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L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ARTEMIS
CAPITOLO 15

"Ogawa prosegua lei. Io sono esausta" pregò Beverly con l'intenzione di andare a sdraiarsi per qualche minuto e recuperare un poco le forze. Il virus aveva ormai preso il sopravvento e si stava reggendo in piedi grazie alla sola forza di volontà.
L'infermiera dai tratti orientali prese immediatamente il posto della Crusher all'analizzatore molecolare continuando la scansione dei campioni di vaccino che erano stati preparati e messi a confronto con il virus romulano.
"Si prenda pure tutto il tempo di cui a bisogno dottoressa. Continuerò io le ricerche" consigliò la dottoressa Selar che a differenza della Ogawa e di Beverly non accusava i sintomi del virus in quanto vulcaniana.
"Non posso Selar. C'è troppo da fare. Solo qualche minuto. Ho bisogno solo di qualche minuto" mentì, più che altro a sé stessa.
"Siamo a buon punto ormai. C'è una probabilità del novantaquattro virgola sedici per cento che fra i vaccini che abbiamo creato nell'ultima mezz'ora vi sia quello efficace" Selar tentò di sollevarla dall'impegno tenendo conto che erano in dirittura d'arrivo.
"Lo spero. Sempre che le informazioni che ci ha passato Minus siano esatte. Non mi fido dei Romulani. Non mi sorprenderei se la sequenza di DNA che ci ha inviato servisse a potenziare ulteriormente il virus e renderlo capace di attaccare anche altre razze oltre a quella umana"
"E' un'eventualità di cui abbiamo tenuto conto. Per questo stiamo effettuando i test utilizzando provette a tenuta perfettamente stagna"
"Non mi fido ugualmente. Il virus è in grado di superare il biofiltro del teletrasporto. Non possiamo essere certi che non sia in grado di farsi beffe di ogni nostra precauzione"
"E' possibile" si limitò ad annuire Selar con il consueto distacco vulcaniano, riprendendo il suo lavoro sui campioni.
L'infermeria era completamente a soqquadro. Vi erano campioni di vaccini che avevano fallito ovunque, contenuti in celle plastiche trasparenti a tenuta ermetica. Centinaia di fallimenti che però avevano indirizzato Beverly sulla giusta strada. L'aiuto di Minus aveva solo accelerato i tempi ma non era stato determinante.

Picard strinse con forza i braccioli della poltrona di comando dell'Artemis. L'obiettivo finale era ormai a pochi minuti dall'essere raggiunto. Nell'ultima ora aveva rimuginato su tutte le possibilità che aveva a disposizione constatando che non erano molte, soprattutto calcolando le poche informazioni a disposizione. Per quale motivo l'Enterprise era ferma ad un passo dalla Zona Neutrale da ormai molto tempo? Perché non proseguivano verso lo spazio romulano? Un guasto? Una rivolta dei suoi uomini?
O forse li stavano aspettando?
Picard era consapevole che l'Artemis doveva essere comparsa sui sensori della nave romulana da molto tempo ormai. Di certo non poteva contare sull'effetto sorpresa e anche se avesse avuto quella carta a disposizione non avrebbe certo potuto cambiare le sorti della partita. Allora perché correre incontro alla morte? Perché non dirigersi verso la prima base stellare e dare le dimissioni attendendo sull'Artemis che il virus terminasse il suo sporco lavoro? Orgoglio. Ecco la causa.
"Signori. Stiamo per affrontare una missione senza ritorno" esordì improvvisamente Picard solo dopo avere aperto un canale di comunicazione anche con la Sala Macchine.
"A causa della mia stupidità l'Enterprise è finita nelle mani dei romulani. Ed è giusto che io solo paghi per questo tragico errore. Non ha senso quello che stiamo facendo. Almeno è quello che io ritengo che voi pensiate. Ha senso solo per me. Piuttosto che tornare con la coda fra le gambe e vivere il resto dei miei giorni con il disonore di questo terribile giorno preferisco morire mostrando al nemico che Jean-Luc Picard non si arrende..." Picard fece una pausa calcolando le facce dei ragazzi della plancia che lo osservavano attentamente.
"Ma allo stesso tempo mi rendo conto che il mio orgoglio ferito porterà nuova distruzione e voi perderete la vostra giovane vita. E questo non è giusto. Se voi lo volete sono disposto a rinunciare a tutto ed a tornare indietro. I medici troveranno una cura, vi salverete, verrete assegnati ad una nuova nave e potrete continuare ad esplorare l'universo senza che le vostre carriere subiscano alcun danno. Prometto che pagherò io solo per tutti" concluse Picard fra il silenzio generale.
Si portò nuovamente le mani alle tempie che gli dolevano insistentemente ed attese un verdetto. Lo avrebbe accettato qualunque esso fosse stato.
"Capitano" ruppe il silenzio il guardiamarina Summer "non so se posso parlare per tutti ma..." balbettò il giovane ragazzo "... non credo che avrei mai più il coraggio di guardare l'Universo intero in faccia se oggi fuggissi come un codardo..."
Picard alzò la testa incontrando lo sguardo carico di timidezza del guardiamarina. - Così giovane ma così coraggioso - si commosse mentre lentamente intorno a lui tutti gli uomini della plancia si alzavano in piedi avvicinandosi a Summer e congratulandosi con lui per le parole ispirate.
"Devo dedurre che intendete continuare?" domandò Picard il cui animo si stava riempiendo di riconoscenza e commozione, nonché nuovo orgoglio e fierezza.
"Signore, con tutti il rispetto" intervenne Worf "credo che tutti noi non vediamo l'ora di mostrare ai Romulani con chi hanno a che fare!"
Picard si voltò verso il klingon ed incontrò il fuoco vivo nelle sue pupille di guerriero.
"E noi quaggiù non saremo da meno capitano!" si aggiunse Geordi dalla Sala Macchine attraverso l'intercom.
Picard si alzò lentamente in piedi, sistemandosi l'uniforme con quel gesto conosciuto da tutto l'equipaggio come 'Manovra Picard'. Si sentiva rinvigorito, pronto ad affrontare un nemico dalla forza soverchiante ed un destino di morte praticamente certa, sia che fosse lottando a bordo dell'Artemis o come prigioniero dei Romulani.
"Signori se questa è la vostra decisione... Ai posti di combattimento! Allarme Rosso signor Worf!" ordinò e tutti ripresero rapidamente le loro postazioni mentre una flebile luce rossastra si posò sulle consolle della plancia.
"Geordi a che punto sono le modifiche ai phaser?" domandò Picard attraverso l'intercom.
"Concluse capitano. Ma non si aspetti grandi risultati. Potranno a malapena scalfire gli scudi di un Falco da Guerra. E' tutto quello che posso darle, questa nave non è stata pensata per uno scontro armato e la potenza a disposizione è irrisoria" si rammaricò Geordi.
"Vedremo di farcela bastare Geordi. Sempre se riusciremo a sparare almeno un colpo"
"Su quello ci può contare capitano" aggiunse Worf carico e determinato come solo un klingon sa essere quando sente l'odore acre della battaglia.
"Un minuto all'intercettazione" annunciò Summer
"Pronti ad uscire dalla curvatura. Scudi alzati e... che il fato ci aiuti" augurò Picard tornando a sedersi.

Data rimase immobile con lo sguardo fisso su Minus ma senza interrompere le operazioni che stava compiendo al computer. Le sue dita correvano ad una rapidità sovraumana configurando tutto quanto gli era possibile anche se l'arrivo intempestivo del romulano stava per rendere ogni sforzo inutile.
"Agente Minus è il suo nome. Esatto?"
"Esatto. E lei è Data. E dovrebbe stare più o meno li..." indicò il punto del pavimento in cui l'androide si era risvegliato ore prima grazie al nuovo sistema di riaccensione temporizzata.
"... sono sicuro di averla disattivata non appena giunto sull'Enterprise e mi è costato fatica trascinare il suo pesante corpo meccanico fino a questa saletta"
Data calcolò che probabilità avesse, sfruttando le sue doti fuori dal comune, di saltare oltre la scrivania del capitano e raggiungere Minus al fine di metterlo fuori combattimento Ma il romulano doveva avere avuto i suoi medesimi pensieri in quanto estrasse immediatamente dalla cintola un disgregatore e glielo puntò contro.
"Non ci pensi nemmeno signor Data. So quel che vuol fare. Mentre ignoro quel che sta facendo con quel computer. Come è riuscito a superare i miei blocchi di sicurezza?"
"Il vostro emulatore andrebbe perfezionato. Anche se comunque resta un congegno interessante. Sarei curioso di poterlo esaminare da vicino e discutere con lei..."
"Non questa volta. Sto per disattivarlo"
"Lo sospettavo"
Minus fissò per alcuni istanti Data domandandosi quale fosse ora la mossa giusta da fare. La sua fedeltà all'Impero gli ordinava di aprire il fuoco e polverizzare per sempre la minaccia costituita dall'androide. Sicuramente aveva escogitato qualcosa per contrastarlo e anche se non aveva idea di cosa si trattasse era comunque un rischio non calcolato e potenzialmente letale per la riuscita di una missione così delicata ed importante. Ma una parte insistente di lui, da troppo tempo ignorata e che spingeva per emergere con prepotenza lo aprì alla prospettiva di un'Enterprise tornata in mano ai terrestri, in cui la dottoressa umana riusciva a trovare una cura per il virus ed allora Amalia...
Lei sarebbe vissuta ma non avrebbero mai più potuto stare insieme, separati per l'eternità dall'odio che divideva l'Impero dalla Federazione.
Minus lentamente calò il braccio che impugnava il disgregatore fino a che la canna di fuoco non guardò il pavimento. Gli algoritmi di Data elaborarono una nuova informazione che in termini umani si sarebbe potuta tradurre come sorpresa.
Minus spostò l'attenzione verso il Falco da Guerra che stazionava a poche centinaia di metri dall'Enterprise, il cui becco minaccioso poteva intravedersi attraverso l'oblò della saletta.
La sua vita si spaccò in due e con essa il suo cuore. Qualunque decisione avrebbe preso Amalia sarebbe stata perduta per sempre. Comprese con dolore che non c'era alcun modo per cambiare le cose. A quel punto doveva scegliere se privilegiare la sua carriera e la sua vita o dare una speranza alla donna che amava, consapevole che comunque non ci sarebbe stata alcuna garanzia che ne sarebbe uscita viva. Minus si sentì sull'orlo del precipizio e fu tentato di lasciarsi cadere pur di non provare quell'angosciante sensazione che gli stava stritolando il cuore e la profonda costernazione di fronte ad una scelta che lo vedeva perdente in ogni caso, in quanto una parte di sé sarebbe comunque andata perduta.
Chiuse un istante gli occhi e lasciò decidere al suo istinto. Ma non fu lui ad indicare la strada. Fu qualcosa di più forte e profondo. Qualcosa che nessun Impero Stellare avrebbe mai potuto piegare: l'Amore.
"Devo tornare al mio lavoro. Signor Data è stato un piacere conoscerla" si limitò a salutare Minus girando sui tacchi e dirigendosi verso l'uscita.
"Ah! Un consiglio. Non esca da questa stanza se vuole continuare a... fare quello che sta facendo" aggiunse prima di scomparire dietro le porte automatiche.
Data rimase solo nella stanza. Un umano si sarebbe definito incredulo ma lui, incapace di provare emozioni si stava solo ponendo interrogativi mettendo a dura prova la sua programmazione. Non poteva comprendere i motivi del gesto di Minus che suonavano come tradimento verso i suoi superiori. Ma il tempo stringeva per cui mise da parte ogni quesito per momenti migliori e concentrò tutta la sua potenza di calcolo sulle ultime operazioni da effettuare per rendere operativo il piano.
Come previsto l'emulatore stava venendo disattivato e nonostante Minus lo avesse individuato non lo fece arrestare proseguendo le operazioni di distacco del marchingegno come se nulla fosse accaduto.

"Dov'è andato l'androide?" domandò Kirk impaziente.
Data aveva chiuso improvvisamente senza preavviso la comunicazione. L'ultima immagine, ancora sullo schermo, rivelava che qualcosa aveva attirato la sua attenzione.
"Temo lo abbiano scoperto" presagì Riker intuendo quel che poteva essere accaduto.
"E quindi? Che succederà adesso?"
"Se i romulani lo hanno disattivato prima che potesse terminare il lavoro... allora è stato tutto inutile" spiegò sconsolato Riker.
Il comandante fu assalito da un moto di sconforto e non fece nulla per non lasciarlo trasparire. Uhura istintivamente gli si avvicinò prendendolo per mano.
"Coraggio, come dice sempre il signor Spock: c'è sempre una via d'uscita"
Riker abbozzò un sorriso di cortesia e ricambiò la stretta. Era solo un ologramma ma apprezzò il gesto spontaneo. Ancora oggi il defunto ammiraglio Uhura veniva ricordato come esempio di dolcezza e di umanità fuori dal comune.
"Coraggio figliolo, per tirarti su so io cosa ci vuole. Ho del brandy Sauriano giù in cambusa che risolleverebbe il morale anche a Napoleone dopo la sconfitta di Waterloo!"
Anche Scotty si era avvicinato per rincuorarlo e gli batté con forza una mano sulla spalla sbilanciandolo al punto che quasi cadde dalla poltrona.
"Grazie signor Scott. Ma non ho intenzione di farmi trovare dai romulani completamente sbronzo" rigettò l'offerta Riker.
"E di noi che ne sarà?" domandò Sulu
"Resterete nella memoria dei computer dell'Enterprise. Suppongo"
"Per quanto?" domandò ancora l'orientale
"Non lo so. Forse per sempre" fu la laconica risposta di Riker .
Le parole di Riker fecero il vuoto e ci fu un lungo istante di silenzio durante il quale i volti della plancia si fecero seri. Unendosi a quello di Spock che lo era sempre per sua natura.
"Capitano! E' l'androide! Ci sta chiamando di nuovo!"
La voce di Sulu interruppe il silenzio e fece scaturire una potente scarica di adrenalina nel corpo di Riker che balzò dalla poltrona all'istante
"Sullo schermo" comandò Kirk
"Data tutto bene?" domandò Riker preoccupato
"Non saprei comandante. Minus è riuscito a rintracciarmi ma nonostante abbia scoperto che mi sono riattivato non ha preso alcun provvedimento"
"Che intendi Data?"
"Che mi ha cortesemente salutato ed è uscito dalla saletta. Non si è minimamente interessato al mio operato. Un comportamento illogico da parte di un agente romulano" commentò l'androide
"Illogico?" si inserì Kirk "comincio a pensare che la sua Enterprise non sia poi così differente dalla mia" concluse ruotando il capo per dare una rapida occhiata a Spock.
Will abbozzò un sorriso appena accennato. Non era dello stato d'animo adatto per godersi l'umorismo di Kirk.
"Tutto questo è molto strano Data. Faccia molta attenzione, potrebbe essere solo una trappola. Se Minus l'ha lasciata dov'è deve avere un ottimo motivo. Oppure si sente talmente sicuro della vittoria che non la considera un pericolo" ipotizzò Riker.
"Oppure si sta deliberatamente macchiando di tradimento " aggiunse Spock che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio, seduto alla consolle scientifica.
Riker lo guardò come se dalla bocca del vulcaniano fossero uscite parole innominabili.
"Non conosce i romulani signor Spock"
"Molto più di quanto crede signor Riker" ribatté convinto il vulcaniano
"Comandante devo inoltre informarla che ho scoperto chi si trova a capo dell'intera operazione. E' una nostra vecchia conoscenza."
"Non me lo dica. Sela!"
"Esattamente comandante. Questa è la sua vendetta per le sconfitte subite in passato. Se la sua rabbia è pari a quella che possiamo ipotizzare sarà un avversario molto temibile e disposto a tutto. Non credo possa permettersi un ulteriore fallimento senza pagarlo con la sua stessa vita"
"Chi sarebbe questa Sela?" domandò curioso Kirk
"E' un comandante dell'Impero Romulano. In passato ci ha creato grossi grattacapi. Ed un peccato che somigli così tanto ad una nostra cara amica ed ex compagna, purtroppo defunta in missione anni fa"
Kirk socchiuse gli occhi rendendo evidente a tutti che non aveva ben compreso le parole di Riker.
"E' una storia lunga capitano. Sappia solo che Sela è per metà umana e che è figlia di un ufficiale della Flotta Stellare" concluse rapidamente Riker.
"Affascinante" fu il limitato commento di Spock.
"Data a che punto siamo con il piano? Pensa di poterlo attuare ugualmente anche dopo l'incontro con Minus? O dobbiamo aspettarci un colpo gobbo da parte del romulano?"
"Ho quasi terminato le procedure di interfacciamento. L'emulatore è stato distaccato completamente. Come supponevo i campi di forza che imprigionano l'equipaggio sono rimasti operativi e non c'è modo di disabilitarli. I Romulani si sono cautelati inserendo un algoritmo di protezione al fine di evitare che i nostri uomini sfruttassero il tempo necessario al passaggio delle operazioni per lasciare i loro alloggi"
"Non ha importanza. Ho intenzione di portare l'Enterprise lontano il più possibile da qui. Sono certo che incontreremo navi amiche lungo il percorso e dubito che i romulani persisteranno l'inseguimento. Solo a quel punto ci preoccuperemo di riprendere il controllo completo dell'Enterprise" spiegò il suo semplice piano Riker.
"Fuggire come un codardo?" esclamò con aria disgustata Kirk
"Non abbiamo la possibilità di sconfiggere in battaglia i romulani con un equipaggio di ologrammi. Sarebbe molto dura anche con tutti gli effettivi. Quel Falco da Guerra che ci aspetta là fuori è molto più potente di quanto voi abbiate mai visto in tutta la vostra carriera e..."
Riker smise di parlare rendendosi conto che in passato quell'equipaggio aveva affrontato più volte con successo pericoli maggiori e a dirla tutta non poteva essere in mani migliori per affrontare una situazione tanto disperata. Il tutto in proporzione al grado di verosimiglianza della simulazione naturalmente.
"... scusate. Non avrei dovuto dire certe cose. Conosco le leggende che circolano sulle vostre imprese e non è stato onesto da parte mia accusarvi di incapacità, ma cercate di capire che la vostra esistenza è strettamente legata al perfetto funzionamento della nave. Un colpo ben assestato dei romulani e potrei perdervi tutti in un istante. E' un rischio che non posso e non voglio correre. E non lo correremo certo per dare soddisfazione al mio orgoglio. Faremo rotta per il territorio della Federazione e basta, senza sparare un colpo. Grazie all'effetto sorpresa dovremmo riuscire a guadagnare un buon margine che ci permetterà di metterci in salvo senza subire alcun danno"
Riker era esausto. Non mangiava e non beveva nulla da ore ormai e lo stress gli stava consumando il sistema nervoso rendendolo sempre meno incline alla mediazione. Si fece forza raccomandandosi di non perdere l'autocontrollo o le sorti della nave sarebbero finite in mano ad un equipaggio olografico con la mentalità di cento anni prima, che sarebbe stato capace di scatenare una guerra con i Romulani. I tempi erano mutati ed al giorno d'oggi la diplomazia era uno strumento da privilegiare a quello della forza. Una fuga di fronte al nemico, per quanto odiosa e mortificante, poteva valere la pace per miliardi di esseri ed andava accettata quanto perseguita.
"Si sente bene comandante?" domandò Data
"Si. Non si preoccupi. E' solo un capogiro. La stanchezza credo"
"Più probabilmente è il virus comandante. Si sta diffondendo a macchia d'olio su tutta la nave. I primi sintomi sono appunto un senso di stanchezza generale, febbre, vomito ed in casi più gravi una for..."
"D'accordo Data! Non occorre che mi ricordi a cosa sto andando incontro. Anzi, a cosa sta andando incontro tutto l'equipaggio. Se non troveremo una cura la Flotta riavrà l'Enterprise sana e salva ma senza più nessuno a bordo in grado di guidarla."
"Di che virus parla signor... Data?" domandò Kirk preoccupato per la salute del suo equipaggio, prima che della sua personale.
"E' un virus geneticamente modificato dai romulani per essere molto aggressivo con gli umani. E' con questo stratagemma che hanno convinto i coloni a lasciare Nuova Shangai" spiegò Data placidamente.
"Capitano. Le prometto che quando saremo al sicuro le spiegherò tutto per bene. Non c'è tempo per i dettagli" si giustificò Riker cercando di contenere la reazione del capitano che era scattato sulla poltrona.
"Non c'è pericolo per voi. Siete ologrammi. Creazioni del computer. Non potete ammalarvi" aggiunse Will anticipando i timori di Kirk.
Le parole di Riker sembrarono convincerlo e lentamente tornò a sedersi sulla poltrona di comando sostenendo per tutto il tempo lo sguardo con aria minacciosa.
"Signori ci siamo" interruppe lo scambio Data, con gli occhi rivolti in basso intenti a seguire i dati provenienti dalla consolle.
"Sto inizializzando la procedura. Entro quindici secondi avrete il controllo delle comunicazioni. Ma non fatene uso fino al completamento della procedura o verremo rilevati" ammonì Data.
"Tenente Uhura prenda posizione. Verifichi quanto sta dicendo il robot dagli occhi gialli" ordinò deciso Kirk con un gesto della mano.
La donna di colore corse immediatamente alla sua postazione e con rapidità ma allo stesso tempo eleganza, si infilò all'orecchio il ricevitore delle comunicazioni.
"E' vero! Tutti i canali sono aperti! E..." balbettò premendo alcuni pulsanti della consolle "vi sono frequenze a me sconosciute. Ma il computer le identifica come frequenze della Flotta Stellare! Oh! Mio Dio..." infine esclamò come spaventata portandosi una mano alla bocca.
"Che succede Uhura!" gridò Kirk roteando la poltrona con rapidità.
"La potenza... e' almeno venti volte superiore alla nostra migliore radio subspaziale!"
"Logico tenente. Possiamo supporre che fra cento anni tutti i sistemi dell'Enterprise, che oggi sono all'avanguardia, in futuro saranno considerati come obsoleti" spiegò Spock
La giovane donna annuì sembrando convinta ma il suo viso esprimeva ancora incertezza di fronte ad un sistema esteticamente uguale a quello che aveva sempre conosciuto ma che ora mostrava capacità incredibilmente superiori.
"Comunicazioni trasferite. Altri quindici secondi per il controllo dei sistemi di navigazione."
Kirk fece cenno a Sulu di tenersi pronto e l'orientale obbedì verificando le letture della sua postazione.
"Navigazione trasferita ed agganciata. Ora tocca al sistema dei sensori e quello scientifico. Aggancio in dodici secondi" istruì ancora Data che non aveva più rialzato gli occhi.
"Spock" si limitò a dire Kirk consapevole che il vulcaniano dovesse essere già sicuramente al lavoro ancora prima che egli lo avesse chiamato in causa.
Spock si chinò sul visore della consolle scientifica e vi rimase incollato per alcuni secondi.
"Le mie stime circa il modello di sviluppo tecnologico della Federazione nei prossimi centocinquant'anni vanno riviste capitano. Secondo questi dati siamo ben oltre le mie più ottimistiche previsioni" commentò il vulcaniano.
"Davvero? Allora è una fortuna che ci tocchi in sorte di approfittarne almeno una volta non crede?" ironizzò Kirk
"Ora tocca al sistema degli armamenti e scudi protettivi. Venti secondi al trasferimento completo"
"Signor Chekov prenda..." Kirk si interruppe bruscamente rendendosi conto che il suo ufficiale non era più presente in plancia da quando Riker lo aveva fatto scomparire per impressionare il signor Scott.
"Comandante Riker le dispiacerebbe ridarmi il signor Chekov? O intende sostituirlo lei? Forse è meglio di no, non mi è sembrato un granché come ufficiale tattico durante lo scontro con Kontar" lo punzecchiò Kirk facendo riferimento alla non proprio esemplare condotta di Riker nelle fasi precedenti della simulazione.
Will avrebbe restituito senza alcuna difficoltà Chekov al suo capitano ma le parole di Kirk costituivano un piccolo affronto o meglio una sfida che meritava di essere raccolta. Era stanco e debilitato e la prospettiva di dover fisicamente prendere il controllo della consolle degli armamenti non lo attraeva affatto ma era un'occasione imperdibile per dimostrare al capitano più famoso della Storia di che pasta era fatto William T. Riker.
"D'accordo capitano. In fondo io conosco i sistemi dell'Enterprise meglio di chiunque di voi qui dentro" fece una pausa e specificò meglio "della mia Enterprise naturalmente"
Riker si portò alla postazione che aveva occupato durante la simulazione e chiese spazio a Railey che al momento la occupava.
"Ne è sicuro Riker?" insistette Kirk
"Si fidi di me capitano. Forse nel suo secolo potrò sembrare un pivello, ma nel mio sono il primo ufficiale dell'ammiraglia della Flotta Stellare. Ma per operare al meglio ho bisogno di qualcosa a me familiare, per cui mi conceda una piccola modifica alla sua plancia. Computer modificare consolle armamenti. Sostituire con consolle standard Enterprise Ncc 1701 D"
Dopo alcuni secondi la consolle doppia che fronteggiava il grande schermo della plancia si divise, accogliendo due diversi stili estetici separati fra di loro da cento anni di sviluppo tecnologico.
"Che diamine è quell'affare..."
"Così dovrei sentirmi un po' più a casa" sorrise Riker voltando la schiena al capitano ed iniziando a verificare che realmente il sistema degli armamenti fosse passato sotto il suo diretto controllo.
"Nemmeno un pulsante?" domandò Sulu sconcertato di fronte al liscio piano della consolle.
"Nemmeno uno" confermò con orgoglio Riker.
Sulu fece un'espressione che Riker seppe decifrare ma che interpretò come ammirazione ma allo stesso tempo diffidenza.
"Armamenti e scudi agganciati. Resta l'ultimo sistema, dopodiché avrete il controllo dei propulsori e del motore di curvatura. I Romulani impiegheranno da uno a due minuti per comprendere che non hanno il controllo effettivo dei sistemi dell'Enterprise. E' difficile prevedere quale sarà la loro reazione per cui non perdete tempo e dirigetevi lontano da qui"
"Scott si prenda cura dei motori. Sulu imposti una rotta verso il territorio della Federazione... ovunque si trovi in questo momento. Non oso pensare quanti e quali confini siano mutati in cento anni!" sbuffò Kirk preparandosi a tornare finalmente in gioco. Anche se Riker gli aveva rivelato che egli stesso era niente altro che un gioco evoluto.
"Santo cielo! Capitano abbiamo potenza in abbondanza. Non ho mai visto dei motori a curvatura generarne tanta! Ce ne sarebbe a sufficienza per aprire in due un pianeta di classe M!" esclamò stupefatto Scotty dopo aver dato una prima occhiata alle letture della sua consolle.
"Spero che non ci sia bisogno di verificarlo Scott. Non appena l'androide ci darà il via porti i motori di curvatura al massimo e ci porti via da qui" disse Kirk smorzando l'entusiasmo del suo capo ingegnere.
"D'accordo capitano. Sono proprio curioso di verificare quanto possiamo spingere questa nave con simili motori... incredibile!"
"Ultimo sistema agganciato. Procedura terminata. Avete ora il pieno controllo della nave. L'emulatore non è più in funzione..."
"Capitano rilevo una nave in avvicinamento. Sta uscendo ora dal campo di curvatura" Spock interruppe Data senza preavviso e dimostrò immediatamente di saper fare buon uso dei sensori dell'Enterprise D.
"Altri Romulani?" domandarono all'unisono Riker e Kirk.
Spock alzò la testa dal visore ed inarcò a suo modo un sopracciglio mostrando interesse per i volti carichi di tensione e altre inutili emozioni umane, rivolti verso di lui.
"E' un vascello che il database riconosce come Uss Artemis, di classe Caribbean. Una nave per il trasporto di coloni"
"Il capitano!" esclamò Riker incredulo, combattuto fra la gioia per avere ritrovato un amico ed il timore che i romulani potessero spegnere con un solo colpo di disgregatore la vita di un uomo così coraggioso da essersi lanciato nella mischia a bordo di una bagnarola dello spazio.
"Geordi deve essere riuscito a riparare i motori a curvatura dell'Artemis" concluse nel giusto Data.
"Ma è giunto fin qui solo?" domandò Riker "signor Spock non rileva altri vascelli della Flotta?"
Spock fece con il capo un lento ma inequivocabile segno di diniego.
"Data! Credo che il capitano voglia affrontare i romulani a bordo dell'Artemis! E' pazzo!" si disperò William.
"Non è pazzo. Sta solo facendo quello che ogni buon capitano farebbe. Lottare fino all'ultimo per la sua nave ed il suo equipaggio" disse la sua Kirk, che, in qualità di capitano, aveva più volte dimostrato in passato di credere fermamente in quello che aveva appena affermato.
"L'Artemis ha aperto una canale di comunicazione" intervenne Uhura
"In amplificazione" ordinò Kirk
L'inconfondibile voce di Picard raggiunse le orecchie della plancia olografica.
"Sono il capitano Jean-Luc Picard della Uss Enterprise. Il vostro è un chiaro atto di guerra che viola il Trattato della Zona Neutrale nei punti cinque e sei del capitolo uno, comma venti e..."
"Un tipo molto preciso" commentò con un briciolo di sarcasmo Kirk. Lui era per metodi più sbrigativi e senza tante cerimonie. Al posto di Picard avrebbe già aperto il fuoco contro coloro che gli avessero sottratto la sua Enterprise.
"...con l'autorità concessami dalla Flotta Stellare vi ordino di rilasciare il mio equipaggio e la mia nave e di ritirarvi all'interno dei confini del vostro spazio così come sono stati definiti dal..."
La dichiarazione del capitano venne interrotta da una comunicazione proveniente dal Falco da Guerra e diretta all'Artemis che andò anche ad inserirsi automaticamente nel sistema delle comunicazioni dell'Enterprise. Il volto di Data venne sostituito da quello della comandante Sela
"Picard... sei sempre lo stesso. Così formale, così preciso. A volte così freddo... Anche adesso che ti trovi in una situazione di evidente svantaggio non perdi il tuo sangue freddo, non vieni meno alle procedure d'ingaggio... in un certo qual modo sei da ammirare. E' un vero peccato che non ci si sia mai potuti incontrare in circostanze differenti. Chissà, avremmo potuto anche essere amici. Forse anche intimi..." lo sguardo della romulana ardeva di una fuoco maligno, Le sue pupille sembravano assorbire anziché riflettere la luce e i lineamenti del volto contorti come in preda ad uno spasmo.
"...e' un vero peccato che la tua esistenza stia per terminare!" concluse la donna mostrando il pugno chiuso accompagnandolo ad un ghigno evidentemente soddisfatto.
"Dobbiamo fare qualcosa!" esclamò Riker voltandosi di scatto verso Kirk.
"Allarme... rosso? Si dice ancora così nel XXIV secolo?" domandò Kirk sul cui viso stava facendo capolino un sorriso tra il divertito e l'impaziente. Impaziente di tornare in azione.



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