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LA
PRIMA MISSIONE
di Vonda McIntyre
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Pubblicato
da Fanucci Editore (http://www.fanucci.it)
nel lontano 1999 La Prima Missione è un romanzo decisamente
piacevole anche se non troppo originale. Come già altri autori la
McIntire (http://www.vondanmcintyre.com/)
affronta il tema misterioso in quanto mai narrato da alcun episodio
della Serie Classica della prima missione, il primo viaggio dell’equipaggio
della prima vera unica Enterprise, lasciata dallo sfortunato Capitano
Pike nelle mani del precoce capitano Kirk.
La prima parte del corposo romanzo, se paragonato alla media dei tascabili
dedicati a Star Trek è decisamente la più interessante,
perché narra con dovizia di particolari assolutamente non canon
ma in linea con la continuity trek i preparativi alla partenza dell’Enterprise
dopo un lungo periodo di ferma nei cantieri spaziali orbitanti la Terra
per un refit completo dopo la sua prima missione quinquennale con, come
detto, al comando il capitano Pike.
Kirk è reduce dal disastro di Ghioghe dove ha salvato il compagno
e amico Gary Mitchell (che vedremo nell’episodio Oltre la
Galassia fare una brutta fine) ma entrambi hanno riportato gravi
ferite che li ha costretti a restare per lungo tempo in stasi all’interno
di vasche colme di gel rigenerante.
Kirk è il primo a riprendersi e a ricevere l’assegnazione
a capitano dell’Enterprise per meriti sul campo e a dover annunciare
a Carol Marcus, giovane dottoressa con cui ha instaurato
una relazione durante il periodo di convalescenza, che partirà
per una missione lunga cinque anni e senza garanzia di ritorno.
Nel frattempo a bordo dell’Enterprise il capitano Pike convoca
Spock per un pistolotto d’addio visibilmente infelice di lasciare
la sua nave avendo come destinazione una scrivania al comando della
Flotta.
Ogni personaggio della TOS ha il suo spazio in questa prima parte. Sulu,
fresco d’Accademia, che si vede assegnato all’Enterprise a
dispetto delle sue aspettative e per tale motivo medita di fare richiesta
immediata di trasferimento verso la destinazione sperata. Uhura che si
trova a fare da sorella maggiore ad una spaurita Janice Rand che nasconde
un passato terribile ed un segreto che potrebbe causare la sua espulsione
dalla Flotta Stellare. Il dottor McCoy viene chiamato a bordo dell’Enterprise
a sostituire il dottor Piper su esplicita richiesta di Kirk, Scotty invece
fatica ad adattarsi al nuovo capitano, molto più giovane di lui,
che considera non pronto a guidare una nave di classe Constitution, tanto
da scontrarsi direttamente con il capitano Kirk.
Queste prime pagine sono davvero una goduria per la nostra fantasia di
trekker curioso di conoscere fin nei minimi particolari ogni angolo inesplorato
della vita dei nostri personaggi preferiti. La seconda parte del romanzo,
la missione vera e propria, non è invece un esempio di originalità
se si esclude la geniale idea di caricare a bordo dell’Enterprise
una compagnia di artisti a metà strada fra l’avanspettacolo
ed il circo: la Warp-Speed Vaudeville Company, guidata da Amelinda Lukarian,
una prestigiatrice molto avvenente di cui Kirk subito s’invaghisce.
Nell’hangar navette dell’Enteprise viene sistemata Athene,
un equiraptor, ovvero un cavallo con le ali frutto dell’ingegneria
genetica, più che altro un fenomeno da baraccone ma a cui Amelinda
è molto legata tanto da convincere Kirk a teletrasportare del terriccio
prelevato da un asteroide al fine di ricoprire l’hangar e permettere
all’animale di trottare felicemente.
La compagnia è composta da molti personaggi, alcuni dei quali davvero
eccentrici, come il signor Cockspur, attore shakespeariano molto eccentrico,
Marcellin il mimo e Newland Rift addestratore di cani.
La prima missione di Kirk non è pattugliare la Zona Neutrale nè
un primo contatto, bensì accompagnare questa compagnia nella Falange,
uno spazio della Federazione che si addentra per diversi anni luce nello
spazio Klingon, per una serie di spettacoli allo scopo di risollevare
il morale dei lontani avamposti sotto la minaccia degli sparvieri.
Kirk è incredulo di fronte alla prospettiva di mesi in giro per
lo spazio a fare solamente da trasporto e scorta a degli artisti e si
reca dall’ammiraglio Nogura per tentare di convincerlo che tale
compito può essere affidato ad una qualsiasi nave cargo disponibile.
Ma Nogura spiega le sue ragioni: l’Enterprise nella Falange costituirebbe
un chiaro segnale ai Klingon che la Federazione non ha alcuna intenzione
di ritirarsi da quel territorio nonostante i ripetuti raid e scorribande
delle navi klingon.
Nel proseguo l’Enterprise incontrerà la “solita”
nave asteroide, cava al suo interno che ospita una razza aliena sconosciuta
inconsapevole persino di stare viaggiando nello spazio da millenni. La
nave si autogoverna e autoripara ed i suoi abitanti, curiosi umanoidi
pelosi ed alati multicolore che cantano per comunicare fra loro, dotati
di un intelletto molto superiore al nostro, diverranno causa di contesa
fra la Federazione e una rinnegata Klingon, Koronin, che ha sottratto
all’Impero un prezioso prototipo di Sparviero e per tale motivo
è ricercata dalle autorità.
Ci sarà anche l’arrivo di Stephen, un lontano cugino di Spock,
un vulcaniano che ha rinunciato alla logica per la ricerca della pura
emozione, sulla scia del più famoso Sybok e di cui Amelinda, con
grande disappunto di Kirk, s’innamorerà perdutamente seppur
non ricambiata.
L’interazione con la razza aliena, le difficoltà con i klingon,
la nave asteroide con il suo carico di tecnologia che diventa motivo di
contesa, un confine spaziale che s’avvicina, Scott che resta solo
al comando mentre Kirk è in missione, Spock che fa una fusione
mentale e rimane lobotomizzato e posseduto… insomma il resto sa
tanto di già visto, già letto e le pagine scorrono via veloci
mentre nel lettore già si fa chiaro, con largo anticipo quello
che sarà l’abbastanza scontato esito finale.
Comunque sia La Prima Missione è un romanzo che merita, sicuramente
tra i migliori fino ad oggi pubblicati e che è stato davvero un
piacere rileggere a distanza di anni per farne questa recensione.
Se vi capitasse di recuperarlo sono soldi ben spesi.
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