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"L'Enterprise
è entrata in curvatura!" annunciò allarmato il
Primo Ufficiale dal Falco da Guerra romulano.
"Timoniere tracci una rotta d'intercettazione! Massima curvatura!
Non dobbiamo permettere che faccia ritorno nello spazio della Federazione!"
ordinò successivamente senza attendere che il suo comandante
impartisse ordini diretti sicuro di interpretare correttamente la
volontà di Sela.
Ma l'anziano ufficiale dell'Impero non si era reso conto che la
donna che sedeva ora alla poltrona di comando della nave da guerra
non era che l'ombra del fiero e valoroso soldato che aveva conosciuto
fino a quel giorno, bensì un essere colmo d'ira e profondo
dolore, la cui mente aveva varcato la soglia oltre la quale si estende
un territorio insidioso e spesso senza ritorno, conosciuto universalmente
dal molte culture come pazzia.
"Timoniere. Ordine annullato. Dirigiamoci verso l'Artemis"
contr'ordinò inaspettatamente Sela.
"Comandante! Le ricordo qual'è l'obiettivo di questa
missione! Se non raggiungiamo l'Enterprise al più presto,
mesi di preparazione andranno perduti!" protestò il
primo ufficiale che stava seriamente valutando la possibilità
di sollevare dal comando la donna per evidente incapacità.
"Conosco benissimo la missione Kavar... Non occorre che lei
me lo ricordi" rispose con voce fredda Sela, senza mai incrociare
lo sguardo.
"Allora concorda con me? Facciamo rotta per l'Enterprise?"
chiese conferma il romulano.
"No. Ho detto di dirigerci verso l'Artemis" ribadì
Sela insistendo su una posizione che pareva non avere senso in quel
frangente. La morte di Picard non sarebbe stata una perdita per
la Federazione tanto disastrosa quanto quella dell'Enterprise e
del suo carico tecnologico, così prezioso per il mondo scientifico
romulano.
"Comandante! I suoi ordini non hanno senso! Il nostro obiettivo
primario è impossessarci dell'Enterprise! Il capitano Picard
è del tutto secondario! Se posso parlare liberamente io credo
che le sue questioni personali stiano interferendo con la missione.
Se insiste con la sua posizione mi vedrò costretto a destituirla
dal comando" minacciò il Primo Ufficiale sicuro del
consenso degli altri ufficiali di plancia, che si stavano limitando
ad assistere ad uno scontro di potere all'interno della gerarchia
militare della nave, evento non infrequente nel contesto della flotta
imperiale romulana. Molti dei migliori comandanti della storia dell'Impero
si erano fatti strada eliminando in modi più o meno raffinati
i loro superiori.
"Primo Ufficiale Kavar il suo comportamento è inaccettabile.
Si consideri sollevato dall'incarico per insubordinazione. Mettetelo
agli arresti"
Due uomini della sicurezza, obbedendo agli ordini di Sela, avanzarono
verso Kavar per arrestarlo ma egli prontamente estrasse un disgregatore
puntandolo contro di loro, obbligandoli ad arrestarsi sul posto
pena la morte.
"Mi dispiace comandante Sela ma non ho intenzione di essere
trascinato ancora sul fondo dal suo ennesimo fallimento" urlò
rabbiosamente il romulano "le sono stato fedele per troppi
anni e ho condiviso con lei brucianti sconfitte per colpa degli
umani. Ma non questa volta. Le impedirò di gettarci ancora
una volta nella vergogna!"
Kavar indietreggiò di pochi passi ruotando il braccio che
impugnava il disgregatore in direzione della poltrona di comando.
Quella poltrona su cui sentiva di meritarsi da tempo il diritto
di sedersi.
A sua volta Sela estrasse con calma sorprendente il suo disgregatore
personale dalla tasca della giacca d'ordinanza e lo puntò
con imprevedibile rapidità verso il suo Primo Ufficiale,
il quale, istintivamente, tentò di rispondere al fuoco ma
fu troppo lento. La reazione fu quella di proteggersi con le mani
dal potente raggio d'energia che ne scaturì. Il romulano
venne avvolto da una potente vampa di energia che lo bruciò
dall'interno causandogli dolori atroci per istanti che gli parvero
insopportabilmente lunghi, durante i quali ebbe tempo per desiderare
ardentemente la morte pur di porre fine allo strazio. L'atmosfera
della plancia si impregnò dell'acre puzzo della carne bruciata.
L'equipaggio di plancia assistette impotente all'assassinio di un
loro superiore e gocce di sudore freddo colarono lentamente dalla
fronte di molti di loro percependo che ora il pericolo più
immediato non si trovava là fuori nello spazio ma molto più
vicino a loro.
"Timoniere diriga la nave contro l'Artemis. Ha ben compreso?
O anche lei pensa che non sia la cosa giusta da fare?"
L'ufficiale al timone del falco annuì senza azzardarsi a
voltarsi verso Sela, percependo che ora il disgregatore doveva essere
puntato proprio dritto alla sua schiena e che se voleva continuare
a vivere avrebbe dovuto modificare la rotta della nave il più
rapidamente possibile.
Correva.
A perdifiato per i corridoio dell'Enterprise. L'Infermeria era ormai
vicina.
Minus si precipitò dentro spinto dalla furia del sentimento
che lo stava spronando a fare il possibile per salvare la vita della
donna che amava.
"Dottoressa!" esclamò con la voce rotta dallo sforzo
che gli stava facendo battere il cuore a mille.
Beverly era sdraiata su uno dei lettini diagnostici della nave e
sembrava dormire.
La voce del romulano le fece riaprire gli occhi e con fatica alzò
il busto poggiandosi sui gomiti.
"Selar... gli dia la fiala" ordinò
La vulcaniana osservò con distacco il romulano farsi più
vicino, limitandosi a fornirgli una piccola provetta contenente
del liquido giallastro ed un ipospray.
Minus la afferrò in modo brusco e rapidamente inserì
la fiala nell'apposito alloggiamento dell'ipospray.
"E' sicura che funzioni?" domandò con tono sgarbato
il romulano
"Che succede? Ora non si fida più di me?" rispose
sdegnata Beverly sentendosi offesa dall'insinuazione del romulano.
Non era rimasta quasi due giorni senza dormire per preparare un
vaccino che non servisse ad un bel nulla.
"Risponda! E' veramente efficace contro il virus?" urlò
impaziente Minus, sopraffatto dalla tensione.
"Lo sto testando proprio ora sul me stessa. E dalle prime analisi
si direbbe che il virus stia regredendo progressivamente. Sta avendo
successo, si fidi. Ma deve fare presto, Amalia ed i coloni sono
stati colpiti da molto più tempo ed occorre una dose più
massiccia. Dobbiamo iniettargliela in fretta o moriranno."
"Ad Amalia penserò io personalmente" concluse Minus
incamminandosi verso l'uscita.
"Dove sta andando? E gli altri coloni? Ed il resto dell'equipaggio
dell'Enterprise? Dobbiamo salvare anche loro!"
Minus si arrestò sulla porta e si voltò di scatto
"A me interessa solamente Amalia" fu schietto il romulano.
"E' proprio vero quello che si dice in giro dei romulani. Non
bisogna mai fidarsi della loro parola!" lo insultò Beverly
amareggiata per essere stata ingannata ancora.
Le parole della dottoressa colpirono Minus che rimase in silenzio
alcuni istanti a fissarla. Egli stava ripagando la dottoressa, a
cui doveva la vita della donna che amava, nello stesso modo in cui
i suoi superiori avevano fatto con lui. Li aveva disprezzati e si
era vendicato lasciando che l'androide mettesse in atto il suo piano.
Così facendo la catena infinita dei soprusi e dell'ingiustizia
non avrebbe mai avuto fine e la legge del taglione sembrava essere
l'unica costante dell'Universo.
Minus si rese conto in quell'istante di quanto la missione su Nuova
Shangai lo avesse cambiato. La vicinanza, la convivenza quotidiana
con gli umani lo avevano cambiato. Amalia e l'amore che provava
per lei avevano forse spezzato la catena. Si sentì libero
come mai si era sentito prima, svincolato dai patti e dai giuramenti
del passato, orgoglioso di essere semplicemente sé stesso,
capace di decidere senza necessariamente dover perseguire gli scopi
dell'Impero. Libero di essere compassionevole, tollerante e felice.
"Dottoressa... potrà sembrarle difficile da credere
ora, ma io non sono un romulano come tutti gli altri. Tenga!"
Minus estrasse dalla tasca un chip di memoria e lo lanciò
verso Beverly imprimendogli una traiettoria lenta e precisa che
permise a Beverly di afferrarlo al volo nonostante le sue condizioni
non ottimali.
"Di cosa si tratta?"
"Li dentro ci sono i codici per sbloccare gli ultimi sistemi
dell'Enterprise sotto il mio controllo. Ora siamo pari dottoressa"
concluse riprendendo la strada verso l'uscita salvo arrestarsi un'ultima
volta, giusto per voltarsi ancora verso la donna a cui doveva la
salvezza di Amalia e dire semplicemente: "grazie Beverly. Le
sono riconoscente"
Scomparve un istante dopo nel corridoio della nave.
Selar, Ogawa e Beverly si guardarono stupite.
"Forza ragazze dobbiamo metterci al lavoro" esortò
Beverly mettendosi in piedi " Selar contatti Data e lo avvisi
del chip. Ogawa lei prepari nuove dosi del vaccino. Dobbiamo organizzare
delle squadre per somministrare il vaccino a tutto l'equipaggio..."
un violento capogiro la costrinse ad allungare un mano alla ricerca
di un appoggio e se la dottoressa Selar non fosse intervenuta per
sostenerla prontamente sarebbe finita lunga distesa sul pavimento
dell'infermeria.
"Dottoressa Crusher lei è meglio che resti sdraiata.
Il vaccino ha bisogno di tempo per completare la sua opera. Penseremo
noi a tutto" consigliò la vulcaniana aiutando Beverly
a sdraiarsi sul lettino da cui era appena scesa.
"Ma io devo..."
"Si fidi di noi. Ha già fatto abbastanza. Si riposi"
fu imperativa Selar mentre le rimboccava la coperta termica fino
al collo.
Beverly ringraziò con un sorriso e chiuse con dolcezza gli
occhi, cadendo in un sonno profondo, in cui si sorprese a sognare
un futuro di pace fra gli umani ed i romulani.
Picard
rimase in piedi a fissare il punto esatto di spazio in cui l'Enterprise
era scomparsa, avvolta dal bagliore creato da una nave stellare
che entra in curvatura.
Una parte di lui piangeva il distacco che sarebbe stato purtroppo
definitivo ma un'altra era gioiosa per essere riuscito a mettere
in salvo il suo equipaggio.
"Capitano quali sono i suoi ordini?" domandò Worf.
Picard lentamente andò a sedersi alla poltrona di comando
mentre l'obiettivo principale dello schermo visore dell'Artemis
tornava ad essere il potente Falco da Guerra che, in lontananza,
stava virando a bassa velocità per dirigersi verso di loro.
Non vi era alcuna possibilità che ne potessero uscire vivi,
per cui si sentì libero a questo punto di adottare le strategie
più spregiudicate. Vi era un corso all'Accademia, breve ma
intenso, per i cadetti che aspiravano alla carriera nella sezione
comando che gli studenti chiamavano scherzosamente 'corso kamikaze'.
Il professor Hurdan, un tellarita molto severo, insegnava ai futuri
capitani di navi stellari le strategie da adottare nei casi più
disperati, quando ormai era evidente che il nemico li avrebbe sopraffatti
e non restava che arrendersi e cadere prigionieri oppure tentare
delle mosse inattese quanto devastanti. Ovvero mille modi di lanciare
la propria nave a velocità curvatura contro il nemico al
fine di infliggergli il maggior danno possibile, così come
i piloti di caccia giapponesi della Seconda Guerra Mondiale, quattrocento
anni prima, lanciavano i loro apparecchi contro le navi nemiche
sacrificando le loro vite.
L'Artemis aveva una massa sufficiente per causare un danno consistente
al Falco da Guerra. Se fossero riusciti a colpire il punto in cui
era alloggiata la singolarità che alimentava i motori dell'immensa
nave avrebbero anche potuto farla esplodere completamente.
"Signori, credo sia giunto il momento di mostrare ai Romulani
come sanno morire gli uomini della Flotta Stellare" disse Picard
aprendo le comunicazioni con la Sala Macchine. Voleva che tutti
ascoltassero le sue ultime parole.
"Signori non voglio tediarvi ulteriormente con dei pistolotti
sull'onore, sul coraggio e sul senso di sacrificio. Credo che tutti
abbiate ben chiara la situazione e abbiate compreso quella che è
l'unica via d'uscita che ci resta" Picard fece una pausa osservando
i volti della plancia che lo seguivano con ammirazione "per
nostra fortuna l'Enterprise è salva e questo ci deve rendere
felici e pieni di orgoglio. Il nostro sacrificio non è inutile.
Dimostrerà ai romulani, una volta ancora, che la Federazione
non si lascia intimidire dalle loro macchinazioni e che mai cederà
al ricatto della violenza e della sopraffazione. Signor Worf apra
un canale con il Falco da Guerra."
Il klingon obbedì prontamente e con un cenno della mano informò
Picard che poteva parlare.
"Comandante Sela le intimo ancora un volta di lasciare immediatamente
lo spazio della Federazione o saremo costretti a prendere le dovute
contromisure!"
Le parole di Picard caddero nel vuoto mentre il Falco, completata
la virata, dirigendo a metà impulso nella loro direzione,
con i banchi dei disgregatori carichi d'energia distruttiva.
La
voce di Picard echeggiò nella grande plancia romulana.
Sela sembrò non udire la comunicazione. Il suo sguardo era
letteralmente perso nello schermo visore che mostrava la piccola
e fragile Artemis avvicinarsi sempre più.
"Comandante! La nave di Picard sta energizzando i motori di
curvatura! Vogliono schiantarsi contro di noi!" esclamò
allarmato l'ufficiale scientifico
"Non possiamo resistere ad un impatto diretto! Dobbiamo fermarli
ad ogni costo!"
Le labbra sottili di Sela, fino a quel momento serrate, lentamente
si inarcarono timidamente, andando a formare quello che si poteva
definire come un tetro sorriso di compiacimento. L'idea di morire
insieme al suo acerrimo nemico, annullandosi a vicenda, in un'immensa
quanto spettacolare esplosione d'energia, la inebriò.
"Comandante!" esortò l'ufficiale, per nulla disposto,
come tutti gli altri presenti in plancia, a condividere il desiderio
di morte della donna per metà umana e per metà romulana.
L'implorazione dell'ufficiale attirò l'attenzione della donna,
che si destò dallo stato catatonico in cui era precipitata
dopo aver visto il suo piano ed i suoi sogni di gloria andare in
fumo.
"Cosa?" balbettò
"Dobbiamo aprire il fuoco prima che entrino in curvatura! O
subiremo gravissimi danni!" ribadì l'ufficiale scientifico.
"Fuoco?"
"Si! Fuoco! Ora comandante!" implorò ancora l'ufficiale
maledicendo il giorno in cui era stato chiamato a servire al comando
di quella donna che ora se ne stava li impalata, come un'ebete,
incapace di prendere alcuna decisione.
Sela si guardò intorno intuendo negli sguardi atterriti del
suo equipaggio la supplica di chi non desiderava una morte imminente.
"E fuoco sia..." balbettò ancora, senza sapere
nemmeno lei bene cosa significassero ormai le sue parole. La follia
aveva preso stabile dimora nella sua mente. La determinata, astuta
e crudele Sela erano ora solo un lontano ricordo.
Il Falco da Guerra aprì il fuoco nonostante fossero al limite
della portata dei disgregatori. Una serie di saette verdi solcarono
lo spazio concentrandosi in un unico punto, occupato dalla fragile
nave colonia di Picard.
La distanza aiutò l'Artemis a non essere spazzata via. Buona
parte dei colpi mancarono il bersaglio ma quelli che lo fecero illuminarono
a giorno i suo scudi che non poterono assorbire tutta l'energia
necessaria e cedettero di schianto. Le gondole di curvatura dell'Artemis
persero il loro riflesso azzurrognolo e si spensero, così
come le poche luci che punteggiavano lo scafo. La vetusta nave giacque
immobile, apparentemente privata della sua energia vitale.
Spock
alzò il capo dal visore. Aveva tenuto i sensori dell'Enterprise
puntati verso il punto da cui erano fuggiti a velocità curvatura,
monitorando la situazione che si erano lasciati alle spalle. Per
la cultura Klingon il loro comportamento era segno di codardia ed
il disonore sarebbe ricaduto sulle loro famiglie per generazioni.
Ma i suoi compagni erano umani, consapevoli che a volte é
necessario più coraggio per sacrificare il proprio orgoglio
in nome dell'interesse dei molti, in questo caso rappresentato dalla
Federazione.
In molte altre occasioni, durante gli anni al servizio con il capitano
Kirk, aveva potuto osservare sul campo come gli umani, dominati
dalle emozioni e dotati di una capacità di pensiero logico
inferiore a quella di un vulcaniano, riuscissero, proprio nelle
situazioni più estreme, la dove era logico presumere che
sarebbero stati sopraffatti dalla loro emotività, a trovare
una fredda e spietata determinazione, il tutto unito da una considerevole
dose di coraggio.
Spock aveva da tempo allo studio una teoria sugli umani, senza dimenticare
che lo era per metà, che semplicemente dimostrava che la
razza umana sapeva dare il meglio di sé principalmente nelle
situazioni più difficili. Il che spiegava plausibilmente
la loro sanguinosa Storia recente, come una ricerca costante di
nuove sfide, di nuove situazioni estreme.
I dati dei sensori stavano aggiornando in tempo reale lo schermo
della plancia e l'attenzione dei presenti, in primo luogo quella
di Riker, era concentrata a seguire l'evoluzione della situazione.
"La nave Romulana sta virando verso di loro. E' ancora troppo
lontana per fare fuoco ma..."
"Perché non se ne vanno?" terminò la frase
Riker interrompendo Sulu.
"Per andare dove?" intervenne Scott "L'Artemis non
può battere in velocità quel mostro!"
"Il suo capitano sa di essere spacciato. Io se fossi al suo
posto lancerei la mia nave a velocità di curvatura contro
il nemico e... Puff! Lo porterei nella tomba con me" aggiunse
Kirk.
Riker valutò come altamente probabile l'opzione proposta
da Kirk, dovendo ammettere che era la prima soluzione a cui aveva
subito pensato anch'egli. Una parte di lui non voleva credere che
per Picard, Worf e Geordi fosse veramente giunta l'ora della fine.
Altre volte si erano trovati in situazioni critiche, ad un passo
dalla morte ma mai realmente aveva percepito che si trattasse di
una possibilità realmente tangibile. Ora invece si sentiva
con le mani legate, colpevole di averli abbandonati, seppur per
obbedire ad un ordine diretto del suo capitano. Nessuna Commissione
d'Inchiesta della Flotta avrebbe potuto condannare il suo operato
ma la sua coscienza gridava giustizia e ogni secondo che passava,
ogni metro che portava il Falco romulano più vicino all'Artemis,
più era difficile mettere a tacere quella voce disperata.
"L'Artemis sta dando energia ai motori. E' probabile che intendano
attuare l'opzione proposta da lei capitano" disse Spock alzando
per un istante la testa dal visore per scambiare un'occhiata con
il suo capitano.
"Il capitano Picard è davvero un uomo coraggioso signor
Riker. Deve andarne fiero" ammise Kirk certo che in ogni caso
non avrebbe potuto, in quel tragico momento, risollevare l'umore
di quell'uomo del futuro, giunto fra di loro a coinvolgerli in un'avventura
incredibile.
"Lo sono" replicò amaramente Riker
"Un momento. I Romulani hanno compreso le intenzioni del capitano
Picard. Stanno per fare fuoco"
"Sono troppo distanti. Non li colpiranno" intervenne Sulu.
"Hanno aperto il fuoco" concluse Spock alzando lo sguardo
e continuando a seguire l'esito del confronto sullo schermo principale
che mostrava ora la traiettoria convergente sull'Artemis del fascio
d'energia dei disgregatori.
"Capitano!" gridò Riker quando il tattico mostrò
l'avvenuto impatto. In quel momento Riker credette seriamente che
ciò che non credeva sarebbe mai accaduto fosse in realtà
tragicamente vero. Una flebile speranza rimase accesa in lui quando
il tattico mostrò ancora l'Artemis intatta al suo posto.
"Situazione Spock!" domandò nervosamente Kirk.
"Solo una frazione dell'energia dei disgregatori ha colpito
l'Artemis. Ma è stato sufficiente per far abbassare i loro
scudi. Rilevo solo minime fluttuazioni d'energia. Il nucleo di curvatura
non è più attivo."
"Segni vitali?"
"Presenti ma deboli. E' logico supporre che siano rimasti anche
senza supporto vitale"
"Sono spacciati..." commentò Scott con poco riguardo,
ma dicendo il vero.
La tensione in plancia fu interrotta dall'arrivo di una chiamata
inattesa.
"E' l'androide capitano"
"Sullo schermo" fece cenno Kirk a Sulu.
"Comandante Riker ho buone notizie. Sono riuscito a sbloccare
gli ultimi sistemi della nave che erano in mano ai romulani grazie
a questo chip fornito da Minus, appena consegnatomi dalla dottoressa
Selar" riferì Data indicando la vulcaniana alla sue
spalle. Riker comprese che l'androide ora si trovava in plancia
seduto alla poltrona del capitano "i campi di forza che intrappolavano
l'equipaggio sono stati disattivati" concluse Data.
"Ormai è troppo tardi Data..." scosse il capo Riker
"Il capitano è spacciato"
"Comprendo comandante. Sto seguendo le sorti del combattimento
e il capitano credo non abbia più carte da giocare"
non lo consolò Data, confermando la realtà dei fatti.
"C'è ancora un possibilità..." li interruppe
Spock
Riker si voltò di scatto verso il vulcaniano con in mano
il proprio cuore pronto a scambiarlo per una qualsiasi speranza.
"E' presumibile che il suo capitano ed i suoi uomini siano
ancora vivi e se, come lei ha riferito, ora tutti i sistemi sono
operativi ci sono i margini per tentare un teletrasporto da lunga
distanza a velocità di curvatura" spiegò Spock
"Il teletrasporto a lunga distanza è estremamente rischioso,
soprattutto se effettuato a velocità di curvatura" obiettò
Data
"Rischioso o meno non penso che il capitano Picard ora abbia
molte altre possibilità di cavarsela" non andò
per il sottile Kirk, inseguendo lo sguardo di Riker, alla ricerca
di un consenso. Ologramma o meno lui era sempre James T. Kirk e
non sapeva accettare la sconfitta Se Spock affermava che c'era una
possibilità lui era pronto a fidarsi ciecamente che sarebbe
stata li ad attenderli, dove il vulcaniano avrebbe indicato loro.
Spock sottolineò le parole del suo capitano alzando un sopracciglio,
rimanendo in attesa di un ordine preciso per rimettersi al lavoro
e calcolare con precisione tutte le variabili che sarebbero entrate
in gioco per la riuscita del piano.
"Comandante se torniamo indietro c'è la possibilità
che non riusciremo a salvare il capitano e gli altri uomini sull'Artemis
ed inoltre saremo costretti a scontrarci con la nave di Sela e questo
sarebbe un doppio fallimento. Se dovessimo venire distrutti o peggio
nuovamente catturati avremmo reso vano quanto abbiamo ottenuto fino
ad ora" ribadì la sua posizione Data, che aveva il vantaggio
di non provare nessun sentimento e poteva analizzare la situazione
con la freddezza tipica di una macchina, senza esitazione alcuna.
Riker si sentì preso fra l'incudine ed il martello, schiacciato
dal senso del dovere verso l'equipaggio e il profondo legame d'amicizia
che lo legava a Picard. Si rese conto che si trovava in una di quelle
maledette situazioni che i grandi capitani del passato avevano saputo
affrontare con successo. Un dilemma che poteva essere sciolto solamente
da una sua decisione, ora che, come più alto in grado, si
trovava al comando dell'Enterprise. Una scelta sbagliata ed il destino
di un migliaio di persone poteva convergere verso l'abisso della
distruzione ed il suo nome infangato dalla macchia della sconfitta
e della disfatta. Comprese a pieno quale sarebbe stato il peso quotidiano
che avrebbe dovuto affrontare se avesse un giorno accettato il comando
di una nave stellare tutta sua. In passato aveva già rifiutato
l'incarico con la scusa ufficiale di preferire restare ancora a
servire sotto Picard, considerandola un'opportunità unica
di apprendere, ma una parte di lui temeva profondamente di non essere
all'altezza per sopportare la pressione di scelte drammatiche come
quella a cui si trovava di fronte ora.
"Che possibilità abbiamo di arrivare in tempo?"
domandò Riker cercando un dettaglio che gli desse la spinta
per prendere la decisione che il cuore gli suggeriva.
"Questo vascello può arrivare a curvatura nove punto
otto nove. In meno di un minuto potremmo essere nel raggio del teletrasporto"
rispose immediatamente Spock che aveva già effettuato i calcoli.
"Data? Lei che ne pensa?" si rivolse allora all'unico
essere presente in grado di competere a livello scientifico con
il vulcaniano.
"Confermo i calcoli del signor Spock. Ma per raggiungere una
velocità così elevata avremo bisogno del supporto
degli ingegneri della Sala Macchine e di qualcuno in Sala Teletrasporto
per le operazioni di aggancio"
"Può inviarne in numero sufficiente in poco tempo?"
"Suppongo di si comandante"
Riker portò la mano al mento ed iniziò a lisciarsi
nervosamente la barba incapace di prendere una decisione.
Kirk comprese lo stato emotivo di Will, essendosi trovato al suo
posto decine di volte. Nonostante l'esperienza ogni volta che doveva
prendere una decisione che avesse potuto mettere a repentaglio la
vita di anche uno solo dei suoi uomini, sentiva lo stomaco contorcersi
per l'angoscia. Era una sensazione a cui pareva impossibile fare
l'abitudine.
Kirk percepiva che Riker aveva già preso in cuor suo la decisione
ma che non riusciva a trovare la forza per sopraffare quell'orrenda
sensazione e la sua esitazione stava allontanando la possibilità
di riuscita del piano si Spock. Decise che doveva aiutarlo a fare
il passo decisivo, a prendere la decisione giusta, quella che avrebbe
fatto la differenza fra un buon Primo Ufficiale di oggi ed un futuro
grande capitano.
"William..." esordì Kirk che si era alzato in piedi
e gli aveva poggiato le mani sulle spalle "comprendo la sua
situazione. Non è facile in questo momento avere le idee
chiare sul da farsi. In fondo abbiamo il coltello dalla parte del
manico, la nave è salva e così il suo equipaggio..."
Kirk fece una pausa durante la quale Riker cercò di comprendere
il messaggio di Kirk "...un diligente,integerrimo, forse un
po'pomposo Ammiraglio della Flotta Stellare non le permetterebbe
mai di rischiare di buttare tutto all'aria per soddisfare il suo
senso di lealtà verso il capitano Picard. Possiamo quindi
affermare con certezza che la decisione giusta sia continuare a
dirigerci verso lo spazio della Federazione"
Riker rimase sorpreso e deluso dalle parole del capitano. La Storia
lo raccontava come un uomo assai diverso, insofferente alla gerarchia
della Flotta, richiamato più volte per aver disobbedito agli
ordini di numerosi ammiragli, coraggioso e dalla diplomazia spregiudicata.
Gli parve ora un piccolo pavido uomo che lo esortava a rinunciare
ad ogni tentativo di salvare il suo capitano.
"Questo è quello che farebbe lei?" domandò
Riker pretendendo una risposta definitiva.
Kirk andò a sedersi nuovamente sulla sua poltrona incrociando
le mani sulle gambe prima di rispondere.
"Oh! No. Questo è quello che farebbe un diligente e
pomposo Ammiraglio della Flotta Stellare" affermò sorridendo
in modo ammiccante.
Riker comprese che le parole di Kirk erano solo una provocazione
per obbligarlo a reagire ed ad uscire dal momento di empasse in
cui era caduto. Tutti gli ufficiali in plancia lo fissavano e i
loro sguardi erano un'esortazione a fare quello che tutti si attendevano
da lui.
"Data, avvisi gli uomini. Si torna indietro. Prepariamoci per
la massima curvatura e per un teletrasporto a lunga distanza"
ordinò Riker voltandosi verso lo schermo principale.
Data apparentemente non ebbe alcuna reazione ma Riker giurò
di avere visto gli angoli della sua bocca artificiale inarcarsi
leggermente.
"Si signore. Provvedo subito" obbedì Data interrompendo
la comunicazione.
"Crede che questo influirà sulla mia scheda di valutazione?"
domandò ironicamente Riker voltandosi verso Kirk.
"Ne può star sicuro comandante" rispose il capitano
del passato ricambiando l'occhiata d'intesa.
"Benvenuto nel club dei capitani Riker. E non si preoccupi.
Ha preso la decisione giusta"
Will annuì e pochi istanti dopo Sulu annunciò l'inversione
di rotta che li avrebbe riportati verso l'Artemis.
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