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OMBRE
Chi durante l’esistenza si è distinto in uno dei molteplici campi dell’ingegno umano ed è assurto agli onori dell’altare della fama e della gloria, viene spesso sottoposto dopo la morte ad un processo di mitizzazione; ne viene esaltata la figura, se ne sottolineano le doti e i meriti e si tende a dimenticarne gli eventuali lati oscuri. Se accade l’inverso, la tendenza è comunque quella di esasperarne solo alcune caratteristiche trascurandone altre, secondo una sorta di “convenienza storica”. Lo stesso è avvenuto per il creatore di Star Trek, “Il Grande Uccello della Galassia”, come era stato soprannominato: Gene Roddenberry (la traduzione italiana di tale soprannome è davvero equivoca, ma nemmeno troppo; più avanti vi spiegherò il perché!). Già prima della sua scomparsa, avvenuta nel 1991 a causa di una grave malattia, Gene era divenuto simbolo di creatività e genialità, non solo come padre della Saga, ma come uno dei “grandi” della fantascienza mondiale e uno dei produttori di maggior successo della TV americana. Dopo la sua morte Gene è salito ancora più in alto, e non per il semplice fatto che le sue ceneri sono state sparse nello spazio siderale. Ogni buon fan di Star Trek, ma anche il più scalcinato, non può che levare in suo nome un osanna, ringraziandolo semplicemente per essere esistito. Anche nel caso di Roddenberry, però, le lodi post mortem hanno finito per offuscare in gran parte la realtà dei fatti. Ho deciso quindi di fare una piccola ricerca, con l’intenzione di mettere a nudo il “mito Roddenberry”. Mi hanno soccorso le testimonianze di coloro che hanno avuto la possibilità di vivere al suo fianco, e quanto ho scoperto – sono anch’io un fan del leggendario Gene - mi ha lasciato davvero un po’ scioccato. Principalmente il mito di Gene è stato intaccato su due fronti: quello professionale, più legato alle dinamiche della serie, e quello strettamente personale. Da sempre convinto che la Serie Classica fosse uscita solo ed esclusivamente dalla mente di Gene, ho dovuto ricredermi, addentrandomi dietro le quinte dei set della Desilu. La casa di produzione, nel tentativo di rilanciarsi in quel di Hollywood, accettò di produrre Star Trek. A Gene va il merito di avere gettato le basi, di avere lottato con molti dirigenti affinché la sua idea avesse una possibilità di realizzazione, ma Star Trek in origine non era niente di più che uno dei suoi tentativi di vendere una serie televisiva. Durante la sua carriera Gene si occupò infatti anche di altre serie (The Lieutenant, tanto per dirne una) e di molti pilot (episodio di prova da mostrare ai dirigenti dei network televisivi) falliti miseramente. In questo consisteva il suo mestiere. Quando Star Trek venne approvato dalla NBC dopo la visione del secondo pilot (Oltre la galassia – Where No Man Has Gone Before –), Gene dovette costituire un gruppo di collaboratori che si occupassero non solo della parte tecnica, ma anche del supporto per le sceneggiature. I nomi di Bob Justman e soprattutto di Gene Coon raramente vengono menzionati: eppure dobbiamo a loro molto dello Star Trek che conosciamo. In particolare fu determinante il contributo di Coon, scrittore per la televisione assai noto ad Hollywood. Perfettamente in grado di destreggiarsi sia col melodramma che con la commedia e dotato di una velocità “di esecutiva” strabiliante - tanto da essere soprannominato “la macchina da scrivere più veloce del West” -, diede a Star Trek quello che le era mancato nei primi episodi: umanità. Egli seppe introdurre elementi nuovi; conferì spessore e realismo ai personaggi, trasformandoli da perfetti ufficiali di una perfetta organizzazione militare in esseri viventi, con le loro debolezze, paure e incongruenze. A lui dobbiamo tutte le scene umoristiche degli episodi della Serie Classica; a lui, soprattutto, dobbiamo l’invenzione dello speciale rapporto che lega Spock a McCoy: un rapporto in cui logica pura e umanità spicciola si scontrano e senza il quale sono certo che Star Trek non avrebbe mai ottenuto lo stesso successo. L’altro Gene, Roddenberry, inizialmente osteggiò questa scelta, in quanto riteneva fuorviante e dissacrante l’umorismo sull’Enterprise. Quanto si sbagliava! Per fortuna Coon sapeva imporsi e Roddenberry aveva estremo bisogno della sua collaborazione. Episodi quali Il mostro dell’oscurità, Spazio profondo, Al di là del paradiso, Missione di pace sono stati realizzati dopo notti intere passate sulla macchina da scrivere, con la scadenza il giorno successivo. Al termine della seconda stagione Coon abbandonò la collaborazione, ufficialmente per motivi di salute. Troppo stress accumulato in mesi di incessante lavoro per la serie. In realtà era arrivato ai ferri corti con Roddenberry, il quale mal digeriva la rivalità che era inevitabilmente nata fra i due. Roddenberry era sì il padre della serie, ma ne era anche il padrone e come tale pretendeva di regnare incontrastato. Coon morì pochi anni dopo la fine della serie e proprio per questo non poté mai testimoniare sull’effettiva portata del suo apporto. E Roddenberry non fece altro che lasciarsi attribuire meriti non suoi. Un’altra verità emersa durante la mia breve ricerca riguarda la causa principale della morte della serie, che ho sempre creduto fosse da imputare esclusivamente ai bassi ascolti: per questo motivo la NBC, alla fine della seconda stagione, modificò il proprio palinsesto, spostando Star Trek da una fascia molto favorevole (il lunedì verso le 19) a una da suicidio: il venerdì alle 22. Il target cui si rivolgeva Star Trek era formato principalmente da giovani: come pensare che sarebbero rimasti in casa il venerdì sera? Quando venne informato dello spostamento di fascia a favore di una serie emergente (Laugh-In) Roddenberry, anziché lottare per ottenere un orario di trasmissione migliore, abbandonò la serie. Rimase come produttore esecutivo, ma in realtà non ebbe più a che fare con la produzione vera e propria. A sostituirlo, Gene scelse Fred Freiberger, il quale venne lasciato solo a se stesso. In più, la NBC tagliò drasticamente il budget per episodio, certa che Star Trek non avrebbe avuto nessuna possibilità di salvarsi. Perché Gene rinunciò tanto rapidamente al tentativo di spostare Star Trek in una fascia oraria migliore? Ufficialmente si giustificò imputando la sua resa alla stanchezza fisica e psichica: dopo 4 anni passati a lottare per la serie, sentiva il bisogno di una pausa rigenerativa. In realtà Roddenberry non si fece affatto un anno di vacanza, come si potrebbe pensare, ma continuò a lavorare per promuovere altre serie. Roddenberry intuì dunque che Star Trek non era più un buon affare e lasciò che morisse, scegliendo di dedicarsi a progetti che gli garantissero nuove possibilità di successo e di guadagno. Dal punto di vista commerciale cercò comunque di sfruttarla fino all’ultimo: nell’episodio Bellezza è verità? vi è una scena in cui Spock indossa un medaglione che dovrebbe rappresentare il simbolo dell’IDIC, la sintesi della filosofia vulcaniana. Questo medaglione non era citato nella sceneggiatura originale; fu Gene ad insistere che Nimoy lo indossasse e a pretendere anche che venissero girate scene appositamente dedicate ad esso. Per quale motivo? Perché una società con cui Gene era in collaborazione, la Lincoln Enterprises (di proprietà del suo avvocato!), avrebbe a breve messo in commercio tale medaglione assieme ad altri prodotti ispirati alla serie. Roddenberry pretese ed ottenne la revisione della sceneggiatura. Da notare un’altra cosa: questa fu una delle rare occasioni in cui Roddenberry fece visita agli studi durante la terza stagione. Freiberger, negli anni successivi, venne accusato di essere stato la causa del decadimento e della sospensione di Star Trek, ma in realtà egli si trovò a dover gestire una situazione già compromessa, con un budget sempre più ristretto; fu costretto a rivedere molte sceneggiature già pronte, tagliando là dove era possibile e rinunciando a molti effetti speciali. Semmai dobbiamo ringraziarlo, perché è merito suo se la terza stagione ha dato vita, comunque, a molti episodi di buon livello. Resta una domanda: che sarebbe accaduto se Roddenberry non avesse mollato e fosse rimasto ad occuparsi di Star Trek in prima persona anche durante l’ultima stagione ? Mah… Indipendentemente da tutto, Gene non si è dimostrato un buon capitano: anziché affondare con la nave, si è messo in salvo per primo, abbandonando l’equipaggio al suo destino. Un’ultima nota riguarda la vita personale di Roddenberry, sulla quale non mi permetto di esprimere giudizi morali (ognuno è libero di gestirsela come preferisce), ma cui comunque voglio accennare per dovere di cronaca. Quando ancora Star Trek era nella sua mente, Gene aveva una moglie e due figli, che lo sostennero nei primi durissimi anni in cui cercò di imporsi presso gli Studi come scrittore di sceneggiature. Divorziò dalla moglie dopo avere conosciuto Majel Barrett sul set di The Lieutenant. Per un lungo periodo la Barrett fu la sua amante. Gene era un uomo affascinante, di successo, ben conscio di avere un notevole ascendente sulle donne. Anche durante la relazione con la Barrett, non rinunciò a corteggiarne parecchie altre, soprattutto collaboratrici di lavoro e procaci segretarie. In puro stile Hollywood. È stato sorprendente scoprire che fra le sue prede ritroviamo anche Nichelle Nichols, la quale ebbe una breve relazione con Gene ben prima della loro collaborazione in Star Trek; ancor più sorprendente leggere una dichiarazione dell’attrice in cui definisce l’appetito sessuale di Roddenberry come insaziabile. Eccovi spiegato anche il mio riferimento scherzoso al soprannome affibbiato al creatore di Star Trek! In conclusione Gene Roddenberry non è stato né un santo né un poeta, ma un uomo determinato e calcolatore, spinto dal desiderio di successo e di profitto, capace di lavorare sodo e di sfruttare la sua influenza a scopo personale, nonché dotato di un occhio di estremo riguardo per l’altro sesso. Per Roddenberry Star Trek fu solo uno dei gradini che lo portarono alla fama. Ma sicuramente fu il gradino decisivo.
 

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