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DIRITTO
DI MORTE
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E' risaputo
che il sottoscritto non sia un grande estimatore della serie Voyager
e se non ne eravate a conoscenza adesso siete stati aggiornati. I
motivi che mi fanno storcere il naso di fronte a quella che sempre
per il sottoscritto è la meno riuscita delle serie trek (in attesa
di poter visionare almeno un episodio della nuova serie denominata
Enterprise, per cui per Voyager c'è speranza di abbandonare l'ultima
posizione!) sono episodi come quello che mi accingo a commentare:
"Diritto di morte". L'esempio lampante che gli sceneggiatori che hanno
seguito Voy lavoravano infischiandosene alla grande delle basi elementari
di quello che era sempre stato lo schema classico dell'episodio trek
e soprattutto della filosofia di base che Roddenberry aveva scelto
come impronta della intera saga e che purtroppo, a partire dalla sua
morte è man mano venuta meno. Comprendo il desiderio di tutti coloro
che hanno scritto sceneggiature per la saga di apportare delle novità,
di dare la loro impronta e qualcuno purtroppo ci è riuscito, ma a
mio parere, avrebbero dovuto farlo rimanendo all'interno dei limiti
base che Gene aveva inciso come un novello Romolo sui colli di Roma.
In
"Diritto di Morte" non solo sono stati superati i limiti, ma un'intera
filosofia, seppur una filosofia se vogliamo di serie B, televisiva,
senza basi reali, ma a cui noi fan della saga siamo molto legati,
viene completamente stravolta, calpestata ,oserei dire insultata.
In questo episodio facciamo la conoscenza di Quinn, un altro appartenente
al Q-Continuum, che da parecchio stava intrappolato all'interno del
nucleo di una cometa. Era stato lì confinato dai suoi stessi
simili per colpe passate e per puro caso viene liberato dall'equipaggio
della Voyager durante un esperimento scientifico. Appena a bordo la
prima cosa che tenta di fare è uccidersi, ma pare essere fuori esercizio
con i suoi poteri e finisce col combinare solo pasticci a bordo del
vascello, fino a che non compare Q, il vero ed unico che abbiamo imparato
a conoscere ed amare in TNG. Il suo compito è recuperare il Q fuggiasco
e rimetterlo sotto chiave. Ma Quinn furbamente chiede asilo alla Janeway
e rivela pubblicamente il suo desiderio di porre fine alla sua vita
che come sappiamo non ha un termine. I Q sono immortali oltre che
onnipotenti. Perché vuole morire? Semplicemente perché dopo eoni passati
a vivere esperienze di ogni tipo ora si sente vuoto e non prova più
alcuno stimolo. E vorrebbe per tale motivo morire. Cosa che non potrebbe
mai avvenire naturalmente. Q è inviato dal Q- Continuum
per recuperare Quinn e distoglierlo dal suo proponimento e i due iniziano
un furioso inseguimento in cui a farne le spese è l'equipaggio della
Voyager. La Janeway propone allora ai due di fare da giudice per dirimere
la questione e i Q accettano (e qui non si comprende perché due entità
onnipotenti diano tanto peso alla parola della Janeway…). L'episodio
si trasforma in uno di quelli stile "corte marziale" della TOS e che
non sono mai mancati anche in TNG e DS9. Manca solo Perry Mason. Da
una parte Q che cerca di dimostrare l'insensatezza delle richieste
di Quinn e del pericolo che la sua scelta rappresenterebbe per l'equilibrio
del Q-Continuum e dall'altra Quinn che tenta di spiegare il vuoto
della sua esistenza e di come il Q-Continuum sia ormai privo di qualunque
attrattiva. L'unica parte pregevole dell'episodio è il momento in
cui Q porta a testimoniare a suo favore tre personaggi, uno dei quali
è una nostra lontana e gradita conoscenza: William Riker. Ed è un
vero piacere rivederlo. Un cameo indimenticabile ed un momento ironico.
Q
dimostra come questi tre personaggi debbano in qualche modo la loro
vita o l'accadimento di particolari momenti della storia terrestre
all'intervento di Quinn che in passato aveva visitato più volte la
Terra. Quindi Quinn non può andarsene o questo potrebbe modificare
il corso della storia. Quinn, dal canto suo illustra al capitano quanto
fosse triste e deprimente la sua condizione di prigionia all'interno
del nucleo della cometa, ma soprattutto invita la corte a visitare
il Q-Continuum. E qui, gli sceneggiatori ci mandano in una specie
di stamberga nel deserto americano. Che fantasia… E figurati se il
Q-Continuum non poteva venire rappresentato come il deserto del Colorado,
che casualmente sta negli States… (O più facilmente di una località
nei dintorni degli Studios in California). Un omaggio a Sergio Leone?
Mancava solo comparisse Clint Eastwood. Naturalmente sto scherzando.
Comunque la sensazione che ci vogliono trasmettere è che il Q-Continuum
sia un luogo triste, abbandonato, abitato da persone che paiono uscite
da un ospedale psichiatrico, apatiche e senza stimoli. Et voilà, in
un colpo solo distrutto il mito del Q-Continuum. E chi se ne importa
se Q, quale personaggio conosciuto in TNG, tutto ci è sembrato tranne
che apatico e triste. Quinn è stato imprigionato proprio perché era
giunto alla conclusione, sua personale, che l'unica via di sbocco
a tale apatia fosse la morte, quindi necessariamente il suicidio.
Conclusione
che Quinn afferma essere molto temuta all'interno del Q-Continuum,
in quanto condivisa anche da altri membri. Che tristezza. E' stato
il mio primo pensiero di fronte a tanta incapacità degli sceneggiatori.
Che tristezza per il calcio in pieno volto all'ottimismo di fondo
che da sempre ha contraddistinto Star Trek rispetto alle altre serie
di fantascienza. Ma il peggio deve ancora venire. Q, e non chiedetemi
perché, tenta anche di corrompere il capitano Janeway offrendole il
ritorno a casa immediato. E qui proprio non si comprende il motivo
per cui Q tenga in considerazione il parere di un essere insignificante
e addirittura cerchi di corromperlo, tenuto conto, che a differenza
di quanto è sempre avvenuto in TNG, Q almeno proponeva una sfida a
Picard e soci. E naturalmente Janeway rifiuta. Altrimenti la serie
si sarebbe conclusa… Occasione
persa aggiungo io. Nonostante il Q-Continuum si cali le braghe e decida
di liberare Quinn dalla sua prigionia egli insiste con il suo desiderio
di decidere della sua esistenza e naturalmente il capitano Janeway,
in nome dei buoni principi della Federazione che sanciscono il diritto
di ogni individuo di decidere della propria esistenza, accetta di
concedere asilo a Quinn sulla Voyager. Perderà i suoi poteri e diverrà
un essere umano mortale come tutti gli altri dell'equipaggio. A questo
punto potremmo comunque pensare che la vita e il desiderio di vivere
abbiano trionfato sul senso di morte che ha avvolto l'episodio fin
dall'inizio. Ora Quinn potrebbe sperimentare una nuova esistenza e
il suo desiderio di morte può essere procrastinato. Morirà prima o
poi, a differenza di prima, ma ora ha una nuova serie di sfide davanti
a sé. E se l'episodio si concludesse in questo modo, almeno
in parte lo spirito trek sarebbe stato riacciuffato per i capelli.
Invece no. Quinn si suicida ugualmente, aiutato proprio da Q! Il trionfo
della morte sulla vita! Il trionfo di coloro che non hanno
le palle per vivere su chi si smazza, e scusatemi il termine, ogni
giorno per sopravvivere anche in condizioni di vita squallide! Una
badilata di taglio sul muso di coloro che lottano magari contro malattie
mutilanti. Un insulto alla vita. E per giunta, ciliegina sulla torta,
l'episodio si conclude con Q che prova quasi ammirazione per Quinn
per la determinazione che lo ha spinto ad opporsi al Q-Continuum.
Addirittura un elogio al suicidio perché simbolo della sua lotta contro
l'ordine preordinato. Manco che Quinn fosse il No-Global del Continuum!
Elogio al suicidio di un essere che aveva di fronte a sé ancora
parecchie sfide, non un essere in fin di vita dal destino segnato
a breve. Quinn è morto. Meglio, non valeva nulla e l'universo non
ne sentirà la mancanza. Su questo non c'è dubbio. C'è una cultura
crescente, in cui non mi ritrovo, che crede che ognuno di noi sia
libero di fare della propria vita ciò che gli pare, anche di porvi
termine. Io invece credo che la vita sia dono e non necessariamente
di un Dio o di chi
sa che altro e che siccome, ne più, ne meno ce ne dovremo andare,
sia nostro impegno lottare fino all'ultimo per onorare questo dono.
Qualcuno potrebbe obiettarmi che bisognerebbe trovarsi in determinate
situazioni, soprattutto a livello psichico, per comprendere come alcuni
individui arrivino a desiderare solamente la morte e io gli rispondo
di scrivermi in privato, che racconterò io loro cosa sto passando
privatamente e come, nonostante tutte le difficoltà di questo mondo,
un episodio come questo non è ammissibile all'interno del panorama
di Star Trek, che per il sottoscritto è sempre stato un luogo immaginario
carico di ottimismo per il futuro che ci attende e per quello che
attende i nostri nipoti e pronipoti. Per morire c'è sempre tempo e
non vi è ritorno. Per vivere ci vuole anche coraggio.
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