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L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ARTEMIS
CAPITOLO 19

"Ora!" gridarono molti voci contemporaneamente. Un solo istante, uno dei tanti che erano trascorsi da quando l'Universo era venuto alla luce divenne, non per sua scelta, estremamente importante e decisivo per il destino di un migliaio di esseri viventi.
L'energia dei disgregatori Romulani venne sparata alla velocità della luce diretta contro il fragile scafo della piccola nave coloniale. Ma prima che potesse raggiungerla, questa entrò in curvatura andando, praticamente nel medesimo istante, a schiantarsi contro una delle gondole del Falco da Guerra Romulano. L'Artemis esplose andando distrutta ma causò una violenta esplosione che danneggiò seriamente la potente nave da guerra, lasciandola ferita e priva di energia nello spazio profondo. Da quel che restava della sua gondola di dritta fuoriusciva plasma incandescente che andava disegnando una scia splendente nel buio dello spazio.
Meno di cinque secondi dopo l'Enterprise uscì dalla curvatura aprendo il fuoco sulla nave Romulana ormai fuori combattimento, mirando al nucleo di curvatura. I phaser dell'Enterprise tagliarono facilmente il rivestimento esterno, non più protetto dagli scudi, raggiungendo il cuore della singolarità che forniva energia a tutta la nave. La perdita del contenimento causò una reazione esplosiva devastante che si propagò rapidamente a tutto il Falco fino a causarne la completa distruzione. La nave del comandante Sela si trasformò in un'immensa palla di fuoco e andò in mille pezzi, scagliando i suoi rottami lontano migliaia di chilometri. Quando il fuoco si spense l'Enterprise era ormai lontana ed il suo equipaggio rimase ad osservare lo spettacolo dagli oblò, esultando di gioia di fronte alla sconfitta del nemico.

"O'Brian li abbiamo?" gridò Riker sollevando entrambi i palmi delle mani dalla consolle tattica da cui aveva aperto il fuoco contro la nave romulana, terminando l'opera iniziata dall'Artemis.
Tutta la plancia rimase in trepidante silenzio, in attesa della buona notizia che non avrebbe reso praticamente vani i loro sforzi.
"Miles! Risponda! E' riuscito a teletrasportarli in salvo?" ripeté la richiesta Will con il fiato sospeso, cercando conforto nello sguardo sereno di Kirk.
"Signore da questo giorno in poi per lei sarò il 'Mago del Teletrasporto'" disse serio O'Brian "sono tutti a bordo ed in buone condizioni signore!".
La plancia dell'Enterprise olografica esplose di gioia incontenibile ed ogni ufficiale esultò rumorosamente lasciando che la tensione accumulata si scaricasse finalmente. Tranne Spock naturalmente che mantenne un'aria compassata quasi che quanto era appena accaduto non lo avesse minimamente riguardato.
Riker sentì un brivido corrergli dritto lungo la schiena e improvvisamente, svanita la tensione nervosa, un senso di spossatezza fisica crescente prese il controllo del suo corpo.
Si accasciò contro lo schienale della sua poltrona scivolando sul pavimento, incapace di sostenersi ancora un altro minuto. Il virus lo aveva indebolito e nonostante tutti i suoi sforzi non gli riuscì di non perdere conoscenza.

Quando Will riaprì gli occhi realizzò di essere in infermeria. L'infermeria della sua Enterprise.
Con fatica tentò di sollevare il busto ma era ancora piuttosto debole e gli fu necessario fare appello a tutte le sue energie per raggiungere lo scopo.
Intorno a lui tutti i lettini diagnostici erano occupati da pazienti e regnava una certa confusione. Molti erano i medici e gli infermieri che si stavano dando da fare ma molte facce gli erano ignote. Dedusse che le navi di rinforzo dovessero essere giunte in soccorso dell'Enterprise. Si domandò allora per quanto tempo avesse dormito. In mezzo alla confusione riuscì a scorgere la cresta di Worf che protestava con un infermiere per essere stato trattenuto in infermeria contro la sua volontà. A lato c'erano Geordi, che sembrava dormire profondamente e la dottoressa Crusher, che nonostante fosse allettata stava impartendo ordini a ripetizione a colleghi ed infermieri.
Altri lettini erano occupati da membri dell'equipaggio e da alcuni coloni. Riconobbe immediatamente il volto di Amalia, il leader dei coloni ribelli e suo fratello Joshef.
"William! Si è svegliato"
Una voce familiare lo raggiunse dalla sua destra e voltandosi per accertarsi che appartenesse proprio a chi stava immaginando il cuore gli si riempì di gioia nel constatare che il capitano Picard giaceva nel lettino accanto al suo, sano e salvo.
"Capitano. Sono veramente felice di rivederla. Mai come nelle ultime ora ho temuto di averla perduta per sempre" lo salutò Will.
"Comprendo i suoi timori. Anch'io non nutrivo più speranze di cavarmela da questa situazione" rivelò Picard facendo una pausa in cui sembrò cercare le parole adatte per continuare scurendosi in volto "...devo però farle notare che per venire in nostro soccorso ha disobbedito ad un mio ordine diretto..."
Riker fu colto alla sprovvista. Tutto si attendeva tranne che un rimprovero da parte di Picard.
"Comunque sia... le sono riconoscente William. Le devo la mia vita" lo ringraziò Picard tornando a sorridere.
"Non avrei mai potuto continuare a vivere sapendo di non avere tentato tutto il possibile signore" rispose prontamente Riker sollevato che il capitano stesse solo scherzando.
Picard annuì lusingato per tanta devozione e fedeltà.
"Ma questa è l'ultima volta che le permetto di passarla liscia. Se mi disobbedirà ancora sarò costretto a sospenderla dal servizio per insubordinazione" ammonì Picard con un gesto della mano, fra il serio ed il faceto.
William sorrise. Era ancora stanco ma si sentiva felice. Tutto era andato per il verso giusto, ancora una volta.
"Non appena si sarà ripreso voglio un rapporto completo su quanto è successo a bordo della nave in mia assenza. Lei e Data dovete spiegarmi molte cose. Soprattutto cosa diamine ci faceva lei sul Ponte Ologrammi in compagnia del capitano Kirk" continuò Picard.
"E' stata un'idea di Data signore. All'inizio mi pareva completamente folle ma ha funzionato. Era l'unico modo che avevamo per poter sottrarre la nave al controllo romulano. Non è stato facile convincere gli ologrammi a collaborare. Lei sa bene a cosa mi riferisco" spiegò brevemente Riker
"Posso capire. Comunque sia ci sono ancora molti punti che mi sono oscuri. E naturalmente spero che una volta in servizio tornerà ad indossare la sua uniforme. Quelle del XXIII secolo erano certamente più sgargianti, ma oggi apparirebbe piuttosto ridicolo!" lo punzecchiò Picard facendo notare a William che indossava ancora l'uniforme utilizzata per il programma olografico.
"Non si preoccupi capitano. Non ho intenzione di fare uso di programmi olografici per un lungo periodo. Credo di averne la nausea!"
I due scoppiarono in una fragorosa risata che attirò l'attenzione della dottoressa Selar che in quel momento stava, poco distante da loro, somministrando un farmaco ad un colono.
"Signori questa è un'infermeria. E piuttosto affollata come potete constatare. Siete pregati di mantenere un certo contegno per rispetto verso gli altri pazienti" li ammonì la vulcaniana.
Riker e Picard faticarono a trattenere le risa e con un'occhiata d'intesa si comunicarono che avrebbero riservato ad un momento più propizio la conversazione.
Riker tornò a sdraiarsi e la stanchezza tornò a prendere il sopravvento facendolo addormentare profondamente.

Da diverse ore la Chekov e la Brixia stazionavano a pochi chilometri dall'Enterprise. Erano giunte sul luogo della battaglia circa un'ora dopo che era terminata.
Squadre di soccorso erano salite a bordo dell'Enterprise e stavano fornendo supporto all'equipaggio, duramente provato dall'ultima avventura.
Il virus romulano era stato completamente debellato, ma molto membri dell'equipaggio non si erano del tutto ripresi e stazionavano in infermeria.
La dottoressa Crusher si era rifiutata di restare a riposo un minuto di più del necessario e ora lavorava a pieno ritmo per fornire le cure necessarie agli ultimi pazienti.
Anche Picard, non appena si era sentito in grado di farlo, aveva preteso di lasciare l'infermeria e tornare al lavoro, seppur contro il parere della dottoressa Selar. Non era stato facile riuscire a superare le resistenze della vulcaniana, ma alla fine la donna aveva dovuto cedere di fronte alla minacciata prospettiva di trattenere in infermeria un paziente che presto, lo garantiva personalmente, sarebbe diventato alquanto rumoroso. La vulcaniana aveva valutato come primario l'interesse dei pazienti restanti ed aveva quindi concesso a Picard di tornare al lavoro, ammonendolo però sui rischi che correva.
Ora era seduto nel suo ufficio e stava consultando freneticamente tutti i rapporti che stavano giungendo numerosi, man mano che i vari capisezione tornavano in servizio.
Il suo computer presentava ancora i segni evidenti delle manipolazioni di Data ma funzionava ugualmente a dovere.
I danni alla nave erano stati minimi e per come si erano messe le cose, dovette riconoscere che ne erano usciti praticamente indenni. Solo l'Artemis era andata distrutta ma Picard non la valutò come una gran perdita. Il suo destino sarebbe stato comunque uno spazio porto di demolizione.
Squadre di ingegneri stavano ripulendo i sistemi del computer da ogni traccia di codice romulano mentre Geordi si era già rimesso al lavoro per apportare delle modifiche che rendessero, in futuro, impossibile per qualsiasi emulatore inserirsi nei sistemi dell'Enterprise.
Minus, l'agente della Tal Shiar, era l'unico sopravvissuto fra i romulani e si trovava al momento agli arresti in una delle celle della zona detentiva. Circa il suo destino stava attendendo una comunicazione dall'Ammiraglio Nechayev che era stata prontamente informata degli sviluppi della faccenda. Dalla donna attendeva direttive precise anche riguardo ai coloni di Nuova Shangai e soprattutto sui fratelli Senders, colpevoli di aver sterminato l'equipaggio originario dell'Artemis e di avere complottato con i Romulani. Senza dimenticare la colonia di Nuova Shangai.
Proprio in quel momento il terminale trillò segnalando l'arrivo di una comunicazione protetta.
"Ammiraglio Nechayev" salutò Picard
"Capitano Picard vedo che è gia tornato al lavoro"
"Non potevo restare in infermeria un minuto di più. C'è così tanto da fare..."
"Immagino. Sto ricevendo i rapporti della Brixia e della Chekov. Ancora stento a credere che l'Enterprise sia riuscita a sconfiggere i Romulani guidata da un equipaggio olografico comandato dal suo Primo Ufficiale. Attendo con ansia una versione più dettagliata"
"Gliela farò avere il prima possibile. Io stesso sono ancora all'oscuro di molti dettagli" rispose Picard che non riusciva a non innervosirsi quando aveva a che fare con la Nechayev.
"Ci conto capitano. Ma ora passiamo al motivo della mia chiamata. La Uss Devon ci ha comunicato che su Nuova Shangai non c'è più traccia di vita umana. Hanno trovato la colonia sterminata dal virus. Più di tremila persone, Picard, uccise dai romulani con la complicità dei fratelli Senders e chissà di quali altri coloni. Ma questo lo stabiliranno le indagini. Per tale motivo, non appena sarete in grado di muovervi, dovrete raggiungere la Base Stellare 12 dove ci consegnerete i coloni. Nel frattempo vorrei che restassero agli arresti..."
"Non abbiamo abbastanza celle Ammiraglio..." la interruppe Picard
"Allora li recluda nei loro alloggi. Sono potenzialmente ancora pericolosi"
"Questo ora lo dubito Ammiraglio ma eseguirò gli ordini. E riguardo a Minus, l'agente Romulano modificato chirurgicamente?"
"Il Senato Romulano non ha ancora risposto alle formali proteste del Consiglio della Federazione relativamente all'aggressione subita dall'Enterprise da parte di un loro comandante e dubito che ammetteranno un loro coinvolgimento diretto nell'accaduto. Scommetto i miei gradi che negheranno qualsiasi addebito e restituiranno le nostre proteste al mittente" continuò la donna dallo sguardo di ghiaccio.
"Sarebbe tipico dei Romulani" concordò Picard che in passato aveva più volte avuto a che fare con loro.
"Per tale motivo il prigioniero verrà anch'egli affidato alle amorevoli cure della Base Stellare 12"
Picard si limitò ad annuire, ancora ignaro dell'amore che legava Amalia e Minus e di stare contribuendo a separare l'uno dall'altra per sempre.
"Per ora è tutto capitano. Questa volta ammetto che ho temuto che i Romulani ci avessero messo nel sacco ma grazie a lei ed al suo equipaggio siamo riusciti a liberarci dalla presa e metterli a loro volta sotto scacco. Avete tutta la mia stima e quella del comando della Flotta. Nechayev chiudo"
Il volto della donna svanì dallo schermo, sostituito dal consueto logo della Flotta Stellare.
Picard si rilassò lasciando che la sua colonna vertebrale poggiasse contro lo schienale della poltrona.
La tensione accumulata nelle ultime travagliate ore non era ancora del tutto svanita e si trovò a sospirare con lo stomaco che ancora era stretto da una morsa d'angoscia pura.

Amalia e Joshef erano stati prelevati dall'Infermeria e rinchiusi nella medesima cella non appena in grado di reggersi in piedi. Joshef era stato salvato dalla morte per un soffio, così avevano detto i medici dell'Enterprise al contrario di Amalia si era risvegliata dopo un lungo sonno, guarita ma sola nel grande alloggio messo a sua disposizione da Minus.
A destarla era stato il ritorno del suo legittimo proprietario.
Quando Amalia riconobbe la figura del capitano Picard comprese che molte cose dovevano essere accadute mentre durante il suo sonno e l'assenza del suo amato Minus confermò che i suoi sogni di una futura vita su Romulus erano definitivamente svaniti. Temette allora per la vita di Minus e per tutto il tempo che restò ricoverata in infermeria non fece altro che domandare al personale quale fosse stata la sua sorte. Ma nessuno aveva saputo o voluto darle una risposta.
Ricordava vagamente un ultimo incontro in cui egli annunciava che la dottoressa aveva trovato una cura per il virus ma niente altro.
Solo quando, dopo alcune ore, era stata trasferita di forza da una squadra di sicurezza in una delle celle dell'Enterprise, accusata di collaborazionismo con i Romulani e dello sterminio degli abitanti di Nuova Shangai scoprì che il suo amato era ancora vivo, rinchiuso anch'egli in una cella della grande nave.
Nonostante la stessero imprigionando con delle accuse gravissime il suo cuore si riempì di gioia nel poter nuovamente incrociare lo sguardo con quello del Romulano il quale, altrettanto felice, scattò in piedi, dimenticandosi della presenza del campo di forza che sfrigolò rumorosamente quando i palmi delle sue mani impattarono contro di esso.
"Amalia" urlò Minus all'indirizzo dell'umana che, seguita dal fratello, stava venendo introdotta in una delle celle.
"Minus! Amore mio! Che gioia saperti vivo! Ho tanto temuto che ti avessero ucciso! Ma cosa è successo? Dove sono i tuoi compagni?" domandò Amalia ancora ignara dei fatti, visto che nessuno in infermeria aveva voluto rispondere alle sue domande.
"Sono tutti morti. Il capitano Picard ha causato la loro morte. La mia comandante lo ha sottovalutato e ne è stata distrutta" spiegò Minus
"Mio Dio... Ora che ne sarà di noi?" si domandò la donna realizzando solo ora di non essere più libera di guidare il suo destino.
"Saremo processati! Che domande!" sbottò rabbioso Joshef
"Joshef calmati!" lo redarguì la sorella maggiore.
Ma Joshef non le diede retta ed iniziò ad inveire contro Minus e contro di lei, accusandoli di aver condotto alla rovina tutta la colonia solo per realizzare il loro sogno d'amore, infischiandosene delle conseguenze che avrebbe avuto sugli altri coloni.
"Aveva ragione nostro padre! La tua ambizione di porterà alla rovina Amalia, diceva. Ha avuto ragione tranne che per un dettaglio: la rovina è stata quella di tutti. Compreso lui!"
Amalia rimase impietrita di fronte al fratello che mai prima d'ora si era rivoltato contro di lei.
"Joshef io credevo di fare il bene di tutti noi... desideravamo andarcene da Nuova Shangai... Ti ricordi quante discussioni a tavola con papà..." cercò di giustificarsi Amalia con un filo di voce rotta dall'emozione.
Joshef si voltò dall'altra parte evitando di guardarla in faccia. Dentro di lui aveva ormai deciso che non l'avrebbe perdonata e che avrebbe covato il suo rancore per tutto il resto della sua vita.
"Joshef sei ingiusto con tua sorella" intervenne Minus dalla cella di fronte in difesa di Amalia "la mia gente ormai aveva messo gli occhi su di voi. Il vostro destino era segnato. In un modo o nell'altro vi avrebbero usato per i loro scopi e sarebbero morti tutti comunque. Compresi voi due e gli altri che sono saliti sull'Artemis"
Amalia rivolse uno sguardo verso Sam l'umano o Minus il romulano cercando in lui la forza di affrontare il futuro e nonostante fosse evidente che per loro non ve ne era alcuno che li vedesse uniti, l'espressione del romulano era serena ed infondeva coraggio. Si ripromise di non essere da meno e che sarebbe stata forte qualunque sarebbe stato da ora il suo destino.
"Tua sorella ha fatto il possibile per convincere quanti più coloni possibili a lasciare Nuova Shangai. Le avevo rivelato che i miei comandanti avevano deciso di utilizzare il virus specificatamente pensato per mutare poche settimane dopo aver colpito il bestiame. Non è lei la responsabile di tutto questo. Anzi ha permesso a te ed altri duecento di scampare alla morte" rivelò ulteriormente Minus quei dettagli che erano fino a quel momento rimasti un segreto fra lui ed Amalia.
"E' vero quel che dice?" domandò senza voltarsi Joshef
"Si. Una notte Minus venne da me rivelandomi quanto avevano in mente i suoi superiori. Volevano usarci come cavie per il loro virus. Allora abbiamo escogitato un piano per portare via da Nuova Shangai quanta più gente possibile. E l'unico modo per farlo è stato forzare la situazione con nostro padre. Sapevo che erano in molti a non desiderare più di vivere sotto i dettami del Neonaturalismo e ho fatto leva sulla loro insoddisfazione per creare le condizioni per una rivolta. La carestia ha fatto il resto" aggiunse altri particolari Amalia "La mia unica colpa è stata quella di aver voluto dirigere a tutti costi l'Artemis verso lo spazio Romulano. Volevo una vita con Minus e la Federazione non l'avrebbe mai accettato se avesse rivelato la sua reale identità. Per questo vi ho ingannato facendovi credere che il signor Person e i suoi ragazzi stessero riportando la nave verso Nuova Shangai..."
Joshef si girò di scatto verso la sorella fulminandola con lo sguardo di chi ha appena ricevuto un'impensabile rivelazione.
"Allora era tutto falso? Li abbiamo uccisi per nulla? Mio Dio Amalia come hai potuto... Allora non era vero nemmeno che la Federazione fosse in accordi con nostro padre per riportarci indietro una volta raggiunta la Base Stellare? "
Amalia abbassò lo sguardo dando la conferma al fratello che lui e tutti gli altri coloni erano stati ingannati.
Amalia li aveva convinti che Person, il comandante dell'Artemis, ovvero uno dei pochi coloni anziani che ancora ricordava il funzionamento della nave e che per tale motivo ne era stato eletto capitano, li stesse in realtà riportando a casa su ordine del padre, lasciato, infetto dal virus ed in fin di vita su Nuova Shangai. Organizzò allora una rivolta armata che si concluse con la morte di una dozzina di uomini, compreso Person ed il danneggiamento del motore a curvatura che nessuno era più in grado di riparare. Person, prima di morire aveva spinto i motori ad impulso al massimo sperando di poter resistere asserragliandosi nella plancia dell'Artemis fino all'arrivo dei soccorsi. Purtroppo per lui l'Enterprise sarebbe giunta troppo tardi.
"Pagherai per questo sorella" mormorò Joshef facendo un passo indietro e provando disprezzo per colei che in passato aveva sempre guardato con ammirazione e rispetto.
"Minus mi aveva promesso che sul suo pianeta saremmo stati trattati bene. E io gli ho creduto. E gli credo ancora" aggiunse la donna scoppiando in lacrime, incapace di reggere lo sguardo carico di odio del fratello e venendo meno alla promessa che si era fatta poco prima di essere forte.
Si sentì improvvisamente sola, come se non fosse rimasto nessun essere umano in tutto l'Universo capace di comprenderla. Aveva seguito il suo cuore anteponendolo alle necessità della collettività, credendo in buona fede di essere nel giusto e questo aveva portato la sua gente a imbarcarsi in un'avventura che ora li vedeva senza più una casa ne prospettive di un futuro insieme.
Il peso del fallimento la schiacciò sul pavimento dove si accasciò lentamente incapace di smettere di singhiozzare, percorsa da un senso di profonda vergogna per quello di cui era stata capace.
Si disperò pensando che avrebbe pagato per tutto questo un prezzo molto alto, ovvero la perdita di ciò che amava di più. Non poté fare a meno di rivolgere a Minus l'ennesimo sguardo colmo d'amore desiderando ardentemente di potersi nascondere fra le sue braccia fino alla fine dei suoi giorni.

Quando Riker varcò la soglia del Bar di Prora fu accolto da uno scrosciante applauso tributato da tutti coloro che in quel momento stavano usufruendo della grande e panoramica area ricreativa dell'Enterprise.
Con un rapido gesto della mano salutò i presenti pregandoli ripetutamente di interrompere l'ovazione che si protrasse insistita per una paio di minuti almeno. Il suo viso non fu capace di nascondere l'emozione di fronte al tributo del suo equipaggio mostrando un accentuato, quanto genuino rossore.
Quando finalmente riuscì a convincere i suoi ragazzi a tornare alle loro faccende si portò al bancone dove una sorridente Guinan lo accolse porgendogli immediatamente il suo drink preferito, anticipando così la sua ordinazione.
"Grazie Guinan" disse sorpreso dalla cortesia
"Di nulla comandante. E' il minimo che possa fare per l'eroe che ha sconfitto i Romulani guidando la nave praticamente da solo" rispose l'El'Auriana.
"Per la precisione non ero solo. Sono stato aiutato da..."
"Si me l'hanno detto. Dal capitano Kirk e dal suo equipaggio olografico" lo anticipò Guinan.
"Vedo che si è già sparsa la notizia" commentò Riker sorseggiando il drink.
"Esatto William. E mi devi proprio spiegare come hai fatto"
"Deanna!" esclamò Riker nell'udire alle sue spalle la voce melodiosa dalla donna che in passato tanto aveva amato e che ritrovò a bordo dell'Enterprise il giorno della sua assegnazione.
La betazoide si sedette accanto a lui su uno degli sgabelli del bancone ed ordinò a Guinan una cioccolata calda.
"Non è stato facile lo ammetto. Ma è stato molto stimolante. Erano ologrammi, ne ero consapevole, ma in certi momenti mi sono sembrati più umani di un umano" raccontò Riker
"Chissà, forse potresti essere il soggetto perfetto per uno studio sul comportamento della psiche umana inserita in un contesto olografico in una situazione di forte stresso emotivo. In fondo il tenente Barclay ci insegna che è possibile..."
"Deanna!" la interruppe Riker che non aveva alcuna intenzione di essere anche solo minimamente paragonato a Broccoli "io non intendo dire che fossero realmente umani. Non l'ho pensato nemmeno per un momento. Dico solo che il grado di perfezione raggiunto da quella particolare simulazione è un passo avanti rispetto a tutte quelle sperimentate fino ad ora"
"Davvero? Sulla nave gira la voce che fosse utilizzata più che altro per cimentarsi in abbordaggi di esotiche aliene di sesso femminile..." punzecchiò Deanna con aria divertita.
"Ancora con questa storia! Io non ho idea di quali siano i motivi che spingono il resto dell'equipaggio a cimentarsi con il programma dell'Enterprise del XXIII secolo ma so per certo che quelli che hai citato non sono mai stati nemmeno per un istante i miei e..." sbottò ad alta voce Riker a cui proprio non andava giù che si stesse anche solo pensando che lui avesse bisogno del Ponte Ologrammi per trovare una donna.
"D'accordo Will! Stavo solo scherzando" lo interruppe Deanna che non riusciva a trattenersi dalle risate mentre il resto degli avventori aveva interrotto le proprie conversazioni attirati dallo sfogo di Riker, il quale, rendendosi conto di aver attirato troppo l'attenzione si voltò alzando il bicchiere e fingendo di proporre un brindisi. I presenti si unirono festosamente e Will trangugiò in un sol colpo tutto il contenuto del suo bicchiere. Rimettendosi diritto per riporlo sul bancone se ne trovò un'altro pieno fino all'orlo davanti a lui.
Con la coda dell'occhio riuscì a scorgere la figura di Guinan che si allontanava rapidamente per servire un altro avventore. Mentalmente si domandò come avesse fatto ad essere stata così rapida ma la sua riflessione venne interrotta da Deanna che aveva ripreso la conversazione.
"Comunque sia quello che hai fatto è stato davvero incredibile. Hai comandato la nave praticamente da solo!"
si congratulò Deanna, che invece era rimasta segregata nel suo alloggio dal momento in cui Minus era riuscito a salire a bordo prendendo il controllo della nave, senza poter far nulla per aiutare William ed il capitano Picard.
Riker scosse il capo in segno di diniego mentre ancora sorseggiava il suo secondo drink della giornata "la maggior parte del merito va a Data" spiegò "senza di lui sarei rimasto prigioniero del Ponte Ologrammi ed a quest'ora saremmo tutti in una prigione di Romulus a mangiare sbobba romulana e pregare per una morte rapida ed indolore."
"La ringrazio comandante" si inserì l'androide che era giunto di soppiatto alle loro spalle ed aveva udito le parole di Riker
Deanna e Will accolsero l'androide con una largo sorriso e si fecero largo per permettergli di avvicinarsi al bancone, inserendosi fra loro due.
"Se non fosse stato per lei Data non so davvero come avremmo potuto cavarcela" continuò ad elogiarlo Riker.
"I meriti signore vanno equamente distribuiti a tutto l'equipaggio se permette. Se Geordi non avesse modificato il mio sistema di spegnimento manuale non avrei potuto riattivarmi all'insaputa da Minus. Se la dottoressa non avesse trovato una cura per il virus, ora sarei fra i pochi non umani sopravvissuti di tutto l'equipaggio. Se il capitano non avesse lanciato l'Artemis a velocità di curvatura contro il Falco da Guerra avremmo dovuto impegnarci in una dura battaglia contro di esso e anche se ne fossimo usciti vincitori avremmo sicuramente avuto danni e perdite ingenti. E potrei continuare comandante. Come vede i meriti sono da attribuirsi a molti membri dell'equipaggio. Volendo sarebbe possibile eseguire una formula statistica al fine di calcolare l'esatta percentuale di merito prendendo in esami i fattori di causalità, incidenza..."
"D'accordo Data, non occorre che entri ulteriormente nei dettagli. Quello che ci voleva dire è chiaro" lo interruppe Riker che non aveva nessuna desiderio di ascoltare l'androide snocciolare noiose cifre percentuali che non avrebbero comunque spostato di un millimetro il fatto che erano usciti vincitori da una situazione fra le più difficili che mai si erano trovati ad affrontare. Di una cosa Data aveva perfettamente ragione: quello dell'Enterprise era sicuramente uno dei migliori equipaggi che la Flotta Stellare annoverasse a bordo della sue numerose navi spaziali sparse per tutto il quadrante.
"Anche se" obiettò Riker "sta forse dimenticando i meriti dell'equipaggio dell'Enterprise originale signor Data"
"Essendo personaggi di un programma olografico non rientravano nei parametri della mia statistica signore" si giustificò l'androide.
"E' vero, non erano reali. Non lo sono nemmeno ora, tanto più che il programma non è più in corso. Ma come stavo dicendo a Deanna prima che lei si unisse a noi, non so se sia solo merito di chi ha programmato la simulazione o se invece sia stato il mio subconscio a prendere l'iniziativa, ma le posso dire che durante tutta la missione ho percepito quegli ologrammi come se si fosse trattato di persone in carne ed ossa. Aveva potuto percepire la loro tensione, l'angoscia così come la loro gioia quando Sela è stata sconfitta. Ora che non ci sono più devo ammettere che un po' mi mancano e mi sembra ingiusto che tutti loro non siano ora qui a festeggiare con noi. Perché se lo meriterebbero. Anche se erano solo ologrammi, per ore interminabili sono stati i miei compagni e Kirk il mio capitano"
Riker si ritrovò a fissare il bicchiere mezzo vuoto, ripensando ai momenti trascorsi con quell'equipaggio passato alla storia, desiderando per un istante di avere la possibilità di viaggiare nel tempo quanto sarebbe bastato per poterli incontrare dal vivo e ringraziarli personalmente.
"Coraggio William. Puoi rivederli quando vuoi. Sono ancora nella memoria del computer e potrai tornare ad incontrarli quando vorrai" tentò di consolarlo Deanna avendo notato che Riker si era improvvisamente intristito.
"E' vero. Hai ragione Deanna. Mi sto comportando in modo patetico. Forse dovrei passare nel tuo ufficio per qualche seduta. Sempre se Brocc.. Barclay non ti tiene troppo impegnata" scherzò Will tornando a sorridere.
"Per te c'è sempre un posto" rispose la betazoide ricambiando il sorriso.
"Un brindisi!" esclamò Riker alzando il bicchiere al cielo
"Al capitano Kirk ed ad al suo straordinario equipaggio!" aggiunse scendendo dallo sgabello rivolto ai presenti nel Bar di Prora.
"A tutti gli ufficiali della Flotta Stellare che sono periti nel compimento del loro dovere!" aggiunse ancora.
In risposta all'incitazione, una selva di calici si alzò verso l'alto, là dove ora pulsava il cuore di Riker spinto dall'orgoglio e dalla commozione.


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