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A passo
veloce, stringendo nella destra il collo di una bottiglia di brandy
sauriano, il dottor Leonard McCoy svoltò a sinistra imboccando
il corridoio principale. Aveva lasciato l’Infermeria nelle
sapienti mani del dottor M’Benga e dell’infermiera Chapel,
prendendosi una mezz’ora di pausa, con l’intenzione
di raggiungere il capitano nel suo alloggio per festeggiare l’anniversario.
Il trillo del campanello avvisò Kirk che il dottor McCoy,
come concordato, era giunto in perfetto orario.
“Avanti”
Il medico capo dell’Enterprise, con aria furtiva, varcò
rapidamente la soglia lanciando un’occhiata alle spalle, come
se temesse di essere stato seguito.
“Jim, guarda cosa ho recuperato dalla riserva speciale di
Scotty!” esclamò mostrando la bottiglia di brandy.
“Deve essere stata dura convincerlo a cederne una. È
notoriamente molto attaccato alla sua riserva”
“Infatti. Appena passa in infermeria gli chiederò il
permesso” disse McCoy mostrando un ghigno beffardo accompagnato
da una scrollata di spalle.
“Bones!” reagì Kirk divertito.
“Al diavolo, Jim! Ho visto quante bottiglie di brandy nasconde
il nostro ingegnere dei miracoli. Una in meno non farà differenza.
Stai tranquillo. Piuttosto passami due bicchieri, non ho molto tempo
a disposizione”
Kirk sorrise ed eseguì prontamente l’ordine. Due piccoli
bicchieri dal colore verdastro fecero la loro apparizione sulla
piccola scrivania dell’alloggio del capitano. McCoy, seduto
ad una delle estremità, versò con cura il brandy e
successivamente, posata la bottiglia, passò a Kirk uno dei
bicchieri.
“È bello, anche qui in mezzo allo spazio profondo,
trovare il tempo per fermarsi a commemorare un giorno come questo,
soprattutto se si ha l’opportunità di sorseggiare un
brandy d’annata come questo” giubilò McCoy con
il bicchiere sollevato in alto, intento ad osservarne il contenuto
con l’atteggiamento dell’intenditore.
Kirk si limitò ad avvicinare il bicchiere al naso e ne assaporò
la fragranza tipica. Scotty, come sempre, forniva il meglio in fatto
di brandy sauriani.
“Che stavi leggendo?” s’impicciò McCoy
indicando il monitor del computer personale del capitano.
“Vecchi diari astrali. Missioni del passato. Mi piace confrontarmi
con i capitani che comandarono le prime navi della Flotta Stellare.
Erano tempi assai diversi da oggi. Navi fragili e lente, comunicazioni
difficoltose... C’è molto da imparare”
“Davvero? A livello medico le informazioni diventano obsolete
ogni sei mesi. C’è sempre qualche ricercatore che scopre
nuove cure, nuovi vaccini e purtroppo anche nuove malattie. I rapporti
medici del passato sono un passatempo, e se vado indietro di più
di cento anni mi vengono i brividi.”
“Posso comprendere” concordò Kirk
“Chi è il fortunato questa volta?” domandò
curioso McCoy
“Cosa?” balbettò Kirk senza comprendere il riferimento
“Sì. Il capitano. Chi è il fortunato di cui
stai leggendo i diari?”
“Archer. Il capitano Archer”
McCoy annuì facendo intendere di conoscere il personaggio
in questione
“Il primo capitano del Progetto Curvatura cinque. Sei proprio
agli albori della nostra storia spaziale”
“Non proprio. I viaggi nello spazio iniziarono ben duecento
anni prima. Ricordi? La missione Apollo e l’atterraggio sulla
Luna”
“Quelli non erano viaggi spaziali. Erano una manciata di folli
a bordo di bagnarole a propulsione chimica! Per quanto mi riguarda
l’era spaziale dell’umanità è iniziata
il giorno prima del Primo Contatto con il primo volo di Zefram Cochrane”
“Dottore, lei è ingeneroso nei confronti di quegli
uomini. Leggere delle loro esperienze è molto... educativo.
Conoscere da dove siamo partiti aiuta a comprendere dove stiamo
andando”
“Molti di loro non andarono molto lontano. Ricorda le missioni
shuttle?” fu il caustico commento di McCoy
“Il loro sacrificio è servito a comprendere gli errori
fatti ed a non ripeterli. Per questo rileggo questi vecchi diari.
Sono fonte d’ispirazione”
“Non ne dubito. Il capitano Archer è stato uno dei
primi grandi della Flotta Astrale. Un vero pioniere”
“Realmente, Bones. Sai che è stato lui a stabilire
il primo contatto con molte delle razze della Federazione? Proprio
come i Vulcaniani fecero con noi il 5 aprile di trecento anni fa”
“Quello con i Klingon non fu un gran successo, a dire il vero”
“I Klingon non sono mai stai un buon primo contatto per nessuno.
Sono degli stupidi guerrafondai!” S’inalberò
improvvisamente Kirk. Solo sentire parlare dei Klingon gli faceva
ribollire il sangue.
“Calmati, Jim! Era solo una battuta. Lo so anch’io che
non fu colpa nostra. Archer non avrebbe potuto fare meglio di quello
che fece. Non con i Klingon. Sono la nostra nemesi e personalmente
credo che continueremo a batterci in eterno” profetizzò
con amarezza McCoy
“Non ne sono così convinto” continuò Kirk
, che aveva ripreso il controllo “prima o poi avremo la meglio
e forse un giorno l’Impero Klingon farà parte della
Federazione”
“Ti ho mai detto che a volte penso che tu sia un povero illuso?”
I due si fissarono intensamente per un istante e scoppiarono in
una fragorosa risata che si poté udire anche dal corridoio.
“Jim, allora, brindiamo?”
Kirk annuì e afferrò il suo bicchiere nuovamente.
“D’accordo, Bones. Non dobbiamo dimenticare da dove
siamo venuti, anche se non vediamo casa da... da quanto tempo ormai?”
“Due anni, quattro mesi e dodici giorni Jim. Un’eternità”
“Così a lungo?” si domandò Kirk rendendosi
conto di avere una percezione del tempo trascorso assai più
breve
“Jim, mi meraviglio di te! Abbiamo festeggiato lo stesso anniversario
giusto un anno fa, sempre qui nel tuo alloggio. Sempre tu ed io.”
“Hai ragione. Ho ancora freschi i ricordi della partenza.
Mi sembra ieri quando abbiamo lasciato la stazione spaziale in orbita
attorno alla Terra”
“Molte cose sono successe da allora”
“Molti uomini sono caduti, Bones”
“Non dirlo a me. Chi credi che abbia dovuto constatarne il
decesso fino ad oggi?”
L’espressione di Kirk si fece contrita. Il divertimento di
pochi istanti prima aveva lasciato campo ad un senso di vuoto e
di perdita. E soprattutto di colpa. Ogni singolo membro dell’equipaggio
che era deceduto, in qualche modo doveva la sua morte ad un suo
ordine o ad una sua decisione al comando dell’Enterprise.
La responsabilità del comando a volte gli pesava insopportabilmente.
“Non torturarti sempre, Jim. Siamo ancora interi e abbiamo
portato a termine numerose missioni con successo. Le tue scelte
si sono rivelate sempre giuste”
“Ma non per tutti. Ci sono notti in cui mi sveglio di soprassalto.
E mi sembra di udire ancora le loro voci, le loro ultime parole...”
McCoy posò il bicchiere sulla scrivania, si alzò repentinamente
e si voltò verso l’uscita
“Bones, te ne vai?”
“Puoi contarci. Ero venuto qua per festeggiare e non per ascoltarti
mentre ti esibisci per l’ennesima volta nel lamento del capitano
schiacciato dalle responsabilità!” esclamò con
durezza il dottore.
“Hai ragione, Bones, non è il momento” concordò
Kirk facendo uno sforzo per sorridere ma senza ottenere un risultato
apprezzabile.
“Per cinque minuti prova ad essere soltanto Jim dell’Iowa
e non il capitano James T. Kirk dell’astronave Enterprise.
Oggi è il 5 aprile e voglio brindare al Primo Contatto come
si deve”
Kirk fece cenno a McCoy di tornare a sedersi ed il medico acconsentì
di buon grado.
“Al Primo Contatto allora?” disse Kirk sollevando il
bicchiere con il brandy
“Al 5 aprile 2063...”
I due avvicinarono i bicchieri ma Kirk improvvisamente si arrestò
come se avesse avuto un ripensamento
“E al capitano Archer. Anzi a tutti i capitani” aggiunse
Kirk
“Direi a tutti gli uomini di buona volontà che hanno
dato le loro vite permettendoci di essere oggi qui a brindare”
corresse McCoy
Kirk sorrise trovandosi in accordo con il suo dottore
“E sia”
In un sorso il brandy passò dai bicchieri allo stomaco dei
due amici.
“Ma dove lo trova del brandy così?” si domandò
McCoy assaporando la piacevole sensazione che stava lentamente risalendo
lungo l’esofago.
“Me lo domando sempre anch’io. Non vuole rivelare le
sue fonti, purtroppo”
Il campanello trillò nuovamente interrompendo la conversazione
“Chi può essere? Avanti”
La figura dell’ingegnere capo Montgomery Scott fece capolino
nell’alloggio del capitano. Era livido in volto e pareva sul
punto di scoppiare in una crisi isterica.
“Scotty...” balbettò Kirk
Scott afferrò la bottiglia di brandy sauriano, togliendola
dalla tavola e rapidamente ne analizzò la quantità
che era stata consumata.
“Appena in tempo...” mormorò fra sé quasi
rincuorato.
“Stavamo brindando... se volesse unirsi...” continuò
a balbettare Kirk preso in contropiede dalla situazione.
Scott mise sottobraccio la bottiglia e rivolse uno sguardo di fuoco
ai presenti. Stava evidentemente attendendo delle spiegazioni per
l’impropria sottrazione di una bottiglia dalla sua preziosa
cambusa segreta.
“Jim, te l’avevo detto che se la sarebbe presa! È
stata una pessima idea, la tua!” esclamò McCoy alzandosi
in piedi e portandosi verso l’uscita.
“Ora devo tornare in Infermeria. All’anno prossimo,
capitano” terminò Bones abbandonando vigliaccamente
l’alloggio del capitano, lasciandolo in balia di un furente
Scott dopo avergli scaricato la patata bollente.
“Bones!” lo richiamò inutilmente Kirk
“Scott lei non crederà che io...” cercò
di giustificarsi il capitano senza successo. Scotty ora lo fissava
con uno sguardo omicida.
Bones gli aveva tirato un bello scherzo e non sarebbe stato facile
calmare Scotty, ma non importava. Erano amici.
Kirk scrollò le spalle ed affrontò il capo ingegnere
facendo appello alla sua faccia da poker:
“Scotty, capita a fagiolo, le ho già detto che la settimana
prossima installeranno quegli induttori di fase che mi sta richiedendo
da sei mesi..."
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