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Un
fumo denso, dall'odore acre che toglieva il respiro, aveva invaso
la plancia dell'Artemis. L'energia dei disgregatori romulani aveva
fatto saltare il generatore degli scudi mandando in mille pezzi
i suoi circuiti. Solo una parte dell'energia distruttiva era stata
assorbita dagli scudi, mentre la rimanente si era infranta sullo
scafo esterno della fragile nave coloniale, aprendo numerosi squarci
sulle sue fiancate, attraverso le quali si poteva intravedere l'interno
della nave.
Quando riaprì gli occhi, Picard si rese conto che la sua
guancia poggiava sul pavimento. Era caduto a terra senza rendersene
conto, perdendo i sensi per alcuni istanti. Intorno a lui era calato
il buio quasi assoluto. Sopra la sua testa intravedeva la presenza
di una flebile fonte luminosa. Una lampada d'emergenza che stava
compiendo il suo dovere.
Si rialzò lentamente cercando di capire se fosse rimasto
in qualche modo ferito e gli fu di sollievo constatare che era ancora
perfettamente integro. Purtroppo non avrebbe potuto dire altrettanto
della plancia dell'Artemis che era semi distrutta. Una grossa trave
d'acciaio la divideva ora in due, piovuta dal soffitto, anch'esso
in buona parte crollato. Tutte le consolle erano prive d'energia
e lo schermo principale presentava un grosso squarcio nel mezzo
causato proprio dalla trave che si perdeva in esso. Il tutto offuscato
da una nebbia fumosa che i sistemi di ricircolo dell'aria non potevano
più disperdere.
"Worf! Guardiamarina Summer! State bene?" gridò
Picard tossendo ripetutamente, con la gola che gli bruciava a causa
del fumo e gli occhi piangevano irritati.
Non ottenne alcuna risposta e temette che i suoi compagni d'avventura
avessero trovato già la loro via per l'aldilà, lasciandolo
solo ad affrontare il medesimo destino.
L'oscurità gli impediva di appurare con i proprio occhi la
sorte del ristretto equipaggio dell'Artemis per cui lentamente iniziò
a farsi largo fra i rottami della plancia dirigendosi nel punto
in cui aveva lasciato il suo ufficiale tattico prima che i Romulani
li colpissero in pieno.
Gli ci volle qualche secondo più del previsto per trovare
un passaggio fra i detriti e quando fu a destinazione cadde rovinosamente
a terra inciampando nel corpo di Worf.
"Capitano..." sussurrò il klingon
"Worf! Come si sente?"
"E' stato un onore servire al suo comando..." continuò
Worf che giaceva in uno stato di semi incoscienza dopo essere stato
fortemente colpito al capo da parte del soffitto.
"Anche per me signor Worf" rispose fiero Picard da terra.
"...i Romulani non ci prenderanno vivi capitano... la curvatura...
dobbiamo entrare in curvatura..." balbettò in maniera
sconnessa Worf, che nonostante la ferita e la mente annebbiata desiderava
ancora concludere la sua esistenza schiantandosi contro il nemico.
"Certo Worf. Non si preoccupi. Presto sarà tutto finito"
cercò di tranquillizzarlo Picard rimettendosi poi in piedi,
lasciandolo alle sue farneticazioni, consapevole di non poter fare
nulla di concreto per lui. Tanto più che non avrebbe avuto
molto senso preoccuparsi del suo stato di salute ora che erano ad
un passo dalla morte.
Il suo piano era fallito, anticipato dalle mosse di Sela. Il professor
Hurdan, se fosse stato presente, lo avrebbe rimproverato per essersi
fatto mettere fuori combattimento prima di riuscire a lanciarsi
contro il nemico. Il corso, in questi casi, prevedeva solo l'attesa
della morte, fra la disperazione e la rabbia per il fallimento.
Ma il professore tellarita non conosceva le doti infinite di un
uomo come Picard e nonostante intorno a lui ci fosse solo distruzione
la sua mente addestrata si diede da fare per tentare di trovare
ancora una via d'uscita, un modo per portare a termine il piano.
In quel momento la morte era certa, ma il modo in cui sarebbe giunta
avrebbe fatto la differenza.
Doveva contattare la Sala Macchine e verificare se laggiù
ancora qualcuno era in grado di rispondere e se i motori a curvatura
della nave erano in grado di essere attivati per un'ultima gloriosa
volta.
Non avendo idea di quanto tempo i Romulani gli avrebbero concesso
prima di polverizzarli cercò di affrettarsi e nella penombra
inciampò distrattamente nel corpo di uno dei ragazzi della
plancia. Da una rapida occhiata fu semplice dedurre che era ormai
senza vita.
"Povero guardiamarina Tekat" lo commiserò Picard
scavalcando il suo corpo esanime e proseguendo verso il pannello
delle comunicazioni inserito nella poltrona del capitano.
"Capitano..." udì una voce Picard provenire dalla
sua sinistra
"Guardiamarina Summer!"
Picard deviò e raggiunse il giovane ragazzo che era a terra
raggomitolato su sé stesso in posizione fetale, come se avesse
voluto così proteggersi dal pericolo.
"Capitano...siamo stati colpiti... i motori sono fuori uso..."
cercò di riferire il ragazzo la cui voce tremava dal terrore.
"Lo so guardiamarina. Voglio contattare la Sala Macchine e
tentare un ultimo disperato tentativo. Se la sente di riprendere
il suo posto e verificare lo stato del timone?" cercò
un aiuto Picard.
Il ragazzo annuì e lentamente si rimise in piedi, togliendosi
di dosso una grossa piastra della copertura piovuta dal soffitto.
Picard lo aiutò a rialzarsi tenendolo per un braccio e permettendogli
di fare di lui un perno su cui fare leva.
Summer ringraziò rivolgendo al capitano un sorriso macchiato
dal sangue rappreso che era colato dalla sua fronte insudiciata
dal fumo e andò a sedersi alla sua postazione cercando di
capire quali sistemi erano ancora in grado di funzionare secondo
parametri accettabili.
Picard lo lasciò lavorare e ritornò alla sua poltrona
e tentò un contatto con la Sala Macchine.
"Picard a Geordi. Signor La Forge risponda!"
Seguì il silenzio più assoluto alla sua richiesta,
per cui fece un secondo tentativo che fu altrettanto infruttuoso.
"Il sistema di comunicazioni interne deve essere fuori uso"
concluse Picard battendo con forza il pugno sulla serie di pulsanti
che decoravano uno dei braccioli della poltrona.
"Anche il timone è fuori linea. Non c'è energia
capitano. Tutto è morto... come Tekat..."
Il guardiamarina Summer aveva lo sguardo atterrito di chi è
certo di essere ad un passo dall'Inferno.
"Si calmi guardiamarina.. deve esserci un modo per comunicare
con Geordi..." tentò di rassicurarlo Picard che nel
frattempo aveva sollevato il coperchio che celava i circuiti del
pannello della sua poltrona alla ricerca di possibili guasti.
"E' inutile capitano... devono essere tutti morti là
sotto. E ora i romulani faranno a pezzi anche noi. E' finita...
Mio Dio! Non avrei mai creduto che sarei morto così giovane..."
scoppiò in lacrime il ragazzo in preda ad una crisi di panico.
"Si calmi Summer! Finché c'è vita c'è
speranza..." gridò Picard che cercava la necessaria
concentrazione.
Summer ammutolì asciugandosi le lacrime, lasciando il capitano
al suo tentativo.
"Maledizione!" sbottò Picard, constatando che buona
parte dei circuiti si erano fusi fra di loro, assestando infine
un secondo pugno rabbioso al pannello.
"...nita Picard. Dopo molti anni finalmente il giorno del mio
trionfo su di te è giunto"
La gelida voce di Sela si diffuse dall'unico altoparlante superstite,
per tutta la plancia.
"Tu non puoi sapere cosa ho passato a causa tua. Non hai minimamente
idea di quale sia la sorte di coloro che falliscono nell'Impero...
Ma io ho saputo riscattarmi ed ottenere una nuova possibilità"
Picard comprese che nei circuiti dell'Artemis stava tornando a scorrere,
seppur minimamente dell'energia, che stava alimentando ora la comunicazione
con il Falco romulano, segno che in Sala Macchine qualcuno era ancora
vivo ed al lavoro per riparare i danni.
"Il signor La Forge o chi per lui è al lavoro là
sotto. Cerchiamo di guadagnare tempo e dargli la possibilità
di ripristinare i motori"
"Come possiamo capitano?" domandò Summer che sembrava
essersi calmato.
"Cerchiamo di ripristinare i circuiti principali. Lei si occupi
del timone, io penserò ai sensori. Dobbiamo sapere dove andare
a colpire e riuscire a dirigere l'Artemis proprio dove serve"
Summer si guardò intorno cercando di racimolare le idee.
"...Non
so come sia possibile che mia madre, morta più di venti anni
fa, sia stata un tuo ufficiale sull'Enterprise... un mistero che
non sono ancora riuscita a risolvere del tutto e che con la tua
morte mi devo rassegnare al fatto che resti insoluto..." continuò
Sela il suo monologo, incurante di quanto Picard stava tentando
di organizzare.
"Sono
riuscito a ripristinare parte della funzionalità del timone.
Ma non servirà molto in caso di un balzo a curvatura"
"Non si preoccupi di questo guardiamarina. Ci serve solo per
indirizzare l'Artemis al meglio non per farci una passeggiata in
un campo di asteroidi" lo tranquillizzò Picard senza
rinunciare ad un po' di sarcasmo
"...su
Romulus essere per metà umana non è stato facile sai?
Ho dovuto lottare per farmi rispettare dagli altri bambini... E'
così che sono divenuta forte. Più di chiunque altro...
anche più di te..."
"Mio
Dio cosa darei per farla tacere!" imprecò Summer
"Siamo in due guardiamarina. Ma con un po' di fortuna potremo
riuscirci fra poco" concordò pienamente Picard ancora
al lavoro sui circuiti della sua poltrona.
"E' un peccato che però non riuscirò a godermi
il suo silenzio"
"Non sia così pessimista guardiamarina. Non sappiamo
cosa ci attende dopo"
"Lei crede nel Paradiso capitano?" domandò Summer
che aveva messo da parte il consueto distacco dettato dalla differenza
di grado.
"Non lo so guardiamarina. Mi auguro solo che non ci siano romulani"
"...a
undici anni ero la migliore del mio corso. Ma tu che ne puoi sapere
dei sacrifici che mi è costata ogni singola vittoria? Tu,
che sei cresciuto nella flaccida, comoda e confortevole Federazione,
che ne puoi sapere delle sofferenze di una mezzo sangue? Non c'è
paragone fra noi due. Tu non sei nulla in confronto a me..."
"Capitano!
Un segnale dalla Sala Macchine! Ma non stanno utilizzando il sistema
di comunicazione. E' sulla banda di servizio... non capisco..."
"Cerchi di commutarlo verso gli altoparlanti. Probabilmente
Geordi ha dovuto inventarsi qualcosa di nuovo per comunicare fin
quassù" propose Picard che si riconobbe il merito di
aver cambiato assegnazione a Geordi La Forge in passato, intuendo
il suo reale valore di Capo Ingegnere.
"Ci sto provando. Mi serve tempo capitano... è qualcosa
di completamente nuovo per me..." cercò di giustificarsi
Summer avvilito per non essere in grado di compiere l'operazione
richiesta.
Picard allora si alzò in piedi e gli si mise a fianco prendendo
il suo posto alla consolle.
"Ci penso io guardiamarina... non si preoccupi. Non è
una procedura standard e lei non è tenuto a conoscerla"
lo sollevò dall'impiccio Picard.
"...Ora
basta conversare non credi? Lo so che mi stai sentendo. I miei sensori
mi dicono che sei ancora vivo. E questo mi rende felice. La piacevole
sensazione che sa dare l'essere ad un passo da un momento tanto
agognato è qualcosa a cui è difficile rinunciare.
Sono consapevole che quando sarai stato polverizzato, nient'altro
nell'Universo potrà infondermi altrettanto piacere. Una parte
di me vorrebbe prolungare l'attesa all'infinito e godere di questo
momento per sempre..."
L'altoparlante
gracchiò confusamente diverse volte prima che la voce affannata
di Geordi fosse udibile abbastanza chiaramente.
"Mi sentite? Plancia potete sentirmi?" gridava il capo
ingegnere che subito dopo che l'Artemis era stata schiantata dai
disgregatori romulani si era immediatamente messo al lavoro per
ripristinare l'energia principale. La Sala Macchine, per loro fortuna,
era stata risparmiata e non avevano avuto feriti ma solo danni materiali.
Il nucleo di curvatura si era spento automaticamente facendo mancare
l'energia in tutta la nave. Le batterie di riserva, danneggiate,
non erano entrate in funzione.
"Ti sentiamo Geordi! Qual'è la situazione li da voi?"
domandò Picard ansioso di conoscere le condizioni del motore
di curvatura.
"Capitano! Finalmente! Temevo che foste tutti morti in plancia!"
rispose Geordi sollevato nel sentire la voce del suo capitano.
"Siamo malconci ma ancora vivi. La nave di Sela è ancora
là fuori e si prepara a finirci. Credo sia ormai questioni
di istanti"
"Lo so capitano. Stiamo ascoltando il suo monologo anche noi.
Ma ce lo risparmieremmo volentieri"
"Concordo con lei Geordi. Per questo le chiedo che possibilità
abbiamo di concludere il nostro piano come preventivato,"
"Una possibilità c'è. Ma mi occorre ancora qualche
minuto. Incanalerò tutta l'energia residua ai motori di curvatura.
Sarà a malapena sufficiente per innescare il campo di curvatura
ma dovrebbe essere sufficiente per scagliarci contro la nave romulana
ad una velocità tale da creare una danno considerevole"
"Ottimo! Si metta al lavoro. Al resto penserò io"
ordinò Picard soddisfatto.
"D'accordo capitano. Non so se ci sarà un'altra occasione
per risentirci per cui questo sarà un addio. E' stato un
onore... io non..." si incespicò Geordi con la voce
rotta dall'emozione.
"Anche per me Geordi. Ci rivedremo in un'altra vita. Picard
chiudo"
"...è
giunto quindi il momento di dirci addio Picard. Io stessa invierò
il comando che annienterà la tua nave. Preparati! La tua
fine è giunta! E..." la voce di Sela venne interrotta
dalle parole di un ufficiale della sua plancia che però risultarono
incomprensibili a Picard. Qualcosa doveva avere attirato l'attenzione
dei romulani. Picard intuì facilmente di cosa si potesse
trattare e si augurò che William non gli avesse disobbedito
mettendo a repentaglio l'Enterprise ed il suo equipaggio nel vano
tentativo di salvare le loro vite.
Minus
entrò nell'alloggio in cui Amalia riposava e corse immediatamente
al suo capezzale.
La donna ansimava rumorosamente a causa di una difficoltà
respiratoria crescente. La sua fronte era perlata da minuscole goccioline
di sudore, sintomo di una temperatura corporea elevata. Il viso
era deturpato da larghe macchie scure, che nelle ultime ore avevano
evidenziato l'inizio della fase finale della malattia. Poche ore
ancora ed Amalia sarebbe morta per una crisi cardiaca.
Il romulano impugnò con precisione l'ipospray e lo poggiò
con delicatezza all'altezza del collo della donna, premendo leggermente
il pulsante che avrebbe dato via al trasferimento sottopelle del
vaccino nel suo corpo. La siringa ipodermica fece il suo dovere
e la provetta contenente il liquido curativo venne svuotata completamente
del suo contenuto.
Minus rimase in attesa carico di speranza con il capo chino su Amalia,
carezzandole con amore i capelli.
Dopo alcuni minuti le macchie sul volto iniziarono a regredire vistosamente
mentre il respiro della donna si fece via via sempre più
regolare.
Il cuore del romulano si riempì di una gioia immensa. La
dottoressa umana aveva fatto davvero un buon lavoro e gli sarebbe
stato riconoscente per l'eternità. La consapevolezza che
presto sarebbe finito prigioniero della Flotta Stellare, senza possibilità
alcuna di rivedere Amalia, non aveva più alcuna importanza.
Ne il fatto che tutto ciò avrebbe causato la sua messa all'indice
da parte dell'Impero. La sopravvivenza di Amalia era il suo unico
scopo e meritava qualsiasi prezzo fosse stato necessario pagare.
Spostò lo sguardo oltre lo spesso strato di alluminio trasparente
che separava l'interno della nave dal freddo vuoto dello spazio
galattico. Le stelle scorrevano rapide, come gocce di pioggia, mentre
la nave procedeva a velocità curvatura, ignaro che ora lo
stesse riportando verso la sua gente. Si domandò se mai sarebbe
un giorno riuscito a rivederle e se un futuro con Amalia sarebbe
stato forse possibile. La Federazione non conosceva la pena di morte
ne l'ergastolo da molti secoli ormai e questo accendeva in lui la
speranza di un futuro, probabilmente lontano, in cui sarebbe tornato
un essere libero e sognò ad occhi aperti Amalia, rimasta
ad attenderlo immutata nel tempo.
Aveva già preparato un documento scritto, da lasciare ai
terrestri, con una versione convincente dei fatti accaduti su Nuova
Shangai ed a bordo dell'Artemis che sollevasse il più possibile
Amalia dalle sue responsabilità. Doveva proteggerla ad ogni
costo da qualsiasi accusa, anche se fosse stato necessario rinnegare
davanti ad un tribunale i suoi sentimenti, negare ogni fatto che
vedesse Amalia coinvolta in prima persona. A lui sarebbe bastato
il ricordo di quel prezioso sentimento da tenere stretto nel suo
cuore in qualunque istituto penitenziario fosse finito.
La donna si destò dal suo torpore, rinvigorita dalla cura
e si rese conto che Minus era tornato accanto a lei.
"Amore mio..." sussurrò prendendogli la mano che
la stava accarezzando e stringendola con forza.
"Amalia... sapessi quale gioia. La dottoressa Crusher ha trovato
la cura. Te l'ho già somministrata, dovresti iniziare a sentirne
i benefici" la informò Minus.
La donna sorrise ed il suo viso andò ad illuminarsi di luce
propria. Quella luce che aveva saputo aprire una breccia nel cuore
di un addestrato agente della Tal Shiar.
"Significa che presto staremo insieme su Romulus?" domandò
Amalia che non era a conoscenza degli ultimi sviluppi.
Il volto di Minus si rabbuiò un istante ma decise che non
valeva la pena rovinare quel momento speciale ne dare alla donna
che amava, già tanto provata, altri motivi di preoccupazione,
per cui decise di fare ciò che aveva sempre saputo fare al
meglio: mentire.
Amalia allungò le braccia pretendendo un forte abbraccio
e Minus non esitò ad obbedire, stringendola a sé con
forza, consapevole che quella sarebbe stata una delle ultime volte
che avrebbe potuto farlo.
"Comandante
dalla Sala Macchine informano che questo è il massimo che
possono dare" comunicò Data attraverso l'intercom.
Will si voltò verso Scotty il quale sorrise annuendo ripetutamente,
segno che la velocità richiesta era stata raggiunta.
"Figliolo la tua è davvero una gran bella nave!"
esclamò lo scozzese ancora incredulo ed in parte invidioso
delle letture di potenza dei motori a curvatura dell'Enterprise
D.
"Signor Spock quando saremo nel raggio del teletrasporto?"
domandò Kirk
"Fra esattamente un minuto ed undici secondi" rispose
prontamente il vulcaniano.
"Data, in Sala Teletrasporto sono pronti per l'aggancio?"
richiese conferma Riker
"Il signor O'Brian ha protestato definendo l'operazione ai
limiti delle possibilità della teoria del teletrasporto ma
ha aggiunto che farà del suo meglio per riportare il capitano
e gli altri indietro sani e salvi" riferì Data.
"Ottimo signor Data. Riferisca ad O'Brian di tenersi pronto.
Un minuto al teletrasporto!" chiuse la comunicazione Riker
in preda ad un'eccitazione crescente mitigata solo dalla febbre
crescente provocata dal virus. Ora non aveva più dubbi sulla
scelta che aveva preso. Si sentiva pronto ad affrontarne le conseguenze.
Il suo compito ora era tenere unito l'equipaggio e fare in modo
di ottenere il massimo da ognuno di loro. Il resto lo avrebbe deciso
il destino e la fortuna. Tenendo quest'ultima in gran conto. In
fondo non proteggeva i bambini, i pazzi e le navi chiamate Enterprise?
"...Maledetti
terrestri! Picard prima che tu muoia voglio informarti che la tua
nave sta tornando indietro. Si illudono di poterti forse salvare?
O ti danno per spacciato e vogliono vendicarsi? Non lo so e non
mi importa. So soltanto che hanno commesso un grave errore, perché
io mi riprenderò il controllo dell'Enterprise e sfilerò
per le vie delle città di Romulus in parata esibendo la tua
poltrona come trofeo! Oggi è una grande giorno! E' un giorno
di vittoria!"
"Dannazione
Riker! Avevo ordinato di andare via da qui!" imprecò
Picard furioso per essere stato disobbedito anche se in realtà
una parte di lui sperava ardentemente che William avesse fatto dietro
front forte di una strategia efficace per mettere fuori combattimento
Sela.
"L'Enterprise sta tornando qui?" domandò confuso
Summer
"Il comandante Riker vuol morire in battaglia capitano"
intervenne alle loro spalle Worf che nel frattempo si era ripreso
dallo shock, rimettendosi sulle sue gambe, seppur non troppo ferme
"c'è del sangue klingon nelle sue vene. Io l'ho sempre
affermato"
"Lo terrò presente quando dovrà rendermi conto
per la sua insubordinazione! Se mai ci rivedremo" commentò
seccamente Picard "Ah! Bentornato fra noi signor Worf. Giusto
in tempo per godersi il finale dello spettacolo" aggiunse infine.
Il klingon annuì cercando di riprendere il controllo sulla
consolle tattica semi distrutta.
"Dobbiamo darci da fare. Se riusciremo a fare un bel foro in
quel Falco probabilmente William rinuncerà al tentativo di
salvataggio e tornerà su i suoi passi" fu la conclusione
di Picard che tornò ad aprire un canale di comunicazione
con la Sala Macchine.
"Geordi a che punto siamo?" domandò nervoso
"Ci sono più complicazioni del previsto capitano. I
condotti EPS che risalgono lungo il nucleo di curvatura sono fuori
uso. Stiamo cercando di ripristinare almeno un percorso..."
"Quanto signor La Forge! Mi risparmi i dettagli tecnici, non
sono fondamentali in questo momento" lo interruppe bruscamente
Picard
"Ci vorrebbe almeno un'ora capitano. Questo se rispettassi
tutti i protocolli di sicurezza e seguissi una procedura standard"
rispose mantenendo la calma il capo ingegnere.
"E sorvolando sopra i protocolli?" insistette Picard.
"Beh... In tal caso basterebbero meno di cinquanta secondi.
Ma dovrei inondare di plasma la Sala Macchine con tutti noi quaggiù
dentro..."
Picard esitò di fronte all'idea dei propri uomini che morivano
annientati dal plasma incandescente e si detestò per l'ordine
che si apprestava a dare. Ogni volta in cui si era trovato schiacciato
fra il dovere e gli affetti aveva sempre dato la precedenza ai primi.
Non si sarebbe smentito nemmeno ora.
"Non abbiamo scelta Geordi. Comunque sia moriremo tutti per
mano di Sela. Almeno in questo modo avremo qualche possibilità
di fare a pezzi i Romulani e rendere meno inutile la nostra morte"
"Comprendo signore. Se lei ordinerà di aprire i condotti
del plasma io lo farò e le prometto che questa bagnarola
schizzerà come un proiettile a velocità curvatura.
Faremo un bel buco in quel falco capitano."
"D'accordo signor La Forge proceda" ordinò infine
Picard
"Si signore. Cinquanta secondi a partire da ora capitano. Ci
rivedremo nell'Aldilà. Addio..." chiuse la comunicazione
Geordi lasciando la plancia nel suo silenzio di morte.
"Quanto
manca?" domandò Riker sulle spine.
"Cinquantacinque secondi" rispose con il solito tono piatto
Spock
"Signor O'Brian si tenga pronto all'aggancio!" comunicò
Riker connesso direttamente con la sala teletrasporto dell'Enterprise.
"Non si preoccupi comandante. Li tirerò fuori di lì
sani e salvi. O non mi chiamerò più Miles O'Brian,
il 'Mago del Teletrasporto'" rispose l'irlandese.
"Da quando lei è il 'Mago del Teletrasporto' O'Brian?"
domandò Riker che non ricordava un simile soprannome.
"Lo diventerò fra cinquanta secondi circa signore"
"Penso che sia un appellativo che le starebbe a pennello. Ci
conto O'Brian" chiuse la comunicazione Riker
"I Romulani stanno dando nuovamente energia alle armi"
analizzò Spock chino sul visore interrompendo il duetto fra
Riker e l'irlandese dell'Enterprise.
"Maledizione! Troppo presto!" imprecò Riker sempre
più stanco. La sola forza di volontà, unita al desiderio
di salvare la vita del suo capitano lo stavano tenendo ancora in
piedi.
"Non si arrenda Riker. Scotty, vedi se riesci a fare qualcosa
per tirare fuori qualche decimo di energia in più da questi
motori!" chiese aiuto Kirk al suo fidato capo ingegnere che
fino ad allora non aveva mai tradito le sue attese.
"Farò del mio meglio capitano, ma i ragazzi laggiù
in Ingegneria stanno cavando il sangue da questo motore a curvatura.
Non credo di potere fare nulla per aiutarli" allargò
le braccia impotente lo scozzese.
"Ci provi lo stesso!" insistette Kirk seppur consapevole
che Montgomery non aveva alcuna dimestichezza con una tecnologia
tanto avanzata.
Scott scrollò le spalle rassegnato e si mise a dare un'occhiata
alle letture dei motori che scorrevano veloci sul display della
sua consolle domandandosi come avrebbe potuto essere anche solo
minimamente d'aiuto.
Sela
si alzò lentamente dalla sua poltrona e tenendo lo sguardo
fisso sullo schermo principale che inquadrava in maniera ravvicinata
l'Artemis, si avvicinò alla consolle tattica. L'ufficiale
di plancia, scorgendola giungere alle sue spalle si fece immediatamente
da parte lasciando che la donna prendesse personalmente il controllo
delle armi.
"Ora basta parlare. Tanto più che non mi puoi rispondere
e questo rende la conversazione alquanto noiosa. Ora che è
giunta la tua fine posso anche confessarti che una parte di me ti
ammira. Un'altra ti invidia. Un'altra invece si chiede se il nostro
rapporto avrebbe potuto essere differente se i nostri governi fossero
stati in pace"
Sela esitò. Una lacrima sottile calò lenta lungo la
sua guancia sinistra, deviando il suo corso una volta incontrata
la dolce linea delle labbra.
"Signor
Worf quanto manca?"
"Ventiquattro secondi capitano" rispose prontamente il
klingon.
"Un'eternità" commentò Picard dalla sua
poltrona di comando, stringendo forte i braccioli della poltrona
mentre il suo cuore pulsava in modo sempre più violento.
Il guardiamarina Summer aveva congiunto le mani e chiuso gli occhi
in attesa dell'inevitabile.
Picard ebbe un moto di compassione verso quel ragazzo che non avrebbe
potuto vivere un'esistenza piena ed emozionante quale era stata
la sua.
"Trenta secondi" continuò il conteggio ad alta
voce Spock.
Riker osservava concentrato lo schema tattico che lo schermo principale
teneva costantemente aggiornato, sperando che l'Enterprise potesse
accelerare ancora di più e porre fino a quell'angosciante
attesa. Una manciata di secondi che parevano ore, lo separavano
dal riabbracciare sani e salvi il suo capitano, Worf e Geordi.
"Mia
madre mi parlò molto di te e dell'Enterprise sai? Fino all'ultimo
giorno della sua vita, prima che venisse giustiziata. Non ha fatto
che parlare del suo capitano del futuro per tutto il tempo che è
stata su Romulus. Nessuno le credeva. Nessuno poteva sapere ne capire.
Ma io ho ricordato e sono cresciuta consapevole che un giorno il
futuro sarebbe divenuto presente e ti avrei incontrata. Ho sempre
desiderato sconfiggerti. Ho sempre desiderato che mia madre la smettesse
di esaltare gli Umani e accettasse la superiorità dei Romulani.
Ho desiderato che almeno una volta, soltanto una volta, pensasse
anche a me e ricordasse che ero anche romulana. E soprattutto...
che mi amasse per quello che ero. Ma non lo ha mai fatto. Nemmeno
il giorno che se ne è andata. Anche allora le ultime sue
parole furono per voi. Per te Picard..."
Sela allungò il braccio tremante verso la consolle e posizionò
l'indice sul pulsante che avrebbe attivato i circuiti dei potenti
disgregatori della nave da guerra.
"Worf
non la sopporto più! Chiuda la comunicazione in qualche modo!"
urlò Picard che udiva ancora le parole della romulana rimbombargli
nel cervello.
Worf tentò di escludere il circuito dell'altoparlante ma
nulla più rispondeva ai comandi in quella plancia.
Sollevò allora una grosso pezzo di lamiera e lo scagliò
con forza contro l'alloggiamento dell'ultimo altoparlante funzionante,
zittendo definitivamente Sela.
"La ringrazio signor Worf! Morire già di per sé
non è una cosa che mi entusiasmi, ma doverlo fare sorbendomi
le farneticazioni di una romulana complessata va oltre la mia capacità
di sopportazione" fu caustico Picard, il cui livello di adrenalina
era vicino ai massimi.
"Ancora quanto?" domandò successivamente riprendendo
parzialmente la calma.
"Dieci
secondi. Prepararsi al teletrasporto"
"Ha sentito O'Brian?" girò l'informazione Riker
"Sissignore. Ho ricalibrato il raggio del teletrasporto per
ottenere il massimo teorico. Non è mai stato provato prima
ma..."
"Credo che non ci sia occasione migliore di questa" concluse
impaziente Riker.
Geordi
aveva spinto fuori dalla Sala Macchine anche l'ultimo dei suoi uomini,
faticando a vincere la loro resistenza. Spettava a lui e soltanto
a lui aprire quella valvola che avrebbe inondato di plasma la Sala
Macchine dell'Artemis, permettendo così l'accensione del
nucleo di curvatura. I ragazzi non sarebbero vissuti forse che un
secondo in più di lui, ma sentiva che era sua dovere sacrificarsi
per primo facendosi vaporizzare dal plasma.
Si portò all'altezza della valvola e con entrambe le mani
fece forza, facendo ruotare su sé stesso il meccanismo di
apertura.
"Coraggio Geordi, questa potrebbe essere ricordata come la
Manovra La Forge"
"Cinque
secondi capitano"
"E' stato un piacere signori" salutò Picard con
lo sguardo fisso sullo schermo privo di energia della plancia.
"Tre
secondi. Due..." la voce di Spock sovrastava ogni altro rumore
della plancia catalizzando l'attenzione di tutti presenti
"Addio
Picard. Non troverò un avversario eguale in tutta la Galassia"
mormorò infine Sela andando a premere il pulsante.
"Ancora
un giro..." disse Geordi facendo forza sul rubinetto d'acciaio...
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