è stato
onesto da parte mia accusarvi di incapacità, ma cercate di
capire che la vostra esistenza è strettamente legata al perfetto
funzionamento della nave. Un colpo ben assestato dei romulani e
potrei perdervi tutti in un istante. E' un rischio che non posso
e non voglio correre. E non lo correremo certo per dare soddisfazione
al mio orgoglio. Faremo rotta per il territorio della Federazione
e basta, senza sparare un colpo. Grazie all'effetto sorpresa dovremmo
riuscire a guadagnare un buon margine che ci permetterà di
metterci in salvo senza subire alcun danno"
Riker era esausto. Non mangiava e non beveva nulla da ore ormai
e lo stress gli stava consumando il sistema nervoso rendendolo sempre
meno incline alla mediazione. Si fece forza raccomandandosi di non
perdere l'autocontrollo o le sorti della nave sarebbero finite in
mano ad un equipaggio olografico con la mentalità di cento
anni prima, che sarebbe stato capace di scatenare una guerra con
i Romulani. I tempi erano mutati ed al giorno d'oggi la diplomazia
era uno strumento da privilegiare a quello della forza. Una fuga
di fronte al nemico, per quanto odiosa e mortificante, poteva valere
la pace per miliardi di esseri ed andava accettata quanto perseguita.
"Si sente bene comandante?" domandò Data
"Si. Non si preoccupi. E' solo un capogiro. La stanchezza credo"
"Più probabilmente è il virus comandante. Si
sta diffondendo a macchia d'olio su tutta la nave. I primi sintomi
sono appunto un senso di stanchezza generale, febbre, vomito ed
in casi più gravi una for..."
"D'accordo Data! Non occorre che mi ricordi a cosa sto andando
incontro. Anzi, a cosa sta andando incontro tutto l'equipaggio.
Se non troveremo una cura la Flotta riavrà l'Enterprise sana
e salva ma senza più nessuno a bordo in grado di guidarla."
"Di che virus parla signor... Data?" domandò Kirk
preoccupato per la salute del suo equipaggio, prima che della sua
personale.
"E' un virus geneticamente modificato dai romulani per essere
molto aggressivo con gli umani. E' con questo stratagemma che hanno
convinto i coloni a lasciare Nuova Shangai" spiegò Data
placidamente.
"Capitano. Le prometto che quando saremo al sicuro le spiegherò
tutto per bene. Non c'è tempo per i dettagli" si giustificò
Riker cercando di contenere la reazione del capitano che era scattato
sulla poltrona.
"Non c'è pericolo per voi. Siete ologrammi. Creazioni
del computer. Non potete ammalarvi" aggiunse Will anticipando
i timori di Kirk.
Le parole di Riker sembrarono convincerlo e lentamente tornò
a sedersi sulla poltrona di comando sostenendo per tutto il tempo
lo sguardo con aria minacciosa.
"Signori ci siamo" interruppe lo scambio Data, con gli
occhi rivolti in basso intenti a seguire i dati provenienti dalla
consolle.
"Sto inizializzando la procedura. Entro quindici secondi avrete
il controllo delle comunicazioni. Ma non fatene uso fino al completamento
della procedura o verremo rilevati" ammonì Data.
"Tenente Uhura prenda posizione. Verifichi quanto sta dicendo
il robot dagli occhi gialli" ordinò deciso Kirk con
un gesto della mano.
La donna di colore corse immediatamente alla sua postazione e con
rapidità ma allo stesso tempo eleganza, si infilò
all'orecchio il ricevitore delle comunicazioni.
"E' vero! Tutti i canali sono aperti! E..." balbettò
premendo alcuni pulsanti della consolle "vi sono frequenze
a me sconosciute. Ma il computer le identifica come frequenze della
Flotta Stellare! Oh! Mio Dio..." infine esclamò come
spaventata portandosi una mano alla bocca.
"Che succede Uhura!" gridò Kirk roteando la poltrona
con rapidità.
"La potenza... e' almeno venti volte superiore alla nostra
migliore radio subspaziale!"
"Logico tenente. Possiamo supporre che fra cento anni tutti
i sistemi dell'Enterprise, che oggi sono all'avanguardia, in futuro
saranno considerati come obsoleti" spiegò Spock
La giovane donna annuì sembrando convinta ma il suo viso
esprimeva ancora incertezza di fronte ad un sistema esteticamente
uguale a quello che aveva sempre conosciuto ma che ora mostrava
capacità incredibilmente superiori.
"Comunicazioni trasferite. Altri quindici secondi per il controllo
dei sistemi di navigazione."
Kirk fece cenno a Sulu di tenersi pronto e l'orientale obbedì
verificando le letture della sua postazione.
"Navigazione trasferita ed agganciata. Ora tocca al sistema
dei sensori e quello scientifico. Aggancio in dodici secondi"
istruì ancora Data che non aveva più rialzato gli
occhi.
"Spock" si limitò a dire Kirk consapevole che il
vulcaniano dovesse essere già sicuramente al lavoro ancora
prima che egli lo avesse chiamato in causa.
Spock si chinò sul visore della consolle scientifica e vi
rimase incollato per alcuni secondi.
"Le mie stime circa il modello di sviluppo tecnologico della
Federazione nei prossimi centocinquant'anni vanno riviste capitano.
Secondo questi dati siamo ben oltre le mie più ottimistiche
previsioni" commentò il vulcaniano.
"Davvero? Allora è una fortuna che ci tocchi in sorte
di approfittarne almeno una volta non crede?" ironizzò
Kirk
"Ora tocca al sistema degli armamenti e scudi protettivi. Venti
secondi al trasferimento completo"
"Signor Chekov prenda..." Kirk si interruppe bruscamente
rendendosi conto che il suo ufficiale non era più presente
in plancia da quando Riker lo aveva fatto scomparire per impressionare
il signor Scott.
"Comandante Riker le dispiacerebbe ridarmi il signor Chekov?
O intende sostituirlo lei? Forse è meglio di no, non mi è
sembrato un granché come ufficiale tattico durante lo scontro
con Kontar" lo punzecchiò Kirk facendo riferimento alla
non proprio esemplare condotta di Riker nelle fasi precedenti della
simulazione.
Will avrebbe restituito senza alcuna difficoltà Chekov al
suo capitano ma le parole di Kirk costituivano un piccolo affronto
o meglio una sfida che meritava di essere raccolta. Era stanco e
debilitato e la prospettiva di dover fisicamente prendere il controllo
della consolle degli armamenti non lo attraeva affatto ma era un'occasione
imperdibile per dimostrare al capitano più famoso della Storia
di che pasta era fatto William T. Riker.
"D'accordo capitano. In fondo io conosco i sistemi dell'Enterprise
meglio di chiunque di voi qui dentro" fece una pausa e specificò
meglio "della mia Enterprise naturalmente"
Riker si portò alla postazione che aveva occupato durante
la simulazione e chiese spazio a Railey che al momento la occupava.
"Ne è sicuro Riker?" insistette Kirk
"Si fidi di me capitano. Forse nel suo secolo potrò
sembrare un pivello, ma nel mio sono il primo ufficiale dell'ammiraglia
della Flotta Stellare. Ma per operare al meglio ho bisogno di qualcosa
a me familiare, per cui mi conceda una piccola modifica alla sua
plancia. Computer modificare consolle armamenti. Sostituire con
consolle standard Enterprise Ncc 1701 D"
Dopo alcuni secondi la consolle doppia che fronteggiava il grande
schermo della plancia si divise, accogliendo due diversi stili estetici
separati fra di loro da cento anni di sviluppo tecnologico.
"Che diamine è quell'affare..."
"Così dovrei sentirmi un po' più a casa"
sorrise Riker voltando la schiena al capitano ed iniziando a verificare
che realmente il sistema degli armamenti fosse passato sotto il
suo diretto controllo.
"Nemmeno un pulsante?" domandò Sulu sconcertato
di fronte al liscio piano della consolle.
"Nemmeno uno" confermò con orgoglio Riker.
Sulu fece un'espressione che Riker seppe decifrare ma che interpretò
come ammirazione ma allo stesso tempo diffidenza.
"Armamenti e scudi agganciati. Resta l'ultimo sistema, dopodiché
avrete il controllo dei propulsori e del motore di curvatura. I
Romulani impiegheranno da uno a due minuti per comprendere che non
hanno il controllo effettivo dei sistemi dell'Enterprise. E' difficile
prevedere quale sarà la loro reazione per cui non perdete
tempo e dirigetevi lontano da qui"
"Scott si prenda cura dei motori. Sulu imposti una rotta verso
il territorio della Federazione... ovunque si trovi in questo momento.
Non oso pensare quanti e quali confini siano mutati in cento anni!"
sbuffò Kirk preparandosi a tornare finalmente in gioco. Anche
se Riker gli aveva rivelato che egli stesso era niente altro che
un gioco evoluto.
"Santo cielo! Capitano abbiamo potenza in abbondanza. Non ho
mai visto dei motori a curvatura generarne tanta! Ce ne sarebbe
a sufficienza per aprire in due un pianeta di classe M!" esclamò
stupefatto Scotty dopo aver dato una prima occhiata alle letture
della sua consolle.
"Spero che non ci sia bisogno di verificarlo Scott. Non appena
l'androide ci darà il via porti i motori di curvatura al
massimo e ci porti via da qui" disse Kirk smorzando l'entusiasmo
del suo capo ingegnere.
"D'accordo capitano. Sono proprio curioso di verificare quanto
possiamo spingere questa nave con simili motori... incredibile!"
"Ultimo sistema agganciato. Procedura terminata. Avete ora
il pieno controllo della nave. L'emulatore non è più
in funzione..."
"Capitano rilevo una nave in avvicinamento. Sta uscendo ora
dal campo di curvatura" Spock interruppe Data senza preavviso
e dimostrò immediatamente di saper fare buon uso dei sensori
dell'Enterprise D.
"Altri Romulani?" domandarono all'unisono Riker e Kirk.
Spock alzò la testa dal visore ed inarcò a suo modo
un sopracciglio mostrando interesse per i volti carichi di tensione
e altre inutili emozioni umane, rivolti verso di lui.
"E' un vascello che il database riconosce come Uss Artemis,
di classe Caribbean. Una nave per il trasporto di coloni"
"Il capitano!" esclamò Riker incredulo, combattuto
fra la gioia per avere ritrovato un amico ed il timore che i romulani
potessero spegnere con un solo colpo di disgregatore la vita di
un uomo così coraggioso da essersi lanciato nella mischia
a bordo di una bagnarola dello spazio.
"Geordi deve essere riuscito a riparare i motori a curvatura
dell'Artemis" concluse nel giusto Data.
"Ma è giunto fin qui solo?" domandò Riker
"signor Spock non rileva altri vascelli della Flotta?"
Spock fece con il capo un lento ma inequivocabile segno di diniego.
"Data! Credo che il capitano voglia affrontare i romulani a
bordo dell'Artemis! E' pazzo!" si disperò William.
"Non è pazzo. Sta solo facendo quello che ogni buon
capitano farebbe. Lottare fino all'ultimo per la sua nave ed il
suo equipaggio" disse la sua Kirk, che, in qualità di
capitano, aveva più volte dimostrato in passato di credere
fermamente in quello che aveva appena affermato.
"L'Artemis ha aperto una canale di comunicazione" intervenne
Uhura
"In amplificazione" ordinò Kirk
L'inconfondibile voce di Picard raggiunse le orecchie della plancia
olografica.
"Sono il capitano Jean-Luc Picard della Uss Enterprise. Il
vostro è un chiaro atto di guerra che viola il Trattato della
Zona Neutrale nei punti cinque e sei del capitolo uno, comma venti
e..."
"Un tipo molto preciso" commentò con un briciolo
di sarcasmo Kirk. Lui era per metodi più sbrigativi e senza
tante cerimonie. Al posto di Picard avrebbe già aperto il
fuoco contro coloro che gli avessero sottratto la sua Enterprise.
"...con l'autorità concessami dalla Flotta Stellare
vi ordino di rilasciare il mio equipaggio e la mia nave e di ritirarvi
all'interno dei confini del vostro spazio così come sono
stati definiti dal..."
La dichiarazione del capitano venne interrotta da una comunicazione
proveniente dal Falco da Guerra e diretta all'Artemis che andò
anche ad inserirsi automaticamente nel sistema delle comunicazioni
dell'Enterprise. Il volto di Data venne sostituito da quello della
comandante Sela
"Picard... sei sempre lo stesso. Così formale, così
preciso. A volte così freddo... Anche adesso che ti trovi
in una situazione di evidente svantaggio non perdi il tuo sangue
freddo, non vieni meno alle procedure d'ingaggio... in un certo
qual modo sei da ammirare. E' un vero peccato che non ci si sia
mai potuti incontrare in circostanze differenti. Chissà,
avremmo potuto anche essere amici. Forse anche intimi..." lo
sguardo della romulana ardeva di una fuoco maligno, Le sue pupille
sembravano assorbire anziché riflettere la luce e i lineamenti
del volto contorti come in preda ad uno spasmo.
"...e' un vero peccato che la tua esistenza stia per terminare!"
concluse la donna mostrando il pugno chiuso accompagnandolo ad un
ghigno evidentemente soddisfatto.
"Dobbiamo fare qualcosa!" esclamò Riker voltandosi
di scatto verso Kirk.
"Allarme... rosso? Si dice ancora così nel XXIV secolo?"
domandò Kirk sul cui viso stava facendo capolino un sorriso
tra il divertito e l'impaziente. Impaziente di tornare in azione.
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