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LA FORZA DELL'ODIO

Uno degli episodi simbolo della Serie Classica, ma mi sento di azzardare di Star Trek intero, è La Forza dell’Odio (Day of the Dove) della terza stagione, quella reputata come la meno fortunata.
Tornano in scena i klingon per l’ultima volta, prima che la Serie Classica venga consegnata all’oblio. Torneremo a sentire parlare degli acerrimi nemici della Federazione solo dieci anni dopo, in The Motion Picture ma saranno d’aspetto molto differente.
Kirk & Co sbarcano su Beta XII-A, dove una colonia umana pare sia stata sterminata completamente, mentre una nave klingon in avaria giunge in orbita. Le due squadre di sbarco s’incontrano sulla superficie accusandosi l’un l’altro. Gli Umani attribuiscono ai klingon il massacro dei coloni, i Klingon incolpano la Flotta di avere qualche arma segreta che ha sterminato l’equipaggio a distanza.
A capo dei Klingon c’è il mitico comandante Kang che ritroveremo in Deep Space Nine in un episodio celebrativo ("Patto di sangue")che riporterà sullo schermo i tre klingon più famosi della TOS (interpretati dai medesimi attori!).
Kang sottomette la squadra di sbarco dell’Enterprise e con il ricatto si fa portare a bordo cadendo però nella trappola di Kirk. Scotty, ricevuto un messaggio segreto dal suo capitano, lascia i klingon sospesi nel buffer del teletrasporto, rimaterializzandoli solo una volta che una nutrita squadra della sicurezza è pronta a mettere sotto chiave gli ospiti.
Chekov, che sul pianeta aveva dato in escandescenze accusando i klingon di aver ucciso suo fratello, propone di disperdere gli atomi nello spazio e di liberarsi per sempre di loro. L’odio di Chekov, seppur motivato, pare eccessivo, spietato, disumano, soprattutto perché successivamente nell’episodio Sulu rivelerà che Chekov è figlio unico.
Una volta imprigionati i klingon, quando pare che la situazione sia risolta accade l’incredibile. Oggetti della nave si trasformano all’improvviso in spade. I phaser cessano di funzionare, le comunicazioni risultano bloccate, la maggior parte dell’equipaggio rimane rinchiuso da paratie d’emergenza e l’Enterprise accelera a curvatura nove senza che Scotty possa fare nulla per rallentarla, diretta verso il bordo esterno della galassia.
Iniziano furiosi duelli a colpi di spada fra i corridoi della nave. Curiosamente il numero dei klingon e degli umani ancora liberi è il medesimo: 38 elementi.
Le ferite, anche quelle mortali, si rimarginano come per magia e dopo un breve soggiorno in infermeria tutti sono pronti a tornare in battaglia, desiderosi di battersi nuovamente ed ottenere vendetta.
Per tutto l’episodio l’entità aliena responsabile degli strani accadimenti, rappresentata da una fonte luminosa multicolore, si aggira silenziosamente per i corridoi della nave senza che nessuno la noti, fino a quando Spock, facendo appello ai sensori interni rileva la presenza di energia vitale in surplus rispetto agli imbarcati. Spock e Kirk cominciano ad ipotizzare la presenza di un elemento esterno e che esso sia la causa di tutto.
Kang conquista la Sala Macchine e immediatamente toglie energia e supporto vitale a tutti i ponti, ma l’entità aliena interviene per rimettere in equilibrio la partita ridando energia.
L’entità non si sta soltanto limitando ad intervenire sulla materia ma condiziona anche le emozioni. L’aggressività e l’odio crescono esponenzialmente e nessuno ne è immune, nemmeno Spock. Il culmine lo raggiunge Scott, che ha un eccesso d’ira e di odio razziale contro il vulcaniano, il quale non riesce a trattenere le emozioni rivelando di sopportare faticosamente l’invadente emotività umana.
A quel puntoin Kirk si fa strada l’idea che chiunque stia controllando la situazione abbia proprio come scopo quello di creare una situazione di stallo perpetuo, di battaglia perenne, facendo appello ai peggiori istinti di entrambe le razze.
Chekov, sfuggito al controllo del capitano, aggirandosi solitario fra i corridoi deserti dell’Enterprise sorprende Mara, la moglie di Kang, prima ed unica klingon di sesso femminile di tutta la TOS, ma viene fermato da Kirk prima che il russo si approfitti della donna. La donna sarà il ponte di collegamento fra le due razze, colei che per prima conoscerà la verità, osservando con i propri occhi l’alieno all’opera e comprenderà che l’unico modo per sfuggire alla spira d’odio è fidarsi degli umani, nonostante i suoi radicati pregiudizi.
Kirk vuole proporre a Kang una tregua convinto che interrompendo le ostilità, l’alieno, che pare nutrirsi dell’odio, lasci la nave prima che i cristalli di dilitio vadano in pezzi condannandoli alla deriva nello spazio.
Kirk si presenta in Sala Macchine da Kang disarmato per proporre la tregua, con l’appoggio di Mara. Ma il comandante klingon non crede ne alle parole di Kirk ne a quelle di sua moglie. Fra i due inizia un furioso duello a colpi di gladio sotto gli occhi degli altri klingon. Contemporaneamente su tutta la nave iniziano altrettanto furiosi scontri per il controllo della stessa.
L’alieno fa la sua comparsa in Sala Macchine e la sua colorazione rossastra indica che sta assorbendo grandi quantità di energia psichica. Solo allora Kang si convince delle parole di Kirk ed interrompe il combattimento.
Non abbiamo bisogno di te per odiare gli umani” sono le sorprendenti parole del comandante.
I due comandanti ordinano alle rispettive fazioni di interrompere ogni ostilità ed invitano l’alieno ad andarsene perché non cadranno più nella sua trappola. L’alieno, indebolito dal nuovo spirito d’amicizia e fratellanza abbandona l’Enterprise perdendosi nello spazio profondo. La scena finale vede Kang assestare un’amichevole pacca sulla schiena al nostro amato capitano che quasi cade a terra e solo questa vale l’intero episodio!
Per le generazioni più giovani l’episodio potrebbe apparire abbastanza banale, con il classico tema della pace fra nemici separati dalla diffidenza, dall’ignoranza e dal pregiudizio. Ma per chi come il sottoscritto è cresciuto in piena Guerra Fredda con la spada di Damocle di una guerra nucleare, l’episodio ha assunto una valenza assai superiore. È risaputo, lo capivo anch’io che ero bambino, che i Klingon rappresentavano in qualche modo il Patto di Varsavia, mentre la Federazione era sostanzialmente la Nato. Fino ala caduta del Muro di Berlino le due fazioni parevano irrimediabilmente contrapposte ed il mondo intero schiacciato dall’incubo, narrato in tantissimi film di fantascienza, della Terza Guerra Mondiale combattuta a colpi di testate nucleari. Una guerra che sarebbe durata poche ore con la distruzione totale forse dell’intera vita sul pianeta, sicuramente del genere umano. Kang e Kirk che sorridono insieme è stato per quei tempi un messaggio di speranza e fiducia nel genere umano, nonché una profetica visione del futuro prossimo. Un messaggio rivoluzionario per il 1968, che oggi, trascorso un tempo quasi pari dalla caduta del muro, ha perso la sua valenza simbolica, soprattutto per chi si accinge solo ora a scoprire le meraviglie della Serie Classica (e sono davvero in tanti che hanno conosciuto Star Trek con TNG o DS9, ma non hanno mai visto un episodio della Classica).
Forse è per tale motivo che questo episodio, che reputo fra i migliori, non compare certamente fra i preferiti dei fan. Abbiamo forse tutti un po’ dimenticato quei giorni in cui era sufficiente l'errore di rotta di un aereo per far tremare il mondo e nessuno poteva dirsi realmente al sicuro. Oggi sono tornate le armi convenzionali a fare paura, ma tuonano in luoghi lontani e le conseguenze non ci toccano da vicino ed il desiderio di pace, a volte, mi sembra essere venuto meno rispetto ad un tempo. Kang e Kirk insegnano che occorre reciproca fiducia e coraggio per deporre le armi, ma i vantaggi sono incalcolabili. Impareremo mai la lezione?


 

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