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ARENA
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La
prima volta che vidi gli episodi della Serie Classica correva la metà
degli anni ottanta ed ero un prossimo adolescente. Per parecchie settimane
accompagnarono i miei compiti e le mie merende. Poi, per almeno una
decina d'anni, non ebbi più occasione di rivederla, fino a
quando non acquistai l'intera collezione di videocassette. Uno dei
pochi episodi di cui conservavo un ricordo ancora vivido era Arena.
La sfida fra il gracile ma scaltro Kirk ed il possente ma lento Gorn
aveva solleticato la mia fantasia di bambino caratterialmente portato
all'indipendenza ed all'autonomia. La vittoria di Kirk, ottenuta facendo
appello all'ingegno ed all'intelligenza, contro la sola forza bruta
del capitano rettiloide, si impresse irreversibilmente nella mia memoria
e da ciò trassi la morale spicciola che avrei consumato nella
realtà quotidiana: non importa quanto sia grosso, basta che
non t'acchiappi! [Non importa quanto sia grosso
tu sarai sempre
più furbo e scaltro!].
La sceneggiatura del diciannovesimo episodio della prima stagione
('66/'67) fu partorita da una delle menti più creative e fervide
che Gene avesse al suo fianco: Gene L. Coon. Non fu però tutta
farina del suo sacco, in quanto si ispirò ad un racconto di
Frederic Brown, intitolato appunto "Arena". Ma Coon, come
per tutte le sue sceneggiature, seppe apportare il suo contributo
ricreando uno scenario fantascientifico carico di pathos e di piccoli
capovolgimenti di fronte che tengono lo spettatore in sospeso fino
all'ultimo.
L'episodio si apre con un prologo carico d'ironia, in un clima disteso
e gioviale. Kirk, Spock e McCoy, più il solito circolo di sacrificabili
giacchette rosse, sono in sala teletrasporto. Si apprestano a sbarcare
su Cestus III, lontano avamposto federale. Ad attenderli sul pianeta
i manicaretti del cuoco del commodoro Travers, imparagonabili al cibo
sintetizzato dell'Enterprise. Spock si permette di dare dell'epicureo
ad un fin troppo entusiasta Bones, il quale senza batter ciglio accetta
volentieri la definizione!
Ma ecco il primo capovolgimento di scena: appena sbarcati, i nostri
compagni si trovano nel mezzo della piazza di un avamposto distrutto,
ancora fumante ed in rovina; ciò sembra impossibile, perché
un minuto prima avevano comunicato con il commodoro in persona! Kirk
& Co. trovano un superstite, l'unico, il tenente Harold, che è
ferito gravemente e necessita di immediate cure. Nonostante le sue
condizioni riesce ugualmente ad avvisare della presenza del nemico
sulle colline
e non fa in tempo a finire che inizia un bombardamento
massiccio.
Ben presto i nostri scoprono di essere a loro volta sotto attacco:
alieni sconosciuti, e come Spock rileva con il tricorder
non
umani, i quali - nonostante le tecnologie del 23° secolo - bombardano
l'avamposto con antiquate granate! Un'imboscata alla vecchia maniera,
sia sulla Terra che nello spazio, in cui il povero Sulu, lasciato
solo al comando, deve fronteggiare il vascello Gorn che, spuntato
dal nulla, si mette a fare fuoco sull'Enterprise. E naturalmente a
scudi alzati
non si può risalire.
In
pochi minuti, un paio dei soliti sfortunati accompagnatori del capitano
ci lasciano le penne, ed uno in maniera anche comica! Il capitano
gli ordina di scrutare le colline ed individuare la posizione del
nemico, ma appena quello alza la testa da dietro il riparo
zaaap!
Vaporizzato!
Allora Kirkone, da buon capitano d'assalto, decide lui stesso di porre
fine alla questione e da vero eroe corre zigzagando verso l'arsenale
della colonia, ancora intatto. Seguito da Spock naturalmente. Recuperata
un lanciagranate che sembra preso direttamente dall'assedio di Sarajevo,
ci infila una palletta colorata. Coriandoli? No! Un sol colpo
micidiale.
E l'attacco cessa improvvisamente. I nemici sono stati sterminati.
A
questo punto risalgono sull'Enterprise, mentre la nave Gorn decide
di ritirarsi. E Kirk lancia la sua nave all'inseguimento. Ma la carretta
Gorn gli tiene la distanza. Quando Sulu riceve l'ordine di accelerare,
anche i Gorn si adeguano, al punto che Kirk spinge la sua nave al
limite dell'integrità strutturale.
Ed ecco il secondo colpo di scena. Uhura capta delle strane onde.
Raggi esplorativi da un pianeta di un sistema solare relativamente
vicino, ancora inesplorato. Kirk decide che non c'è tempo di
indagare. Gli alieni bastardi che hanno massacrato i coloni su Cestus
III devono essere puniti, perché egli sospetta che sia l'inizio
di una possibile invasione della Federazione. Colpirli subito e forte
adesso per educarli domani. (O almeno spaventarli!)
Uhura
fa una bella crocetta come promemoria sulla sua mappa spaziale: "Da
ricontrollare se il capitano non c'ammazza prima tutti". Ma non
appena solleva il lapis, Sulu annuncia che i Gorn rallentano. Sempre
più. Kirk è pronto a saltargli addosso
ma anche
l'Enterprise rallenta inspiegabilmente! E la causa risiede proprio
su quel pianeta che poco prima li stava analizzando. I due vascelli
sono entrambi fermi nello spazio impotenti. Gli strumenti non rispondono
e Kirk quasi si fa venire una crisi isterica: chi si è permesso
di fermare la sua nave? La risposta arriva subito. Sullo schermo compare
una specie di forma indefinita dai colori psichedelici: sono i Metrons,
alieni superdotati di poteri tecnologici e mentali, con la solita
spocchia delle razze che si credono superiori e che, guarda caso,
non possono proprio sopportare la violenza che fa parte della natura
umana. Soprattutto in quello che considerano il loro spazio. Sono
loro che hanno bloccato le navi. E decidono, dall'alto della loro
civiltà infinitamente superiore alla nostra, che solo una delle
due potrà proseguire il viaggio e che, a decidere quale, sarà
un duello fra i due capitani. E Kirk scompare dalla plancia per finire
catapultato su un desertico pianeta, in compagnia di un lucertolone
vestito come Tarzan, lento come la fame, ma possente come un toro.
I Metrons danno il via alla sfida, dando come unica dritta un'indicazione
alquanto vaga: sul pianeta sono presenti varie armi. Sta ai contendenti
scovarle.
Kirk
non bada troppo a queste parole: è troppo incavolato! E scioccamente
tenta un corpo a corpo con il lucertolone, uscendone alquanto malconcio.
Per sua fortuna il coccodrillone è davvero lento ed impacciato,
il che permette al capitano di guadagnare un certo vantaggio in termini
di distanza terrestre dal suo avversario, fra le cui grinfie deve
assolutamente evitare di cadere, se non vuole vedere la sua testa
staccarsi dal collo in un battibaleno. Kirk si guarda intorno, ma
di armi proprio non ne vede. Tenta allora la via della lapidazione,
scagliando un bel pietrone di cartapesta contro il Gorn il quale,
oltre a non risentirne minimamente, replica sollevando un sasso dieci
volte più grosso e pesante ma mancando il bersaglio. Il messaggio
è palese: il mio sasso è più grosso del tuo!
Kirk non discute l'evidenza e fugge sulle montagne. Mentre gironzola,
scopre però che la superficie del pianetino è ricca
di minerali. Dapprima trova dei preziosi diamanti, la cui utilità
però sul momento gli sfugge.
Avendo fallito il primo tentativo con un sassetto di dimensioni ridicole,
Kirk ci riprova, facendo rotolare dall'altro di una rupe un grosso
masso, proprio sulla testa del lucertolone, che rimane impietosamente
schiacciato. Un umano non sarebbe mai potuto sopravvivere. Ma i Gorn
hanno la pellaccia dura e quando Kirk si avvicina per constatarne
l'avvenuto decesso, il suo avversario si rialza. Kirk fugge di corsa
ma
verso una trappola preparata ingegnosamente dall'altro capitano e
rimane con una gamba sotto un masso.
Il Gorn lo raggiunge e quando sembra essere lì lì per
sferragli il colpo finale, il buon Jim riesce a divincolarsi e scappare.
Ma ora è ferito e zoppica vistosamente. Il suo vantaggio, la
rapidità, è quasi annullato.
Incappa
in puro zolfo (sembra farina gialla per polenta!), sparpagliato su
una roccia
e comincia a ricordarsi certe nozioni di chimica.
Sull'Enterprise la situazione si fa drammatica: Spock e McCoy sono
in plancia e discutono sul da farsi. Terribili quei due quando vengono
lasciati soli! I Metrons si rimettono in contatto con loro, annunciando
che il capitano Kirk sta per venire sconfitto, e decidono di concedergli
di vivere in diretta lo scontro, regalandogli parabola e decoder.
Intanto, sul pianeta, il Gorn si mette in comunicazione con Kirk e
scopriamo che l'attacco a Cestus III non è stato un atto di
aggressione, ma di pura difesa. Cestus III è situato all'interno
dei confini del territorio Gorn.
I coloni sono stati considerati come aggressori. E i Gorn non vanno
tanto per le spicce con gli inquilini sotto sfratto.
Insomma, oltre al danno la beffa, sembrerebbe.
Kirk
non vuole credere alle parole del lucertolone e intanto comprende
come crearsi un'arma utilizzando i minerali trovati in superficie:
polvere da sparo come forza detonante e diamanti come proiettili.
Uno zoppicante capitano si affanna a raccogliere i vari elementi,
sempre con alle calcagna il lento e pure un po' scocciato Gorn.
Con
il tronco cavo di un albero, Jim costruisce una specie di cannone
in cui inserisce una miscela di sua creazione, sperando in dio che
funzioni. Trovo la fase di costruzione del cannone (nella versione
jamaicana queste scene furono modificate con un altro genere di cannone
),
con un Kirk in affanno, intercalata da stacchi sul Gorn che si avvicina
lentamente, una delle più emozionanti della TOS!
Infine Kirk riesce pure a dare fuoco ad un lembo delle sue braghe
(ignifughe le uniformi della Flotta, eh?), con il classico strofinio
di due pietre focaie (se ci provassi io, nemmeno in mille anni
),
e ad innescare una rudimentale miccia, proprio mentre il suo avversario
sta per acchiapparlo. L'esplosione
è violenta e stende il Gorn definitivamente.
Kirk allora si getta su di lui, gli sottrae una specie di punteruolo,
che il Gorn si era fabbricato all'inizio dell'episodio, e si prepara
a ficcaglierlo in pieno petto, nemmeno fosse un paletto di frassino
e il Gorn la versione "rettilosa" di Dracula. Ma ci ripensa.
Ennesimo colpo di scena. Gli risparmia la vita, comprendendo che ora
più che mai la violenza è inutile e che forse è
proprio la Federazione ad essere in torto.
Il Gorn scompare nel nulla, ritornando sulla sua nave, mentre un Metron
appare in cima ad una roccia.
Bianco come il latte e con una tunica perlinata, si complimenta con
Kirk per la clemenza, afferma la sua sorpresa e la conseguente decisione
di risparmiare l'Enterprise e i suoi occupanti. E quando Kirk domanda
della sorte del suo avversario, il Metron si offre di distruggere
la sua nave, ma Kirk rifiuta: è sicuro che troveranno un accordo
senza fare uso di violenza.
 Il
Metron, soddisfatto, annuncia che per la razza di Kirk c'è
speranza e che fra qualche migliaio di anni o forse più saremo
abbastanza evoluti da poter interagire con la loro civiltà.
Il Metron scompare e Kirk torna sull'Enterprise, dove il suo equipaggio
è felice di accoglierlo nuovamente in plancia.
Al di là delle emozioni che ci regala la sequenza finale e
la moralina, comune nella letteratura fantascientifica, sui soliti
umani violenti, barbari, ignoranti ma che comunque meritano una possibilità
(fiducia ben riposta dico io!), questo episodio ci racconta quanto
i pregiudizi su chi è diverso da noi non portino mai a qualcosa
di buono. Kirk prova istintiva repulsione per l'aspetto del Gorn e
diversamente da altre occasioni non fa alcun tentativo di comunicare
con il suo avversario. Lascia che i suoi istinti e le sue paure lo
guidino sulla strada sbagliata. E quante volte capita a tutti noi
di giudicare il nostro prossimo basandoci solo sull'aspetto fisico
o sull'estrazione sociale o sulla nazionalità? Beh, il capitanone
per eccellenza prova a dirci che bisogna sapere superare questi condizionamenti,
anche perché, se mai un giorno accadrà, come potremmo
accettare l'incontro con esseri provenienti da un altro pianeta? Se
poi, più che ai Vulcaniani di Primo Contatto, somiglieranno
a quelli di Indipendence Day
potremo lamentarci di avere avuto
una jella incredibile, viste le scarse probabilità di un simile
evento!
A
fondo articolo aggiungo questo mio interrogativo, che rivolgo agli
esperti di chimica: con gli elementi chimici che vengono mostrati
nell'episodio (zolfo, carbone
e altro) è davvero possibile
creare della polvere da sparo? Se sì
non oso immaginare
quanti ragazzini, dopo avere visionato l'episodio, possano essersi
precipitati nel garage di casa con quel dannato Piccolo Chimico (il
regalo che tutti, ai miei tempi, temevano di ricevere), a fare un
qualche tentativo e magari riuscire finalmente ad eliminare la sorellina
o il fratellino piagnone. O semplicemente a farsi saltare una mano.
Mi piace pensare che la polvere da sparo sia difficilissima da fabbricare
e non alla portata di uno studentello di terza media. Altrimenti
devo
avere ancora quella dannata scatola da qualche parte
(Ma in fondo di che mi preoccupo? Ai minorenni vengono oggigiorno
venduti senza restrizioni petardi e botti dalla potenza devastante.
I Metrons hanno proprio ragione.)
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