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IL VENDICATORE
di William Shatner con Judith e Garfiled Reeves-Stevens
Nel millenovecentonovantasette Il Vendicatore concludeva la trilogia dei romanzi scritti da William Shatner, alias il capitano Kirk in collaborazione con Judith e Garfiled Reeves-Stevens, affermati scrittori del genere. Allora non potevamo immaginare che si sarebbe trattato della prima trilogia. Dopo Le Ceneri del Paradiso e Il Ritorno Shatner tornava a prendere in mano la macchina da scrivere per raccontarci dell’ennesimo ritorno in gioco dell’immarcescibile capitano Kirk. (Ok, ok, probabilmente sono stati i coniugi Stevens a farlo… ma a me piace pensare Shatner chino su una macchina da scrivere meccanica)
Ne Il Ritorno, Kirk perdeva la vita nell’esplosione del pianeta natale dei Borg, dopo aver assestato un bel pugno sul muso a Picard per costringerlo a teletrasportarsi in salvo. Come al solito Shatner aveva riservato l’onore del sacrificio finale al proprio personaggio e apparentemente sembrava finito tutto li, con una morte più gloriosa di quella guadagnata su Veridiano Tre. Sembrava una morte definitiva e degna del rango del suo alter ego.
Come sopravvivere ad un simile cataclisma?
Eppure ecco che arriva in libreria Il Vendicatore. E fin dalle prime pagine si capisce che quel tizio vestito come un mercante che compare improvvisamente su Chal, il pianeta dove vive Teilani, la donna per metà klingon e per metà romulana, di cui Kirk si innamora perdutamente nel primo romanzo della trilogia, non può che essere il nostro piccolo grande eroe anche se non rende nota la sua identità ai presenti.
Il romanzo sviluppa più linee narrative parallele che nel finale s’intrecciano diventando un tutt’uno.
Sull’altro fronte troviamo l’equipaggio di Picard con l’Enterprise E in missione di pattugliamento in un sistema colpito dal virogeno con il compito di portare assistenza e mantenere la quarantena.
Infine Spock si trova ad una conferenza di pace con i Romulani in compagnia di Srell, suo nuovo adepto, quando riceve un’informazione che lo informa che suo padre, Sarek, non è morto naturalmente per la Sindrome di Bendii, ma è stato invece assassinato.
Per dovere ricordo che Kirk ora si trova ottant’anni nel futuro rispetto alla sua epoca, il romanzo quindi è ambientato nell’universo di The Next Generation. Come sia arrivato tanto avanti nel futuro è narrato nel secondo romanzo e si riaggancia agli avvenimenti del film Generazioni.
Quando Kirk giunge su Chal la situazione non è delle migliori. La Federazione è in difficoltà a causa di un virogeno che ha colpito la flora e la fauna di molti sistemi stellari e di cui non si riesce a trovare una cura. Piante ed animali muoiono senza che si possa far nulla. La Flotta è totalmente impegnata nell’opera di soccorso e di mantenimento della quarantena al fine di evitare che il contagio si diffonda ulteriormente. Chal è un pianeta morente, dell’antica bellezza non resta più nulla. Una sola nave della Flotta, la Tobias, un piccolo vascello scientifico comandata dal capitano Christine MacDonald è in orbita. Sulla superficie gli abitanti stanno morendo lentamente così come anche la vegetazione, un tempo rigogliosa.
Kirk compare dal nulla, tentando di mantenere un’identità segreta, ma il capitano MacDonald è una sua estimatrice e per quanto le sembra impossibile (ndr. per la Storia Kirk è deceduto su Veridiano Tre dopo aver trascorso ottant’anni nel Nexus) l’umano misterioso somiglia incredibilmente al suo idolo. Teilani non vede Kirk da ormai più di ottant’anni. È invecchiata e il virogeno la sta uccidendo. Ma lei lo riconosce, e senza porsi troppe domande su come sia possibile che sia ancora vivo e soprattutto immutato dopo tanto tempo, fra i due si riaccende la passione (geriatrica). Kirk porta con sé delle foglie di un’erba klingon chiamata trannin che si rivelano capaci di sconfiggere il virogeno e con cui cura le ferite di Teilani consegnando successivamente il medicamento agli ufficiali della Flotta affinché diffondano via subspazio la scoperta. E da quel momento comincia l’avventura oltre che naturalmente i guai per Kirk.
Il Vendicatore è un romanzo complesso, con tre sottotrame che s’intrecciano a volte confusamente e solo nell’ultimo quarto di romanzo finalmente il lettore riesce a raccapezzarsi fra elementi apparentemente slegati fra loro.
Picard si trova invischiato su Alta Vista, lontana colonia Federale contaminata dal virogeno, costretto dalla situazione a fare da cane da guardia ed ad inseguire una nave guidata da un vulcaniano con la moglie umana incinta impegnata nel tentativo di forzare il blocco. Spock invece riceve la scioccante notizia che suo padre, il famoso e rispettato ambasciatore Sarek, è stato assassinato e si mette in viaggio verso Vulcano per chiedere spiegazioni ad uno zio che pare informato dei fatti.
Chal è attaccato improvvisamente dai pirati di Orione che tentano di mettere fuori uso le comunicazioni ed impedire che la Tobias comunichi al comando centrale la scoperta circa le foglie trannin e Kirk, la cui identità non può più essere celata, prende il comando della nave e sconfigge gli attaccanti. Il tutto condito da flashback nella memoria di Kirk relativamente alla sua terribile esperienza vissuta da ragazzo su Tarsus IV ed allo sterminio di metà della colonia operata da parte da Kodos il Carnefice (vedi l’episodio della Serie Classica La Magnificenza del Re), riferimenti al movimento politico dei Simmetristi, nato su Vulcano cent’anni indietro e al cui capo troviamo Sarek ed Amanda, apparentemente estinto da tempo, che lottava per la conservazione dell’equilibrio ecologico della Galassia, nettamente contrario all’espansione troppo rapida e invasiva della Federazione, preconizzando un possibile futuro disastro ecologico galattico capace di mettere in ginocchio la Federazione stessa e il racconto di come Kirk sia riuscito a sopravvivere alla distruzione del mondo natale dei Borg, catapultato poco prima della deflagrazione in un pianeta “discarica” per droni e ripulito dai naniti che infestavano il suo corpo da una colonia di ex droni ripuliti dagli impianti Borg, guidata da un certo Tugh (vedi gli episodi di TNG Io, Borg e Il Ritorno dei Borg) di nostra conoscenza.
La carne al fuoco è molta ma per almeno tre quarti del romanzo l’autore ed i suoi aiutanti riescono bene a tenere a bada tutti gli elementi, dando abbastanza spazio sia ai personaggi noti di The Next Generation sia ai personaggi di fantasia della Tobias che ricalcano volutamente il vecchio equipaggio della Serie Classica. L’equilibrio delle trame è sbilanciato, ovviamente, a favore di quella che vede il capitano Kirk protagonista indiscusso, sempre in bilico fra mollare tutto e farsi i fatti suoi e lottare per salvare la Federazione… ancora una volta.
Nelle pagine finali le trame si fondono. Spock, Picard e Kirk s’incontrano su Vulcano e si ritrovano uniti nella battaglia contro i Simmetristi, creatori del virogeno la cui base segreta si trova su Tarsus IV. Le vicende passate legate a Kodos non furono altro che una specie di esperimento campione per verificare l’efficacia delle teorie dei Simmetristi.
Il finale vede tutti felici e contenti, la Federazione salva e Kirk tornare fra le braccia di Teilani su Chal dove decide di stabilirsi definitivamente.
Il finale evidenzia un difetto che nella trilogia successiva a mio parere non farà che ampliarsi: eccesso di situazioni e personaggi. La smania di mettere in campo più personaggi, elementi, riferimenti al mondo trek possibile appesantisce la trama dando a volte il senso di un’ammucchiata forzata, poco coerente. Alla fine, eccetto Kirk, tutti gli altri personaggi appaiono appena abbozzati, comparse di seconda fila nonostante siano del calibro di Picard che, come sempre nei romanzi shatneriani, appare un gradino sotto Kirk, intelligente, capace ma poco concreto, meno dotato d’istinto. Gli autori lottano per tenere gli elementi in gioco tutti contemporaneamente, per far fare o dire qualcosa a tutti, per dare ad ognuno un po’ di merito o di visibilità, con il risultato di creare in certi momenti un gran minestrone trek. E gli equipaggi tirati in ballo sono solo due, per fortuna!

 

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