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L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ARTEMIS
CAPITOLO 17

"L'Enterprise è entrata in curvatura!" annunciò allarmato il Primo Ufficiale dal Falco da Guerra romulano.
"Timoniere tracci una rotta d'intercettazione! Massima curvatura! Non dobbiamo permettere che faccia ritorno nello spazio della Federazione!" ordinò successivamente senza attendere che il suo comandante impartisse ordini diretti sicuro di interpretare correttamente la volontà di Sela.
Ma l'anziano ufficiale dell'Impero non si era reso conto che la donna che sedeva ora alla poltrona di comando della nave da guerra non era che l'ombra del fiero e valoroso soldato che aveva conosciuto fino a quel giorno, bensì un essere colmo d'ira e profondo dolore, la cui mente aveva varcato la soglia oltre la quale si estende un territorio insidioso e spesso senza ritorno, conosciuto universalmente dal molte culture come pazzia.
"Timoniere. Ordine annullato. Dirigiamoci verso l'Artemis" contr'ordinò inaspettatamente Sela.
"Comandante! Le ricordo qual'è l'obiettivo di questa missione! Se non raggiungiamo l'Enterprise al più presto, mesi di preparazione andranno perduti!" protestò il primo ufficiale che stava seriamente valutando la possibilità di sollevare dal comando la donna per evidente incapacità.
"Conosco benissimo la missione Kavar... Non occorre che lei me lo ricordi" rispose con voce fredda Sela, senza mai incrociare lo sguardo.
"Allora concorda con me? Facciamo rotta per l'Enterprise?" chiese conferma il romulano.
"No. Ho detto di dirigerci verso l'Artemis" ribadì Sela insistendo su una posizione che pareva non avere senso in quel frangente. La morte di Picard non sarebbe stata una perdita per la Federazione tanto disastrosa quanto quella dell'Enterprise e del suo carico tecnologico, così prezioso per il mondo scientifico romulano.
"Comandante! I suoi ordini non hanno senso! Il nostro obiettivo primario è impossessarci dell'Enterprise! Il capitano Picard è del tutto secondario! Se posso parlare liberamente io credo che le sue questioni personali stiano interferendo con la missione. Se insiste con la sua posizione mi vedrò costretto a destituirla dal comando" minacciò il Primo Ufficiale sicuro del consenso degli altri ufficiali di plancia, che si stavano limitando ad assistere ad uno scontro di potere all'interno della gerarchia militare della nave, evento non infrequente nel contesto della flotta imperiale romulana. Molti dei migliori comandanti della storia dell'Impero si erano fatti strada eliminando in modi più o meno raffinati i loro superiori.
"Primo Ufficiale Kavar il suo comportamento è inaccettabile. Si consideri sollevato dall'incarico per insubordinazione. Mettetelo agli arresti"
Due uomini della sicurezza, obbedendo agli ordini di Sela, avanzarono verso Kavar per arrestarlo ma egli prontamente estrasse un disgregatore puntandolo contro di loro, obbligandoli ad arrestarsi sul posto pena la morte.
"Mi dispiace comandante Sela ma non ho intenzione di essere trascinato ancora sul fondo dal suo ennesimo fallimento" urlò rabbiosamente il romulano "le sono stato fedele per troppi anni e ho condiviso con lei brucianti sconfitte per colpa degli umani. Ma non questa volta. Le impedirò di gettarci ancora una volta nella vergogna!"
Kavar indietreggiò di pochi passi ruotando il braccio che impugnava il disgregatore in direzione della poltrona di comando. Quella poltrona su cui sentiva di meritarsi da tempo il diritto di sedersi.
A sua volta Sela estrasse con calma sorprendente il suo disgregatore personale dalla tasca della giacca d'ordinanza e lo puntò con imprevedibile rapidità verso il suo Primo Ufficiale, il quale, istintivamente, tentò di rispondere al fuoco ma fu troppo lento. La reazione fu quella di proteggersi con le mani dal potente raggio d'energia che ne scaturì. Il romulano venne avvolto da una potente vampa di energia che lo bruciò dall'interno causandogli dolori atroci per istanti che gli parvero insopportabilmente lunghi, durante i quali ebbe tempo per desiderare ardentemente la morte pur di porre fine allo strazio. L'atmosfera della plancia si impregnò dell'acre puzzo della carne bruciata.
L'equipaggio di plancia assistette impotente all'assassinio di un loro superiore e gocce di sudore freddo colarono lentamente dalla fronte di molti di loro percependo che ora il pericolo più immediato non si trovava là fuori nello spazio ma molto più vicino a loro.
"Timoniere diriga la nave contro l'Artemis. Ha ben compreso? O anche lei pensa che non sia la cosa giusta da fare?"
L'ufficiale al timone del falco annuì senza azzardarsi a voltarsi verso Sela, percependo che ora il disgregatore doveva essere puntato proprio dritto alla sua schiena e che se voleva continuare a vivere avrebbe dovuto modificare la rotta della nave il più rapidamente possibile.

Correva. A perdifiato per i corridoio dell'Enterprise. L'Infermeria era ormai vicina.
Minus si precipitò dentro spinto dalla furia del sentimento che lo stava spronando a fare il possibile per salvare la vita della donna che amava.
"Dottoressa!" esclamò con la voce rotta dallo sforzo che gli stava facendo battere il cuore a mille.
Beverly era sdraiata su uno dei lettini diagnostici della nave e sembrava dormire.
La voce del romulano le fece riaprire gli occhi e con fatica alzò il busto poggiandosi sui gomiti.
"Selar... gli dia la fiala" ordinò
La vulcaniana osservò con distacco il romulano farsi più vicino, limitandosi a fornirgli una piccola provetta contenente del liquido giallastro ed un ipospray.
Minus la afferrò in modo brusco e rapidamente inserì la fiala nell'apposito alloggiamento dell'ipospray.
"E' sicura che funzioni?" domandò con tono sgarbato il romulano
"Che succede? Ora non si fida più di me?" rispose sdegnata Beverly sentendosi offesa dall'insinuazione del romulano. Non era rimasta quasi due giorni senza dormire per preparare un vaccino che non servisse ad un bel nulla.
"Risponda! E' veramente efficace contro il virus?" urlò impaziente Minus, sopraffatto dalla tensione.
"Lo sto testando proprio ora sul me stessa. E dalle prime analisi si direbbe che il virus stia regredendo progressivamente. Sta avendo successo, si fidi. Ma deve fare presto, Amalia ed i coloni sono stati colpiti da molto più tempo ed occorre una dose più massiccia. Dobbiamo iniettargliela in fretta o moriranno."
"Ad Amalia penserò io personalmente" concluse Minus incamminandosi verso l'uscita.
"Dove sta andando? E gli altri coloni? Ed il resto dell'equipaggio dell'Enterprise? Dobbiamo salvare anche loro!"
Minus si arrestò sulla porta e si voltò di scatto
"A me interessa solamente Amalia" fu schietto il romulano.
"E' proprio vero quello che si dice in giro dei romulani. Non bisogna mai fidarsi della loro parola!" lo insultò Beverly amareggiata per essere stata ingannata ancora.
Le parole della dottoressa colpirono Minus che rimase in silenzio alcuni istanti a fissarla. Egli stava ripagando la dottoressa, a cui doveva la vita della donna che amava, nello stesso modo in cui i suoi superiori avevano fatto con lui. Li aveva disprezzati e si era vendicato lasciando che l'androide mettesse in atto il suo piano. Così facendo la catena infinita dei soprusi e dell'ingiustizia non avrebbe mai avuto fine e la legge del taglione sembrava essere l'unica costante dell'Universo.
Minus si rese conto in quell'istante di quanto la missione su Nuova Shangai lo avesse cambiato. La vicinanza, la convivenza quotidiana con gli umani lo avevano cambiato. Amalia e l'amore che provava per lei avevano forse spezzato la catena. Si sentì libero come mai si era sentito prima, svincolato dai patti e dai giuramenti del passato, orgoglioso di essere semplicemente sé stesso, capace di decidere senza necessariamente dover perseguire gli scopi dell'Impero. Libero di essere compassionevole, tollerante e felice.
"Dottoressa... potrà sembrarle difficile da credere ora, ma io non sono un romulano come tutti gli altri. Tenga!"
Minus estrasse dalla tasca un chip di memoria e lo lanciò verso Beverly imprimendogli una traiettoria lenta e precisa che permise a Beverly di afferrarlo al volo nonostante le sue condizioni non ottimali.
"Di cosa si tratta?"
"Li dentro ci sono i codici per sbloccare gli ultimi sistemi dell'Enterprise sotto il mio controllo. Ora siamo pari dottoressa" concluse riprendendo la strada verso l'uscita salvo arrestarsi un'ultima volta, giusto per voltarsi ancora verso la donna a cui doveva la salvezza di Amalia e dire semplicemente: "grazie Beverly. Le sono riconoscente"
Scomparve un istante dopo nel corridoio della nave.
Selar, Ogawa e Beverly si guardarono stupite.
"Forza ragazze dobbiamo metterci al lavoro" esortò Beverly mettendosi in piedi " Selar contatti Data e lo avvisi del chip. Ogawa lei prepari nuove dosi del vaccino. Dobbiamo organizzare delle squadre per somministrare il vaccino a tutto l'equipaggio..." un violento capogiro la costrinse ad allungare un mano alla ricerca di un appoggio e se la dottoressa Selar non fosse intervenuta per sostenerla prontamente sarebbe finita lunga distesa sul pavimento dell'infermeria.
"Dottoressa Crusher lei è meglio che resti sdraiata. Il vaccino ha bisogno di tempo per completare la sua opera. Penseremo noi a tutto" consigliò la vulcaniana aiutando Beverly a sdraiarsi sul lettino da cui era appena scesa.
"Ma io devo..."
"Si fidi di noi. Ha già fatto abbastanza. Si riposi" fu imperativa Selar mentre le rimboccava la coperta termica fino al collo.
Beverly ringraziò con un sorriso e chiuse con dolcezza gli occhi, cadendo in un sonno profondo, in cui si sorprese a sognare un futuro di pace fra gli umani ed i romulani.

Picard rimase in piedi a fissare il punto esatto di spazio in cui l'Enterprise era scomparsa, avvolta dal bagliore creato da una nave stellare che entra in curvatura.
Una parte di lui piangeva il distacco che sarebbe stato purtroppo definitivo ma un'altra era gioiosa per essere riuscito a mettere in salvo il suo equipaggio.
"Capitano quali sono i suoi ordini?" domandò Worf.
Picard lentamente andò a sedersi alla poltrona di comando mentre l'obiettivo principale dello schermo visore dell'Artemis tornava ad essere il potente Falco da Guerra che, in lontananza, stava virando a bassa velocità per dirigersi verso di loro.
Non vi era alcuna possibilità che ne potessero uscire vivi, per cui si sentì libero a questo punto di adottare le strategie più spregiudicate. Vi era un corso all'Accademia, breve ma intenso, per i cadetti che aspiravano alla carriera nella sezione comando che gli studenti chiamavano scherzosamente 'corso kamikaze'. Il professor Hurdan, un tellarita molto severo, insegnava ai futuri capitani di navi stellari le strategie da adottare nei casi più disperati, quando ormai era evidente che il nemico li avrebbe sopraffatti e non restava che arrendersi e cadere prigionieri oppure tentare delle mosse inattese quanto devastanti. Ovvero mille modi di lanciare la propria nave a velocità curvatura contro il nemico al fine di infliggergli il maggior danno possibile, così come i piloti di caccia giapponesi della Seconda Guerra Mondiale, quattrocento anni prima, lanciavano i loro apparecchi contro le navi nemiche sacrificando le loro vite.
L'Artemis aveva una massa sufficiente per causare un danno consistente al Falco da Guerra. Se fossero riusciti a colpire il punto in cui era alloggiata la singolarità che alimentava i motori dell'immensa nave avrebbero anche potuto farla esplodere completamente.
"Signori, credo sia giunto il momento di mostrare ai Romulani come sanno morire gli uomini della Flotta Stellare" disse Picard aprendo le comunicazioni con la Sala Macchine. Voleva che tutti ascoltassero le sue ultime parole.
"Signori non voglio tediarvi ulteriormente con dei pistolotti sull'onore, sul coraggio e sul senso di sacrificio. Credo che tutti abbiate ben chiara la situazione e abbiate compreso quella che è l'unica via d'uscita che ci resta" Picard fece una pausa osservando i volti della plancia che lo seguivano con ammirazione "per nostra fortuna l'Enterprise è salva e questo ci deve rendere felici e pieni di orgoglio. Il nostro sacrificio non è inutile. Dimostrerà ai romulani, una volta ancora, che la Federazione non si lascia intimidire dalle loro macchinazioni e che mai cederà al ricatto della violenza e della sopraffazione. Signor Worf apra un canale con il Falco da Guerra."
Il klingon obbedì prontamente e con un cenno della mano informò Picard che poteva parlare.
"Comandante Sela le intimo ancora un volta di lasciare immediatamente lo spazio della Federazione o saremo costretti a prendere le dovute contromisure!"
Le parole di Picard caddero nel vuoto mentre il Falco, completata la virata, dirigendo a metà impulso nella loro direzione, con i banchi dei disgregatori carichi d'energia distruttiva.

La voce di Picard echeggiò nella grande plancia romulana.
Sela sembrò non udire la comunicazione. Il suo sguardo era letteralmente perso nello schermo visore che mostrava la piccola e fragile Artemis avvicinarsi sempre più.
"Comandante! La nave di Picard sta energizzando i motori di curvatura! Vogliono schiantarsi contro di noi!" esclamò allarmato l'ufficiale scientifico
"Non possiamo resistere ad un impatto diretto! Dobbiamo fermarli ad ogni costo!"
Le labbra sottili di Sela, fino a quel momento serrate, lentamente si inarcarono timidamente, andando a formare quello che si poteva definire come un tetro sorriso di compiacimento. L'idea di morire insieme al suo acerrimo nemico, annullandosi a vicenda, in un'immensa quanto spettacolare esplosione d'energia, la inebriò.
"Comandante!" esortò l'ufficiale, per nulla disposto, come tutti gli altri presenti in plancia, a condividere il desiderio di morte della donna per metà umana e per metà romulana.
L'implorazione dell'ufficiale attirò l'attenzione della donna, che si destò dallo stato catatonico in cui era precipitata dopo aver visto il suo piano ed i suoi sogni di gloria andare in fumo.
"Cosa?" balbettò
"Dobbiamo aprire il fuoco prima che entrino in curvatura! O subiremo gravissimi danni!" ribadì l'ufficiale scientifico.
"Fuoco?"
"Si! Fuoco! Ora comandante!" implorò ancora l'ufficiale maledicendo il giorno in cui era stato chiamato a servire al comando di quella donna che ora se ne stava li impalata, come un'ebete, incapace di prendere alcuna decisione.
Sela si guardò intorno intuendo negli sguardi atterriti del suo equipaggio la supplica di chi non desiderava una morte imminente.
"E fuoco sia..." balbettò ancora, senza sapere nemmeno lei bene cosa significassero ormai le sue parole. La follia aveva preso stabile dimora nella sua mente. La determinata, astuta e crudele Sela erano ora solo un lontano ricordo.
Il Falco da Guerra aprì il fuoco nonostante fossero al limite della portata dei disgregatori. Una serie di saette verdi solcarono lo spazio concentrandosi in un unico punto, occupato dalla fragile nave colonia di Picard.
La distanza aiutò l'Artemis a non essere spazzata via. Buona parte dei colpi mancarono il bersaglio ma quelli che lo fecero illuminarono a giorno i suo scudi che non poterono assorbire tutta l'energia necessaria e cedettero di schianto. Le gondole di curvatura dell'Artemis persero il loro riflesso azzurrognolo e si spensero, così come le poche luci che punteggiavano lo scafo. La vetusta nave giacque immobile, apparentemente privata della sua energia vitale.

Spock alzò il capo dal visore. Aveva tenuto i sensori dell'Enterprise puntati verso il punto da cui erano fuggiti a velocità curvatura, monitorando la situazione che si erano lasciati alle spalle. Per la cultura Klingon il loro comportamento era segno di codardia ed il disonore sarebbe ricaduto sulle loro famiglie per generazioni. Ma i suoi compagni erano umani, consapevoli che a volte é necessario più coraggio per sacrificare il proprio orgoglio in nome dell'interesse dei molti, in questo caso rappresentato dalla Federazione.
In molte altre occasioni, durante gli anni al servizio con il capitano Kirk, aveva potuto osservare sul campo come gli umani, dominati dalle emozioni e dotati di una capacità di pensiero logico inferiore a quella di un vulcaniano, riuscissero, proprio nelle situazioni più estreme, la dove era logico presumere che sarebbero stati sopraffatti dalla loro emotività, a trovare una fredda e spietata determinazione, il tutto unito da una considerevole dose di coraggio.
Spock aveva da tempo allo studio una teoria sugli umani, senza dimenticare che lo era per metà, che semplicemente dimostrava che la razza umana sapeva dare il meglio di sé principalmente nelle situazioni più difficili. Il che spiegava plausibilmente la loro sanguinosa Storia recente, come una ricerca costante di nuove sfide, di nuove situazioni estreme.
I dati dei sensori stavano aggiornando in tempo reale lo schermo della plancia e l'attenzione dei presenti, in primo luogo quella di Riker, era concentrata a seguire l'evoluzione della situazione.
"La nave Romulana sta virando verso di loro. E' ancora troppo lontana per fare fuoco ma..."
"Perché non se ne vanno?" terminò la frase Riker interrompendo Sulu.
"Per andare dove?" intervenne Scott "L'Artemis non può battere in velocità quel mostro!"
"Il suo capitano sa di essere spacciato. Io se fossi al suo posto lancerei la mia nave a velocità di curvatura contro il nemico e... Puff! Lo porterei nella tomba con me" aggiunse Kirk.
Riker valutò come altamente probabile l'opzione proposta da Kirk, dovendo ammettere che era la prima soluzione a cui aveva subito pensato anch'egli. Una parte di lui non voleva credere che per Picard, Worf e Geordi fosse veramente giunta l'ora della fine. Altre volte si erano trovati in situazioni critiche, ad un passo dalla morte ma mai realmente aveva percepito che si trattasse di una possibilità realmente tangibile. Ora invece si sentiva con le mani legate, colpevole di averli abbandonati, seppur per obbedire ad un ordine diretto del suo capitano. Nessuna Commissione d'Inchiesta della Flotta avrebbe potuto condannare il suo operato ma la sua coscienza gridava giustizia e ogni secondo che passava, ogni metro che portava il Falco romulano più vicino all'Artemis, più era difficile mettere a tacere quella voce disperata.
"L'Artemis sta dando energia ai motori. E' probabile che intendano attuare l'opzione proposta da lei capitano" disse Spock alzando per un istante la testa dal visore per scambiare un'occhiata con il suo capitano.
"Il capitano Picard è davvero un uomo coraggioso signor Riker. Deve andarne fiero" ammise Kirk certo che in ogni caso non avrebbe potuto, in quel tragico momento, risollevare l'umore di quell'uomo del futuro, giunto fra di loro a coinvolgerli in un'avventura incredibile.
"Lo sono" replicò amaramente Riker
"Un momento. I Romulani hanno compreso le intenzioni del capitano Picard. Stanno per fare fuoco"
"Sono troppo distanti. Non li colpiranno" intervenne Sulu.
"Hanno aperto il fuoco" concluse Spock alzando lo sguardo e continuando a seguire l'esito del confronto sullo schermo principale che mostrava ora la traiettoria convergente sull'Artemis del fascio d'energia dei disgregatori.
"Capitano!" gridò Riker quando il tattico mostrò l'avvenuto impatto. In quel momento Riker credette seriamente che ciò che non credeva sarebbe mai accaduto fosse in realtà tragicamente vero. Una flebile speranza rimase accesa in lui quando il tattico mostrò ancora l'Artemis intatta al suo posto.
"Situazione Spock!" domandò nervosamente Kirk.
"Solo una frazione dell'energia dei disgregatori ha colpito l'Artemis. Ma è stato sufficiente per far abbassare i loro scudi. Rilevo solo minime fluttuazioni d'energia. Il nucleo di curvatura non è più attivo."
"Segni vitali?"
"Presenti ma deboli. E' logico supporre che siano rimasti anche senza supporto vitale"
"Sono spacciati..." commentò Scott con poco riguardo, ma dicendo il vero.
La tensione in plancia fu interrotta dall'arrivo di una chiamata inattesa.
"E' l'androide capitano"
"Sullo schermo" fece cenno Kirk a Sulu.
"Comandante Riker ho buone notizie. Sono riuscito a sbloccare gli ultimi sistemi della nave che erano in mano ai romulani grazie a questo chip fornito da Minus, appena consegnatomi dalla dottoressa Selar" riferì Data indicando la vulcaniana alla sue spalle. Riker comprese che l'androide ora si trovava in plancia seduto alla poltrona del capitano "i campi di forza che intrappolavano l'equipaggio sono stati disattivati" concluse Data.
"Ormai è troppo tardi Data..." scosse il capo Riker "Il capitano è spacciato"
"Comprendo comandante. Sto seguendo le sorti del combattimento e il capitano credo non abbia più carte da giocare" non lo consolò Data, confermando la realtà dei fatti.
"C'è ancora un possibilità..." li interruppe Spock
Riker si voltò di scatto verso il vulcaniano con in mano il proprio cuore pronto a scambiarlo per una qualsiasi speranza.
"E' presumibile che il suo capitano ed i suoi uomini siano ancora vivi e se, come lei ha riferito, ora tutti i sistemi sono operativi ci sono i margini per tentare un teletrasporto da lunga distanza a velocità di curvatura" spiegò Spock
"Il teletrasporto a lunga distanza è estremamente rischioso, soprattutto se effettuato a velocità di curvatura" obiettò Data
"Rischioso o meno non penso che il capitano Picard ora abbia molte altre possibilità di cavarsela" non andò per il sottile Kirk, inseguendo lo sguardo di Riker, alla ricerca di un consenso. Ologramma o meno lui era sempre James T. Kirk e non sapeva accettare la sconfitta Se Spock affermava che c'era una possibilità lui era pronto a fidarsi ciecamente che sarebbe stata li ad attenderli, dove il vulcaniano avrebbe indicato loro.
Spock sottolineò le parole del suo capitano alzando un sopracciglio, rimanendo in attesa di un ordine preciso per rimettersi al lavoro e calcolare con precisione tutte le variabili che sarebbero entrate in gioco per la riuscita del piano.
"Comandante se torniamo indietro c'è la possibilità che non riusciremo a salvare il capitano e gli altri uomini sull'Artemis ed inoltre saremo costretti a scontrarci con la nave di Sela e questo sarebbe un doppio fallimento. Se dovessimo venire distrutti o peggio nuovamente catturati avremmo reso vano quanto abbiamo ottenuto fino ad ora" ribadì la sua posizione Data, che aveva il vantaggio di non provare nessun sentimento e poteva analizzare la situazione con la freddezza tipica di una macchina, senza esitazione alcuna.
Riker si sentì preso fra l'incudine ed il martello, schiacciato dal senso del dovere verso l'equipaggio e il profondo legame d'amicizia che lo legava a Picard. Si rese conto che si trovava in una di quelle maledette situazioni che i grandi capitani del passato avevano saputo affrontare con successo. Un dilemma che poteva essere sciolto solamente da una sua decisione, ora che, come più alto in grado, si trovava al comando dell'Enterprise. Una scelta sbagliata ed il destino di un migliaio di persone poteva convergere verso l'abisso della distruzione ed il suo nome infangato dalla macchia della sconfitta e della disfatta. Comprese a pieno quale sarebbe stato il peso quotidiano che avrebbe dovuto affrontare se avesse un giorno accettato il comando di una nave stellare tutta sua. In passato aveva già rifiutato l'incarico con la scusa ufficiale di preferire restare ancora a servire sotto Picard, considerandola un'opportunità unica di apprendere, ma una parte di lui temeva profondamente di non essere all'altezza per sopportare la pressione di scelte drammatiche come quella a cui si trovava di fronte ora.
"Che possibilità abbiamo di arrivare in tempo?" domandò Riker cercando un dettaglio che gli desse la spinta per prendere la decisione che il cuore gli suggeriva.
"Questo vascello può arrivare a curvatura nove punto otto nove. In meno di un minuto potremmo essere nel raggio del teletrasporto" rispose immediatamente Spock che aveva già effettuato i calcoli.
"Data? Lei che ne pensa?" si rivolse allora all'unico essere presente in grado di competere a livello scientifico con il vulcaniano.
"Confermo i calcoli del signor Spock. Ma per raggiungere una velocità così elevata avremo bisogno del supporto degli ingegneri della Sala Macchine e di qualcuno in Sala Teletrasporto per le operazioni di aggancio"
"Può inviarne in numero sufficiente in poco tempo?"
"Suppongo di si comandante"
Riker portò la mano al mento ed iniziò a lisciarsi nervosamente la barba incapace di prendere una decisione.
Kirk comprese lo stato emotivo di Will, essendosi trovato al suo posto decine di volte. Nonostante l'esperienza ogni volta che doveva prendere una decisione che avesse potuto mettere a repentaglio la vita di anche uno solo dei suoi uomini, sentiva lo stomaco contorcersi per l'angoscia. Era una sensazione a cui pareva impossibile fare l'abitudine.
Kirk percepiva che Riker aveva già preso in cuor suo la decisione ma che non riusciva a trovare la forza per sopraffare quell'orrenda sensazione e la sua esitazione stava allontanando la possibilità di riuscita del piano si Spock. Decise che doveva aiutarlo a fare il passo decisivo, a prendere la decisione giusta, quella che avrebbe fatto la differenza fra un buon Primo Ufficiale di oggi ed un futuro grande capitano.
"William..." esordì Kirk che si era alzato in piedi e gli aveva poggiato le mani sulle spalle "comprendo la sua situazione. Non è facile in questo momento avere le idee chiare sul da farsi. In fondo abbiamo il coltello dalla parte del manico, la nave è salva e così il suo equipaggio..." Kirk fece una pausa durante la quale Riker cercò di comprendere il messaggio di Kirk "...un diligente,integerrimo, forse un po'pomposo Ammiraglio della Flotta Stellare non le permetterebbe mai di rischiare di buttare tutto all'aria per soddisfare il suo senso di lealtà verso il capitano Picard. Possiamo quindi affermare con certezza che la decisione giusta sia continuare a dirigerci verso lo spazio della Federazione"
Riker rimase sorpreso e deluso dalle parole del capitano. La Storia lo raccontava come un uomo assai diverso, insofferente alla gerarchia della Flotta, richiamato più volte per aver disobbedito agli ordini di numerosi ammiragli, coraggioso e dalla diplomazia spregiudicata. Gli parve ora un piccolo pavido uomo che lo esortava a rinunciare ad ogni tentativo di salvare il suo capitano.
"Questo è quello che farebbe lei?" domandò Riker pretendendo una risposta definitiva.
Kirk andò a sedersi nuovamente sulla sua poltrona incrociando le mani sulle gambe prima di rispondere.
"Oh! No. Questo è quello che farebbe un diligente e pomposo Ammiraglio della Flotta Stellare" affermò sorridendo in modo ammiccante.
Riker comprese che le parole di Kirk erano solo una provocazione per obbligarlo a reagire ed ad uscire dal momento di empasse in cui era caduto. Tutti gli ufficiali in plancia lo fissavano e i loro sguardi erano un'esortazione a fare quello che tutti si attendevano da lui.
"Data, avvisi gli uomini. Si torna indietro. Prepariamoci per la massima curvatura e per un teletrasporto a lunga distanza" ordinò Riker voltandosi verso lo schermo principale.
Data apparentemente non ebbe alcuna reazione ma Riker giurò di avere visto gli angoli della sua bocca artificiale inarcarsi leggermente.
"Si signore. Provvedo subito" obbedì Data interrompendo la comunicazione.
"Crede che questo influirà sulla mia scheda di valutazione?" domandò ironicamente Riker voltandosi verso Kirk.
"Ne può star sicuro comandante" rispose il capitano del passato ricambiando l'occhiata d'intesa.
"Benvenuto nel club dei capitani Riker. E non si preoccupi. Ha preso la decisione giusta"
Will annuì e pochi istanti dopo Sulu annunciò l'inversione di rotta che li avrebbe riportati verso l'Artemis.



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