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VALIANT
M. J. Friedman
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Rieccoci
a scrivere di M.J.
Friedman , prolifico autore di romanzi trek [già pbblicati
in italiano: 'Requiem' (stim90),
'Anima Klingon' del Ciclo 'Il giorno dell'Onore' (stim
n°44), 'Il Naufrago del Tempo', 'Il destino
di Spock', 'Un'ombra dal passato' (stim
n°0), il 'Tesoro di Dujonian' del ciclo 'La
Tavola del Capitano'] con una predilezione per le storie che
narrano le vicende di personaggi minori o a malapena citati in un
qualche sperduto episodio, personaggi cui egli dà spessore e una storia
di vita da raccontare, spesso legata ad una fine tragica.
Edito da Ultimo Avamposto Editore, è arrivato in Italia il titolo
"Valiant", romanzo scritto nel 2003, quindi piuttosto
recente; come il titolo stesso anticipa, è dedicato allo sfortunato
equipaggio della S.S. Valiant, andata distrutta dopo aver attraversato
la Grande Barriera Galattica nell'anno 2068. Per un trekker dell'ultima
era, poco ferrato sulla Serie Classica, il nome Valiant
non significherà gran che; ma siamo di fronte alla prima di una lunga
serie di navi sfortunate, citate nei numerosi episodi delle serie
di Star Trek, di cui conosciamo solamente l'ultimo
destino, il più delle volte di morte. La S.S. Valiant viene citata
nel primo episodio della Serie Classica, "Oltre
la galassia", in cui Kirk attraversa la Barriera Galattica proprio
sulle tracce della Valiant e cadrà vittima degli stessi guai.
Della Valiant viene ritrovata solamente una boa di registrazione ed
il suo destino è ignoto anche se è presumibile che sia andata distrutta.
E poi il nulla.
Friedman apre il romanzo descrivendo la vita dell'equipaggio a bordo
della Valiant e inventa, facendo appello alla fantasia, le ultime
ore di vita degli ufficiali guidati dal capitano Tarasco. Il loro
incontro con la Barriera, i problemi tecnici ed infine la lenta ma
inesorabile trasformazione psichica degli uomini dell'equipaggio,
proprio come duecento anni dopo accadrà al tenente Mitchell sull'Enterprise
di Kirk.
Poi un nuovo salto temporale, di trecento anni, o meglio un poco meno.
Quando Picard era un semplice tenente e aveva ancora tutti i capelli.
Questa volta tocca ad un altro equipaggio, appena accennato in un
paio di episodi di The Next Generation, venire raccontato.
Quello della U.S.S. Stargazer.
La Stargazer, il cui modellino è presente nell'ufficio privato di
Picard, è la nave su cui prese servizio Jean-Luc e di essa, successivamente,
si guadagnò il comando. Fino all'assegnamento all'Enterprise D.
Viene citata nell'episodio "La Battaglia", in cui i Ferengi
preparano una trappola per Picard utilizzando un dispositivo ad onde
cerebrali che gli fa rivivere i momenti passati di una dura battaglia
contro di loro: la stessa da cui uscì vincitore grazie ad una spericolata
manovra, che verrà successivamente battezzata 'manovra Picard'. Durante
l'episodio vengono mostrati alcuni ex commilitoni di Picard e citati
alcuni nomi. Friedman riprende il filo e costruisce una trama che
interseca le vite di questi due equipaggi a malapena citati e utilizza
Picard come elemento unificante e come voce narrante.
La storia è ambientata quindi nella giovinezza di Picard e vede la
Stargazer in missione oltre la Barriera Galattica per rintracciare
la colonia fondata dai sopravvissuti della Valiant, giunti nel Quadrante
Alfa per avvisare la Federazione in primo luogo della loro esistenza
ed in secondo luogo dell'arrivo di una forza d'invasione. I Nuyyad.
I pronipoti della Valiant sono dotati delle portentose capacità mentali
frutto dell'esposizione alla barriera, che tanti problemi aveva causato
a Kirk con il suo caro amico Gary Mitchell; il che li rende potenzialmente
pericolosi, tanto che vengono tenuti in cella e sotto controllo visivo.
Al comando della Stargazer c'è il capitano Ruhalter, un tipo istintivo
e con una predilezione per Picard, suo secondo ufficiale.
La Stargazer parte per la Barriera Galattica, facendo scalo per prendere
a bordo Jomar, un Kelvano. I Kelvani sono originari dello spazio esterno
alla Barriera, come ricorderanno gli appassionati della TOS, e molti
problemi crearono al povero Kirk nell'episodio "Con Qualsiasi
nome". Il Kelvano è l'unico che abbia una certa conoscenza dello
spazio oltre la Barriera e che conosca la reale minaccia dei Nuyyad.
Friedman non si limita al punto di vista di Picard, ma si diletta
a fornirci dettagli particolareggiati della vita a bordo della Stargazer.
Ci racconta del medico Greyhorse, innamorato perso - ma non ricambiato
- di Gerda, metà umana metà klingon; del pandrillite Vigo, fedele
ufficiale della sicurezza; del soldato semplice Joshep Pug, assegnato
alla custodia della bella Serenity Santana, discendente della Valiant
e capace di leggergli il pensiero ed il cuore; del Capitano Ruhalter,
che perderà la vita dopo un attacco dei Nuyyad, e della sua difficoltà
di rapporto con il rigido Primo Ufficiale Leach; di Ben Zoma e del
traditore Werber, che tenterà un ammutinamento dopo aver fermamente
dissentito con le scelte di Picard. Ed infine appunto di un giovane
Picard che si ritroverà improvvisamente al comando della Stargazer
dopo la morte del capitano ed il ferimento grave del Primo Ufficiale.
La Stargazer rimane gravemente danneggiata dopo un primo scontro in
i Nuyyad, i cui temibili raggi vidrionici trapassano gli scudi della
nave come fossero una lama calda nel burro; come già detto il capitano
Ruhalter muore nello scontro, lasciando a Picard il compito di proseguire
la missione. L'incontro ravvicinato quanto improbabile - vista la
vastità dello spazio oltre la Barriera - con i Nuyyad fa pendere gli
ufficiali di comando per l'ipotesi di un'imboscata organizzata dai
discendenti della Valiant. Picard decide invece di dare fiducia alla
bella Santana e si dirige vero Magnia, la colonia fondata dai sopravvissuti
della Valiant, dove troverà un popolazione di alcune migliaia di umani
tutti invariabilmente dotati di capacità mentali incredibili, dalla
telecinesi alla lettura del pensiero. Ma in forma meno aggressiva
e potente rispetto a quanto era accaduto al tenente Gary Mitchell
dell'Enterprise.
Terrestri e Magniani infine collaboreranno per sconfiggere la minaccia
dei Nuyyad. Le capacità mentali dei Magniani verranno integrate nei
sistemi della Stargazer, creando un potente raggio traente capace
di aprire un varco negli scudi nemici. Riparata la Stargazer, Picard
si trova di fronte ad una scelta: tornare nel Quadrante Alfa oppure
attaccare un deposito di armi dei Nuyyad in prossimità della barriera,
testa di ponte per un'invasione.
Grazie all'aiuto dei Magniani e del Kelvano Jomar la Stargazer, con
scudi e armi modificate per meglio controbattere le armi dei Nuyyad,
si lancia all'attacco del deposito. Dopo averlo distrutto, Picard
riporta la nave oltre la Barriera, dove si vedrà assegnato il comando
della Stargazer.
Il romanzo ha un inizio molto intrigante (anche se riesce difficile
pensare che soli cinque anni dopo la scoperta del motore a curvatura
un vascello con ottanta persone sia già andato così lontano) e la
curiosità di conoscere sempre nuovi dettagli sull'equipaggio della
Valiant viene soddisfatta col contagocce, giusto per tenerti incollato
al libro.
Anche l'equipaggio della Stargazer è affascinante e alcuni personaggi
sono davvero pregevoli, come il dottor Greyhorse o Vigo; ma la trama
nel suo complesso è debole e il personaggio di Picard è, a mio giudizio,
mal rappresentato, quasi snaturato. D'accordo, è un Picard giovane,
forse più impulsivo, meno diplomatico, ma in tutto il romanzo il suo
unico tentativo di contatto con i Nuyyad è limitato al classico "Frequenze
aperte…", dopodiché sono soltanto siluri fotonici che volano
a dozzine senza troppe domande sui destini degli equipaggi delle navi
distrutte. Anche l'attacco al deposito di armi non è in stile Picard.
E se non fosse stato un deposito d'armi? Macché, giù di phaser e siluri.
No, questo non è Picard, non quello che comanderà l'Enterprise D.
Il romanzo cade sul finale, con una trama troppo lineare e scontata
dedicata all'azione pura, mentre ci avrei visto bene un incontro con
questi Nuyyad di cui non sapremo mai un bel nulla al di là del loro
tipo di armamento; insomma, un primo contatto che sarebbe stato decisamente
più in linea con il personaggio di Picard ed il suo background.
Il giudizio complessivo è comunque buono, sebbene Valiant
si legga molto in fretta fino a metà e poi venga voglia di saltare
le pagine per evitare di sorbirsi lunghe ed inutili descrizioni di
manovre tattiche, virate, colpi a segno e colpi a vuoto; cose che
annoiano, in quanto si sa che i protagonisti non muoiono mai e quindi
è difficile creare la giusta tensione narrativa. Infine il finale
è frettoloso e privo di phatos. Picard massacra i Nuyyad, torna a
casa e il solito ammiraglio pomposo prima finge di essere contrariato
e poi lo promuove a capitano. Visto e stravisto.
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