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STAR
TREK: ANTICO SANGUE
CICLO: IL GIORNO DELL'ONORE
Libro Primo di Quattro
Di Diane Carey
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Dopo
aver presentato il quarto romanzo del ciclo Il Giorno dell'Onore,
riprendo la via della logica sequenzialità dei numeri, presentandovi
il primo romanzo che purtroppo non credo verrà ricordato negli annali
dei libri a tema Star Trek. Se nel quarto episodio eravamo nel ventitreesimo
secolo a bordo della vecchia Enterprise ora siamo sempre a bordo di
un vascello omonimo ma cento anni dopo e con una D stampata sullo
scafo in più. Di tutto l'equipaggio protagonista di TNG vedremo all'opera
naturalmente i klingon che lo compongono, ovvero dapprima Worf e suo
figlio Alexander. Entrambi hanno il Giorno dell'Onore da festeggiare,
con il più piccolo che non conosce e non capisce il senso di tale
festività. Vi immaginereste allora che Worf, da buon padre, illustri
tutti i dettagli relativi alla tradizione klingon al figlio, ma purtroppo
sarà impegnato in una missione segreta su un pianeta, Sindikash, colonia
federale sull'orlo della secessione, dopo che il governatore della
colonia è stato misteriosamente ferito ed è in fin di vita. Principale
sospettata sua moglie, Odette Khanty, sospetta appunto di essere al
controllo di una rete criminale che, nel caso in cui vincesse il partito
della secessione dalla Federazione, porterebbe il caos nel settore
trasformando il pacifico pianeta di Sindikash in un covo i criminali
galattici. E questa dovrebbe essere la trama principale del romanzo,
con Worf infiltrato fra le guardie della Khanty, un gruppo di klingon
rinnegati senza più alcun senso dell'onore e Ross Grant, parente della
defunta K'Ehleyr, come basista per la ricerca di informazioni che
incastrino i criminali. Segue una trama secondaria, con Picard che
si impegna, su richiesta del padre, a far comprendere ad Alexander
il senso del Giorno dell'Onore, utilizzando un programma olografico
molto realistico ma datato e privo di alcune sicurezze, portato a
bordo proprio da Grant e che dovrebbe raccontare le vicende di un
lontano parente terrestre di Alexander, arruolato nella Reale Marina
Inglese, avvenute nel diciottesimo secolo sulle coste orientali del
nord America. Ebbene: la trama secondaria sul ponte ologrammi si rivela
assai più interessante di quella centrale. Tanto che il sottoscritto
non vedeva l'ora che Worf la piantasse di fare le sue indagini e di
tormentarsi per il comportamento poco klingon del resto della scorta,
pur di tornare a leggere delle avventure di un Picard ed un Alexander
momentaneamente arruolati nella Marina Inglese in battaglia contro
i poveri ma determinati abitanti delle colonie americane, ormai sulla
via dell'indipendenza. Entrambe le trame affrontano il concetto di
onore che pare essere universale, con molti punti d'incontro sia fra
i klingon del ventiquattresimo secolo che gli umani del diciottesimo,
anche se ci sono momenti dove, a chi come il sottoscritto ama i klingon
ma non li adora, tutto l'impianto che regge questo dannato onore appare
un poco troppo pesante e il concetto fin troppo reiterato. Si sa quanto
possa essere noioso un klingon! Soprattutto se lo tocchi su concetti
come morte in battaglia e appunto onore. La brava Carey ha il merito
di essersi ben documentata prima di mettersi allo scrittoio, per l'accuratezza
di certi dettagli tecnico-storici, che il sottoscritto non ha potuto
appurare se fossero inseriti in un contesto realmente accaduto durante
la guerra di indipendenza americana o se completamente di fantasia.
Ho tentato una ricerca su Google. I luoghi a cui fa riferimento la
Carey esistono realmente, ma non ho trovato nessun indizio circa quanto
raccontato nel romanzo, ma non mi sento in colpa per essere poco ferrato
di storia americana.
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