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PERCHE' IL FENOMENO STAR TREK NON HA SFONDATO IN ITALIA
Negli Stati Uniti, Star Trek, è un fenomeno di massa che da ormai più di 30 anni è parte integrante della cultura dell'americano medio e non solo. I personaggi della saga sono universalmente conosciuti e apprezzati, più dell'attore che li impersona, tanto che si può dire, senza esagerare, che essi hanno acquisito vita propria, slegandosi dalla figura umana che li ha rappresentati sulla scena.I motivi di tanto successo sono legati ad un duplice fattore: in primis l'ottima fattura delle storie e l'ambientazione fantascientifica innovativa, per quei tempi, in cui viene rappresentato un lontano futuro che, a dispetto della tradizione della fantascienza di quei tempi (soprattutto gli anni 50, che vedeva sempre gli alieni come invasori), è assai migliore del presente, in quanto sulla Terra non esistono più conflitti di alcun genere, la qualità della vita è molto migliorata, fame, povertà ecc. non esistono più, persino il denaro, motore dei nostri giorni, non esiste più. L'uomo ha superato le sue grandi paure ed egoismi, creando una società multirazziale priva di ingiustizie sociali od etniche.
Secondo fattore, a mio parere determinante per il successo di Star Trek, la messa in onda in anni definibili come determinanti per la conquista dello spazio per l'umanità. Infatti la Luna verrà conquistata pochi mesi dopo la fine dei primi tre anni della serie. Tenendo conto che gli Stati Uniti avevano fatto della questione "spaziale" una questione nazionale, vista la sfida con l'acerrimo nemico d'allora, l'Unione Sovietica (E casualmente, ma non troppo, i cattivi della serie, i Klingon, richiamano questa sfida), si può certamente comprendere quale presa sulla fantasia collettiva abbia fatto una nave stellare di nome Enterprise (nome inglese), anzi USS Enterprise, (come United States Ship: Nave degli Stati Uniti, sigla che tuttora compare sulle fiancate di portaerei, fregate ed incrociatori della Marina statunitense), con un capitano dalle origini chiaramente nordamericane.
Oggi, in tempi di "political correct", probabilmente Star Trek verrebbe bollato come qualcosa di troppo evidentemente propagandistico, ma per gli anni 60, un periodo in cui la Guerra Fredda aveva quasi raggiunto il culmine, nessuno si sognava di chiedersi quale fosse la "parte giusta".Ecco che era nata una nuova speranza, l'uomo sarebbe sopravvissuto allo sterminio atomico, rinascendo in un mondo migliore, avrebbe conquistato lo spazio e avrebbe esplorato la galassia. Non avremmo combattuto fino a sterminarci l'un l'altro, avremmo conosciuto specie aliene di altri pianeti, socializzando con loro e portando la pace nell'universo.Non è raro scoprire, ascoltando o leggendo interviste fatte a grandi scienziati americani e non, che la loro passione per la scienza ha avuto una spinta anche da Star Trek, dal desiderio di rendere realtà il mondo tecnologicamente fantascientifico della serie.
Ed in alcuni casi lo è divenuta.Ho fatto questa premessa per far capire meglio perché, in Italia, Star Trek non ha avuto un grande seguito nonostante i valori che lo accompagnano siano comunemente ritenuti positivi anche nel nostro paese. Non è solo una differenza culturale tra il nostro paese e gli Stati Uniti che ha frenato la sua diffusione ma piuttosto una serie di motivi legati ad altri fattori, che si sono concatenati l'un l'altro, rendendo difficile capire quale sia stato realmente determinate. Il primo fattore è sicuramente la diversa collocazione temporale nel panorama televisivo.
Negli Stati Uniti già negli anni 60, la televisione era un elettrodomestico molto diffuso e in molti casi era anche a colori. Da noi, invece, la televisione era appena agli inizi, sia per numero di apparecchi, sia per quantità e qualità della programmazione e dei colori neanche a parlarne. Per cui è stato inevitabile che arrivasse 10 anni dopo, spinto probabilmente dal momento particolarmente fortunato per il cinema di fantascienza, che aveva appena visto nascere quella che sarebbe stata la futura Trilogia di Guerre Stellari e l'avvento dei primi effetti veramente speciali. Con Guerre Stellari il cinema di fantascienza cambiòprofondamente. Niente più fondali di cartone ed omini verdi, ma budgets miliardari (per incassi altrettanto miliardari) e costosissimi effetti speciali che ancora oggi, in tempi in cui il computer può fare e disfare a piacere, stupiscono per la loro accuratezza. Infatti anche la Paramount, detentrice dei diritti su Star Trek, decide di interrompere la creazione del seguito della serie per farne un film, il primo di una lunga serie.
Probabilmente proprio perché la Paramount vuole fare le cose in grande, Star Trek arriva anche in Italia, nel maggio del 79, pochi mesi prima dell'uscita del film negli Stati Uniti e che da noi arriverà quasi un anno dopo. Eccoci quindi a tentare un recupero in extremis, giusto per capire qualcosa ed andare al cinema a vedere un film che altrimenti sarebbe risultato poco comprensibile allo spettatore italiano. Sfortunatamente la rete che trasmette la serie è Telemontecarlo, neonata TV privata in cerca di gloria. Nessuno o quasi prende il segnale e l'apparizione di Kirk & Co. è fugace. Probabilmente il tram verso la notorietà nel nostro paese è perso.Qualche anno dopo, a metà degli anni 80, Star Trek riappare prima sulla Rai e poi su Italia Uno ed è forse in questa occasione che riesce a strappare i maggiori consensi in quanto viene trasmesso in fascia preserale, prima del telegiornale, ora in cui molte famiglie italiane sono a tavola. Io ho ancora molti ricordi dei pomeriggi passati facendo i compiti insieme a Spock e Kirk ed è in quegli anni che è nata la mia passione. (Si lo so, non si fanno i compiti con la TV accesa)
Però oramai la serie dimostra tutti gli anni che ha e non può reggere il passo con la fantascienza più recente. A livello visivo e di qualità realizzativa il modellino dell'Enterprise originale sfigura non poco se messo a confronto con una qualsiasi nave del ben più acclamato Guerre Stellari.
La scenografia, i fondali, le ricostruzioni dei pianeti, tutto appare obsoleto ed un pò ridicolo. Anche il modo di recitare degli attori è fuori dal tempo. Non è difficile capire come mai non abbia mietuto molti consensi.Intanto si susseguivano i film sul grande schermo, senza che nel nostro paese avessero grande successo, tanto che penultimo girato con il cast originale, il quinto: The Final Frontier, non è nemmeno uscito nelle sale.Nel 1987, negli USA va in onda sul piccolo schermo la prima puntata di Star Trek The Next Generation, ambientato poco meno di 100 anni dopo le avventure della serie originale, che presenta un nuovo equipaggio, con una nuova nave in un universo piuttosto cambiato.
Nuove alleanze, nuove razze, nuove avventure. è l'inizio di un successo.Da noi questa serie arriva 4 anni dopo, su Italia Uno addirittura in prima serata. Probabilmente i programmatori della rete sperano che faccia presa come negli USA e decidono quindi di darle fiducia. Ma il pubblico italiano dimostra di non gradire, e fra quelli mi ci metto anch'io (errori di gioventù). Ben presto le puntate successive passano in seconda serata e non si va oltre la prima stagione. Questa volta la colpa credo sia però dell'emittente che non ha avuto pazienza ed non ha saputo aspettare che il pubblico si abituasse ad un nuovo equipaggio. Molti, io compreso, si aspettavano le nuove avventure di Kirk & Co. (non conoscevo lo STIC e non sapevo nulla dell'esistenza di TNG) e rimasero delusi nel vedere che i loro idoli non c'erano più. Inoltre aggiungiamo il fatto che la prima stagione di TNG è forse la meno coinvolgente.Poi arriviamo quasi ai giorni nostri, all'inverno fra il 94 e il 95, in cui ben tre stagioni di TNG (3°, 4° e 5°) vengono teletrasmesse in orario pomeridiano. è l'inizio di una piccola riscossa.
L'emittente è sempre Italia Uno e il periodo non è casuale, in quanto a febbraio, poco dopo la fine delle trasmissioni esce in Italia il primo film interpretato dai protagonisti di TNG, "Generazioni", film sul quale, io ritengo, la Paramount contasse di rilanciare Star Trek anche nel nostro paese (il film precedente non era uscito nelle sale). Grazie all'orario decente nasce un piccolo movimento di appassionati legati però a TNG e non alla serie classica. A conferma di ciò, in uno degli ultimo bollettini dello STIC, è riportata una statistica riguardante l'andamento delle iscrizioni al club negli ultimi 10-15 anni, nella quale si nota una vera esplosione delle iscrizioni nel periodo successivo all'inverno 94-95 (tra quelli ci sono anch'io!) . Negli anni precedenti i nuovi arrivati si contavano quasi sulle dita di una mano, poi una crescita incontenibile di migliaia di nuovi soci. TNG aveva fatto breccia, soprattutto fra i più giovani, ma non abbastanza di rimanere a lungo nel palinsesto.
L'odience sfortunatamente ci ha sempre puniti.Comunque da quel momento è cominciato un periodo particolarmente fortunato per Star Trek: nell'estate 96 la Rai trasmette, per la prima volta nel nostro paese, alcune stagioni di Deep Space Nine e su Itallia Uno va in onda la 6° stagione di TNG (sfortunatamente in piena notte), a Natale torna la serie classica nel mitico orario preserale, anche se non per molto, per supportare l'uscita di "Primo contatto" nelle sale e successivamente Italia Uno trasmette tutta la serie di TNG, dalla prima all'ultima stagione, peccato che lo faccia intorno all'una e trenta del mattino, se non più tardi (credo che in quel periodo, molti di noi appassionati, abbia cominciato ad odiare seriamente Maurizio Mosca per le sue "sforate" che ci facevano saltare i tempi di programmazione dei videoregistratori!).Poi la Rai, seppure sul satellite, rimanda in onda Deep Space Nine e la nuovissima Voyager. Oggi, seppure alle tre del mattino, possiamo godercele anche noi mortali non parabolati.
Riassumendo, se ci chiediamo perché Star Trek non piace più di tanto, troviamo le risposte in una serie di concause, che vanno dal ritardo temporale di proposizione televisiva, rispetto alla data di creazione della serie, con conseguente obsolescenza del prodotto televisivo, ad una scarsa attenzione e fiducia dei mass media nostrani, che non hanno mai creduto alle potenzialità della serie, sia classica che le nuove arrivate, le quali tra, l'altro, realizzate utilizzando tecniche moderne e quindi senza lo svantaggio della serie classica sopra citato. Aggiungiamo poi la risibile propensione del pubblico televisivo italiano verso prodotti eccessivamente complessi, che obblighino qualche volta anche a pensare e non solo a guardare e soprattutto l'età media del telespettatore medio (l'unico telespettatore che alla fine veramente conta, quando si fanno i conti con i budget pubblicitari) che si sta notevolmente alzando e per rendersi conto di ciò basta accendere il televisore per capire che siamo destinati ad un futuro televisivo fatto di programmi semplificati al massimo, di puro svago, accessibili a tutti, specie in qual modo a coloro che hanno più radicali liberi che capelli.
E qui lancio la polemica contro quella che sta diventando la "televisione dei pensionati", nella quale non c'è il minimo spazio per Star Trek e per tutti quei programmi che piacciono ai più giovani, relegati quasi sempre in orari di rincalzo. Comunque l'incremento di appassionati di questi ultimi anni ci fa ben sperare e qualcosa stiamo ottenendo grazie all'impegno di alcun fan che hanno intrapreso campagne di protesta contro i mass media ed sono loro che dobbiamo ringraziare se almeno la notte possiamo seguire i nostri eroi.


 

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