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LO
ZOO DI TALOS
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Nel
numero 28
dello Stim, Luglio del 2001, affrontai per la prima volta il capitano
Pike e il suo equipaggio le cui storie, tranne una, mai furono
raccontate sul piccolo schermo. Allora, altri tempi, io lasciavo questa
webzine, credendo per sempre, invece rieccomi qui più entusiasta che
mai. E ora La7, ex Telemontecarlo, rete televisiva nazionale
che sembra aver raccolto tutte le suppliche passate dei trekker italiani,
sta mandando in onda vere chicche che prima erano appannaggio solo
dei fan più facoltosi/accaniti alla ricerca di materiale raro od inedito.
Prima fra tutte la trasmissione in versione integrale del primo episodio
di Star Trek.
Primo in senso di ordine di produzione, in quanto ne fu il pilot
(per i non anglofoni "episodio pilota"), sostanzialmente la prima
versione che Roddenberry riuscì a presentare alla Paramount
nel tentativo finalmente di riuscire a guadagnare qualcosa con una
propria idea.
E come ogni buon pilot non andò mai in onda. Se è per questo non servì
nemmeno a Roddenberry a guadagnarsi un posto di lavoro fisso, in quanto
venne sostanzialmente rigettato, anche se non completamente; infatti
al povero Gene venne data una seconda possibilità che, fortunatamente
per lui ma anche per noi, colse un bel centro. Per la precisione il
secondo pilot si intitolava Il mostro della Galassia, episodio
ben noto a noi trekker, che presentava già l'equipaggio definitivo.
Lo Zoo di Talos (The Cage) è un bell'episodio, dal quale
si evincono già tutte le caratteristiche principali di Star Trek e
che per quel tempo rappresentavano un modo alternativo di presentare
la fantascienza ed il nostro futuro, nonché un tipo di spettacolo
dai contenuti progressisti, sempre per quell'epoca.
Personalmente avevo potuto godere dell'episodio tempo addietro, grazie
al gentile prestito della mia direttrice, seppur completamente in
inglese, per cui è stato piacevole, visto la mia ancora insufficiente
comprensione della lingua d'Albione, poter leggere dei chiari sottotitoli
presenti in tutti quegli spezzoni in puro bianco e nero che non furono
mai doppiati. Qualcuno è andato chiedendosi il perché di questi spezzoni,
la loro provenienza e il motivo per cui fossero in lingua originale.
La risposta è semplice e risiede nel doppio episodio della Serie classica
intitolato L'ammutinamento, in cui Roddenberry & Co., al fine
di fare economia, andarono a recuperare quanto più materiale possibile
dal pilot e ne misero insieme due episodi al costo di uno. Per tale
motivo, tutte le parti del pilot che furono doppiate quando Star Trek
arrivò in Italia tali sono rimaste. Le parti in bianco e nero invece
sono quegli spezzoni che vennero esclusi e dimenticati in un magazzino
Paramount.
Ma se L'ammutinamento è a colori e quindi anche le parti rubate al
pilot lo sono, come mai gli scarti sono in bianco e nero? Sbagliato
candeggio? L'unica cosa che sono riuscito a scoprire è una diceria
non confermata, secondo cui sulle prime la Paramount dichiarò di non
possedere più la versione a colori di quegli spezzoni ma solo quella
bicolore. Ma sembra ancora che successivamente siano saltati fuori
anche quelli a colori, visto che alcuni fan hanno pubblicamente dichiarato
di aver visto la versione integrale dello Zoo di Talos in lingua originale
completamente a colori. Staremo a vedere in futuro cosa mamma Paramount
inventerà per succhiarci qualche altro euro dai nostri poveri portafogli
di fan incapaci di resistere davanti alla più inutile delle memorabilia,
quali il piatto di cubetti colorati che costituiva il pranzo della
mensa dell'Enterprise o la VHS contenente il backstage della tinteggiatura
del primo salotto di Roddenberry a Hollywood.
Anche se lo Zoo di Talos presenta diverse differenze con la Serie
Classica, a cominciare da quasi tutto il parco attori protagonisti
ad esclusione di Nimoy e della Chapel (che però dovrà rinunciare al
ruolo di Numero Uno e scivolare in infermeria, nonché ossigenarsi
i capelli, in quanto la brava infermierina bianca americana è sempre
bionda), possiede già tutta la carica innovativa nonché una sorprendente,
per il target a cui era rivolto il prodotto, profondità delle tematiche
affrontate e una solida base scientifica.
Jeffrey
Hunter impersona un credibile capitano della Flotta, serio, concentrato
sul suo lavoro e con un forte conflitto interiore che lo porta a confidarsi
con il dottore di bordo circa il peso di tante responsabilità. Proprio
come accadrà per il nostro Kirk. È intelligente, scaltro e dotato
di principi morali impeccabili, non è presuntuoso né spaccone, ma
sa farsi rispettare. Pike doveva rappresentare la figura dell'uomo
coraggioso ma allo stesso tempo riflessivo, una via di mezzo fra un
marine dello spazio e uno scienziato innamorato dell'esplorazione.
Qualcuno che avesse la forza di spingersi sempre più in là e la capacità
di guidare la truppa sulla strada più sicura sapendo imbracciare il
fucile quando fosse stato necessario.
Il bianco e nero stride mentre passa sullo schermo del mio televisore.
Decido ugualmente per dei fermo immagine e anziché dannarmi a cercare
sul web delle immagini degli spezzoni con i sottotitoli in italiano,
preferisco fotografarli io stesso, senza nemmeno tanto sbattimento.
Penso che siano immagini più sincere da allegare a questo articolo,
anche a dimostrarvi che, che possiate o meno condividere le mie riflessioni,
io guardo gli episodi prima di scrivere. Anche se naturalmente questo
non mi salva.
Roddenberry era un visionario, tanto che nel 1964, anno del pilot,
riesce ad immaginare un futuro in cui le donne saranno realmente emancipate,
tanto da poter ricoprire incarichi di prestigio. La figura del Numero
Uno, che scomparirà successivamente per poi ricomparire vent'anni
dopo in TNG, come detto è interpretata da quella che poi diverrà la
seconda moglie di Gene, Majel Barrett, alias Christine Chapel,
Lwaxana Troi nonché voce di praticamente tutti i computer della Federazione
Unita dei Pianeti. Forse qualche volta ha anche pulito il cesso privato
di Gene, ma non ne sono certo.
Una scelta forte per quei tempi, forte quanto successivamente piazzare
una donna di colore sulla plancia. O un giapponese, recente ex nemico
giurato. Purtroppo i tempi non erano ancora maturi e, per coloro che
giudicarono il pilot, una donna al comando era una prospettiva troppo
fantascientifica. Alieni con le teste grosse come angurie, sì. Quelli
probabilmente facevano meno paura.
Roddenberry era caparbio e non abbandonò mai la sua visione di un
futuro di pace e cooperazione fra gli esseri umani, lui che seppur
dall'alto, aveva vissuto in prima persona gli orrori della seconda
guerra mondiale. Dall'alto in quanto aviatore, lo sapevate no?
Lo
Spock del pilot è ancora un personaggio senza identità. I vulcaniani,
quelli tradizionali, sono ancora ben lontani da venire. È solo un
tizio truccato malamente, con orecchie a punta e sopracciglia all'insù.
Strambo, più che alieno. Fa effetto vederselo sorridere apertamente,
verrebbe voglia di dargli uno scappellotto e rammentargli di tenere
le labbra serrate. Ma quello Spock, perché già nel primo pilot il
nome dell'alieno avrebbe dovuto essere quello, era ancora nel bozzolo
e solo dopo alcuni episodi della TOS troverà la sua dimensione e collocazione,
andando a equilibrare la figura, altrimenti troppo centrale, del capitano
Kirk, con McCoy a fare da contrappeso. Per nostra fortuna Nimoy, quando
venne richiamato l'anno successivo per il secondo tentativo, era ancora
libero da contratti importanti e accettò felice di tornare ad interpretare
quel ruolo, non tanto perché lo ritenesse di chissà quale prestigio
ma semplicemente perché la vita dell'attore può essere fantastica
quando si è di successo o semplicemente da fame quando il massimo
che si riesce ad ottenere è di fare la comparsa in qualche telefilm
a basso costo.
Hunter rifiutò il ruolo di Kirk in quanto aveva ormai ricevuto offerte
migliori per dei lungometraggi veri e propri che gli regaleranno fama,
seppur breve in quanto morì di lì a poco il 27 maggio 1969
in modo anche piuttosto banale. E quella fu la fortuna di Shatner
che ai quei tempi era già un rispettato attorucolo nonostante gli
stessi trekker lo considerino capace di circa tre espressioni facciali
(sorpreso, concentrato e da pesce lesso con le donne) in tutto. Diciamo
allora che se le è sapute vendere bene.
La
Paramount voleva un western spaziale. Voleva azione, botte, spari,
esplosioni. I Talosiani e le loro fisse (con quelle teste poi!), i
principi di Pike e il suo stupido rispetto per la vita, pure quella
aliena. Un raggio laser che non riesce nemmeno a far saltare un portello,
la bellona di turno che in realtà è vecchia e brutta e tutto sommato
così tante parole e poca azione condannarono la pellicola di The Cage
a finire avvolta su se stessa e infilata in un contenitore per pizze
cinematografiche per lungo tempo. Roddenberry imparò così a sue spese
la lezione e preparò un episodio su misura con cui aprirsi la strada
e successivamente, una volta avutane la possibilità, riportare la
rotta delle storie direttamente sulla sua visione.
Ristrettezze di budget, ascolti non entusiasmanti e le pressioni della
dirigenza non permetteranno mai a Gene di materializzare tutto quello
che gli frullava nella testa e la tutto sommato precoce stroncatura
della serie dopo tre stagioni rimandò tutto di dieci anni, con l'uscita
del primo film dedicato alla saga. Ma solo nel 1987, con l'avvio di
The Next Generation, Roddenberry ebbe la concreta possibilità
di realizzare quello che vent'anni prima non gli era stato possibile,
regalandoci sette stagioni di Star Trek puro ed alla massima potenza
che ha fatto innamorare milioni di fan in tutto il mondo. Innamorare
del sogno, che però noi potremo rendere concreto se lo vorremo, di
un futuro di pace, prosperità e fratellanza. E con donne al comando.
E che donne...
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