|
DA
TOS A TMP
|
Come
tutti (o quasi) sappiamo, tra la fine della produzione (con conseguente
messa in onda) della Serie Classica negli Stati Uniti (1969) e l'arrivo
nelle sale cinematografiche di tutto il mondo del primo film della
saga, Star Trek: The Motion Picture, trascorsero ben dieci
anni.
Anni durante i quali Star Trek crebbe in popolarità, trasmesso sui
piccoli network statunitensi più e più volte. Anni durante i quali
Roddenberry, non riuscendo più a produrre serie di successo, si trovò
a pensare che non sarebbe stata una cattiva idea, per le sue finanze,
proporre nuove avventure della nave Enterprise. StarTrek secondo il
suo parere era una serie ancora vendibile. Il suo problema principale:
convincere gli Studi Paramount, che invece erano di parere contrario.
Gli ci vollero dieci anni per riuscire a fare breccia nelle menti
e soprattutto nel budget della Paramount, la quale alla fine acconsentì
a produrre una seconda serie, la fantomatica Star Trek Phase II
che non vide mai la luce.
Verso la fine degli anni 70, tra il '78 e il '79, ST Phase II stava
per nascere. Avrebbe dovuto essere una serie a basso costo, senza
troppe pretese, esattamente come era stata la TOS, ma il destino si
intromise, trasformandola in un lungometraggio dal budget elevato,
destinato ad un grande successo di botteghino. Il motivo è semplice:
Lucas furoreggiava con il suo Star Wars, facendo incassi notevoli
e lanciando la moda dei film fantascientifici. La Paramount, intenzionata
a prendersi la sua fetta di guadagni, si giocò l'unica carta che aveva
nel settore, ovvero Star Trek. In fretta e furia i set di Phase II
vennero riadattati ed una sceneggiatura fu stesa (in realtà la sceneggiatura
venne praticamente improvvisata durante le riprese, causa incomprensioni
fra Roddenberry e i vari scrittori, soprattutto Wise, che vi collaborarono).
Fatta questa debita premessa, arrivo all'argomento con cui intendo
intrattenervi questo mese: analizzare, come sempre molto superficialmente,
i cambiamenti avvenuti nei personaggi protagonisti durante il passaggio
dalla fiction televisiva fine anni sessanta al grande cinema della
fine degli anni settanta.
Direi
di cominciare da lui, il solito buon Jim, il capitano più bistrattato,
invidiato, imitato, parodiato della storia dei capitani di tutti i
tempi; e comincio con lui perché è proprio lui il primo personaggio
che incontriamo nel film, a passeggio in compagnia di un Vulcaniano
nel Quartier Generale della Flotta a San Francisco.
Prima di tutto facciamo un confronto partendo dall'aspetto esteriore,
tenendo conto di due fattori: il tempo, il trucco. Il Kirk che vediamo
in TMP è uno Shatner di dieci anni più vecchio, vicino alla cinquantina,
e non porta sul viso i segni di alcun trucco particolare (esclusi
ceroni di vario tipo). Il Kirk della TOS, invece, era pesantemente
truccato (a dire il vero lo erano tutti): ombretto scuro sugli occhi
ed un cerone effetto "pelle di plastica" sulla faccia. Un altro particolare
piuttosto evidente, segno di un cambiamento, è la pettinatura: i capelli
erano più chiari nella TOS e soprattutto erano lisci. In TMP, Kirk
sfoggia una capigliatura riccia leggermente cotonata, seppure con
le classiche basettone appuntite, che lo contraddistinguerà non solo
negli altri film di Star Trek, ma anche in tutte le sue successive
apparizioni televisive. Sorvoliamo sulla questione parrucchino (o
capelli trapiantati, scegliete voi la tecnica), in quanto non v'è
dubbio che i capelli che gli vediamo sulla testa in TMP non sono i
suoi originali: già si notava dieci anni prima, infatti, che i capelli
di Shatner erano abbastanza radi. Obiettivamente posso comprendere
la sua scelta (soprattutto perché ho cominciato a soffrire dello stesso
problema!) di non presentarsi calvo al pubblico; un pubblico che lo
conosceva principalmente nel suo ruolo di capitanone d'assalto e che
forse non avrebbe gradito di vederlo sfiorire come una margherita
di campo. Sul fatto che poi Shatner insista a dire che sono proprio
i suoi…beh, e lasciamoglielo credere, no?
Per
il resto, il buon capitano pare avere mantenuto una forma fisica invidiabile,
visto che anche con la tutina attillata la zona addominale pare reggere
la gravità senza nessun aiuto.
Ma veniamo all'aspetto più meramente legato alla personalità del personaggio,
con un confronto che si può azzardare solo dopo avere visionato il
film almeno un centinaio di volte (scherzo! Ne basta una decina).
Il Kirk di TOS lo conosciamo bene: è spavaldo, sicuro di sé, sbruffone,
ossessionato per la sorte della sua nave e del suo equipaggio, coraggioso,
sciupafemmine ma in fondo sempre solo, irriverente, insofferente alla
disciplina quando tocca a lui rispettarla, a volte decisamente imprudente.
Sostanzialmente una figura positiva, classico eroe, maschio e dominatore,
tipico della cultura anni Sessanta. Un po' Clark Gable, un po' Humphrey
Bogart. Il Kirk successivo, invece, risente profondamente del cambiamento
culturale avvenuto nei dieci anni intercorsi, con il crollo del mito
del maschio duro e decisionista e l'emergere di una visione più moderna
dell'uomo, capace di provare reali sentimenti e di mostrarsi per ciò
che veramente è. Un uomo più insicuro, ma anche più profondo e riflessivo
(si vede che in famiglia mi costringono a leggere riviste femminili
eh?).
Infatti,
l'Ammiraglio Kirk pare decisamente una persona posata e riflessiva,
seppur determinata. Non esita ad impossessarsi del comando dell'Enterprise
pur di scrollarsi di dosso la polvere accumulata in un ufficio della
Flotta, ma sul suo volto non compaiono i cari vecchi sorrisi compiaciuti
di una volta. A dire il vero, sorride pochissimo per tutta la durata
del film. Pare corrucciato, come se la sua mente fosse occupata da
pensieri tristi, ben oltre la minaccia di V'Ger. Ma il coraggio continua
a non difettargli, infatti non esita un minuto a gettarsi dentro V'Ger
per recuperare l'amico Spock. Sostanzialmente però è un Kirk
serio, troppo serio a volte, rigido anche nella postura. Molto più
vicino ad un'ideale figura di capitano di nave stellare questo Kirk,
ma preferisco di gran lunga quel gattone della TOS, meno credibile,
ma più simpatico.
Uno dei personaggi, invece, che troviamo cambiati poco o nulla nell'aspetto
fisico, è Spock. Leonard Nimoy è esattamente uguale a se stesso, nonostante
la decade in più sulle spalle. Solo all'inizio del film, quando lo
vediamo con un look davvero improbabile e molto anni Settanta (guarda
caso…) - ovvero capelli lunghi ed arruffati e basettone galattiche
-, un brivido ci corre lungo la schiena. Ma quando poi si ricongiunge
all'equipaggio, rieccolo col suo taglio a scodella. Semmai notiamo
che il colorito della sua pelle è più naturale. Si è rinunciato a
volerlo marzianizzare con passate di verderame sul viso, dannoso per
la pelle seppur comodo contro i peli superflui! Sorvoliamo sull'abito
da Menestrello Nero di Sua Maestà Britannica con cui si presenta a
bordo…(Gli mancava solo il mandolino e poi era perfetto!)
Una
volta indossata l'uniforme, Spock è di nuovo Spock. E forse è meglio
così, un minimo di continuità, uno scoglio a cui aggrapparsi nel naufragio
dei sensi di fronte alla novità di un lungometraggio dopo tanto vuoto.
Anche Nimoy ha tenuto bene gli anni e non mostra nessun decadimento
fisico evidente, né di avere guadagnato taglie.
Ma lo Spock di TMP, purtroppo, somiglia poco a quello della TOS. È
cento volte più freddo e gelido, oserei dire persino maleducato, tanto
che non risponde manco ai saluti dei compagni al suo improvviso arrivo
in plancia. E per tutto il film continuerà a tenere un atteggiamento
distaccato, da autostoppista, come fosse salito sull'Enterprise esclusivamente
o quasi per raggiungere un proprio scopo; il mitico legame che univa
il magico trio pare non esistere più. Possibile che gli anni e il
destino abbiano separato in maniera così forte persone che parevano
agire all'unisono? Questa è proprio una delle più sentite critiche
dei fan a TMP: perché Bones non insulta più Spock? E perché Spock
non ci sforna più le sue risposte tanto logiche quanto (spesso) ridicole?
Perché non ci fanno più sorridere? (Dopo anni di lamentele la Paramount
ha deciso di scusarsi, dandoci finalmente un prodotto che ci facesse
ridere dal primo all'ultimo minuto: Star Trek Voyager! E stanno preparando
una quinta serie…Vogliono ammazzarci di risate…)
E Bones? Beh, lui decide proprio di non sottrarsi alla moda degli
anni Settanta, presentandosi a bordo con capello lungo, basettone,
barba alla Fidel Castro, vestitino rubato a John Travolta da la "Febbre
del Sabato Sera" e soprattutto medaglione e fibbia della cintura dorati,
stile Gigi er Troione di Trastevere. Ecchediamine! Viene da esclamare!
Ma chi è? Uno dei Cugini di Campagna?
Invece
è sempre lui, il buon McCoy. Infatti, per nostra fortuna una delle
prime cose che decide di fare una volta a bordo è di radersi e riacquistare
un aspetto più umano. Certo i segni del tempo su DeForest Kelley sono
più evidenti. Il volto è più scavato, le borse agli occhi più pronunciate,
le rughe profonde e i capelli leggermente brizzolati, ma anche per
lui la linea è rimasta perfetta e credo per costituzione fisica, visto
che è stato l'unico negli anni a non ingrassare a dismisura.
Invece, il personaggio di Bones, il medico caustico e brontolone della
TOS, è rimasto intatto, così come il suo terrore per il teletrasporto.
Ma come dargli torto? Poco prima della sua entrata in scena se ne
erano sfrittellati giusto un paio, in un incidente a tale macchinario.
Però, come dicevo poc'anzi, l'intesa fra i tre eroi pare non
essere più la stessa. Sicuramente Bones è il personaggio che più è
rimasto fedele alle origini e che continua a farmi impazzire per il
suo feroce sarcasmo, a cui spesso mi ispiro.
Sugli
altri comprimari c'è relativamente poco da dire, soprattutto riguardo
eventuali cambiamenti nella personalità. Nessuno di loro infatti riesce
a strappare più di qualche inquadratura. Difficile quindi stabilire
se Uhura sia o meno felice ora…visto che continua a limitarsi a fare
quello che faceva nella TOS. Aprire le frequenze. Solo nel quinto
film, Star Trek L'Ultima Frontiera, riuscirà a guadagnarsi
un piccolo spazio davvero degno: la faranno ballare, cantare e pure
spogliare, il sogno di ogni attrice. Peccato che ormai avesse quasi
sessant'anni. Per nostra fortuna la luna di Nimbus III è piccola ed
illumina poco e la troupe fornì la Nichols di provvidenziali palme
censuranti. Comunque, in TMP la Nichols porta bene i suoi anni. Leggermente
ingrassata e con una capigliatura supercotonata stile anni Settanta
(aridaje…) che la eleva di almeno quindici centimetri da terra. Si
giustificò dicendo che così prendeva meglio le onde.
Sulu è sorprendente. O meglio, Takei lo è. Nemmeno il più piccolo
cambiamento, né esteriore, né di postura alla consolle…
Nulla... Fissandolo dritto negli occhi in un fermo immagine, si possono
vedere passare ai margini del campo visivo tutti i settantanove episodi
della Serie Classica (e poi crollare in una catarsi mistica). E Takei,
tutt'oggi, pare molto più giovane rispetto ai suoi colleghi. Merito
dei geni asiatici? O dei bagni nella formalina?
Invece
Chekov…ecco, Chekov… Beh, pure lui è rimasto uguale alla virgola.
Forse ha perso un poco quell'espressione da ragazzino monello, ma
sostanzialmente è sempre lui. Ora lo hanno relegato agli armamenti,
in un angolino tutto suo, dove per vedere lo schermo centrale deve
farsi venire il torcicollo. E come nella TOS tocca sempre al suo personaggio
ferirsi e farsi male. Stavolta se la cava "solo" con una bruciatura
prontamente curata dalla Chapel, che ora è dottoressa e - oltre
ad avere guadagnato una laurea - ha scordato di lasciare in facoltà
una decina di chili di adipe di troppo. La Barrett è davvero un poco
sfiorita, ma la comprendo, essendo la moglie di un noto erotomane!
Altra donna che fa davvero una brutta impressione è la Rand. Ve lo
ricordate quell'angelo biondo, dalle cosciotte forse un po' troppo
pasciute, che girellava sul ponte di comando dell'Enterprise, con
un taccuino sempre e un vassoio con tazza di caffè amaro per il capitano?
Beh, dimenticatela. Dieci anni dopo non ne rimane più nulla. Invecchiata
di almeno trent'anni, fa una sparuta comparsa quale addetta al teletrasporto
e per un momento viene da chiedersi se non sia la bisnonna di Kirk.
C'è da dire, a sua parziale scusante, che Whitney non se l'è passata
molto bene dopo la sua uscita dalla TOS. Problemi con alcool e droga.
Faranno anche sballare, ma ti fanno diventare brutto!
L'unico
personaggio, tra parentesi minore, che pare essersene altamente fregato
del passare del tempo, in quanto non sembra avere nemmeno voluto tentare
di nascondere le sue magagne, è Montgomery Scott, ovvero James Doohan.
È ingrassato di una taglia, i suoi capelli sono brizzolati
e si presenta con un nuovo look baffuto che lo accompagnerà fino all'ultimo
film. Per il resto è sempre lui, il buon caro vecchio Scotty, sempre
al lavoro sui "suoi" motori della "sua" Enterprise.
Concludo questo breve excursus, sicuramente superficiale, ma perdonatemi,
più a fondo di così non posso andare. (A chi ha capito la battuta
regalo due episodi della serie Voyager). Il tempo, terribile predatore,
così recitava il dottor Soran in Generazioni, in effetti ci aspetta
al varco, e per quanto ci diamo da fare, inesorabile ci viene a prendere.
E così, inevitabilmente i nostri beniamini sono lentamente invecchiati
e in fondo anche noi insieme a loro.
|
|