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REQUIEM
M. J. Friedman e K. Ryan
Requiem è il titolo più che azzeccato di uno dei primi romanzi pubblicati da Fanucci (http://www.fanucci.it) ormai dieci anni fa, quando il fenomeno The Next Generation stava lentamente esplodendo anche in Italia, seppur con le debite proporzioni rispetto al fandom mondiale. Questo numero dedicato ai viaggi nel tempo, come suggerisce lo stile grafico degli albori dello Star Trek Italia Magazine, è perfetto per introdurre questa breve presentazione di uno dei romanzi che preferisco e che ho riletto con grande piacere a distanza di diversi anni. Sarà perché adoro i viaggi nel tempo e i paradossi ad essi collegati, sarà perché mi appassiono di tutte quelle storie che ci raccontano dei momenti immediatamente prima o dopo un particolare evento accaduto in uno degli innumerevoli episodi della saga di Star Trek, sarà che è un bel pezzo che in Italia non si pubblica più nulla con protagonista assoluto l’equipaggio di TNG, insomma sarà quel che sarà ma Requiem è un romanzo davvero avvincente che riunisce questi tre aspetti in modo magistrale.
L’autore, anzi gli autori sono M.J. Friedman, un veterano del genere Trek di cui in Italia è già stato pubblicato ‘Anima Klingon’ del Ciclo ‘Il giorno dell’Onore’, ‘Il Naufrago del Tempo’, ‘Il destino di Spock’, ‘Un’ombra dal passato’ e il ’Tesoro di Dujonian’ del ciclo ‘La Tavola del Capitano’ e K. Ryan.
Ad aprile è prevista l’uscita di un nuovo romanzo sempre dello stesso autore, tradotto e pubblicato da UltimoAvamposto Editore che si intitola ‘Valiant’ con protagonista l’equipaggio di Picard & Co. sulle tracce della SS Valiant citata in un famoso episodio della Serie Classica ‘Oltre la Galassia’, scomparsa nel tentativo di attraversare la grande Barriera Galattica.
Finalmente qualcosa di nuovo ed in italiano per gli affamati di novelle trek come il sottoscritto, che non finirà mai di rimpiangere i bei tempi andati, quando Fanucci pubblicava una dozzina di libri all’anno.
Come accennavo poco sopra in Requiem si parla di viaggi nel tempo e si raccontano i retroscena di un noto avvenimento della saga. Picard e la buona cara Enterprise D sono in viaggio verso lo spazio Gorn, ovvero quei lucertoloni verdi e possenti visti unicamente nell’episodio della Serie Classica intitolato ‘Arena’ e in un più recente episodio di Enterprise in cui però il lucertolone è stato ricreato in Computer Grafica. IN TNG, DS9 e VOY i Gorn non hanno avuto spazio se si esclude qualche richiamo qua e là. Friedman immagina che Picard in passato, quando era al comando della umile Stargazer, abbia avuto un incontro-scontro con i Gorn ma che grazie alle sue doti diplomatiche sia riuscito a guadagnarsi la loro fiducia. Dopodichè i Gorn sono tornati a rinchiudersi nel loro isolazionismo per vent’anni prima di ricontattare la Federazione richiedendo un incontro, pena l’inizio di un conflitto stellare. E ovviamente chi volete che abbiano voluto come negoziatore? Ma certo, lui, il mitico Picky.
In rotta verso lo spazio Gorn l’Enterprise s’imbatte in una installazione gigantesca, una enorme base spaziale abbandonata che risulta avere più di cinquemila anni. Picard sa che la missione diplomatica è primaria, ma il suo istinto di esploratore lo porta a fare una piccola deviazione per esaminare da vicino la stazione.
Salito a bordo con una squadra di ricognizione rimane vittima di un incidente. La stazione non è disattivata, anzi funziona ancora perfettamente. Soltanto che Picard non conosce la sua funzione. È una sofisticata piattaforma per i viaggi nel tempo che fortuitamente spedisce soltanto lui nel passato, indietro di cento anni, a anni luce di distanza dal punto di partenza.
Picard si risveglia nell’infermeria di una piccola colonia terrestre della Federazione, ma nel passato. Per i coloni la sua venuta è un mistero, così come il cuore artificiale che batte nel suo petto, la cui tecnologia non è ancora stata inventata.
Per sua fortuna il comunicatore è andato perduto e riesce a fronteggiare la curiosità del commodoro Travers, il comandante della colonia, spacciandosi per il signor Dixon Hill, mercante precipitato disgraziatamente su Cestus III.
Sì, proprio Cestus III, il pianeta protagonista dell’episodio Arena, dove Kirk è costretto dai Metrons, razza superiore, ad affrontare un capitano Gorn per la salvezza del suo equipaggio.
La data stellare è antecedente di meno di quattro giorni l’attacco dei Gorn che avrebbe spazzato via l’intera colonia, poche ore primo dell’arrivo dell’Enterprise attirata dalla chiamata di soccorso.
Ed è qui il bello di questo romanzo. Immaginare la vita di questi sfortunati coloni poche ore prima della loro disgraziata morte, i loro sogni, le loro paure e speranze. Persone che sullo schermo appaiono solo come il triste conto di un incidente diplomatico sfociato in tragedia. Nessun nome, nessun volto. Chi erano? Come vivevano? A che pensavano?
Picard è ben conscio del destino che attende queste persone ma non può, non deve avvisarle del pericolo che corrono, al fine di non alterare la linea temporale. È una direttiva della Flotta fondamentale tanto quanto la Prima.
Potrebbe salvarli tutti, o almeno provarci, raccontare loro la verità sulla sua identità e convincerli a richiedere con anticipo la presenza dell’Enterprise in orbita oppure a prepararsi all’attacco che invece sarà improvviso e li coglierà impreparati.
Picard inoltre si invaghisce della dottoressa della colonia, Julia Santos, e i sentimenti che prova per lei combattono un’aspra battaglia con la sua coscienza. Apparentemente Picard deve solo sperare che Riker riesca a ritrovarlo e a riportarlo nel suo tempo prima dell’arrivo dei Gorn e Riker infatti sta setacciando l’intero settore alla ricerca delle tracce del suo comunicatore, l’unico oggetto che Picard aveva con sé rintracciabile cento anni dopo, tenendo al contempo a bada i vari ammiragli della Flotta che esigono che lasci perdere le ricerche e si diriga al negoziato con i Gorn prima che sia troppo tardi. Ma per Picard le cose si fanno sempre più complicate. Oltre ad avere sempre maggiore difficoltà a tenere a sua volta a bada il commodoro Travers, si rende conto che il suo arrivo su Cestus III non è casuale. Egli è parte della Storia, la sua presenza ha uno scopo ben preciso: permettere alla colonia di sopravvivere abbastanza a lungo da farsi annientare dai Gorn. I tecnici della colonia hanno apportato delle modifiche al generatore d’energia portandolo ben oltre la soglia di tolleranza. È un esperimento condotto in parallelo con altre installazioni sparse nella Galassia. Un esperimento che fallirà causando la distruzione delle colonie. Picard ne è al corrente perché è un evento storico che ha potuto studiare, ma per i coloni l’esperimento sta andando a gonfie vele e quando capiranno dei rischi che corrono sarà troppo tardi. Se qualcuno non interverrà a riportare i valori nella norma, la colonia si autodistruggerà ben prima dell’arrivo dei Gorn. Picard non ha quindi scelta, deve accettare il ruolo che la Storia gli sta imponendo. Con l’aiuto della Santos, di cui ha guadagnato la fiducia, irrompe nella Sala del generatore e minacciando i tecnici con un phaser riesce ad evitare il collasso del generatore d’energia una manciata di ore prima dell’arrivo dei Gorn.
Fugge sulle colline circostanti, là dove i Gorn sbarcheranno ed inizieranno a bombardare la colonia, inseguito da Travers e dai suoi uomini i quali desisteranno solo con l’arrivo dei Gorn.
Picard raggiunge un posto sicuro e potrebbe restarsene li, fuori dal pericolo ad attendere che la Storia faccia il suo corso. Ma infine decide di unirsi ai coloni nell’inutile resistenza, in fondo meglio morire in una battaglia senza speranza che sopravvivere nella vergogna e nel rimorso di non avere almeno tentato. I Gorn massacrano uno ad uno i coloni. Anche Julia infine viene avviluppata dal raggio disgregante delle armi Gorn e quando sembra che per Picard sia giunta l’ora della dipartita, il tempo di battere le ciglia e si ritrova sulla misteriosa stazione spaziale, salvato dal suo equipaggio che lo ha riportato indietro (avanti nel tempo, cioè), giusto in tempo per abbandonarla in fretta e furia un attimo prima che si autodistrugga.
L’Enterprise riprende la rotta per lo spazio dei Gorn, Picard risponde così alla domanda del suo Primo Ufficiale:

Riker: “Mi stavo chiedendo: che sensazione si prova ad osservare la Storia che si compie davanti ai propri occhi?”
Il capitano abbassò lo sguardo, osservandosi le mani. Quelle stesse mani che, cento anni prima, avevano accarezzato Julia, a cavallo fra la vita e la morte.
Picard: “Non la Storia, Numero Uno. Ormai non posso considerarla tale. Non più.”


 

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