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Minus
disattivò l'ultimo circuito dell'emulatore e rimase alcuni
istanti ad osservare compiaciuto il potente meccanismo che gli aveva
permesso di guidare una nave grande e complessa come L'Enterprise
praticamente da solo.
Quando il piano iniziale di infiltrazione nella colonia di Nuova
Shangai subì una prima variazione in vista di nuove prospettive
più interessanti, gli scienziati romulani proposero alla
comandante Sela l'utilizzo di un nuovo apparato con lo scopo di
testarlo sul campo. Una sezione scientifica della Tal Shiar da lungo
tempo studiava e progettava meccanismi che permettessero ad un numero
ridotto di uomini di impossessarsi delle navi nemiche e di guidarle
senza difficoltà fino ad un porto sicuro. Il progresso tecnologico
dell'Impero era notevolmente rallentato da quando la maggior parte
degli sforzi economici erano stati dirottati verso l'ambito militare
e ora si stava facendo stringente la necessità, attraverso
l'acquisizione forzata delle tecnologie altrui, di mantenere il
passo con il nemico, il quale invece non aveva tralasciato di continuare
a sviluppare nuove tecnologie.
Minus trovava deprimente che la sua gente fosse arrivata al punto
di preferire rubare dagli altri le tecnologie anziché svilupparle,
a suo parere la pratica aveva impoverito la sua cultura nonché
la capacità dei Romulani di essere autosufficienti, rafforzando
sempre più il potere dei militari da cui dipendevano i bisogni
di miliardi di esseri. Da molto tempo il Senato non era che un fantoccio
nelle mani della gerarchia militare e le conseguenze stavano lentamente
ma inesorabilmente cominciando a farsi sentire. Da alcuni anni movimenti
segreti di dissidenti organizzavano propositi di rivolta, per una
svolta verso un Impero pacifico e democratico, non più oppresso
da generali e comandanti assetati di potere e vittorie. Mai come
in quel momento si sentì loro solidale.
Quando l'ultimo led smise di emettere la sua flebile luce decise
che il suo lavoro era terminato e lentamente andò a sedersi
sulla poltrona che era stata del capitano Picard.
Un'occhiata rapida andò immediatamente alla porta della saletta
attigua alla plancia in cui aveva appena scoperto l'androide ancora
misteriosamente attivo e non poté tornare a domandarsi se
avesse fatto la cosa davvero giusta lasciandolo in vita. Ma un istante
dopo il volto di Amalia riempì la sua immaginazione scaldando
il suo cuore. Si augurò che ne sarebbe almeno valsa la pena
e che l'androide sarebbe in qualche modo riuscito a rovinare i piani
della comandante. Lui sarebbe caduto prigioniero o forse sarebbe
morto, ucciso dalla rabbia degli umani. Comunque fosse andata era
consapevole che per lui ed Amalia non ci sarebbe stato un futuro
insieme. Si rese infine conto di quanto sciocco fosse stato a credere
realmente che i suoi superiori avrebbero fornito anche una cura
per il virus. I coloni non erano l'obiettivo della missione ma solo
il mezzo con cui arrivare all'Enterprise e in altre situazioni sarebbe
stato il primo ad avallare una simile condotta ma questa volta il
suo coinvolgimento emotivo lo aveva tradito. Una parte di sé
aveva voluto ignorare la realtà e cullarsi in un sogno d'amore
e di futura vita con Amalia su Romulus che non potevano realizzarsi.
Si rimproverò duramente. La sua dabbenaggine stava per causare
la morte della sua amata. A meno che non facesse realmente qualcosa
per lei.
I suoi pensieri furono disturbati dall'improvvisa apparizione dello
scafo malandato dell'Artemis che fece capolino sul grande schermo
della plancia. Minus sobbalzò alla vista del vascello che
gli aveva permesso di abbandonare Nuova Shangai. - Picard - mormorò
fra sé incapace di non provare un moto di ammirazione per
il coraggio di quell'uomo che li aveva inseguiti fin laggiù
a costo della propria vita. La voce del capitano che intimava loro
di restituirgli la nave andò a coprire il rumore di sottofondo
dato dal ritmico pulsare degli strumenti di bordo attirando l'attenzione
di tutti i tecnici presenti in plancia, che per qualche istante
interruppero il loro lavoro.
"Patetico umano!" fu lo sprezzante commento di uno di
loro "Cosa pensa di fare con quella navicella?"
Ne seguì una risata generale e altre battute più o
meno spiritose sulla sorte che attendeva il capitano Picard.
Minus fu infastidito dai beceri commenti dei suoi simili che non
erano in grado di comprendere l'alto valore simbolico del gesto
dell'umano. Voleva morire con onore, voleva dimostrare di non essere
un codardo e di desiderare di condividere la sorte del suo equipaggio
piuttosto che dichiararsi sconfitto. Si rese conto che molte dicerie
e luoghi comuni romulani circa gli umani erano alquanto imprecisi
e tendenziosi.
"Tornate al lavoro!" ordinò per porre fine al triste
spettacolo che la sua gente stava offrendo.
I tecnici si azzittirono all'istante, consapevoli di cosa significasse
disobbedire ad un ordine di un superiore all'interno della rigida
e spietata catena di comando dell'esercito romulano anche se con
l'apparente aspetto di un umano.
Il volto della comandante Sela riempì lo schermo e Minus
udì le minacce, abbastanza scontate, che la donna proferì
all'indirizzo di Picard la cui l'eroica scelta ed il suo folle viaggio
a bordo dell'Artemis stavano per terminare in un lampo di luce.
Le parole di Sela furono però disturbate dal brusio crescente
dei tecnici che erano alle sue spalle al lavoro sulle consolle della
plancia dell'Enterprise, con il compito di prenderne stabilmente
il comando. Minus dedusse facilmente che qualcosa non stava andando
secondo i piani.
Si alzò in piedi e si mise ad osservare la sua gente che
si agitava sempre più convulsamente attorno ai controlli
della plancia mentre il tono delle voci si faceva sempre più
concitato.
"Signori. Qualcosa che non va?" domandò ad alta
voce per sovrastare la voce di Sela che ancora riempiva l'aria della
plancia.
Uno dei tecnici si girò verso di lui con gli occhi sgranati.
"Signore, non riusciamo a prendere il controllo dei sistemi
principali. Qualcosa sta bloccando i nostri tentativi. Riusciamo
ad avere accesso ai sottosistemi ma non agli scudi, alle armi, i
motori... insomma è come se dopo il distacco dell'emulatore
qualcosa ci avesse anticipati!"
Minus si affrettò a raggiungere il piano rialzato della plancia
e scansò prepotentemente un paio dei suoi.
"Mi faccia controllare!" esclamò cominciando ad
intuire a cosa stesse lavorando l'androide. E non si sentì
per nulla scontento. Anzi un senso di euforia e di gioia dovette
essere faticosamente represso perché non trasparisse.
"Che diamine sta succedendo?" imprecò sbattendo
entrambe i pugni sulla consolle tanto che una delle lamine protettive
trasparenti si incrinò.
Fissò con sguardo truce i tecnici che lo circondavano come
se fossero loro i responsabili ed essi indietreggiarono temendo
di venire vaporizzati sul posto. Era risaputo che gli agenti della
Tal Shiar non andassero tanto per il sottile quando si trattava
di trovare un colpevole.
Minus si voltò verso lo schermo che ora stava nuovamente
inquadrando l'Artemis che a velocità impulso si stava avvicinando
alla nave della comandante, tenendo le mani poggiate alla elegante
semi ellisse lignea che decorava la confortevole plancia dell'Enterprise,
giusto in tempo per riuscire a percepire sotto i palmi un leggero
contraccolpo che non poteva che significare che l'Enterprise si
era messa in moto.
"Ci stiamo muovendo!" annunciò allarmato uno dei
tecnici intento a verificare le letture di una consolle.
"Ho sentito..." balbettò Minus sul cui volto era
a malapena celato un sorriso compiaciuto.
"Capitano
la nave romulana ha dato energia alle armi. Si stanno preparando
a fare fuoco"
Picard cercò nello sguardo del klingon una risposta alle
sue domande. Era evidente che non vi era possibilità alcuna
di trattare con Sela ma un ulteriore tentativo andava fatto.
"Worf apra un canale. Di nuovo" ordinò Picard che
nel frattempo si era avvicinato alle spalle del guardiamarina Summer
poggiandovi sopra le sue mani, come un padre amorevole avrebbe potuto
fare con il figlio diletto.
"Sela! Ho una proposta da farti! Uno scambio! Mi offro in cambio
del mio equipaggio. Lascia che possano andarsene con le capsule
di salvataggio e risparmia le loro vite. Non è me e l'Enterprise
che vuoi?" supplicò Picard.
Ci fu un lungo istante di silenzio in cui Picard domandò
a Worf lo stato degli armamenti del Falco da Guerra che erano ancora
inesorabilmente attivi.
"Picard, il tuo amore verso l'equipaggio è a dir poco
esemplare, ma è un peccato che non ci saranno più
occasioni per esternarlo in modo così puro!" la voce
di Sela gelò le residue speranze di Picard. Non restava che
prepararsi all'inevitabile scontro che per loro fortuna non sarebbe
durato molto. Sarebbero morti in fretta senza patire troppe sofferenze.
Picard si sedette rigidamente sulla poltrona e con una voce che
parve a tutti incredibilmente calma e serena ordinò a Worf
di aprire il fuoco.
Il klingon eseguì e due saette arancioni solcarono lo spazio
coprendo la distanza fra l'Artemis e il Falco romulano, infrangendosi
contro i suoi potenti scudi.
"Obiettivo colpito. Danni minimi capitano" fece immediatamente
rapporto il klingon.
"Manovre evasive! Cerchiamo almeno di sparare qualche altro
colpo!" ordinò Picard
L'Artemis virò bruscamente più volte assumendo una
rotta tortuosa allo scopo di rendere il compito del nemico più
arduo.
"Banchi phaser nuovamente carichi capitano!"
"Fuoco signor Worf!"
Il Falco da Guerra assorbì senza difficoltà la tenue
energia sprigionata dai vetusti banchi phaser dell'Artemis, la quale,
dopo aver sferrato il colpo, riprese ad effettuare una serie di
manovre evasive.
"Non
è forse commovente?" commentò Sela osservando
le evoluzioni dell'Artemis dallo schermo principale della sua plancia
"Bisogna ammettere che il coraggio non gli manca" commentò
il suo primo ufficiale a cui annuirono molti dei presenti in plancia
sorpresi dal comportamento di Picard.
Sela, improvvisamente, iniziò a realizzare che Picard, con
la sua scelta suicida l'aveva probabilmente nuovamente sconfitta.
Il suo eroismo sarebbe stato ricordato come esempio e narrato ai
figli della Federazione ed onorato forse anche nell'Impero, mentre
la sua vittoria sarebbe apparsa vigliacca vista la spropositata
differenza di potenza in campo. Sela si sentì intrappolata
in un vicolo cieco, mentre i suoi uomini provavano sincera ammirazione
e rispetto per il suo più acerrimo nemico e probabilmente
l'avrebbero in parte disprezzata se avesse dato l'ordine di aprire
il fuoco. Il momento tanto atteso era sfumato in un istante. Persino
nell'attimo della sconfitta Picard gli era stato superiore riuscendo
a conquistare il rispetto della sua gente. Una rabbia indicibile
crebbe dentro di lei e il viso candido si colorò di rosso
porpora mentre le pieghe del volto si contraevano al punto da conferirle
un aspetto ferino.
Si alzò con uno scatto rabbioso dalla poltrona e raggiunse
la consolle dei siluri spingendo a terra l'addetto.
"Muori Picard!" urlò con feroce determinazione
premendo il pulsante che fece partire dalla nave un solo siluro,
ma più che sufficiente per mandare in mille pezzi l'Artemis.
"Siluro
al plasma a dritta!" gridò Worf
"Guardiamarina Summer non dobbiamo farci colpire!"
"Ci sto provando capitano! Ma questa nave è dannatamente
lenta a rispondere ai comandi!"
Il siluro di colore verdastro iniziò una parabola di intercettazione
avvicinandosi a velocità sub-luce al suo bersaglio.
"Scudi alla massima potenza! Prepararsi all'impatto!"
ordinò Picard mettendosi a sedere e stringendo i braccioli
della poltrona, consapevole che la fine si stava avvicinando inesorabilmente.
Lo schermo inquadrò il siluro che si faceva sempre più
vicino.
"Cinque secondi all'impatto! Quattro..."
Picard socchiuse gli occhi mentre la morte si faceva imminente.
Istintivamente avrebbe desiderato chiuderli e risparmiarsi l'orrore
ma era deciso a guardare in faccia la morte spendendo i suoi ultimi
cents di coraggio.
"Tre... Due..."
Il siluro impattò ed esplose. Ma non sullo scafo dell'Artemis.
L'esplosione fece brillare lo spazio circostante come un'aurora
boreale ma l'Artemis non subì alcun danno ne contraccolpo.
Picard rimase spiazzato ed incredulo. Chi o cosa era intervenuto
in loro soccorso?
Il capitano si voltò rapidamente verso Worf in cerca di risposte
ed il klingon, chino sulla consolle era pronto a fornirgliele ma
non fece a tempo ad aprire bocca che la sagoma inconfondibile dell'Enterprise
riempì buona parte dello schermo, in rotta verso il Falco
da Guerra Romulano svelando così il mistero.
"E' l'Enterprise capitano! Ci ha protetto con i suoi scudi!"
spiegò l'ormai evidente verità Worf.
"Allora
signor Riker ci faccia un po' vedere cosa sa fare questa sua Enterprise"
lo sfidò Kirk.
Will digitò la sequenza di attacco e una serie di fasci di
energia scaturirono dai phaser della sezione a disco dell'Enterprise,
seguiti da una serie di siluri fotonici centrando tutti inesorabilmente
il bersaglio. Gli scudi del Falco da Guerra subirono un duro colpo,
impreparati ad assorbire un attacco proveniente da una nave di classe
Galaxy.
"Se avesse fatto fuoco così contro i klingon, Kontar
avrebbe dovuto ritirarsi a gambe levate!" commentò soddisfatto
Kirk.
"Rilevo danni consistenti ai loro motori ad impulso. Credo
che abbiamo ridotto di due terzi la loro possibilità di manovra
capitano"
"Buona notizia Spock. Ora prepariamoci alla loro reazione.
Scudi alla massima potenza signor Riker e speriamo che questa nave
abbia scudi tanto potenti quanto le sue armi" si augurò
Kirk mentre Sulu portava l'Enterprise a sorpassare il Falco aggirandolo
con una stretta virata.
"Comandante!
Hanno colpito i generatori d'impulso. Abbiamo perso il cinquanta
percento della propulsione sub-luce! Danni consistenti ai ponti
sette ed otto!"
Sela era ancora immobile nella sua plancia, che aveva da poco smesso
di tremare sotto i colpi dell'Enterprise. Una delle consolle era
esplosa e ora vomitava scintille sul pavimento, mentre due membri
dell'equipaggio si affannavano per addomesticare l'incendio scaturito.
La sua rabbia e frustrazione avevano raggiunto livelli che lei stessa
non immaginava potessero essere toccati. Ad un passo dal trionfo
sentì di essere sul punto di perdere tutto. Non importava
cosa fosse andato storto, contava solo il fatto che tutti i suoi
sogni erano svaniti, annientati dall'amara realtà che gli
mostrava l'Enterprise fuori dal suo controllo, che fino a pochi
minuti prima le era parso così saldo.
Un'altro colpo scosse la plancia mentre l'Enterprise virava sopra
le loro teste.
"Comandante! Quali suono i suoi ordini?" gridò
quasi spaventato il suo primo ufficiale.
Sela si voltò lentamente verso di lui e l'uomo ebbe paura.
Gli occhi della donna erano privi di luce, come se si fosse trovato
di fronte ad un fantasma.
"Dobbiamo rispondere al fuoco? Sull'Enterprise ci sono i nostri
uomini!" domandò ancora l'ufficiale.
Sela lentamente andò a sedersi alla poltrona di comando,
come se quanto stava accadendo attorno a lei non la riguardasse.
"Rispondere al fuoco" disse semplicemente con voce atona,
con lo sguardo vitreo perso nel grande schermo visore dalla plancia,
che mostrava l'Enterprise pronta a tornare alla carica.
La
plancia fu scossa duramente quando i fasci di energia dei disgregatori
romulani raggiunsero gli scudi dorsali dell'Enterprise.
Seppur con ritardo i Romulani avevano risposto al fuoco con tutta
la potenza a disposizione, di poco superiore a quella dell'Enterprise.
"Scudi dorsali al settantacinque percento. Nessun danno"
riportò Spock.
"Apra ancora il fuoco Riker. Miri ai motori a curvatura questa
volta. Se li mettiamo a sedere potremo andarcene di qui con il suo
capitano indisturbati" ordinò Kirk eccitato dallo scontro
con un vascello così potente per i canoni del suo tempo.
Riker annuì. Era quello che avrebbe fatto anche lui, senza
attendere l'ordine del capitano.
I colpi dell'Enterprise questa volta trovarono maggiore resistenza.
I Romulani avevano saggiamente dato massima potenza agli scudi,
ora consapevoli che il vero avversario era una nave di classe Galaxy
e non l'insignificante Artemis.
"Gli scudi hanno assorbito i colpi. Nessun danno capitano.
I loro scudi hanno una capacità di assorbimento notevole.
Saranno necessarie diverse salve per penetrarli, anche con le armi
di questo vascello" informò Spock.
"Sulu tenga sempre d'occhio la posizione dell'Artemis. Non
possiamo rischiare che venga distrutta!" ordinò Riker.
Sulu, come sempre, attese un gesto di consenso dal proprio capitano.
"Lo faccia signor Sulu..."
La plancia fu duramente sconquassata da una scarica completa di
disgregatori romulani che impattarono a poppa.
"Rapporto danni!" urlarono all'unisono Riker e Kirk.
"Scudi di poppa scesi del sessanta percento. Danni allo scafo
capitano. La potenza di fuoco dei nostri avversari sta crescendo.
Dobbiamo metterli fuori gioco o saremo sopraffatti" consigliò
con tono piatto Spock.
"E' quello che stiamo provando a fare Spock" si giustificò
Kirk "piuttosto ha qualche idea?"
Un nuovo colpo fece traballare la plancia in modo vistoso.
Riker rispose al fuoco causando questa volta un maggiore danno del
precedente attacco, ma insufficiente a penetrare gli scudi romulani.
"Capitano ci stanno chiamando. E' l'Artemis" si inserì
Uhura,
"Ci metta in contatto. Sullo schermo!"
"Capitano Picard!" salutò Riker felice di vederlo
sano e salvo.
"William! Eh..." Picard rimase a bocca aperta, così
come tutti i componenti della plancia dell'Artemis quando videro
i volti di coloro che erano a fianco del comandante Riker.
"E' una piacere fare la sua conoscenza capitano... Picard esatto?"
"Esatto... ma lei è..."
"Sono James Kirk, il capitano della USS Enterprise. Non conosce
la Storia?" domandò ammiccando Kirk godendosi divertito
la reazione confusa di Picard data dal fatto che lui ed i suoi uomini,
nel suo tempo, erano morti da un pezzo. O forse no, si disse, ripensando
alla longevità dei vulcaniani.
"Capitano è una lunga storia da spiegare" intervenne
Riker a togliere Picard dall'imbarazzo "questo è un
equipaggio olografico. Stiamo comandando l'Enterprise dal Ponte
Ologrammi in quanto i Romulani hanno il controllo del resto della
nave. Non appena tornerà a bordo le spiegherò tutto..."
Riker fu interrotto da una serie di esplosioni che scossero l'Enterprise
violentemente.
Il volto di Picard sfarfallò vistosamente a causa di un calo
della potenza erogata dal nucleo di curvatura e come temuto anche
la simulazione si arrestò per un istante mostrando le nude
pareti del Ponte Ologrammi. Per sua fortuna i sistemi d'emergenza
compensarono e tutto tornò come prima senza che nessuno dei
personaggi olografici se ne potesse rendere conto.
"Capitano! I nostri motori hanno subito un duro colpo! Sto
rilevando fluttuazioni dell'antimateria! Non potremo reggere altre
bordate simili!" esclamò allarmato Scotty che armeggiava
facendo appello a tutta la sua esperienza sui motori futuristici
della nave.
"Scotty lei pensi a tenere insieme i motori. Non possiamo permetterci
di restare senza energia. Non questa volta"
Scott annuì agli ordini del capitano.
Sulu stava tenendo l'Enterprise a debita distanza dal Falco Romulano,
per loro fortuna piuttosto lento grazie ai danni precedentemente
inferti, ed allo stesso tempo manteneva sotto l'ala protettrice
degli scudi dell'Enterprise la piccola Artemis.
Picard tornò a parlare cercando di mettere da parte lo stupore
per una situazione surreale che mostrava il suo Primo Ufficiale
seduto ad una postazione di un'Enterprise olografica del passato.
"Will! Stanno giungendo dei rinforzi. Saranno qui a momenti.
Dobbiamo cercare di andargli incontro"
"Questa è una buona notizia capitano"
"La cosa migliore è dividerci. Sela non esiterà
a gettarsi al mio inseguimento, così l'Enterprise potrà
mettersi in salvo"
"Capitano, non potete sostenere un attacco dei romulani. Sareste
presto spacciati!" protestò Riker
"Non ci sono alternative William. Non siete in grado di sostenere
l'assalto della nave di Sela. Dovete andarvene, noi saremo il vostro
diversivo"
"Lei ci sottovaluta capitano... Picard" intervenne seccato
Kirk, non abituato ad essere messo in disparte quando l'azione entrava
nel vivo.
"Io ed il mio equipaggio abbiamo combattuto e sconfitto i Romulani
più volte"
"Capitano... Kirk" esitò Picard a cui sembrava
assurdo in quei momenti così concitati dover intavolare una
discussione con un ologramma "non è mia intenzione sminuire
la sua fama, ma francamente questi romulani sono cento anni più
avanti dei suoi e la loro nave è molto più potente
di quelle con cui si è imbattuto lei"
"Questo può anche essere vero ma sono assolutamente
certo che non avremo difficoltà a tenere testa a questa comandante
romulana dai capelli biondi"
Una nuova bordata scosse la plancia. Per quanto Sulu stesse tentando
di tenersi a distanza dai romulani gli era impossibile evitare ogni
colpo. L'Artemis, infine, era per lui come un palla al piede che
gli impediva di manovrare la nave come avrebbe desiderato. Se avessero
continuato a farle da scudo non sarebbero durati a lungo.
"Una nuova chiamata capitano. E' l'androide" si inserì
Uhura. Lo schermo si divise equamente fra Picard e Data.
"Comandante Riker cosa stiamo aspettando? Per quale motivo
sta ingaggiando uno scontro con i romulani anziché entrare
in... oh! Salve capitano"
"Data. E' un piacere rivederla" rispose al saluto Picard
accompagnandolo con un sorriso
"E' un piacere anche per me capitano. Siete riusciti a riparare
i motori a curvatura dell'Artemis..."
"Se non vi dispiace rimanderei i convenevoli a momenti migliori"
li interruppe Kirk "c'è una dannata nave romulana là
fuori e..." un nuovo duro colpo fece tremare per l'ennesima
volta la plancia. Riker sentì sotto i polpastrelli che la
consistenza della simulazione stava venendo meno e temette che tutto
fosse perduto. Ma per loro fortuna nuovamente la simulazione si
stabilizzò e tutto tornò al suo posto.
"William! William!" chiamò Picard temendo che la
comunicazione si fosse interrotta
"Ci siamo capitano. Ma è ora di passare all'azione o
Sela ci farà a pezzi"
"Comandante Riker le ho ordinato di portare l'Enterprise via
di qui! Ci occuperemo noi di Sela. Lei vuole me prima di ogni altra
cosa. Cercheremo di darvi un vantaggio sufficiente affinché
non possa poi raggiungervi" esclamò con tono fermo e
deciso Picard fissando dritto negli occhi il suo Primo Ufficiale
"coraggio William, porti in salvo la mia nave" lo supplicò
quasi infine, addolcendo i toni.
In entrambe le plance calò il silenzio, schiacciato dalle
parole di Picard, che non era intenzionato a rischiare ulteriormente
la sua nave. La situazione era ora decisamente a suo favore e non
voleva perdere l'insperato vantaggio. Sarebbe morto comunque, e
con lui un numero esiguo di membri dell'equipaggio, ma sarebbe stato
ricordato per il coraggio ed il sacrificio finale.
Riker si arrese ed annuì. Non avrebbe mai voluto lasciare
il capitano ad un destino tanto atroce, ma il senso del dovere e
la lealtà che lo legava a Picard lo costringevano moralmente
ad obbedire. L'amicizia e l'affetto invece urlavano disperatamente
dal fondo della sua coscienza e per Will era impossibile non udirle.
Sentì l'animo spaccarsi in due ed andare poi in frantumi.
Si trovava di fronte ad una scelta che avrebbe probabilmente segnato
per sempre la sua vita.
Si voltò verso Kirk fissandolo con determinazione. Il capitano
dell'Enterprise del XXIII secolo non ebbe bisogno di spiegazione
per comprendere quale dramma emotivo stesse vivendo quell'uomo di
un futuro così lontano, ma non poi così diverso dal
suo presente. Il pensiero che anche in futuro la Flotta Stellare
avrebbe avuto al suo servizio ancora ufficiali con un senso spiccato
del dovere e tanto coraggio lo riempì d'orgoglio. Quel capitano
Picard, a lui sconosciuto fino a pochi minuti prima, parve il migliore
che avesse mai incontrato prima, domandandosi intimamente se sarebbe
stato in grado di fare altrettanto nel caso in cui fosse stato necessario.
"D'accordo Riker. Signor Sulu rotta verso lo spazio federale.
Curvatura otto al mio via" ordinò Kirk piegandosi alla
volontà di quell'uomo, che a bordo di una scatoletta si preparava
ad affrontare un nemico dalla forza soverchiante.
"Capitano è stato un onore essere al suo servizio. Non
la dimenticherò mai. Ne lei, ne Worf, Geordi... tutti"
si accomiatò Riker commosso, incapace di trattenere una lacrima
solitaria.
"Non pianga William. E' un prezzo tutto sommato piccolo che
dobbiamo pagare per il bene della Federazione. Porti l'Enterprise
in salvo, non vanifichi il nostro sacrificio"
"Non si preoccupi capitano. A quello penseremo noi" aggiunse
Kirk.
"Data abbia cura di lei" aggiunse infine Picard rivolto
all'androide.
Data rimase impassibile e Will invidiò la sua incapacità
di provare sentimenti. In quel preciso momento gli avrebbe fatto
dannatamente comodo, pensò.
"Addio capitano" salutò con semplicità Data
Mentre il Falco da Guerra si preparava all'ennesima virata puntando
il suo becco minaccioso verso l'Enterprise, Picard fece cenno a
Worf di chiudere la comunicazione ed i volti perplessi e commossi
della plancia olografica vennero sostituiti dalla visione dello
spazio aperto, nel cui centro dominava la figura verdastra della
potente nave da guerra romulana.
L'Enterprise esitò ancora qualche istante durante i quali
Picard temette che William avesse intenzione di disubbidire al suo
ordine ma quando finalmente la sagoma della sua nave si distorse
e scomparve in un lampo di luce si sentì sollevato. La missione
era conclusa, la sua nave al sicuro. Restava solo un ultimo compito
da svolgere: morire con onore cercando di ritardare il più
possibile l'inseguimento di Sela.
Minus
era rimasto solo nella plancia dell'Enterprise ad osservare la battaglia
I tecnici erano fuggiti verso le capsule di salvataggio sicuri che
Sela avrebbe distrutto l'Enterprise senza curarsi di recuperarli.
I comandanti Romulani erano noti per avere poca attenzione per i
propri uomini e non esitavano a sacrificarli, anche in massa, a
seconda delle evenienze.
L'Enterprise era guidata da qualcuno, questo era evidente. Minus
escluse che potesse essere l'androide. Per quanto sofisticato non
poteva essere in grado di gestire con tanta accuratezza un numero
così ampio di sistemi. In qualche modo gli umani erano riusciti
a farsi gioco dell'emulatore e di tutte le contromisure messe in
opera. Tutto questo nonostante i campi di forza stessero tenendo
ancora l'equipaggio segregato nei loro alloggi.
E chi stava ora al comando, si stava preoccupando principalmente
di proteggere con ostinazione la piccola nave dei coloni su cui
si trovava il loro capitano. I colpi ripetuti dei Falco da Guerra
stavano mettendo a dura prova la nave e calcolò che difficilmente
avrebbe potuto resistere senza andare in pezzi ma nonostante questo
decise che non sarebbe fuggito come gli altri. Tutta la sua vita
era a bordo di quella nave e se l'avesse lasciata l'avrebbe perduta
ugualmente. L'ennesimo scuotimento tolse energia alle luci della
plancia che furono sostituite da quelle d'emergenza. - La fine si
sta avvicinando - sospirò. Decise allora che avrebbe trascorso
gli ultimi momenti con la donna che amava e senza preoccuparsi dell'esito
della battaglia si allontanò dalla plancia diretto verso
l'alloggio in cui aveva lasciato Amalia ormai nella fase terminala
della malattia. Le restavano comunque poche ore e Sela non avrebbe
fatto altro che accorciare le sue sofferenze, fu l'amara consolazione.
Quando si trovò quasi davanti alle porte del turboascensore
il trillo di una chiamata in arrivo attirò la sua attenzione.
Fu tentato di mandarlo al diavolo ma presagì che fosse qualcosa
di davvero importante e come immaginato il volto della dottoressa
Crusher si materializzò sul video.
"Minus che sta succedendo?" domandò Beverly il
cui viso mostrava i segni evidenti della stanchezza e della febbre
alta, spaventata dai sobbalzi della nave.
"La comandante sta attaccando l'Enterprise"
"Ma come è possibile?"
"Non ho più il controllo dell'Enterprise" spiegò
Minus alzando le mani "qualcuno dei suoi ha scavalcato il mio
emulatore. L'Enterprise è in battaglia"
"Questa è davvero un'altra buona notizia" commentò
Beverly, troppo provata per mostrare la reale gioia che stava facendo
capolino.
"Un'altra? Qual'é la prima? Mi dica che..."
"Esatto. Ce l'abbiamo fatta. Lo stiamo sintetizzando ora. Se
vuole che Amalia si salvi deve somministrarglielo il prima possibile"
Beverly non terminò la frase che il romulano era già
sparito dalla visuale dello schermo, ma non fu difficile scoprire
dove fosse diretto.
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