|
LA
GALILEO
|
Questo
mese, dopo la pausa per eccesso di Sticcon, torna la rubrica dedicata
all'indimenticata Serie Classica e ho deciso di presentare un commento
breve su un altro degli episodi che considero migliori di tutta la
serie.
L'episodio intitolato 'La Galileo', in originale 'The Galileo
Seven', è uno di quelli che amo in quanto potrebbe essere il prototipo
dell'episodio trek inteso nel modo più classico: una missione apparentemente
semplice, un incidente non previsto, delle scelte vitali che coinvolgono
la vita di membri dell'equipaggio e un capitano dannatamente fortunato.
Solo che nell'episodio in questione il vero protagonista non è il
solito Kirk ma il vulcaniano Spock. È Spock stavolta ad essere al
comando, senza l'appoggio del suo capitano, con solo la sua logica
a sorreggerlo mentre il cinico McCoy e il pratico Scott lo pungolano
ai fianchi.
E come capita nel più classico degli episodi trek, la Logica non basta,
anche se i vulcaniani si ostinano a non riconoscerlo.
La trama è semplicissima, quasi banale. L'Enterprise deve consegnare
degli urgenti rifornimenti medici su Markus III, tanto urgenti che
a bordo della nave vi è un Commissario Galattico, Ferris, che per
tutto l'episodio non farà che premere su Kirk affinché la popolazione
di Markus III riceva quanto gli spetta. Sulla sua rotta però vi è
anche la formazione quasar denominata Murasaki 312, una ghiottoneria
per quei mezzi scienziati ed esploratori dell'Enterprise, tanto da
meritare una piccola sosta e un giretto con una delle navette dell'Enterprise,
la Galileo appunto.
E chi meglio di Spock al comando di una simile spedizione?
Sulla
navetta oltre al vulcaniano trovano spazio il dottor McCoy, Scotty
e quattro membri dell'equipaggio: il tenente Boma, il signor Gaetano
e Latimer e l'attendente Mears. Ed ecco l'imprevisto: una sconosciuta
onda ionizzante manda in tilt i sistemi della Galileo e pure i sensori
dell'Enterprise mettendoli fuori uso per parecchie ore.
La Galileo precipita su un pianeta di classe M, Taurus IV, dall'atmosfera
respirabile e apparentemente deserto; per fortuna gli occupanti se
la cavano senza un graffio. Spock prende il comando e decide che l'unica
via d'uscita è tentare di riparare la navetta, visto che pare impossibile
comunicare ed affida a Scott il compito di trovare una soluzione tecnica.
Intanto manda Gaetano e Latimer ad esplorare i dintorni e uno dei
due non fa ritorno, ucciso da una lancia primitiva, scagliata dagli
abitanti di Taurus, ovvero degli umanoidi di proporzioni gigantesche
e molto bellicosi.
La morte dell'ufficiale causa un ulteriore incremento della tensione,
anche se parzialmente aiuta a risolvere il problema del peso eccessivo
che a quanto dice Scott sarebbe il problema principale da superare
per riuscire a riprendere l'orbita.
Mentre il tasso emotivo attorno al vulcaniano cresce, Spock
insiste nell'usare senza nessuna modulazione la sua logica, fredda
e apparentemente crudele, commettendo il primo grave errore del suo
comando, rifiutandosi di partecipare ai brevi funerali del povero
Latimer, adducendo come scusa che preferisce occuparsi dei lavori
alla Galileo, considerati logicamente di primaria importanza. Ma questo
naturalmente finisce con il gettare delle ombre sulla sua figura,
incrinando la fiducia del resto dell'equipaggio nelle sue capacità
di comando.
Mentre Gaetano e Boma insistono per un attacco diretto contro le creature
con lo scopo di spaventarle ed allontanarle, Spock critica tale scelta
ritenendola barbara e ritiene sia sufficiente spaventarli mostrando
semplicemente la loro superiorità. Ordina un attacco non diretto,
e lascia Gaetano solo di guardia, convinto che, secondo logica, gli
alieni non torneranno tanto presto.
Ma si sbaglia. Le creature tornano e uccidono il povero Gaetano. Spock
non si capacita dei suoi errori e per rimediare si lancia in una missione
solitaria di recupero del corpo dell'uomo, cominciando a mostrare
i primi segni di cedimento della sua logica a favore di un comportamento
più umano. Intanto Kirk spedisce un'altra navetta, la Columbus, in
orbita attorno a Taurus IV, nel disperato tentativo di rintracciare
i superstiti, ma le difficoltà coi sensori rendono l'opera difficile
da concludere nelle quarantotto ore che il commissario Ferris
ha concesso a Kirk, prima di pretendere che abbandoni i suoi uomini
al loro destino. Kelowitz, al comando della Columbus, rientra sull'Enterprise
con un morto ed alcuni feriti.
Anche la squadra di salvataggio si è imbattuta negli alieni.
È opinione di Kelowitz che se anche gli occupanti della Galileo si
sono salvati dall'impatto essi sono sicuramente spacciati a causa
degli alieni. Ferris fa valere la sua autorità ed obbliga Kirk a ripartire
verso Markus III. Kirk ha ancora 23 minuti prima che la Columbus rientri.
Pochi, ma non demorde.
Il primo tentativo di Scott di riparare i motori fallisce e causa
la completa dissipazione del carburante rimasto. L'unica soluzione
alternativa pare sia utilizzare l'energia dei phaser per alimentare
la propulsione della navetta, anche se questo significherebbe perdere
ogni possibilità di difesa dagli alieni bellicosi.
I superstiti si barricano nella Galileo mentre all'esterno un alieno
inizia ad utilizzare un macigno per aprirla come una scatoletta di
sardine. Il panico cresce all'interno e Boma perde le staffe prendendosela
con Spock e le sue logiche scelte. Con delle scariche elettriche l'alieno
viene scacciato, e approfittando della calma Spock acconsente, questa
volta, alla sepoltura di Gaetano, dimostrando di avere capito la lezione
precedente.
E proprio durante la cerimonia gli alieni tornano all'attacco. Spock
si ritrova con una gamba incastrata da un macigno lanciato da un alieno
e incita McCoy e Boma a lasciarlo al suo destino, ma i due umani rischiano
la pelle per liberarlo dimostrando ancora una volta al vulcaniano
quanto sia diversa la natura umana, così incline alle emozioni e alle
scelte irrazionali. La Galileo non riesce a decollare, gli alieni
la trattengono e Spock decide di utilizzare i post-bruciatori per
scacciarli, anche se tale scelta li condanna ad un impossibile rientro
nell'atmosfera nel caso in cui nessuno li avesse avvistati in orbita.
Una volta in orbita, con il destino praticamente scritto, Spock sorprende
tutti rinunciando alla logica e comportandosi in maniera molto umana:
in preda a vera disperazione dà tutto gas, consumando la scorta di
carburante e condannando tutti a morire molto prima del previsto,
ma emettendo così una scia luminosa che permette all'Enterprise, ancora
nelle vicinanze, di
scorgerli e salvarli prima che la Galileo, ingloriosamente, finisca
per bruciarsi nel rientro nell'atmosfera.
Il finale vede Kirk in plancia domandare a Spock da dove fosse nato
il gesto di disperazione che ha permesso il loro recupero e Spock
nicchia tentando di giustificare il gesto come ultima possibilità
una volta che tutte le altre vie dettate dalla logica sono esaurite.
Ultima possibilità ma pur sempre logica. Kirk e McCoy invece sono
assolutamente convinti che Spock abbia avuto un eccesso emozionale,
il primo che sia mai capitato loro di vedere, anche se il vulcaniano
non dà loro la soddisfazione di ammetterlo apertamente. L'episodio
ha lo scopo di mettere il perfettino Spock in difficoltà, mettendolo
a confronto con una situazione perdente, in stile Kobayashy Maru,
e in fondo testare le sue reazioni. Spock dimostra tutti i suoi limiti,
soprattutto quando si tratta di interagire con il resto dell'equipaggio.
La sua logica lo aiuta nelle scelte ma lo fa apparire freddo ed inumano,
impedendogli quindi di guadagnarsi il necessario carisma per poter
guidare con sicurezza i suoi sottoposti. In
più manca di flessibilità, incapace di abbandonare una linea logica,
ma perdente, alla ricerca di soluzioni alternative seppur meno razionalmente
preferibili.
L'umanità del suo gesto finale, per altro risolutore, non dimostra
tutto sommato nulla, anche perché non dimentichiamolo, Spock è vulcaniano
solo per metà.
Morale: fare la cosa più logica non sempre significa fare la cosa
giusta. Lasciarsi andare seguendo il proprio istinto o in genere una
certa vena irrazionale che ognuno di noi, in misura diversa, ha dentro
di sé, potrebbe qualche volta cavarci dai guai, ma con altrettanta
facilità causarceli.
Come al solito nella vita ci vuole talento, discernimento, occhio
e l'immancabile buona stella dalla propria parte.
|
|