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L'ENIGMA
DELLA PROTOSTELLA
di Greg Bear
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Questo
è l’ultimo romanzo della Garden Editoriale in
mio possesso. Purtroppo sono ancora lontano dall’aver esaurito
tutti i titoli pubblicati negli anni 80 e spero in futuro di riuscire
a recuperare i mancanti prima che si perdano nell’oblio dei
cassonetti della carta da riciclare.
L’Enigma della Protostella è un romanzo
breve del 1984, ambientato sull’Enterprise in versione refit, dopo
gli avvenimenti di The Motion Picture e l’Ira di Khan.
L’autore, Greg Bear (http://www.gregbear.com/)
è un autore prolifico ancora in attività, che si è
cimentato con Star Trek una volta soltanto, così almeno pare scorrendo
la lunga lista dei suoi lavori.
Eppure va detto che ha saputo ricreare piuttosto bene l’atmosfera
della TOS, inserendo elementi nuovi e riprendendo uno dei leit motif
classici della serie, ovvero il rapporto fra l’uomo e la macchina,
soprattutto fra Kirk ed i computer senzienti alla Hal 9000.
Il romanzo si apre con il tentativo di inviare un messaggio di soccorso
da parte di una coppia di scienziati vulcaniani, T’Prylla
e Grake, immersi con la loro piccola stazione spaziale
scientifica nella nebulosa Black Box. Il tentativo viene
bruscamente interrotto dall’arrivo dei loro due figli pre-adolescenti
che fin dall’inizio è evidente che sono sotto il controllo
di un’entità esterna.
Trascorrono dieci anni prima che il segnale venga raccolto da un ripetitore
subspaziale della Federazione. l’Enterprise viene inviata nella
Nebulosa per indagare.
La nave si trova in orbita attorno a Yalbo, un pianeta
minerario della Federazione che dispone di un attrezzato bacino spaziale,
quando riceve l’ordine di partenza. Sulla nave sono stati installati
dei nuovi sistemi computerizzati di controllo chiamati monitor che condensano
le esperienze di ben sei capitani della Flotta Stellare pensati per supportare
ma anche sostituire tutta la catena di comando di bordo, al fine di prevenire
decisioni avventate o errate da parte del capitano.
Ovviamente a bordo sono tutti piuttosto scettici, in primis McCoy che
ha un pessimo rapporto con le macchine che osano impedirgli di gestire
l’infermeria a suo modo e Kirk, a cui non aggrada di poter essere
messo fuori gioco da un algoritmo, per quanto sofisticato. Spock, invece
è più possibilista e da settimane collabora con un addetto
civile esterno, il signor Veblen, all’installazione e configurazione
dei monitor.
Durante la sosta tecnica sull’Enterprise è stata imbarcata
anche una cittadina di Yalbo, Rowena Mason, un’umana,
studentessa ed aspirante giornalista, salita a bordo con il compito di
preparare un servizio sulla vita della nave.
Kirk mostra una certa diffidenza verso la donna, ritenendola una specie
di spia pronta a mettere in cattiva luce l’operato della Flotta
Stellare agli occhi della società civile.
La nave giunge rapidamente nei pressi della stazione spaziale vulcaniana
e scopre che vi sono più di trenta scienziati in animazione sospesa
da dieci anni ma il rivestimento dei loro tessuti nervosi è terribilmente
corrotto dalla presenza di forti radiazioni Yakbra, relativamente
innocue se l’organismo è in attività e può
riparare autonomamente i danni che esse provocano, ma letali per un organismo
in animazione sospesa.
Giunti sulla stazione cominciano i problemi ed i misteri. Sulle prime
T’Prylla e Grake con i loro due figli minimizzano quanto accaduto
dieci anni prima e forniscono spiegazioni poco plausibili per il loro
lungo silenzio seguito alla chiamata d’emrgenza, dopodiché
McCoy si scontra con i limiti dei monitor che vogliono impedirgli di utilizzare
una tecnica sperimentale di rimaterializzazione tramite il teletrasporto
allo scopo di riparare i danni subiti dagli scienziati ibernati. Per i
monitor quest’ultimi sono da considerarsi a tutti gli effetti deceduti
ed i regolamenti impediscono pratiche di rianimazione di cadaveri.
I Vulcaniani a bordo della stazione tentano in ogni modo di mostrarsi
tranquilli ma a Spock non sfugge che c’è qualcosa nel loro
comportamento che non quadra. A partire dai due giovani figli della coppia.
Infatti nella nebulosa si nasconde Corona, un’entità
aliena le cui origini risalgono al primo momento di formazione dell’Universo.
La sua razza visse per non più di tre minuti standard terrestri,
nelle condizioni post Big-Bang. Minuti che a loro parvero un’eternità.
Dopodiché il mutare delle condizioni, l’espandersi ed il
coagularsi delle particelle causò l’estinzione della sua
razza. Corona sopravvisse saltando da un punto all’altro dell’Universo
ove vi fossero le condizioni minime per la sua sopravvivenza, con un unico
scopo, ricreare le condizioni del Big-Bang e riportare alla vita la sua
intera razza. Nella Nebulosa Black Box vi sono le condizioni concrete
per realizzare il suo scopo ed i Vulcaniani le hanno fornito i mezzi materiali
per realizzare un complesso macchinario che innescherà l’accensione.
Corona controlla le menti dei due bambini ed attraverso loro ha poi esteso
il controllo agli adulti, che da dieci anni lavorano solo per lui. Tutta
la strumentazione della stazione costituisce ora una gigantesco macchinario
che soltanto i due ragazzi sanno manovrare con destrezza.
Corona è ormai ad un passo dal suo obiettivo che causerà
però la distruzione dell’universo conosciuto. Egli non vede,
non sente, non percepisce il valore della vita in questo universo che
egli considera morente, destinato a morire d’entropia, finché
non entra in contatto con le menti umane, più emotive di quelle
vulcaniane e scopre nuove orizzonti, acquista una sensibilità che
prima le era negata dalla rigida logica vulcaniana.
Prima prende il controllo di Chekov poi della giornalista Mason, la quale
però, ad un passo dalla distruzione, con la sua semplicità
di ragazza di provincia, un po’ xenofoba ma idealista convincerà
l’entità a ripensare il suo piano.
L’Enigma della Protostella è un discreto romanzo, da leggere
sotto l’ombrellone (e mica per niente lo scovai in quel di Cesenatico
anni addietro, buttato li in un cesto di libri usati in uno dei tanti
negozietti del lungo mare), con alcuni errori di traduzione dovuti all’errata
interpretazione di alcuni termini trek scambiati per marinari (ci mancavano
solo il genoa, il trinchetto e d’Alema vestito da marinaretto) ma
per contro uno stile niente male che mi porta a dire che questo è
sicuramente uno dei migliori racconti di tutta la collana Garden.
Ci vediamo il mese prossimo.
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